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Tag: hernanes (pagina 1 di 2)

Psicopatici

Psicopatici. Poco altro da dire rispetto alla scellerata (non) partita che la Juventus ha (non) giocato contro il Genoa.

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Atteggiamento e voglia deludenti. E dispiace dirlo, ma molto passa da quel delirante errore di Bonucci al minuto 2.

Gambe molli e zero idee, con l’incapacità di costruire anche solo una vaga azione pericolosa.

Sarebbe anche troppo facile prendersela con Hernanes, ma la verità lapalissiana è che un tempo si giocava con Pirlo, Vidal e Pogba, oggi con Hernanes, Pjanic e Khedira. Passi il tedesco, ma gli altri due sono improponibili.

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Ecco perché non si capisce la testardaggine di Allegri incapace di dare una scossa: a livello tattico, soprattutto a livello mentale.

D’accordo gli infortuni, ma sei la Juve e non ci sta. Non ci può stare quando si producono zero tiri contro Perin. Non ci può stare quando si subisce così tanto. E non vale il Genoa, i segnali ci sono da due mesi, coperto solo dai 3 punti via via presi ora per giocate singole ora per sfuriate di pochi minuti.

Il pericolo, che ripetiamo ormai da un po’ di tempo, è assuefarsi, perdendo grinta e voglia, disperdendo l’opportunità di crescere ancora.

Il pericolo è diventare psicopatici.

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Juventus – Napoli 2 – 1 / L’avete cercato, l’avete trovato

L’avete cercato, l’avete trovato. E godetevi questo Higuain, a Napoli.

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Madama prova a strappare ancora, allungando temporaneamente sulla Roma, staccando il Napoli. Non è stato uno spettacolo divertente come al circo, ma ad Allegri questo basta, basta che si vinca. Juventus batte Napoli 2 a 1.

Tre punti, presi con la consapevolezza che prima o poi là davanti si combina qualcosa, e pazienza se nel centro del campo la vecchia Juve di Vidal-Pirlo-Pogba non c’è più. Pjanic e Hernanes non funzionano, e questa è la drammatica notizia al 29 ottobre.

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Pochi ricambi di qualità, se non il rientro di Marchisio. Che potrebbe non bastare nell’Europa che conta. Perché nella confusione di una mediana che non funziona ci casca pure il Professor Khedira, costretto al compitino da 6, addirittura limitato nelle sortite offensive dove pure aveva dato il meglio nelle prime tre di questa stagione.

Resta il sano cinismo, firmato Bonucci (che sfrutta una svirgolata dopo un angolo) e Higuain (che l’azione e la vittoria se la costruisce da solo). Resta anche il temporaneo smarrimento difensivo che permette a Callejon di riequilibrare il match.

Fortuna e sfortuna sono le due facce di una stessa medaglia. Concetto che va letto in questo modo: il forfait di Chiellini mette nei guai la difesa, ma abilita pure l‘ingresso di Cuadrado che supera addirittura il predestinato Benatia già pronto a bordo campo. Un flash di Allegri, più flash del colombiano che in campo è l’unico a dare la scossa e a tentare qualcosa di non standard. Il resto è compitino.

Mentre a Napoli piangono per l’insuccesso non meritato, peraltro con Higuain mattatore. D’altronde, l’avete cercato, l’avete trovato.

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Milan – Juventus 1 – 0 / Qualità offensiva cercasi

Se hai Higuain, gioca Higuain. Il problema è chi gioca insieme a lui.

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Potenziale offensivo impressionante, ma inespresso, forse non sfruttato. E’ la sintesi di Milan – Juventus, dove i problemi bianconeri sono emersi tutti, specialmente a tratti. Il grandissimo gol di Locatelli premia un Montella ordinato e coraggioso, la cui didattica ha avuto la meglio su una non ben precisata manovra di Allegri.

Ci sono gli uomini, ma mal calati in un modulo che senza alcune pedine mostra lacune antipatiche. Tipo il regista, o semplicemente l’uomo d’ordine. Non lo è Hernanes, non lo è ancora Pjanic. Tipo anche il supporto a Higuain, drammaticamente lasciato senza rifornimenti, e sì che ne basterebbero pure pochi per l’argentino.

