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Tag: gattuso

Calcioscommesse: fra Milanello e non juventini

Nuovo filone. Poi sarà la volta di una ciabatta, di un grissino e di una pagnotta. E’ il nuovo panificio della Procura di Cremona sul Calcioscommesse. Ora però c’è davvero qualcosa su cui indagare.

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Come Conte entrerà in questa nuova inchiesta è tutto da scoprire. Sceneggiatori e inventori, di tutta Italia, sono al lavoro. Nel frattempo ecco le novità.

Gattuso, Brocchi e Milanello

Rino Gattuso e Cristian Brocchi sono sul registro degli indagati. In particolare sul centrocampista della Nazionale gravano contatti ripetuti con uno dei Mister X e cioè tale Francesco Bazzani. Su una partita che anche dalla nostra personale indagine di qualche mese fa risultava agli atti, indicata dagli orientali e fra le poche vere carte a disposizione. Si tratta di un Chievo-Milan del febbraio 2011.

Lo stesso Francesco Bazzani è un frequentatore sporadico di Milanello. Ci sono prove di una sua presenza nel centro sportivo milanista nel febbraio e nel maggio del 2011.

E non può sfuggire che fra le partite da osservare ci sono Palermo-Inter del 28 aprile 2013 finita 1-0 per i rosanero.

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Lazio-Juventus: come ti manipolo la gara…

L’unica partita che riguarda la Juve, anche se Bazzani sembra mostrare più interesse per la Lazio, è Lazio-Juventus 0-1. Scommettere sulla vittoria bianconera, in questi tre anni, è davvero imbarazzante. Fa sorridere soprattutto il primo anno di Conte quando la Juve chiude imbattuta la sua Serie A. E fa sorridere il modo in cui Pepe regala i tre punti: sull’ultima azione del match (quando in panchina c’era Del Neri). Tutto calcolato?

Da notare che durante la partita Brocchi ha due importanti occasioni: una di testa e una dove tira di controbalzo, alto, da dentro l’area. Sono le classiche azioni provate per mandare fuori il pallone e indirizzare la gara dove voleva Brocchi… no?!?

Indaghiamo?

Il punto è allora sempre il solito. Si vuole davvero indagare? Perché sono scomparse partite e indicazioni su Inter e Milan? Perché, dalle nuove carte, emerge un certo tipo di rapporto fra questo Bazzani e le SIM dei nuovi indagati? E perché si è proceduto a massacrare Conte nonostante assenza di prove e presenza di prove di segno contrario?

C’è vero interesse a cercare la verità? O solo a fare interessi di certi?

Infine: che ne è di quel Mister X grassottello, sopra i 60 anni, pelato, che comandava il calcio italiano? Vagamente, non assomiglia a un tizio di cui si conosce nome, cognome e ruolo in società?

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Doping e Milan: il caso Fuentes

Complotto? Con Berlusconi in campo la parola è sempre ben accetta, benché tutta da verificare in ogni sua sfumatura. Ci sono le elezioni e tutto è utile quando una storia può contribuire a incrementare il numero di voti. Compreso quest’ultima news.

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Arriva dalla Spagna lo scoop che tira in ballo il Milan nel caso Fuentes, il medico sotto processo a Madrid per doping. Fra le sue carte spunta il Milan accanto al nome della Real Sociedad.

Che Fuentes abbia avuto un ruolo significativo in Spagna, in merito al doping, non vi sono più dubbi. La Real Sociedad, indicata nel foglietto sequestrato con la sigla Rsoc, ha confessato. Ben 320mila euro per dotarsi di ormoni della crescita. Una confessione che ha spiazzato i giornalisti e soprattutto confermato le brutte storie legate al medico spagnolo. E sotto la sigla Rsoc spunta il Milan.

Riscontri? Sebbene il dottore sia legato molto al ciclismo, non si ha memoria dell’esistenza di squadre ciclistiche col nome Milan. Tutto il resto è da confermare.

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Resta il fatto che chiarezza andrebbe fatta, mentre abbiamo come il sospetto che la storia cadrà nel dimenticatoio molto presto. Per esempio oggi nessun titolo sui giornali, solo un trafiletto sulla Gazzetta. E non uno dei giornalisti senior a commentare.

Sul foglietto, datato 2005, si capisce pure che tipo di prodotto sia legato a quest’operazione: Insulin Growth Factor, ormone della crescita, identificato con la sigla Ig.

Ora molti cercano riscontri. Intanto basterebbe aprire una inchiesta, tipo quella che ha portato la Juve sotto processo per ben 10 anni e che ha portato al nulla assoluto. Anzi no: eccesso numero di farmaci. Fra questi nessuna traccia di doping. Probabilmente il processo era giusto, era l’obiettivo sbagliato. Bastava forse spostarsi da Torino a Milano.

Già perché in entrambe le sponde ci sarebbe da indagare. Da Ronaldo (il Fenomeno) a Georgatos, dalla Grande Inter di Herrera dopata col caffé alla censurata intervista di Javi Moreno. Per finire coi casi Gattuso e Pato. Ma siamo in Italia: interessa solo la Juve. Non la salute di tutti i ragazzi.

