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Tag: giraudo (pagina 1 di 2)

Tutto come nel 2006, tranne che…

E’ tutto come nel 2006. Le lancette dell’orologio sono state spostate indietro velocemente e si è tornati al periodo pre-Farsopoli.

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L’elezione di Beretta in sé non è scandalosa, il problema è chi Beretta si trascina dietro. Quel Galliani vice-presidente per esempio è davvero imbarazzante: e il conflitto di interessi? Tornano in mente le parole di Conte e soprattutto vien da chiedersi il motivo per cui quella condanna così lieve non vale per il nuovo vice-presidente. La condanna cui mi riferisco è relativa a Calciopoli. Quelle telefonate non valgono più? Sono state dimenticate?

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Beretta rieletto come Abete. Qui il giochino funziona ancora meglio: la Juve è prona a questo sistema marcio avendo votato proprio Abete. E si torna al periodo pre-Farsopoli con un problema in più: non abbiamo più Moggi a difenderci, non c’è più Giraudo a progettare il nuovo stadio e il nuovo piano industriale.

Tutto è nelle mani di Conte al quale auguriamo tanta pace per lavorare sul campo.

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Assolto Giraudo, ma condannato

Tranquilli, il titolo è presto spiegato. La sentenza del rito abbreviato ha sentenziato che Giraudo viene condannato per 1 anno e 8 mesi per frode sportiva e reato associativo. E fin qui tutto bene, tranne che la lettura di questa sentenza è davvero un pezzo di bravura in questa Italia. Bravura che nemmeno Asimov o Greg Bear hanno mai mostrato. Con calma, preparatevi una tazza di the caldo e mettetevi comodi.

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Primo appunto. Su Rodomonti ci sarebbe da segnare tutta una serie di paragrafi col pennarello rosso in quanto sparisce la logica. Rodomonti, ex arbitro, non è imputato nel processo che oggi ha partorito questa fanta-sentenza. Era imputato in Calciopoli dove però è stato assolto. E su Rodomonti esistono diverse telefonate, scoperte solo dalle difese, che mostrano tutto tranne la fantomatica associazione imputata a Giraudo. Assolto in Calciopoli, nemmeno giudicato in questo rito abbreviato, prove non conteggiate epperò facente parte della Cupola?

Andiamo avanti. Lanese e Pieri e Dondarini, praticamente il presidente dell’AIA e due arbitri, sono stati assolti. Anche qui la domanda sorge spontanea: ma chi si è mosso per favorire la Juve? Giraudo con…? Con Moggi lo sappiamo, ma chi era in combutta con questi due se tutti vengono sistematicamente assolti?

Ha dell’incredibile quella che è a tutti gli effetti una accusa del PG di questo strazio di processo che indicando gli avvocati difensori rimprovera il fatto… rullo di tamburi… di aver prodotto prove portate in aula allo scopo di suscitare un “effetto teatrale”. Le prove in questione sono le famose telefonate finalmente ritrovate e che mostrano un quadro di Calciopoli sempre più vicino a Farsopoli, con ben altri protagonisti a delinquere, non di marca bianconera PIACCIA O NON PIACCIA. Ma che Giustizia è quella in cui si difende viene addirittura rimproverato da chi dovrebbe far rispettare la Legge?

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Un piccolo assaggio di cosa accadrà dopo ce lo concede un nostro amico: partiranno denunce penali per le trascrizioni che invece l’accusa ha portato in aula un po’ monche o addirittura artatamente tagliate proprio per incastrare qualche individuo e scagionare qualche altro individuo che invece andava processato.

Pieri è stato assolto, ma perché? In sostanza, anche se non è andata giù al PG, si è mostrata una telefonata di una evidenza lapalissiana: dopo il match fra Juve e Bologna quel diavolaccio di Bergamo telefona all’arbitro Pieri per rimproverarlo. Già, il cuore rossonero di Bergamo non poteva sopportare che Pieri avesse assegnato una punizione alla Juve poi risultata decisiva. E’ un tipico atteggiamento di un affiliato alla Cupola di Giraudo e Moggi? Assolutamente no e infatti Pieri assolto, ma… Giraudo condannato. E sempre in questo caso il PG se ne sbatte della sentenza della Casoria in Calciopoli che ha già cancellato la farsa delle ammonizioni preventive, cioè la motivazione per cui Giraudo viene condannato per frode sportiva. Chi trova un collegamento in questo vortice di pazzia?

Intanto in assoluta anteprima siamo in grado di mostrarvi la foto della Camera di Consiglio che ha partorito quest’ennesimo aborto:

 

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Vittime o colpevoli?

La famosa triade Giraudo-Moggi-Bettega ha rappresentato il team di dirigenti più preparati del calcio moderno, e non a caso Umberto Agnelli li aveva messi al timone della Juventus non solo per far ritornare la Vecchia Signora a quelle vittorie che mancavano ormai da dieci anni, ma anche e soprattutto perchè nel momento in cui suo figlio ne avesse assunto la guida, avrebbe consentito ad Andrea di poterla gestire con tranquillità. Dopo la morte di Umberto Giraudo inizia a preparare il terreno per l’ingresso di Andrea, perchè avere un Agnelli al vertice della società è importante: Andrea ha il cognome della casa, è tifoso della Juve, ha fatto ottimi studi, ed è la persona giusta per dare continuità alla dinastia che ha sempre legato il proprio nome a quello della Juve.

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Le prime mosse di Giraudo sono caute perchè sa che l’ascesa del giovane rampollo di casa Agnelli potrebbe provocare non poche invidie nel ramo della famiglia,q uindi programma insieme a Moggi il suo inserimento graduale nelle società fino ad assumerne ruoli fondamentali nel 2006.

La figura di Andrea così può crescere moltissimo grazie alla Juventus e grazie alla oculata gestione di Giraudo e Moggi capaci di gestire la squadra senza chiedere nulla agli azionisti Fiat garantendo così ad Andrea di poter avere tutti i meriti pronti a fargli da scudo in caso di avversità.

Una Juve così, vincente, porterà insomma il giovane Agnelli a diventare simbolo di successo e idolo di tutta la tifoseria Juventina, un’idea perfetta che purtroppo a qualcuno non piace, qualcuno che naviga internamente che come la intuisce inizia a muoversi per ostacolarla.

La morte di Umberto crea il vuoto, e tanti tasselli ora all’interno della società sono da riempire.

La decisione era stata già presa, bisognava portare avanti il nome di John Elkan, puntare su di lui, e qualunque ostacolo si fosse presentato sulla via di questo progetto, qualunque, doveva essere abbattuto senza scrupoli.

L’entrata in scena di Andrea, un Agnelli, può diventare dunque un ostacolo al progetto, anche se si tratta solo di calcio, ma siamo sicuri che poi sarebbe solo calcio? Bisogna impedire dunque che la popolarità che la Juventus potrebbe dare ad Andrea lo proietti anche verso ruoli importanti in ambito Fiat, facendolo diventare un potenziale concorrente di John per l’ascesa al trono. Bisogna quindi eliminare i due uomini che hanno pensato ad Andrea come uomo Juve-Fiat per bloccarne l’ascesa: Giraudo e Moggi.

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Ma come fare? Il modo c’è ,ed è qui che entrano in scena una miriade di personaggi che saranno attori protagonisti e non di una delle farse più grandi che il nostro paese abbia mai visto: il PM Giuseppe Guariniello di Torino, il presidente della Federcalcio Franco Carraro, il presidente della Lega Calcio Adriano Galliani, il presidente dell’Inter Massimo Moratti, il direttore generale nerazzurro Giacinto Facchetti, Marco Tronchetti Provera e il “Tiger team” di spionaggio telefonico di Telecom (Tavaroli, Cipriani, Ghioni), il professor Guido Rossi. Ancora: l’ex Procuratore della Repubblica di Milano Francesco Saverio Borrelli nelle sue nuove vesti di Capo dell’Ufficio Indagini della Federcalcio, Luca di Montezemolo, Franzo Grande Stevens, l’avvocato Cesare Zaccone di Torino, i direttori di almeno quattro grandi giornali. E chi più ne ha più ne metta.

