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Tag: huntelaar

Identikit di mercato: Klass Jan Huntelaar

Era il 2006, prima dello scoppiare dello scandalo Farsopoli. Su David Trezeguet si era scatenato ancora il solito fermento estivo, cioè quello del calciomercato. Va, resta, rinnova? In realtà non sarebbe andato via, nessun motivo per farlo. Piuttosto sembrava a rischio la permanenza di Ibra. Inconsistente nelle partite che contano, tipo quelle in Champions. Di certo irriverente nella proposta di innalzamento di ingaggio. Come con Zidane, Moggi era pronto per venderlo per tanti milioni all’estero. In ogni caso la Juve voleva rinnovare qualcosa a livello offensivo e dall’Olanda rimbalzava un’indiscrezione: Moggi aveva in mano un’opzione per Huntelaar. Opzione esistente che poi la nuova dirigenza non esercitò mai, nemmeno nell’anno del ritorno in A quando in attacco serviva una scossa giovane, un rinnovamento vero.

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I numeri del giovane Huntelaar

Klaas Jan Huntelaar

Klaas Jan Huntelaar con la maglia dell'Ajax

In quel momento l’attaccante olandese era una delle migliori promesse fra i bomber più giovani. A soli 20 anni vantava già qualcosa come 26 reti in 35 presenze con l’AGOVV e 33 reti in 2 anni con l’Heerenveen. Gol a raffica pure nelle nazionali giovanili, soprattutto nell’Under 21 dove ha collezionato 18 reti in poco più di 20 presenze fino al 2006. L’Ajax lo aveva prelevato nella sessione invernale per una cifra vicina ai 9 milioni di euro. Risultato: 16 gol in 16 presenze, chiudendo a quota 33 reti un anno fantastico e prolifico (ben 31 le presenze nella massima divisione orange).

Farsopoli scombinò i piani di Moggi che intanto aveva ammirato il cannoniere Huntelaar con i pari età nel torneo europeo Under 21 (vincitore con l’Olanda, premio di miglior giocatore e di miglior marcatore). Sempre nel 2006 è stato premiato come Miglior Talento dell’Anno.

Con la Nazionale Maggiore sono 31 i gol in 53 presenze.

Nel calcio che conta

All’Ajax ci rimane fino al gennaio del 2009. In totale 105 gol in poco più di 130 presenze: semplicemente impressionante, e poco contano le riflessioni sul livello di difficoltà del campionato olandese. Il gol è una delle arti di questo ragazzo che segna in tutti i modi possibili.

Quando tutto sembrava pronto per una carriera scintillante, ecco bussare alle porte di casa Huntelaar il Real Madrid. Diventa così una figurina fra i tanti trofei di mercato dei merengues. Il 4 gennaio fa l’esordio in maglia blanca, il 15 febbraio il primo gol. Intanto il primo intoppo: clamorosa topica della dirigenza del Madrid che dimentica il suo nome nella lista Champions. Il bomber che voleva misurarsi con l’Europa che conta subisce il colpo. Solo spezzoni di partita, sole 20 presenze condite comunque da 8 gol. Impossibile continuare.

E’ il colpo di scorta del Milan che lo ufficializza nell’agosto del 2009. Un’operazione che sembra sin da subito forzata, visto il passaggio di Kaka nella capitale spagnola. Esordio da brivido contro l’Inter che spazza via i rossoneri con un roboante 4-0. E così sarà la sua stagione in rossonero, fra panchina e un utilizzo mai veramente valorizzato. 7 reti in 30 presenze. Forse è il caso si rimettersi in gioco.

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Klaas Jan Huntelaar

Klaas Jan Huntelaar: la rinascita allo Schalke 04

Avrà sicuramente pensato questo Klaas Jan Huntelaar, genio del gol diventato un pupazzo di Real e Milan. I rossoneri se ne sbarazzano facilmente nell’estate del 2010. A crederci di più è lo Schalke 04 e il bomber ripaga la fiducia. Un anno di rodaggio, giusto per ritrovare tempi e motivazioni, poi gol a raffica. Nell’anno appena concluso chiude la stagione con la media pazzesca di 1 gol a partita: sono 48 le presenze stagionali. Da segnalare una quaterna in Coppa di Germania e un’altra quaterna in Europe League.

