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Tag: guido-rossi (pagina 1 di 2)

Calciopoli: la Gazzetta a capo di tutto

E’ ripartita alla grande la campagna pro Calciopoli. A capo di tutto, come al solito, l’house organ di chi l’antijuventinismo l’ha eletto a propria prima filosofia di vita. Di fatti nemmeno l’ombra.

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Escono le motivazioni del secondo grado del Processo Calciopoli e i mitici copy della redazione scelgono con oculatezza le parole da mostrare sulla prima pagina del giornale. Questo accadeva ieri. Oggi, invece, spazio a Moratti che grida al mondo “smascherati i colpevoli”. Onestamente ci arrendiamo: troppo bravi, bravissimi. Tanto quanto la disonestà che praticano ogni giorno.

La verità, l’unica verità, la conosciamo bene. Non ci sono prove, anzi ve ne sono di segno contrario rispetto alle accuse infamanti di quel 2006. Non solo: non esiste la Cupola, come già archiviato nel Processo GEA e già nel primo grado di Calciopoli. Di più: per Moggi e per pochi altri ancora in gioco, le pene si sono sempre più ridotte a causa della demolizione del castello accusatorio.

Non basta.

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Le prove sui sorteggi sono piuttosto chiare, ci dispiace ripeterlo: tutto regolare, non è stata avvistata né riconosciuta né provata alcuna irregolarità. Così come le griglie: Moggi ci prova, non le azzecca, mentre altri personaggi e dirigenti riuscivano effettivamente a manovrarle.

Capitolo intercettazioni: in oltre 181 mila files, nemmeno una telefonata che incastra Moggi con un arbitro. Ve ne sono, invece, di un tale Facchetti che chiede, fra le tante telefonate poi ritrovate, di aggiustare una certa statistica con un arbitro (cosa poi effettivamente verificatasi).

Sempre dai dispositivi e dalle sentenze leggiamo di un campionato regolare, quello 2004/2005, e un campionato nemmeno lontanamente sfiorato dalle indagini, quello 2005/2006. Scopriamo invece che i famosi 3 saggi non avevano benedetto per nulla le mosse dell’ex membro del CdA dell’Inter tale Guido Rossi, anzi avevano espresso parere contrario all’assegnazione dello scudetto a una squadra su cui pendevano grossi dubbi.

Ma la cosa più assurda è che in questa faccenda la Juve ne esce sconfitta due volte: per la violenza subita nel corso di Farsopoli, mediatica e a livello di giudizio, e per il fatto di essere stata riconosciuta non colpevole nonostante il sentimento popolare.

L’unico attore a capo di tutto resta la Gazzetta. Ma non pagherà mai le proprie colpe. Esiste proprio per questo, e altri scopi.

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La storia dell’Inter, fra illeciti e illegalità: benvenuto Thohir

E’ il giorno di Thohir a San Siro. L’indonesiano riceverà il saluto dello stadio. Il nuovo proprietario dell’Inter potrà così toccare con mano i grandi risultati di questa storica società, che qui riassumiamo in breve:

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- i passaporti falsi di Recoba

- la prescrizione dell’illecito sportivo di Facchetti

- le plusvalenze false per iscriversi al campionato 2005/2006

- lo scudetto di cartone

- i pedinamenti fatti a Vieri

- le intercettazioni illegali (nascondendo le proprie)

- il falso in bilancio

- il doping di Herrera degli anni 60

- i trasferimenti irregolari di Milito e Motta

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- la retrocessione del 1921

- l’arbitro “comprato” per Lione-inter del 98

- il motorino lanciato dalla curva nel 2001

- la positività all’antidoping di Kallon

- i petardi lanciati in testa a Dida

- il doppio contratto firmato da Stankovic

- la finale scudetto contro la Pro Vercelli

- le 99 partite senza rigori contro

- i 6 giocatori in fuorigioco a Siena

- Guido Rossi, Auricchio, Narducci,la gazzetta dello sport

Benvenuto caro Thohir. Difficile essere all’altezza, ma siamo sicuri ti insegneranno la giusta via.

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La punizione di Moggi… palla nel sette!

Stasera c’è Juventus-Inter, di nuovo. Sono sei anni che questa gara ormai non è più la stessa, da quel famoso e tragico 2006, anno nel quale si è consumata la più grande farsa della storia del calcio italiano. Anno zero direi, nel quale è avvenuta la consacrazione della corruzione non solo del sistema calcio, anche dell’intero sistema che governa l’informazione in Italia. Abbiamo appurato che la stampa libera non esiste, e di conseguenza i giornali sono assolutamente pilotati; le tv si sono date un gran da fare per mettere il mostro in prima pagina, un certo Luciano Moggi, reo di aver commesso lo stesso “reato” che tanti altri commettevano ripetutamente. E Meani? E Della Valle? E Lotito? E Facchetti? Tutti innocenti, il mostro era uno solo e doveva essere punito. E così è stato.

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Ricordo ancora il primo Juventus-Inter del post calciopoli: noi con una mezza squadra, loro fortissimi. Uno a uno, Camoranesi pareggiò non senza fatica. Commovente l’abbraccio di Cristiano Zanetti ai compagni, forse è stata la gara che ho sentito di più nel post calciopoli. Perchè avevo inteso che c’erano solo le briciole di quello squadrone che aveva conquistato il tricolore totalizzando ben 91 punti. “91 punti…teste di cazzo!” : una frase di Mughini che resterà nella storia, a ricordare lo scempio compiuto dalla giustizia sportiva nell’estate 2006. Noi con la paura addosso, la paura di una sentenza che ci avrebbe poi distrutto: e intanto i nostri stavano conquistando il mondo in quel di Berlino. Ma ricordo anche l’ultima del pre calciopoli: 2 a 1 a Milano, punizione nel sette di Alex Del Piero, con Julio Cesar immobile. Basta solo questo gesto per far capire che quella punizione non era opera di Moggi, ma di un campione capitano di tanti altri campioni. Quella palla nel sette è stata la prova inconfutabile: uno scudetto sudato sul campo ma assegnato ingiustamente ad altri.

