Menu Chiudi

Tag: immobile (pagina 1 di 3)

Juventus-Torino 1-0 E’ sempre dominio bianconero

Sentire il commento tecnico di Bergomi ti mette addosso tanta tristezza e, al tempo stesso, tanta goduria. Così parziale, così inutile in certe osservazioni. Resta il vantaggio conservato sulla Roma e il primo posto granitico, in attesa del ritorno di Coppa e delle prossime sfide.

Advertisment

Segna Tevez contro il Toro. Gol pesantissimo che rovina la domenica dei gufi. Segna Tevez, in una partita complicata, con una Juve tutt’altro che eccezionale. Ma è arrivata la vittoria e questo basta. Per il momento.

Advertisment

Cerci e Immobile non fanno male, Tevez sì. Questa la differenza nel derby della Mole, con un Torino davvero molto interessante. “Meno male che l’arbitro ha scelto bene” è stata la risposta di Conte alle solite provocazioni giornalistiche.

Il tour de force continua. Giovedì la gara di ritorno di coppa, nell’inferno turco, poi, con poco riposo nelle gambe, la sfida al Milan di Seedorf senza Vidal.

Da registrare soltanto lo strano atteggiamento di ultras e tifosi: qualcuno ha pure pensato di non tifare, qualcun altro era contrario a sostenere la squadra. Le motivazioni mi sfuggono, sento solo tanta tristezza per gente che non ha minimamente idea di cosa vuol dire il nome “Juventus”.

Advertisment

Analisi di un mercato invernale in cui la regina è…

E’ stata una sessione di calciomercato molto interessante. Con un paio di telenovele e un paio di colpi a effetto. Di soldi ne girano pochi, quindi largo alle idee e alle occasioni.

Advertisment

Le capoliste… anche del mercato

Idee e occasioni che non sono di certo mancate a Marotta e Sabatini. Cominciamo dalla Roma che doveva provare a colmare il gap dei 6 punti dalla capolista. Bastos e Nainggolan sono da leggere come validissimi rimpiazzi, anche migliori, di Marquinho e Bradley. In più i giallorossi si sono assicurati alcuni giovani di prospettiva. La sfida in campionato continua.

E continua perché la Juve si è mossa. Via De Ceglie e Motta e dentro Osvaldo e diversi giovani (Fiorillo e Kastanos su tutti). La punta era ciò che Conte voleva e cercava e Osvaldo era una delle opzioni suggerite. Come già detto in uno scorso articolo, prevalgono molto le doti fisiche e la capacità di garantire un certo peso in attacco. Se in più Osvaldo si ricordasse di segnare gol a raffica, allora sarebbe proprio perfetto. Già perché il suo arrivo a Torino è valido fino al 31 maggio in prestito, poi si potrà trattare sul costo del cartellino fissato adesso a 18 milioni di euro circa.

L’arrivo di Osvaldo coincide però con le non partenze di Quagliarella e Vucinic. I due ragazzi hanno rifiutato l’impossibile in questi giorni e, a mio parere, la società è stata brava a imporre le proprie scelte. Estere per Vucinic, nessuna delle milanesi per Quagliarella. Nessun ricatto, piuttosto restano in panca attendendo il loro turno silenziosamente. A giugno via per un ricambio generale dell’attacco dove gli unici sicuri sono Tevez e Llorente. Dovrà essere bravo Conte a tenere in pugno lo spogliatoio.

Che hanno combinato le altre?

Aria tiratissima a Milano. Thohir è stato costretto a svenarsi per Hernanes, praticamente all’ultimo anno di contratto con la Lazio epperò pagato a peso d’oro. Decisivo il pianto del ragazzo all’uscita di Formello: a Mazzarri serve proprio uno con… queste caratteristiche! Arriva il brasiliano che pesterà un po’ i piedi a Guarin che, ricattando la sua stessa società, è riuscito a strappare un rinnovo di contratto. Il paradosso è che a Mazzarri serviva un attaccante che non è arrivato. Voleva Vucinic, poi aveva scelto Osvaldo, ma si accontenterà di Milito e Palacio, con Belfodil sbattuto a Livorno. Non è arrivato nemmeno il rinforzo in difesa, anzi è stato ceduto in prestito Ranocchia (l’unico nazionale).

