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Tag: giaccherini (pagina 1 di 10)

Situazione Juve: la rosa è corta, le alternative scarseggiano

Se alla Juve togli un paio di uomini titolari, il livello generale scende drammaticamente. E non è tanto il periodo attuale, dove la squadra sta soffrendo a livello fisico e mentale, ma è una costante di questa stagione.

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E sì che Conte l’aveva detto, arrabbiato come era per le cessioni di Giaccherini e Matri. Se Matri ha però permesso di rinforzare l’attacco, l’uscita di Giaccherini non è stata colmata da alcun ingresso importante. Tanto valeva puntare su un giovanotto.

Rispetto allo scorso anno, quando Marrone e Giaccherini permettevano una rotazione senza particolari patemi, la Juve di quest’anno poggia esclusivamente su Pirlo-Vidal-Pogba-Marchisio. Troppo pochi per turnare con efficacia.

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Soprattutto, mancano alternative valide sulle fasce laterali dove Lichsteiner e Asamoah sono praticamente imprescindibili. Proprio la zona dove Conte non può rimanere a mani vuote. Qui bisognerà intervenire. Senza sperare di poter recuperare Pepe, da due anni fermo.

Basta avere due alternative valide per reparto. La difesa è quella, per esempio, messa meglio. E in effetti è il reparto dove non stiamo soffrendo, nonostante le defezioni. Viceversa, senza Tevez e Llorente siamo rovinati. E siamo rovinati dopo aver spompato Pogba, Asamoah e Lichsteiner (che pure corre ancora molto).

Ora serve stringere i denti. Fare leva su tutte le energie nervose per spremere ancora di più testa e gambe. Manca pochissimo al traguardo e sarà ancora più dolce. Più dolce degli altri anni.

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Fatto il mercato, facciamo i conti

Conte si era lamentato qualche giorno prima. Sapeva quel che faceva.

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Aveva detto : ”Speriamo che non mi vendano anche Quagliarella”.

Quando si è accorto che Marotta seguitava a fare di testa sua (Giaccherini, Matri) pare sia intervenuto personalmente e direttamente a porre il veto sulla cessione di Quagliarella.

Tanto per ricordare: Inter-Juventus 1-2, partita praticamente decisiva per lo scudetto, marcatori Quagliarella e Matri; Juventus-Catania 1-0, partita considerata da tutti come la partita-scudetto, marcatore Giaccherini.

Ciò che sembrava l’inizio di una campagna acquisti straordinaria ai primi di luglio, ha decisamente preso un’altra piega ai primi di settembre.

Dovevamo rinforzarci parecchio per reggere meglio l’impatto in Europa e per mettere a tacere in Italia le squadre che volevano alzare la testa: non ci sembra di aver raggiunto gli obiettivi.

Tevez sembra un super, molto bene.

Ogbonna è molto elegante.

Llorente lo stiamo aspettando.

Per contro abbiamo perso la corsa e la sostanza del nazionale Giaccherini, i goals di Matri, il fisico di Bendtner, la classe di Marrone.

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Già numericamente siamo uno in meno. E a centrocampo, considerato che Marrone era difensore e centrocampista, siamo due in meno. In questo momento, con Marchisio infortunato, Padoin è la prima alternativa, oppure De Ceglie o Peluso con accentramento di Asamoah. L’altra sera la riserva del centrocampo del Bayern era Martinez, costato 40 milioni ……

Conte aveva chiesto un centrocampista e un uomo di fascia a sinistra. Niente.

Ci siamo ridotti alle ultime ore di mercato a fare la figura di chi non è riuscito a svolgere bene i compiti e cerca di rimediare in qualche modo. Niente.

Poi magari vinceremo tutto sul campo. Ma un distinguo sui meriti andrà fatto. E se qualcuno non ha ancora capito quanto pesa Conte sui risultati, vada a rileggersi due settimi posti consecutivi.

Ma i miracoli non si ripetono all’infinito.

Il mercato, al di là dell’essersi rinforzati o meno (e comunque in Italia c’è chi ha acquistato Higuain, Gomez e Kakà, all’estero addirittura Bale, Cavani, Falcao e Neymar), ha chiarito definitivamente questioni fondamentali per il futuro della Juve.

Conte non sopporta più il paroliere Marotta (“siamo al livello del Real Madrid”), Elkann non tira fuori più un soldo, Agnelli ha perso la parola.

Elkann è dal 2006 che mi è antipatico ………..