Per impedire ad Andrea Agnelli di salire ai vertici della Juve e per per fare fuori Giraudo e Moggi, occorre inevitabilmente fare del male alla stessa Juventus, male inevitabile, necessario e calcolato del quale non si può fare a meno.

L’origine di “Calciopoli” dove può mai ricercarsi? Partiamo da molto dietro, quando il dottor Guariniello decide di continuare a tenere sotto controllo i telefoni di Moggi e Giraudo al termine dell’inchiesta sul presunto uso di sostanze vietate da parte di alcuni calciatori juventini.

Il processo si è concluso positivamente per la Juventus, ma il dottor Guariniello tiene aperta un’altra branca di quella inchiesta e dispone nuovi controlli e attività investigative. Da quelle nuove intercettazioni non emerge nulla di penalmente rilevante, ma il PM decide di trasmettere quelle intercettazioni alla Federazione Gioco Calcio affinché verifichi se da quelle carte emergevano violazioni ai regolamenti sportivi.

Franco Carraro, presidente della FIGC, ovviamente non trova nulla di rilevante in quelle intercettazioni e decide di metterle da parte per un po’ di tempo fino poi a tirarle fuori all’improvviso! Perchè tutto ciò? Ed ecco che accade di tutto. I giornali che diventano i giuduci, i processi sportivi, l’assurda richiesta del legale della Juventus di condannare la squadra alla serie B, la rinuncia della stessa società a fare ricorso al TAR senza richiedere migliori condizioni (come l’annullamento della retrocessione, accettando una forte penalizzazione, come Milan e Fiorentina).

La vendita di calciatori come Ibrahimovic e Vieira a una diretta concorrente come l’Inter a un prezzo irrisorio, accompagnato dai ringraziamenti dei dirigenti juventini come raccontato da Moggi nel suo libro, gli scudetti tolti a tavolino e assegnati all’Inter proprio da un suo ex consigliere di amministrazione (Guido Rossi). L’assunzione dello stesso Rossi nel gruppo Fiat con una consulenza di molti milioni di euro.

E ancora il mancato coinvolgimento legale nella vicenda di Franzo Grande Stevens, che era il presidente di quella Juventus, il salvataggio del Milan e della Fiorentina dalla serie B (segno evidente che si voleva colpire solo la Juve) per non parlare della scoperta di molte manipolazioni nelle intercettazioni, l’operazione-spionaggio condotta da una società che faceva capo a un altro dirigente proprio dell’Inter, il patteggiamento della Juventus anche se la giustizia sportiva non ha scoperto alcun reato, un processo, a Napoli, che non approda a nulla. Tutto senza muovere un dito, tutto perché bisognava fare fuori Girando e Moggi. Ma chi voleva farli fuori?

Fate caso, cari miei, che strana coincidenza nel momento in cui John Elkan diventa presidente Fiat lascia il timone della Juventus ad Andrea. A obiettivo raggiunto ora il giovane Agnelli non rappresenta più alcun pericolo. Nel frattempo i ”nemici” ci hanno preso gusto e nel momento in cui la Juventus ritorna a vincere ecco che ci troviamo di fronte ad una nuova caccia alle streghe bianconere. C’è davvero da riflettere su chi o cosa abbia innescato tutto questo nel 2006, i colpevoli… o le vittime?

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La nostra storia recente

A parlare del nostro passato, delle glorie e dei trionfi del passato della Juventus, ci hanno pensato già in tanti ed ormai ciò che abbiamo fatto è storia e mito al tempo stesso al punto che una sola parola in più guasterebbe.

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A parlare della nostra storia recente ci hanno ugualmente già pensato in tanti, ma riversandoci addosso la bile accumulata in decenni e decenni di sconfitte.

Vogliamo riscriverla questa storia, in modo da chiarire una volta per sempre che siamo ben consapevoli dell’ingiustizia perpetrata nei nostri confronti e che non dimenticheremo mai, nemmeno se un giorno dovessimo vedere riconosciute le nostre ragioni.

Calciopoli (o Moggiopoli)

Eravamo sul finire del campionato 2005-2006 e la Juventus veleggiava con la prua diretta verso il 29° scudetto, il 7° della triade Moggi-Giraudo-Bettega in 12 anni di servizio alla corte di Umberto Agnelli.

Sette scudetti con il corollario di una Coppa Intercontinentale, una Champions League,  una Supercoppa Europea, una Coppa Italia, quattro Supercoppe Italiane, altre tre finali di Champions League maldestramente o sfortunatamente perdute.

Un’epopea.

I cinque scudetti non vinti andarono 3 al Milan del Presidente del Consiglio Berlusconi ed uno ciascuno a Roma e Lazio con lo sguardo benevolo di Petrucci, presidente del CONI.

Niente per l’Inter, ma l’Inter era addirittura a digiuno dal 1989…….qualcosa come 17 anni!

Alla triade era stato dato il compito di tornare a vincere senza impegnare neanche un soldo della Famiglia.

E c’era riuscita alla grande.

Un po’ troppo da sopportare per gli avversari della squadra e per gli avversari di Moggi: c’era qualcosa che non tornava e così fu messo sotto intercettazione il telefono di Moggi e con enorme soddisfazione di tutti i non juventini si scoprì che il “poverino” non era bravo, bensì disonesto in quanto era aduso a colloquiare amabilmente di griglie arbitrali con i designatori Bergamo e Pairetto.

Scandalo, scandalo, scandalo: finalmente si era capito perché la Juventus vinceva sempre e l’Inter mai.

Subito un Commissario per la FIGC (tale Guido Rossi, ex membro del Consiglio di amministrazione dell’Inter) e subito sotto processo Moggi, Giraudo e la Juventus, il marcio del calcio italiano, la “cupola”.

I giocatori no, loro erano all’oscuro del loschi traffici del lestofante, per cui abili ed arruolati per andare a Monaco a regalare a tutta l’Italia il quarto titolo mondiale, mentre l’Italia stava per regalare loro la serie B!

La Gazzetta dello Sport, principale cassa di risonanza dello scandalo, si guardò bene dal sottolineare che Moggi parlava con i designatori, così come “facean tutti”. Anzi tutti tranne l’Inter che, misteriosamente, non compariva in alcuna intercettazione: erano onesti.

Sì,è vero che tutti facevano così, dissero i giudici, ma la Juventus di più.

Ma qualche partita fu falsata (illecito sportivo art. 6 delle Carte Federali del Codice di Giustizia Sportiva)?

Nessuna, ma la Juventus aveva sommato un numero così elevato di violazioni dell’art.1 (lealtà sportiva) da potersi configurare come una violazione dell’art. 6, dissero i giudici.

Sarebbe come dire, nella giustizia ordinaria, che per aver rubato mille volte una mela al mercato, un povero cristo viene condannato per omicidio volontario.

In breve due scudetti (2005 e 2006, quest’ultimo non sottoposto ad alcuna intercettazione) revocati, retrocessione in serie B e punti di penalizzazione da scontare nella serie cadetta.

A titolo d’informazione il Milan se la cavò con punti di penalizzazione da scontare nel campionato già svolto 2005-2006 in numero tale da poter partecipare ugualmente alla Champions League e meritatamente vincerla!

Ma facciamo un po’ di pulizia e scriviamo ciò che i giornali, comunque legati ai poteri forti, non hanno mai scritto, neanche Tuttosport, filojuventino fin quando è possibile, non oltre. E vi raccomando Giuda Paolo De Paola ……..

IoJuventino va oltre.

Esiste per questo.

Premesso che le intercettazioni telefoniche sono strumento di indagine non degno di un paese civile e che trovano giustificazione in casi particolarissimi (guerra o reati contro la vita e contro i bambini).

