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Tag: ibrahimovic (pagina 1 di 5)

Ibra, con Marchisio dietro e Pogba titolare

Il titolo è abbastanza descrittivo, vero?! Modulo 4-5-1, cioè l’ultima idea sfornata da Conte nel finale di stagione. Con Pogba titolare a fianco di Pirlo e Vidal, e Marchisio promosso trequartista dietro un’unica punta. Quest’unica punta, nei desideri notturni di Conte, sarebbe Ibrahimovic.

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Mettendo da parte gli odi personali, Ibrahimovic sarebbe la pedina perfetta per questo modulo. Certo, una stupenda suggestione difficilmente realizzabile.

Raiola ha ribadito che lo svedese non si muoverà da PSG, in realtà questo vuol dire che sta lavorando all’ennesimo cambio di maglia. Il rientro in maglia bianconera è ostacolato solamente dall’ingaggio mostruoso del gigante di Malmoe. Riuscisse a decurtarselo di parecchi euro, magari spalmando il tutto su più anni, fermandosi a 6/7 milioni di euro, Ibra sarebbe il lussuoso sconvolgere le regole finanziarie per dar vita a qualcosa di interessante.

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Tecnicamente e tatticamente Ibra è l’uomo ideale per dare valore alle incursioni dei centrocampisti bianconeri. Un ariete in grado di giocare da regista avanzato e da boa, da gigante per far salire la squadra e da assist man per lanciare i compagni verso la porta avversaria. Un Vucinic con più qualità e più continuità. Con l’unica pecca che è la personalità e l’efficacia a livello internazionale. Ma per la legge dei grandi numeri, con Conte in panchina, questo tabu potrebbe perfino essere stimolante da affrontare in maglia bianconera.

In Italia, acquisire Ibra vorrebbe dire chiudere il campionato in partenza. In Europa potrebbe significare tentare di dare l’assalto a qualche traguardo importante. Età a parte, Ibra sarebbe la pedina buona per i prossimi due anni, nel tentativo di dare maggiore consistenza a un reparto avanzato comunque buono, ma certamente lontano dallo standard della storia bianconera.

Ibra, e non Matri, e non solamente Llorente, sarebbe un segno di continuità con le Juve supersoniche del passato.

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Ibra sì, Ibra no

Ibra sí, Ibra no. Il tormentone che ci accompagnerá da qui fino a fine mercato, se non accade nulla prima. E se Ibra, che tipo di sacrificio bisognerebbe fare? Vidal? Pogba? Suvvia, non scherziamo.

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Conte non permetterebbe mai la partenza di un pezzo da 90, specie se scelto fra questi due nomi. Piuttosto é ovvio pensare a una partenza di Matri e Quagliarella, e un paio di giovanotti spediti in provincia.

Ma torniamo a Ibra. Perché no e perché sí?

No: é un mercenario. Vero, tremendamente vero. Solo che contro la Juve non ha mai detto nulla e di questo bisogna prenderne atto, indipendentemente se verrá o meno. Piú mercenario di lui chi lo vendette a Moratti nel 2006.

No: non ha peso internazionale. Non solo é vero, ma é un grosso limite. Ma Conte puó essere un fattore abilitante.

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No: é vecchio. Beata vecchiaia se dovesse mantenere il trend di prestazioni degli ultimi anni.

No: guadagna troppo. Unico intoppo a una trattativa complessa, ma fattibile.

Sí: con Conte diventerebbe ulteriore fenomeno, visto che il tecnico leccese trasforma in oro tutto quello che tocca. Nei moduli si inserirebbe a meraviglia e specialmente i centrocampisti ne beneficerebbero.

Sí: con Ibra il campionato sarebbe chiuso da febbraio.

Sí: con Ibra chiuderemmo un cerchio storico, come tornare nel 2006, prima del colpo di stato di Moratti e Galliani.

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La Juve, Ibra e il 3-5-1-1

Il nuovo modulo ideato da Conte nasce dalla necessitá di far giocare assieme tutti i centrocampisti centrali. Un po’ come il 4-5-1 dello scorso anno, oggi accade la stessa cosa: non si puó tenere fuori uno come Pogba, come non si poteva tenere fuori uno com Vidal.

