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Tag: giustizia-sportiva (pagina 1 di 8)

Il “sistema” De Sanctis e il divieto di dire la verità di Moggi

Curioso, eh?! De Sanctis può elargire falsità e accuse pesantissime senza alcuna sanzione, mentre Moggi, che ha detto la verità sul conto di Facchetti e dell’Inter, andrà sotto processo (oggi, ndr).

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Succede in Italia, il Paese dove ogni cosa può accadere. Con ordine.

Il portiere della Roma, ex Napoli, Morgan De Sanctis ha rilasciato piccanti dichiarazioni dopo la sconfitta per 3-0 contro la Juve. Obiettivo, nemmeno tanto complicato, è stato quello di diffamare la Juve e il “sistema” che la favorisce. Quale sia questo sistema non lo ha puntualizzato. Peccato: sarebbe stato carino scoprirlo. Se si tratta infatti del sistema FIGC, De Sanctis l’ha fatta fuori dal vaso. Se si tratta del sistema Lega Calcio, De Sanctis l’ha fatta fuori dal vaso. Altri sistemi non sono ammessi. Fra l’altro, De Sanctis deve davvero essere andato fuori di testa tirando in ballo pure lo stadio di proprietà.

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Ora, la Giustizia Sportiva dovrebbe quanto meno verificare queste accuse, ma dopo un paio di giorni non si hanno novità in merito. De Sanctis ha acceso i cuori giallorossi, ha rivolto pesantissime accuse alla Juve e ne uscirà pulitissimo, anzi quasi un martire. Un po’ di Maalox e passa tutto, mentre la Juve tornerà al lavoro garantita dagli aiutini di Conte, Vidal, Bonucci e Vucinic… fra gli altri.

Luciano Moggi va di nuovo davanti un tribunale. Nel 2010, in una puntata televisiva dove era ospite, ebbe un confronto acceso con Javier Zanetti. L’ex direttore generale della Juve rimproverò Zanetti della scarsa informazione circa Facchetti, Moratti e le attività illecite nerazzurre. Oggi andrà sotto Processo. Ennesima farsa.

Chiariamo: le vicende in Tribunale riguardo Calciopoli hanno già dimostrato la verità di quelle dichiarazioni. E’ tutto accertato, è tutto provato. Quindi: che razza di Processo è quello che si apre oggi? Ennesima tragedia della Giustizia Italiana che, evidentemente, creerà un’altra fantasmagorica sceneggiatura su questo giallo a puntate che non accenna a finire: quando l’Italia si sveglierà dal sonno antijuventino che permea ogni istituzione di questo strano Paese?

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Inammissibile il ricorso della Juve sulla Supercoppa Italiana 2013: la supercazzola della FIGC

Inamissibile. Se c’è la Juve di mezzo con la parvenza di un ragionevole dubbio che i bianconeri possano avere la meglio in Tribunale, ecco che scatta l’inammisibilità. Si decide di non decidere: troppo tardi, troppo presto, fa troppo freddo, eccessiva umidità. Non è un problema la giustificazione, l’importante è non decidere.

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Così su Lazio-Juve giocata a Roma, la Corte di Giustizia della FIGC dichiara inammissibile il ricorso della Juve.

Se volete sapere il perchè, il passo più interessante è il seguente:

[...] viste le norme dello Statuto Federale nonché le norme dello Statuto-Regolamento di Lega Serie A e le altre norme federali applicabili dichiara inammissibile per difetto della competenza a conoscere della vertenza in capo alla presente Corte.

Difetto della competenza a conoscere della vertenza in capo alla presente Corte. La nuova supercazzola targata FIGC. Probabilmente il salumiere personale di Del Piero avrebbe avuto maggiore competenza nel decidere. Ma senza troppa fatica, esaminiamo la storia del regolamento della Supercoppa.

Nel 1989 il calcio italiano provò a mettere una di fronte all’altra la vincitrice del campionato e il club che aveva conquistato la Coppa Italia. Nel caso in cui le competizioni fossero state vinte dalla medesima squadra, allora la scudettata avrebbe affrontato la perdente della finale di Coppa Italia. Luogo dell’incontro: lo stadio della vincitrice del campionato.

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Ripetiamo: luogo dell’incontro fu fissato nello stadio della vincitrice dello scudetto.

Tranne che per ragioni di marketing, si decise dal 2002 che la sede dell’incontro poteva essere uno stadio neutro all’estero. Si potevano così ricavare proventi dai diritti televisivi e si forniva una occasione alle sfidanti di allargare i propri confini. Nel 2002 toccò a Tripoli dove si sfidarono la Juve e il Parma. L’anno successivo si volò in America (dove la Juve batté il Milan). Nel 2009 toccò a Pechino (la Lazio strapazzò l’Inter), poi ancora Pechino nel 2011 (Milan ebbe la meglio sull’Inter) e nel 2012 (la Juve distrusse il Napoli che intontito non si presentò al ritiro della medaglia di argento).

Quest’anno doveva ancora toccare a Pechino, ma la Juve aveva già un impegno con una avventura americana, mentre la Lazio premeva per l’Oriente. I vertici del calcio italiano decisero di trasgredire la regola e assegnare a Roma la location. In casa della Lazio, cioè.

