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Tag: higuain (pagina 1 di 5)

Juventus – Lazio 2 -3 / Male la prima

Clamorosa lettura errata di Allegri che manda in fumo il primo trofeo stagionale. Non che i ragazzi siano esenti da colpe, anzi. Adesso c’è da capire cosa abbia influito fra condizione fisica e condizione mentale. La prima è normale al 13 di agosto, mentre l’altro potrebbe essere un problema da fine ciclo.

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Tecnicamente la partita non è giudicabile, visto che la Juve non l’ha giocata. Gambe lente, poco voglia di sacrificio, nessuno spazio creato e centrocampo ceduto strategicamente alla Lazio. Persino la difesa perde valore di giudizio: nessun filtro, resta lo smarrimento generale evidente nel primo e nel terzo gol.

Affidata al colpo dei singoli, i singoli hanno fallito. Juve al tappeto prima ancora di cominciare. Con nessun cambio repentino di Allegri che ha tardato le contromisure. Sbagliandole. Serviva Marchisio per dare sostanza e fosforo al centrocampo, invece è stato bocciato Benatia, con Douglas Costa troppo tardi.

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Proprio quest’ultimo è la lieta novella. Rapido, creativo, troppo carico e infatti perde qualche palla per eccesso di foga, ma è una variabile importante per la stagione. Destra o sinistra, anche in alternativa o insieme a Bernardeschi entrato troppo tardi per incidere veramente.

E ora tutti a lavoro. Tanto lavoro. Da aggiustare le distanze fra i reparti, col dubbio che senza condizione fisica questo è un modulo suicida perché crea un buco a centrocampo che consegna strategicamente campo e palla agli avversari, obbligandoci in ripartenze sanguinose. Da valutare un più prudente 4-3-3, dove Pjanic necessita di avere le spalle coperte da altri due colleghi di reparto per impostare e creare, salvo la disponibilità degli attaccanti di farsi vedere e creare linee di passaggio utili.

La prima è da buttare. Sabato comincia un campionato che si prospetta fra i più difficili, dove gli stimoli da ritrovare sono essenzialmente ciò che determinerà successo o sconfitta.

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Juve: pericolo interismo, romanità e napolezza

Dare la colpa ad Allegri è solo interismo. O romanità. O napolezza. Cadere nel tranello di farsi sopraffare dalla giusta e naturale tristezza è esercizio assai facile per chi proprio non vuole accendere il cervello. Proviamo a farlo.

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6 scudetti di fila sono leggenda. Con la tripla doppietta di Campionato e Coppa Italia. Ma anche la doppietta della Champions persa in 3 anni. Peccato. Roba da psicosi, a questo punto, perché il conto si fa salatissimo nelle finali europee. Dove pesa una statistica imbarazzante: pochi gol segnati, molti presi, mai il dominio. Anche col Liverpool nell’85 e con l’Ajax nel ’96 abbiamo trascinato il risultato pericolosamente verso la fine. Traduzione? Intraducibile.

Veniamo alla più recente. Dare la colpa ad Allegri è da pazzi. Quelli aveva, quelli ha fatto girare a mille, ma quelli – a un certo punto del secondo tempo, cioè dopo qualche minuto – non ne avevano più né fisicamente né mentalmente. Perché il modulo non era stato previsto e perché i ricambi non sono esistiti. Rincon, Pjaca, Asamoah, Sturaro non si sono mai dimostrati veri sostituti dei 14 uomini che hanno spinto al massimo la macchina, da agosto al 3 giugno fino alle 22:00. La verità è questa. Oltre a quel pizzico di fortuna e tanta personalità che mancano in serate come quella di Cardiff.

Chi incendia alla tragedia è solo colui che vuole fare del folclore. Viceversa ha più senso continuare a incitare i ragazzi e Allegri perché il processo di crescita iniziato 3 anni fa non abbia uno stop pericoloso.

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C’è molto da rinnovare, tanto da potenziare nelle seconde linee, specie se il modulo principale del prossimo anno sarà lo stesso di questo entusiasmante 2017. Quel 4-2-3-1 che succhia energie come non mai. Più la variabile “essere decisivi” degli uomini che più hanno deluso sabato sera. Fra i vari, Higuain e Dybala su tutti.