Caratteristiche tecniche

E’ il soprannome a descrivere per bene le caratteristiche di questo attaccante: The Hunter, il cacciatore. Di fatto è un grande rapinatore d’area di rigore. Appunto, molto vicino ai movimenti istintivi di David Trezeguet. Abilissimo nell’anticipare il difensore e insaccare con ogni tipo di gesto tecnico. Destro naturale, Huntelaar è a tutti gli effetti un ambidestro. Veloce e rapido, non disdegna il dribbling, anche se l’area di rigore è la zona di caccia preferita. Cross, anche sporchi, vengono finalizzati al meglio grazie a un’innato senso dell’acrobazia.

Gesto tecnico di Huntelaar

Huntelaar in uno dei suo colpi preferiti: gol in acrobazia

Forte fisicamente è capace di giocare per la squadra spalle alla porta, magari partecipando alla manovra per poi cercare la verticalizzazione. Preferisce perciò agire da punta singola o avere al fianco una seconda punta molto tecnica.

Nello scacchiere della Juventus

Punta forte e mobile, di grande presenza fisica in area di rigore. Si adatterebbe alla perfezione con la tecnica sopraffina di Vucinic, potendone sfruttare gli assist. Stando inoltre al 3-5-2 di Antonio Conte, Huntelaar sarebbe la migliore soluzione per i cross dei laterali.

Da verificare solamente l’adattabilità nel gioco spalle alla porta, ma quanto visto in Europe League non lascia dubbi: Huntelaar è perfetto per la Juve di Conte. Senza contare il fatto che se dovesse continuare il positivo trend di reti segnate darebbe una grossa mano in tutte quelle situazioni in cui alla Juve serviva un killer d’area di rigore. Molte partite potrebbero essere risolte con una zampata in stile Huntelaar, proprio quello che è mancato in certi periodi dell’anno.

Possibilità di acquistarlo

Lo Schalke 04 ha chiuso la stagione al terzo posto, quindi preliminari di Champions League da affrontare ad agosto. La squadra farà a meno dell’esperienza e della caratura di Raul e la dirigenza non pare disposta ad acquisti tali da migliorare sensibilmente la rosa attuale. La valutazione del ragazzo, prima degli Europei, è abbordabile. Con 20 milioni ci si può sedere al tavolo dello Schalke e provare a portare a casa questo talento del gol.

A favore di Huntelaar una nomea da bravo ragazzo e un ingaggio alla portata di Marotta. Come Van Persie, Huntelaar farà 29 anni il prossimo 12 agosto. Si è sempre detto “occhio alle sorprese”. E se fosse The Hunter?

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Conte chiede rinforzi: ecco quali

Le parole di Antonio Conte sono state travisate, quanto meno strumentalizzate. Che l’allenatore bianconero lascia casa Juve è quasi impossibile. E l’avevamo già detto un po’ di tempo fa a proposito delle bufale rilanciate pure da Tuttosport.

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Antonio Conte vuole bene alla Juve, talmente bene che chiede alla Famiglia un po’ di sforzo per rafforzarla ancora di più. E’ imbattibile già ora, figuriamoci con qualche innesto di assoluta qualità. Ed è proprio questa la parola magica: qualità.

Antonio Conte resterà alla Juve, di sicuro un altro anno ancora, ancora più sicuramente per molti lunghi anni. La squadra è giovane, la base c’è, le risorse economiche finalmente ci sono. A Marotta il compito di recapitare a Torino gli inserimenti che il tecnico da Lecce sta chiedendo a gran voce.

E vediamo quali sono i nomi. Rinunciamo a un’analisi sulla difesa su cui torneremo in un secondo momento.