Advertisment

Il Milan invece si è mosso discretamente bene. Non ci sono più soldi, il bilancio è da ripianare senza le astute mosse del passato, e perciò via coi prestiti o parametri zero. Honda è da scoprire, Taarabt è potenzialmente un bravissimo giocatore, ma da vedere in Italia. Gli altri sono solo tappabuchi di una rosa non all’altezza delle grandi stagioni. Con un Seedorf che avrà moltissimo da lavorare.

“C’è solo un capitano” che è finito in panca e ora al Sassuolo. Si tratta di Paolo Cannavaro che dopo 8 stagioni è stato gentilmente accompagnato alla porta da Benitez. Sono arrivati i soliti nomi stranieri del tecnico spagnolo, molti di questi giovani promettenti. Il punto è capire quanto sono pronti per sopportare sin da subito il peso del calcio italiano. Con una Fiorentina che avanza imperterrita nonostante le defezioni da infortunio. Anderson, i suoi tre figli, e il belloccio Matri possono dare più di una mano a Montella che sta dimostrandosi, dopo Conte e Garcia, uno dei migliori tecnici in giro per l’Italia.

Delle altre val la pena di sottolineare la rivoluzione totale del Sassuolo. Undici o dodici acquisti, più il cambio dell’allenatore.

Il futuro è dei giovani? Da Berardi a Gabbiadini, passando per Kastanos e Fiorillo

In casa Juve ci si è mossi anche per il futuro. Il talento Kastanos è stato portato a casa: si dice un gran bene di questo ragazzino. Mentre Fiorillo, nel mirino di Paratici da un almeno due anni, è stato acquisito con la solita formula “metà a me, metà a te” (l’altra metà scambiata è quella di Beltrame, su cui dobbiamo continuare ad avere il controllo). Buffon non è immortale, e il portiere blucerchiato potrebbe rivelarsi una preziosa risorsa quando si tratterà di cercare il sostituto del numero uno al mondo.

Nei mesi che seguono, fari puntati su Gabbiadini e Berardi. Anche su Immobile, ma l’attaccante di Sorrento sembra destinato a un clamoroso scambio o a fare cassa.

Il caso Cellino: cosa stiamo esportando?

Intanto all’estero continuano a mantenere alta l’ironia nei confronti del nostro Paese. Cellino, non contento degli affaracci sparsi in tutto il mondo, ha messo gli occhi sul Leeds. Prima mossa? Ordinare l’esonero dell’allenatore. I tifosi si sono imbestialiti e il chitarrista Cellino è stato salvato dalla polizia.

Advertisment

Oggettività cercasi, supermoviola montasi

Capitolo Tevez. Primo paragrafo: è mano. Secondo paragrafo: anzi, no, è fuorigioco. Terzo paragrafo: è fuorigioco netto, è scandalo. Quarto paragrafo: è fuorigioco di mezza figura.

Advertisment

Né nell’introduzione né nei saluti di chiusura vi è traccia, nel libro che racconta Torino-Juventus, del fallo killer di Immobile su Tevez. Si prende e si mostra solo quello che fa più comodo.

E già all’inizio del campionato si parla di torneo falsato. Solito vizio italiano.

Dalle supermoviole scompaiono intanto alcuni episodi. Per esempio quello segnalato dalla Gazzetta:

Su bella palla filtrante di Fetfatzidis, Gilardino si proietta in area, solo davanti a Reina, e viene agganciato da Cannavaro. Ci sarebbero rigore per il Genoa ed espulsione del difensore del Napoli, ma l’arbitro Damato non decide nulla di tutto ciò, perché l’assistente Longo sbandiera il fuorigioco del centravanti rossoblù. In realtà i replay dimostrano che, nel momento in cui il greco Fetfatzidis tocca il pallone, «Gila» è in linea.

Advertisment

Ma vale solo quello della Juve, di episodio. Va bene così. Vuol dire che ci siamo. Ci siamo sempre.

L’unico neo è il comunicato ufficiale della Juve sulle condizioni di Tevez:

Durante il primo tempo della partita contro il Torino, Carlos Tevez ha riportato un forte trauma, con ferita lacero contusa, alla caviglia destra. Le sue condizioni saranno valutate nelle prossime ore, ma la sua disponibilità per la partita di mercoledì contro il Galatasaray è a forte rischio.

[Via Juventus.com]

Speriamo per il meglio.

Advertisment

Torino-Juventus 0-1 Nel segno di Tevez e Pogba

Partita complicata in cui una Juve desiderosa di riscatto ha avuto la meglio grazie a un guizzo di Pogba. Nonostante l’errore sulla posizione di Tevez (in fuorigioco di mezza figura) e nonostante Immobile abbia potuto completare la gara.

