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Tag: gilardino (pagina 1 di 2)

Genoa-Juventus 0-1 Ci salva Pirlo, in mezzo ai problemi

Cominciamo dal pubblico genoano e dai telecronisti: protestare anche questa sera è veramente da piccoli uomini, inutili, falsi e violenti. Dove per violenza intendiamo le bugie e i pensieri brutti che ogni volta ci vengono quando sentiamo certi commenti e certe strumentalizzazioni. Peggio per loro.

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Peggio per loro perché Pirlo ammutolisce tutti e costringe mezza Italia a un bruciore di stomaco che comincia a mietere vittime. Direttori di quotidiani che perdono le staffe per l’antijuventinismo che trasudano. Conduttrici e conduttori in delirio da gufaggine. E bene Buffon che respinge un rigore, alla faccia dei Pistocchi di turno.

Resta la Juve. Stanca, malconcia, spompata. Ma resta la Juve. Al minuto 89 ci pensa Pirlo, con una parabola malefica, lucifera, devastante. Parabola dalla perfezione celestiale. Parabola che regala ulteriori 3 punti a una Juve che ora si trova a quota 75. Vette raramente esplorate. Pensare che il Milan è 40 punti sotto.

Conte ha veramente poco materiale. Dobbiamo registrare, ancora una volta, le parole di inizio anno, quando si arrabbiò per le cessioni di Giaccherini e di Matri. Capiamo ancora una volta la ragione di quello sfogo: panchina corta, troppo corta, e ai primi acciacchi la Juve sembra scricchiolare.

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Barzagli alza bandiera bianca prima del fischio di inizio. Speriamo in nulla di grave per giovedì sera. Chiellini stringe i denti, Bonucci accenna a un problema a un ginocchio solo sul finire di gara. Mentre il centrocampo è piegato in due dalla fatica. E Marchisio rientra forse domenica sera, quando sarà squalificato il francesino.

Poco da dire. Osvaldo incide poco, segnerebbe pure due gol, ma vengono entrambi annullati. Sul secondo, nessun dubbio: tutto regolare, in barba a chi intanto gridava “buffone” a un arbitro che poco prima aveva graziato Gilardino da un sacrosanto rosso. Mentre Llorente perde troppi palloni e non riesce a rendersi mai pericoloso.

Attendiamo come il messia il rientro di Tevez. Giovedì sera servirà ben altra gamba e ben altra lucidità. Siamo a metà marzo e la squadra sta soffrendo, come mai accaduto, a livello fisico. In avanti si fa più fatica a trovare il gol, ed ecco le ultime prove opache risolte sempre da un centrocampista, sempre da una magia.

P.S.

La ricerca spasmodica dell’episodio di segno contrario, anche un fallo laterale invertito, non fa che accrescere il valore di Antonio Conte e il suo lavoro magnifico. Mano in area Genoa: non è rigore. Ribaltamento dell’azione e stessa mano di Vidal: è rigore. E se De Sanctis si fosse tradito con quel #ersistema?!

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Oggettività cercasi, supermoviola montasi

Capitolo Tevez. Primo paragrafo: è mano. Secondo paragrafo: anzi, no, è fuorigioco. Terzo paragrafo: è fuorigioco netto, è scandalo. Quarto paragrafo: è fuorigioco di mezza figura.

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Né nell’introduzione né nei saluti di chiusura vi è traccia, nel libro che racconta Torino-Juventus, del fallo killer di Immobile su Tevez. Si prende e si mostra solo quello che fa più comodo.

E già all’inizio del campionato si parla di torneo falsato. Solito vizio italiano.

Dalle supermoviole scompaiono intanto alcuni episodi. Per esempio quello segnalato dalla Gazzetta:

Su bella palla filtrante di Fetfatzidis, Gilardino si proietta in area, solo davanti a Reina, e viene agganciato da Cannavaro. Ci sarebbero rigore per il Genoa ed espulsione del difensore del Napoli, ma l’arbitro Damato non decide nulla di tutto ciò, perché l’assistente Longo sbandiera il fuorigioco del centravanti rossoblù. In realtà i replay dimostrano che, nel momento in cui il greco Fetfatzidis tocca il pallone, «Gila» è in linea.