Premesso che nessuno ha spiegato perché si sia deciso di intercettare telefonicamente il mondo del calcio e solo una parte di esso; e come mai tali intercettazioni siano finite sulla Gazzetta dello Sport prima di essere state rese pubbliche.

Premesso che argomenti insignificanti delle intercettazioni (Lippi che parla di donne mentre Capello parla di calcio; Moggi junior che vola a Parigi con una conduttrice televisiva; Giraudo che esprime giudizi non lusinghieri sui figli di Bettega) sono comparsi sulla Gazzetta dello Sport a soli fini scandalistici: cosa meno nobile di disquisire telefonicamente con Bergamo e Pairetto su arbitri e segnalinee.

Sottolineato che un Commissario della FIGC non avrebbe dovuto far parte almeno recentemente del Consiglio di amministrazione di una squadra appartenente alla stessa FIGC (Rossi-Inter).

Sottolineato che un Commissario della FIGC avrebbe dovuto conoscere a fondo il mondo del calcio e Rossi invece a più riprese mostrò notevoli lacune: presenzialista mediatico in Germania al pari della Melandri, non sapeva che il mondo del calcio è uno solo dove tutti sanno tutto di tutti, mentre lui credeva (o faceva finta?) che allenatore e calciatori azzurri fossero eroi da mitizzare ed i “telefonisti” marcio da eliminare.

Sottolineato che un Commissario della FIGC non avrebbe dovuto commentare le sentenze delle Commissioni giudicanti in quanto la Giustizia sportiva è autonoma: se Rossi voleva seguitare a fare il tifoso non doveva accettare il ruolo di Commissario.

Sottolineato che Borrelli, totale incompetente di calcio, mai avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di Capo Ufficio inchieste perché non in grado di interpretare il linguaggio e le abitudini del mondo del calcio.

Sottolineato che la sentenza di primo grado fu pubblicata dalla Gazzetta dello Sport prima che fosse letta dal giudice Ruperto!

Sottolineata la clamorosa diversità di sanzioni fra quelle richieste da Palazzi (ed apprezzate da Rossi…), quelle comminate dal giudice Ruperto e quelle comminate dal giudice Sandulli; clamorosa diversità che pone seri interrogativi sulle capacità dei soggetti e sulla attendibilità delle sentenze.

Riconosciuto che i giudici furono anche indotti a sbagliare dal comportamento della Società Juventus, la quale sostituì l’intero Consiglio di amministrazione non appena reso noto lo scandalo delle intercettazioni. Comportamento errato, quello della Società, perché dalle intercettazioni nulla emergeva che potesse far ricondurre automaticamente le azioni di Moggi e Giraudo  alla violazione dall’art. 6 delle Carte Federali del Codice di Giustizia sportiva.

Certamente dell’art. 1 e certamente difficilmente accettabile da una Società come la Juventus.

Ma la Società avrebbe dovuto rimandare l’eventuale sostituzione del Consiglio di amministrazione a sentenze avvenute, per i seguenti motivi:

  1. comprensione per chi aveva commesso errori che potevano anche poi rivelarsi veniali o addirittura di legittima difesa;
  2. rispetto delle scelte fatte dal Dott. Umberto Agnelli;
  3. riconoscenza verso Moggi e Giraudo che avevano, per un decennio, mantenuto la Juventus sana economicamente (senza interventi della proprietà) e vincente sul campo ai massimi livelli (scudetti, supercoppe, coppa Italia, Champions League, coppa Intercontinentale);
  4. non ingenerare, nei giudici, la banale convinzione che se era già stata la stessa Società Juventus a “punire” Moggi e Giraudo, fosse ovvio che gli stessi si fossero resi colpevoli di comportamenti gravissimi (art. 6).

In realtà Moggi non truccò nessuna partita. Né aveva bisogno di farlo, visto lo strapotere della Juventus nei confronti di tutte le altre squadre, Milan escluso. E quelle con il Milan non poteva cerco truccarle, anche volendo, considerando quali e quanti poteri di ogni tipo avesse il Milan.

Solo successivamente alle sentenze sportive, immediate, sarebbero emerse intercettazioni, rintracciate dai difensori di Moggi con un lavoro certosino ed economicamente dispendiosissimo, nelle quali è possibile ascoltare un designatore che, prima di un Juventus-Inter, telefona all’arbitro della partita raccomandandosi, nel dubbio, di favorire l’Inter.

È così che falsavamo i campionati, è per questo che l’Inter perdeva.

Non è dato sapere come mai quelle intercettazioni non furono prese in considerazione al momento giusto o se furono appositamente nascoste.

Guido Rossi, sua ammissione, fu mandato a fare pulizia e siccome per fare pulizia bisognava annientare Moggi e la Juventus, così fece.

Ma non si accontentò dei due scudetti tolti e della serie B con penalizzazione.

Decise di regalare a Moratti, suo amico, uno scudetto sulla base di opinioni più o meno risibili di tre cosiddetti “saggi”, ovviamente da lui scelti, che dichiararono l’Inter onesta e, vista la retrocessione della Juventus e la penalizzazione del Milan, Campione d’Italia 2006 dopo 17 anni di digiuno!

Dopo aver concluso il campionato con 15-quindici punti di distacco ……..

Il famigerato “scudetto degli onesti”: in realtà lo “scudetto di cartone”.

E sull’onestà, come vedremo, è stato dimostrato addirittura il contrario; e sulla liceità dell’assegnazione di quello scudetto la Juventus sta ancora combattendo, sola contro tutti.

Lo stesso Guido Rossi, anni dopo, ormai fuori dalla FIGC, ebbe a dichiarare: “Mi avevano detto di far fuori Moggi che tutto sarebbe cambiato. Non è però così. Il calcio non è cambiato e non vuole cambiare”.

Altro da aggiungere?

Essere attaccati dai nemici è da aspettarselo.

Non essere difesi dagli amici, e addirittura dalla Famiglia, ci lasciò basiti.

Ma, visto che la Juventus è dei tifosi e non certo della Famiglia che alla morte di Gianni ed Umberto Agnelli mostrò  immediata avversione nei confronti di Moggi e Giraudo, visto che la Juventus è degli azionisti in quanto Società quotata in Borsa, non è assolutamente accettabile che azionisti e soprattutto tifosi abbiano dovuto pagare un comportamento “giuridicamente ingenuo” della Famiglia, o qualcos’altro.

Riconosciuto che i giudici potevano anche essere stati indotti a sbagliare dal comportamento dell’ avv. Zaccone che definiva equa una sanzione che prevedesse per la Juventus la serie B con penalizzazione (!!!!!), non si comprendeva bene a quei tempi se Zaccone difendesse la Juventus o fosse il suo principale accusatore.

Di sicuro non sapeva cosa vuol dire essere juventino.

Non volendo pensare altro c’è da dire che Zaccone, probabilmente ottimo avvocato per la Giustizia ordinaria, non lo è altrettanto per quella sportiva.

Cosa passò per la mente di Zaccone?

Fu terrorizzato dagli occhi di Ruperto nei quali leggeva “serie C”?

Zaccone chiese la serie B con penalizzazione per la sua assistita quando poi i giudici di secondo grado hanno riconosciuto che tutte le partite 2004-05 si sono svolte regolarmente e quindi regolare è stato anche il campionato.

Certo è che se Zaccone chiedeva la serie B, come facevano i giudici a non dargliela?

Non è assolutamente accettabile che azionisti e soprattutto tifosi abbiano dovuto pagare un comportamento “giuridicamente ingenuo” dell’avv. Zaccone.

Chiarito che nessuno vuole chiudere gli occhi e vuole far credere che il comportamento di Moggi e Giraudo sia stato irreprensibile, tant’è che non si ha nessuna difficoltà ad ammettere la violazione dell’art. 1 delle Carte Federali del Codice di Giustizia sportiva.