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Ma il cambio di modulo, con Vucinic nelle vesti di regista offensivo, anche per la scarsa vena di Pirlo, nasconde un indizio. Almeno cosí dicono alcuni esperti di juventininitá. Non é un mistero che la Juve un colpo lo fará. Conte lo lretende, Nedved si é mosso in prima persona per accontentarlo e giá si esposto con la stampa. Qualche pezzo pregiato arriverá. Ibra?

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L’indizio sembra portare a un nome del genere. In realtá, l’indizio sembra portare a un giocatore del genere: alto, forte, con un grande senso del possesso palla, capace di fare reparto da solo e permettere l’inserimento dei centrocampisti goleador come nelle idee di Conte. Un Ibra, appunto. O se volete, un Vucinic piú efficace in zona gol.

Scandagliamo il mercato e cerchiamo di capire quali sono i giocatori in grado di fare il gioco di Ibra. Llorente é piú punta, ma paradossalmente Vucinic arretrerebbe nel posto di Marchisio e un centrocampista tornerebbe in panchina di partita in partita. Soluzione da non disdegnare. Benzema é un’altra cosa, cosí come Higuain é un altro tipo di giocatore. Cavani (imprendibile) é piú bomber, ma gioca molto bene con la squadra, mentre Sanchez é piú utile sugli esterni e meno per un gioco ragionato e meramente fisico. Suarez é una seconda punta che fa tanti gol, ma niente regia offensiva. Ergo resta Ibra. Che sta cercando casa a Milano. Considerando che all’Inter non tornerá perché Ibra non fa passi indietro di carriera, restano due piste: il Milan (con Balotelli e Il Faraone) e la Juve col 3-5-1-1!

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La Juve, i giovani, i 20 milioni di euro e un dubbio

Oggi Tuttosport fa i conti in tasca alla Juve. Semplice farli, ogni tanto pure noi indaghiamo il livello economico dei bianconeri e quindi la somma viene facile. Il tema però è di quelli importanti: i giovani, cioè il futuro. Ed ecco il primo equivoco: futuro, non già presente.

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Il mio personale nastro dei ricordi non può tornare indietro al 1993 quando un talentuoso Roberto Baggio, prossimo pallone d’oro, venne sostituito da un giovanotto con una montagna di capelloni ricci. Poi il ragazzo fu confermato e l’anno successivo, spesso col numero 16, subentrò parecchie volte al posto di quel numero 10. Giocò così bene, impressionò per classe e senso tattico, che Moggi e Giraudo decisero, rischiando parecchio, di vendere il Divin Codino Baggio e assegnare il numero 10 proprio ad Alessandro Del Piero. Comincia così una delle più belle storie del calcio. Il calcio che conta, quello che vede un uomo primeggiare per 18 lunghissimi anni.

Oggi può esistere un Del Piero? Un nuovo Del Piero? Tecnicamente no, a livello di personalità nemmeno, e a livello di storia? La sto prendendo larga e allora la dico bene.

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Paratici ha lavorato stupendamente coi giovani. Il rapporto Nedved-Raiola può essere decisivo per il prossimo mercato bianconero (vedi il caso Pogba), così come l’appeal di Conte può giovare a tutta la Juve in sede di trattative. Fin qui i bianconeri hanno investito oltre 20 milioni di euro nell’acquisto di talentini dai 18 anni in giù. Contando la Primavera e la Prima Squadra Marotta ha chiuso ben oltre 60 operazioni di compravendita. Un numero mostruoso, ma ci chiediamo quali siano i risultati tangibili di questa mole di lavoro.

Chi fra questi giovani ha meritato un posto in Prima Squadra? Pogba e Marrone a parte, quale fra i giovani di talento sono stati lanciati dalla Juve? I vari Immobile e Boakye, o Ekdal e Masi, per non dimenticare la caterva di ragazzi cresciuti alla Juve, ebbene fra questi nessuno è riuscito a rimanere in Prima Squadra. Abbiamo sollevato più volte il dubbio che puntare su Lucio e far andare via Masi non sia stata una grande trovata. A meno che per forza di cose Masi debba tornare a Torino con 6 anni di esperienza fra A e B. Guarda il caso Criscito che era nostro e che l’abbiamo fatto andare via. E rischiamo le stesse situazioni su Gabbiadini e tutti gli altri.