Advertisment

Si chiedevano risposte alla Juventus e alcuni risposte sono state date. Sul pezzo, vogliosa, aggressiva quanto basta. Con un Tevez che è sempre più trascinatore e giocatore di un gradino oltre tutti gli altri. Grazie Marotta per il colpo e beato Conte che se lo può coccolare. L’argentino è uomo ovunque e di una generosità paurosa. Capofila di un gruppo di una classe immensa che in questo avvio di stagione sta prendendosela comoda, forte di una superiorità netta.

Conte si è divertito a mischiare le carte. Pogba è partito con l’intenzione di sostituire il manovriere Pirlo, ma già dal secondo tempo è apparso chiaro che risulta impossibile a rinunciare alle sue giocate sulla trequarti e così il compito di impostare è stato ceduto a Vidal. Interessante la variante tattica apparsa sul finale di gioco: Pogba largo a destra, Lichsteiner basso sulla linea di difesa e Marchisio-Vidal a comporre la coppia centrale di centrocampo. L’esperimento è durato solo pochi minuti, un 4-2-4 diventato presto 4-5-1 per contenere gli ultimi tentativi granati.

Palese l’assenza di un ricambio doc a centrocampo, nella zona centrale. Padoin ha sostituito Asamoah, ma dovesse rimanere fuori uno fra i quattro centrali, allora sarà un bel problema per Conte. A meno di nuove soluzioni tattiche.

Advertisment

Tornando al match, partita scorbutica. La Juve ha giocato a sprazzi. Quanto basta per capire che se si decide di accelerare sul piano della corsa e della voglia, allora possiamo tutto. Tevez illumina, costruisce e rifinisce come poche volte abbiamo visto, con una fisicità importante che ha retto in coppia col leggero Giovinco. Il talento di Beinasco non mi è dispiaciuto: si è mosso e in posizione di prima punta (spesso) ha mostrato buone idee e sciupato un paio di occasioni da rete. Può essere importante, almeno voglio crederci.

La decisione di rinunciare a punte pure, arretrando in una strana posizione da trequarti perfino Immobile, il Torino è apparso fin troppo leggero in avanti e i tre difensori bianconeri hanno avuto vita facile. Con un Buffon inoperoso. Solo qualche spunto di Cerci (ma se l’avessimo noi uno così sulla fascia?) e poi non si registrano altre note di rilievo.

Da sottolineare l’entrata di Vucinic. Non tanto per gli aspetti tecnici, quanto per l’atteggiamento di sacrificio. Lo ripeteremo fino alla morte: se il montenegrino ha voglia, il posto da titolare è assicurato. Ma deve avere voglia e questo atteggiamento. E come lui, tutta la Juve.

Non chiediamo altro, noi tifosi, che vedere una Juve col DNA storico che ha contraddistinto la nostra storia.

Advertisment

Torino-Juventus Alla caccia della ferocia [FORMAZIONI]

Matiamo il Toro. Il grido di battaglia che vorremmo realizzato a ora di pranzo. Ferocia, attenzione, concentrazione. Tre leggi del calcio di Conte che hanno subito alcuni scivoloni in questo inizio di campionato.

Advertisment

Può succedere di tutto, il monito del tecnico bianconero che conosce benissimo le difficoltà di un derby. E per questo si affida a gente che il derby lo ha vissuto e giocato. Ecco perché Marchisio sarà in campo (fra le altre ragioni) e perchè Giovinco affiancherà Tevez in una coppia d’attacco tutta da verificare.

Cominciamo proprio dall’attacco. Due genietti del pallone contro una difesa che sarà agguerrita e molto accorta, con probabile apporto dei centrocampisti centrali a fare da filtro. Molto del successo di oggi passa perciò dalle fasce laterali dove Asa e Lichtsteiner dovranno essere dei martelli nel tentativo di allargare le maglie e favorire gli inserimenti di Marchisio e Vidal. E’ un esperimento e un’operazione di turnover necessario.

Advertisment

L’obiettivo principe è non prenderle. Da quattro partite subiamo la prima rete del match, con la difficoltà di dover recuperare la partita. Quattro su quattro, con due rimonte completate, ma non è sempre estate. Altro monito di Conte che conviene ascoltare.

Lato granata, c’è da fare attenzione alle incursioni di Cerci (quanto lo avrei voluto alla Juve!) e alla voglia di Immobile di mettersi in mostra. Più o meno quanto detto da Marchisio. Ecco perché vanno in campo i migliori, con un Buffon chiamato a riscattare le opache prove recenti.

