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Tag: garcia (pagina 1 di 2)

Napoli – Juventus / Il momento della verità

Qualcuno dice ci sia più gusto. Il gusto della sfida. Il gusto di affrontare le difficoltà. Napoli – Juventus è sempre stata così.

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E’ un po’ questo il senso per Max Allegri. Periodo non roseo, ma nemmeno drammatico quando la lezione appresa è che è stata la stessa Juve a battere la Juve (anche pareggiarsi!). Problema di demerito, più che valore dell’avversario.

Ciò significa intervenire mentalmente. Il problema è tutto lì: tensione mentale, attenzione, fame, rabbia agonistica. la corsa delle gambe non è opportunamente comandata dal grado di voglia della mente. Conte in questo era un mago. Ma Conte è il passato. E i più anziani del gruppo devono guidare e trainare i più giovani, o anche i più stanchi. A partire da Napoli – Juventus.

Mercato a parte, stasera a Napoli è una di quelle sfide affascinanti e pericolose. Ma non c’è fascino se non c’è pericolo. E badiamo: il pericolo è quello di non prendere, ancora una volta, i 3 punti.

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Il violino di Garcia è pronto a suonare ancora una volta, mentre a Torino badano bene a giocare, a far parlare il campo. Più che parlare abbiamo ultimamente tossito, per cui riprendiamoci la salute.

Dubbio Lichtsteiner: leggermente acciaccato lo svizzero. Al rientro Caceres, ma siederà in panchina. Davanti Morata spera, ma pensiamo sia Llorente il destinato a una maglia da titolare.

Trasferta vietata ai tifosi bianconeri. Le cause sono da melodramma tutto italiano.

#ersistema colpisce ancora.

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Sappiamo come ha fatto la Roma

E’ finita da pochi minuti Roma-Sassuolo. Un pareggio beffa per i neroverdi che avrebbero anche meritato una giusta vittoria.

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Altra figuraccia per la Roma che comunque ha mostrato grande forza nella protesta.

Niente violino per Rudi Garcia stavolta che può vantare un rigore molto dubbio (per Cesari, Mediaset non c’era; analogo ragionamento per lo studio Sky) e un pareggio viziato da fuorigioco iniziale (non un metro, ma pur sempre fuorigioco) di Destro.

A Roma, si sa, protestare non è importante, ma è l’unica cosa che conta.

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Chissà che la strategia non sia corretta. Ci riferiamo a quel mostro di fair play che è De Sanctis che aveva ben illustrato la tecnica bianconero dell’influenzare l’arbitro. Mentre Garcia e compagnia bella aiutano spesso l’arbitro: con cadute, con vigorose proteste, con l’aiuto degli ululati del pubblico che protesta già al fischio iniziale dell’arbitro.

Così sappiamo bene come ha fatto la Roma a mantenere la scia della Juve che pure ha offerto più volte il fianco alla rincorsa giallorossa.

Aspettiamo le prime pagine di domani di Gazzetta e Corriere dello Sport, ma sappiamo già di non poter leggere scandalosi titoloni o editoriali che inneggiano alla regolarità del campionato. Figuriamoci: questi non sono furti, solo sfortunate sviste che – addirittura – fanno male proprio alla Roma. Figuriamoci!

E quel mani di Pizarro poi…

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Juventus – Torino 2 – 1 / La beffa più atroce, la vittoria più dolce

“Lo voglio rivedere, Fabio!”. Chiude così Bergomi, con voce molto bassa a trasudare la peggio bruciatura. Mentre dopo 1 ora di moviola, Mediaset Premium si arrende all’arbitraggio perfetto di Orsato. Allegri gioisce, Ventura si azzuffa coi suoi tifosi (che ovviamente vengono subito scambiati per terroristi bianconeri in diretta giornalistica). La Juve gode, gli altri piangono.