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Gattuso: “Il processo a Conte è strano e ingiusto”

Un altro tifoso sfegatato della Juve (?!) parla e commenta la vicenda Calcioscommesse. Bene inteso: la vicenda in sé parlerebbe di altro, di Ranocchia, Palacio, di Inter-Chievo, di Milan-Bari, di Napoli, ma la FIGC ha prontamente insabbiato tutto puntando ogni speranza di antijuventinità sull’attacco vergognoso a Conte. A pensarlo non è uno juventino, in realtà, ma un ex bandiera rossonera. Uno di quelli che ha creduto che “per un trapianto di capelli non si può andare in B“, ma che oggi, svestito da quegli abiti che inducono all’omertà e alla bugia, si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Ed esprime un concetto molto chiaro in merito alla vicenda Conte:

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Penso che, nella vicenda del Calcioscommesse, sia stato fatto un po’ di casino. In una conferenza stampa ho visto Conte molto arrabbiato, ma con una carica incredibile. E’ un controsenso farlo allenare, ma penso che non sia stato giusto condannarlo, perché alla fine i giocatori del Siena hanno smentito Carobbio. E poi, a Conte come agli altri giocatori non hanno dato la possibilità di difendersi.

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In realtà la domanda dovrebbe porla al suo ex dirigente, quel Galliani che aveva promesso battaglia ad Antonio Conte nella sera del 25 febbraio del 2012. E battaglia è stata. Ad armi non pari, con mezzi alternativi, ma battaglia è stata e tuttora battaglia è!

Gattuso si aggiunge ai vari Jacobelli, Criscitiello, Mentana, Cruciani, Battista… una folta schiera di supporters bianconeri che non hanno creduto alle panzane della Corte, di Palazzi, di Abete e di Petrucci. Evviva l’Italia…

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La supermoviola della 31° giornata

Ancora una giornata particolare. Un po’ come dall’inizio ci sono squadre che possono beneficiare della benevolenza arbitrale e altre squadre che devono sudare. Va bene così, c’è più gusto. Enormemente più gusto.

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Juventus – Lazio

L’idiozia di Reja è tesa solamente a nascondere una superiorità straripante. Poco da segnalare:

  • c’è un rigore su Vucinic nel primo tempo: lo stop superbo mette fuori causa Scaloni che perde il tempo dell’intervento e trattiene e affossa il montenegrino che avrebbe campo libero per puntare verso la porta, seppure da posizione defilata. Damato incredibilmente fischia fallo contro all’attaccante bianconero: ci piacerebbe conoscere il motivo del fischio;
  • giusti tutti i gialli fischiati durante la gara. Diakité ha certo ecceduto nelle entratacce da dietro e il pubblico lo ha fischiato solo per questo motivo, almeno speriamo;
  • fra il minuto 46 e il minuto 54 arrivano 3 gialli per la Juve, tutti molto discutibili: l’intervento di Chiellini è duro, ma è uno scontro di gioco, non si conosce la causa del giallo a Quagliarella, mentre su Lichtsteiner sorvoliamo;
  • i falli laterali invertiti nel secondo tempo da Damato sanno di provocazione: davvero stupefacente;
  • Reja protesta per un rigore che nemmeno la Lazio ha richiesto: vergogna! Barzagli mette paura alla punta laziale che casca da sola e, ripetiamo, non protesta nemmeno;
  • Kozac sarà pure un bravo ragazzo, ma ogni volta che allarga i gomiti fa male. Stavolta è solo una capocciata a mandare in frantumi il naso di Bonucci, prima un intervento duro punito per giallo. L’espulsione è stata generata dai suoi vivaci modi di discutere. Cosa ha da protestare Reja?
  • l’espulsione di Reja, visto quanto aveva detto lui in precedenza, fa il paio con quella assurda rifilata a Conte molto settimane fa: l’età gioca brutti scherzi e il destino restituisce subito le assurde proteste degli antijuventini.

Chievo-Milan

Marchetti regala miracoli e interventi salva-risultato, mentre il granata Sorrentino regala a Muntari una grande gioia.
Ci sarebbe da discutere i cambi di Di Carlo: due difensori e un centrocampista, con rinuncia a Paloschi: probabilmente difendeva lo 0-1 milanista. E ci sarebbe da capire come si fa ad acquistare quel famoso giocatore rossonero che una sera Mughini chiamò così: “Gianmaria Kulovic”. Innumerevoli tiri del Chievo contro uno soltanto rossonero.

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Per fortuna milanista tutte le decisioni arbitrali prendono la direzione di Milano:

  • gol annullato a Paloschi: l’attaccante è forse al di là della linea (tenuta dal piede di Zambrotta) col ciuffo di capelli;
  • gol annullato ad Acerbi nel finale: giusto fischiare il fuorigioco;
  • rigore non fischiato per mani di Nesta: c’è un fuorigioco di rientro, ma è decisivo? L’intervento di Nonno Nesta è molto goffo;
  • i gialli per i vari Ambrosini e Gattuso sono come le condanne del loro Presidente: non possono essere dati.

Come dire: nel dubbio, si fischia a favore del Milan.

Inter-Siena

Toh guarda, ancora il Siena. La squadra che dovrà rispondere di un paio di cose sul calcioscommesse stavolta prova a combattere. Prova perché l’assist a Milito è di un difensore, mentre il rigore su Nagatomo è un gentile omaggio di Nicchi al buon Stramaccioni che batte un altro record: squadra più anziana della stagione 2011/2012. Alla faccia di uno che valorizza i giovani. Se il Napoli viene affossato dalle scelte di Mazzarri, la società di Moratti viene sospinta a gran voce dal Palazzo alla caccia del terzo posto.