Si vuole anche chiarire, in maniera netta e con voce alta ed orgogliosa, che chiunque capisca e sappia di calcio, ben sa che dalle intercettazioni è emersa “familiarità ed amicizia” tra Moggi ed i designatori Bergamo e Pairetto, ma troppo differisce tale comportamento dalla violazione dell’art. 6 delle Carte Federali del Codice di Giustizia sportiva.

Moggi avrebbe fatto meglio a non farle quelle telefonate (ma da juventini siamo proprio certi che senza quelle telefonate il Milan non avrebbe “spadroneggiato”?), ma di certo non ha falsato nessun risultato o campionato, casomai lo ha reso regolare.

Chiedere una griglia di arbitri invece di un’altra, e magari ottenerla ed anche non ottenerla, non vuol dire né tentare di falsare le partite né tanto meno falsarle.

Da quando esiste il calcio le società hanno tentato di “ricusare” arbitri non graditi o quanto meno hanno espresso il proprio non gradimento.

E non per questo si è mai parlato di art. 6.

Chiunque capisca di calcio può guardarsi le “cassette” di tutto il campionato 2004-05 e giungere alla conclusione che si è trattato di un campionato regolare vinto dalla squadra più forte sul campo; conclusione alla quale giunsero anche i giudici di secondo grado.

Salvo poi “uccidere” la Juventus giustificando la sentenza con il “potere condizionante di Moggi” nei confronti della classe arbitrale, riconducibile, a loro parere, all’art. 6.

Ma quale potere condizionante, se tutte le partite sono risultate regolari?

Ma lo sapevano questi giudici chi è e cosa rappresenta la Juventus?

Sandulli disse di averne tenuto conto.

Togliendole due scudetti e retrocedendola in serie B a -17 !!!

La Juventus è la storia e l’orgoglio del calcio italiano, la Juventus è il calcio italiano.

Combi, Rosetta, Monti, Bertolini, Ferrari, Borel II, Orsi, Foni, Rava, Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi (Paolo), Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi e Del Piero sono stati “dati” dalla Juventus alla Nazionale per vincere i Campionati del mondo del 1934, 1938, 1982 e 2006 in modo che Rossi (Guido) e tutta l’Italia potessero fregiarsi della quarta stella.

Rispetto per la Juventus, signori giudici!

Se il rispetto fu mostrato togliendoci 13 punti di penalizzazione in serie B, avrebbero potuto lasciarcene tranquillamente 30.

In realtà i punti di penalizzazione divennero poi grottescamente 9 presso la Camera di Conciliazione ed Arbitrato del CONI.

Da 30 a 9 è un salto enorme che nessuno ha mai spiegato, nemmeno gli allora dirigenti della Juventus.

Spinti dalla sommossa popolare quei dirigenti minacciarono in effetti un ricorso al TAR, che avrebbe fatto escludere per cinque anni tutte le squadre italiane, Nazionale campione del mondo compresa, dalle competizioni internazionali (per la legge sportiva è vietato ricorrere, senza permesso, alla giustizia ordinaria e quella era la sanzione prevista dalla FIFA).

La mattina della consegna del ricorso, il ricorso fu ritirato.

Il centralino, ai tifosi che incazzati chiedevano spiegazioni, rispose che non c’era nessun dirigente in sede ……..

Ma torniamo ai giudici, che dei nostri prodi dirigenti e della Famiglia parleremo più avanti.

Non potevano certo essere delle telefonate ingenue, inopportune e presuntuose (e magari di legittima difesa) a far dimenticare chi si stava giudicando e condannando.

Non ci fu rispetto per la verità, signori giudici !

Se Moggi fosse stato capace di “condizionare” i campionati non avrebbe perso quello con la Lazio (Collina arbitro di pallanuoto a Perugia e Veron in campo come “comunitario”), né quello con la Roma (regole cambiate il sabato per la domenica in modo che Nakata potesse regalare il 2-2 alla sua squadra).

Ma il buon senso, in persone giuridicamente preparate come loro, dove andò a finire?

L’unico arbitro condannato fu De Santis.

E la Juventus, nel 2004-05, perse ben due partite con De Santis arbitro……

E meno male che Moggi aveva potere condizionante……

Quale partita fu falsata? Nessuna.

Per quante volte Moggi e Giraudo abbiano violato l’art.1, mai hanno violato l’art. 6.

E per violazione dell’art. 1 si revoca uno scudetto?

E per scambi di parere sulle griglie arbitrali si revoca uno scudetto?

Non si assegna un secondo scudetto?

Si retrocede la storia e la gloria del calcio italiano ai limiti della serie C?

Per “potere condizionante” non dimostrato da alcun episodio conclamato ed invece palesemente sconfessato dalla regolarità di tutte le partite, si sanziona una pena di tale inaudita gravità?

Noi tifosi non volevamo una giustizia “comparativa”, come maldestramente reclamavano avvocato difensore e dirigenza.

Non ci interessava se gli altri aveva subito pene modestissime (Carraro ed il Milan per primi) rispetto a quelle “aberranti” assegnate alla Juventus.

Non ci interessavano gli altri.

Non volevamo punizioni miti perché miti erano quelle degli altri.

Volevamo giustizia e punizioni miti perché le telefonate di Moggi e Giraudo potevano giustificare solo pene miti.

La giustizia “comparativa” non ci interessava.

Altrimenti, oltre al presente, avremmo dovuto parlare di passaporti falsi, di fideiussioni false, di iscrizioni irregolari, di IRPEF non pagate, di arbitri sponsorizzati: tutti fatti ben più gravi delle telefonate e per i quali non c’è stata alcuna sanzione sportiva.

Punire la Juventus?

Visti i precedenti impuniti, avremmo meritato qualche scudetto in più.

Noi non volevamo la giustizia “comparativa”.

Volevamo semplicemente giustizia.

 Non eravamo disposti ad accettare una giustizia che giustizia non fu.

Non ci interessavano le richieste di Zaccone.

Non ci interessava di cosa si sarebbe accontentato Cobolli Gigli.

Noi tifosi rivolevamo i due scudetti vinti regolarmente sul campo.

Noi lo pretendevamo e lo gridammo con voce forte e chiara.

Saremmo tornati e ci saremmo ripreso tutto con l’orgoglio di chi aveva subito una clamorosa ingiustizia.

Noi siamo juventini.

Non interisti.

Noi gli scudetti li vinciamo sul campo.

C’era stato un precedente, nel 1927.

Al Torino fu revocato uno scudetto per un illecito a suo vantaggio avvenuto durante il derby Torino-Juventus. Fu condannato Allemandi, per essersi venduto la partita. Altre fonti parlano di Rosetta come vero responsabile.

Alla testa della FIGC c’era tale Arpinati, gerarca fascista e podestà (sindaco) di Bologna.

Tolto lo scudetto al Torino, la seconda in classifica, proprio il Bologna, era candidata a diventare Campione d’Italia.

Lo scudetto risultò non assegnato perché sembrava inopportuno che il capo della FIGC regalasse lo scudetto alla sua città. Non è chiaro se la scelta fu dello stesso Arpinati o imposta addirittura dal Duce.

Ciò che addirittura il Duce, o un suo gerarca, aveva avuto il pudore di non fare, risultò ordinaria amministrazione per Guido Rossi che non ebbe scrupoli ad assegnare lo scudetto alla sua amatissima ed onestissima Inter.

La Famiglia(I lupi e gli agnelli)

Quando la Famiglia non si schierò in difesa dei suoi tesserati, rimanemmo perplessi.

Avevamo ben capito che qualcosa di strano stava succedendo, ma non avevamo capito cosa esattamente.

Dopo la lettura nel 2009 di un libro di Gigi Moncalvo, forse lo sappiamo.

Credevamo che il primo nemico fosse l’Inter, fosse Moratti, fosse Tronchetti Provera, fosse Guido Rossi.

Forse li avremmo potuti combattere.

Ma il nemico era fra noi …………

L’avvocato Zaccone, costato 400.000 euro di parcella, uno dei migliori del foro di Torino, non poteva essere uscito improvvisamente di senno.