Poi l’anno di purgatorio, i due splendidi campionati chiusi con un terzo e poi un secondo posto. Poi il buio dei due settimi posti, a ricordarci che il recente passato aveva lasciato ferite ancora aperte. E a raccomandarci che qualcosa doveva essere cambiato, si doveva ricostruire. E nella distruzione non potevamo non appellarci allo spirito Juve, sapientemente incarnato da un certo Antonio Conte, uno che la Juve l’ha vissuta sulla sua pelle, uno che ha il marchio bianconero. “Un gatta attaccato ai maroni” : splendida questa citazione di Gattuso, a ricordare i duelli con Conte in mezzo al campo. “Tutti parlavano di Davids, ma Conte era un gatto che si attaccava ai maroni”: sì, noi juventini siamo tutti gatti attaccati ai maroni, perche con farsopoli credevano di averci tolto di mezzo. Sorrisi beffardi e pacche sulle spalle, questa è stata la Juve dopo il 2006. Però poi siamo tornati, perchè non abbiamo mai perso la speranza di tornare a vincere: credevano di aver fatto tutto il possibile per eliminare la Juve, invece siamo di nuovo lì, davanti a tutti, ancora più odiati di prima, ma ancora più fieri della nostra storia e del nostro credo. Fiero di essere un gatto attaccato ai maroni.

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Vittime o colpevoli?

La famosa triade Giraudo-Moggi-Bettega ha rappresentato il team di dirigenti più preparati del calcio moderno, e non a caso Umberto Agnelli li aveva messi al timone della Juventus non solo per far ritornare la Vecchia Signora a quelle vittorie che mancavano ormai da dieci anni, ma anche e soprattutto perchè nel momento in cui suo figlio ne avesse assunto la guida, avrebbe consentito ad Andrea di poterla gestire con tranquillità. Dopo la morte di Umberto Giraudo inizia a preparare il terreno per l’ingresso di Andrea, perchè avere un Agnelli al vertice della società è importante: Andrea ha il cognome della casa, è tifoso della Juve, ha fatto ottimi studi, ed è la persona giusta per dare continuità alla dinastia che ha sempre legato il proprio nome a quello della Juve.

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Le prime mosse di Giraudo sono caute perchè sa che l’ascesa del giovane rampollo di casa Agnelli potrebbe provocare non poche invidie nel ramo della famiglia,q uindi programma insieme a Moggi il suo inserimento graduale nelle società fino ad assumerne ruoli fondamentali nel 2006.

La figura di Andrea così può crescere moltissimo grazie alla Juventus e grazie alla oculata gestione di Giraudo e Moggi capaci di gestire la squadra senza chiedere nulla agli azionisti Fiat garantendo così ad Andrea di poter avere tutti i meriti pronti a fargli da scudo in caso di avversità.

Una Juve così, vincente, porterà insomma il giovane Agnelli a diventare simbolo di successo e idolo di tutta la tifoseria Juventina, un’idea perfetta che purtroppo a qualcuno non piace, qualcuno che naviga internamente che come la intuisce inizia a muoversi per ostacolarla.

La morte di Umberto crea il vuoto, e tanti tasselli ora all’interno della società sono da riempire.

La decisione era stata già presa, bisognava portare avanti il nome di John Elkan, puntare su di lui, e qualunque ostacolo si fosse presentato sulla via di questo progetto, qualunque, doveva essere abbattuto senza scrupoli.

L’entrata in scena di Andrea, un Agnelli, può diventare dunque un ostacolo al progetto, anche se si tratta solo di calcio, ma siamo sicuri che poi sarebbe solo calcio? Bisogna impedire dunque che la popolarità che la Juventus potrebbe dare ad Andrea lo proietti anche verso ruoli importanti in ambito Fiat, facendolo diventare un potenziale concorrente di John per l’ascesa al trono. Bisogna quindi eliminare i due uomini che hanno pensato ad Andrea come uomo Juve-Fiat per bloccarne l’ascesa: Giraudo e Moggi.

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Ma come fare? Il modo c’è ,ed è qui che entrano in scena una miriade di personaggi che saranno attori protagonisti e non di una delle farse più grandi che il nostro paese abbia mai visto: il PM Giuseppe Guariniello di Torino, il presidente della Federcalcio Franco Carraro, il presidente della Lega Calcio Adriano Galliani, il presidente dell’Inter Massimo Moratti, il direttore generale nerazzurro Giacinto Facchetti, Marco Tronchetti Provera e il “Tiger team” di spionaggio telefonico di Telecom (Tavaroli, Cipriani, Ghioni), il professor Guido Rossi. Ancora: l’ex Procuratore della Repubblica di Milano Francesco Saverio Borrelli nelle sue nuove vesti di Capo dell’Ufficio Indagini della Federcalcio, Luca di Montezemolo, Franzo Grande Stevens, l’avvocato Cesare Zaccone di Torino, i direttori di almeno quattro grandi giornali. E chi più ne ha più ne metta.

Per impedire ad Andrea Agnelli di salire ai vertici della Juve e per per fare fuori Giraudo e Moggi, occorre inevitabilmente fare del male alla stessa Juventus, male inevitabile, necessario e calcolato del quale non si può fare a meno.

L’origine di “Calciopoli” dove può mai ricercarsi? Partiamo da molto dietro, quando il dottor Guariniello decide di continuare a tenere sotto controllo i telefoni di Moggi e Giraudo al termine dell’inchiesta sul presunto uso di sostanze vietate da parte di alcuni calciatori juventini.

