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Tag: javi moreno

Doping e Milan: il caso Fuentes

Complotto? Con Berlusconi in campo la parola è sempre ben accetta, benché tutta da verificare in ogni sua sfumatura. Ci sono le elezioni e tutto è utile quando una storia può contribuire a incrementare il numero di voti. Compreso quest’ultima news.

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Arriva dalla Spagna lo scoop che tira in ballo il Milan nel caso Fuentes, il medico sotto processo a Madrid per doping. Fra le sue carte spunta il Milan accanto al nome della Real Sociedad.

Che Fuentes abbia avuto un ruolo significativo in Spagna, in merito al doping, non vi sono più dubbi. La Real Sociedad, indicata nel foglietto sequestrato con la sigla Rsoc, ha confessato. Ben 320mila euro per dotarsi di ormoni della crescita. Una confessione che ha spiazzato i giornalisti e soprattutto confermato le brutte storie legate al medico spagnolo. E sotto la sigla Rsoc spunta il Milan.

Riscontri? Sebbene il dottore sia legato molto al ciclismo, non si ha memoria dell’esistenza di squadre ciclistiche col nome Milan. Tutto il resto è da confermare.

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Resta il fatto che chiarezza andrebbe fatta, mentre abbiamo come il sospetto che la storia cadrà nel dimenticatoio molto presto. Per esempio oggi nessun titolo sui giornali, solo un trafiletto sulla Gazzetta. E non uno dei giornalisti senior a commentare.

Sul foglietto, datato 2005, si capisce pure che tipo di prodotto sia legato a quest’operazione: Insulin Growth Factor, ormone della crescita, identificato con la sigla Ig.

Ora molti cercano riscontri. Intanto basterebbe aprire una inchiesta, tipo quella che ha portato la Juve sotto processo per ben 10 anni e che ha portato al nulla assoluto. Anzi no: eccesso numero di farmaci. Fra questi nessuna traccia di doping. Probabilmente il processo era giusto, era l’obiettivo sbagliato. Bastava forse spostarsi da Torino a Milano.

Già perché in entrambe le sponde ci sarebbe da indagare. Da Ronaldo (il Fenomeno) a Georgatos, dalla Grande Inter di Herrera dopata col caffé alla censurata intervista di Javi Moreno. Per finire coi casi Gattuso e Pato. Ma siamo in Italia: interessa solo la Juve. Non la salute di tutti i ragazzi.

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Il Corinthians accusa il Milan: “Che sostanze usate?”

Non è la prima volta che qualcuno punta il dito contro Milano. Solo che quando accade il mainstream della nostra bella penisola provvede a insabbiare tutto. Già accaduto con Javi Moreno riguardo il Milan e poi ci sono i casi Georgatos per l’Inter e Crasson per il Napoli, ma tutto tace. Addirittura, storia recentissima, i gravi problemi di Batistuta (attaccante della Fiorentina, della Roma e dell’Inter). Per dieci anni si sono inseguite strane teorie sulla Juve naufragate fra controlli, leggi cambiate e dibattiti vuoti che hanno prodotto, appunto, il nulla.

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E ora ci pensa il Corinthians a rinfrescare una domanda che noi rilanciamo molto volentieri: che sostanze usano a Milano?

Pato sbarca in Brasile, rilascia qualche dolce dichiarazione del tipo “non torno fra 2 anni, adesso sto bene” e chissà la stampa cosa si inventerà. Vuoi mettere “Pato comunista, complotto contro il Milan”?

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La realtà è che gli infortuni di Pato non possono spiegarsi solo con la malasorte, vista anche la crescita muscolare del ragazzo. In realtà adesso attendiamo pure come vanno le cose in Brasile, ma se arrivasse una continuità di presenze in campo? Ma non è bianconero e allora non interessa, così come non interessò il malanno di Gattuso. Piuttosto che fare luce per il bene di tutti i ragazzi, anche dei ragazzi che noi tifiamo con tanto amore e cioè quelli che sono alla Juve, piuttosto che esigere assoluta pulizia perché alla fine questo è e deve rimanere un gioco, piuttosto che tutto si preferisce insabbiare. E allora vai col disco… Giraudo e Agricola, solo che nessuno racconta mai il Processo, i fatti del Processo e come è andata a finire veramente.