Zaccone aveva chiesto la testa della Juventus perché questo gli era stato chiesto di fare dalla proprietà!

John Elkann, abilmente pilotato da Gabetti e Franzo Grande Stevens, così aveva deciso per mettere fuori gioco Giraudo e Moggi, uomini di Umberto Agnelli, che stavano muovendosi per portare ai vertici della Juventus Andrea Agnelli, figlio di Umberto.

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Nella lotta senza esclusione di colpi per la successione a Gianni Agnelli è successo di tutto.

E se vediamo una figlia (Margherita) fare causa a Gabetti e Franzo Grande Stevens e di riflesso alla propria madre (Marella) ed al proprio figlio (John), non ci dobbiamo meravigliare se qualcuno si è permesso di calpestare oltre 100 anni di glorie sportive e decine di milioni di tifosi.

Si tratta di un impero economico e finanziario di dimensioni ancora sconosciute ma che può oscurare anche la Juventus, soprattutto se chi lo gestisce non è juventino dentro l’anima.

Edoardo (papà di Gianni ed Umberto), Gianni, Umberto sono morti.

Non ci sono più Agnelli a capo dell’impero.

L’erede si chiama Elkann.

La nostra Juventus ha rischiato di non esistere più.

Ma perché l’erede è John Elkann se nel testamento gli eredi nominati sono la moglie Marella e i figli Margherita ed Edoardo (nel frattempo suicidatosi) ?

Perché Gabetti e Franzo Stevens, amministratori e consiglieri di Gianni, per motivi che mai ci racconteranno, subito dopo la lettura del testamento hanno fatto firmare a Marella un accordo in base al quale la stessa cedeva tutta la sua parte (metà potere) di eredità al nipote John?

Noi non sapremo mai.

Ma possiamo capire come la Juventus sia diventato uno strumento, come altri, per una lotta tesa ad imporre uno solo, il prescelto, a capo di un impero economico sconfinato.

Certo che se in nonno Gianni avesse saputo che in questi “giochi” ci sarebbe entrata la sua Juventus, non avrebbe consentito.

Sia chiaro a tutti che con Gianni ed Umberto vivi non ci sarebbe stata alcuna Calciopoli o comunque la Juventus non sarebbe stato l’agnello (letteralmente!) sacrificale.

In poche parole agli Elkann non sarebbe parso vero che Moggi e Giraudo, pupilli di Umberto Agnelli, si fossero macchiati di colpe (non ha importanza se veniali o gravissime) tali da poterli estromettere dal comando della Juventus, uno dei più importanti gioielli di famiglia, quanto meno a livello di immagine.

Cobolli Gigli presidente. Ma chi è?

Blanc amministratore delegato e poi presidente. Ma non si interessava di tennis?

Alessio Secco direttore sportivo. Ma non raccoglieva le telefonate per Moggi?

Deschamps allenatore. Anche a chi vuol fare appositamente male, capita di farne una giusta per sbaglio.

Deschamps, bravo e juventino nell’anima. Troppo per la proprietà.

Tant’è vero che si incazza quando la società ritira il ricorso al Tar.

Il tempo di riportare la Juventus in serie A e, a campionato non ancora finito, saluta quella poco raccomandabile compagnia.

Tanto per ricordare, senza Deschamps, quella Juventus perde inopinatamente in casa l’ultima di campionato contro lo Spezia che si salva ai danni dell’Arezzo di Antonio Conte ……..

John Elkann non è juventino, è semplicemente tifoso juventino e, quel che più conta, azionista di riferimento.

Eliminati i nemici interni (Moggi e Giraudo), allontanato al momento l’antagonista (Andrea Agnelli), ringraziati i nemici esterni (Guido Rossi super pagato per consulenze professionali, Ibrahimovic e Vieira ceduti addirittura a Moratti!), Elkann prova anche a vincere con la Juventus, che oramai è sua.

E ci spende denaro.

Blanc e Secco, tra altri mille errori di scelte, gli fanno sborsare in una sola estate 50-cinquanta milioni di euro per l’acquisto di due fenomeni come Felipe Melo e Diego.

Settimi in classifica.

Il popolo bianconero non ne può più, ha capito che senza un Agnelli al timone la Juventus non tornerà mai se stessa.

La rabbia monta ed arriva fino a convincere Elkann a fare un passo indietro.

Oramai il suo ruolo di numero uno in seno alla Famiglia non è più in discussione, può concedere spazio al cugino Agnelli per ciò che riguarda la Juventus. Sbrighi lui la faccenda.

Andrea Agnelli è juventino e figlio di Umberto, colui che ha scelto Moggi e Giraudo.

Ha più di qualche motivo per avercela con la FIGC, con l’Inter, con il CONI, con tutti coloro che hanno provato, riuscendoci quasi, a distruggere il gioiello del padre, dello zio, del nonno.

Nel frattempo il Sig. Palazzi, in questi giorni così efficiente e frenetico,  trascorsi i tempi di prescrizione, riusciva finalmente a valutare le telefonate di Facchetti con i designatori e ad accorgersi che il vero, sicuro, illecito sportivo lo aveva commesso l’Inter.

Purtroppo prescritto.

Ma Palazzi, genio, sottolineava che la prescrizione non è un obbligo e che l’Inter avrebbe potuto rinunciarci …….

Moratti ovviamente non ha rinunciato alla prescrizione.

Ma se non potete punire l’Inter, perché prescritta, dovete almeno ritirarle lo scudetto di “cartone”, visto che onesta non era. Provò a consigliare Agnelli ad Abete.

Siamo “incompetenti”. Non possiamo decidere, risposta di Abete.

E lo squallido teatrino continua.

Ma Agnelli non molla la presa e seguita a mantenere vivi i contenziosi ad ogni livello e ad ogni grado. Chiedendo 400.000.000 di euro di danni.

Nel frattempo la Juventus inaugura la sua casa, lo Juventus Stadium.

Blanc avoca a sé il merito, ma il merito è di Giraudo, ma guarda un po’.

Tra gli invitati all’inaugurazione c’è Abete che deve veder sfilare sotto i suoi occhi 29 scudetti. Obtorto collo, subisce e tace. Ma di sicuro non gode.

Mastica amaro l’abetuccio che si piega ad ogni spiffero di vento e che mai e poi mai farebbe uno sgarbo a Moratti, al punto che quando costui definisce “stupido” l’atteggiamento di Palazzi, si guarda bene dal deferirlo. Le dichiarazioni di Moratti non sono lesive – a detta di  Abete – tutti hanno la libertà, o il diritto-dovere di esprimere delle posizioni.

Stupido non è lesivo, è un complimento.

Siamo tornati

Dopo un anno di Del Neri, proposto da Marotta in opposizione a Conte voluto da Agnelli e soprattutto dal popolo bianconero. Dopo un ennesimo settimo posto ed esclusione da tutte le coppe europee. Dopo sfottò ed umiliazioni. Dopo che Conte ha provveduto a far tornare in serie A, dopo il Bari, anche il Siena.

Antonio Conte viene chiamato alla guida della Juventus.

È uno juventino.

È un miracolo.

Voluto da Agnelli. Preteso dal popolo.

Vox populi, vox dei.

Rinati dalle nostre ceneri, siamo tornati a vincere lo scudetto senza perdere una sola partita!

Abbiamo esagerato, ma non potevamo farci mancare niente dopo sei anni di inferno.

Siamo tornati a dominare gli avversari.

Abbiamo sfidato la FIGC mettendo le tre stelle sullo Juventus Stadium e cancellando le due dalla maglia.

E Abete non ha gradito molto.

Buffon, Lichtsteiner, Chiellini, Vidal, Barzagli, Bonucci, Pepe, Marchisio, Matri, Pirlo, Vucinic. E ancora De Ceglie, Giaccherini, Estigarribia, Quagliarella, Borriello, Caceres, Del Piero, Krasic, Padoin, Storari, Grosso, Pazienza, Elia, Marrone.