Nonostante questo, noi crediamo in Conte e nei suoi ragazzi.

Forza Juventus. Sempre.

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I conti di Conte e i furbetti del quartierino

Non uno che avesse analizzato a fondo lo sfogo di Conte. Non uno che avesse portato a sostegno del Capitano Bianconero (leggi Antonio Conte) i numeri del mercato della Juve. Al netto dei nomi, ecco le cifre.

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Un piccolo cappello introduttivo: Conte ha legittimamente affrontato il discorso di “una Juve che ha speso tanto e si è rinforzata”. Che la Società, in primis Marotta, sia stata bravissima nell’acquisto di Tevez a soli 9 milioni di euro è un fatto certo e accertato. Stesso discorso per Llorente: da una clausola di 37 milioni di euro si è passati a 0 euro per la firma del contratto. Solo che sono andati via Giaccherini (coi i suoi gol pesanti e le prestazioni sempre sopra la media) e Matri (che vuoi o non vuoi la sua ventina di gol li ha timbrati con la casacca juventina). Quello che Conte ha sottolineato è che di certo non si è trattato di una campagna faraonica come quella che portò Buffon, Thuram, Nedved e Salas qualche anno fa.

E adesso i numeri, perché i furbetti della carta stampata e i dirigenti avversari soffrono di distrazione di analisi.

La Juve ha speso sul mercato un totale di 22 milioni di euro circa, esclusi i bonus che si pagheranno da sé qualora la Juve dovesse centrare gli obiettivi stagionali. Il totale lo fanno gli acquisti di Ogbonna (13 milioni al Torino), di Tevez (9 milioni al ManCity) e di Llorente (0 euro, acquisito a scadenza di contratto dalla Real Sociedad).

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La Juve ha però chiuso un paio di operazioni in uscita. In primis l’alleggerimento del monte ingaggi per via degli addii di Bendtner, di Anelka e di Iaquinta in particolare. Più la cessione di Felipe Melo al Galatasaray per 3,5 milioni di euro. Di Canio (Sunderland) si è portato via Giaccherini con un assegno fra i 7,5 milioni di euro e gli 8 milioni di euro. Infine il Milan ha scucito 11 milioni di euro per Alessandro Matri. In dirittura d’arrivo la comproprietà di Marrone con il Sassuolo per circa 4 milioni di euro. Escluso proprio Marrone, la somma di 3,5 + 7,5 + 11 fa 22 milioni di euro. Ergo, la sottrazione fra acquisti e cessioni produce il risultato di 0 euro di disavanzo. Quello che è entrato… è uscito.

Diversi, ben diversi, i bilanci delle altre società, almeno delle big, a esclusione della Roma che ha potuto contare su due uscite clamorose quali Marquinhos e Lamela (quasi 70 milioni in due, bonus compresi) e poi la vendita di Osvaldo (superiore ai 10 milioni di euro).

Perché Conte insiste a prendere a riferimento le potenze europee? Perché le potenze europee, con i fatturati che sono doppi rispetto a quello bianconero (nonostante il record segnato a 276 milioni di fatturato di quest’anno) possono permettersi di non badare alla sottrazione di cui sopra e aggiungere pezzi di campioni alla propria rosa con maggiore tranquillità. Mentre Marotta è costretto a usare calcolatrice e commercialista prima di andare a piazzare una qualunque offerta. E di certo gli acquisti da 20 milioni in su sono per noi ormai una chimera. Purtroppo i campioni già affermati costano proprio intorno a quella cifra e ultimamente non basta nemmeno più.

Quando la Juve potrà tornare a spendere senza preoccupazione alcuna, Conte sarà l’allenatore più felice al mondo. Intanto gli toccherà sfornare altri miracoli didattici che sono comunque la sua specialità.

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Terremoto Conte in conferenza: come lo interpretiamo?

Obiettivo numero uno: trasferire un minimo di pressione anche alle avversarie che possono contare su un comparto stampa molto unito quando si tratta di dar contro alla Juve. “Stiamo attenti che ci gufano contro” è una di quelle massime che ogni tifoso deve stamparsi nella mente quest’anno.

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Obiettivo numero due: nessun tipo di giochetto mediatico. Conte dice quello che pensa e per questo lo amo alla follia. Anche quando, in una conferenza stampa, tutta da interpretare, rischia di far saltare il banco. Ci torniamo fra qualche riga.

Obiettivo numero tre: chi è stato alla Juve nei periodi in cui ci è stato Conte, non può accettare di buon grado movimenti di mercato come quelli degli ultimi anni. E ora cominciamo.

