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Tag: inzaghi

Alla terza di campionato ci sono già i primi verdetti?

Nell’ordine: la Juve passeggia e si sbarazza del Milan; la Roma batte Zeman coi ricambi; il Napoli crolla con l’Udinese; la Fiorentina vince a fatica, ma vince; l’Inter si salva contro il Palermo; il Verona è terzo, mentre il Torino non segna ancora. Campionato già definito?

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Viene da pensarlo a guardare non già la semplice classifica, ma il modo in cui si è formata.

Tre vittorie su tre da parte di Juve e Roma che sono, praticamente, già in fuga. Dietro arrancano.

Milano piange

Le milanesi piangono. Mazzarri è contento perché è già in testa nella speciale e importante classifica dei calci d’angolo battuti. A Palermo i nerazzurri praticamente si salvano, grazie all’imprecisione sotto porta dei ragazzi di Iachini. Chi ha visto la partita avrà potuto apprezzare un secondo tempo in cui una squadra manovrava bene e l’Inter arrancava contando sulla giocata del singolo in attacco, che però non è arrivata. Con un Vidic in totale confusione. Un consiglio pratico: meno parole, più fatti.

Cambiando sponda, Berlusconi si è già lavato le mani: “Non fanno quello che dico io”, salvo che non ha ancora spiegato bene cosa dice lui. Così Pippo si ritrova di nuovo sulla terra, aggrappato agli spot “vogliamo tornare a vincere”, mentre Galliani sogna ancora la famosa cena in cui “Carlitos non tradirà” e invece Carlitos continua a segnare e a trascinare la Juve. Destino beffardo.

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Napoli: jurnata ‘e sole?

Più giù, ci sono solo due ipotesi per valutare Benitez: o lo fa apposta, oppure ci sta capendo poco. Turnover azzardato, risultati deludenti. Gli azzurri sono dietro già di 6 punti, sui 9 totali disponibili. Verrebbe da dire: ciao ciao scudetto già a fine settembre. Unito al ciao ciao Champions a fine agosto, la deduzione è che il progetto De Laurentiis non aveva fatto i conti con la realtà dei fatti.

La preoccupazione più grande è la gestione dello spogliatoio: il povero Higuain non lo dirà mai, ma già rimpiange quelle panchine al Bernabeu; Callejon non sta capendo le panchine al San Paolo; Hamsik dovrà decidere se curare ancora la cresta o magari tuffarsi in duri allenamenti pro performance.

In tutto ciò, ci mancava giusto secondo De Laurentiis, il figlio di Aurelio: calma e sangue freddo. La consolazione è che si può preparare la sfida alla Juve in tutta calma e puntare così a una stagione comunque positiva: battere la Juve per salvare un’annata. Roba da Napoli.

Il Toro spreca, la Viola fatica, il Verona vola

Se a Napoli piangono, a Verona stanno godendo come matti. 7 punti 7, terzi in classifica. Mandorlini sta accumulando miracoli su miracoli, con un Saviola ancora da scoprire. Segnano pure i moldavi, in una formazione stupefacente. Ne fa le spese il Torino che sta pagando a caro prezzo il furto dell’Europa League ai danni del Parma: visto che succede ad appropriarsi di meriti non acquisiti sul campo?

Il bomber Gomez è a riposo, così Montella deve inventarsi altre mosse. A fatica, ma l’Atalanta è stata battuta, ma il calcio che conta avrebbe bisogno di altro. Vedendo però le milanesi e il Napoli, la lotta per il terzo posto è alla portata dei Della Valle. Buona sfida.

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Milan – Juventus 0 – 1 / Trova le differenze

Da una parte chi si vuol sentire grande. Dall’altra chi grande lo è. Da tre anni, senza alcun ostacolo insormontabile. Il buon Max viene, prende e va. La cura bianconera ha placato il suo istinto livornese e lo fa apparire molto saggio, cauto. Il godimento – caro Massimiliano – è nel risultato, non nelle parole.