Napoli-Atalanta

Niente, nemmeno la forza di protestare. Nemmeno il solito gusto della polemica perché quando il Napoli perde è sempre colpa degli altri. Noi sottolineiamo soltanto un dato: il costo di Edu Vargas pareggia quella di Vidal. Grazie Marotta!

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Rassegna(ta) stampa sportiva del 01 luglio 2011

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Un po’ per ridere, un po’ per riflettere:

  • Inter, Villas Boas vuole Lucio – in realtà è proprio l’Inter che vorrebbe rifilare Lucio al Chelsea!
  • Liverpool, sfuma Clichy: si punta tutto su Chivu – in realtà è proprio l’Inter che vorrebbe rifilare Chivu al Liverpool!
  • Pasqualin: “Milan-Hamsik? Raiola sta lavorando di nascosto” – di nascosto?!? E se si faceva vedere che succedeva… scoppiava la terza guerra mondiale?
  • Agroppi: “Se Criscito vale 11 milioni Pastore e Hamsik almeno 50″ – chi spiega ad Agroppi che la sua equazione non può stare in piedi? Ma soprattutto, perché Agroppi continua a parlare di calcio?
  • Zampagna: “Lascio il calcio, il mio rimpianto la Nazionale” – la Nazionale risponde: “il mio rimpianto è che non abbia lasciato prima!”
  • Cesena, Giaccherini: “Mi cercano le grandi.” - … ma non ti trovano?
  • Milan, Gattuso: “Qui è casa mia e ho deciso di restare” – che non lo voleva nessuno… è solo un dettaglio trascurabile?
  • Malù: “Legge extracomunitari fa rabbrividire” – e non hai ancora letto la relazione di Palazzi sullo Scudetto del 2006!!!
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All’estero il calcio lo vedono così! Vediamo le differenze con questa strana stampa italica

La visione dell’Italia dall’Italia è semplicemente magnifica: siamo i migliori, siamo i più invidiati, siamo i più belli, siamo i più grandi. Autoreferenzialità allo stato puro, fantasia al servizio di pochi padroncini. E’ la stampa italiana che ha perso da tempo valori quali la coscienza, la realtà, la dignità professionale. Se provate a fare un giro fra i principali tabloid internazionali (Germania, Spagna, Inghilterra rispettivamente nei paragrafetti che seguono) noterete enormi diversità nel trattare i vari argomenti. E’ curioso: in Italia lottiamo e manifestiamo per rendere liberi gli altri paesi, giustamente per carità, ma non facciamo nulla per liberare noi stessi dalla malapolitica e malainformazione. Curioso, ma è l’Italia!

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Leonardo, Benitez e le sconfitte

In Germania si sono chiesti perché in Italia Leonardo e l’Atalanta di Milano non abbiano subito un analogo massacro toccato alla Roma e al Milan. Come un grande lettore della Cazzetta-Rosa tentava di far notare, la Juve non è stata presa in considerazione perché assente dalla Champions League. Fatto ancora più grave di una eliminazione contro Tottenham o contro qualche squadra dell’est.

Benitez aveva, a suo tempo, lanciato più di una frecciata all’indirizzo di Moratti e della sua società. Ma in Italia venne bollato come un fallito, come un allenatore mediocre, uno che non poteva allenare le grandi squadre. Uno, insomma, non da Seconda Squadra di Milano. Ed in effetti è proprio così: troppo competente e signore per stare su quella panchina. Molti hanno dimenticato le sue vittorie, nemmeno lontanamente paragonabili a scudetti di cartone e trofei di fango.

Leonardo ha completamente fallito le 4 partite da non fallire, nelle quali ha subito la bellezza di 11 reti, mettendone a segno soltanto 3. Le partite in questione hanno diversi significati: contro la Juve una testata di Matri ha abbattuto la squadra campione del sistema solare, distruggendola pure sul piano della personalità e del gioco. Nel derby scudetto contro i cugini rossoneri privi di Ibra è arrivata addirittura la disfatta più clamorosa: 3-0 secco, delusione dei big e tutti a casa con la testa sotto la sabbia.

Per finire con la doppia sfida contro lo Schalke 04, decimo nel proprio campionato, costretto al cambio di panchina dopo la disastrosa stagione fino a quel punto giocata. Arrivato a Milano con una sfilza di assenze importanti ha infilato 5 gol, con la sensazione fastidiosa di poterne fare anche di più. Vittoria nel risultato e nel gioco. Ancora carenze di personalità e di idee tattiche per la banda di Leonardo. E qualificazione già persa nella gara di andata a San Siro. Roba da romanzo thriller, ma, come negli ultimi 120 anni, non ci sono complotti. Niente arbitraggio a favore, niente vittoria. Nella gara di ritorno, se possibile, la sconfitta più amara. D’accordo che la qualificazione era bella che andata, ma almeno una vittoria d’orgoglio. Niente: 2-1 secco per Raul e riserve.

Oggi Leonardo è coccolato e difeso, mentre altri suoi colleghi sono stati dati in pasto ai leoni per molto molto meno. Sarà il richiamo del padrone ad aver attutito le critiche? Se lo chiede il Bild tedesco.