Ci gufano contro: facciamo gruppo

I troppi complimenti rischiano di anestesizzare chi deve mantenere altissima la concentrazione. E’ il senso del “ci gufano contro”, dopo ampie prove di una stampa che non può non esaltare l’oggettiva forza della Juve, ma che avalla campagne molto pesanti (da Calciopoli a Scommessopoli, tanto per intenderci).

E allora Conte fa muro e fa gruppo, nel tentativo di replicare la forza complessiva che ha permesso alla Juve di superare tutti gli ostacoli del biennio. Importante questo atteggiamento che un po’ tutti dovremmo capire, comprendere appieno e mettere in pratica, pur non rinunciando alla critica costruttiva. Per il bene della Juve lo fa proprio Conte. E infatti.

Il nuovo mercato della Juve secondo Conte

Conte è un mago? Per quanto mi riguarda sì, ma la magia in questo mondo è razionalità. Fuori Giaccherini e Matri, dentro nessuno e Llorente. Più Tevez che fa storia a sé. Il “nessuno” vuol dire che nessuno ha sostituito Giaccherini. E allora reinterpretiamo il mercato.

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Secondo il tecnico leccese, pare di capire, tutti quelli che fin qui lo hanno reso vincente avevano ancora fame. Tanta fame e quindi andavano tenuti. Da Giaccherini a Matri, Conte non ha avallato le scelte di cederli. Lo dice chiaramente e su questo punto non si discute. Ragioni di bilancio, di numeri finanziari che in qualche modo devono allinearsi verso lo 0 (zero). Sacrifici tecnici che a un allenatore come Conte non vanno giù. Soprattutto nell’anno in cui ha ragionevolmente indicato la via: “Avete visto la panchina di Guardiola e quella del Barca?”. Tradotto: dovevamo aggiungere campioni agli ottimi giocatori che abbiamo, invece cediamo gli ottimi giocatori prendendo un solo campione e due innesti che avranno bisogno di un po’ di tempo per inserirsi nel gruppo e negli schemi. La domanda è dunque: era Conte che doveva andare incontro alla Società?

Nella logica ferrea di Conte quest’ultima mossa appare come un ostacolo alla veloce accelerazione della macchina. Perché ancora di “macchina” si tratta, guardando alle corazzate e ai carrarmati europei. Ecco l’obiettivo di un uomo che vorrebbe misurarsi col calcio mondiale sin da subito, avendo già dimostrato di poterci stare nella storia del calcio.

Non ha avallato le scelte scaricando la responsabilità sulla dirigenza: scelta molto forte che apprezzo per l’onestà intellettuale. Scelta che però rischia anche di complicare il lavoro della dirigenza che è chiamata a uno sforzo. E nella dirigenza inserisco pure la Proprietà. De Laurentiis mette mano al portafogli, l’Inter è costretta a rivolgersi all’Indonesia, il Real spende 101 milioni per il più forte esterno sinistro, il Barca prova a dare lezioni pur coi 59 milioni di euro spesi per il gioiellino Neymar. Quando la Juve potrà aggiungersi a questa lista, allora Conte sarà felice.

Per il momento resta un mercato ottimo con Tevez, Llorente e Ogbonna, ma le uscite lo ridimensionano. Soprattutto se dovesse uscire pure Marrone. A quel punto, numericamente, non ci stiamo più: Pirlo-Vidal-Marchisio-Pogba non bastano per reggere tutto l’anno (fra squalifiche, infortuni e stato di forma). Serve una grande alternativa e non capisco perché non possa essere proprio Marrone. Certamente non può esserlo Padoin. Isla-De Ceglie-Peluso non possono essere le validissime alternative ad Asamoah e Lichtsteiner, contando sul recupero pieno di Pepe che avverrà solo nei prossimi mesi. Mentre i 5 attaccanti sembrano oggettivamente sufficienti per qualunque tipo di schema. Bene invece in difesa dove i rincalzi sono molto buoni.

E ora mancano due giorni alla chiusura del mercato. Evidente che Conte si aspetti qualcosa, soprattutto sulla fascia mancina.

Palla a voi: che ne pensate dello sfogo di Conte?

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Ciao, Giak

Giak, ti ricordi quando ventiduenne ancora dovevi fare gavetta in C2 con il Pavia? Trascinasti la squadra fino ai play-out con nove goals e giocate da funambolo: poi agli spareggi, sul campo della Caraveggese, segnasti il goal salvezza. Sì Giak, perché tu segni sempre goals importanti.