Centrocampo

Le caratteristiche del centrocampista da prendere devono essere simili a quelle di Vidal e Marchisio. In particolare Conte vorrebbe un nuovo Vidal. Il prossimo anno la Juve giocherà almeno 6 partite di Champions e intende farlo al massimo delle possibilità, con le velleità di chi è cosciente di aver costruito una macchina da guerra quale è l’odierna Juventus.

Oppure il centrocampista deve avere grosse qualità tecniche ed essere dotato di capacità di inserimento. Il centrocampista col gusto del gol, o col vizio del gol. Molti anni fa la pedina ideale sarebbe stato Lampard del Chelsea o Gerrard del Liverpool: centorcampisti totali, tuttocampisti come si dice in gergo volgare. Ma un altro Vidal non esiste e quindi Marotta dovrà cercare bene.

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I nomi “italiani” dicono Nainggolan, già cercato a gennaio, e Asamoah. Il giocatore dell’Udinese ha piacevolmente impressionato per quantità e tecnica. Mentre il centrocampista belga ha già convinto Torino: buone proprietà di palleggio, ottima grinta, ottima personalità e grande duttilità. Potrebbe perfino sostituire Pirlo in alcune gare garantendo il giusto equilibrio all’intero reparto.

Il prezzo per entrambi si aggira fra i 10 milioni di euro fino a 15 per il belga. In Europa i prezzi tendono a essere più gonfi nel caso di nomi già conosciuti. Marotta dovrebbe azzeccare un altro affare Vidal: preso per poche noccioline, oggi il cileno vale più del doppio.

Attacco

Inutile dire che è il reparto che farà discutere di più nei mesi estivi. Chi sarà il famoso top player che Conte chiede alla Società? In cime alla lista il talento maledetto Suarez. Sul maledetto non ci torneremo più, ma abbiamo bisogno del suo talento. Dribblomane, buona capacità realizzativa. Quest’anno col Liverpool ha già messo in cascina 13 gol, ma con l’Uruguay e soprattutto in Olanda le cifre sono nettamente significative. Base d’asta: 25 milioni.

La Juve sa comunque che sarà costretta a firmare un assegno simile. Se non Suarez, Dzeko o Higuain non costano meno. Ma hanno caratteristiche differenti. Come abbiamo ripetuto, deciderà Conte che tipo di attaccante vuole. In lizza pure Cavani, ma sarà complicato ragionare con De Laurentiis. Altri nomi sono quelli di Benzema (che il Real non cede). Fra i miei preferiti c’è sempre Huntelaar (che Moggì bloccò nel 2006 per la sostituzione di Trezeguet).

Oltre al top player, visto che Del Piero non rinnoverà e Borriello non verrà riscattato, serve una quinta punta, probabilmente giovane e di prospettiva. Né Destro né Gabbiadini per quanto mi riguarda. Dritti su Ramirez del Bologna, un talento cristallino che in mano a Conte potrà definitivamente sbocciare.

E ora spazio a voi lettori: quali sono i nomi che più vi intrigano? Chi consigliate a Marotta?

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La Juve vende Iaquinta e Amauri e prende chi?

Furono i primi colpi in attacco del postFarsopoli. Il campione del Mondo e il grande attaccante rosanero. Si sono rivelati due zavorre. Per la verità l’azzurro, cioè Vincenzone, è risultato un tantino più utile di Amauri, ma poca roba per una qualunque formazione ambiziosa di un traguardo minimo. Le storie sono comunque differenti.

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La prima partecipazione al Torneo Aziendale organizzato da Moratti & Soci vide la Juve presentarsi con un attacco fortissimo: Del Piero, Trezeguet, Iaquinta e Palladino. Quest’ultimo aveva impressionato positivamente in Serie B con Deschamps in panchina, quando il tecnico francese lanciò, con molto coraggio, giovani quali Marchisio, appunto Palladino e poi De Ceglie (addirittura in gol contro il Lecce dopo pochi minuti dall’ingresso in campo), Venitucci, Bianco, Paro, Mirante e via così. Segnò pure un bel gruzzoletto di gol, ma quel genio di Ranieri non lo fece mai giocare, se non in posizione di esterno di centrocampo. Un po’ come quando il magico Arrigo Sacchi schierava il capocannoniere del campionato italiano Beppe Signori ala sinistra. Misteri della mente umana.