E per la prima volta Allegri ha letto male e in ritardo l’andamento tattico del match, quando cioè era chiaro che il centrocampo a 3 del Real avrebbe avuto la meglio sulla coppia Khedira-Pjanic. E anche qui dobbiamo registrare la buona prova del bosniaco, alla primissima finale di Champions, in una squadra che non girava bene dalla trequarti in su. Eppure il più pericoloso negli unici tiri bianconeri verso la porta avversaria.

Si riparte, come ha detto Andrea Agnelli e come ripetuto da Allegri. Si riparte perché non c’è motivo non farlo, alla luce del gap scavato in Italia e del gap che si sta recuperando in Europa, finale a parte.

Si riparte da un mercato che deve rinfrescare i muscoli dei reparti bianconeri, con qualche specialista nei ruoli a questo punto fondamentali quali le corsie laterali e la cerniera di centrocampo dove serve fosforo e turbo insieme.

Finale a parte, questa è una Juve comunque da applaudire. Incazzati si, come è giusto che sia. Per l’impegno venuto meno. Ma… ripartiamo!

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Finché la Barca va, lasciala andare

Era il 1970 quando usciva questo classico della canzone leggera italiana. Storpiata, il titolo va bene anche oggi per spiegare una doppia sfida di Champions League dalle mille emozioni.

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La Juve di Allegri contro il Barca di Luis Enrique, quello che a Roma non ci capiva nulla di calcio. Con gli strascichi della rimonta al PSG e le incognite della permanenza di Allegri. Di certo è una sfida che unisce tutti gli antijuventini d’Italia, già lì a festeggiare per una eliminazione possibile, forse anche probabile, ma certamente tutta da accertare.

Il momento della verità è arrivato. O dentro o fuori, possibilmente aumentando la dose di esperienza e di lezioni che quel palcoscenico ti dà, se tu sei disposto a crescere. Andata allo Stadium e ritorno al Camp Nou, con quel malvagio gioco dei gol in trasferta, qualora dovessero servire ai bianconeri o ai blaugrana.

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Quella che una volta si chiama BBC, ma che adesso è una linea pura a 4, contro i tre tenori Messi-Suarez-Neymar. Tiki taka a parte, le sfuriate offensive potranno essere decisive e qui si fonda un minimo di certezza bianconera: quella di Allegri è la squadra che ha subito meno in questa edizione di Champions League. E anche quella che ha terminato più volte con il clean sheet tabellonistico.

Sensibilmente una sfida diversa rispetto alla finale di pochi anni fa, con stimoli differenti e prospettive cambiate. Il ricambio necessario del Barca, dal centrocampo in giù, con la rincorsa a un sogno realizzato ormai 20 anni fa da parte della Juve.

Dybala e Higuain a inseguire un trofeo ambito, con Buffon che probabilmente è giunto all’ultima opportunità di aggiungerlo a una carriera forse irripetibile.

E la certezza giornalistica che dalla doppia sfida passa parecchio futuro bianconero.

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L’Italia dei Pulcinella: storie di ordinaria follia napoletana

A metà del primo tempo l’Italia juventina aveva la pressione altissima: non un replay mandato in onda per capire il gol di Callejon, e certamente una direzione di gara alquanto ambigua.

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A fine partita la follia napoletana ha trovato, per l’ennesima volta, l’alibi bianconero a una sconfitta giusta e sacrosanta. Con sprazzi di odio e violenza verbale ai limiti dell’intelligenza umana.

Con ordine.

I primi 45 minuti di Juventus-Napoli sono stati opachi. Per demerito di una Juve confusa dai cambi di Allegri, e con un Napoli sì vivace, ma praticamente mai pericoloso. Gol di Callejon – in sospetto fuorigioco, su cui la RAI ha praticamente eliminato i replay sia in diretta sia in studio – e bianconeri affannati in una ricerca della manovra sempre lenta e confusa.