Perché manca il coraggio di rischiare sui giovani? Del Piero non aveva mica 25 anni quando decisero di assegnargli la numero 10 (e non la 12: ogni riferimento non è affatto casuale). Forse si avrebbe anche più pazienza con un Masi piuttosto che un Peluso arrivato da un po’ di giorni e già sulla graticola per almeno tre gravissime disattenzioni (una delle quali è costata la qualificazione in Coppa Italia). Perdoneremmo di più la mancanza di qualità o di esperienza a giovanotto come Immobile piuttosto che continuare a sperare che Quagliarella e Matri (o Amauri e Iaquinta) si sblocchino definitivamente.

Perché la gestione Moggi mi aveva insegnato qualcosa di molto semplice. Quando la Juve faceva fatica a centrocampo, col solo Emerson a garantire quella qualità indispensabile per chi vuole dettare legge, piuttosto che cinque operazioni di medio livello, ne basta una per il definitivo salto di qualità. Maresca venduto in Spagna e Vieira comprato a Londra. Arrivarono così “91 punti, teste di cazzo!” (cit. Mughini). Così come il primo anno di Capello bastò prendere un Cannavaro (scambiato col secondo portiere Carini) e spendere appena 19 milioni di euro per Ibrahimovic per dominare due campionati di fila. E questa Juve di Conte cosa avrebbe fatto con un Ibra là davanti?

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Juve non ti fermare

Emergenza piena, ancora di più rispetto alla partita con l’Udinese. Intanto c’è già una bella novità nel calendario: la Juve gioca di nuovo di sabato, in barba a sabato-martedì-sabato. Pazienza. Le altre novità sono le assenze di Giovinco e forse quella di Vidal dal primo minuto. Non farsi male sembra la parola d’ordine in questo martedì.

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Il rientro di Marchisio è tutto da valutare, ma sarà in campo, mentre c’è curiosità per capire quale metodo userà Conte. La sostanza comunque non cambia: Juve non ti fermare!

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Contro la Lazio sarà dura, bisognerà stringere i denti, perché superare in modo brillante questo tour de force è importante, troppo importante. Sarebbe un segnale molto forte a tutto il campionato, soprattutto a noi stessi. Una squadra è forte soprattutto quando messa in difficoltà, quando in emergenza riesce a superare gli ostacoli senza soffrire più di tanto.

Dobbiamo recuperare la vecchia dimensione di Juve, quella ben descritta da Ibrahimovic qualche anno fa:

Vincevamo già 1-0 prima di entrare in campo.

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Il top player è ancora necessario?

Le ultime indiscrezioni di mercato hanno del clamoroso, non tanto per quanto riguarda la Juventus, che pure sarebbe interessata anche se indirettamente, quanto per le altre squadre. Una in particolare, il Milan. Infatti Galliani sta per vendere Ibrahimovic e Thiago Silva al PSG: gli sceicchi hanno messo sul piatto ben 65 milioni di euro! Tante le conseguenze di questa operazione: un vistoso indebolimento del Milan, i cui tifosi avevano già provato il brivido della possibile cessione di Thiago Silva un paio di settimane, supplicando poi il presidente di non venderlo; la seconda conseguenza è sicuramente la posizione della Juventus, che esce rafforzata nei confronti del Milan, sia sotto il piano tecnico (visto lo splendido mercato di Marotta), sia sotto il profilo psicologico.

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La Juventus si può ritrovare con un fortissimo vantaggio sul Milan, tenendo conto che già quest’anno, nonostante l’assenza del top player, abbiamo vinto. Vero, avevamo una competizione in meno, e questo ci ha agevolati non poco. Ma è anche vero che il Milan sta vendendo i pezzi più forti, quelli che non si possono sostituire: come fai a trovare uno come Thiago o Ibrahimovic (il giocatore più decisivo nel campionato italiano, sempre scudettato, tranne che nell’ultimo anno). A questo si aggiunge che i vari campioni, come Nesta, Seedorf, Gattuso, Zambrotta, insomma gente che faceva la differenza, se ne sono andati, e a sostituirli sono stati i vari Acerbi, Constant, Montolivo…! Chiaro che dei 65 milioni, sempre se l’affare va in porto, una parte verrà spesa, verrà reinvestita, ma non si troveranno mai calciatori così decisivi.