Il processo si è concluso positivamente per la Juventus, ma il dottor Guariniello tiene aperta un’altra branca di quella inchiesta e dispone nuovi controlli e attività investigative. Da quelle nuove intercettazioni non emerge nulla di penalmente rilevante, ma il PM decide di trasmettere quelle intercettazioni alla Federazione Gioco Calcio affinché verifichi se da quelle carte emergevano violazioni ai regolamenti sportivi.

Franco Carraro, presidente della FIGC, ovviamente non trova nulla di rilevante in quelle intercettazioni e decide di metterle da parte per un po’ di tempo fino poi a tirarle fuori all’improvviso! Perchè tutto ciò? Ed ecco che accade di tutto. I giornali che diventano i giuduci, i processi sportivi, l’assurda richiesta del legale della Juventus di condannare la squadra alla serie B, la rinuncia della stessa società a fare ricorso al TAR senza richiedere migliori condizioni (come l’annullamento della retrocessione, accettando una forte penalizzazione, come Milan e Fiorentina).

La vendita di calciatori come Ibrahimovic e Vieira a una diretta concorrente come l’Inter a un prezzo irrisorio, accompagnato dai ringraziamenti dei dirigenti juventini come raccontato da Moggi nel suo libro, gli scudetti tolti a tavolino e assegnati all’Inter proprio da un suo ex consigliere di amministrazione (Guido Rossi). L’assunzione dello stesso Rossi nel gruppo Fiat con una consulenza di molti milioni di euro.

E ancora il mancato coinvolgimento legale nella vicenda di Franzo Grande Stevens, che era il presidente di quella Juventus, il salvataggio del Milan e della Fiorentina dalla serie B (segno evidente che si voleva colpire solo la Juve) per non parlare della scoperta di molte manipolazioni nelle intercettazioni, l’operazione-spionaggio condotta da una società che faceva capo a un altro dirigente proprio dell’Inter, il patteggiamento della Juventus anche se la giustizia sportiva non ha scoperto alcun reato, un processo, a Napoli, che non approda a nulla. Tutto senza muovere un dito, tutto perché bisognava fare fuori Girando e Moggi. Ma chi voleva farli fuori?

Fate caso, cari miei, che strana coincidenza nel momento in cui John Elkan diventa presidente Fiat lascia il timone della Juventus ad Andrea. A obiettivo raggiunto ora il giovane Agnelli non rappresenta più alcun pericolo. Nel frattempo i ”nemici” ci hanno preso gusto e nel momento in cui la Juventus ritorna a vincere ecco che ci troviamo di fronte ad una nuova caccia alle streghe bianconere. C’è davvero da riflettere su chi o cosa abbia innescato tutto questo nel 2006, i colpevoli… o le vittime?

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Che bel paese l’Italia: la storia dell’Inter (e delle altre), quella vera

Che bel paese l’Italia, chi gli trovò questo soprannome doveva essere davvero un genio. Il paese della dolce vita, delle belle donne, degli scandali, dei Berlusconi, dei Moratti, il paese dove tutto viene fatto alla luce del sole e dove se cerchi la verità ti basta aprire un giornale e sei sicuro di star leggendo il Vangelo.

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La vera storia dell’Inter

Quel paese dove “Se tu vinci ti pedino e ti intercetto“, e visto che il pallone è il mio o mi fai vincere o me ne vado e non si gioca più. Ed ecco che così se mi rendo conto di essere totalmente un incapace dai denti gialli e indecifrabili, inizio a riempire vasetti di merda e a spalmarla ovunque facendo credere che il mio avversario è il più disonesto che mai si sia visto in circolazione, metto il mio vestito da Superman, spazzo via i mie nemici e divento il più forte di tutti!

Eh sì, ora senza la Kriptonite bianconera sono davvero il più forte di tutti, il più forte e il più onesto! Il più onesto? Andiamo un pò a vedere che ci racconta la storia passata e recente allora mio caro SuperMan:

  • furto del primo scudetto nel 1910 (Pro Vercelli costretta dall’Inter a giocare coi bambini, in un ineguagliato esempio di totale mancanza di sportività);
  • salvezza comprata nel 1922, dopo una retrocessione sul campo;
  • record assoluti nella storia dei campionati sia a 16 che a 18 squadre di rigori a favore nell’arco di un campionato (dati ufficiali): 99 PARTITE CONSECUTIVE SENZA AVERE UN RIGORE CONTRO!
  • tentativo di rubare uno scudetto alterando le provette di urina del Bologna (nel 1964). Erano gli anni in cui, secondo quanto riferiscono tutti gli addetti ai lavori dell’epoca, Angelo Moratti regalava orologi d’oro agli arbitri;
  • tentativo di rubare un mondiale per club juniores schierando giocatori più anziani del consentito: vinsero il torneo, ma furono scoperti. La Fifa ordinò di restituire il trofeo, cosa che avvenne tra gli sbeffeggiamenti generali e l’indignazione dell’opinione pubblica e della Fifa per il comportamento della dirigenza mafiosa interista (anni ’80);
  • qualificazione in Coppa Campioni grazie alla famosa finta lattina di Moenchengladbach. L’inter, sconfitta sul campo 7-1, consegnò una lattina tirata fuori dal nulla all’arbitro e disse che aveva colpito Boninsegna. In sede di giudizio, il potere politico dell’inter, nettamente superiore a quello del provinciale Borussia, spinse i vertici Uefa a disporre l’incredibile ripetizione dell’incontro. Anni più tardi gli stessi interisti protagonisti della vicenda ammisero di avre truccato le carte;
  • passaporto e patente di Recoba falsificati. L’Inter schiera illegalmente, per ben un campionato e mezzo (1999/2000 e 2000/01), Alvaro Recoba come comunitario, sfruttando un passaporto italiano poi risultato completamente falso e mai emesso da nessuna Questura;
  • plusvalenze e bilanci taroccati, con buchi di milioni di euro, ma l’ Inter comunque si iscrive ai campionati regolamente come se non fosse successo nulla;
  • lo scandalo Farsopoli con l’Inter in primo piano con le intercettazioni della TELECOM il cui propretario era Tronchetti Provera DIRIGENTE DELL’ INTER, in seguito un’ ex dirigente dell’Inter Guido Rossi viene nominato presidente della FIGC e assegna lo scudetto a tavolino all’Inter. Dopo un mese magicamente Guido Rossi si dimette ed entra a far parte della TELECOM. Nello stesso scandalo si apprende che l’Inter ha fatto pedinare illegalmente l’ arbitro De Santis e alcuni suoi giocatori;
  • nella Champions League 2009/2010 vinta dagli “onesti” ci sono almeno 9-10 errori decisivi a favore dell’ Inter, e nella semifinale dell’Inter l’arbitro è un portoghese amico di Mourinho e socio di un ristorante sempre insieme a Mourinho allenatore appunto dell’Inter, sarà tutto un caso? Nell’ estate del 2010 si apprende che sta per uscire un dossier che prova tutti gli imbrogli fatti dall’Inter nella fase finale della Champions League in questione, staremo a vedere…;
  • nel aprile del 2010 scoppia Calciopoli 2 con le telefonate dell’Inter che finalmente escono allo scoperto, telefonate vergognose e gravissime che non possono essere messe a paragone con quelle di Moggi. Ci sono telefonate dove Facchetti dice a Bergamo che Moratti ha un regalino per lui, telefonate dove Facchetti chiede espressamente un arbitro scelto da lui, telefonate dove sempre Facchetti chiede che un arbitro dopo 4 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte deve fare 5 vittorie a favore dell’ Inter, e tante altre telefonate molto ma molto più gravi di quelle di Moggi e intanto l’Inter è sempre in serie A;
  • è storia moderna poi il dossier Tavaroli nell’affare Telecom Italia dove si accusa chiaramente la squadra di Kripton, nelle persone del suo presidente ed i suoi dirigenti, di spionaggio industriale e pedinamenti e intercettazioni illegali nei confronti di società concorrenti e di privati cittadini;

E vabbene, ma a salvare il nostro bel paese prò ci sono sempre gli altri, i cugini per esempio, quelli con la maglia rossonera.

Il Milan e il Napoli: è tutto chiaro?

Nel 1979-80 il Milan fu retrocesso dalla Serie A alla Serie B dopo lo scandalo scommesse del Totonero. Due giocatori e il presidente Felice Colombo facevano parte di un’associazione che scommetteva sulle partite in cui giocavano gli scommettitori. Colombo fu arrestato dopo una partita dalla Guardia di Finanza. Quella fu la prima retrocessione del Milan nella sua storia.

Il Milan s’è ritrovato nuovamente in uno scandalo nel 2006, quando fu coinvolto nello scandalo Calciopoli che provocò la retrocessione della Juventus in Serie B. Il Milan ebbe 15 punti di penalizzazione e fu esclusa dalla Champions league, ma grazie a un miracoloso appello la penalizzazione scese a -8 e soprattutto il Milan potè giocare in UEFA Champions League. Il Milan non solo riuscì a partecipare alla Champions League 2006-2007, ma la vinse in finale contro il Liverpool.

Beh, allora proviamo a spostarci un po’ più a Sud, dove hanno vinto solo due scudetti e quelli saranno sicuramente onestissimi, ed ecco a riprova un’intervista dell’allora presidente Corrado Ferlaino:

Dalla domenica sera al mercoledì Diego era libero di fare quel che voleva, ma il giovedì doveva essere pulito. Moggi, Carmando, il medico sociale chiedevano ai giocatori se erano a posto. Io non sapevo cosa accadeva, ma qualche anno dopo ho scoperto che, se qualcuno era a rischio, gli si dava una pompetta contenente l’urina di un altro; lui se la nascondeva nel pantalone della tuta e nella stanza dell’antidoping, invece di fare il suo ‘bisognino’, versava nel contenitore delle analisi l’urina ‘pulita’ del compagno. Nonostante questo Diego, quel giorno del 1991, fu trovato positivo.

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Moggi – continua Ferlaino- aveva chiesto a Maradona se era in condizione e lui rispose: sì, lo sono, va tutto bene. Il fatto è che i cocainomani mentono a sé stessi. Risultò positivo e quando l’allora presidente federale Nizzola mi chiamò in via confidenziale per darmi la notizia fu troppo tardi. Insistetti, gli dissi: presidente dimmi cosa posso fare, ma lui rispose: ormai non puoi fare più nulla.

E sul sistema di controllo in vigore oggi:

Non si può andare in tuta a fare i controlli, bisogna essere nudi, quindi il trucco della pompetta è irrealizzabile. Adesso c’è una lista con dei numeri, ognuno corrisponde a un calciatore, un medico preposto li estrae a sorte. Ma non è difficile trovare medici amici. Per cui basta toccare con le mani inumidite dalla saliva i numeri dei giocatori sicuramente puliti, così i numeri diventano più luccicanti e quando si estrae si sa come scegliere. Una specie di sorteggio pilotato, insomma.

Altre rivelazioni sul secondo scudetto vinto dal Napoli nel 1990:

Allacciai buoni rapporti con il designatore Gussoni. Il Milan aveva un arbitro molto amico, Lanese, a noi invece era vicino Rosario Lo Bello, che era un meridionalista convinto. Il campionato si decise il 22 aprile: il Milan giocava a Verona, Gussoni designò Lo Bello per quella partita; successe di tutto, espulsioni, milanisti arrabbiati che scaraventarono le magliette a terra: persero 2-1. Noi vincemmo serenamente a Bologna per 4-2 e mettemmo in tasca tre quarti di scudetto.