Per Iaquinta, che si alternò con i mostri sacri Del Piero e Trezeguet, 12 gol stagionali. In tutto, in poco più di 100 presenze, sono 40 le reti segnate. Un buon numero, forse non così elevato per una prima punta. A marcare con segno negativo un simile bottino di gol vi sono le presenze e la quantità di stop. Soprattutto negli ultimi due anni: appena 18 presenze lo scorso anno, appena 19 in questa stagione in cui la Juve avrebbe avuto tremendo bisogno del calabrese. Ed è proprio in quest’ottica che Marotta pare aver deciso, praticamente insieme ai tifosi, di cedere Iaquinta a giugno. Da un lato si riuscirebbe a monetizzare un attaccante che va per i 30 anni, dall’altro si mette fine a un’agonia che ha stancato: quando Iaquinta serve… non c’è mai. Mal di schiena, influenza, fastidi muscolari. Proprio lui che dovrebbe garantire fisicità e muscolarità. E via anche perché alla Juve serve un bomber di razza, uno capace di andare in doppia cifra, magari col 2 davanti. E Iaquinta in doppia cifra col 2 davanti non ci è mai andato. Il record di gol è di 17, con la maglia dell’Udinese nel campionato 2005-2006.

Su Amauri e sul perché il suo rientro a Torino a fine stagione non è consigliabile… chiedere a 16 milioni di tifosi. Non credo ve ne sia uno disposto a concedere una sesta o settima o ottava chance all’ex rosanero. Amauri è costato 23 milioni, incluso tutto Nocerino, un tipo di centrocampista che a Palermo ha raggiunto un’ottima dimensione e che al suo primo anno di Juve aveva retto la baracca con il suo dinamismo e una grinta da far invidia al miglior mediano. Amauri, soprattutto, è forse costato parecchi treni di mercato persi e mai più raggiungibili: non so quali, ma la sua permanenza a Torino ha di fatto bloccato il mercato dei centravanti bianconeri. E messo in disparte, sempre per quel genio di Ranieri, un certo Trezeguet.

I numeri di Amauri in bianconero sono impietosi: 100 presenze e 24 reti. Di queste reti però ben 14 risalgono al suo primo anno juventino. Poi 10 reti nelle ultime due stagioni, in 56 presenze. Appena 5 in campionato, con la sbalorditiva cifra dei gol segnati nel torneo in corso: 0 (zero!!!). A memoria, nella gestione Moggi, ricordo solo un altro attaccante capace di un simile record: Juan Esnaider. Riuscì nell’impresa, giocando con Zidane, di non segnare nemmeno una rete in una quindicina di presenze. Ma era un altro contesto e, in teoria, un altro attaccante.

Posto quindi che i due flop della dirigenza precedente verranno ceduti, parte il totocalciomercato: chi riuscirà a prendere la Juve per rinforzare il reparto d’attacco.

L’idea più suggestiva è la seguente: proporre un quintetto tutto italiano. Perché quintetto?

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Fabio Quagliarella ha convinto tutti e proprio il mese di gennaio ha confermato come il napoletano abbia aggiunto e, in parte, spostato gli equilibri di una formazione che stava cercando equilibri tattici. 9 reti tutte in campionato, tutte praticamente decisive. Media di 1 gol ogni 2 partite. Ma soprattutto: movimento perpetuo, pericolosità massima, assist, gol-scossa (tipo le rovesciate o la magia contro il Cagliari) e tanto possesso palla. Con Del Piero o con Iaquinta non ha avuto importanza: è stato il perno offensivo. Servono 10 milioni in 3 rate a partire da luglio 2011. Unico dubbio: come recupererà dal grave incidente subito il 6 gennaio 2011? Sui tempi di una sua ripresa aleggia un certo mistero, oltre che ottimismo: il recupero procede alla grande, ma non fatevi illusioni. Il vero Quagliarella lo potremo vedere solo in estate. Resta il fatto che uno così andrebbe riscattato e verrà fatto.