Musica per le nostre orecchie.

E felicità nel cuore.

Ma non è un modo di dire.

Felicità vera, profonda, commovente.

Grazie a tutti.

Ma un grazie di più ad Antonio Conte che ci ha ridato la dignità e l’orgoglio di essere juventini.

Scommessopoli

Siamo tornati. Non hanno gradito.

E immancabile è arrivato un secondo spregiudicato attacco.

Conte e tutto lo staff tecnico a processo, in più Bonucci e Pepe.

Dopo che Palazzi, fidandosi dell’inaffidabile  “venditore di partite” Carobbio, ha deferito Conte per non aver eventualmente fatto la spia …. e lo ha costretto all’umiliazione del patteggiamento, la Disciplinare (avv. Artico, già ricusato da Moggi) si dichiara non soddisfatta della pena pattuita. Vuole una pena maggiore per chi ha avuto la sfrontatezza di riportare la Juventus al suo posto, sopra a tutti. Va punito in maniera esemplare. In modo che la Juventus non si rialzi, almeno stavolta.

Non è bastata Calciopoli, immaginatevi se basterà Scommessopoli.

La reazione di Agnelli è da vero juventino: nessun ulteriore patteggiamento ed avanti con Conte, qualunque sia la sentenza.

Noi siamo la Juventus, e lotteremo.

Contro tutto e tutti.

Sul campo e fuori.

Palazzi si agita, è in totale confusione.

Dopo i tre mesi con patteggiamento, ne chiede quindici!

Mentre per Carobbio, il venditore di partite, chiede due mesi, per Conte, persona onesta, quindici mesi!

E diciamo onesta non solo perché Conte è nel nostro cuore, ma perché sappiamo che vuole sempre vincere e non può mai aver chiesto di perdere ai suoi ragazzi (e d’altronde questo non si azzarda a dirlo nemmeno “mamma mia quanto sono bello e bravo” Palazzi). E diciamo onesta perché, se anche fosse, una persona che non denuncia i propri giocatori che non si comportano bene non è un disonesto, nonostante qualsiasi cosa vada dicendo la Procura.

Ma se un padre vede un figlio spacciare la droga non va immediatamente a denunciarlo. Lo prende da una parte e con le buone, o con le cattive, cerca di farlo rinsavire.

Se un allenatore vede alcuni suoi giocatori deviare dalla retta via non va immediatamente da Palazzi. Li prende da una parte e cerca di far loro capire che stanno facendo cose disoneste e si stanno rovinando la vita.

E nessuno si sente di stigmatizzare il suo comportamento per “omessa denuncia”.

Ma il senso della misura, il senso del ridicolo, un minimo di pudore, signor procuratore?

Non sono in grado di combattere da soli i delinquenti e cercano aiuto tra la brava gente spingendola a fare la spia con la minaccia dell’”omessa denuncia”.

E in più si inventano la prova a carico dell’indagato e non di colui che denuncia.

Un pentito che denuncia non deve dimostrare nulla, è sufficiente che sia, secondo il procuratore, credibile.

Ma la colpevolezza al di là di qualsiasi ragionevole dubbio, cardine della giustizia, che fine ha fatto?

Ma “in dubio pro reo” cosa significa per la giustizia sportiva?

Devono decidere in fretta per motivi organizzativi, di calendario, e perciò a loro è tutto consentito.

Anche che un genitore onesto torni a casa la sera e non sappia rispondere alla propria bambina perché non può più sedere sulla panchina della Juventus.

Agnelli ha definito dittatoriali ed inaccettabili i metodi della FIGC.

Si sono offesi.

Si vergognino, piuttosto.

Palazzi ha perso la testa.

Ha chiesto un anno per omessa denuncia per Pepe, tre anni e mezzo per illecito a Bonucci.

Salvo poi disperatamente cercare i patteggiamenti, che rinforzerebbero, a suo dire, il suo impianto accusatorio.

Ma non capisce che il patteggiamento, in questa psedo-giustizia sportiva, non è un’ammissione di colpa ma solo un modo per subire un’ingiustizia minore?

Ma si è forse montato la testa?

Ha deliri di onnipotenza?

Crede di essere un crociato alla ricerca del sacro Graal?

È arrivato al punto da concordare con i legali di Bonucci una derubricazione da illecito sportivo ad omessa denuncia, con sconto da tre anni e mezzo a tre mesi (da non credere!) se solo il giocatore avesse ammesso di aver ricevuto una telefonata da Masiello. Peccato che Bonucci non ha potuto accontentarlo perché questa telefonata l’aveva già negata di fronte ad un procuratore di ben altro peso, quello della giustizia ordinaria!

Si pettini bene la mattina, inforchi i suoi splendidi occhiali da sole, provveda al nodo della cravatta, ma soprattutto controlli bene che i pizzi del fazzolettino bianco fuoriescano dal taschino della giacca e non si preoccupi se poi la sua giustizia sommaria dovesse per caso rovinare la vita di qualche uomo onesto.

L’importante è che il calcio vada avanti.

Conte, Bonucci e Pepe non hanno patteggiato.

Per la Juventus avrebbe potuto significare una gravissima perdita.

Ma la sua immagine ne esce ancora più forte.

E molto indebolita quella della FIGC e della sua pseudo-giustizia.

Ma Calciopoli non aveva insegnato nulla?

Avanti così, Andrea Agnelli.

Avanti così, Antonio Conte.

Noi juventini siamo con voi, orgogliosi di voi.

E con la voglia ancora maggiore di rivincere.

Sul campo, contro tutto e tutti.

Le decisioni della Commissione disciplinare riducono la sanzione ad Antonio Conte da 15 a 10 mesi, stigmatizzandone comunque il comportamento.

In altre parole, dice Artico, Conte non ha niente a che fare con Scommessopoli ma a lui il pareggio col Novara andava bene per motivi di classifica, ed essendo a conoscenza della “combine”, è colpevole di “omessa denuncia”.

Stessa cosa per Albinoleffe-Siena.

Per questo 2 mesi per Carobbio e 10 mesi per Conte! Ed 8 per Alessio.

Ma che giustizia è questa?

Bonucci e Pepe vengono invece prosciolti contro le richieste folli rispettivamente di 3 anni e 6 mesi e di 1 anno del procuratore Palazzi.

Non accettando gli juventini il patteggiamento, perfino Artico ha dovuto riconoscere che l’impianto accusatorio costruito da Palazzi era basato sul nulla.

Abbiamo distrutto non solo l’attendibilità dei pentiti, ma perfino quella di Palazzi.

Andando, a brutto muso, contro la FIGC.

Alla fine, anche Artico, seppure severissimo con Conte, ha dovuto cedere di fronte alle nefandezze di Palazzi nei confronti di Bonucci e Pepe.

Ma perché la Gazzetta sapeva già tutte le sentenze da giorni prima?

Seguitiamo a combattere.

Uno scudetto, il trentesimo, è in bacheca.

Altri ne verranno.

Anche i giudici cominciano a rifiutarsi di emettere sentenze inaccettabili.

Ma quelle del 2006 rimangono e noi seguiteremo a lottare.

Forza, Andrea Agnelli.

Forza, Antonio Conte.

Ora sul campo, ad onorare la maglia.

Antonio, guidaci.

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Comunque vada, hanno raggiunto il loro obiettivo

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Pochi giorni fa, nel corso di un’intervista a Sky Sport 24, Aurelio De Laurentiis ha dichiarato: “In Italia, chi vince viene sempre perseguitato”. Sperando che il vulcanico presidente partenopeo non si offenda, noi ci permettiamo di correggere le sue parole, perché l’esperienza ci ha insegnato che in Italia solo la Juventus, quando vince, viene perseguitata. Sei anni di delusioni ci avevano fatto dimenticare il dolce gusto del trionfo, ma anche l’opprimente sensazione di trovarsi sotto assedio. La storia degli ultimi scudetti juventini è chiara: ogni volta che i bianconeri si sono cuciti il tricolore sul petto, si è sempre trovato il modo di infangarli. Senza andare troppo lontano nel tempo, per dimostrare quanto appena detto basterà ricordare le vicende degli ultimi tre grandi allenatori della Vecchia Signora: Lippi, Capello e Conte.