Mou e la stampa spagnola

In Italia certi giornalisti – e mi scuso per la parola forte giornalista – sbavavano. Lecchinaggio vergognoso per un tizio che avrà pur vinto qualcosina, ma a livello umano è pari al peggior vicino di casa che ti frega il posteggio e mostra costantemente un’arroganza insopportabile. Guadagna una montagna di soldi epperò si vergognò per Calciopoli di dare da mangiare alla sua famiglia: roba da augurargli un periodo nerissimo economicamente, così almeno prova per davvero cosa significano quelle parole così gratuitamente regalate alla stampa!

Maestro nel distruggere il gioco avversario coprendosi a più non posso e sfidando le impervie avversarie col contropiede e i soliti giochetti arbitrali, non ha mai avuto il coraggio di intraprendere un discorso serio o serioso con chi gli ha regalato questo personaggio: la stampa. In Italia sbavavano, all’estero invece sfoggiano una dignità professionale e un’altezza morale che in questa penisola ce li sogniamo. E quindi, quando un giorno prima del clasico Murigno non si presenta, i giornalisti disertano e se ne sbattono altamente del suo ruolo e della sua figura.

La Cazzetta-Rosa ha raccontato l’episodio vergognoso con ironica facilità, ma così non è. I soldi che prendi implicano un determinato atteggiamento, perché è lo spettacolo che deve andare avanti. Questa invece si chiama vigliaccheria e miserabile atteggiamento. In Spagna non sono contenti, in Italia sì. Che tristezza!

La radiazione di Moggi, la Prescrizione Breve e la revisione (im)possibile

In Inghilterra non riescono a capire i meccanismi della giustizia sportiva italiana. Cerchiamo di capirci con due episodi molto chiari: Gattuso tira una testata e perde la testa in quel modo contro un dirigente del Tottenham, reo di essersi qualificato ai danni della squadra di Berlusconi. Squalifica esemplare, perché il palcoscenico della Champions diventa in quel momento un’aggravante, e in Italia subito la difesa a oltranza. Gattuso fa addirittura beneficienza dice la solita Cazzetta-Rosa: quale sia il nesso… non è dato sapersi!

L’altro episodio che la stampa inglese non riesce proprio a districare è il Processo di Napoli. O Calciopoli o Farsopoli. O, più propriamente, Processo contro Moggi e la Juve. Bene, adesso si gioca un altro round. Paradossalmente è quello più divertente. Si dovrà decidere della radiazione di Moggi. Ma per tale procedimento è necessario passare in rassegna quanto emerso a Napoli, davanti al Giudice Casoria (sulla quale pende la terza istanza di ricusazione). La stampa inglese si domanda quanto segue:

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Come si può emettere radiazione quando a Napoli non è emersa alcuna prova, anche minima, circa la colpevolezza del Direttore Moggi?

Lo chiamano addirittura Direttore, loro che affibbiano volentieri le peggiori accuse e i i peggiori nomignoli a qualunque personalità di spicco del mondo reale. Ma torniamo alla domanda: evidentemente in Inghilterra sono in possesso di informazioni che qui in Italia sono state tutte nascoste, raccontate male, non raccontate, ignorate o volgarmente trasformate in altre informazioni.

Ma torniamo pure al discorso principale: come si può decidere della radiazione di Moggi quando non esiste alcun procedimento in grado di superare lo scoglio della risata (lasciamo stare la giurisprudenza)? La radiazione è presa quando circostanze oggettive ne giustificano la sanzione. Chi riesce ora a trovare un episodio tale da giustificare la radiazione?

Esistono due pozzi da cui trarre (provare a trarre) tali episodi: il Processo GEA e il Processo di Napoli. Non valgono le multe per divieto di sosta (ancora il Sun) o ritardi nel pagamento di bollette di luce, acqua o gas.

Soprattutto la domanda che uno strano giornalista che racconta la realtà (specie in via di estinzione qui in Italia) si pone è la seguente:

Che succede se la radiazione non passa?

In pratica, visto che all’estero Calciopoli ha suscitato tanto interesse quanto l’ennesimo divorzio/matrimonio di Liz Taylor (pace all’anima sua), si chiede cosa accadrebbe in Italia nel caso in cui Moggi non venisse radiato. La risposta più coerente con la teoria darwiniana secondo cui l’uomo possiede una intelligenza superiore a quella del macaco suggerirebbe di riaprire il Processo Sportivo che ha portato la Juve in B, se non altro per capire se anche altre squadre meritavano quella sanzione. O qualcosa di più. O se la Juve avrebbe diritto a qualche tipo di risarcimento (che adesso è quantificabile in una cifra astronomica).

Ma il giornalista sta ponendo una domanda sbagliata, nel modo sbagliato. L’unica risposta possibile in Italia è: NO! Anche se Moggi venisse radiato non accadrebbe nulla. Perché siamo in Italia! Il Paese dei Moratti e dei Berlusconi! Che strana gente questi giornalisti esteri!

Il fair play finanziario di Galliani

UEFA e fair play finanziario: i due tasselli per tentare di porre in essere un minimo di equilibrio economico/sportivo fra le migliaia di società operanti nel calcio ad alto livello. Il concetto è alto e sublime, ecco perché Galliani non è riuscito minimamente ad afferrarlo. Galliani capisce solo di vagonate di milioni messi a disposizione dal suo padroncino per il calciomercato e tanti giovani da pagare profumatamente in giro per il mondo. Stop, questo è il suo livello.