Ore 12. Si comincia. Obiettivo: i 3 punti.

Torino-Juventus La formazione di Conte

I probabili 11 di Conte che giocheranno il derby

Advertisment

Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

Advertisment

Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

Advertisment

Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.

Advertisment

Calciomercato Juve: analisi dell’attacco

Chiudiamo il nostro trittico di analisi sul calciomercato juventino puntando il focus sull’attacco. Uno dei reparti più discussi della Juve, nonostante i due scudetti consecutivi e uno dei migliori attacchi in campionato. Paradosso o critica intelligente?

Advertisment

Lo scorso anno il ruolino degli attaccanti bianconeri fu interessante. E quest’anno l’esperimento è stato ripetuto migliorando le cifre dei singoli. I quattro attaccanti della Juve sono andati tutti oltre le 10 reti stagionali in Serie A. Nessuno di loro ha superato la soglia dei 15 gol, con Vidal capocannoniere stagionale. Come interpretare questo dato?

L’attaccante giusto per Conte

Al di là della vittoria finale, non si può non considerare la tipologia di gioco di Conte nell’analisi degli attaccanti che il tecnico leccese utilizza. Conte ama punte mobili ed eclettiche, molto abili tecnicamente, capaci di aprire gli spazi per gli inserimenti da dietro. Non è un caso Vidal capocannoniere, così come non è un caso la tabella di marcature dei centrocampisti juventini nei due anni di Conte.

Questa tipologia di richiesta non si sposa perfettamente con una prima punta classica. Il gioco di Conte è fatto di tanta manovra e di minuziosa ricerca dei tempi giusti per inserirsi e anfilare la porta. E’ fatto di fraseggio corto, di scambi continui fra chi in avanti riceve palla solitamente spalle alla porta e i trequartisti che devono inserirsi.

Mancando il gioco sulle fasce in stile Bayern Monaco, una prima punta di peso soffrirebbe e non poco. Prova ne sia Matri che se non è innescato a dovere, poche volte riesce a crearsi da solo occasioni da rete. Ecco: attenzione alla frase “da solo riesce a crearsi occasioni da rete”. E’ quello che vorrebbe Conte: un puntero molto tecnico, un vero top player in grado di scatenarsi in solitaria quando la squadra non riesce a girare a dovere, uno capace di servire molti assist e andare in gol con regolarità. Per molti il profilo giusto sarebbe Tevez, che Conte stima parecchio. Per altri Jovetic sarebbe l’ideale, ma la Fiorentina gradirebbe cederlo all’estero. A Marotta il compito di accontentare il tecnico. Entrambi, in ogni caso, hanno nel sangue la capacità di partire esternamente per poi accentrarsi. Entrambi ben si sposerebbero con Llorente e gli altri attaccanti in rosa.

Chi rischia degli attaccanti juventini?

La rabbia, unita alla stima, direbbe che Vucinic potrebbe partire a fronte di una ottima offerta (diciamo superiore ai 16 milioni di euro). A leggere le critiche in giro per il Web, Giovinco dovrebbe essere dimesso. E poi tante sono le voci su Matri e Quagliarella. Nessun dubbio sui nomi di Bendtner e Anelka. Con calma, facciamo un veloce riepilogo.

Advertisment

Vucinic è il cocco di Conte, colui che gli ha fornito maggiore materiale tecnico da sfruttare. Praticamente un vero regista offensiva, con discrete capacità realizzative. Molti gol pesanti e tantissime giocate, unite a partite anonime che hanno fatto infuriare, e non poco, Mister Conte. Ha un potenziale enorme, alle volte indispone per un atteggiamento molto poco carico. Di norma, il tecnico ama giocatori così e non dovrebbe privarsene, ma per ragioni di cassa un’offerta da 20 milioni di euro basta per lasciarlo andare.

Giovinco sarebbe una scommessa di Conte. Anzi è. E come tale avrà una seconda chance. Il tecnico vede in lui un grande jolly d’attacco e forse si è reso conto di averlo sfruttato non a dovere. Troppo poco fisico per fare la punta spalle alla porta, troppo poco spazio per sfruttare le doti tecniche. A mio avviso la migliore collocazione tattica di Giovinco l’aveva indovinata Gentile nell’Under 21. Sarà l’anno dell’aut-aut: o si consacra o resterà un grande di provincia.