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Ma vale solo quello della Juve, di episodio. Va bene così. Vuol dire che ci siamo. Ci siamo sempre.

L’unico neo è il comunicato ufficiale della Juve sulle condizioni di Tevez:

Durante il primo tempo della partita contro il Torino, Carlos Tevez ha riportato un forte trauma, con ferita lacero contusa, alla caviglia destra. Le sue condizioni saranno valutate nelle prossime ore, ma la sua disponibilità per la partita di mercoledì contro il Galatasaray è a forte rischio.

[Via Juventus.com]

Speriamo per il meglio.

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Marotta vende Quagliarella. Conte blocca Quagliarella. E’ blackout?

C’è qualcosa che non va in casa Juve. Qualcosa di eccessivamente grave che in parte conferma lo sfogo di Conte nella conferenza stampa di qualche giorno fa.

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Il punto è il seguente: Conte viene costantemente interpellato sul mercato juventino? Con quello che è accaduto questa sera (2 settembre 2013, ndr) pensiamo di no, almeno non sempre.

Riepiloghiamo e poi ragioniamo.

Nell’ultimo giorno di mercato Marotta ha tentato di prendere Gilardino (col quale c’era l’accordo per un ingaggio da 1,8 milioni di euro) vendendo Quagliarella alla Roma (che aveva offerto 1 milione di euro di più della Lazio). Borriello sarebbe passato al Genoa. Tutto pronto per il botto finale, ma a venti minuti alle 22 è arrivata la telefonata che ha stroncato tutto. Antonio Conte ha telefonato a Marotta vietandogli la vendita di Quagliarella. “Se dobbiamo prendere Gilardino, meglio tenersi Fabio”. La fonte è sicura.

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E allora tutto viene ribaltato. Marotta che combina? Chi ha l’ultima parola sulle trattative? Marotta o Conte? A noi la risposta parrebbe ovvia: ce l’ha Conte. Invece così non è. Come fa Marotta a prendersi la libertà di vendere Matri al Milan senza l’ok di Conte? Stesso discorso su Giaccherini.

Posto, ancora, che i sacrifici dovevano essere fatti, è stato chiesto un consiglio a Conte? Il tecnico leccese, non è un mistero, avrebbe tenuto più volentieri Matri e avrebbe avallato la cessione di Quagliarella. Marotta ha fatto l’opposto, per di più cedendolo ai nemici milanisti. A Conte quest’operazione e questa destinazione non è andata giù. Piuttosto avrebbe ancora preferito un esterno di fascia mancina, ma Marotta non è riuscito a piazzare De Ceglie e Peluso, né prendere Kolarov e Zuniga. Bene Tevez, bene Llorente, ma i casi di dissidio interno continuano e aumentano pericolosamente.

Il blackout rischia serie ripercussioni nei prossimi anni e noi non abbiamo il minimo dubbio su chi buttare giù dalla torre, qualora dovessimo arrivare a tanto. Lo sfogo di Conte in conferenza è apparso chiaro e ancora più chiaro appare stasera: troppa distanza fra quello che vuole Conte e quello che combina Marotta.

La soluzione sarebbe semplicissima: Marotta dovrebbe limitarsi ad amministrare, il mercato lo lasci fare a Conte sul piano delle scelte e dei nomi. Più manager, come fanno in Inghilterra, magari facendo crescere gente come Nedved che ha idee molto precise su come la Juve deve intervenire in sede di trattative.

In attesa di capire di più su cosa succederà in casa bianconera, forza Juve e #SempreConte.

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Calciomercato LIVE: la Juve e le altre nell’ultimo giorno di trattative

Seguiamo insieme la serata caldissima che alle 23 decreterà la fine del calciomercato estivo 2013. Protagoniste le piccole che tenteranno di rinforzarsi e le grandi che cercheranno gli ultimi colpi.