La Juve ha fatto ricorso, non già per l’abbattimento delle regole, quanto per il cattivo gusto della divisione dei proventi (appannaggio dei biancocelesti). Ne seguirà che la Juve le suonerà per benino a tutta la banda biancoceleste nonché all’intero circolo dei vertici del calcio italiano. Gli stessi che oggi hanno deciso di non decidere.

Per la cronaca, la Juve proseguirà la battaglia per il rispetto della verità di regole. Si andrà presso l’Alta Corte del Coni. Nel frattempo, sui giornali, il silenzio regnerà sovrano.

Viva le regole, viva la costituzione, viva il Duce. Chiunque esso sia nel calcio italiano. Di certo, non tifa Juve!

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La Bilancia della (in)Giustizia è starata

Dopo aver vinto sui prescritti e aver immagazzinato nella mente le immagini del match mi sono rivisto diverse volte il fallo (assurdo? omicida? disonesto? canaglia?) di Cambiasso su Giovinco.

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Caressa urla 5 giornate di squalifica, Bergomi ribatte no, 5 no, ma almeno 3 giornate sicuro…

La mattina dopo vado in piazza e, dopo alcuni sfottò con amici che, purtroppo, tifano sponda milanese, mi sento dire da questi che 3 giornate di squalifica, al pur corretto Cambiasso, non le leverà nessuno…

Annuisco.

Ho visto dare 3 giornate di squalifica per molto meno…ricordate Conte quando si è incazzato? si è solo incazzato… due giornate di squalifica… quindi, mi dico, almeno 3 giornate per quel gesto insulso e privo di ogni logica sportiva… saranno almeno 3 giornate…

Decisione del giudice (sic!!!) sportivo…  una giornata di squalifica!!!

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Evidentemente voleva sentire il crack della caviglia di Sebastian questo avvinazzato di giudice per comminare almeno 3 giornate al buon (sic!!!) Cambiasso.

Le facce degli amici miei prescritti, (ebbene si… ne ho qualcuno), per una volta, sono diventate rosse di vergogna.

Una decisione così assurda è da iscrivere negli annali delle fetenzie che i prescritti hanno commesso… questa insieme a tante altre.

A parti invertite l’avvinazzato giudice (sic!!!) avrebbe comminato 5 giornate di squalifica e inviato una nota al Palazzinaro per la revoca dello scudo dell’anno scorso…

Ma si può andare avanti così?

Agnelli ma dove stai? fai sentire la voce di tutti noi…quanto meno per dire a costoro: lo sappiamo che siete delinquenti…facciamo finta di ignorarlo… ma lo sappiamo benissimo di che feccia siete fatti.

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La Juve perde su tutti i fronti: in FIGC, in Lega, con la Giustizia sportiva, al calciomercato, con gli arbitri, sul campo.

Una profonda tristezza sportiva mi ha portato a trascurare il mio amato blog per qualche tempo.  La tristezza si è acuita, ma è questo il momento di serrare le fila, unirmi di nuovo ai miei fratelli ed affrontare la battaglia.

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Perché la Juventus è in guerra, con tutti. Persino con se stessa. E noi vogliamo vincere questa guerra, siamo ancora in tempo.

Per ora stiamo perdendo su tutti i fronti.

In FIGC c’è un nemico che si chiama Abete, quello che non vuole togliere lo scudetto di cartone a Moratti, quello che rinnova il mandato a Palazzi, quello al quale abbiamo chiesto un risarcimento di oltre 400 milioni, quello che sfrutta la Juventus in nazionale. È stato rieletto, anche con il voto di Andrea Agnelli. Quel voto è una sconfitta per noi juventini, noi che avevamo creduto che l’allontanamento di Briamonte fosse un segnale di autonomia di Andrea dagli Elkann. Ma quale autonomia, se poi votiamo Abete? Ma quale autonomia se l’azionista di riferimento non ci permette di spendere un soldo (e sì che a Blanc 50 milioni di euro per acquistare i fenomenali Felipe Melo e Diego li aveva pur dati)? Ma quale autonomia se al Gran Galà del calcio Andrea, premiato, si è sentito in dovere di ringraziare pubblicamente John e Lapo? Addirittura Lapo ….

In Lega volevamo cambiare tutto. Abbiamo speso il nostro nome e la nostra influenza politica per appoggiare Abodi. Risultato: è stato rieletto Beretta e Galliani è il vicepresidente! Non abbiamo ottenuto il cambiamento desiderato, ci siamo esposti ad una pessima figura, ci siamo accorti che le piccole società non ci sono più amiche come lo erano una volta.

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Con la Giustizia sportiva abbiamo imparato che tra noi e il Napoli si utilizzano due pesi e due misure. Conte in box per cinque mesi perché “non poteva non sapere”, per il Napoli modificato il concetto di “responsabilità oggettiva” e restituzione dei punti e dei calciatori. Conte, con Bonucci, squalificato per due turni per la sceneggiata contro il Genoa, sceneggiata deprecabile ma niente al confronto della mancata presenza del Napoli alla premiazione di Pechino (per Mazzarri, espulso dal campo, squalifica prima data e poi revocata). Insomma al Napoli inizialmente si comminano sanzioni che poi, con il ricorso, spariscono. Se questo è l’avversario per lo scudetto, bisogna preoccuparsi parecchio.