Poi è accaduto che Allegri ha deciso di mettere in campo la Juve vera, schierando Cuadrado sulla destra e la Juve probabilmente ha deciso di cominciare a giocare. E nel secondo tempo non c’è stata alcuna partita, come testimonia il numero di tiri in porta tentati dal Napoli e cioè 0, zero, nulla, vuoto, nessuno.

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In mezzo, diversi episodi. Al minuto 8 ci sono gli estremi per un calcio di rigore su Dybala: il buon Cerqueti in telecronaca ha evitato di soffermarsi sull’argomento, mentre in studio e sui social la sentenza appariva chiara. Per il rigore assegnato a Dybala chiedere lumi a Koulibaly: pestone sull’argentino e penalty poco discutibile. Difficile capire se c’è contatto fra uno fra Pjanic e Bonucci con Albiol. Qui i replay sono stati mostrati, ripetutamente, ma complesso capire se c’è contatto, e se c’è se è da rigore. Mentre andrebbe spiegata la difesa napoletana sulla ripartenza Dybala-Cuadrado praticamente solitari.

E qui la perla. Cuadrado salta Reina che lo affossa, pur sfiorando il pallone che però resta nella disponibilità di Cuadrado (Regolamento del Gioco Calcio), e altro rigore solare. Da questo momento, però, in poi si scatena da Napoli la solita orda di banditi travestiti da giornalisti, opinionisti, sindaci e tifosi. E non uno a sottolineare se le farfalle prese da Reina in occasione del gol di Higuain saranno messe in mostra a Napoli.

Ma ancora più grave le dichiarazioni di personaggi pubblici, ai microfoni o sui social. Gente che di mestiere fa il giornalista RAI o il sindaco o il direttore sportivo, gente che accende i toni fino all’inverosimile, allevando alla violenza verbale. Sparisce il calcio e il senso dello sport e anche il senso dell’evidenza, per nascondersi dietro polemiche montate ad arte al fine di non giustificare i propri limiti.

Per cui non si parla del modulo Juve che ha cambiato la stagione, o di Higuain che continua ad aumentare il bottino reti, o di un Cuadrado da paura e un Pjanic nelle vesti di un quasi-Pirlo. Si parla di ciò che non esiste. Perché quello che esiste spaventa: una Juve che a marce ridotte regge il colpo, e quando accelera sbaraglia tutti.

Amen.

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La Juve va, in quale Porto si fermerà?

Dal cambio di modulo, dettato dalla tragica notte di Firenze, la Juventus ha beneficiato in tutto e per tutto: i migliori in campo, più spettacolo, un solo subito, più presenza di Higuain.

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La rotta verso il Porto, che è in realtà la rotta verso un sogno più grande, forse ingombrante, è stata pianificata con arguzia e ingegno, difficilmente sperimentata dall’incoscienza di una sconfitta. Il fascino della soluzione trovata una mattina di gennaio comunque resta.

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In Champions serve qualità, e la Juve l’ha schierata tutta quanta. Tutti gli attaccanti, con Cuadrado e Pjanic, senza rinunciare a Dybala né a Mandzukic. Fuori concorso Higuain che lì davanti ha cominciato a seguire ritmi da fenomeno del gol.

In Champions serve qualità e Allegri adesso ne ha tanta. Se il 3-5-2 strozzava la fluidità di gioco, questo 4-2-3-1 alimenta le potenzialità offensive del team bianconero. E paradossalmente ha permesso di ritrovare equilibri di squadra, quindi difensivi, da 1 gol in 7 gare.

Adesso c’è la prova Europa, contro un frizzante Porto. Modulo che non si tocca, nonostante lì davanti nessuno ha mai davvero rifiatato. Modulo in cerca di conferme europee dove la questione della debolezza delle avversarie italiane può finalmente trovare risposta pratica.

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Fiorentina – Juventus 2 – 1 / Ma per fortuna si rinnova al doppio dell’ingaggio

Finisce 2-1 per la Fiorentina. Per la Juve un’altra prestazione deludente. Ma per fortuna arrivano un po’ di rinnovi al doppio dell’ingaggio. Perché il talento deve essere premiato prima che i risultati siano raggiunti.

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Si può dire tutto, tranne che la gestione di quest’anno sia impeccabile. Un mercato estivo che sta presentando il conto, inserimenti che tardano, un Dybala vicino al rinnovo ma lontano dalle medie dello scorso anno, una difesa che balla sempre di più.