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L’anno dopo il Cesena ti riprese e Bisoli si affidò a te per vincere il campionato di C1 e risalire in B. Sempre con Bisoli, l’anno dopo, promozione in serie A e qualcuno cominciò ad accorgersi di te. Che sei un vincente, perché sei un esempio per tutti i compagni; esempio di classe, abnegazione, umiltà, altruismo, disciplina. Ma soprattutto classe, checché ne dicano le malelingue.

Primo anno di A ancora al Cesena ma con Ficcadenti. Eri titolare indiscusso ma poi la società comprò a Ficcadenti Rosina perché si rischiava di brutto la retrocessione. Ti ricordi, Giak? Due partite in panchina, poi ti rimisero in squadra a Genova contro la Sampdoria: vittoria esterna e doppietta tanto per ristabilire le gerarchie. Ovviamente alla fine fu salvezza e chi segnò il goal salvezza? Sempre tu Giak, perché sei un vincente e segni sempre goals importanti.

Ti chiamò Conte alla nostra amata Juve. Due anni, due scudetti, il primo da imbattuto, il secondo impreziosito dal goal scudetto contro il Catania. Un ennesimo goal importante, un goal da campione. D’Italia.

E Prandelli mise gli occhi su di te, scatenando la più infame e vergognosa campagna mediatica denigratoria che si sia mai vista in Italia contro un giocatore di calcio che aveva il semplice difetto di eseguire sempre i compiti impartiti dall’allenatore.

Deriso, sbeffeggiato, offeso: tu sempre in silenzio, Giak, sei andato avanti per la tua strada.

Poi un giorno hai deciso che oltre che eseguire gli ordini, in Nazionale potevi folleggiare come ai tempi del Pavia e del Cesena. Goal-record contro Haiti, goal contro il Brasile, assist, pali, autogol  causato, di tutto e di più. Alla fine della Confederation Cup la FIFA ti inserisce nella Top-11 del torneo: sei tra i più forti del mondo!

Io ho gioito mentre avevi la tua clamorosa rivincita, ma non mi sono accorto che ti stavo perdendo.

Il mondo ti ha visto e sono arrivate le offerte alla Juventus.

Otto milioni dal Sunderland.

Non sei andato via tu, Giak.

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Marotta, sì Marotta ti ha ceduto e ha convinto (?) Conte che quegli otto milioni erano necessari per compensare le uscite per Tevez ed Ogbonna.

Tu, al solito, hai ubbidito.

Non mi vergogno a dire che sento un groppo in gola e che mi sembra che un figlio vada via da casa.

Ora i blog sono scatenati a riportare le lamentele dei tifosi juventini che avevano imparato ad apprezzarti e ad amarti. Ma è troppo tardi.

Ti auguro i migliori successi in Premier League ed in Nazionale e ti assicuro che ti seguirò sempre Giak, ovunque tu giocherai.

Abbiamo perso un campione, campione in tutti i sensi.

Mi manchi tanto.

Ciao, Giak.

P.S.

Giak, ma non pensi che la valutazione di otto milioni sia un po’ misera per un Top-11 della Confederation Cup?

Giak, ma non pensi che Marotta e la Juventus abbiano fatto un grave errore a venderti?

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A pochi giorni dal raduno: come sta la Juve?

Entusiasmo alle stelle per una squadra che tornerà al lavoro fra pochi giorni. E’ fissato il 12 luglio il ritrovo bianconero, con le stesse modalità dello scorso anno.

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Si preannuncia un Conte molto più carico dei mesi passati, con la saggezza di chi sa che la parte più complicata, paradossalmente, viene adesso. Vincere è complicato, confermarsi difficilissimo, rivincere ancora di più. E la Juve parte per rivincere il campionato come ricordato da Tevez e Llorente, e migliorarsi in Champions.

A pochi giorni dal ritiro la Juve può dirsi soddisfatta. Conte può dirlo: con Tevez e Llorente l’attacco è sistemato, con il rinnovo di Vidal (avverrà oggi, ndr) anche il centrocampo può dirsi completo, mentre in difesa si attendono news sul destino di Marrone (Fiorentina?) e De Ceglie (difficile la permanenza dell’esterno aostano).

