Marchisio e Giovinco come nel miglior copione di un film già visto, dalla trama prevedibile. Giovinco e Marchisio a matare il Toro con tre sberle che faranno male. Troppa convinzione nei granata, davvero sicuri di trovare una Juve che al Milan aveva regalato la partita. Non fare arrabbiare mai la Juve perchè poi si scatena.

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In verità non è stata una Juve perfetta, anzi. In 11 contro 11 ha sofferto la strepitosa organizzazione di Ventura, ma sarebbe assurdo dire che il Toro ha dominato i bianconeri. Una sola occasione, quella di Meggiorini, contro un gol praticamente fatto, quello di Vucinic su assist di Pogba inspiegabilmente fermato dall’arbitro Rocchi. Più tutta una serie di calci d’angolo poco sfruttati.

Ventura, che il regolamento l’ha volutamente dimenticato magari per non parlare delle tre sberle, commenta solo fino al minuto 36 del primo tempo, cioè fino alla giustissima espulsione di Glik. Ringraziamo chi di dovere se Giaccherini oggi cammina: se solo quella caviglia destra avesse affondato i tacchetti nel terreno dello Juventus Stadium oggi staremmo qui a parlare di un tremendo incidente. Per cui, caro Ventura si gradisce il silenzio su una recriminazione che non accetta nemmeno la Calcagno a Mediaset Premium e lo studio di Sky Sport. Ed è quanto dire.

In verità – tanto per dirla tutta la verità – la Juve è sembrata girare la chiavetta d’accensione al minuto 20 del primo tempo. Giaccherini non più fisso a destra, ma con la licenza di accentrarsi e perfino andare a sinistra dove De Ceglie è stato autore di una prova molto attenta e a tratti anche propositiva. Bravo Paolino, ora non distrarti più. E se Giaccherini svariava, Pogba si accentrava sempre di più replicando i movimenti di Vidal. Il cileno e il francese sono due cose diverse, ma questo ragazzotto alto e forte ha comunque tempi importanti e garantisce una presenza importante nelle azioni che contano:

  1. due tiri maestosi da fuori area;
  2. episodio del gol di Vucinic, ma che Rocchi decide di stoppare fischiando un fallo di Basha sul proprio portiere: dopo il mani di Nocerino, ecco l’autofallo del Torino;
  3. rigore procurato;
  4. colpo di testa alto a porta sguarnita: troppa sufficienza?
  5. colpo di testa con miracolo di Gillet;
  6. tiro dal limite bloccato a terra dal portiere del Toro con qualche difficoltà.

E’ una buona partita, secondo me.

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A fare la differenza la fanno però le intuizioni. Sbagliata quella in campo di lasciar battere Pirlo, e non già perché è arrivato il terzo errore dal dischetto da quando il Genio di Brescia veste bianconero, ma perché esistono gerarchie più importanti di quelle scritte su una lista prima di entrare in campo. Mi spiego: a Vucinic il gol serviva, serve ancora e allora conveniva lasciargli il penalty. Mi hanno sempre insegnato questo a calcio: tanto il rigore lo può sbagliare chiunque, e allora talvolta lo deve tirare colui al quale potrebbe servire di più. Ma è solo un dettaglio, per carità.

Perché Mirko decide di usare tutto tranne la forza: colpi di petto a ripetizione per servire Marchisio sul gol, spalla per avviare l’azione che porta Bendtner a pochi centimetri dal primo centro juventino, tacchi, tocco di fino e dribbling che valgono da soli il prezzo del biglietto. Certo arrivasse pure un tiro in porta. Comunque vale la considerazione che su questo blog ho troppe volte espresso: Vucinic e Giovinco larghi in un attacco che prevede una punta centrale forte permette alla squadra di esprimersi anche meglio del 3-5-2 finora applicato. Come Capello disse un tempo “noi sviluppiamo molto il gioco sulle fasce perché lì abbiamo Camoranesi e Nedved“. Avevamo pure Vieira ed Emerson, ma il concetto è che la qualità sulla fascia ti permette di vincere molte partite. Col rientro di Pepe si può poi proporre un terzetto tutto da gustare: Giovinco, Vucinic, Pepe.

Nel frattempo godiamoci Marchisio. Nel primo tempo decide di prendersi una pausa per riflettere. Qualche incursione, attento in fase di copertura, ma nulla di più. Scorie della partita di Milano. Poi però si scatena. Testata su inserimento alla… Marchisio, e poi tanta rabbia e qualità negli scambi e nella manovra, e poi la doppietta. Solo gol pesanti quest’anno.

Sembrava quasi scontato: gol di Marchisio? E allora Giovinco? Lui che di derby ne ha decisi tanti nelle giovanili, lui che arrivava da una settimana in cui tutti gli chiedevano qualcosa di significativo. E così è stato. Passante di Vucinicd da sinistra a destra, stop, entrata in area di Sebastian, piccolo dribbling per portarsi palla sul destro e legnata sul palo lontano. Quinto gol in campionato, settimo stagionale, e rete un po’ più pesante delle altre perchè chiude ogni velleità granata.

Grosso sorriso, abbraccio ormai solito con Vucinic che sembra coccolarselo, poi a braccetto col Principino col quale scambia qualche battuta. I due della Cantera decidono il Derby della Mole. Però non è il gol a certificare un Giovinco super, è una intera prestazione. Guadagna falli quando non riesce a saltare l’uomo, tocca un numero elevato di palloni, si prende sempre la briga e la responsabilità di dare l’appoggio al compagno col possesso di palla, non lesina di tentare le giocate anche quelle difficili, tira, ci prova, serve l’assist per il primo gol di Marchisio, poi altri cross interessanti. Ma che deve fare di più un ragazzo arrivato per sostituire addirittura Del Piero?

E ora tutti con la testa a mercoledì, con appena una settimana per gustarsi il ritorno di Conte in panchina. Quanto ci manchi Mister?

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