E la famosa monetina di Alemao a Bergamo?

Fu colpito – spiega l’ingegnere – forse ingigantimmo l’episodio, ma la partita comunque era già vinta a tavolino. Facemmo un po’ di scena. L’idea fu del massaggiatore Carmando. Alemao all’inizio non capì, lo portammo di corsa all’ospedale, gli feci visita e quando uscii dichiarai addolorato ai giornalisti: ‘Non mi ha riconosciuto’. Subito dopo scoppiai a ridere da solo, perché Alemao era bello e vigile nel suo lettino.

Eh si, gran bel paese l’Italia, potrei andare avanti parlando di Rolex d’oro, di false fideiussioni e di tanti altri scandali riguardanti un po’ tutti, ma rischierei di essere esiliato anch’io su qualche altro pianeta…

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Farsopoli, la Juve e le altre: il tempo è galantuomo…

In un precedente articolo mi sono soffermato sulla trasformazione del calcio italiano, in particolare analizzando il radicale mutamento cui abbiamo assistito: il modo di praticare il mercato è cambiato. Non ci sono più tanti soldi da spendere, si va avanti tra comproprietà e prestiti con diritto di riscatto. I pagamenti vengono sempre più dilazionati, gli ingaggi non possono più essere faraonici. Le cause le abbiamo già indicate, ma ciò che vorrei sottolineare ora è la netta involuzione del sistema del calcio italiano negli ultimi 4-5 anni.

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E come motivo principale non posso che indicare la più grande farsa della storia del calcio italiano, calciopoli per gli atti ufficiali, FARSOPOLI per tutti i tifosi juventini, ma soprattutto per il più grande valore della vita, la verità. Farsopoli ha prodotto due ordini di effetti: immediati e ritardati. Nell’immediato, ha distrutto una squadra che dominava letteralmente in Italia. La Juventus di Capello era una corazzata, una squadra solida e vincente come poche altre. Aveva saputo rinnovarsi dopo il secondo Lippi e soprattutto dopo Ancelotti, e aveva messo sotto tutte le altre, anche il Milan di Kakà. Alla distruzione della Juventus ha fatto seguito il rafforzamento dell’Inter, anche perché i bianconeri erano stati costretti a cedere i pezzi migliori, e Vieira + Ibrahimovic si erano accasati all’Inter. I nerazzurri, grazie a ciò, sono riusciti anche a conquistare l’Europa, impresa che non riusciva da molti anni.

Proprio in Europa, grazie al terremoto calciopoli, si sono affacciate squadre italiane che prima di allora non avevano quasi mai partecipato a competizioni europee. L’Udinese, il Napoli, la Sampdoria: le gerarchie del calcio italiano erano state capovolte, e in seguito allo scandalo, si parlava di calcio pulito, di eliminazione di quei personaggi che avevano gettato nel fango la credibilità del calcio italiano. Paradossale che questa credibilità, secondo l’opinione pubblica, fosse stata ritrovata con il commissariamento della FIGC, al cui vertice fu posto Guido Rossi, che per dieci anni aveva fatto parte del CdA dell’Inter. Direi un leggero conflitto d’interessi!

Guarda caso, lo scudetto revocato alla Juventus fu assegnato proprio all’Inter. In tutto questo il Milan si era un po’ defilato, un po’ per convenienza, un po’ per necessità: perché il Milan è stato letteralmente graziato in questa farsa, visto che era stato tirato in ballo per gli illeciti commessi da Leonardo Meani, dipendente della società rossonera. Stranamente però, quella iniziale penalizzazione inflitta al Milan, e che non permetteva nemmeno l’accesso alla Coppa UEFA, fu notevolmente ridotta, fino a consentire al Milan di poter partecipare alla Champions (edizione poi vinta addirittura!). Il rafforzamento dell’Inter, che aveva acquistato egemonia in questi anni, il ruolo un po’ più marginale del Milan, che ha cercato di non perdere terreno dai cugini milanesi, l’assenza della Juventus, e la presenza di squadre non attrezzate a rappresentare l’Italia in Europa, hanno determinato un progressivo e inarrestabile declino della forza delle italiane in Europa. Il che si è tradotto con la perdita di alcune posizioni nel ranking europeo, e quindi abbiamo avuto meno squadre in Europa.

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Ma tutto ciò che ora sta uscendo fuori in merito a FARSOPOLI, con le responsabilità dell’Inter, in verità già accertate con la relazione di Palazzi, nella quale si parlava di illecito dell’Inter, non più punibile per intervenuta prescrizione (alla quale Massimo Moratti, il presidente degli onesti, non ha voluto rinunciare), ha il sapore di una rivincita per tutti i tifosi juventini, seppure soltanto in parte, perché nessuno ci potrà più restituire il mal tolto. Si era capito già allora, con un processo che ha leso i diritti fondamentali di ogni cittadino di fronte alla legge, e se ne è avuta la conferma alla luce delle ultime dichiarazioni di Tavaroli sul processo Telecom, che quella era stata una congiura nei confronti del più forte, e che, per un motivo o per un altro, andava bene a tutti. All’Inter, che aveva tolto di mezzo chi gli impediva di vincere (perché più forte); al Milan, che era implicato vistosamente e che riuscì a salvarsi; a tutte le altre squadre italiane, perché ora avevano la possibilità di poter fare qualcosa di importante e di diverso. Tutti avevano creduto che da questa vicenda avrebbero potuto trarre dei benefici. E come detto, nell’immediato così è stato.