Dico questo perché Galliani non perde occasione per ribadire il suo concetto di calcio: il Milan detta le leggi, gli altri le devono rispettare. Il problema del fair play finanziario è semplicissimo: se passa la variabile di successo di una società diventa la competenza e la perspicacia dei propri dirigenti. Ecco la paura, come peraltro dimostra la recente storia rossonera di Galliani e quell’invito pubblico di Berlusconi rivolto a Moggi e Giraudo per fare grande il Milan senza fare esclusivo affidamento al suo portafogli (e qualcuno vede in questo episodio la genesi di Calciopoli, compreso me).

Gary Neville sceglie la Juve

Gary Neville lascia il calcio. A maggio giocherà le ultime partite. L’addio ufficiale è fissato in un match che il Manchester United giocherà con un grande club europeo. E’ stata una ufficiosa dichiarazione di Gary Neville e tutti si sono affrettati a capire quale fosse questa squadra. Dal Real al Barca, dall’Arsenal al Milan. Invece no. Fergusson ha avuto nella sua carriera pochissime squadre di riferimento e fra queste la Juve di Lippi. C’è una intervista rilasciata a un giornale italiano che non si riesce più a trovare (http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Calcio/30687/Ferguson:+%C2%ABJuve+anni+’90+squadra+ideale%C2%BB, http://www.tuttosport.com/calcio/serie_a/juventus/2009/12/02-47339/Storiche+citazioni+di+juventini+veri+-+COMMENTA, http://it.wikiquote.org/wiki/Alex_Ferguson). In poche parole Fergusson raccontò come il Manchester di fine anni ’90 guardava regolarmente la Juve di Lippi (battuta poi nel 1999 in semifinale di Champions), soprattutto quella di metà anni ’90 e faceva studiare ai propri giocatori movimenti e soprattutto mentalità dei vari Conte e Davids, Zidane e Del Piero, Montero e Ferrara. Gary Neville è un allievo di Fergusson e ha pensato benissimo di scegliere proprio la Juve come club col quale chiudere la carriera. La data non è ancora fissata, così come si attende conferma ufficiale dell’evento, in ogni caso resta l’onore di un simile pensiero. In Italia non è stata scritta nemmeno una riga. Che strani questi paesi dell’estero!

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Una carezza in un pugno, canta Ibra: ma il derby salta uguale

Niente da fare. Eppure PierSilvio aveva sperato. Sulle orme del padre l’aveva sparata grossa su Ibrahimovic e la giustizia. Strana idea di giustizia, un po’ come quella del padre. Riepiloghiamo i fatti.

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Milan-Bari. A San Siro ricordano benissimo il pareggio per 1-1 contro gli ultimi in classifica. In Italia ricordano invece il pugno che Ibra sferrò a Rossi. Sarà pure un caso, ma questo difensore continua a prenderle. Prima Chivu che giustamente restò fuori per 4 partite: da pazzo il gancio destro con cui il romeno colpì il barese. L’Atalanta di Milano non presentò ricorso, e come poteva! Quattro giornate di squalifica e il solito piagnisteo per evitare un giusto processo in TV riservato a Krasic per interi mesi e poi a Felipe Melo per il calcetto di Parma.

Tornando a Ibra. Rosso diretto in campo e lo svedese rientrò moggio moggio negli spogliatoi sapendo di aver fatto una stronzata. Perché di lì a breve ci sarebbe stato il derby. Derby che vale praticamente una intera stagione. Chi vincerà il Torneo Aziendale? La migliore risposta è: chi ha offerto di più. E allora pare che Moratti riesca ancora a spuntarla.

L’avvocato Cantamessa ha tentato il miracolo. O, se volete, l’ennesimo colpo basso a una giustizia sportiva che non esiste ormai da 4 anni. Le regole si fanno a Milano, fra Via Turati e Via Durini. Loro le fanno e loro si fanno la guerra.

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In un primo momento si era pensato a Mubarak: fare passare Ibra per suo nipote non avrebbe comunque prodotto il risultato di ottenere uno sconto totale sulle giornate di squalifica. Poi però si è puntato forte su “Una carezza in un pugno“. In aula, a testimoniare sul caso Ibrahimovic, mancava solo Celentano.

Il gesto di Ibra è inequivocabilmente classificato come gesto violento: pugno sullo stomaco. Non c’è verso di sfogliare il dizionario dei sinonimi e contrari per trovare un termine che alleggerisca il gesto. E’ un pugno punto e basta. Che non abbia poi avuto la forza di quello di Chivu non importa. Proprio non importa. Essendo un pugno scattano, automaticamente, le 3 giornate di squalifica. Presentare ricorso non solo è allucinante e vergognoso, ma rischia di creare un precedente importante: d’ora in avanti chiunque, tipo Eto’o o Gattuso, sa benissimo che può anzicché tirare testate conviene sparare pugni agli avversari. Al massimo si saltano 2 partite. Solo 2 partite. Col Milan in difficoltà in campionato non viene difficile pensare a una scelta politica: Ibra torna in campo così il Milan non rischia di dover giocare i preliminari di Champions, visto l’andamento di Udinese e Napoli. Evviva le regole. Nemmeno l’uomo che giunse sulla terra 2000 anni fa sarebbe riuscito a trasformare un pugno in un qualcosa di simile al gesto dell’ombrello o all’insulto verbale. Cantamessa e il Milan ci sono riusciti.