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Aumenta secondo me il gap dalla Juventus, e questo non può che farci piacere. Ma a questo punto sorge una bella domanda: è ancora necessario il top player? Voglio rispondere tenendo in considerazione due grossi fattori: la partecipazione alla Champions League, e la difficoltà che questa competizione comporta. Cioè la Champions può essere un’arma a doppio taglio, nel senso che da un lato ci può spingere a comprare il top player per essere competitivi nel migliore dei modi con le big europee; dall’altro, il fatto che questa Coppa toglie energie, ed è dominata da squadre molto più forti: insomma ci potrebbe essere un effetto contrario nei confronti della Juventus, che potrebbe correre il rischio di cadere in un errore già fatto in passato, e cioè le grandi aspettative, fare il passo più lungo della gamba.

Ci è successo subito dopo calciopoli, quando un terzo e poi un secondo posto ci hanno fatto illudere di poter trionfare in campionato. In realtà 3 dei 5 signori che erano rimasti in B poi se ne sono andati uno alla volta, e chiaramente i sostituti non potevano mica essere della stessa caratura. Ritengo quindi che la Juventus, vista la disastrosa situazione che si sta delineando per le altre, possa anche fare a meno di un top player, ma non solo: possa anche rinunciare ai due good player, magari prendendone uno solo e risparmiando anche dal punto di vista economico. Il mercato oculato è anche questo: la Champions è affascinante, ma sappiamo che siamo lontani anni luce da squadre già formate come Real, Bayern, Barcellona, Manchester United. Un passo alla volta: non a caso ho sempre sostenuto che la Juventus, per tornare a vincere, aveva bisogno di concentrarsi solo sul campionato, tralasciando quelle inutili Europa League, nelle quali non si trova lo stesso appeal che abbiamo nella Champions. E’ da dire anche che, se mai arriva il top player, mai possiamo iniziare ad avvicinarci alle altre grandi d’Europa, ma ci sono tanti fattori che ad oggi potrebbe anche permettere alla Juventus di rinunciare al grande colpo.

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Arriva la bomba di calciomercato

Van persie ad un passo dalla Juve. Dzeko diventa il primo obiettivo dei bianconeri. Marotta punta tutto su Suarez. Juve-Jovetic,si può fare!Cavani il sogno di Conte. E così trascorrono i nostri giorni di calciomercato aspettando che uno di questi sogni si avveri e che finalmente arrivi il tanto desiderato Top Player. Aspetti trepidante che scoppi la bomba di mercato ed ecco che la bomba arriva, ma è quella che non ti aspetti:Ibra e Thiago Silva al PSG per 70 milioni di euro!

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Dopo le dichiarazioni d’amore dello svedese “Sono qui per restare a lungo” e quelle del brasiliano”Voglio essere per il Milan il nuovo Franco Baresi“, ecco che i soldoni degli sceicchi francesi fanno passare in secondo piano i “sentimenti” e fanno vacillare il gatto e la volpe Galliani-Berlusconi.

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Via i due fuoriclasse… che calciomercato ci dobbiamo aspettare? Certo i tifosi rossoneri non faranno i salti di gioia per queste due uscite e si aspetteranno di contro qualche acquisto di un certo livello, e in parte il buon Galliani non può deluderli. Già perchè una buona parte di questo introito servirà a sanare un rosso in bilancio sempre più consistente, mentre con il gruzzolo rimanente ecco che si partirebbe con il mercato per cercare di tenere buono il furente popolo rossonero. Questo quindi potrebbe comportare un forte ostruzionismo ai piani di mercato della Juve, come se non bastasse quello su tutti gli altri fronti, e uno dei nostri obiettivi, o forse anche più di uno, potrebbe diventare interesse del Milan che liquidi alla mano ci darebbe sicuramente battaglia,c on compiacimento dei più.

Assisteremo quindi a un nuovo scontro tra le due società e andremo incontro a dei giorni davvero caldi, non solo per le temperature estive, a meno che Berlusconi non scenda dal cielo e d’improvviso blocchi tutto mostrandosi ancora una volta come il salvatore del diavolo rossonero come già in passato con Kakà e non più lontano di due settimane fa con lo stesso Thiago Silva. Noi staremo comunque a vedere, ma comunque vada, l’importante è che non vendano Muntari altrimenti per Allegri sarebbero davvero guai seri…

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Non è più il mercato di una volta

Che il calcio sia cambiato negli ultimi anni è un dato di fatto. E che a questo cambiamento abbia fatto seguito un nuovo modo di fare mercato, è cosa assai palese. Siamo ormai lontani dai tempi delle sette sorelle, quando le più forti squadre italiane dominavano la scena anche in Europa, e si davano battaglia sul mercato a suon di miliardi. C’era la Lira.