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Sempre così, nonostante al Torino riesce un record bello, importante e significativo: di nuovo gol nel derby dopo 12 anni. Un gol, fra l’altro, bellissimo. Solo una curiosità lasciamo ai lettori: ci fosse stato Montero, oggi Peres che mestiere farebbe?

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Ma noi abbiamo Pirlo. Che da 27 metri sceglie, a 6 secondi dal termine, la traettoria più beffarda. Energie finite, attenzione finita, Bonucci che recupera con grandissima generosità un pallone che diventa subito maledetto, Vidal che offre a Sant’Andrea il più perfido degli assist.

Che ci vuoi fare? Garcia starà rosicchiando il suo tronco, Caressa che si rifuggia in un “sembrerebbe regolare l’intervento di Bonucci”, Aldo Serena che perde la voce. Vincere così, vincere adesso, ha il sapore dell’ennesima svolta stagionale. Un segnale forte.

La Juve è lassù, sola, e sappiamo bene – caro Rudi Garcia – come ha fatto. Se lo ricordi, magari spiegando anche il motivo per cui a Dodo non è stato concesso un rigore in Roma-Inter. Eppure era all’interno dei 16 metri.

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Finché c’è il Bayern, Roma sempre seconda?

7-1. Sette a uno. Altro record, purtroppo in negativo. E dopo sproloqui, e dopo tanto fango, ecco altro materiale marrone, stavolta dritto sulla testa della Roma e dei giallorossi. In Champions, quando le immagini fanno meglio il giro del mondo.

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Il destino sa essere molto duro, e così ti piazza una batosta, una umiliazione. Diciamola, dai: una specie di vergogna. Che è del calcio italiano, ma fortunatamente è soprattutto della Roma. Dispiace, ma sono fatti, anche se in Italia in pochi sono ormai abituati ai fatti.

Totti e il suo non presentarsi ai microfoni, da buon capitano

Col Bayern è sempre la stessa storia!

Esiste ciò che si chiama immagine, dignità, intelligenza. Ho amato per 18 lunghi anni Capitan Del Piero, uno che ci metteva cuore e soprattutto testa. Uno che ci ha sempre messo la faccia. Fortuna per lui, molte vittorie, poche sconfitte. Perciò suona strano non vedere Totti dire qualcosa dopo una tremenda tranvata.

Troppo facile uscire e sputare fuori sentenze, lui che agli sputi ci ha abituato. Troppo arduo presentarsi ai microfoni ieri sera? La vita però riserva cose belle e cose brutte. Vincere o perdere, l’importante è farlo da uomini. Ecco.

De Sanctis e il complotto europeo: er sistema in Europe

Sette volte si è chinato per recuperare quel pallone. Sette gol, cinque nei primi 35 minuti. A voler fare il calcolo esatto: 5 in 28 minuti. E’ certamente un record e questa è l’unica cosa che può insegnare a Buffon.

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A fine partita il buon Morgan stavolta non ha sparato contro il Bayern: nessun complotto, nessun sistema europeo, eppure il Bayern ha un suo stadio di priorità, eppure fattura milioni di euro a palate, eppure ha una storia politica forte.

Soprattutto, sembra profetica la sua stessa frase: “in Europa si vedono i veri valori”.

Umiltà e silenzio: lezioni da Guardiola per la Roma urlona!

Ma cosa vuol significare questa umiliazione? Soprattutto dopo due settimane di rompimento su complotti, sistemi, massimi sistemi, scuse, scandali, polemiche?

Le aree sono tornate a essere di 17 metri, ma purtroppo per Garcia i tempi erano di 45 minuti, anche se già dopo la mezz’ora la sua Roma ne aveva già presi 5. Troppo facile, caro Rudy, fare dell’ironia becera. Troppo più importante lavorare, con dedizione, passione e senza dimenticare la cultura dello sport che prevede pure la cultura della sconfitta.

Significa che non bisogna mai sottovalutare l’umiltà e il silenzio, nel tentativo di non soccombere all’arroganza e di non dire sproloqui.