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23:00 – Finito. Il calciomercato estivo 2013 è terminato senza colpi da parte delle grandi.

21:52 – E’ ufficiale: Conte ha chiamato Marotta per bloccare il passaggio di Quagliarella ad altre squadre.

21:39 – Una voce da Torino: Conte ha bloccato la partenza di Quagliarella.

21:36 – Serata molto fiacca. O tutto si scatena negli ultimi 60 minuti o davvero è stato fatto tutto prima dell’ultimo giorno.

21:13 – La Juve tenta l’accordo col Bari per il prestito del giovane Beltrame. In tal caso Cellino rimarrebbe col cerino in mano.

21:10 – Dichiarazione di Beppe Bozzo: “L’accordo è molto complicato, ci sono troppe teste da mettere d’accordo. Però ci proveremo fino alle 22:30″. Per la cronaca, assiste sia Gilardino sia Quagliarella.

21:02 – Segnali negativi per il passaggio di Quagliarella alla Roma: non c’è accordo fra giocatore e società. E allora niente Gilardino alla Juve.

20:58 – Ausilio decreta chiuso il mercato dell’Inter. Per la Juve vuol dire che Isla non si muoverà da Torino.

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20:42 – La Lazio prova l’assalto per Matavz: si complica la pista che porta a Quagliarella.

20:39 – Non c’è intesa fra Quagliarella e la Roma, la squadra che l’attaccante avrebbe scelto.

20:01 – Il giovane difensore Kempf non arriverà a Torino. Il motivo è che il ragazzo non si sente pronto per un’avventura all’estero.

19:52 – Il WBA tenta l’extremis per Quagliarella: 5 milioni di euro. Verranno rifiutati, anche perché filtrano news sull’offerta giallorossa: 8 milioni di euro.

19:49 – Nainggolan pone fine alle trattative con un tweet: “C’erano interessamenti concreti, ma rimango al Cagliari”.

19:48 – Intercettato da alcuni microfoni, Marotta ha commentato freddo “Su Gila ancora non c’è accordo”.

19:34 – Ancora Cellino, ancora la secca smentita su trattative riguardanti Astori e Nainggolan.

19:30 – Arriva l’ufficialità di Kozac: dalla Lazio all’Aston Villa. Ulteriore conferma dell’interesse per Quagliarella.

19:25 – Consegnate le offerte alla Juve per Quagliarella: è derby Lazio-Roma. La Juve intanto tenta l’accordo per Gilardino.

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A 4 ore: Gilardino probabile, si accelera su Quagliarella

Ha parlato Claudio Pasqualin, uno dei veterani del calciomercato. Non solo. Ha parlato pure Marotta: “Non c’è ancora accordo”. Chissà perché negli ultimi minuti il lavoro viene accelerato. E nella fretta, si sa, la lucidità viene meno.

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Finiti i tempi in cui Moggi fingeva di chiudere le trattative minuti prima del gong. Memorabile l’accordo per Ibrahimovic fatto a marzo e annunciato solo a settembre, con Cannavaro.

Torniamo sul caso Gilardino.

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Conte non è convinto di Quagliarella. Non tanto per le proprietà tecniche, ma per la psicologia dell’attaccante di Castellamare non così soddisfatto di fare tanta panchina. Uno così è meglio lasciarlo partire, piuttosto che tenersi in casa una bomba a orologeria.

Rinunciare a Quagliarella per prendere un bomber affidabile che dovrebbe accettare di buon grado la panchina. Un vice Llorente, molto più di Quagliarella nelle caratteristiche di gioco. Attendiamo novità sulle idee di Gilardino.

Intanto la Lazio ha steccato l’acquisto di Yilmaz. Ceduto Kozak e Rozzi, ecco che Quagliarella è una necessità. L’offerta di 7 milioni di euro non è stata confermata, ma dovesse arrivare Marotta accetterà. Chissà perché siamo sempre noi a fare sconti agli altri. Mai a noi, vedi la trattativa impossibile per Nainggolan (base d’asta 17 milioni di euro: una follia).