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Per far felice Conte ai massimi livelli, secondo fonti vicine al tecnico leccese, ci starebbe uno Jovetic in più e qualche attaccante in meno. Se Bendtner e Anelka hanno lasciato Torino, almeno uno fra Quagliarella/Matri/Giovinco/Vucinic dovrà lasciare la Juve per ragioni di bilancio e di equilibri di rosa. Sei attaccanti sono tanti, impossibili da gestire. Così tutto luglio sarà dedicato alle cessioni.

Lichtsteiner, bufala della Gazzetta dello Sport, non partirà (a meno di clamorose offerte dall’estero), mentre Isla è vendibilissimo, ma alle condizioni bianconere. Ad Asamoah verrà chiesto di ripetere la prima parte dello scorso campionato, mentre è quasi un nuovo acquisto il rientro di Simone Pepe. L’unico dubbio riguarda l’affare Giaccherini: 8 milioni da Di Canio vanno valutati, poi sarà Conte a decidere se privarsi o meno di uno dei protagonisti dell’ultima Confederation Cup.

In ogni caso ci siamo. Pronti a partire. Con obiettivi molto chiari.

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Juventini in Nazionale: figli di un Dio minore?

Finisce la Confederation Cup fra le solite vane polemiche. Vane in realtà non lo sono: fanno parlare, fanno vendere, accendono i cuori. Di un Paese che non finisce di stupire, anche se in negativo.

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Terzo posto, in uno di quei tornei che se se lo vinci o lo perdi non cambia moltissimo. Come ha detto bene Chiellini “alla fine è importante aver trascorso un po’ di tempo insieme, perché è così che si cresce“. Pensiero nobile, ma poco afferrabile da chi ha solo voglia di litigare e sputare fango. Preferibilmente contro i soliti.

Vale un motto: non importa che sia vero, l’importante è dare contro al bianconero!

Se solo si fosse chiamato Giaccherini

Negli studi RAI, fra un ballerino e un segato – rispettivamente Zazzaroni e Stramaccioni, la cui rima è molto pericolosa visto che vanno in coppia – si esalta la totale inconsistenza delle opinioni. Si passa perciò dal solito vile attacco a Giaccherini che Zazzaroni sottolinea “non facente parte di nessuna Juve titolare” alla campagna marketing pro El Sharaawy, passando per una boutade su Buffon che Bizzotto scambia sempre per Zoff in telecronaca.

Bonnie e De Sciglio: trova le differenze!

E mentre Bonucci è stato silurato sul Web, De Sciglio acquisisce quasi punti per il rigore sbagliato. Concetti paradossali a cui conviene quanto meno rispondere.

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Partiamo proprio da Bonucci e dalla difesa tutta. Non basta schierare gli uomini juventini per ritrovare la solidità juventina. Idiota chi semplicemente lo pensa. Conte è Conte, Prandelli – col massimo rispetto, e lui sa cosa sto per dire – è Prandelli e la Nazionale non è la Juve. Schemi e meccanismi bianconeri valgono in quell’orologio di tattica costruito da Conte. Barzagli bollito, Bonucci inadeguato, Chiellini scarpone e Buffon pensionato. Umiliazioni di opinionisti col patentino di giornalista: vergogna!

A Zazzaroni, per l’ultima volta, proviamo a rispondere in questo modo. Metta da parte i rosicamenti per il suo tifo nerazzurro. Giaccherini non è titolare nella Juve perché ha davanti gente come Pirlo, Vidal, Marchisio e Pogba. Ma gode della profonda stima di Conte che lo usa quando può, quando serve. E sì che qualche partita l’ha risolta il buon Giak. Fosse milanista o nerazzurro a quest’ora i giudizia sarebbero completamente diversi. Prova ne sia El Sharaawy, incensato di complimenti e vai a capire il perché. Un 2013 da incubo per il faraone che dovrà fare attenzione al suo percorso di crescita. Ma conta la maglia e a Galliani i favori si fanno con piacere.

Buffon: il rispetto arriva dall’estero

Favori che, in modo imbarazzante, non riguardano Buffon. Uno di quelli che il mondo ci invidia. Ieri, finita la gara, all’appello di chi lo ha applaudito fragorosamente mancava solo Papa Bergoglio. E gran parte del tifo italiano. Triste vedere Buffon ai microfoni sentenziare “mi sento umiliato da certe critiche“. Mentre è Prandelli a ristabilire un minimo di serietà: “In Italia si dicono tante fesserie“. Gli uomini veri ormai si contano sulle dita di una mano in questo strano mondo del pallone. E fra questi menzioniamo Bonucci, pronto a tirare il rigore alla faccia di chi lo dava per depresso. Un anno fa la caccia all’uomo, con 3 anni e mezzo di squalifica con un televoto fra i tifosi antijuventini e sostenuto da Palazzi; oggi con quello strano pensiero di mortificarlo per un rigore gettato in tribuna, come Baresi, Baggio, Di Biagio, Albertini, De Rossi, Di Natale e… la lista è lunghissima!