Significa lavorare e accettare le sfide della vita che possono portare a vittorie, come possono portare a sconfitte. Il campo è l’unico giudice e purtroppo non mente mai. Non ha mentito a Manchester nel 2013, non ha mentito nelle due finali perse consecutive fra il 1997 e il 1998, e non ha mentito in Italia negli ultimi 3 anni, come negli ultimi 100 anni.

Bisogna solo recuperare un po’ di cultura, certamente molta educazione, di sicuro un minimo di dignità.

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Juventus – Roma 3 – 2 / Finché ci sarà la Juve… tutti dietro!

Ha ragione Francesco Totti: “Finché ci sarà la Juve noi arriveremo sempre secondi”. Vero, verissimo. E lo scriva per bene sulla pietra, nella memoria, ovunque. Soprattutto negli almanacchi. Violini e racchette non servono. La Juve è sopra e ha già provato a dare una forte strattonata alla Serie A. Juventus 18, Roma 15, staccate Milan (11), Napoli (10) e Inter (8).

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Distanze da colmare già proibitive per le milanesi e gli amici di Pulcinella. Perché questo dovrebbe essere il tono con cui conviene scrivere simili articoli.

La Juve prova ad andarsene, con la forza del gruppo, magari con meno esasperazione di gioco come con Conte in panchina, ma i risultati fin qui non sono per nulla da buttare.

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Non accenneremo alle polemiche: francamente futili, ridicolizzabili alle battute di Garcia. Cominci a imparare la chitarra: è più divertente del violino e permette più agevolmente di cambiare musica.

I commenti non li risparmiamo. Juve troppo sorniona, ai limiti della pigrizia tecnica: poco incisiva coi centrocampisti (ormai sono due partite che soffriamo tratti del match in quella zona del campo, che è stata sempre a nostro appannaggio), con un Llorente in meno (lo spagnolo è in debito di condizione e di tiri in porta), e con una manovra molto lenta. Avevamo lanciato la paura dello stress, cosa che puntualmente è avvenuto: Pogba che non ha giocato da Pogba, Marchisio ovviamente stanco, Pirlo al rientro non al 100%, Vidal non ancora in perfette condizioni, e Pereyra in panchina. La lettura delle formazioni di Allegri non ha brillato negli ultimi due match.

E ora contiamo i pezzi recuperati (per Pirlo c’è spazio per mettere minuti d’allenamento), i pezzi che andranno via (compreso Vidal: qui la Juve dimostra veramente zero potere politico) e i pezzi che perdiamo (Barzagli 1 mese, Caceres chissà per quanto).

Lecchiamoci le ferite, ma godiamoci il primato solitario e l’ennesimo record messo in cassaforte (22 vittorie consecutive in casa).

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Juventus – Roma / La resa dei conti?

Allegri contro Garcia. Vale a dire: la nuova vecchia Juve contro una Roma indiscutibilmente in crescita. O ancora: una Juve in cerca di rivincita contro una Roma in cerca di conferme.

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Presentatela come volete, oggi pomeriggio si gioca la sfida delle sfide. L’anno scorso il record giallorosso ha voluto significare arrivare dietro di 17 punti. Quest’anno le due formazioni viaggiano in piena sintonia, a punteggio pieno, e con tanta voglia di staccare il più in fretta possibile l’avversario di turno.

C’è la Champions di mezzo, ma obiettivamente non sta apportando problemi. Non bisogna ovviamente incappare nell’errore di appaiare i due cammini tentando di sintetizzarne le differenze assolute fra le due squadre.

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Tevez contro Totti, ma non solo. E’ una sfida fra le difese meno battute del campionato, vale a dire oggi segnare sarà dura. E’ anche una sfida di condizione: Iturbe recuperato, Pirlo non ancora; De Rossi acciaccato, Barzagli ancora fuori.