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Giro di prestiti: Gilardino alla Juve, Quagliarella alla Roma, Borriello al Genoa?

Juventino, di famiglia juventina, superati i 30 anni Alberto Gilardino rischia di coronare un sogno. Di sicuro quello di suo padre, grande tifoso bianconero. Non si sa bene se il suo. Perché a una simile età, con l’ipotesi chiara di fare panchina dietro ai titolari e ai papabili titolari, forse proprio di sogno non si tratta.

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Che sia un caso reale o montato dai media, lo scopriremo solo vivendo e in particolare entro stasera.

Gilardino in prestito alla Juve, Borriello che torna al Genoa e Quagliarella che finisce alla Roma. A guadagnarci sarà la Roma, muovendoci nel campo di tale possibilità. Soprattutto alla luce del grande lavoro che Garcia sta compiendo nella capitale.

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Quale potrebbe essere il vantaggio della Juve? Cominciamo dal più banale e forse inutile: alleggerimento di bilancio e di spogliatoio. Che Quagliarella non sia al settimo cielo è palese, per cui va bene liberarsi di una pedina che potrebbe andare in escandescenza. E poi c’è la questione ingaggio: nettamente a favore dell’Alberto.

L’altro vantaggio sarebbe quello di avere un attaccante d’area, in alternativa a Llorente. Un bomber, uno che il gol lo conosce e che potrebbe sfruttare le famose palle sporche, i cross (pochi e mal fatti fino ad adesso). Praticamente una specie di Matri, con meno movimento.

O più semplicemente, posto che Alberto accetti, il vantaggio sarebbe quello di avere un attaccante affidabile quando le cose vanno male. Certo che se fosse questa la mossa di conclusione del mercato, un po’ di bocche storte sarebbero legittime.

Più che di un attaccante, serve come il pane un esterno d’attacco come Dio comandi. Serve, servirebbe. Mah!

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Tutti concentrati per Bologna?

Juve in treno, un treno che potrebbe portarci davvero lontano. Un treno carico di ricordi, carico di aspettative, carico di agonismo e qualità. Guida Antonio Conte, o come lo chiamano in molti AntonioConteCapitano. E adesso c’è il Bologna.

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Squadra in forma, grande allenatore. I rossoblu hanno già fatto malissimo a Stramaccioni e l’anno scorso ci procurarono non pochi disastri a livello di punti persi. Da Diamanti a Gabbiadini, passando per un Gilardino che comunque dovrebbe esserci. Un Taider che la Juve ha forse mollato con troppa facilità e una buona difesa.

Non ci prendiamo in giro: l’unico dubbio riguarda la Juve. Nel senso che se la Juve fa la Juve non esiste Bologna o Chelsea in grado di resistere e quindi il lavoro che dovrà fare Conte è solo psicologico. Le gambe girano e a sentire molti esperti gireranno ancora più veloce da qui a fine anno. La testa sembra invece rivolta alla Champions.

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Abbiamo un bel vantaggio sulla seconda e sulla terza, ma non dobbiamo sederci né rilassarci. Il migliore messaggio per tutti è quello di spingere ancora di più sull’acceleratore. Spingere, spingere sul piano del gioco, della qualità, incrementando gli ottimi numeri stagionali.

Ore 20:45, Conte fermerà il treno al Dall’Ara. Obiettivo: +12 temporaneo.

P.S.

In attesa di leggere la formazione ufficiale, mi piacerebbe non rischiare qualche diffidato per la partita contro i prescritti.

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Juventus-Bologna 2-1 Dolcetto e niente scherzetto

Nella notte delle streghe la Juve si ricorda dei fotomontaggi regalati ai tifosi e decide di per una notte horror. In realtà è una notte dolcissima e pienamente meritata. E  ci risiamo: la Juve costruisce, domina, schiaccia l’avversario, ma non chiude la gara. Inversione di tendenza rispetto all’avvio di stagione, eppure l’attacco stavolta colpisce.