La Juve di Lippi e il processo per doping

Il tecnico viareggino ha collezionato ben tredici trofei in otto anni (dal 1994 al 1999 e dal 2001 al 2004). La sua Juventus è stata presa a modello dai più grandi allenatori del mondo, fra cui anche Sir Alex Ferguson, eppure qualcuno ha avuto il coraggio di dire che gli incredibili risultati raggiunti fossero frutto dell’utilizzo di sostanze dopanti. Nell’estate del 1998, infatti, l’allenatore della Roma Zdnenek Zeman accusò la società torinese di servirsi di medicinali proibiti per incrementare le prestazioni dei propri calciatori. Le sue dichiarazioni furono raccolte dal procuratore di Torino Raffaele Guariniello, il quale decise di portare in tribunale Riccardo Agricola e Antonio Giraudo, all’epoca rispettivamente medico sociale e amministratore delegato della Juventus. Il processo, durato nove anni, si concluse con l’assoluzione dei due imputati. Ciò nonostante, la Juventus di Lippi è entrata nell’immaginario collettivo come la squadra dei dopati.

La Juve di Capello e Calciopoli

Fabio Capello ha guidato la Juventus dal 2004 al 2006, vincendo due scudetti. L’allenatore friulano, in particolare nel secondo anno, aveva a disposizione una squadra formidabile, capace di chiudere il campionato a quota 91 punti. Nel maggio del 2006, però, lo scoppio dello scandalo definito “Calciopoli” o “Moggiopoli” portò alla revoca dei due scudetti vinti (uno dei quali assegnato a tavolino all’Inter) ed alla retrocessione della Juventus in Serie B. Il processo sportivo si basò su un’enorme mole di intercettazioni telefoniche nei confronti di Luciano Moggi, direttore generale della società torinese. L’accusa sosteneva che Moggi fosse a capo di una “cupola” in grado di condizionare le designazioni arbitrali e l’andamento stesso del campionato. Allo scopo di condannare velocemente la Juventus, migliaia di intercettazioni relative ad altre squadre (in particolare l’Inter) furono occultate e fu addirittura abolito un grado di giudizio del processo sportivo. La cattiva gestione delle indagini fu evidenziata dal collegio difensivo di Luciano Moggi, che, durante il processo penale tenutosi a Napoli, portò in tribunale buona parte delle intercettazioni insabbiate, grazie alle quali si dimostrò il pieno coinvolgimento dell’Inter. La squadra di Moratti, oggetto di una dura relazione da parte del procuratore federale Stefano Palazzi, è però riuscita ad evitare il giudizio grazie alla sopraggiunta prescrizione. Nonostante i numerosi ricorsi presentati dalla Juventus, uno dei quali ancora pendente presso il TAR del Lazio, i due scudetti revocati non sono stati ancora restituiti e la corazzata di Capello viene da tutti ricordata come una banda di ladri.

La Juve di Conte e il calcioscommesse

Veniamo ai giorni nostri. Dopo sei anni difficili, la Juventus, guidata dal condottiero Antonio Conte, è finalmente tornata al trionfo, terminando il campionato senza mai perdere una partita. A finire nel mirino, stavolta, è stato proprio l’allenatore bianconero. Sulla base delle parole di Filippo Carobbio, pentito nell’ambito del processo per calcioscommesse ed ex giocatore di Conte al Siena, il tecnico salentino è stato deferito per omessa denuncia e rischia di andare incontro ad una lunga squalifica. Insieme a lui, sono finiti sotto accusa anche Leonardo Bonucci e Simone Pepe. Nonostante i soggetti in questione, all’epoca dei fatti loro addebitati, non fossero tesserati della Juventus, l’opinione pubblica ha subito colto la palla al balzo per infangare anche l’ultimo successo bianconero. Al di là di quelle che saranno le sentenze, dunque, la squadra degli imbattibili verrà ricordata come quella degli scommettitori (anche alla luce delle calunnie lanciate contro Buffon alla vigilia degli Europei).

Anche questa volta, quindi, la macchina del fango ha colto nel segno, dando nuovamente voce alla schiera degli anti-juventini, in attesa di un minimo pretesto per sfogare tutta la frustrazione accumulata nel corso dell’ultima stagione. A differenza del 2006, però, i rosiconi dovranno fare i conti con Andrea Agnelli, il primo tifoso juventino, più che mai determinato a difendere in ogni sede l’onore e la dignità dei suoi tesserati.

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Tardelli, un uomo un perché: “Calciopoli? E’ finita, ma…”

Sul Tardelli calciatore si può dire poco e chi ha da dire è certamente in malafede. La carriera parla chiaro.

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Il problema è semmai il Tardelli opinionista. Io lo ricordo come allenatore nerazzurro e quel ricordo mi basta. Certamente non lo ricordo mai vicino alla Juve, nel senso proprio di opinioni buttate lì perché negli studi RAI faceva comodo far casino.

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Lo ricordo sproloquiare su Bettega, praticamente mai toccato da indagini e scandali, forse l’uomo che ne capiva più di calcio nella Juve post-Calciopoli. Eppure il Tardelli ebbe a dire: “o dentro o fuori, Bettega così non serve”. E non ho memoria di una sua campagna pro-Bettega.

Tardelli nel team di ricostruzione post-Calciopoli ha lasciato il segno. Più o meno il segno di Secco e Blanc impresso sul mercato. E ricordo ancora Tardelli dire più volte “Calciopoli è finita, basta, scordiamoci tutto”. Quindi quelli che lo elevano a esempio di juventinità dovrebbero precisare che stanno parlando del Tardelli giocatore, non certo del Tardelli opinionista che di bianconero ha davvero poco. Figuriamoci il Tardelli dirigente.

Ho sempre sostenuto, e peccato non aver avuto già allora questo blog, che la gente subentrata a Giraudo, Moggi e Bettega avesse un’aria strana, come quelle iene che subentrano ai leoni per finire una preda e vorrebbero far capire che i leoni non ci sono mai stati. E mi fa, dunque, ridere quando mi dicono “hai visto, ha parlato Tardelli, se lo dice lui!”.

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Galasso: “FIGC e Coni non hanno rispettato i risultati del campo…”

Andrea Galasso è uno dei legali che ha seguito Antonio Giraudo e nonostante il primo grado di giudizio nettamente a sfavore nel rito abbreviato chiesto dal suo assistito lancia un duro attacco a sostegno di chi non ha mai creduto a Calciopoli.

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Le sue parole sono sottoscrivibili da chiunque abbia deciso di non spegnere il cervello:

Quelli che non hanno rispettato i risultati del campo rispondono al nome di Federcalcio e Con., E il duro lamento del dottor Petrucci ai 14 milioni di tifosi della Juventus ricrda l’ammonitrice favola di Fedro del lupo e dell’agnello. E’ come se petrucci avesse chiesto ai tifosi juventini di porgere l’altra guancia. No, non può essere così, perché senza giustizia non può esserci pace. E finora di giustizia ce n’è stata ben poca. Chi ha seguito attentamente le vicende lo sa bene.

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Sentenze che stridono fra loro: assolto Giraudo

Il fatto non sussiste e “per non aver commesso il fatto”.

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Non è una novità, ma in Italia le sentenze si scelgono, se ne cambiano i versi e si usano a piacimento dell’interlocutore che, come Maestro Mughini recita, è sempre l’italiano appartenente alla subcultura dell’antijuventinismo per vocazione, anche quando non c’entra nulla il calcio e la Juventus.

Così capita di leggere cose così:

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conferma solare di un’alta professionalità e della indiscutibile correttezza di Antonio Giraudo nella veste di amministratore delegato della Juventus.