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In attesa di Dybala, occorre prendere subito una decisione: chi costruisce la manovra, chi la finalizza? De facto il jolly di Locatelli non intacca la solidità difensiva, ma da metà campo in su la Juve ha grossi problemi. Non risolti nel mercato estivo dove il mancato arrivo di Witsel nelle ultime ore adesso sembra poter pesare, almeno fino al rientro di Marchisio.

Seconda sconfitta in campionato, un po’ di respiro per le inseguitrici che sapranno ricucire la distanza, compreso un sorprendente Milan.

A Torino si attendono le mosse di Allegri dove se hai Higuain, gioca Higuain, ma il problema è chi gioca insieme a lui.

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Juventus – Udinese 2 – 1 / Vincere anche quando non meriti

Vincere partite dove hai giocato male e meriteresti di pareggiare non ha prezzo.

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È successo ancora una volta, ieri sera, contro un Udinese coraggiosa. Oltre Dybala, nulla da ricordare. Con due perle, il ragazzo con la faccia da bravo bimbo ha risolto un match che poteva creare non pochi problemi.

Non funziona l’esperimento del doppio play, perché né Hernanes né Lemina lo sono. Non funziona un Alex Sandro spaesato a fare da mezz’ala, visto che è uno dei degli esterni più forti del campionato. Non funziona nemmeno Mandzukic che a 4 metri dalla porta vuota spara alto di tibia.

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Allegri si diverte a mescolare così tanto le carte ch in vieni da pensare che si stia compilicando la vita da solo, in attesa di avversari probanti. Ma il rischio enorme di smarrire identità e di non trovare equilibri e solidità non è da correre.

Il 3-5-2 sembra l’isola felice, con automatismi impressionanti, anche se gli interpreti attuali, a centrocampo, non sarebbero i migliori. Benatia pare giocare nella Juve da sempre e tranquillizza sulla precarietà di Chiellini, in attesa di Rugani. Ma bisogna inventarsi qualcosa, se mancano Pjanic, Khedira e Marchisio.

E nel pomeriggio dove la Roma vince, ma non convince del tutto, e il Napoli conta fatturati e si lamenta dell’orario (alle ore 15 il fischio di inizio), resta un fatto: vincere partite dove hai giocato male e meriteresti di pareggiare non ha prezzo.

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Juventus – Sassuolo / Non Witsel, ma Hernanes

Non Witsel, ma Hernanes. Il marketing non ha trovato il coraggio di ribadire questo concetto in salsa social, quindi Allegri dovrà arrangiarsi. E si pregherà il Cielo affinché conservi in buonissima forma Khedira, aspettando Marchisio, confidando in Lemina.

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La Juve che esce dalla sessione di calciomercato è certamente rinforzata, tranne in quella zona dove il regista fa sempre la differenza. Addirittura, sulle fasce c’è abbondanza e a pagare è stato Lichtsteiner non inserito in lista UEFA (anche per far capire che alla Juve comanda la Juve, non il procuratore).

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Sassuolo, poi Siviglia, poi la sfida ai cinesi. 7 gare in 22 giorni, senza sosta, con Higuain sulla via del pieno recupero di una forma che sarà essenziale per avere la meglio in quelle partite scorbutiche che solo i campioni sanno risolvere.

E in attesa della prima da titolare del Pipita, l’interrogativo che ci accompagnerà fino al calcio di inizio di sabato sarà: ma Pjanic?

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L’infortunio di Marchisio scombina il calciomercato

L’infortunio che scombina i piani?

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Il knock-out di Marchisio è un colpo basso al morale, alla rosa, all’undici titolare… e anche al mercato che adesso va ridisegnato.

Partiamo da un concetto semplicissimo, espresso con forza e con eleganza da Allegri durante la conferenza stampa pre-Lazio: “resto con piani di rafforzamento”. Traduciamo noi.

La Juve ha perso un’occasione importante in Champions quest’anno, dove la strada era forse agevole verso un’altra sorpresa. In Italia sembra non esserci storia, perciò il focus è quello di un rafforzamento generale verso il futuro.

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Ciò significa che è necessario mantenere i campioni, ed aggiungerne di nuovi.

Probabilmente in attacco dove serve un top player, oltre allo sforzo di tenere Morata vanificando la recompra madridista o il compra delle inglesi. Cavani è una mezza assurdità per motivi squisitamente finanziari.