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Il turnover di Conte non intacca minimamente la manovra. Le bugie non si dicono e invece i giornali le praticano raccontando un match che non è mai avvenuto. Bonucci e Pirlo un gradino sopra gli altri per qualità tecniche in fase di impostazione, Giaccherini e Pogba superlativi, attacco soddisfacente per molti punti di vista. Il lavoro del tecnico leccese è semplicemente mostruoso se cambiando metà squadra il tasso di qualità non si deteriora. Soprattutto nel primo tempo la porta inquadrata dalle telecamere è soltanto una: quella del Bologna, ma la palla non vuole entrare.

La Juve è ben attrezzata dal punto di vista fisico e ha acquisito la giusta saggezza nella gestione della gara. A fine primo tempo si concede 10 minuti di pausa nei quali però il Bologna è costretto a un possesso palla sterile.

Ci scappa pure il gol, ma l’arbitro annulla: motivo ignoto visto che Pogba non fa assolutamente fallo e accanto a lui la moviola non segnala nulla di illecito. Contrariamente a quanto accade a parti invertite dove Gilardino mette una mano in faccia a Barzagli pronto al rinvio e forse tocca pure con la mano: fischio quindi che arriva prima del gol maledetto di Gabbiadini.

La Juve non soffre e regala sprazzi di calcio bello a vedersi. Giaccherini si fionda sempre negli spazi aperti da Bendtner, Quagliarella opera discretamente bene da seconda punta ma non ha la visione né la regia di Giovinco o Vucinic, mentre Pogba è semplicemente fantastico dalla trequarti in su. E’ il francesino l’attaccante più pericoloso: un colpo di testa di poco a lato, un gol annullato e un tiro di sinistro (Pogba è destro) che si infrange sul palo dopo un tocco morbidissimo e di elevata classe. Che giocatore, che campioncino. Gestisce la palla come un veterano e nonostante il fisico imponente è di una agilità elegante ed efficace.

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Bene Isla che sta trovando il giusto ritmo: non dispiacciono le sue scorribande anche se si vede che ogni tanto fatica e boccheggia. Stare fuori così a lungo dopo il grave incidente non permette un recupero lampo, ma i progressi si notano. Buoni alcuni palloni scaraventati al centro e bene in fase di non possesso. Viceversa, malissimo De Ceglie che spreca probabilmente l’ultima chance che Conte gli concederà da qui a Natale. A rischio la sua presenza in rosa perché è al terzo errore gravissimo e stavolta poteva davvero condizionare il cammino della Juve in campionato. Più per la mazzata psicologica che a livello di classifica. Spinge poco e male e non gode della fiducia dei compagni che dopo la mezz’ora non lo cercano più. Emblematiche alcune frenate di Pirlo e Giaccherini che hanno preferito tornare a destra dopo un cambio di gioco. Serve un vice Asamoah all’altezza.

Il gol arriva da un’invenzione di Pogba. Tocco morbidissimo da numero 10 per un ficcante Giaccherini. Il movimento è quello preferito da Conte: un andare in verticale senza palla sapendo che il centrocampo tanto lo trova e infatti Pogba lo trova con precisione millimetrica, in mezzo all’area c’è un Quagliarella solissimo che appoggia in rete facile facile. Sembra tutto chiuso e infatti la Juve prova a sedare i ritmi. Pirlo amministra, Giaccherini e Pogba lo aiutano in fase di costruzione, Bendtner si muove tanto e permette alla squadra di respirare andando a prendere palla fino a centrocampo, ma poi De Ceglie… decide di regalare allo stadio brividi gelidi. Insensata la scelta di disimpegnare in quel modo, in quel momento. Cosa gli sarà passato per la testa? Quei colpi può permetterseli solo Pirlo e certo sempre verso l’esterno del campo, non al limite dell’aria dove si trovano avversari famelici. Taider trova il jolly della sua carriera e Buffon alza gli occhi al cielo.