Ho anche fatto riferimento a un secondo ordine di effetti, che sta prendendo piede pian piano. In realtà hanno iniziato la loro azione soprattutto nell’ultimo anno, anche se nell’anno precedente avevano già dato qualche segno: l’Inter aveva smesso di vincere, dopo 5 campionati dominati causa assenza di degni avversari (il più pericoloso: la Roma, che doveva fare i conti con una crisi finanziaria forte) e il Milan era tornato a vincere, causa sempre assenza di degni avversari (lo scontro diretto per il vertice fu addirittura col Napoli!). Il vento stava cambiando, ma non sembrava così per la Juventus che aveva di nuovo chiuso il campionato al settimo posto. Nell’ultimo anno forse ci siamo resi conto che il tempo è veramente il mezzo più idoneo a risistemare le cose: la Juventus è tornata a dominare addirittura vincendo il campionato senza perdere una gara (record), arrivando in finale di Coppa Italia. Il Milan ha combattuto fino alla fine, ma ormai nulla ha potuto contro una vera e propria macchina da guerra. L’Inter che a stento è riuscita a conquistare un posto in Europa League, il Napoli che è tornato più in basso, nelle posizioni che più gli si addicono. La Roma che viene relegata ancora una volta a un ruolo non più primario, tra incertezze tecniche e debiti societari.Insomma, una sorta di ripristino veloce delle gerarchie. L’elemento che più colpisce però è che l’involuzione dell’ultimo anno di Inter e Milan è direttamente proporzionale ai progressi ottenuti nell’immediato dopo calciopoli. Ecco gli effetti ritardati di cui parlavo: l’Inter, che prima di calciopoli giustificava le mancate vittorie con i presunti illeciti della Juventus, nonostante spendesse barche di soldi, ha da un paio di anni ridimensionato il suo progetto, tagliando ingaggi, vendendo i suoi pezzi migliori, e anche cambiando gli uomini all’interno della società. Ora non spende come faceva una volta, perché l’alone dell’effetto calciopoli è finito. Per il Milan abbiamo assistito a un vero e proprio tsunami, una distruzione di portata biblica: i senatori sono andati tutti via, e a questo si aggiunge la doppia clamorosa cessione di Thiago Silva e Ibrahimovic al PSG, segno di una debolezza economica senza precedenti, dovuta forse anche ad alcune condanne che hanno obbligato il presidente a sborsare qualche soldino per risarcire dei danni. Forse anche a una diatriba interna alla famiglia Berlusconi, ma questo è un campo che non ci interessa.

Ci interessa invece sottolineare i fatto che, chi ha creduto di avvantaggiarsi con FARSOPOLI, illuso anche dagli effetti dell’immediato, ora invece ne paga amaramente le conseguenze, in Italia e in Europa. Pensavano di andare avanti, invece sono tornate indietro. La Juventus nel frattempo, dopo anni di umiliazioni, ha avuto la forza, l’umiltà e la la speranza (mai l’ho persa) di ritornare a riaffermare il suo ruolo di potenza del calcio italiano. A livello dirigenziale, e a livello tecnico, la Juventus ha rimesso le cose a posto e non vorrei fare un azzardo, ma le vicende degli ultimi tempi remano in una sola direzione: il dominio bianconero nei prossimi anni. Magari vincendo in Europa. Già, quell’Europa che la altre ci hanno fatto perdere, quell’Europa mai onorata al meglio con squadre di meta classifica, quell’Europa che ha declassato (giustamente)il calcio italiano: e ora toccherebbe a noi far recuperare all’Italia posizioni nel ranking UEFA?!??! Al diavolo il ranking UEFA, e tutto ciò che viene di conseguenza.

Sconcerti ha detto che “l’assenza della Juventus ha fatto sentire tutti un pò più forti, perché è mancato il punto di riferimento, la squadra più forte“. Bartoletti, in merito alla Nazionale, ha così sentenziato: “Quando sta bene la Juve, sta bene tutto il calcio italiano“. Forse queste due frasi riassumono meglio delle mie tante, e forse anche noiose parole, il concetto di base: senza la Juve il calcio in Italia non può esistere, perché la Juve è sempre stata la migliore squadra di cui l’Italia ha potuto vantarsi. La stessa storia delle società lo dimostra: quale squadra, in Italia e nel mondo, ha sempre avuto la stessa proprietà? La Juventus, oltre che un’azienda, è un gioiello della famiglia Agnelli, una creatura da coccolare e amare, e non un mezzo per farsi pubblicità, o per guadagnare, o per ottenere consenso elettorale. Il Milan è stato grande negli ultimi trent’anni, con l’era Berlusconi che sembra ora essere arrivata al capolinea. L’Inter lo è stata negli anni ’60, ma poi senza FARSOPOLI non avrebbe vinto niente più. La Juve ha avuto una costanza senza pari, proprio perché stabile dal punto di vista societario. E non è un caso che la sua assenza abbia pesato non poco sul declino del calcio italiano, sia da un punto di vista del campo, sia per quanto riguarda la forza economica dell’intero sistema.

Finisce l’era Berlusconi, finisce il Milan. Finisce l’effetto FARSOPOLI, finisce l’Inter. E la Juve? Anche quando ci davano per morti, siamo riusciti a sopravvivere e tornare a vincere, l’unica cosa che conta per noi. Ho un sogno, e spero di poterlo vedere realizzato…: “corsi e ricorsi storici”, così parlava il grande Gian Battista Vico. Il tempo è galantuomo…

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Quanti sono gli scudetti della Juve? Ecco l’unica risposta possibile

Domanda che non avrebbe senso di esistere se non in itaGlia, luogo molto frequentato, uno dei più belli in assoluto al mondo. Perché è il Paese più libero e creativo: si può passare da nipote di Mubarak grazie ai voti del Parlamento, si può essere i peggiori criminali, ma in giacca e cravatta, si possono guadagnare cifre altissime immeritatamente e via così. Tutto questo permesso da chi dovrebbe controllare e scrivere, ma non lo fa. Per inciso sono i giornali italiani legati a doppio filo col potere di turno. Il potere di turno è solitamente l’editore. L’editorie, che è il potere di turno, ha sempre affari personali da proteggere, da insabbiare, e nemici contro cui scagliare i propri giornali.