Forse proprio per questo era stato chiamato a dirigere la Juve.

Questa assoluzione si somma a un’altra assoluzione sul falso in bilancio, cosa per cui altri dirigenti non sono nemmeno andati a processo grazie ai soliti amichetti dei poteri forti. Così, nel tentativo di ricostruire un po’ di cose, mi mancano le basi oggettive per deliberare: come si a essere assolti da una parte, prosciolti da un’altra, condannati per reato di frode amministrativa (seppure in primo grado) da un’altra parte ancora. Ma le condanne si stabiliscono col televoto?

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Moggi deluso da Andrea Agnelli per la sua non presenza? Luciano ti spiego perché

Stamattina leggeva il solito pezzo di Lucianone su Tuttomercatoweb e ci sono rimasto male. Come sempre la sua analisi sul mercato che si è chiuso e il campionato che sta per iniziare è quasi perfetta (ahimé), ma buona parte dell’articolo è un continuo martellare su un concetto che – Luciano perdonami – è abbastanza scontato. Talmente scontato che non c’era bisogno di sottolinearlo.

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Posto che in 50 minuti far vedere TUTTA la storia della Juve e TUTTI i personaggi che hanno fatto grande la Juve è impresa impossibile, posto che qualcuno era assente con giustificazione (Trezeguet, Camoranesi, Nedved, Platini, e in ultimo Vialli cui auguro una pronta guarigione) e posto che qualcuno è stato dimenticato, sono combattuto da due sentimenti opposti: da una parte il vivo senso di comprensione per Luciano Moggi, il più grande intenditore di calcio italiano, nonché il più grande dirigente di calcio italiano e nel mondo, e dall’altra parte trovo corretta la scelta di Andrea Agnelli.

Sarò forse arrogante, ma l’assenza dai megaschermi e dalla manifestazione della Triade io l’ho letta in questo modo e sarei felice di interloquire con voi lettori.

La Juventus, in questi maledetti 5 anni, si è aggrappata, tanto e troppo, al ricordo: ricordo inteso come i grandi calciatori che hanno animato ogni benedetta partita giocata dalla Vecchia Signora (ho letto perfino di una richiesta di tornare a giocare a Nedved e Zidane, richiesta che non era per nulla scherzosa e si inseriva in un contesto di rissa verbale molto fastidiosa) e ricordo inteso come gli ultimi grandi dirigenti e cioè Bettega, Moggi e Giraudo.

Alcuni tifosi, e qualcuno più autorevole degli altri che doveva certamente contribuire costruttivamente alla discussione e così non è stato, hanno mantenuto acceso un lumicino che non aveva più senso di esistere: ah se ci fosse stato Luciano, ah se tornasse Luciano, ah ma Luciano avrebbe fatto, ah senza Luciano…

Non sta a me sottolineare quanto forte possa essere il legame fra Andrea Agnelli e Giraudo e Moggi, soprattutto il primo, il più assente dalle scene italiane rispetto a Lucianone. E quindi non sta a me dire che la scelta di non tributare nemmeno una immagine alla Triade è fortemente (credo, penso) voluta da Andrea nel tentativo di lanciare l’ultimo, ennesimo, grande, importante messaggio, peraltro ribadito dall’accoppiata Del Piero e Boniperti: la Juve è la Juve indipendentemente da chi siede in panca o va in campo o sta in ufficio. Le persone passano, la Juve resta.

Il messaggio di non far vedere nemmeno una foto della Triade è chiaramente un richiamo forte alle coscienze, un po’ sbiadite, un po’ sgualcite, di certi tifosi che sono stati poco accanto alla squadra in questi anni. Un po’ vittime della farsa del 2006, un po’ vittime dell’accecante desiderio di vendetta, prima ancora che sano realismo e vera voglia di ricostruire dalle macerie una società e soprattutto uno spirito forte, combattivo, granitico. Uno spirito di Juve. Un po’ da quella voglia, tutta italiana, di distruggere e criticare, a priori, sempre con forza e cattiveria, meglio se gratuita.

Messaggio che è facilmente leggibile fra le righe del discorso d’apertura di un emozionatissimo Andrea Agnelli:

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chiudete gli occhi per un momento, apriteli e non dimenticate mai le facce di chi vi sta accanto. Sono le facce della Juve.

Come dire: quel che è successo è purtroppo successo e tornare indietro, in questa vita terrena, proprio non si può. Ma si DEVE andare avanti

con pazienza, con coraggio.

Andrea Agnelli

Pazienza e coraggio. La pazienza è mancata, il coraggio invece è quello che più serve a questi ragazzi.

Vogliamo davvero tradire il Presidente?

Per dovere di cronaca riporto lo stralcio di articolo che mi ha spinto a scrivere questa sentita risposta.

La Juve gioca con il Parma alle 12 di domenica nello stadio nuovo, un grande progetto ora compiuto , che fu pensato e messo in cantiere dalla triade, particolare che è stato ampiamente dimenticato.Ieri è stato inaugurato con una manifestazione degna della bellezza dell’impianto, inviti a tutte le personalità di spicco e non solo dell’ambiente calcistico: si potevano notare personalità che hanno avuto una parte importante nella retrocessione della Juve in B nel 2006,altre che si sono mostrate recentemente contrarie alla revoca dello scudetto all’Inter sul ricorso della Juve,altre che non hanno difeso la Juve al momento opportuno,c’era un po’ di tutto insomma.Mancava Moratti che ha preferito Sondrio per una conferenza stampa e ha fatto bene dimostrando però una certa coda di paglia..Mancavano infine, non invitati,i tre dirigenti che hanno portato la Juve sul tetto del mondo per i risultati conseguiti e senza nulla chiedere alla proprietà, a differenza di quanto accade adesso,mancavano quei dirigenti che hanno ideato il nuovo stadio facendo girare il mondo al dr. Opezzi alla ricerca e per visionare gli stadi migliori,c’era in compenso un numero ” 29 ” ad indicare gli scudetti conquistati, mancavano però gli artefici degli ultimi 12 anni di conquiste,ne è stata cassata la storia.Se l’Avvocato , il dr.Umberto e l’Avv. Chiusano avranno visto , si saranno sicuramente rivoltati nella tomba.

Luciano Moggi

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CONI e FIGC sono in ostaggio: chi le libererà da Abete e Palazzi?

Il CONI e la FIGC sono in ostaggio. Ormai da molti anni.

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Il livello di serietà è ormai scemato, l’etica è stata completamente abbandonata.

Su Calciopoli, allo scoppiar dello scandalo, si disse che il sistema calcio sarebbe migliorato. Invece non si poteva nemmeno lontanamente immaginare un tale peggioramento.

Le figure ambigue dominano il mondo del calcio italiano. I presidenti disonesti possono tranquillamente continuare i loro affari, il calciomercato è sempre più inquinato e in più gli scandali si moltiplicano.

In questi anni abbiamo assistito a tutto e di più. Da Scommettopoli, il più recente, a Premiopoli, il più nascosto, passando per i deferimenti ritardati e gli impuniti Moratti e Preziosi.

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Senza contare ovviamente gli imbarazzanti risultati delle nostre formazioni in europa.

Champions League o Europe League non fa differenza, le abbiamo prese da chiunque e comunque. Il triplete di Mourinho è ancora più finto dello scudetto di cartone che Guido Rossi ha consegnato a Moratti.

Chi dovrebbe garantire pulizia e trasparenza, il SuperProcuratore Stefano Palazzi, appare sporco e manovrato, piuttosto ambiguo e per nulla desideroso di approntare al lavoro con fare onesto e dignitoso.

La radiazione di Moggi e Giraudo, alla luce del Processo di Napoli, è quanto di più idiota la Federazione ha commesso dal 2006 a oggi.

Chissà cosa accadrà adesso!?

Chi finalmente ammetterà l’inconsistenza di Abete, Gussoni e Albertini?

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