Alessandro Matri è la scossa che Marotta ha regalato a tutto il popolo bianconero. Il coro che una volta era di Trezeguet e che lo è stato ancora fino a 3 partite fa e che è stato due volte dedicato all’ex cagliaritano la dice lunga sull’impatto che l’attaccante ha avuto con l’ambiente bianconero. Tre gol in tre gare, un paio di grosse occasioni sbagliate, un gol da 3 punti contro l’Atalanta di Milano. E come Quagliarella, tanto movimento e possesso palla e un futuro tutto dalla sua parte. Servono 15,5 milioni di euro per il suo riscatto, pagabili in 3 anni. Età: 26. Numero di gol nel campionato corrente: 14. Sembrano garanzie per il futuro della Juve. E’ nel giro della Nazionale, sarebbe una follia non tenerlo, ben sapendo che ogni partita è un esame da superare.

Alessandro Del Piero e Luca Toni godono di un passato che, nel primo caso, non ha eguali in altre carriere e, nel secondo caso, è fatto di numeri. Rappresentano nell’ottica di Del Neri due pedine che all’occorrenza possono essere in grado di dare fiato ai titolari o rappresentare validissime alternative in determinate partite. Non discuto nemmeno la scelta di prolungare di un altro anno ancora contratto al Capitano. E poi mi piace pensare a Luca Toni come a Vierchowood, 34enne comprato da Moggi per tappare una falla difensiva. La storia racconta come quel numero 5, in maglia blu, la Juve abbia vinto la sua seconda Champions League e risultò fondamentale in campionato. Di Toni mi fido più che di Iaquinta e Amauri e secondo me può far bene. Marotta sa benissimo che non baserà la squadra di Luca Toni, ma sarà una pedina di lusso buona per tante occasioni.

Ed ecco il punto interrogativo: chi sarà il quinto? Indipendentemente dalla classifica finale, sperando di centrare la qualificazione europea, e non importa quale (o meglio, importa eccome!!!), alla Juve occorrono 5 attaccanti. Perché Del Piero avrà 37 anni e sarà l’ultimo giro di giostra concesso all’uomo (anche se il professionista vanta numeri da ventenne per presenze e comunque un buon numero di reti visto che quest’anno gli avevano chiesto assist e assistenza) e per i discorsi fatti su Luca Toni.

Suggestione: Alberto Gilardino. Quintetto tutto italiano. La non buona condizione della Fiorentina (classifica e finanze) mette in discussione la permanenza di Gila in maglia viola. Ha 28 anni, un buon numero di gol a supporto, ma l’ultima stagione non è stata brillante, ha bisogno di tanto supporto dalle fasce e dal centrocampo e c’è sempre quel grosso dubbio sulla pressione di certi ambienti (leggi Milan). La sensazione è che sia il candidato ideale in ragione di un costo certamente inferiore rispetto a un top-player. Ma chi sarebbero i top-player?

Resterebbe viva l’ipotesi Huntelaar: il rapinatore olandese è tornato ai suoi livelli in Germania e in quel campionato si può pescare. Anche perché col club proprietario del suo cartellino la Juve può giocarsi la carta Sissoko. Inutili i riferimenti a Sanchez (c’è il Chelsea di mezzo), mentre su Pastore il discorso è pura fantasia, nonostante le dichiarazioni dell’argentino e la logica del suo pensiero che è diametralmente opposta a quella del suo presidente.

Restano i discorsi legati alle operazioni che piacciono a Marotta: diritto di riscatto, prestito gratuito o oneroso. In tal caso si guarda all’estero. Benzema: non ha legato con Mourinho e quando rientrerà Higuain, con Adebayor in squadra, scalderà molte panchine. In prospettiva è un attaccante fortissimo e potrebbe pure ripercorrere le tappe del suo connazionale Trezeguet. Ma la Juve cosa può offrire? Pepito Rossi è un sogno, andrebbe a coprire una sorta di erede-di-Del Piero, ma servono soldi. Tanti soldi.