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E così la domanda necessita ora una risposta.

Abete e Albertini non li contiamo nemmeno: non riconosciamo la loro funzione nè, tanto meno, la loro obiettività. Uno non conta nulla, l’altro fa fatica a togliersi di dosso una maglia. Come vedete i due personaggi sono scambievolmente adatti a questa definizione.

La cosa più preoccupante è la posizione di certi juventini, o presunti tali. Tipo quel Beccantini di turno che dovrebbe scrivere un altro libro, stavolta col titolo “Juve ti amo lo stesso… anche se non ti tifo”. Perché soltanto uno che fa finta di essere juventino può dire certe scemenze.

E la cosa ancora più preoccupante è che si prende sempre a metà quello che arriva dai tribunali.

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Doping? Addirittura qualcuno riscrive la storia a proprio piacimento.

Calciopoli? Apriti cielo: una serie di minchiate fatte passare per verità, il tutto per nascondere la vera Calciopoli che non riguarda minimamente la Juve.

E allora prendiamo per buono quanto detto dai tribunali. Cosa scopriamo? Due cose semplici, semplici, semplici:

  1. il campionato 2004/2005 è stato regolare. Non lo dice la Casoria, buona da lunedì al mercoledì, ma non dal giovedì alla domenica, ma lo dice proprio la sentenza che ha scaraventato in B la Juve: curioso, eh?!?
  2. nel campionato 2005/2006 non si sono trovate prove contro la Juve, anzi ce ne sono a iosa di segno contrario. Piuttosto ci sarebbe da capire perché sono state ignorate quelle contro Galliani e Moratti… ma il motivo lo sappiamo benissimo.

Chi ha tolto gli scudetti alla Juve ha un nome: Guido Rossi, senza il parere dei saggi. Anzi contro il parerer dei saggi. E contro le regole: senza prove non si può attuare nessun tipo di pena.

Quindi quanti sono gli scudetti? Sono 30. Piuttosto non sono affatto 18 quelli di una squadra, perché andrebbero sottratti 4 Tornei Aziendali e 1 incautamente cucito. Il caso è chiuso.

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Inter, la pacchia è finita. Servirebbe giusto Guido Rossi…

Guardavo Basilea-Bayern Monaco e pensavo cosa sarebbe capace di fare Conte se avesse a sinistra Ribery e a destra Robben. Partita strana: i tedeschi rinunciavano ad affondare il colpo e paradossalmente sarebbe servito un tipo… tipo Klose. Così cambio e cominciano le risate.

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Risate dettate dalla formazione pro-esonero schierata da quel geniaccio di Ranieri. Vederlo con il cappotto nerazzurro mi fa sentire bene: è la conferma della vendetta che è un piatto che si serve freddo, che il tempo è galantuomo, che il destino poi ti restituisce il mal tolto etc etc.

Fuori Milito e Pazzini, dentro le due intuizioni di mercato: Zarate e Forlan. Magari segneranno contro la Juve in campionato, in quell’ultimo colpo di coda, inutile, che è proprio di Ranieri, ma il grazie a Marotta è sincero e quanto mai doveroso. Vedere Nagatomo e Obi rinforzare (si fa per dire) una squadra allo sbando messa sotto da un men che discreto Marsiglia… beh fa effetto. Alla luce del fatto che Giaccherini è costato 3 milioni di euro, mentre per Zarate hanno speso qualcosa di più per il solo prestito, pensare pure che Vidal, pagato 11 milioni e rotti, cioè meno che Alvarez… mi fa sentire proprio bene.

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Superscoppola rimediata e pazienza se non l’avete vista e vi raconteranno stamattina al bar che l’Atalanta di Milano ha dominato, che Ranieri ha visto una grande squadra con personalità e tanta sfortuna: sono tornati. E tutto appare così normale.

Da italiano un po’ mi arrabbio: zero italiani su 11 uomini mandati in campo (la Juve contro il Catania di italiani ne aveva invece 11, esattamente 11), la squadra più vecchia del torneo, record in Champions. E quarta sconfitta puntuale contro quattro autentiche corazzate.

In realtà ora mi metto paura. Benché sia complicato pensare a Marotta come capo-cupola, benché sia davvero difficile immaginare Paratici al capo di una pericolosa organizzazione criminale che gli ha permesso di acquistare in serie i vari Bouy, Appelt, Chibsah, Guano, Branescu etc etc etc, ho paura che Moratti per rinforzare la sua società stia ancora pensando a Narducci e Auricchio: bomber assoluti contro cui non si può fare nulla.

Intanto ordino un caffé e mi diverto ad ascoltare tanta gente che a fianco a me, che scrivo dal tavolo isolato di un bar, sta immaginandosi chissà quale complotto ai danni dei nerassurri. Troppo complicato giungere alla verità: l’incapacità di un Presidente di fare calcio e la farsa raccontata in questi anni da TV e giornali. Mescolo, zucchero e… sì, il tempo è proprio un galantuomo.

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La FIGC era competente: sa di presa in giro

Di fatto lo è: è una grossa volgare e immensa presa in giro. Molto volgare perché si presume che le regole vengano fatte rispettare. Non proprio tutte, si intende: per gli amici più intimi alcune regole vengono serenamene calpestate. Almeno in questo Paese. E senza che nessuno alzi mai la voce. Figuriamoci.

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Stavolta la presa in giro però potrebbe essere sfruttata dalla Juventus, Juventus intesa come Società per Azioni, come molti dimenticano in questa vicenda. Fingono di dimenticare perché lì le regole sono molto chiare, fin troppo: prima di bastonare una S.p.A. servono prove certe e fatti dichiarati. Di fatti dichiarati nemmeno l’ombra, esclusi i piagnistei che fatti non lo erano già in partenza; figurarsi le prove che si sono rivelate infondate al Processo di Napoli e anzi ne sono state prodotte tante di segno contrario.