Non hanno parlato Galliani e nessuno del Milan, tranne Thiago Silva che ha commentato con “E’ scandaloso!”.

Mentre il Petroliere Disonesto si è detto contento: ti piace vincere facile?

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Fuori le prime due italiane dalle Champions

E sono due, in attesa della terza, così da poterci concentrare meglio sul campionato più bello del mondo. Almeno a detta degli house organ delle società più potenti d’Italia. Fuori con disonore (nel caso della Roma, bacchettata da un eccellente persona come Lucescu) e con un po’ di vergogna (nel caso del Milan giunto a Londra da prima della classe in Italia e col solito pippone di Galliani a rivendicare un passato che, ahinoi, è appunto passato).

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Il presente racconta di figuracce (i sei pareggi della Juve, per esempio) e di tanta, troppa inferiorità tecnico-tattica. Di fronte a formazioni organizzatissime e che hanno mostrato una crescita incredibile sotto diversi punti di vista. Andiamo con ordine.

La Roma di Montella, che sta comunque dimostrando la stessa personalità con la quale scendeva in campo fino a poco tempo fa, si è nuovamente sciolta di fronte a un livello di gioco leggermente più alto rispetto alle trasferte di provincia. Dando l’impressione, come già accaduto nella Juve e alla Juve, di essere un gruppo poco omogeneo e poco compatto, a differenza dei soliti gesti di Ranieri (avete presente: mani a coppa che si uniscono, come a volere una squadra corta e compatta appunto). Nervosismo e tanta improvvisazione. Ordini saltati (tipo il rigorista che viene scavalcato da chi avrà pure fatto 25000 gol, ma quello più importante non l’ha saputo segnare) e gerarchie riviste. Gomitate e una caccia all’uomo perfino giustificata di fronte ai microfoni. Come a ribadire che noi Italiani non sappiamo perdere e, purtroppo, nemmeno più vincere.

Mircea Lucescu ha dato a tutto il Paese una lezione di stile con pochi precedenti. Ha parlato di lealtà e di correttezza, ha sgridato un suo giocatore per aver esagerato nei tocchetti e nelle leziosità di fronte a un avversario che ha descritto come “nervoso, pauroso e sgarbato”. A fronte di una prestazione eccezionale, con tanti giovani in campo e buonissime individualità. Il risultato, molto rotondo, è lo specchio dei due match.

Discorso per certi versi analogo quello che riserveremo per il Milan. Sia chiaro: senza Mediaset e la Cazzetta-Rosa oggi potremmo realmente avviare un’analisi significativamente costruttiva sul calcio italiano e la maniera di approcciarsi all’Europa che conta. Purtroppo, non ho avuto modo di verificare ma mi giocherei un braccio intero, assisteremo ai soliti sermoni e articoli che nasconderanno tutte le inferiorità mostrate.

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Facciamo un esempio: che ne é della partita di Ibra rispetto a quella di Crouch? In valore assoluto sarà più forte Ibra, ma il pennellone inglese ha segnato e deciso la qualificazione, giocando molto meglio del collega avversario. Qualche tifoso bianconero ricorderà per certo cosa si diceva dello svedese nei primi anni di Juve: un leone contro i piccoli, piccolo contro i leoni. Poca roba. Inconsistente, quasi mai decisivo e mai nelle partite che contano per davvero. Un limite troppo forte ed evidente per puntare a chissà quali obiettivi personali. E il Milan ne ha risentito pesantemente.

Anche perché gli episodi non girano come in Italia. Punizioni e rigori, falli di mano e falli di gioco vengono puntualmente segnalati dai fischietti europei e tolti questi vantaggi gli uomini di Galliani fanno fatica a imporsi come dentro i confini del nostro paese.

Un modesto Tottenham, che certo non ha i 5 punti di vantaggio sulla seconda in Inghilterra, e che non ha potuto contare sull’apporto (a questo punto diremo “meno male” per il bene rossonero) di Gareth Bale (pensate a lui contro Abate o Antonini o Sokratis o Bonera!), ha fatto fuori la corazzata rossonera (almeno restando in Italia). Pensate un po’ se avessimo affrontato formazioni del calibro di Arsenal, Barcelona o ManUTD?!

Con un episodio gravissimo già dimenticato per ordini superiori: quel Gattuso che starà fuori altre quattro giornate di Champions.

E l’Italia perde così punti per il ranking, squadre in corsa e la faccia. Perché dopo Gattuso, anche De Rossi ha voluto lasciare un segnale forte e deciso: una gomitata ben assestata contro Srna, non Baresi né Nesta o il miglior Cannavaro. Peccato, ma tanto non impareremo mai dalle sconfitte. Chissà chi sarà il colpevole di queste eliminazioni. Ci sarà sicuramente un complotto della Svizzera Comunista?