Allegri sbrocca ai microfoni, ma dovrebbe farlo di più davanti ai propri giocatori. Higuain a parte, contro la Fiorentina sono stati confermati tutti i limiti di una rosa la cui stanchezza mentale sembra fare il paio con quella fisica.

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Errori a iosa a centrocampo dove nemmeno Marchisio è riuscito a guadagnarsi la sufficienza. E se poi deve essere Chiellini a impostare, allora la frittata è fatta. E non che la Viola abbia davvero messo paura.

Da recuperare Crotone, ma nel frattempo ci si diverte a ridare speranza agli avversari. Mordente azzerato, schemi tattici molto vicini a “speriamo che me la cavo”. La grande novità è stata rappresentata dai 5 uomini offensivi schierati sul finale, giusto per sottolineare la disperazione più totale.

A metà gennaio si può trattare di un incidente. Il problema è che la memoria porta a troppi incidenti in questa prima parte di campionato dove si sono registrate sconfitte con le milanesi, con la Viola e con il Genoa. Troppe sconfitte, così come fuori media i gol subiti. Alcuni dei quali frutto di equilibri tattici perduti, o scarsa attenzione su palle da fermo.

Fra un po’ riparte la Champions. Intanto c’è la Lazio. Ma per fortuna comunque si rinnova. Al doppio dell’ingaggio.

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Juventus – Bologna / Tutto da rifare?

La Juventus riparte col Bologna, dopo l’incoscienza della Supercoppa Italiana e il divertimento di giornali e giornalai che hanno tentato ogni via di comunicazione per destabilizzare l’ambiente bianconero.

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Allegri dovrà fare un po’ il pompiere e un po’ il filosofo. Soprattutto dovrà verificare lo stato di forma e mentale dei migliori da schierare in campo. Unica certezza: il 4-3-1-2 per il quale si cerca un equilibrio a metà campo (e per questo è stato comprato Rincon) e si cerca un trequartista di più continua prestazione rispetto a Pjanic che potrebbe (dovrebbe) essere il crack di questa seconda parte di stagione.

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Nel fortino bianconero si apre un 2017 che dovrà dare risposte che sono però stimoli e sfide. Da affrontare con classe e fame, ciò che è mancato a Doha dove superficialità e scarso senso di sacrificio hanno dettato la sconfitta.

Sfumato Witsel sul mercato (perché a quelle cifre non esistono maglie o blasoni che tengano), bisogna non distrarsi oltre misura, nonostante qualcosa sembri mancare in una rosa forse un po’ vecchia in alcune zone del campo, o dalla qualità non sufficiente a dare il cambio ai titolarissimi.

Bologna, poi Atalanta, poi un tour de force che aprirà la strada verso il ritorno alle sfide europee che Higuain ha messo in cima alle priorità. Mentre Allegri ha tenuto a sottolineare l’importanza di entrare nella storia col sesto scudetto consecutivo.

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Juventus – Lione 1 – 1 / Dove lo metto Pjanic?

E adesso Pjanic dove lo metto?

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Anche con la vittoria, Juventus – Lione sarebbe risultata una partita deludente. Condizione fisica più che precaria, occasioni create scarse, rischi in difesa da distrazione o errori individuali gravi. Sembra smarrita quell’identità rocciosa che negli ultimi 5 anni è risultata sempre vincente.

Allegri sta lavorando, spremendo al massimo chi fin qui è stato sempre disponibile, o tentando di recuperare chi fin qui non ha potuto giocare. Il rientro di Marchisio è troppo importante per la Juventus, ma l’assenza cronica di Pjanic, con troppe pause durante le partite, adesso spaventa.

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Senza gli strappi e lo strapotere fisico di Pogba, la Juve ha perso molto nella zona di costruzione. E il serbo non riesce né a impostare né a incidere, tanto meno a fare da filtro a centrocampo. Conseguenza logica è lo smarrimento di Khedira e lo scollamento col reparto avanzato dove la sensazione è che a Higuain bastano davvero pochi palloni (anche se ieri sera ne ha sciupato uno clamoroso).