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Lo sa bene la Juve. Al catenaccione rossonero, la banda di Tevez oppone una fitta trama di passaggi. Tanto movimento orizzontale che è a metà fra un atteggiamento di non-violenza (dopo i cinque gol già subiti da Inzaghi) e di lancinante attesa. Tanto si sapeva che sarebbe bastato poco per i tre punti.

Proviamo a cogliere le differenze.

La Juve fa del possesso palla la sua arma migliore. Il Milan oppone un tutti-dietro-la-linea-del-pallone e che il cielo ci riservi un po’ di contropiede. La Juve ha sempre trovato la soluzione in 90 minuti. Al Milan invece è andata malissimo, perché la difesa bianconera non è quella del Parma.

A centrocampo De Jong è praticamente un difensore aggiunto, mentre le due mezzali non riescono mai ad alzarsi per aggredire l’avversario. Marchisio invece gioca da leader una quantità industriale di palloni, con Pereyra indiavolato (a tratti, il migliore del match) e Pogba troppo superiore per classe e personalità. Basta guardare i dati del baricentro delle due squadre per rendersi conto che il big match era solo nei titoli dei giornali.

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Tevez svaria, ma contro 7 o anche 8 uomini rinchiusi a riccio è dura per tutti, mentre Llorente è in serata no. Dall’altra parte, Menez rimbalza sempre contro il difensore di turno, mentre il Faraone non riesce nemmeno a superarlo. Praticamente mai al tiro, a esclusione di un tentativo da fuori di quello con la cresta. Resta giusto l’erroraccio di Chiellini su Honda che Buffon neutralizza regalando anche una posa per i fotografi a bordo campo.

Abate e De Sciglio raramente nella metà campo avversaria, mentre Asamoah e Lichtsteiner hanno arato la corsia di propria competenza, sbagliando puntualmente l’ultimo passaggio o il momento del cross. Anche questa, differenza non banale.

E poi Inzaghi e Allegri. Uno è stato investito da un tam tam mediatico che è cominciato a maggio: televisioni e giornali hanno massacrato la capoccia di telespettatori e lettori co la storia “Il Milan torna grande” o “Torniamo allo stadio” e via così. Così Pippo deve comunque recitare il ruolo di quello elettrico, quasi a imitare il Conte bianconero. L’altro ha invece capito che bisogna pensare, riflettere, scegliere la prossima mossa, che le parole sono solo fiato a dispetto delle azioni in campo. Non che stia buono buonino seduto, il buon Max. Ma comincia a piacerci.

Qualche nota su Rizzoli. Comincia benissimo nei primi minuti, poi qualche fischio sembra ricordargli che quello è San Siro, che in tribuna ci sono Berlusconi e Galliani e comincia a non capirci più nulla. Non fischia alcuni falli, sorvola su alcuni fallacci dimenticandosi dei cartellini. Salvo poi ammonire Marchisio che non aveva nemmeno commesso fallo. E i milanisti continueranno così per buona parte della gara. A farne le spese pure Asamoah che, tuttora, ignora i motivi dell’ammonizione, mentre Chiellini si domanda che una manata in faccia equivale a un fallo contro. Stupenda la protesta di Inzaghi su “mi dicono di qualche episodio dubbio”. Assolutamente Pippo: ma ce ne freghiamo altamente e continuiamo a vincere sul campo. E per fortuna, nessun fallo di schiena

Ora a mercoledì, prima del duo Atletico Madrid-Roma. Ci piacerebbe che Allegri mettesse mano alla panchina: Morata, Coman, il rientrante Vidal, un test per Barzagli, lo stesso Romulo, che fine-ha-fatto-Pepe. Abbiamo, mai come quest’anno, la possibilità di gestirci. E francamente, non vediamo ancora pericoli temibili.

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La Juve sfida Silvio e tutto il Milan

Tevez vuol capire di che pasta è fatto il Milan. Stasera ne tasterà qualità e quantità. Silvio è sempre più vicino alla squadra: questo mi terrorizza, perché gli strumenti di Silvio sono tanti, troppi, forse tutti.