Proprio in questi giorni si attendono le assurde motivazioni che hanno spinto la Casoria ad abbassare la testa alle due nemiche di reparto: una storia che nessuno racconta per far vivere tranquilli i tifosi e per far piacere ai capi. Va bene uguale, leggeremo e commenteremo le motivazioni con la solita attenzione.

Altri saggi, non bastavano quelli del 2006 che comunque diedero parere negativo all’assegnazione del titolo alla società di cui Guido Rossi era Consigliere (mah!), dispongono come segue:

[...] i consigli federali sono competenti sul tema di assegnazione e revoca degli scudetti.

Un italiano complicato forse per Giancarlo Abete e perciò tentiamo di essere ancora più chiari noi: LA FIGC E’ COMPETENTE IN MATERIA DI SCUDETTI RUBATI, ASSEGNATI, CARTONATI E FALSATI.

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Gli ultimi due vocaboli sono d’accezione squisitamente milanese: l’Inter ha fatto del cartone il suo pezzo pregiato, mentre sembra, dalle carte emerse da La Repubblica e non solo, che i cugini abbiamo intascato lo scorso scudetto che è

[...] completamente irregolare per le innumerevoli partite falsate.

[fonte La Repubblica]

Ci permettiamo di far notare come La Repubblica e Il Corriere della Sera sono le stesse firme che hanno de facto condannato la Juventus, ponendo la Gazzetta dello Sport a mero zerbino della RCS.

Ok, la FIGC è competente, visto che il tabaccaio sotto casa non può certo prendersi la responsabilità di decidere sulle sorti del calcio italiano. E adesso?

Tornando seri, la Juventus S.p.A. userà certamente questa conclusione dei saggi italiani per dare forza alle proprie azioni. D’accordo, sono azioni legali partite in ritardo, ma giova ancora ricordare come Andrea Agnelli sia a capo della Juve praticamente soltanto da gennaio 2011.

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Il pentito di Calciopoli: ma cosa ha detto?

Lo avevano dato per certo già al dibattimento, ma poi non se ne fece nulla. Occultato, nascosto, nessuno ha capito cosa sia successo dopo le rivelazioni di Nicola Penta sulla sua esistenza.

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Ed ecco il regalo di Natale: il pentito, che non è pentito, ma solamente un tizio con molta più dignità di quelli in giacca e cravatta che di professione fanno presidenti di lega, superprocuratori o pubblici ministeri, ha parlato. E le cose che ha detto non possono sorprendere chi Calciopoli l’ha seguita veramente ed è riuscito a non farsi prendere in giro dai giornalacci.

Si mormora, e la cosa non stupisce, che erano presenti a questa chiacchierata molti giornali. Molti, tranne la Cazzetta Rosa. La stessa Cazzetta Rosa che chissà quando scriverà su questo pentito. Io purtroppo ho giurato di fare il buono e di fare solo cose belle per questo Natale, dunque non posso comprarla, né scaricarla, né toccarla anche solo al bar. E francamente poco mi importa di quello che scriveranno.

Nel caso però, il gentile lettore che sta leggendo queste parole, sia un assiduo affezionato compratore della Cazzetta Rosa, ecco alcuni interessanti passaggi del pentito-che-pentito-non-è:

Ho letto e visto, ho seguito il processo e devo purtroppo confermare come le intercettazioni sparite sono davvero tante. Non avete ancora visto nulla.

E’ una frase estrapolata, ma dovreste intuire facilmente che i protagonisti di queste intercettazioni non sono i soliti juventini molesti, tipo Moggi o Giraudo. No: sono coloro i quali oggi vengono dipinti come onesti, come capaci dirigenti dalla capa pelata e dal cravattino giallo. Intercettazioni sparite: è lecito domandare a vantaggio di chi? E’ lecito sperare che la mano che le ha fatte sparire possa essere punita e mostrata al pubblico?

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Nel corso di questa indagine sono nate delle cose che inizialmente non c’erano, mentre cose che inizialmente c’erano, non ci stanno più.

Cose che inizialmente non c’erano. In gergo tecnico si chiama depistaggio, produzione di prove false. Ampiamente dimostrato in aula da Prioreschi e Trofino, ma purtroppo per la Casoria, chi stava accanto a questo BRAVISSIMO GIUDICE E PRESIDENTE aveva un lavoro da portare a termine. Lavoro portato a termine alla stragrande vista la sentenza monca dello scorso novembre.

Cose che c’erano e poi sparite. Cose che non c’erano e poi apparse. Ma tipo? Ed ecco un punto sul quale pochi hanno avuto dubbi:

Quando l’abbiamo portato in ufficio [Manfredi Martino] era un cadavere, tremava, piangeva per il posto di lavoro. Mi devo sposare e perdo il posto. Dopo un po’ di tempo questo Martino va a lavorare in Figc e, quando inizia ad essere interrogato, esce la storia delle palline. A un tratto sapeva tutto.

E’ lecito perciò domandarsi perché Martino diventa protagonista solo dopo aver ricevuto un incarico in FIGC? E’ lecito pensare e ipotizzare che questo incarico sia una sorta di pagamento per le dichiarazioni fornite agli investigatori (presunti: e ci scusiamo con tutti gli onesti investigatori di Italia se li accomuniamo ai vari Auricchio & Co.)?

Ma il pentito-che-pentito-non-è racconta altre cosette interessanti. Magari ci torneremo con calma, anche se è inutile. Chi ha seguito il Processo di Napoli conosce molto bene la farsa andata in onda in questi anni.

Contenti voi che vi rendete partecipi della scenetta: io sono sceso dal palco molti anni fa. Anzi, io sul palco non sono mai salito. Chiamatelo orgoglio, chiamatela dignità…

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