Alessio/Conte decidono di vincere la partita. Dentro Vucinic, Giovinco e Asamoah e cambio di modulo come ampiamente preannunciato dai tifosi: 4-3-3, trazione anteriore, con una boa in mezzo all’attacco (Bendtner) e due esterni molto pratici come Vucinic (a destra) e Giovinco (a sinistra). Un vecchio allenatore diceva che con le ali forti si vincono le partite e infatti…

La Juve preme, ma Agliardi non crolla. Ci provano un po’ tutti: Vucinic-parato, Giovinco-fuori, Giaccherini-fuori, Bendtner-a lato, fino a quando al minuto 92 Giovinco si libera del suo avversario sulla sinistra e morbidamente scaraventa al centro dove Pogba si inginocchia e deposita in rete.

E’ il giusto tributo per un campioncino che impressiona per il tasso tecnico imposto alle sue partite e il vizio del gol comincia a diventare un pregio che solitamente è solo dei grandi centrocampisti. Le parole di Alessio a fine partita dimostrano solo che la Juve ha visto giusto: “Dopo 20 minuti è diventato lezioso e invece deve essere più concreto”. Non credetegli: più concreto di così proprio non si può. 7 tiri in porta, un assist favoloso per Giaccherini, un palo, un gol annullato e la rete che decide il match. Paul Gol Pogba!

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Sesta di campionato: rigori che non lo erano, proteste che non lo sono mai

Tutti affidati alle strategie di Zeman. Tutta l’Italia antijuventina unita in un solo nome. Sembrava la Nazionale ieri allo Juventus Stadium, con circa 30 milioni di tifosi sparsi in tutta la penisola. La Juve è abituata a tutto questo e forse si esalta pure. Così Zeman è stato asfaltato e oggi restava solo da capire se Lazio e Napoli riuscivano a rispondere.

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Non protesta mai Mazzarri, ma in fondo qui doveva capire che l’arbitro ha aiutato il suo Napoli: si sa che con un uomo in più i partenopei vanno in difficoltà. Il rosso poi arriverà uguale, su un fallo fuori area che Tagliavento trasforma però in un rigore che può pesare davvero tanto ai fini della Champions. Una Sampdoria defraudata di un più corretto pareggio e forse anche qualcosa di più. Ci immaginiamo già le moviole in azione per sottolineare il furto e i toni dei giornali di domani. Toni che non saranno mai casti e pii come quelli di  Mazzarri. Giustamente Ciro Ferrara ha fatto notare come certi atteggiamenti sono davvero indisponenti, ma Mazzarri è uno che non protesta mai. Tanto a lui le squalifiche le tolgono o le ammorbidiscono. A Walter comunque suggeriamo di non lamentarsi: dalla tribuna si vedono meglio certe gare e anzi andare in panchina alle volte è un deficit. Parole e musica di Dossena (costretto a emigrare in Africa per trovare una panchina) e di Boniek (che la panchina ha avuto l’onestà di abbandonarla). Curiosa la scelta tattica del Napoli: il vecchio metodo kick and run. Ma non dite a Conte che è stato Mazzarri a inventare il 3-5-2…

A Ciro Ferrara i nostri migliori auguri. Questa Samp è semplicemente magnifica. Pressa e corre, molto organizzata, con uno schema tattico molto particolare. Occhio a Obiang, un vero fenomeno: più di Poli io porterei a Torino proprio lo spagnolo che già Marotta e Paratici portarono alla Samp. Certo le assenze si sono fatte sentire: con Maxi Lopez in avanti gara in discesa. Punizione troppo severa… come punizione doveva essere per il Napoli e invece è stato rigore.

Il Torino vola. Grazie a un superallenatore, uno dei più preparati che non ha mai avuto la possibilità di arrivare in una grande e misurarsi col calcio che conta. Va e comincia ad avvicinarsi al derby. Sarà una bella sfida.

Esagerato il Bologna con un Gilardino tornato a ritmi interessanti. Così come esagerato è il Palermo che immediatamente dopo l’abbandono (nei fatti) di Zamparini sfodera una partita pazzesca. Tripletta di Miccoli e un 4-1 che sa di rinascita. La piazza rosanero merita una squadra all’altezza, non certo le folli scelte di Zamparini.