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Sfida affascinante. Juve contro Milan, in un quello che è supermatch solo perché la classifica alla seconda giornata recita così. Da anni i rossoneri sono lontanissimi dai vertici. E proprio quel Tevez poteva spostare gli equilibri se solo si fosse conclusa la trattativa per l’Apache a Milano. C’era un film: Sliding Doors, ed è perfetto in questo caso.

Il centrocampo muscolare di Inzaghi contro la manovra bianconera. Il contropiede di Inzaghi contro il ragionamento di Allegri. Inzaghi contro Allegri, perché è questo il vero tema giornalistico.

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Nemici giurati, nemici di passaggio. Uno ha preso un Milan ai livelli più bassi della storia, l’altro si è trovato in mano un tesoro messo assieme da Antonio Conte. Responsabilità differenti, con ausili differenti: Silvio ha già predisposto il campo di battaglia scatenando tutti i media (sia quelli posseduti, sia quelli controllati); mentre Agnelli e Marotta hanno agito coscienziosamente sul mercato nel tentativo di rafforzare la rosa bianconera in linea con le esigenze di bilancio.

Tevez e Allegri hanno di fatto stanato Menez e Inzaghi, costringendoli ad assumersi la responsabilità di chi deve fare qualcosa di importante in questa stagione. Dialettica, ma non solo.

Ore 20:45 e sarà tempo di un pallone che vagherà per il campo di San Siro, in un tutto esaurito che la dice lunga su cosa vuol dire questa partita, anche alla terza di campionato.

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Inzaghi più vincente di Zeman. Poi c’è la Juve

Al suo primo agosto da professionista, Pippo Inzaghi risulta già più vincente di Zeman. Un trofeo estivo d’accordo, ma a leggere le pagine dei giornali, con grandi suggerimenti di Galliani, sembra del tutto azzerato il gap logico fra Juve e Milan. Buon per noi.

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Allegri ha di fatto messo in congelatore il 3-5-2, insistendo sulla difesa a 4 e su un modulo offensivo tutto da valutare.

Anche nel triangolare contro Milan e Sassuolo, i segnali sono sembrati chiari. Si parte dal centrocampo, motore impareggiabile della macchina Juve. Laddove si concentrano i migliori prodotti bianconeri: Pirlo in regia già in forma smagliante, poi il ritorno di Vidal (alla prima presenza stagionale), la conferma di Pogba, l’utilità di Marchisio. Con l’aggiunta di un Pereyra che ci tornerà molto utile durante la stagione. Così come non sono dispiaciuti l’intraprendenza e il dinamismo di Romulo.

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Da registrare l’assetto difensivo dove si alternano amnesie, ritardi di condizione e incertezze (leggi Ogbonna). Senza Barzagli e Chiellini, la Juve farebbe meglio a puntare su Caceres, ma certe ripartenze vanno limitate e frenate. La compattezza del 3-5-2 sembra leggermente smarrita quando i due esterni bassi si alzano e i centrocampisti (leggi Pirlo) fanno fatica a chiudere. Curare questo particolare, prego.

Mentre appare insostituibile la presenza di Llorente. Vale a dire un attaccante pesante, di grande stazza, abile sui palloni sporchi e ottimo spalle alla porta per ri-creare gioco, smistare palloni, far avanzare la squadra. Aspettando Morata, resta da capire il profilo del quinto attaccante.

In definitiva, una Juve che non ha smarrito il senso del gioco e che a 7 giorni dall’inizio ufficiale della stagione, si presenta con affascinanti dubbi tattici. Che Allegri dovrà sciogliere nel più breve tempo possibile.

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Tutti sotto esame: Juve all’attacco

Mancano pochi mesi, poche settimane. Quelle decisive, quelle più dure. Quelle, paradossalmente, che possono trasformare ogni tipo di giudizio finale: buono, pessimo, incredibile, godurioso, soddisfacente, encomiabile, e via così. Siamo in Italia, siamo juventini, e nonostante il percorso il risultato finale conta moltissimo. Forse tutto.

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Nella squadra costruita da Antonio Conte i punti interrogativi sembrano tutti sulla testa degli attaccanti. Un po’ paradossale, un po’ reale.