Infortuni: paghiamo sempre noi?

Finiamo con la situazione infortuni. E’ di oggi – e per noi è un sospiro di sollievo – la news che riguarda Balotelli: recuperabile per il Milan nel giro di due/tre settimane. Mentre attendiamo che qualcuno ci indichi lo status di Pirlo e Barzagli e Marchisio. Spremuti pure Giaccherini e Chiellini, ieri Zazzaroni sottolineava la supremazia del Milan nella formazione iniziale di Prandelli. Ed ecco un altro punto su cui la dirigenza juventina dovrà migliorare: occorre rispetto, occorre soprattutto guardare molto in casa bianconera e molto poco in casa azzurra. Come fa Galliani. Come non fa Andrea Agnelli.

Scusate, ma è da un po’ che non riesco a tifare per benino la Nazionale e a certe cose proprio non riesco a non rispondere.

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Tutti sul carro di Giaccherini

In dodici giorni.

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Giaccherini ha zittito tutti i critici (qualcuno anche juventino) in dodici giorni.

Il tempo di  quattro partite in Nazionale e due goal.

Contro Haiti segna l’1-0 dopo 19 secondi entrando nella storia come il più veloce marcatore della Nazionale.

Contro il Messico si inventa un assist no-look per Balotelli che risolve la partita.

Contro il Giappone, sullo 0-2, si carica letteralmente la squadra sulle spalle tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo prima colpendo un palo e poi causando l’autogoal del 2-2. Migliore degli azzurri.

Contro il Brasile segna il bellissimo goal dell’1-1 (primo di un italiano in casa del Brasile) e risulta il migliore degli azzurri.

In dodici giorni sono improvvisamente scomparse lamentele, battute, ironie, volgarità rovesciate da un anno a questa parte su un generosissimo e talentuoso ragazzo che aveva l’unica pecca di essere sistematicamente convocato da Prandelli pur essendo non titolare nella propria squadra (però con davanti Vidal, Pogba, Pirlo e Marchisio), pur provenendo da un passato di C2, pur essendo alto quanto un soldo di cacio.

Di tutto e di più è stato detto ed è stato scritto. Sempre con scherno.

Vittorio Oreggia, il blog Il Portaborse, Hangover, Samuele Olla, Franco Ordine, Bruno Gentili, Ivan Zazzaroni, Alessandro Vocalelli, ecc., ecc.

E perché Giaccherini in Nazionale?

Certo che la nazione Italia va male: siamo il paese dove viene premiato chi non merita, come Giaccherini!

E perché Giaccherini e non Balzaretti che è più bravo, più bello ed è il marito di Eleonora Abbagnato première danseuse dell’Opéra Garnier di Parigi?

Giaccherini trequartista? Scandalo, lesa maestà. Trequartista contro il Brasile ( a marzo). Il ruolo dei grandissimi nei piedi di uno scarsissimo.

E perché Giaccherini e non Diamanti che è un fenomeno?

E perché Giaccherini?

Vocalelli ha la sventura di esprimere il suo disappunto per Giaccherini al posto di Diamanti un attimo prima di Italia-Giappone. A fine partita, con Giaccherini intervistato come migliore in campo, deve fare i complimenti e chiedere al nostro se è Conte o Prandelli che sbaglia. Giak risponde: “Nessuno dei due. Ci sono giocatori più bravi di me ma in questo momento io sto fisicamente e psicologicamente meglio”.

Zazzaroni ha la sventura di commentare negativamente e con cattiveria la prestazione (tra l’altro apprezzata da tutti) del nostro contro il Messico, e di ritrovarsi di fronte Giaccherini, come migliore in campo, dopo la partita col Brasile (giugno). Si ravvia i capelli e miagola: “Non avrei mai pensato che tu potessi giocare da trequartista. A questo punto devo dire che mi sono sbagliato”.

E sì, vi siete sbagliati in parecchi. Andandoci giù anche pesanti.