Il Lione era addomesticato fino a 10 minuti del secondo tempo, quando i bianconeri si sono fermati, completamente rapiti dalla fatica. In tilt in fase di costruzione e con rischi corsi in difesa, compreso l’ultimo secondo di gioco quando Barzagli ha prima sbagliato e poi recuperato.

L’aveva detto Buffon: così si va poco lontano, e oltre alla vittoria bisogna crescere. Le soluzioni in casa ci sono, altre stanno per tornare (leggi Dybala). Ma resta un problema.

E adesso Pjanic dove lo metto?

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Juventus – Napoli 2 – 1 / L’avete cercato, l’avete trovato

L’avete cercato, l’avete trovato. E godetevi questo Higuain, a Napoli.

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Madama prova a strappare ancora, allungando temporaneamente sulla Roma, staccando il Napoli. Non è stato uno spettacolo divertente come al circo, ma ad Allegri questo basta, basta che si vinca. Juventus batte Napoli 2 a 1.

Tre punti, presi con la consapevolezza che prima o poi là davanti si combina qualcosa, e pazienza se nel centro del campo la vecchia Juve di Vidal-Pirlo-Pogba non c’è più. Pjanic e Hernanes non funzionano, e questa è la drammatica notizia al 29 ottobre.

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Pochi ricambi di qualità, se non il rientro di Marchisio. Che potrebbe non bastare nell’Europa che conta. Perché nella confusione di una mediana che non funziona ci casca pure il Professor Khedira, costretto al compitino da 6, addirittura limitato nelle sortite offensive dove pure aveva dato il meglio nelle prime tre di questa stagione.

Resta il sano cinismo, firmato Bonucci (che sfrutta una svirgolata dopo un angolo) e Higuain (che l’azione e la vittoria se la costruisce da solo). Resta anche il temporaneo smarrimento difensivo che permette a Callejon di riequilibrare il match.

Fortuna e sfortuna sono le due facce di una stessa medaglia. Concetto che va letto in questo modo: il forfait di Chiellini mette nei guai la difesa, ma abilita pure l‘ingresso di Cuadrado che supera addirittura il predestinato Benatia già pronto a bordo campo. Un flash di Allegri, più flash del colombiano che in campo è l’unico a dare la scossa e a tentare qualcosa di non standard. Il resto è compitino.

Mentre a Napoli piangono per l’insuccesso non meritato, peraltro con Higuain mattatore. D’altronde, l’avete cercato, l’avete trovato.

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Juventus – Napoli / Non è decisiva, ma anche no

Ha detto Allegri: Juventus-Napoli non è decisiva. Ma anche no!

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Match d’alta classifica, di quelli che comunque indirizza una parte della stagione. Con il fiato sul collo giallorosso, i bianconeri devono cercare un ritmo costante di vittorie come quello che l’anno scorso permise l’incredibile rimonta e il trionfo finale.

Rosa decimata da infortuni che non saranno tutti muscolari, ma che certamente rischiano di pesare viste le partite ravvicinate. Strano concetto di stato di forma in Italia, dove non si è al 100% all’inizio, e poi si boccheggia già a fine ottobre. Assenze a parte.

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Da inventare l’attacco, dove la coppia pesante porta con sé l’assenza di alternative. Il solo giovane Kean potrebbe dare il cambio a gara in corsa, o il cambio di modulo con alto tasso di esterni.

Juventus-Napoli è una caccia di conferme il centrocampo, dove Marchisio va gestito, probabilmente addirittura non rischiato in vista della Champions e del prosieguo degli sforzi fino a fine anno. Dopo di lui il vuoto.

Romantica la sfida nella sfida: Higuain contro un passato da cui è fuggito per giuste ambizioni personali, stretto dalla morsa di un presidente-padrone che stranamente, stavolta, ha scelto il silenzio per presentare la sfida. D’altro canto, le parole in Assemblea di Andrea Agnelli hanno ancora una volta messo l’accento sull’importanza di una strategia aziendale che vada di pari passo con i risultati sul campo.

Già, il campo. Allegri ha detto che non è decisiva. Ma anche no!

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