Fabio Quagliarella paga forse il nome troppo italiano. Doti balistiche fuori dal comune, ma un po’ di pause che in una stagione, nella Juve, non ti puoi permettere. Cannoniere in Champions, buon finalizzatore in campionato, soprattutto a livello di minuti giocati, ma lontano dal top player che Conte vorrebbe. Riuscisse a essere più costante sarebbe un attaccante modello, ma la Juve sta cercando proprio nel suo ruolo il campionissimo. Di questi tre, uno andrà via e gli indizi portano a Quagliarella.

Con l’arrivo di Llorente lo spazio per Matri si è ridotto. Non possiamo permetterci il lusso di un bomber che si ferma per 8 mesi, anche se poi è ripartito di buona lena. Alcuni gol pesanti, ma per lui serve un’intera squadra in grado di distribuirgli tanti succulenti assist. Un po’ macchinoso in fase di manovra, difficilmente rimarrà in bianconero. Marotta dovrà piazzarlo per rimpinguare le casse e andare su obiettivi importanti.

Top player o meglio rimanere così come siamo

Cambiare per cambiare avrebbe poco senso. Si cambia solo per migliorare. Higuain potrebbe essere una pedina molto importante, ma la sensazione è che Conte punti a Tevez e/o Jovetic. A meno di clamorose cessioni ne arriverà solo uno.

Cessioni che serviranno, in tal senso, a rinvigorire le casse. Molto c’è da decidere sui giovani controllati dalla Juve: Gabbiadini (rinnovata la compartecipazione con l’Atalanta), Immobile e Boakye su tutti. Il primo verrà girato alla Samp per Zaza, il secondo e il terzo non hanno chance di rientrare alla base. Non quest’anno. Toccherà loro un altro anno in qualche club di seconda fascia e appuntamento al 2014.

Advertisment

Ogbonna alla Juve: ecco i dettagli

Fosse vera la notizia, ci sarebbe da rimanere perplessi. Ogbonna alla Juve qualcuno lo dà per fatto. I dettagli sono i seguenti.

Advertisment

Cairo e Marotta si sarebbero accordati con uno schema secco: l’intero cartellino di Ziegler, metà cartellino di Immobile e un conguaglio in denaro. Il tutto per Ogbonna.

Advertisment

Ora, il calciatore merita sicuro interesse. Classe ’88, tanta forza fisica, molto da migliorare a livello tecnico, 6 presenze in Nazionale, oltre 140 presenze con la maglia granata. La valutazione è corretta?

Quanto valga Ziegler lo lasciamo agli esperti di mercato, il punto è più che altro quanto possa valere Immobile. Un campionato di B eccezionale, poi un primo anno di A in cui ha pesato la vicenda Genoa. Inoltre c’è da capire quale sia questo conguaglio in denaro.

La sensazione è di un Marotta costretto a questi salti mortali per arrivare agli obiettivi che piacciono a Conte. Prossima settimana se ne saprà di più. Nel caso, la colonia bianconera agli ordini di Prandelli aumenterebbe di una unità.

Advertisment

La Juve, i giovani, i 20 milioni di euro e un dubbio

Oggi Tuttosport fa i conti in tasca alla Juve. Semplice farli, ogni tanto pure noi indaghiamo il livello economico dei bianconeri e quindi la somma viene facile. Il tema però è di quelli importanti: i giovani, cioè il futuro. Ed ecco il primo equivoco: futuro, non già presente.

Advertisment

Il mio personale nastro dei ricordi non può tornare indietro al 1993 quando un talentuoso Roberto Baggio, prossimo pallone d’oro, venne sostituito da un giovanotto con una montagna di capelloni ricci. Poi il ragazzo fu confermato e l’anno successivo, spesso col numero 16, subentrò parecchie volte al posto di quel numero 10. Giocò così bene, impressionò per classe e senso tattico, che Moggi e Giraudo decisero, rischiando parecchio, di vendere il Divin Codino Baggio e assegnare il numero 10 proprio ad Alessandro Del Piero. Comincia così una delle più belle storie del calcio. Il calcio che conta, quello che vede un uomo primeggiare per 18 lunghissimi anni.

Oggi può esistere un Del Piero? Un nuovo Del Piero? Tecnicamente no, a livello di personalità nemmeno, e a livello di storia? La sto prendendo larga e allora la dico bene.