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Come Samuele Olla che su Fantagazzetta fa una retromarcia clamorosa:

 

“Fare un passo indietro non è reato. Farne due o addirittura tre lo è ancora di meno. Questo blog ha più volte ospitato critiche rivolte alla scelta prandelliana di puntare forte su un giocatore che, per quanto fatto vedere nel corso della stagione calcistica, sarebbe stato difficile immaginare come perno della nazionale italiana. Behniente di più sbagliato.
Giaccherinho si sta rivelando di gran lunga il migliore italiano della Confederation Cup brasiliana, senza se e senza ma. Corre, si impegna, è funzionale al tipo di gioco proposto, segue gli ordini impartiti in sede di preparazione del match, segna contro il Brasile non pago d’essersi fregiato del titolo di italiano autore del gol più veloce in un match della Nazionale (contro Haiti, nell’amichevole pareggiata 2-2 che ha preceduto l’inizio della competizione Fifa).
Dopo i primi infelici 45′ contro il Messico, il tuttofare juventino è salito in cattedra prendendosi numerose rivincite contro coloro i quali hanno sempre criticato la scelta di Prandelli, sottoscritto in primis. È giusto rendere onore ad un giocatore che sta dimostrando sul campo di meritare quel posto, ripagando la fiducia – evidentemente non tanto cieca – rapostagli da Cesare Prandelli. In parole povere, Giaccherini si sta confermando uno da Nazionale.”

E no, ora sul carro non ci salite.

Giaccherini in Nazionale perché è della Juventus?

Buffon prende otto goal in tre partite.

Barzagli non si regge in piedi.

Bonucci e Chiellini si perdono gli avversari.

Pirlo latita.

Marchisio è sulla strada per perdere il posto di titolare.

Almeno Giovinco si è tolto una bella soddisfazione contro il Giappone.

Ma è Giaccherini che brilla di luce propria.

Ora lo conoscono in tutto il mondo.

Giaccherinho.

Grandissimo Giak, ti voglio bene.

Tieni duro, alla prima che sbagli saranno tutti di nuovo a vomitarti fango addosso. Più di prima.

Essere incompetenti di calcio ed essere sconfessati clamorosamente davanti a milioni di lettori e telespettatori, li renderà ancora più cattivi.

Ma la storia ormai l’hai scritta tu.

Loro devono leggere.

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Calciomercato Juve: analisi del centrocampo

Continuiamo la nostra analisi del calciomercato bianconero, alla scoperta dei singoli reparti. Dopo aver trattato la difesa, in questa puntata accendiamo i riflettori sul centrocampo.

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Quattro fenomeni nel centrocampo della Juve

La regia non può essere affidata a un uomo migliore. Andrea Pirlo guiderà le manovre bianconere anche il prossimo anno, in barba ai 34 anni e a una carriera strepitosa. Con lui il terzetto di centrocampo è fra i migliori al mondo, grazie all’apporto di quantità e qualità forniti da Marchisio e Vidal. Nonostante le voci sul numero 8 bianconero, i tre moschettieri rimarranno saldi nel motore juventino, sicuri titolari del prossimo anno di Conte.

Quello che verrà sarà l’anno della consacrazione di un autentico fenomeno come Pogba. A soli 20 anni il francese ha impressionato con la sua immensa classe, tanto da costringere Conte a varare un nuovo modulo che vedeva tutti in campo i centrocampisti centrali bianconeri. Esperimento che potrà essere ripetuto in alcune partite o in alcune fasi della prossima stagione.

Ricambi di lusso

Se i titolari sono le certezze di Conte, anche la panchina garantisce la giusta qualità nei ricambi. Soprattutto in zona centrale dove i vari Giaccherini e Padoin sono stimatissimi da Conte per la serietà e le performance. Converrebbe inoltre capirne di più sul ruolo e le possibilità di Marrone. Il ragazzo ha dimostrato estrema duttilità, con un inquadramento più vicino a un playmaker di difesa. In realtà Marrone nasce come quello che una volta era chiamato centromediano metodista: gran fisico, ottimo senso della posizione, buonissima tecnica. Uno che sa impostare l’azione, ma che non disdegna la lotta fisica.

Dove vai se l’ala non ce l’hai?

Il problema si pone sulle fasce. L’assenza di Pepe ha pesato non poco sull’economia di gioco e Conte si è dovuto affidare quasi unicamente a Lichtsteiner.

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Isla praticamente inusato e quelle poche volte ha combinato poco o nulla. Di lui ricordiamo il famigerato fallo di rigore di schiena contro il Milan. Acquistato per 9,5 milioni di euro per la sola metà del cartellino, la Juve dovrà trovare i giusti argomenti per non rimetterci. O Conte decide di investire sul cileno o è meglio lasciarlo partire. Magari in uno scambio che faccia comodo ai bianconeri.