Su Marotta e il calciomercato non sappiamo cos’altro dire. Facciamo ridere. Peluso per puntellare la difesa (Icardi, ancora Icardi e Gonzalez ringraziano). Anelka per “reintegrare numericamente il parco attaccanti”. Senza volerla fare lunga su Del Piero, sul quale personalmente non ho versato lacrime al momento dell’addio, bisogna però riconoscere che probabilmente, nonostante l’età, Alex sarebbe stato più utile di molti degli attaccanti attuali. Di certo se il tiro del possibilissimo 2-2 di Giovinco dell’altra sera fosse capitato sul destro di Del Piero, sarebbe finito rasoterra sull’angolino. Ci avevano promesso un top-player. Hanno perfino fatto visitare Torino a Van Persie. Ora ci dicono che il top-player non può essere acquistato né dalla Juventus, né da alcuna altra squadra italiana. E Balotelli (che comunque mai vorremmo alla Juventus) non è un top-player? Bene, il Milan lo ha acquistato. Come ha fatto, signor Marotta? Come faceva Moggi. Ha ceduto dei giocatori per acquistarne altri. Neanche Moggi aveva i soldi. Ma vendeva Vieri o Zidane e riacquistava mezza squadra. Marotta già sa poco acquistare (Pogba è merito di Paratici, Isla è merito suo), ma a vendere è proprio negato. Iaquinta è ancora parcheggiato. E cosa dire del Galatasaray? Sono due anni che Marotta cerca di vendergli Felipe Melo e quelli sistematicamente se lo prendono in prestito; salvo poi tirare fuori i milioni per comprare Sneijder e Drogba! Gli unici che non riusciamo a vendere al Galatasaray siamo noi.

Capitolo arbitri. Pensare che ci fischino contro volontariamente non è peccato. Gli errori pro-Juve di Catania e del primo tempo di Juventus-Inter erano errori, perché nessun arbitro che vuol fare carriera fischierebbe a sproposito a favore della Juventus (attenti, Abete e Galliani vi guardano), ma li abbiamo pagati a caro prezzo, già dal secondo tempo della maledetta Juventus-Inter. E poi a seguire fino agli sciagurati arbitraggi di Guida e Banti. Dire che ci mancano dei punti in campionato e che siamo fuori dalla coppa Italia anche per colpa degli arbitri è dire la verità. Pensate un po’: la squadra punita con la serie B e l’eliminazione di due scudetti perché amica degli arbitri (così dissero), ora litiga con gli arbitri. Strana la vita.

Anche colpa degli arbitri. Ma tanta colpa, ma tanta, nostra. Sul campo non c’è più la Juventus dell’anno scorso. Sappiamo che ripetersi è difficilissimo, che un certo senso di appagamento è fisiologico, ma buttare via uno scudetto, già quasi conquistato, come rischiamo di fare se non torniamo ad essere noi è veramente troppo. La concorrenza non c’era, doveva essere una passeggiata. Avevamo il Napoli a 10 punti. Due glieli ha ridati la Giustizia sportiva, cinque li abbiamo regalati noi contro Sampdoria e Genoa, allo Juventus Stadium. Se Cavani non si ferma, sarà durissima. Ma abbiamo sconfitto il Milan di Ibrahimovic, possiamo sconfiggere il Napoli di Cavani. Se torniamo noi. Per la Champions già sapevamo e sappiamo che servirebbe un miracolo, ma lo scudetto non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo perderlo. Buffon non sbagli più nulla, Chiellini e Asamoah facciano svelti a tornare, Pepe venga a “saltare l’uomo” e creare la superiorità numerica, Vucinic la metta dentro come nel girone di ritorno dell’anno scorso. Barzagli, Bonucci, Lichtsteiner, Vidal, Pogba, Pirlo e Marchsio già fanno il loro. Forse anche Caceres e Marrone. Gli altri si sveglino, altrimenti a giugno si cambia aria. Parliamo di Storari, De Ceglie, Giaccherini, Peluso, Padoin, Isla, Matri, Quagliarella, Giovinco. Sì, anche Giovinco. Bendtner  ed Anelka li consideriamo di passaggio. Per essere da Juve bisogna dimostrarlo sul campo. Conte li guidi con l’intelligenza che ha mostrato nei commenti del dopo partita di Lazio-Juventus. Quell’ironia mi ha fatto tornare la voglia di scrivere.

Ora aspetto che la voglia torni anche ai calciatori. Noi juventini siamo tutti qui a gridare forza Juve.

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Giustizia da riformare? Assolutamente no, ora ci divertiamo

E’ una Giustizia Sportiva da riformare? A noi ci piace così, coi fegati spappolati e con i nervi a fior di pelle. E’ bastata la notizia di una penalizzazione di 1 punto per mandare in tilt il Napoli che ha potuto contare comunque su Cannavaro, Mazzarri e gli altri. Due sconfitte, molto brutte, che mi fanno ancora di più capire quanto conta Antonio Conte e quanto fenomeno è questo ragazzo che Trapattoni fece esordire tanti anni fa in bianconero.

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E ora tutti contro Palazzi che ovviamente è un buon professionista solo quando esaudisce i desideri più perversi degli antijuventini.