La speranza è che le polemiche stiano fuori dai giudizi finali fra una dicotomia di campionato ormai acclarata: Roma e Juve, Juve o Roma.

Una cosa su cui entrambi i tecnici hanno le idee molto chiare: non è, non sarà e non può essere una sfida decisiva per lo scudetto. Di certo, in questo preciso periodo della stagione, lo è per il morale.

Ore 18. Juventus Stadium. Supersfida Juventus-Roma. Vinca il migliore.

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Roma-Juventus 0-1 Grazie Roma, che ci fai piangere e godere ancora

Possono cominciare i festeggiamenti. Lì. In quello stadio. Davanti a Totti e compagni. Con la faccia di Garcia persa nel dolore dell’ennesima sconfitta. Polverizzando record su record. Col gol di colui che non doveva segnare. L’ex. All’ultimo respiro. Come nei peggiori incubi. O come nei sogni che si realizzano.

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Finisce così un Roma-Juventus dove una squadra ha menato e l’altra ha risposto. Dove la classe di Totti e compagni è rimasta nella retorica, sostituita dalla solita vergognosa furia rabbiosa di chi non può ammettere l’inferiorità.

La Juve scudettata porta a Roma il suo scudetto: almeno lo vedono anche lì, nella Capitale. La Juve scudettata raggiunge 99 punti.

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E che gli vuoi dire? Che puoi commentare? Da dove parte può partire il racconto di una stagione esaltante, dove ogni numero è a favore della Juve?

Resta il dubbio sulle dichiarazioni di Conte, su cui torneremo in altri articoli. Resta il dubbio di capire cosa accadrà quest’estate. Perché questi sono numeri non più ripetibili, specie se pensate che manca ancora la trentottesima. Ed è un gruppo che ha dato il meglio di sé.

Anche se l’esultanza finale può raccontare una storia differente.

In settimana ci sarà il faccia a faccia fra Conte e Agnelli, pura formalità nel tentativo di darsi obiettivi concreti. Ci dia retta Andrea Agnelli: ascolti soltanto, lasci decidere a Conte, acconsentendo a ogni sua richiesta, sposando ogni sua idea. Ci dia retta Andrea Agnelli: abbiamo trovato il nostro Fergusson!

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Roma-Juventus Per la gloria o per la vacanza?

L’interrogativo principale è: quanta fame avrà la Juve questo pomeriggio? Sarà partita vera, o la testa dei ragazzi è già in vacanza, una volta acquisito il titolo di campioni numero 3 in tre stagioni?

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Poco contano le parole di Garcia e Totti. Contano anche meno i risultati che usciranno questo pomeriggio: il campionato è finito, forse non è mai cominciato. Resta l’obiettivo per i non juventini: battere la Juve, una volta nella vita.

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Piuttosto resta vivissimo l’obiettivo dei 100 punti, da raggiungere in quattro passi ancora. Contiamo anche su questo per vedere una bella partita contro i giallorossi. Matematicamente serve ancora un pareggio e una vittoria, senza contare il “prendere tutto”. Sarebbe record assoluto di punti, sia in Italia sia all’estero.

I dubbi di formazione riguardano solo il centrocampo. Storari sarà titolare, mentre è ballottaggio fra Marchisio e Padoin per un posto vicino a Pirlo e Pogba. Gli esterni sono i solito Lichtsteiner e Asamoah, chiamati alle ultime sgroppate di questa estenuante stagione.

Mentre davanti si gioca a chi segnerà di più. Vantaggio massimo per Tevez su Llorente, con Immobile avanti di due sole reti. Con due partite ancora da disputare si fa dura per Carlitos prendersi anche il titolo di capocannoniere. Ma era dura rivincere quest’anno. Come a dire: nulla è impossibile.

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Dritti verso il nostro destino

Manca da troppo tempo. E con quella finale a Torino sarebbe un delitto non sudare le classiche sette camicie per andarci a prendere l’ultima partita.