Problema di permanenza che non si pone per Asamoah. Il ghanese è prezioso. Un po’ perché a sinistra ha giocato una grandissima prima parte di stagione, dove più volte è stato decisivo per la vittoria finale. Un po’ perché è un jolly che Conte può usare in più posizioni: esterno nel 3–5–2 o interno, all’occorrenza. Il calo di forma subito dopo Natale non dovrebbe più ripetersi se lo staff juventino riuscirà a capirne le cause.

Obiettivi e sogni

Per attuare il vecchio 4–2–4, ormai impossibile da applicare alla rosa attuale, servirebbero due esterni di gran lusso. Tanto per intenderci, servirebbero Robben e Ribery. O Nani e Di Maria. E senza guardare in casa d’altri, ripescando nella memoria bianconera, servirebbero due nuovi Nedved e Camoranesi che hanno fatto le fortune di Lippi e Capello.

Esterni abili tecnicamente, molto più propensi alla fase offensiva che a quella difensiva, con particolare enfasi sulle giocate solitarie. Le vecchie ali come non ne esistono più. In realtà, in Italia, solo Cerci si avvicina alle caratteristiche del giocatore che servirebbe a Conte, ma l’affare è complicato: problemi caratteriali, soprattutto una trattativa complessa con gli amici del Torino. La ricerca, inesorabile, prosegue, con Bale perfetto teoricamente, tranne che per la quotazione da capogiro che pende sul suo cartellino. Più abbordabile Nani, pallino di Conte.

Concludendo. La zona centrale del centrocampo è sistemata, servirebbe giusto capire quale sarà il sostituto di Pirlo dalla prossima stagione (sia che Andrea lasci la Juve o prosegua con i bianconeri). Sugli esterni Conte si aspetta il rientro di Pepe unito a un acquisto di valore sulla sinistra. Isla e Padoin rischiano la cessione (per scarsa fiducia il primo, per sovranumero il secondo). In ogni caso niente paura: la lacuna del centrocampista esterno, nel 4–3–3, sarà colmata con l’utilizzo di un attaccante. Ma questa è un’altra analisi.

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Zazzaroni contro Giaccherini: chi butti giù dalla torre?

Siamo un popolo strano, stranissimo. Un giornalista può permettersi di prendere in giro un giocatore, sulla base di una critica che, con quel tono, non lo è più, non lo è mai. Zazzaroni contro Giaccherini: chi butti giù dalla torre?

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La situazione è la seguente. C’è un commissario tecnico, tale Cesare Prandelli, che ritiene Giaccherini una pedina importante del suo sistema di gioco. Vuoi perché di esterni forti italiani ce ne sono pochi, vuoi perché ogni allenatore ha le proprie convinzioni. Vuoi soprattutto per la duttilità mostruosa di un ragazzo che si è sudato tutto ciò che oggi ha o è.

La Juve con Giaccherini ci ha vinto due scudetti e una Supercoppa Italiana. Conte aveva ricordato, con tanto di gesto verso la tribuna dei giornalisti, che quel ragazzo che aveva regalato il passaggio del turno in Coppa Italia si chiamava “G I A C C H E R I N I”. Nello stesso tempo Conte deve scegliere il meglio da mandare in campo, col suo 3–5–2, e allora con Vidal e Marchisio e Pirlo la scelta non si pone nemmeno. Tanto più se a disposizione hai uno come Pogba.

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Zazzaroni critica proprio questo paradosso: panchina nella Juve, titolare in Nazionale?

Chissà cosa penserebbe del ruolino di Podolski. O cosa penserebbe di numerosi altri casi di gente che in Nazionale si trasforma. Guarda De Rossi: scaricato dalla Roma e dai suoi due ultimi allenatori e perno di Prandelli. Ma con Giaccherini il gioco ironico riesce meglio.

A Zazzaroni mi viene da dire che forse la Juve ha gente troppo più forte di Giaccherini da far giocare titolare, una condizione che alla sua Inter manca. A Zazzaroni mi viene da dire che occorre equilibrio e rispetto quando si ha un ruolo di commentatore e di opinionista. A Zazzaroni mi viene da dire: scusi Lei è un giornalista? Fatichiamo a credere più a questa condizione che a Giaccherini titolare.

Questione di prospettive.

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