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Lo strano caso del Milan dominatore ridicolarizzato dal Tottenham senza Bale

A leggere i giornali e a guardare la TV sembrerebbe che in Italia vivano tre formazioni, fra le più grandi della storia. Si chiamano Atalanta di Milano, Milan e Roma. Grande gioco, grandi giocatori, grandi risultati. Ma è solo il mondo che hanno costruito e hanno messo davanti ai vostri occhi per nascondervi l’amara realtà: l’Italia ha un livello calcistico estremamente inferiore rispetto agli altri paesi europei.

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Lo dicono le Coppe e lo dicono i 90 minuti. Tutti i 90 minuti che da anni dimostrano, senza possibilità di seria replica, come le nostre idee hanno scarso appeal pratico. Prendiamo regolarmente mazzate e, da tifoso bianconero, ne sono diretto testimone (da Craven Cottage al 4-1 bavarese a Torino ai 6 punti in 6 gare di Europe League). Meno male che Moratti ha comprato la Coppa con le Orecchie lo scorso anno altrimenti, per ragioni di ranking UEFA, saremmo costretti a campare con due/tre squadre in Champions e due/tre formazioni in Europe League. Lo dice il Napoli che fatica in europa, mentre in Italia sembra un rullo compressore. Lo dicono le performance dei giallorossi e del Palermo e della Juve. Sarebbe l’ora di svegliarsi, tutti quanti, e avere l’umiltà di imparare anche un po’ dagli altri.

A sentire Sacchi e Pistocchi il Milan di Allegri pareva aver superato, per qualità, pure il Real di Di Stefano. E’ bastato un soddisfacente Tottenham, privo del suo miglior talento e cioè Gareth Bale, per sgonfiare in 90 minuti tutti i critici e la boria con cui un dirigente sfuggito al carcere (leggi Galliani) si presentava davanti ai microfoni ormai da un paio di mesi.

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Più che il risultato finale, a stupire e a confermare la teoria dei palloni gonfiati italiani è il nervosismo che ha aggredito le gambe e il cervello dei rossoneri. Contratti, come se il dominio nel Torneo Aziendale fosse roba inventata dalla stampa. Praticamente è roba inventata sul serio, o almeno analizzata in modo troppo facile e superficiale. Il Milan domina il Torneo Aziendale perché ha contro una serie di avversari non all’altezza di competere nemmeno per il titolo tricolore. Se guardassimo a questa situazione con più obiettività ne beneficerebbe tutto il Calcio Italiano, costretto a programmare in modo serio gli anni venturi, coltivando talenti e idee, allenatori e fenomeni.

Che poi ci sta tutto. Ci sta pure che il Milan passi al ritorno con un grande match. Ci sta che Ibra si svegli dal suo piccolo mondo fatto di campionato e provi a dimostrare, a un livello superiore di difficoltà, le sue incredibili capacità (ricordo bene Ibra in Champions e Ibra in campionato con la maglia della Juve e da allora nulla è cambiato).

Non ci sta il comportamento di Gattuso che definire indisponente è perfino limitativo. Che poi dovrebbe pure capire di scegliersi avversari alla sua portata e non certo lo Squalo o il lungaccione Crouch. Perché il primo rischia davvero di farti male nonostante i quasi 25 anni di differenza di età e il secondo ti fa perdere la partita. Che sia l’anno del Milan è comunque palese: atteggiamento arbitrale più che favorevole e agli avversari mancano costantemente gli uomini migliori (Milan-Juve -> Krasic, Milan-Tottenham -> Bale, prossimo Napoli-Milan -> Lavezzi).

Resta da capire perché Melo è un violento, Krasic è serbo, mentre Gattuso è tosto. Quando capirò questa differenza…

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Incidente burocratico ‘sto cacchio!

C’è un giocatore che in Italia riassume nel modo migliore possibile l’efficacia. Si chiama Gennaro Gattuso, professione rompiballe del centrocampo. Per rompiballe si intende uno di quegli interdittori capaci di reggere da soli la corsa di tre uomini, di quelli capaci di trasmettere grinta e sicurezza. Meglio di Gattuso, al mondo, mi ricordo di Davids, un olandese che garantiva alla Juve un equilibrio che solo Emerson riuscì poi a ricreare. Gattuso è uno di quelli che macina chilometri, né più né meno. E a Lippi serve come il pane. Gattuso è anche di quelli che non le manda a dire, che non cerca gli avverbi, ma piuttosto usa parole dure, crude e sincere. Così nella conferenza stampa gli scappa l’addio alla Nazionale a chiusura di torneo, e gli scappano pure un paio di frasi che la stampa ha completamente nascosto quando c’era di mezzo Lippi e le sue scelte. Per esempio Gattuso prende il caso Cassano: “si è rovinato con le sue mani, qui serve gente capace di capire il gruppo”. Concetto quanto mai esatto, quanto mai corretto. Poi se la prende con Balotelli e finalmente uno che dice le cose come stanno: non è paragonabile ai veri campioni, di oggi e del passato. Troppo giovane, con una testa malformata intendendo il suo cervello, con una educazione ridotta ai minimi termini. Ne dovrà fare di strada e certo l’Inter non è l’ambiente ideale per crescere. Anche qui Gattuso ha ammutolito una sala stampa costretta solo a prendere appunti, perché la replica era francamente improponibile. L’unica stronzata la pronuncia alla fine quando parla del suo sogno di allenare la Nazionale. Ecco, anche questa è efficacia.