Paradossale perché i numeri di questa Juve sono migliori rispetto allo scorso anno e, segmentati, anche migliori delle Juventus del passato. Da qui può sembrare strano una tale valanga di critiche (al netto, almeno, del giornalismo terroristico cui ormai siamo abituati). Paradossale perché si pur tenere conto del diverso lavoro cui gli attaccanti sono chiamati a svolgere sotto gli ordni di Conte. Duro lavoro che poi permette al centrocampo di sviluppare tutta la potenza del motore bianconero.

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Reale perché ad averci un bomber vero, uno tipo Trezeguet, uno tipo il-primo-Inzaghi, tanto per scomodare gli ultimi bomber, questa Juve avrebbe già chiuso il campionato e farebbe ancora più paura in Europa. Metti un David a raccogliere le palle che arrivano in area… ecco, il pensiero è giusto!

E allora tutti sotto esame. Arriverà Llorente, già preso a gennaio, mentre Conte sta facendo pressioni inimaginabili per far passare il concetto che “con un paio di investimenti questa Juve sarebbe da paura”. Qualcuno arriverà, ancora. Ciò significa che qualcuno partirà. E’ antipatico fare le nomination, ma tocca farle, anche per capire chi schierare da qui a fine stagione.

E allora tutti sotto esame. Magari è uno stimolo ulteriore per fare bene e meglio. I quattro attaccanti sono a due cifre per quanto riguarda il bottino. Non basta, non ci basta, ma siamo qui a tifare con tutta la voce possibile. Fino in fondo: forza Juve!

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Juventus-Milan 2-2 Dove vai se la classe non ce l’hai?

Finisce ancora una volta con i rossoneri a bocca asciutta, con i fegati malconci perché anche la quarta partita è andata e in mano alla banda di Galliani resta solo un pugno di mosche.

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Superiorità netta ancora una volta dimostrata. Con la Juve B, con la Juve titolare, con la peggior Juve della stagione (in campionato), con la Juve stanca… insomma con la Juve. Se non ci fossero loro a proteggerli, altro che primi in classifica. E anche ieri Orsato è stato commovente.

Antonio Conte l’aveva detto: “Non si può discutere Vucinic, è l’unico fenomeno che abbiamo in squadra”. Poi aveva anche annunciato che “sarà la partita di Del Piero”. Ditemi voi che devo pensare.

Il Capitano dei Capitani tira fuori dal cilindro una magia in stile Holly & Benji: palla alzata a scavalcare Amelia e piattone facile facile a incendiare lo Juventus Stadium. A 37 anni la testa è ancora quella di un ragazzino, voglioso e caparbio, di quelli che devono ancora dimostrare qualcosa e invece hanno dimostrato tutto. Vista la mole di lavoro, ci chiediamo adesso se vale davvero la pena insistere su Borriello o forse è meglio puntare, nei finali di gara (ma non al minuto 85) su questo Del Piero. Classe da vendere, e numeri che sono incontrovertibili.

Alessandro Del Piero

Alessandro Del Piero

In coppia con Vucinic realizza poi un’alchimia strana: i due il pallone lo trattano dandogli del “tu”, e si parlano in una lingua che è sconosciuta ai più. Disegnano calcio nel primo tempo. Solita astuzia e maestria nel possesso palla per Del Piero, strappi che fanno malissimo per il montenegrino che pare danzare sul pallone.

Antonini lo perde a ogni discesa, mentre Mexes e Aquilani sono chiamati puntualmente al fallo. Sulla moviola ci torneremo in un altro articolo perché non vale la pena sporcarsi la bocca adesso. Fatto sta che il genio è uscito dalla lampada e, si spera, che non debba più tornarci! Perché quando gioca così gli occhi si illuminano e il cuore batte sereno. Se poi al minuto 6 del primo supplementare riesce pure a tirare via il ragno dall’incrocio dei pali… chapeau!