Sicuramente il rinforzo serve a centrocampo dove Asamoah non da certezze, Khedira va centellinato, Cuadrado è complesso da tenere… e Marchisio è infortunato. Lemina crescerà, ma intanto serve una sicurezza che non è nè sarà Hernanes. Un regista di grande carattere e classe tale da non far rimpiangere Marchisio e aggiungere qualità.

Da sciogliere il nodo trequartista: Allegri lo vuole, Marotta lo cerca. Ma proprio la necessità di un regista imporrà una riflessione sul budget da destinare a questo o quel ruolo.

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Juve decimata, Juve preparata?

Bell’esame quello contro l’Empoli. Una Juve decimata da infortuni e squalifiche si vede costretta a inventarsi una formazione in grado di tenere il passo mostruoso di questo 2016.

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Fuori Barzagli e Bonucci, tocca a Chiellini con tutta probabilità guidare la crescita di Rugani. Mentre su Morata grava il peso di un attacco che avrebbe bisogno delle marcature di Mandzukic (completamente a secco nel 2016). A centrocampo il difficile recupero di Marchisio lancia Hernanes: Profeta, se ci sei, batti un colpo!

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Il vero campione però è al suo posto. Quel sorprendente Allegri che più lo metti in difficoltà e più sembra trovare sempre nuove soluzioni. Si parlerà di contratto, forse si è troppo parlato di contratto, ma le sue risposte e le sue conferenze rappresentano un perfetto esempio di tono e di equilibrio di intelligenza. E chi se l’aspettava una piena convergenza con lo stile Juve?

Stasera è l’ottava delle finali che ci aspettano verso metà maggio. Più una finale secca per alzare una nuova coppa.

Avanti Juve. Sempre più… Allegri.

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Se Agnelli, Allegri e Marotta hanno (forse) ragione

Se Agnelli, Allegri e Marotta hanno ragione.

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Nedved vice presidente, poi tanti concetti corretti nell’ultima conferenza aziendale. Fin troppo per poter prenderli a riferimento per vuote critiche.

1) La Juve non ha giustificazione per il 14° posto. Vero. Non può averla, tanto è vero che le critiche su assetti tattici e scelta dei titolari e dei cambi sono state mosse, anche correttamente. Il problema è sistemico: rinnovamento da una parte, incapacità di superare i problemi di rinnovamento dall’altra. Il perno della discussione è la gestione del mercato: darà forse i suoi frutti fra un anno, o due, ma nel 2015/2016 sembra dura.

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2) Gestione Dybala: chi i bonus, chi le scelte. Il minutaggio è matematica, quindi poco opinabile. Dybala ha giocato più di tutti. Corretto Allegri. Molto poco la solita critica che vede in questo caso un espediente perfetto per demolire le certezze bianconere. Scelte editoriali. Molto più sereno, come in questo blog, contestare la qualità dei minuti di impiego di Dybala. La speranza è che Allegri ottenga gli stessi risultati con Morata l’anno scorso.

3) Hernanes non è un fenomeno, parola di Marotta (e non solo). Sorge quindi spontanea la domanda: perché l’hai preso, caro Beppe? L’idea non detta da Marotta e dalla Juve è che Hernanes doveva fare da chioccia (insieme a Khedira) ai numerosi giovanotti arrivati sul mercato, andando a rinforzare l’asse dei senatori. Scelta azzardata, poco azzeccata, davvero discutibile. Soldi buttati al vento.

4) Su Calciopoli non cambiamo idea, ha detto Allegri. Perculando pure Gazzoni sulla richiesta di risarcimento, e facendo intendere che si attenderà ancora per decidere la mossa. Ormai la partita è persa: o si hanno le palle per fare giustizia (fare e non richiedere), o abbiamo regalato oltre 5 anni a tutto il movimento antijuventino che ci ha calpestato più e meglio dei loro più perversi desideri.

Detto questo, oggi c’è il campo. Natale è vicino. La vetta lontana.

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Juventus – Bologna 3 – 1 / Buonasera Signorina Buonasera

Più che Signora, proprio per nulla saggia e quindi Vecchia, questa Juve è una Signorina. Con vizi e virtù delle signorine: si piace un po’ troppo, si specchia di più, troppe volte poco efficace.