La mia personale sensazione, visto quanto accaduto sul fronte Napoli, è che lo scandalo principale sia stato già insabbiato e che si sia dato solo uno schiaffetto alla società di De Laurentiis. Una partita nel 2009, una tentata combine… e gli altri anni? Che fine hanno fatto le strane esultanze di De Sanctis? E le partite che il boss seguiva così da vicino?

Così come ci chiediamo ormai invano a che conclusione siano arrivate le indagini su Milan e Inter, con tanto di interrogatori agli zingari. Mah!

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Questa Giustizia va bene così. I campionati sono stati falsati a partire dal 2006 quando Moratti decise di cucirsi addosso scudetti non suoi e sostituire la Serie A con un Torneo Aziendale di dubbio valore. Il campionato è stato falsato in partenza con una squalifica, quella di Conte, che è veramente imbarazzante pure per i vari Mentana e Cruciani e Criscitiello. Oggi forse il campionato è più equilibrato con la squalifica al Napoli.

Resta il fatto che Mauri può tranquillamente aiutare la Lazio, Cannavaro ha potuto indossa la fascia da capitano, mentre Conte è stato relegato al box. Nonostante questo la squadra più forte si è confermata tale, addirittura è cresciuta. E allora va bene così: questa Giustizia deve continuare a fare gli interessi di Milano. Ci rende più goduriosi: lo so, è peccato, ma è un piacere infinito.

P.S.

La Juve in campo a lottare, magari non prestando la voce. Altri invece mostrano lenzuoli e magliette. Anche questo è stile. Nel 2006 “non fu rotto nemmeno un bicchiere dai tifosi bianconeri” (cit. Mughini) e vorremmo lo stesso atteggiamento da parte dei partenopei.

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Decisione scandalosa: ma non è la squalifica del Napoli

Ancora una volta Palazzi sconfessato, ma stavolta è davvero un buco nell’acqua. O se preferite è la conferma di quanto questo personaggio sia lontanissimo dai concetti che dovrebbe applicare e cioè giustizia, equità, terzietà. Palazzi chiede 1 punto, ne arrivano 2. Soprattutto arriva una domanda, tragica quanto comica: perché la sentenza viene emessa soltanto ora, visto che era già scritta da un po’ di tempo?

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Cercando di ribaltare la verità, nascondendo una indagine che probabilmente sarà arrivata a qualche tipo di conclusione (il Napoli ha veramente “manomesso” partite per volere di qualche boss?) e di cui già non si parla più (mai se ne é parlato, in verità), alcuni giornalisti fanno i finti scandalizzati. E’ già una Giustizia Sportiva che non funziona più, che bisogna cambiare, addirittura inibire. E’ questo che emerge dalla voce rotta da fegati rovinati sia sui social media sia, purtroppo, sui giornali e sulle TV.

C’è un attacco al Napoli? Magari ordito da quel cupolaro di Marotta? E messo in atto dal napoletano Palazzi? A essere onesti vien difficile da pensare che una delle squadre capaci di dare fastidio alla zona Champions sia stata penalizzata per favorire la Juve. Vien più facile pensare che Inter e Milan beneficeranno alla grandissima di questa penalizzazione. Noi continuiamo a pensar male, perché fino a qui non siamo mai stati smentiti.

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Piuttosto c’è da verificare quel ritardo temporale nell’emettere sentenza. Era già tutto pronto quest’estate, ma quest’estate ci si è prodigati a bastonare a più non posso Antonio Conte nel tentativo, vano, di rallentare il cammino della Juve. Juve che ne é uscita ancora più forte e ora i guai sono di tutti quelli che hanno provato a fermarla.

Sentenza già pronta ad agosto, ma emessa a Natale, facendo giocare un Cannavaro sul quale gradiremmo leggere commenti e soprattutto fatti contro la sua posizione. Esaminando le carte di Antonio Conte non ci stupiremmo se saltasse fuori qualche manifesta cavolata giuridica. Resta il punto: Conte squalificato nonostante innocente, Cannavaro in campo nonostante pare fosse colpevole. Così come Mauri. Così come Inter e Milan sono ancora tenute fuori da questo processo sul Calcioscommesse, eppure gli zingari hanno parlato chiaro già a novembre 2011. Novembre 2011, oggi siamo a dicembre 2012: almeno fateci capire dove gli zingari mentono, no?!?

Meglio di Houdini, eccoci qui ad ascoltare chi non dovrebbe parlare: Mondonico poteva non sapere, Conte no; Bonucci stava rischiando la carriera insieme a Pepe, invece Cannavaro andava protetto. Gianello ha confessato, così come tutto il Siena aveva confessato che Conte non solo non c’entrava nulla, ma che il Siena tutto non aveva minimamente partecipato alle scommesse. Il solo a vendersi le partite era Carobbio, e allora si torna al punto focale di tutta la questione: chi ha deciso chi doveva essere credibile a priori e magari solo nelle situazioni che convenivano a certuni? Chi ha deciso che la sentenza del Napoli doveva essere slittata a Natale, giusto per concedere al Napoli la trafila Europea (da cui dovrebbe star fuori secondo il codice etico UEFA) e un sereno girone d’andata di Serie A? E chi sta decidendo che Inter-Atalanta, Inter-Chievo, Milan-Bari, Genoa-Milan siano partite assolutamente limpide?