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La Juve di Conte si gioca stasera un pezzo di qualificazione. L’altro pezzo si giocherà allo Juventus Stadium. Occhio ai diffidati: Tevez, Bonucci e Marchisio. Tre pezzi fondamentali viste le condizioni di Vidal (in dubbio anche per il ritorno, se in condizioni non certamente ottimali) e degli altri attaccanti bianconeri.

Juve contro Benfica. Due deluse. O due orgogliose. Dipende la lettura, o il giornalista che scrive il pezzo. Di certo c’è che sono due formazioni forti, nel panorama dell’Europe League 2013/2014. E arrivato a questo punto, difficilmente si trovano avversarie comode.

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Se Tevez vuol provare a rovesciare il tabu gol-europeo, Vucinic si gioca le ultime chance per una riconferma che comunque non arriverà. Ultimi scatti di orgoglio con la maglia bianconera per un talento purissimo, che si accende solo quando gambe e testa decidono di giocare a calcio. A quel punto è uno spettacolo e uno veramente forte, capace di spostare gli equilibri di un match. Ma questa altalena di prestazioni e voti non ce la possiamo più permettere.

Guarda Llorente e guarda Tevez. La continuità di rendimento ha fatto volare la Juve. E’ il differenziale rispetto all’anno scorso, i gol che mancavano, le vittorie che erano pareggi.

Il prossimo sforzo è lunedì sera. Contro il Sassuolo. Che giocherà, come al solito, con il sangue agli occhi. Non abbiamo mica la fortuna di Rudi Garcia, noi.

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La prova tv e la regolarità del campionato

Episodio di Cagliari-Roma. Destro insegue il suo avversario, tenta una prima volta, poi gli molla un pugno e poi casca da solo, senza essere stato colpito, simulando un colpo da ko mai ricevuto. Sarebbe colpo violento a palla lontana più simulazione. Risultato: la Roma si sente offesa, Caressa perde le staffe in diretta, l’opinione giornalistica si dice allarmata.

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Pure Zazzaroni è stato costretto al passo indietro, senza contare che Caressa ha poi rettificato con “sarebbe meglio che Destro tenesse le mani al proprio posto”. E si riparla di regolarità del campionato. Addirittura, l’uscita della Roma è ancora più bella: “Se lo squalificano è per la moviola”, per bocca di Garcia che non sta infilando due cose coerenti, nemmeno per sbaglio.

Non è moviola, di certo non è falsa come il famigerato gol di Turone, con taroccamento delle immagini scoperto solo 20 anni più tardi, e cioè solo qualche mese fa. Si chiama, a termini di regolamento, prova tv.

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E sempre per il regolamento, visto che l’arbitro ha visto soltanto la parte finale dell’azione, con Destro a terra e il giocatore del Cagliari pure a terra, la prova tv ha evidenziato la doppia irregolarità di Mattia Destro.

La campagna contro Chiellini, le memorie su Montero, i ricordi di Davids, sono allucinante forzature di una realtà così lapalissiana da far rabbrividire il più acerrimo antijuventino.

E toglietela la squalifica a Destro: ci sarà più gusto. Ma qui le moviole appaiono e scompaiono solo quando fanno comodo. Qualcuno insinua che le TV ce l’hanno contro la Roma, senza contare il gol regolare di Peluso che avrebbe eliminato la Roma in quel di Coppa Italia, due mesi fa. Vale sempre, o non vale mai, questo fatto che le TV proteggono la Juve?

Ma torniamo al campionato. In particolare, cerchiamo di capire quest’ondata di fetida illogicità, partendo da Malagò. Le immagini sono quelle, la partita è Cagliari-Roma, il protagonista è Destro. Fine. Ci sembra di aver detto tutto. Per il resto, ci saranno le pagine di De Paola, le opinioni di Sconcerti, perfino il buon Liguori a libro paga di Berlusconi.

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