Advertisment

Paratici ha lavorato stupendamente coi giovani. Il rapporto Nedved-Raiola può essere decisivo per il prossimo mercato bianconero (vedi il caso Pogba), così come l’appeal di Conte può giovare a tutta la Juve in sede di trattative. Fin qui i bianconeri hanno investito oltre 20 milioni di euro nell’acquisto di talentini dai 18 anni in giù. Contando la Primavera e la Prima Squadra Marotta ha chiuso ben oltre 60 operazioni di compravendita. Un numero mostruoso, ma ci chiediamo quali siano i risultati tangibili di questa mole di lavoro.

Chi fra questi giovani ha meritato un posto in Prima Squadra? Pogba e Marrone a parte, quale fra i giovani di talento sono stati lanciati dalla Juve? I vari Immobile e Boakye, o Ekdal e Masi, per non dimenticare la caterva di ragazzi cresciuti alla Juve, ebbene fra questi nessuno è riuscito a rimanere in Prima Squadra. Abbiamo sollevato più volte il dubbio che puntare su Lucio e far andare via Masi non sia stata una grande trovata. A meno che per forza di cose Masi debba tornare a Torino con 6 anni di esperienza fra A e B. Guarda il caso Criscito che era nostro e che l’abbiamo fatto andare via. E rischiamo le stesse situazioni su Gabbiadini e tutti gli altri.

Perché manca il coraggio di rischiare sui giovani? Del Piero non aveva mica 25 anni quando decisero di assegnargli la numero 10 (e non la 12: ogni riferimento non è affatto casuale). Forse si avrebbe anche più pazienza con un Masi piuttosto che un Peluso arrivato da un po’ di giorni e già sulla graticola per almeno tre gravissime disattenzioni (una delle quali è costata la qualificazione in Coppa Italia). Perdoneremmo di più la mancanza di qualità o di esperienza a giovanotto come Immobile piuttosto che continuare a sperare che Quagliarella e Matri (o Amauri e Iaquinta) si sblocchino definitivamente.

Perché la gestione Moggi mi aveva insegnato qualcosa di molto semplice. Quando la Juve faceva fatica a centrocampo, col solo Emerson a garantire quella qualità indispensabile per chi vuole dettare legge, piuttosto che cinque operazioni di medio livello, ne basta una per il definitivo salto di qualità. Maresca venduto in Spagna e Vieira comprato a Londra. Arrivarono così “91 punti, teste di cazzo!” (cit. Mughini). Così come il primo anno di Capello bastò prendere un Cannavaro (scambiato col secondo portiere Carini) e spendere appena 19 milioni di euro per Ibrahimovic per dominare due campionati di fila. E questa Juve di Conte cosa avrebbe fatto con un Ibra là davanti?

Advertisment

Castillo ottimo, ma non capisco la mossa

Che Castillo sia ottimo non ci piove. L’ho visto in azione e sottoscrivo. Se cresce bene può diventare un ottimo giocatore, se non lo è già. Certo in Italia il livello è differente e andrebbe visto proprio nel nostro Paese. La Juve è interessata, perché Paratici sonda e visiona videocassette e deve avere buoni informatori. La Juve è interessata e infatti gli emissari stanno per arrivare in Italia.

Advertisment

Il problema resta la mossa bianconera. Boakye è a metà col Sassuolo, Immobile a metà col Genoa, Gabbiadini è a meta col Bologna, Buffon è a metà con la Seredova. Abbiamo un patrimonio di giovani che non esiste altrove, ma l’abbiamo sempre diviso coi più pazzi. E così faremo Castillo?

Advertisment

Marotta deve trovare l’accordo con Preziosi per acquistare il 50% del cartellino di questo gioiellino sudamericano così la prossima estate faremo a botte col Genoa… perdendo. Perché fin qui la Juve ci ha rimesso. Da Criscito in poi ci siamo fatti sfuggire diversi giovani. Per fortuna che Marchisio non lo abbiamo mai barattato e forse è per questo che Conte pone il veto su Marrone.

Visto il personaggio Preziosi io non farei assolutamente affari. E non mi spiego il motivo per cui fare simili affari. Mi sfugge perché probabilmente non sono mai stato amministratore delegato della Juve, ma certamente lo capisco se fossi un amministratore delegato del Genoa. Con il vincolo del 50% di possesso la piccola squadra può permettersi di prendere per il collo una grande (o presunta tale) come la Juve.

Caro Marotta: vuoi Castillo? Prendilo tutto e poi prestalo. Le comproprietà ci stanno costando tanta fatica e forse ci hanno già fatto perdere denaro, tempo e qualche occasione.

Advertisment