Diventa complicato trovare un bianconero sotto il 6,5. Forse, per eccesso di cattività, lo meriterebbe giusto Giaccherini che sciupa la più colossale palla gol dell’incontro. Solo contro Amelia riesce a incartarsi. Attenzione a non lapidare occasioni come queste, perché non sempre Vucinic potrà trovare il jolly. Forse pure Marchisio che fallisce il tocco ravvicinato, sempre nel primo tempo supplementare. Forse pure Pepe che si perde Mesbah nell’occasione del gol.

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Ecco, questi dati la dicono lunga su quanto sterile e inoffensivo sia stato il Milan. Storari si sporca le mani solo su un tiro cross di Ibra nel primo tempo regolamentare, poi il buio pesto tranne qualche conclusione disperata da distanza siderale. La Juve è attendista e lascerebbe pure sfogare il Milan che però è partito già battuto. Come si batte questa Juve? Domanda cui nessuno è ancora riuscito a rispondere.

Convinzione e rabbia, colpi di genio e manovra sono tutti fattori appannaggio dei bianconeri. Ringraziamo Galliani per averci fornito Andrea Pirlo: noi abbiamo finito gli aggettivi, a voi trovarne altri. Bisognerebbe inventare una pozione magica per fermare l’avanzare dell’età. Vederlo orchestrare sinfonie come le manovre bianconere è uno spettacolo per cui pagheresti anche il doppio del biglietto. Si muove con un’eleganza fuori dal comune, dà l’impressione di fare sempre la cosa giusta.

Eppoi c’è Vidal. Ubriacone prima, killer e guastafeste poi, questo ragazzo è il miglior erede di Edgar Davids. Recupera palloni in serie, morde la caviglie come faceva l’olandese, ma a dispetto del Pitbull pare aggiungere la dote innata di costruire l’azione con calma olimpica. Piedi fatati, personalità in quantità industriale. In ogni occasione Vidal sperimenta il gusto della bellezza mista a una forza d’urto pazzesca. Che sia benedetto Marotta… e soltanto adesso capiamo l’incazzatura del Bayern Monaco per averlo perso in estate. Monumentale.

King Artur Vidal

King Artur Vidal

Tutti aggettivi che non possono essere spesi per la banda di Allegri. Non crediamo, perché la nostra testolina funziona ancora per fortuna, al muco o al mal di testa di Ibrahimovic. Semplicemente ha alzato bandiera bianca. Ripetiamo un concetto tanto caro a questo qui: forte coi deboli, debole coi forti. Bonucci ne annulla ogni tipo di iniziativa e quando passa dalle parti di Chiellini dà l’impressione di rinunciare a battagliare. Si spinge fin nel proprio centrocampo per respirare aria pulita, ma da lì non fa mai male. Ci chiediamo il motivo della sua candidatura, finora solo per bocche poco obiettive, al Pallone d’Oro quando nella stessa serata un tizio di nome Messi ha combinato quello che ha combinato.

Monumentale e strepitoso certo non lo è il Faraone. Deve ancora mangiarne di pane duro. Non può certo esserlo Seedorf che scompare di fronte a Del Piero. Né può esserlo Aquilani che non trova di meglio che farsi ricordare per aver quasi abbattuto Mirko Vucinic. Ne riparleremo. Né Thiago Silva. Ha passato tutta la partita a toccarsi qualche parte del corpo e delle due l’una: o ha fatto finta o ha stretto i denti vanamente. Per finire a Inzaghi: l’aria dello Juventus Stadium gli ha fatto malissimo, tanto da cagarsi addosso.

La sensazione è che la partita sia stata aperta dalla Juve. Senza i cali di attenzione il Milan non sarebbe più rientrato in gara. E fa specie pensare che sia proprio rientrato in gara quando Ibra è uscito. Ci fosse stato in campionato la classifica oggi parlerebbe in modo diverso. Troppo godurioso passare il turno in questo modo, troppo bello gioire sulla faccia di Galliani cui non basta Orsato. Troppo bello ridere sul lamento insulso di Allegri.

Vince Conte, vince la Juve. Passa la squadra più squadra, quella più forte. Perché la storia del campionato e degli scontri diretti è purtroppo chiara. Nei numeri e nei fatti. Per il resto… c’è l’AIA a ribaltare le classifiche.

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