Decisione scandalosa, sì, non vi è più dubbio: la combriccola milanese è attiva più che mai, con un problema in più. Il problema in più è la nuova candidatura di Berlusconi. Siamo veramente vicini alla fine. Io ho già scelto: mi piace da matti il Borussia Dortmund, in Germania il calcio dovrebbe salvarsi.

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Solo Conte non poteva non sapere…

Leggo sul solito Virgilio Sport queste dichiarazioni di Mazzarri:

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Non so la sentenza, ma perché bisogna credere a Giannello e non a Cannavaro e Grava che dicono di non aver saputo nulla?.

Walter Mazzarri solleva un quesito legittimo, in attesa di appurare la posizione della Commissione Disciplare in merito al caso Gianello da cui – stando alle indiscrezioni che si sono susseguite – scaturirà presumibilmente la penalizzazione di 2 punti a carico del Napoli e la squalifica a sei mesi per Cannavaro e Grava, appunto. Una sorta di difesa indiretta, quella avanzata dal tecnico, che ha assistito a una rimonta paradossale del Bologna a discapito dei suoi.

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Mazzarri solleva un quesito legittimo, ma dove stava quando Conte è stato massacrato perchè non poteva non sapere? E dove stava Virgilio Sport, la Stampa nazionale, i giornalai che la deontologia professionale se la sono messa nel c…assetto?

Se ci fosse voluto un altro indizio per la prova provata del marciume che ha invaso il Calcio questo è quello che mancava.

Per Mazzarri, e quelli come lui, non ha avuto alcuna importanza che  27 giocatori hanno dichiarato che “Pippo” diceva cavolate e che Conte non c’entrava nulla. Per Mazzarri e quelli come lui non ha avuto nessuna importanza che tutte le versioni edulcorate sono state letteralmente demolite. Per Mazzarri e quelli come lui non ha avuto alcuna importanza che in secondo grado, pur essendo stata derubricata l’accusa più grave, la pena comminata non è stata dimezzata ma confermata. Per Mazzarri e quelli come lui non ha avuto importanza che il TNAS ha comminato comunque una indecente squalifica a Conte. Perchè Conte non poteva non sapere, Mondonico si, Cannavaro e Grava anche…

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Ma un Giudice vero in Italia esiste?

Ma un Giudice vero, al di sopra delle parti, che ami la verità e si batta affinchè risalti e venga fuori  non esiste in questa Italia?

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Un Giudice che legga le carte e tragga gli spunti per iniziare una sua indagine al contrario, che verifichi e appuri il castello mediatico di menzogne che viene messo in atto da questa macchina del fango in Italia esiste?

Un Giudice che conosca la differenza tra il “non poteva non sapere” e   “l’aver saputo, commesso e attuato”  in Italia esiste?

Un Giudice che senta la necessità di pulire l’ambiente calcio da tutte le lordure che, solo grazie al denaro che proviene dal petrolio e dalle tv e dai giornali schierati, vengono perpetrate in Italia esiste?

Un Giudice che faccia il Giudice per amore della Giustizia e non asservito ai potenti in Italia esiste?

Un Giudice capace di capire che si sta massacrando lo sport del calcio e la Juventus solo per bramosia di potere in Italia esiste?

Amaramente mi rispondo da solo: no!

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Sono tutti impegnati altrove, in indagini creative, magari difficili e pericolose e lasciano che il fiume della lordura scorra impetuoso travolgendo solo pochi eletti.

Ma cosa insegneranno ai loro figli questi Giudici che come le tre scimmiette non parlano, non vedono e non sentono?

I fatti sono tutti lì, a portata di mano o di fascicolo… basta leggerli…

Se non è mafia questa ditemi voi cos’è!

Un tamburellante scoppiettio di articoli, stampati e cartacei, che hanno il tono di mille e mille lupare fumanti non interessa nessun Giudice?

Nessuno vi intravvede il dolo? La pervicacia, il fumus persecutionis?

Nessuno è scosso da un minimo dubbio che, forse, probabilmente, con le dovute cautele, si tratta della più grande macchinazione messa in atto per distruggere chi è stato vincente e scomodo?

Ma in che Paese di merda viviamo?

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Chi parla male di Facchetti è un tifoso gretto

Oramai mi avete scoperto.

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Sapete che pago il canone RAI. Sapete che mi diverto (!?) a seguire la Domenica Sportiva. Non vi meraviglierete se stamani, in auto, prima delle 8 ero sintonizzato sulla RAI per ascoltare il Giornale Radio. Mi sono imbattuto nel programma SPORTLANDIA, condotto da tale Massimiliano Graziani.

Graziani intervistava Gianfelice Facchetti,  attore, regista, scrittore, collaboratore della Gazzetta dello Sport, ultimamente con presenze in RAI sempre più frequenti e, non ultimo, figlio di Giacinto Facchetti.

Non conosco il motivo dell’intervista in quanto ho ascoltato solo la parte finale, ma in questa parte finale si è discusso ampiamente sulle polemiche che da tempo divampano attorno al nome di Giacinto Facchetti.