E tu chi suggerisci?

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Sissoko e 7 milioni per Huntelaar? La Juve ci pensa!

In tempi non sospetti, e parlo ormai del 2006, avevo messo gli occhi su Klaas Jan Huntelaar, attaccante prodigio dell’Ajax e della Nazionale olandese. Me ne innamorai vedendolo all’opera sui canali SportItalia e agli Europei Under 21 di quell’anno. Europei che videro in azione gente come Drenthe e appunto Huntelaar poi laureatosi capocannoniere del torneo.

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Sempre nel 2006 l’attaccante olandese riuscì nell’impresa di segnare 33 gol nel campionato arancione (titolo di capocannoniere) e per questo venne eletto giocatore dell’anno (fra i più giovani).

All’epoca, e Calciopoli era alle porte, si disse pure di una opzione che Moggi strappò all’Ajax contestualmente all’acquisto di Ibra. Opzione che non fu esercitata dagli abili strateghi che presero il posto di Moggi-Bettega-Giraudo quando scoppiò la farsa di cui tutto sappiamo.

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Huntelaar, che fino all’approdo maledetto a Madrid, segnava a raffica (104 gol in poco più di 130 presenze con l’Ajax, 40 reti in 64 presenze con l’Heerenveen) e divenne, appunto, una figurina del Real! Mai acquisto fu più maledetto: rarissime presenze (20 per la precisione, ma con un minutaggio ridicolo) eppure 8 reti, alcune anche pesanti. Via da Madrid venne acquistato dal Milan come dolcino per ammorbidire l’amarezza dei mancati colpi di mercato e la cessione di Kakà al Real. Non brillò, ma per colpe non sue, nonostante qualcuno si affretterà a ricordare che non riuscì mai a inserirsi in meccanismi ormai arrugginiti di un vecchio e logoro Milan. I rossoneri lo hanno scaricato, in estate, allo Schalke 04 dove il ritmo prolifico dell’olandese è tornato a crescere come ai bei tempi. Poco più di 20 presenze e ben 10 gol. Più la rinascita clamorosa in Nazionale dove il bottino è di 10 reti in 7 presenze.

Tuttosport non ne ha parlato, mentre Corriere dello Sport e Cazzetta-Rosa hanno solo sfiorato l’argomento. Il che significa, se le mie fonti sono oneste, che l’affare potrebbe davvero andare in porto.

Momo Sissoko è più di un caso a Torino. Quando il maliano serve… non c’è mai (salterà la Samp!). O ha mal di denti o è svogliato, o è sudato e non vuole giocare o chissà quale strana malattia si fa venire per mancare il prossimo appuntamento in campionato. Curiosamente torna disponibile quando la Juve non ne ha necessità, cioè quando Marchisio, Felipe Melo e Aquilani sono abili e arruolabili. A questo punto io sto con Marotta e una volta per tutta serve che Sissoko parli chiaro: cosa ha il maliano? Perché le continue visite mediche dimostrano la sua buona salute e il suo cervello dice il contrario? Di rendita, alla Juve, non campa nessuno, figuriamoci il centrocampista ben sostituito da Melo e Aquilani. Conviene monetizzare e portare a casa un talento sicuro.

Ho un debole per Huntelaar, e per pochi altri in giro, e sarei felicissimo se la trattativa andasse in porto. Sissoko e 7 milioni possono bastare per convincere lo Schalke, ma ancora non capisco perché il club tedesco dovrebbe privarsi del Cacciatore. Ai miracoli non ci credo, ma ai colpi di scena vorrei…

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Io non capisco i giornali

Leggo sempre perché documentarsi è il mio mestiere. Leggo perché mi piace cominciare la giornata con fresche (fresche?) e nuove (nuove?) informazioni (informazioni?). Leggo perché mi piace poi parlare con chi ha un’edicola o chi studia assieme a me. Parlare della cosa più bella del mondo, che non stanca mai, che ti prende corpo e anima. Della Juve insomma. Però da un po’ di giorni, i giornali non li capisco.