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Ora c’è l’euro, o meglio: c’è ma non si vede! Un tempo il mercato lo si faceva con i soldi: ti piaceva un giocatore, andavi dal proprietario del cartellino, mostravi la moneta e il gioco era fatto. Ricordo il Parma fortissimo, la Lazio di Cragnotti che non badava a spese (anche se poi sappiamo come è andata a finire), la Fiorentina di Cecchi Gori: squadre di altissimo livello, perchè in quel tempo si comprava, e i soldi da spendere c’erano veramente.

Negli ultimi anni, complice la crisi economica, il mercato non si fa più con i soldi, ma con i prestiti e le comproprietà. Oggi non ci sono più tanti soldi da buttare, e in particolare in Italia non c’è quell’appeal che invece ritroviamo in altri paesi. Gli sceicchi e petrolieri preferiscono investire in altri paesi, come in Inghilterra e Spagna, ma non da noi. Colpa di un calcio ormai malato, e soprattutto non all’avanguardia sotto diversi punti di vista.

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Stadi costruiti nel ’90 e ora da rifare, leggi che vengono fatte e rifatte, ma non cambia mai niente, economia che non aiuta sicuramente il sistema calcio: insomma tutta una serie di fattori che ci hanno impoverito progressivamente e complessivamente, sotto ogni aspetto. Conseguenza naturale quindi è la disfatta calcio: quanti campioni o top player ci sono nel nostro campionato? A parte Ibra e Thiago Silva, poi il nulla. Un tempo tutti volevano giocare nel nostro campionato, ora se ne vanno tutti. Ed è per questo che diventa sempre più difficile prendere un top player.

Gli ultimi due presi, ossia Eto’o e Ibrahimovic, sono stati acquistati in maniera “anomala” e con tanta fortuna: il camerunese aveva ormai chiuso la storia al Barca (addirittura i catalani sborsarono anche 50 milioni di euro nello scambio con Ibra); per Ibra fu decisiva l’incompatibilità con Guardiola, e per questo ceduto ad un prezzo decisamente inferiore al suo valore (24 milioni). Uno dei fattori principali che hanno determinato la caduta italiana è stato calciopoli.

Eliminare uno squadrone come la Juventus ha significato perdita di competitività, sia per quanto riguarda il campionato italiano in se, sia a livello europeo. La perdita di competitività e la scarsa disponibilità di risorse economiche sono i principali deterrenti all’arrivo di campioni. Ora realizziamo tutto questo, e non è più un mistero se le squadre italiane non riescono ad acquistare campioni. Addirittura il Milan, squadra più titolata al mondo, deve guardarsi dagli attacchi del Barcellona, che vuole soffiargli Thiago Silva. Ma l’esempio lo abbiamo avuto anche con Aguero: la Juve non ha potuto competere con il Manchester City. È la dura realtà. Per questo si fa molta fatica a prendere campioni.

Il mercato è cambiato, soprattutto in Italia, a causa di tantissimi elementi. Non c’è più il calcio di una volta, perchè oggi il calcio non è più soltanto calcio.

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La Juve che verrà: l’attacco

Se c’è un reparto nel quale appare evidente qualche lacuna, quello è l’attacco. Non per il gioco e le occasioni create: in questo la Juve non si è fatta mancare niente. Quanto per la scarsa capacità realizzativa degli attaccanti: tante, troppe le occasioni sprecate.

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Matri, partito titolare, ha totalizzato 10 reti; Vucinic, sicuramente preso non per fare i gol di un centravanti, ne ha fatti 9; Quagliarella 4, Borriello e Del Piero 2 a testa. Messi insieme fanno 27: Ibrahimovic da solo ne ha fatti 28!

La mancanza di un goleador è stata colmata col grande gioco, e con le reti di tutti gli altri, ma l’anno prossimo il livello sarà più alto e prendere un top player non è più una possibilità, ma un obbligo. Già nell’estate scorsa Marotta aveva trattato Aguero, ma il costo del cartellino era decisamente alto: 43 milioni di euro. Fu trattato anche Giuseppe Rossi, col Villareal che chiedeva 25 milioni. Alla fine arrivò Vucinic, 15 milioni.

Potete votare qui la vostra presenza, intanto continuiamo il discorso.