Gianfelice ha esternato tutto il suo disappunto per la relazione di Palazzi dove, cosa inaudita a suo dire, si è accusata una persona morta e quindi non più in grado di difendersi. In più Gianfelice ha aggiunto che si parla di suo padre come di un condannato quando invece la tesi accusatoria è solo il parere del Procuratore federale. Difatti il processo non si è svolto per sopravvenuta prescrizione. Forunatamente per l’Inter e per la memoria di Facchetti, aggiungiamo noi.

Ma Signor Facchetti, crede forse che le telefonate di suo padre con i designatori arbitrali le abbia ascoltate solo il Procuratore Palazzi? Le abbiamo ascoltate tutti e tutti sappiamo che si tratta di palese violazione dell’art. 6 delle Carte Federali (illecito sportivo). Questo sì, illecito sportivo. Non quello di Moggi.

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Signor Facchetti, forse suo padre era davvero una degnissima persona, ma si è trovato in un momento e in una posizione per cui probabilmente è stato costretto a fare certe cose. Ma le ha fatte. E non possiamo tacerle semplicemente perché è morto.

Ma Gianfelice Facchetti va capito. Si tratta del figlio.

Meno, molto meno, capiamo le parole del giornalista RAI Massimiliano Graziani che ha definito gretto il tifoso che si avventura a parlar male di questo campione morto.

GRETTO  significa meschino, limitato, spiritualmente arido.

Secondo Graziani io sono gretto, @iojuventino è gretto, la Juventus, con il suo NO COMMENT, è gretta.

Ci chieda scusa, Signor Graziani. E faccia il giornalista evitando giudizi ed aggettivi a dir poco azzardati.

 

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NO COMMENT della Juventus alle dichiarazioni di Moratti: da leggere tutto di un fiato

Come anticipato in un commento da @Giovi88, sul sito della Juventus è comparsa la scritta

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NO COMMENT    Scarica qui la relazione del Procuratore Federale del 1°luglio 2011

Si riporta di seguito uno stralcio della corposissima relazione (oltre 70 pagine) nel quale vengono esposte le valutazioni relative al comportamento di Facchetti.

Alla luce dei principi posti dalla decisione della CAF (CU 1\C del 14 luglio 2006),

richiamata sopra per i punti di specifico interesse, e degli altri parametri valutativi cui si è

fatto ampiamente cenno nelle pagine precedenti, va rilevato che la condotta del

FACCHETTI appare presentare notevoli e molteplici profili di rilievo disciplinare.

In questa trattazione specifica della posizione del FACCHETII, è appena il caso di

rilevare che la società Internazionale F.C. di Milano, oltre che essere interessata da

condotte tenute dal proprio Presidente che, ad avviso di questa Procura federale,

presentano una notevole rilevanza disciplinare per gli elementi obiettivamente emergenti

dalla documentazione acquisita al presente procedimento, risulta essere, inoltre, l’unica

società nei cui confronti possano, in ipotesi, derivare concrete conseguenze sul piano

sportivo, anche se in via indiretta rispetto agli esiti del procedimento disciplinare, come già

anticipato nella premessa del presente provvedimento e come si specificherà anche in

seguito.

Dalle carte in esame e, in particolare, dalle conversazioni oggetto di intercettazione

telefonica, emerge l’esistenza di una fitta rete di rapporti, stabili e protratti nel tempo,

intercorsi fra il Presidente della società INTERNAZIONALE F.C., Giacinto FACCHETTI ed

entrambi i designatori arbitrali, Paolo BERGAMO e Pierluigi PAIRETIO, fra i cui scopi

emerge, fra l’altro, il fine di condizionare il settore arbitrale.

La suddetta finalità veniva perseguita sostanzialmente attraverso una frequente

corrispondenza telefonica fra i soggetti menzionati, alla base della quale vi era un

consolidato rapporto di amicizia, come evidenziato dal tenore particolarmente

confidenziale delle conversazioni in atti.

Una prima circostanza acclarata dall’attività di indagine, di enorme rilievo ai fini

disciplinari, è rappresentata dalla frequenza dei contatti intercorsi fra il Presidente

dell’lNTER Giacinto FACCHETII ed i designatori arbitrali in questione e in alcuni casi,

come si dirà in seguito, tra Massimo MORATII, attuale Presidente dell’INTER ed all’epoca

socio di riferimento, ed il designatore Paolo BERGAMO.

La rilevanza, l’incidenza e la portata di tali rapporti, rese evidenti dal contenuto degli

stessi, sopra sinteticamente riportato, vanno valutate alla luce di un parametro

interpretativo assolutamente obiettivo, rappresentato dal ruolo e dalla posizione di

preminenza istituzionale ricoperta da ciascuno dei soggetti sopra indicati.