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Trucco e parrucco uguali alla serata contro il Siviglia, e non era mai capitato in questa stagione che andassero in campo gli stessi 11 della partita precedente. Un piccolo indizio che qualcosa di solido sia stato raggiunto?

Eppure la domanda è: perché Hernanes in campo e Lemina fuori? Il francesino è tagliato per quel ruolo davanti la difesa, dimostrando pure una certa disinvoltura nell’amministrazione di certi palloni. La logica imporrebbe il suo nome sempre in campo, almeno fino al rientro di Marchisio.

Ma non è colpa di Hernanes se la difesa si fa tagliare in quella maniera al minuto numero 4. Mentre è colpa del brasiliano se ogni tanto perde la bussola e la Juve si scopre vulnerabile e scoperta, in preda a contropiedi che gli anni precedenti non facevano nemmeno in tempo a partire. Su questo bisogna lavorare, perché là davanti la produzione di palle gol assume un profilo imabarazzante se rapportato al numero di realizzazioni.

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Morata che sbaglia in quella maniera fa sospettare che lo spagnolo stia peccando di poca umiltà nei confronti della Serie A. Al contrario, Dybala si è caricato il peso della costruzione delle azioni insieme a un fondamentale Cuadrado. L’ex Palermo dimostra carattere a quintali, anche quando con freddezza sigla il rigore del 2-1.

Che Khedira chiuda i giochi assomiglia infine a una specie di segnale, compreso il ritorno in campo di Asamoah. I tasselli cominciano a essere inseriti nel verso giusto, nel posto giusto.

Avvertenza: la scalata potrebbe provocare godurie mai provate in passato.

Contro-avvertenza: senza continuità, la delusione potrebbe invece rilevarsi più amara del previsto, alla luce delle potenzialità di questa rosa (e del peso delle avversarie).

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Uomini su cui contare: la Juve è aggrappata a questi

Gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà: sembra il mondo Juve, parafrasando Sciascia. Noi tifosi, al momento, siamo il quarto tipo.

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Scherzi e narrativa a parte, i bianconeri devono nuovamente ripartire, almeno trovare una cuadratura che sembrava tale con alcune pedine al posto giusto.

Se Hernanes è un problema da regista, Lemina risulta invece perfetto per agire davanti la difesa: capacità di pressing, alta aggressione, numero impressionante di recuperi palla. Non ha la qualità di Pirlo (lo vedrebbe pure… Bocelli), ma le caratteristiche sono quelle giuste. Ai suoi lati devono agire Pogba e uno fra Sturaro e Pereyra in attesa dei recuperi di Khedira e Marchisio.

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Il 4-3-3 appare imprescindibile per garantire copertura, e qual giusto sintomo all’offensività di cui una Juve poco cinica ha assoluto bisogno.

Cuadrado e Morata sono i soli a poter indirizzare la Juve verso la rete, insieme a un Dybala per il quale bisogna uscire da un equivoco: il ragazzo deve crescere (d’accordo con Allegri), ma è l’unico che ha tiro, sfrontatezza nel dribbling e quella pericolosità necessaria per chi d’ora in avanti può sbagliare poco e concederà tanto. Aspettando Mandzukic, Zaza dovrà fare la sua parte. Ma tenere in panca Dybala appare azzardato, irrispettoso per il mercato, irriguardoso verso una delle poche pedine di qualità di questa squadra.

Cosí come appare strano, a tratti sconvolgente, la scarsa maturità di Pogba che si è fatto schiacciare da responsabilità che si è preso (ha chiesto lui la 10), gli hanno dato (gli hanno concesso la 10) e gli hanno chiesto (ci aspettavamo un salto di qualità del ragazzo). Evidentemente deve crescere ancora tanto, e allora Allegri e la società devono ora lavorare al contrario per scaricarlo da un peso che non può reggere, e farlo tornare ai livelli che conosciamo. Altrimenti diventa inutile, perfino controproducente se alla semplicità contrappone una totale inefficacia per una ricerca spasmodica della giocata a effetto.

In difesa tutto bene, tranne che a questo punto Rugani va gradualmente inserito. Di certo, non potrà fare più danni di Hernanes.

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