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Il mercato bianconero. Krasic sì, Krasic no. Sta per scadere il tormentone, destinato a non durare più di qualche giorno. Arriverà da Mosca un fax, una telefonata, un SMS o un piccione viaggiatore a rispondere in qualche modo all’ultimatum di Marotta. Sarà un sì e in tal caso partirà un bonifico di 13 milioni di euro più un’amichevole estiva, o sarà un no e a quel punto partirà un aereo destinazione Europa al fine di trovare l’alternativa al serbo (che oggi mi gusterò in TV, forse!). A quel punto Marotta volerà a Udine per rilevare la metà di Motta (resta da capire quale giovane andrà ai servizi di Guidolin, probabilmente Ciro Immobile) e quindi si arriverà allo scontro totale col Genoa. Coi grifoni ci sono in ballo Palladino (resterà a Genova), Criscito (vorrei tanto tornasse a Torino) e Bonucci (da prendere assolutamente). Non sarà facile e non capisco perché gli operatori di mercato dicono che solo uno fra questi raggiungerà la Juve. Confido in Marotta. Gli altri affari sono da rifinitura, bisogna infatti cedere qualcosa e qualcuno in attesa del botto finale. Tale botto finale deve essere Dzeko: troppo importante per il gioco di Del Neri, troppo importante avere un attaccante del genere. La follia, unica, va fatta solo per lui, visto che Messi non si muoverà da Barcelona. Un altro nome caldo, uscito nelle scorse ore, è quello di Ivanovic. La Juve lo aveva seguito e riseguito, inseguito e poi mollato al Chelsea e ai suoi milioni. Ancelotti ne può fare a meno e il suo contratto scade fra un anno. Rinnovo lontano, così la Juve potrebbe inserire un Diego e capitalizzare al meglio la sua cessione. Il brasiliano non vuole tornare in Germania, se non al Bayern forse, e quindi l’alternativa è Spagna o Inghilterra. Io lo promuoverei seconda punta, ma a Torino le idee divergono dalle mie. Certo se Sir Alex mette sul piatto 25 milioni di euro, le cose cambiano. Inoltre siamo sicuri che quel Nani sia incedibile? Farebbe comodo alla fascia destra di Del Neri, con Krasic a sinistra. Non sono d’accordo infine sulla cessione di Sissoko. So bene che Moggi ha ribadito più volte che il maliano è un po’ anomalo come centrocampista, ma io l’ho visto coi miei occhi il gigante nero. L’equilibrio e la corsa che garantisce al centrocampo potrebbero permettere al suo compagno di reparto di giocare in tranquillità. Si spinge e recupera, corre, aggredisce, recupera palloni e di testa è importante. Ha un cuore enorme, perché privarsi di un giocatore simile? Quando puoi cedere Melo che regista non lo è e non lo sarà mai? Quando puoi approntare uno scambio con qualche pedina estera? (Tipo Van Persie?)

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Incidente burocratico di ‘sto cacchio. Abete, uno di quelli che in un ufficio postale non riuscirebbe a ricoprire un ruolo più in su di capo-pulizia-delle-scale, si è risentito del fatto che Vieira ha consegnato la Coppa del Mondo al Sudafrica. Incidente burocratico scrivono oggi i giornali, ignorando una situazione tragicomica. La Federazione Italiana è lo zimbello di tutto il mondo. Ci prendono per il culo come meglio non si potrebbe. Ci ignorano, ci sfottono. Questo grosso merito va alla gestione di questi quattro anni e a personaggi molto carismatici (alla meno uno, come direbbero i matematici) di cui la stima mondiale è ai minimi livelli. La premessa è d’obbligo: se sei Campione del Mondo non attendi il fax dell’invito, ma prendi l’aereo, ti sbarbi, ti metti giacca e cravatta e organizzi una spedizione presentandoti ai cancelli Sudafricani. A quel punto ti fanno entrare e al Capitano chiedono se gentilmente può consegnare la Coppa. Punto e basta. Finisce lì, coi fotografi che immortalano l’evento. Abete dice che la FIFA ci ha ignorati. Bene, si chieda il perché. Non conta nulla lui, né la Federazione che rappresenta. Si chieda il perché. Certo non c’è complotto, non esiste complotto né una ragione per pensare al complotto. E chi lo pensa non fa altro che aumentare quel bisogno di cambiare nazionalità che molti miei connazionali ormai coltivano da tempo. La FIFA non chiama, la FIFA deve essere chiamata. Il Paese Campione del Mondo non attende un SMS di invito, ma impone la propria presenza a qualsivoglia manifestazione.

Detto questo è bene precisare che la funzione di Vieira non era tanto quella di Vice-Campione del Mondo. Beoti tutti quelli che pensano questo. Vieira, come molti francesi fra cui Zidane che però era assente, è un francese (europeo) con evidenti origini africane. Rappresentava, nelle menti degli organizzatori della cerimonia di presentazione, quell’anello di congiunzione fra resto del mondo e Africa. Ma questo è un concetto talmente nobile che i nostri imbecilli in giacca e cravatta, anche detti dirigenti di Federazione, non possono nemmeno intuire. Sappiamo solo scaricare le responsabilità sul prossimo, inventarci casi e scandali. Siamo proprio un paese ridicolo, e su questo Cannavaro ha ragione. Punto e basta!

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