Inoltre, assume una portata decisiva la circostanza che le conversazioni citate

intervengono spesso in prossimità delle gare che dovrà disputare l’INTER e che oggetto

delle stesse sono proprio gli arbitri e gli assistenti impegnati con tale squadra. In relazione

a tali gare il Presidente FACCHETII si pone quale interlocutore privilegiato nei confronti

dei designatori arbitrali, parlando con essi delle griglie arbitrali delle gare che riguardano la

propria squadra nonché della stessa designazione della terna arbitrale ed interagendo con

i designatori nelle procedure che conducono alla stessa individuazione dei nominativi degli

arbitri da inserire in griglia e degli assistenti chiamati ad assistere i primi. In alcuni casi,

emerge anche l’assicurazione da parte dell’interlocutore di intervento diretto sul singolo

direttore di gara, come rivelato da alcune rassicurazioni che il designatore arbitrale rivolge

al proprio interlocutore, in cui si precisa che l’arbitro verrà “predisposto a svolgere una

buona gara” o, con eguale significato, che è stato “preparato a svolgere una bella gara”; o

ancora, affermazioni del designatore volte a tranquillizzare il Presidente Facchetti sulla

prestazione dell’arbitro, nel senso che gli avrebbe parlato direttamente lui o che già gli

aveva parlato. In un caso, addirittura, il designatore arbitrale, nel tentativo di tranquillizzare

il proprio interlocutore e sedare le preoccupazioni di quest’ultimo sulle tradizioni negative

della propria squadra con un determinato arbitro, afferma che quest’ultimo è stato avvertito

e che sicuramente lo score dell’lnter sotto la sua direzione registrerà una vittoria in più in

conseguenza della successiva gara di campionato.

Tale capacità di interlocuzione in alcuni casi diventa una vera e propria

manifestazione di consenso preventivo alla designazione di un arbitro (vedi designazione

di Mazzoleni in Inter-Livorno e quella di GABRIELE per una gara di Coppa Italia) e

rappresenta un forte potere di condizionamento sui designatori arbitrali, fondato su

rapporti di particolare amicizia e confidenza che il Presidente Facchetti può vantare nei

confronti degli stessi designatori e che trovano la loro concretizzazione espressiva nella

effettuazione anche di una cena privata con BERGAMO e nello scambio di numerosi favori

e cortesie (elargizione di biglietti e tessere per le gare dell’Internazionale, di gadget e

borsoni contenenti materiale sportivo della squadra milanese, etc … ) e non meglio precisati

“regalini”.

Il consenso preventivo o, comunque, la richiesta di gradimento ad una designazione

rappresentano un elemento particolarmente rilevante sotto il profilo disciplinare e, in

proposito, è opportuno rinviare al contenuto della telefonata nel corso della quale

BERGAMO prospetta la possibilità di indicare, con designazione diretta, trattandosi di gara

di Coppa Italia, un arbitro da rilanciare e chiede, come detto, un avallo al predetto

Dirigente. Analogo “accreditamento” il BERGAMO chiede anche al MORATII, all’epoca

socio di riferimento dell’INTER, pregandolo di salutare l’arbitro prima della gara.

La posizione di tale società è, d’altra parte, confermata, anche dalla comunicazione

telefonica intercorsa tra il Presidente dell’A.I.A. Tullio LANESE ed il Presidente dell’lnter,

Giacinto FACCHETII in data 8.02.2005 – progr. 62981 – in cui il Lanese espressamente

dice a Facchetti che per il futuro i designatori saranno condizionati dal loro OK.

Questo Ufficio ritiene parimenti rilevanti le telefonate intercorse fra il F ACCHETTI e il

MAZZEI, il cui contenuto è stato già ampiamente commentato sopra. Invero, di sicura

rilevanza appaiono le richieste del FACCHETTI di designare determinati guardalinee e la

conseguenti rassicurazioni del MAZZEI che, in un caso, anticipa i nominativi degli stessi

all’interlocutore e, nell’altro, addirittura rassicura il predetto, dicendogli che, prima della

gara, “all’una li vado a salutare e li vedo, ok?”.

In definitiva, sulla scorta degli elementi probatori analizzati, è emersa l’esistenza di

una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare, diretti ad alterare i principi di

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terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale, instaurati, in particolare e per

quel che riguarda la società INTERNAZIONALE, fra i designatori arbitrali Paolo

BERGAMO e Pierluigi PAIRETTO (ma anche, sia pur in forma minore, con altri esponenti

del settore arbitrale) ed il Presidente dell’INTER, Giacinto FACCHETTI.

In fatto, appare evidente il pesante condizionamento, operato mediante le condotte

descritte, sui più delicati meccanismi di funzionamento del settore arbitrale, nei precipui

aspetti che possono interessare una singola società sportiva, per l’influenza determinante

e decisiva sul momento culminante dell’attività sportiva, ovvero la disputa della gara

ufficiale.

Pertanto, a giudizio di questo Ufficio, le condotte sopra descritte ed emergenti dalle

conversazioni telefoniche prese in esame, ascrivibili a BERGAMO, PAIREDO, MAZZE I e

FACCHEDI, integrano evidentemente la violazione dei doveri di lealtà, probità e

correttezza sanciti dall’art. 1, comma 1, CGS. Ma, al contempo, proprio in considerazione

delle modalità e delle finalità di tali condotte, in se stesse già rilevanti ex art. 1 cit., si deve

ritenere che esse costituiscono un gravissimo attentato ai valori di terzietà, imparzialità ed

indipendenza del settore arbitrale nel suo complesso.