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Cominciamo con la Gazzetta. RCS e Inter sono praticamente la stessa cosa. Uno dei conflitti di interesse più allucinanti. Chi deve informare e chi vuole certa informazione, chi deve lanciare campagne e chi quelle campagne le deve creare. Sponsor e sponsorizzato. Cliente e servitore, a ruoli alterni. Boh. Capita raramente di averla in mano e ancora più raramente di leggerla. Giusto, forse, quelle sette righe dedicate alla Juve. Sette righe per un potenziale di 14 milioni di utenti. Strano, no? Strano perché è proprio contro la logica. Strano perché un organo indipendente dovrebbe rispettare certe regole non scritte. Regole tipo oggettività, tipo libertà di pensiero, tipo realtà, tipo realismo, tipo verità. Tutte cose che lì in Gazzetta nessuno conosce. E se c’è qualcuno che conosce tali termini fa di tutto per imporre l’esatto contrario. Il modo in cui plagiano il lettore con certe analisi da brivido è scandaloso. E i numeri sono impietosi. Giusto loro possono solo gonfiarli. Una forma di informazione autoreferenziale che ai corsi di giornalismo mostrano come il demone della professione. Complimenti vivissimi.

Continuiamo con Tuttosport. Dovrebbe essere l’unica isola felice per chi lo juventino. E non lo è. Poche parole o parole scritte male. E fatti narrati come fossero favole da raccontare ai bambini prima di dormire. Anche perché, fossero veri quegli articoli, la Juve avrebbe già acquistato 200 giocatori e contestualmente avrebbe già venduto circa 300 giocatori.

Per esempio, che tipo di trattativa è quella che porterebbe Criscito al Milan? Ma se Marotta ha parlato di made in Italy, di giovani e di settore giovanile da puntare? Se soldi ce ne sono pochi e di giovanotti interessanti ne abbiamo, che senso ha privarsi del migliore fra questi?

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Altro esempio: cedi Amauri e prendi Borriello? Dilla bene: cedi Amauri e speri che arrivi Belen Rodriguez a rizzare l’organo dei bianconeri. Forse è più realistico, e da me approvato, uno scambio con Huntelaar, perfetto alter ego di Trezeguet nonostante i limiti. Ma un altro Trezeguet in giro non esiste.

Altro esempio? Chiellini è e resta intoccabile. Ci sono risorse per costruire una grande Juve e il primo passo sarebbe vendere il più forte difensore al mondo, insieme a pochi altri? Mi sembra un passo non da Andrea Agnelli. Così come è inutile scrivere i nomi di Robben, di Ribery, di Cristiano Ronaldo e Messi, per evidenti ragioni. E che senso avrebbe Aguero? Hai già Diego, hai Giovinco, ne aggiungi un altro. Andando a intasare lo spazio di Del Piero? E poi Aguero è così facilmente prendibile? Più semplice a questo punto giungere a Dzeko, proprio tramite Diego per esempio.

L’altra cosa che non capisco è la scarsa attenzione verso Napoli e le clamorose uscite della difesa di Moggi. Il solo a difendere un orgoglio e un onore che i vari Blanc, Secco e Elkan hanno schiacciato con una violenza semplicistica paurosa! Come mai la Gazzetta dell’Informazione Nerazzurra non pubblica più i suoi editoriali ricchi di accuse e di ricostruzioni pazzoidi? Perché non c’è la cronaca ogni mercoledì mattina? Perché quelli che parlavano e che sapevano tutto oggi stanno in silenzio, in un silenzio che però parla come poche volte accaduto nella storia?

E guai, Gazzetta dei miei…, se ancora oserai paragonare Facchetti a Scirea. Non scherziamo perché mi incazzo come una bestia. Vergognatevi.

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