P.S.

Ci si rifugia spesso nelle dichiarazioni di Carlo Petrini, pace all’anima sua, dimenticando la sua permanenza al Milan. Ci si rifugia anche nel nome di Stefano Borgonovo a cui vanno i nostri migliori auguri, ma annotiamo ancora la sua permanenza in maglia rossonera negli anni ’80. Saremo pure cinici, ma un controllino forse occorre farlo anche al di fuori del nome Juventus. Sempre che si tiene davvero alla salute di tutti o alle disgrazie soltanto di qualcuno (come ogni tanto sospettiamo)

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Vialli e quel “paraculo” a Zeman: il coraggio della verità

Il ricordo che ho di Vialli è di un giocatore mai pulito. Il sudore che imperlava la faccia e la testa calva, quell’espressione comunque di fatica per le sfuriate in campo, i pantaloncini sporchi per le battaglie e qualche gesto acrobatico. Uno di quei personaggi che mi hanno fatto amare il gioco del calcio, fatto di sacrificio, corsa, cuore e passione. Culminato con l’ultima immagine del Capitano che alzò la Champions, nel cielo stellato di Roma, in quel maggio del 1996.

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Qualcuno ha provato a sporcare quel periodo e Vialli, non l’unico per la verità, ogni tanto restituisce quella vigliaccata al mittente. Il mittente in questione è sempre uno, e uno soltanto: Zdenek Zeman, 30 anni di carriera fra bel calcio, schemi offensivi e nessuna vittoria. Che 30 anni di calcio, fra esoneri e risultati modesti, siano da spiegare per qualche tipo di complotto mondiale ordito da Moggi (che pure aveva altro a cui pensare) è una barzelletta che non più ridere.

Però Zeman serve. Serve alla stampa antijuventina che spera in questo modo di accalappiare i poveri tifosi che in questa Italia così mediocre prestano sempre molta attenzione alle vicende bianconere nel tentativo di screditarne ogni tipo di azione. Purtroppo per loro la parola azione si riconduce spesso alla parola vittoria. Come la vittoria di Vialli, fra scudetti e Champions, fra le altre cose.

A distanza di anni, dopo accuse gratuite e mai provate, accuse per le quali Zeman non ha mai risposto, ecco la risposa di Vialli che esprime semplicemente il pensiero di più di 14 milioni di tifosi. Di più perché i tifosi che hanno deciso di non spegnere il cervello concordano con noi sulla storia calcistica del boemo che per attirare l’attenzione su di sé doveva trovarsi un nemico grande, un nemico facile da attaccare: la Juve!

Ecco Viallo, allora:

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Zeman? E’ un paraculo perché combatte solo le battaglie che gli servono.

E cosa serve a un allenatore che ha collezionato anni di sconfitte clamorose ed esoneri vergognosi? Siamo stanchi di ripetere il suo curriculum e perciò vi rimandiamo a un nostro dettagliato articolo. Ciononostante rispondiamo a questa domanda: cosa serve a un allenatore che sostanzialmente ha fallito nel suo lavoro? Serve un modo per distogliere l’attenzione su di sé ed ergersi a paladino di qualcosa che in natura non esiste.

Non esiste il doping della Juve perché dopo 10 anni i tribunali hanno trovato solo farmaci per i quali si è poi cambiata la legge in corsa, tutto per arrivare a quella famosa prescrizione che sottolinea il numero elevato, ma sottolinea pure l’assenza di doping. Ricordiamo come in Italia i doping accertati si riferiscono alla Grande Inter, alla Roma degli anni ’60 (guarda caso con a capo Helenio Herrera) e alla Fiorentina, con svariati altri casi che non riguardano giocatori bianconeri. Piuttosto curiosa come statistica, non trovate?