Invero, dalle modalità e dal contenuto delle telefonate non si può affatto ritenere

verosimile che le stesse fossero finalizzate a sollecitare l’attenzione dell’arbitro designato

alla delicatezza della gara, dal momento che, ovviamente, tale profilo è naturalmente

connaturato alla funzione arbitrale e, pertanto, una ‘particolare attenzione’ richiesta ai

componenti la terna arbitrale non può che assumere un significato di un trattamento di

favore, come costantemente affermato nelle decisioni degli Organi della Giustizia sportiva.

La completezza di analisi richiesta dalla complessità e dalla articolazione della

vicenda in esame impone di valutare anche un altro profilo emergente dalle dichiarazioni

rese dall’allora socio di maggioranza della società INTERNAZIONALE e dal contesto

storico emergente all’epoca dei fatti. Invero, a giudizio della Procura, non può

assolutamente assumere valenza esimente quanto asserito dal MORATTI in ordine alla

convinzione, quanto meno putativa, formatasi in ambito societario in quel particolare

periodo di tempo. L’attuale Presidente ha, infatti, dichiarato in sede di audizione che, alla

luce di molteplici episodi negativi che si erano, a suo avviso, ripetuti nel corso del tempo in

danno della squadra, era venuto meno la fiducia che i problemi avvertiti si sarebbero potuti

risolvere in ambito istituzionale.

Questo Ufficio ritiene in proposito che, anche in forza di tale convinzione, le condotte

esaminate non si possono assolutamente giudicare scriminate e, a sostegno di tale

convincimento, va richiamato quanto affermato con le decisioni assunte dagli Organi

Giudicanti della FIGC nel noto procedimento di cui al deferimento del 23 giugno 2006 nei

confronti, fra le altre, della società FIORENTINA. Questa società prospettava un

convincimento analogo, quanto meno sotto il profilo putativo, a quello lamentato dal

Presidente Moratti ma i Giudicanti non ritennero scriminate le condotte dei relativi Dirigenti

ma valutarono il predetto elemento solo come parametro di graduazione della gravità del

fatto e delle conseguenti sanzioni irrogate.

Pertanto, alla luce delle valutazioni sopra sinteticamente riportate, questo Ufficio

ritiene che le condotte in parola siano tali da integrare la violazione, oltre che dei principi di

cui all’art. 1, comma 1, CGS, anche dell’oggetto protetto dalla norma di cui all’art. 6,

comma 1, CGS, in quanto certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in

favore della società INTERNAZIONALE F.C., mediante il condizionamento del regolare

funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità

ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale, in

violazione del previgente art. 6, commi 1 e 2, CGS, in vigore all’epoca dei fatti ed oggi

sostituito dall’art. 7, commi 1 e 2 del CGS.

Oltre alla responsabilità dei singoli tesserati, ne conseguirebbe, sempre ove non

operasse il maturato termine prescrizionale, anche la responsabilità diretta e presunta

della società INTERNAZIONALE F.C., ai sensi dei previgenti artt. 6, 9, comma 3, e 2,

comma 4, CGS, per quanto ascrivibile al proprio dirigente con legale rappresentanza ed al

BERGAMO, PAIRETTO e MAZZE I , all’epoca dei fatti, ovviamente, non tesserati per la

predetta società.

Però, in ordine alla qualificazione delle condotte esaminate come sopra prospettata,

è necessario ripetere quanto osservato con riferimento alla posizione del MEANI e, quindi,

va rimarcata la differente valutazione operata, a suo tempo, da questo Ufficio e dagli

Organi giudicanti su contatti analoghi a quelli in esame. Infatti,la Procura, in fattispecie

comparabili alla presente, contestò la violazione, in concorso formale, dei previgenti artt. 1

e 6, commi 1 e 2 del C.G.S., sotto forma di condotte tese ad ottenere un indebito

vantaggio per la propria società sportiva. Inoltre, contestò la violazione del citato art. 6

nella fattispecie degli atti diretti alla alterazione del regolare svolgimento o del risultato

della gara laddove aveva ritenuto integrata la prova dell’awenuto avvicinamento

dell’arbitro da parte del designatore. Di contro, i Giudicanti, nelle decisioni richiamate

nell’indice del fascicolo del presente procedimento, ritennero integrata la sola violazione,

sia pure particolarmente grave, dei principi di cui all’art. 1 allora vigente, con l’eccezione di

seguito riportata.

In conseguenza di tale contrasto interpretativo, permane la forbice valutativa

rappresentata dalle due linee interpretative richiamate, anche se, ovviamente, la decisione

del Giudicante assume una portata ben maggiore e fornisce un pregnante criterio

ermeneutico, anche alla luce della omogeneità delle decisioni intervenute, fatta eccezione

per la decisione riguardante i Dirigenti della società JUVENTUS, alla quale parimenti si

rimanda per l’indicazione della differente gravità, protrazione e invasività delle rispettive

condotte accertate a carico di questi ultimi.

Va però conclusivamente osservato che il contrasto ermeneutico e valutativo

evidenziato, nel caso di specie, assume un minore rilievo concreto, posto che, anche con

riferimento a tali condotte, opera, comunque, la causa estintiva della prescrizione, ex art.

18 C.G.S., sulla quale ci si soffermerà più dettagliatamente avanti.

Parole tardive di Palazzi, notoriamente non di tendenze bianconere.

Mai sentito un NO COMMENT rumoroso come quello della Juventus!

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