Quest’anno la musica cambia. Con i soldi della Champions la Juve può puntare forte a un grande attaccante. I nomi ci sono, e sono anche costosi! In Inghilterra ce ne sono 3: Luis Suarez, Robin Van Persie ed Edin Dzeko.

Il primo è il prototipo dell’attaccante moderno, sa fare tutto: rapido, tecnicamente forte, senso del gol tipico del centravanti d’area, bravo anche a tirare i calci piazzati. Se decidesse di lasciare il Liverpool, la Juve potrebbe inserire Krasic o Elia nell’affare.

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Robin Van Persie nasce come esterno, ma mai come quest’anno ha interpretato al meglio il ruolo di terminale offensivo, per di più in una squadra non fortissima. Tanti gol in Premier, grande tecnica e fantasia, tre anni in più rispetto a Suarez.

Invece il terzo nome, Edin Dzeko, è il classico centravanti: forte fisicamente, di testa insuperabile, ricorda Trezeguet, anche se lui gioca molto insieme alla squadra. Era stato vicinissimo alla Juve già due anni fa, quando giocava nel Wolfsburg: affare saltato poi per la regola dell’extracomunitario.

Guardando invece in Italia, il nome più caldo è Cavani: e qui Conte sarebbe contentissimo, perchè l’uruguaiano ha dei polmoni infiniti, e per il gioco di Conte sarebbe il top. Si è ormai consacrato come goleador, con due stagioni strepitose a Napoli, ma difficilmente potrebbe lasciare la sua squadra, visto che già Lavezzi è in partenza.

Questi i nomi più caldi, anche se nelle ultime ore si era parlato di un interessamento per Rodrigo Palacio del Genoa, ma chiaramente non siamo ai livelli degli altri, e non parliamo di un goleador.

In uscita, oltre all’addio del capitano, il più accreditato a lasciare la Juve sembrerebbe Marco Borriello: difficile che la Juve lo possa riscattare, anche se le sue prestazioni sono andate in crescendo. Potrebbe esserci una partenza clamorosa, ma non tanto: Matri è nel mirino dell Zenit di San Pietroburgo, si era detto di un’offerta di circa 18 milioni di euro, sicuramente non bassa.

Una cosa è certa: il top player quest’anno arriverà. Per ora godiamoci la festa scudetto, con un occhio già alla Coppa Italia.

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Il nuovo mal di pancia di Ibra: quanto fa male la Juve

Apprendiamo da fonti milanesi che Ibra non ha preso benissimo il concludersi di questa stagione. Facendo i conti alla milanese… quest’anno è fallimentare. Puntavano al triplete e triplete è stato: fuori da tutto, in modo molto netto.

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Campionato perso, nonostante sospinto da un Galliani in forma smagliante. Bastonato in Champions e non sia mai che dopo il gol di Muntari ecco “la spinta di Nesta”. Legnato in Coppa Italia prima da Caceres poi da una saetta impressionante di Vucinic.

Così Ibra pare aver detto:

Non sono abituato a non vincere nulla.

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Beh, comincia a farlo caro amico.

Lui, accompagnato da quella fantomatica romanzata “chi ha Ibra vince lo scudetto” dovrebbe aver realizzato che la fortuna nella vita lo ha accompagnato troppo spesso.

Tanti campionati vinti, a parte il fatto che non si capisce perché lui ha vinto 2 campionati in più, mentre la Juve 2 in meno… e zero coppe. Di quelle che contano ovviamente. Stecca con la Juve, stecca col Barca, stecca clamorosa col Milan. Mai decisivo in Europa, mai decisivo nelle partite che contano.

Era il rimprovero più netto quando già era alla Juve: se ti serve, si nasconde. Un vero peccato perché questo è un fuoriclasse vero, ma con scarsa personalità. Come dicevamo, ha avuto la fortuna di giocare sempre nel posto giusto: prima nella Juve stratosferica di Capello dove fece la differenza soltanto il primo anno. Poi nel Torneo Aziendale dove non si poteva non vincere visto l’assenza di concorrenza. Poi nel Barca di Guardiola, e questo già basta. Poi in un Milan che doveva lottare col… Napoli.

Oggi c’è la Juve, tornata grande grazie ad Antonio Conte. E così Ibra deve fare un grosso passo indietro. Lo incontreremo ancora con la maglia rossonera?

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