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Esauriti i dettami tattici di Zeman, il Pescara comincia a macinare gioco e risultati. Spazza via un Cagliari vittima della follia di Cellino che ha reso la squadra priva di uno schermo di serenità fondamentale per rimanere in Serie A.

Bene la Lazio che trova il primo gol di Ederson. Chissà quanto durerà.

Partita noiosa fra Udinese e Genoa: che succede in Friuli? Non sempre cedendo si può rimpiazzare con pari qualità. Fuori Isla e Asamoah, Cuadrado & Co. non si poteva pensare di ripetere lo scorso campionato. Con un Di Natale che continua ad aumentare gli anni anagrafici.

Segna il Faraone, segna pure facilmente l’avversario. Boateng dovrà prima o poi decidere: notte di fuoco con la bella Satta o gli scatti in campo? Mentre vedere rosicare Suma che chiede spiegazioni su Pirlo (basta la punizione e la partita di ieri sera?) e De Jong agire da vice Pirlo è una goduria pari solo ai risultati di un Milan che dovrà faticare e non poco per entrare nella prossima Europa. E non certo quella con la musichetta bella.

In serata Stramaccioni (sopravvalutato) sfiderà Montella (sottovalutato). Siamo in Italia e perciò può accadere di tutto. Resta da capire se la Viola ha sciupato il jolly della partita perfetta contro la Juve raccogliendo solo un pareggio a reti bianche. E’ probabile infatti che i bianconeri abbiano consegnato ai nerazzurri una formazione stanca.

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L’Osservatore Bianconero: la terza giornata di Serie A

Accade di tutto. E ciò che sembra vero una domenica, non lo è più la domenica successiva. Un’altalena di emozioni, ma solo per qualche squadra sono sempre le stesse e positive. Per altre cambiano.

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Prendete i romanisti. La squadra giallorossa cantava sogni di scudetto già alla fine del primo tempo. Col calcio zemaniano la Roma si ritrovava a +2 sul Bologna di Pioli. Due gol sopra, almeno tre livelli sopra per quanto riguarda il controllo della gara e la capacità di farne ancora di reti. Ma tutti dimenticano Zeman, un mago dalla trequarti in su, semplicemente uno dei più mediocri allenatori per l’organizzazione di squadra. E capita allora che Gilardino viva il suo momento di gloria con una clamorosa doppietta gentilmente fornita dalla difesa giallorossa e che Diamanti sigli il gol del momentaneo pareggio. Un cappotto difficile da digerire e stavolta non ci si può attaccare a Zeman e a qualche complotto. Immaginare Petrucci, già vicePresidente della Roma, organizzare un blitz per impedire ai giallorossi di vincere è oltremodo ridicolo. Forse Zeman dovrebbe pensare più ad allenare e ad aprir bocca solo per sistemare meglio la retroguardia, l’attacco va bene così. Roma ferma, bloccata a quota 4 punti, che ha già sperimentato i tre risultati possibili in un campo di calcio. Fa solo paura negli scontri diretti, ma nell’arco di un anno non sembra rappresentare una concorrenza da temere.

Poi ci sono le milanesi. Un pugno a testa, uno schiaffo per uno, una volta io, una volta tu. Cascano i prescritti per mano del maestro Zeman, mentre Pazzini sigla tre gol buoni per il fantacalcio. Poi risegna Cassano epperò si blocca il Milan per mano di una Atalanta concreta sì, ma non in una condizione straripante. Una sta cercando la quadratura, anche se è costretta ad arginare le idee tattiche di Ventura, proprio come una provinciale nonostante questo non sia una bestemmia né un dispetto linguistico. Evidentemente serve intelligenza pure per capire i complimenti che arrivano dall’esterno. Pazienza! L’altra sta cercando di capire che toppe usare per tranquillizzare i tifosi e per dare una scossa a un gruppo privo di leader, a esclusione di Ambrosini che però si avvicina ai 40 anni e trascinare la truppa diventa dura. Abbiamo sempre sostenuto la mediocrità di Allegri in panchina e riteniamo che un allenatore lo si veda proprio nei momenti di difficoltà, quando deve tirar fuori il massimo dal materiale umano che si ritrova. Lo ha fatto Conte ovunque è andato, a parte la parentesi Atalanta, e continua a farlo Conte con le intuizioni (leggi Asamoah). Gli altri che fanno? Ti piaceva vincere facile? Ora ti piacerà meno veder vincere facile.

La sorpresa arriva dalla Sampdoria di Ferrara. Banale sottolineare i 9 punti in classifica (meno uno di bonus, valli a capire quelli della FIGC), più appropriato parlare dei meriti di un tecnico che a Torino ha solamente sbagliato i tempi per dire sì. Tanti giovani, con un portiere divertente da vedere, un attaccante vero come Maxi Lopez, e un 4-3-3 che è tutto da ammirare. Occhio a quel centrocampista di colore così bravo nell’interdizione quanto nella costruzione, e occhio al promesso sposo Poli che sta disputando un inizio di torneo non male.

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Se la Roma arranca, la Lazio vola. Anche qui, ci prendiamo un piccolo merito, se merito si può considerare: le critiche a Lotito non le abbiamo mai capite. Prende la Società Lazio in una condizione spaventosa, a livello di gestione umana ed economica, la porta a vincere in Italia quando vincere era proibito (leggi postCalciopoli) e continua a sfornare ottimi campionati senza investimento alcuno. Alzi la mano chi conosceva Petkovic: complimenti allo staff biancoceleste. Non sappiamo dove possa arrivare questa Lazio, ma la concretezza degli 11 che vanno in campo è davvero strabiliante. Senza considerare che Klose non ha ancora acceso il motore. Da tenere d’occhio per la zona Champions solo se non soffrirà l’impegno europeo.

Discorso analogo per il Napoli per il quale vale un concetto in più: l’atteggiamento di Mazzarri, tanto arrogante quanto comunque positivo per il gruppo. E con questo entusiasmo si può andare lontano. Come per la Juve, bisogna aspettare il girone europeo per capire quanto i carichi settimanali appesantiscano l’una o l’altra avversaria. Ci piacerebbe non ascoltare più le ridicole prestazioni al microfono di Mazzarri e De Laurentiis e sentirli parlare di calcio, ma è come chiedere la Luna. E allora vinca il migliore. Magari converrà dare credito anche alle proteste di Leonardi e Donadoni, o vale solo per la Juve?

Bene la Fiorentina di Montella. In Italia ci rimbambiscono con una finta esaltazione di Zeman e di chi per esso, quando invece i tecnici più giovani andrebbero sottolineati e premiati anche mediaticamente. Pioli per esempio, ma certamente Montella. L’aeroplanino sta sorprendendo tutti. Preparatissimo sul piano tattico e forse la cura (???) Capello lo ha plasmato anche nel carattere: tiene il gruppo come un condottiero. Arriverà lontano e se la Fiorentina facesse un intelligente mercato di riparazione a gennaio, allora per le zone alte se la dovranno vedere pure con la Viola. Come per il Napoli, conviene però tenere a freno i due fratelli Della Valle: lascino la politica fuori dal loro progetto Viola, e parlino di calcio.

La parte destra della classifica vede sorprese positive e negative. Fra queste ultime una conferma: il Palermo di Zamparini. Abbiamo terminato gli aggettivi, dai più ironici ai più rissosi, e sinceramente abbiamo poco da commentare. Sannino ha pagato a carissimo prezzo la leggerezza di aver accettato una piazza come Palermo. Una piazza che merita ben altro trattamento da parte di Zamparini. Non servono gli arabi, servono giusto un paio di idee. Auguri a Gasperini che fra qualche settimana potrà godersi uno stipendio pagato senza bisogno di lavorare.

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