E proprio oggi la Gazzetta esce col solito pezzo terrorista, nascondendo i fatti e vaneggiando chissà cosa su un caso tutto italiano. D’altronde, se la Gazzetta riconosce scudetti nerazzurri… come può, in coerenza, non affermare il doping bianconero. Ci saremmo scandalizzati del contrario…

Più che altro ci chiediamo: a Zeman è sembrata anomala la crescita di Del Piero (che infatti figura oggi fra gli uomini più forti del pianeta, dotato di muscoli degni di un bodybuilder) e non ha mai notato la differenza abnorme fra i quadricipidi di Zanetti Javier fra i 18 e i 25 anni di età? Le figurine ci sembrano eloquenti. Perché denunciare Vialli e Del Piero e non altri casi? E che ne pensa Zeman di Georgatos e di Javi Moreno?

Probabilmente Vialli ha ragione: si tratta di paraculite, malattia che in Italia viene innescata da chi ha il fegato rovinato a causa del suo tifo antijuventino. Ma questo non può essere un nostro problema.

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Juve e il doping. Ma le altre? L’ultimo caso Crasson

La Juve è stata l’unica società in Italia, di quelle più blasonate, ad andare a processo per doping. Un processo vero, si intende, mica quelle chiacchiere da bar nate e morte, appunto, in un bar della procura milanese o romana.

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Perché se c’è di mezzo la Juve, dipende dal punto di osservazione, il Processo si svolge regolarmente, o le leggi giurisprudenziali vigenti pure in Libia vengono rase al suolo per perseguire l’obiettivo (leggi Farsopoli).

Però la Juve è stata assolta per doping, anche se in giro ci sono articoli molto faziosi che non traggono spunto minimamente dalle carte del processo. E se lo fanno riescono nell’impresa, artefatta, di variare parole ed estrapolare singole frasi da alcune pagine e rimontandole mostrano un quadro che non è però quello.

Ok, Juve assolta, prescritta per alcuni fatti che col doping proprio non c’azzeccano nulla (come direbbe un politico molisano), condannabile per abuso di farmaci: troppe tachipirine somministrate ai giocatori. Questi birbanti bianconeri vincono proprio sporco, eh?!

Al processo per doping si è giunti dopo un’accusa spaventosa di Zeman. Fra 11.000 giocatori professionisti, all’epoca, scelse due individui a caso e denunciò il doping. Questi individui erano Vialli e Del Piero. Avrà avuto le prove? Sì, più o meno quelle raccontate recentemente al Processo di Calciopoli a Napoli: scena muta, non so e non ricordo, erano miei idee, ho supposto e cose così. Ma se c’è la Juve di mezzo è tutto ok.

Non hanno invece avuto seguito le denunce di almeno tre calciatori. Il che è strano: se doping c’è, come nel ciclismo e in altri sport, andrebbe fatto un controllo a tappeto. Solo che il controllo a tappeto c’è stato solo per la Juve, le altre sono state tenute fuori. Un brutto pensiero vaga la mia mente, soprattutto quando sento frasi come queste:

C’erano molte flebo all’epoca e non si sapeva cosa contenessero.

Mi dicevano che erano sali minerali, ma se poi erano altre cose…

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C’erano analisi delle urine ogni settimana ma è un’ipocrisia… all’epoca c’erano certamente prodotti che non si riuscivano a scoprire nell’urina.

Queste parole sono di Crasson, Bertrand Crasson, 37 volte nazionale belga. Ma soprattutto: ex giocatore del Napoli. E lui si riferisce proprio a quel periodo napoletano. Flebo, sali minerali, ma prodotti difficilmente rintracciabili all’epoca.

Il seguito? Ma quale seguito? I giornali non se ne sono occupati e in Italia le procure hanno ben altro da fare che indagare gentiluomini di questo genere. E poi chissà cosa è diventato Crasson oggi: un inventore? Un racconta storie? Sì perché in Italia basta il lamento di un petroliere per avviare indagini illegali che portano a un nulla di fatto, sebbene una Federazione riesce nell’impresa a sovvertire le regole processuali e mandare all’inferno una società, viceversa le denunce di Crasson, di Georgatos e di Javi Moreno vengono censurate, insabbiate, addirittura ribaltate.

Georgatos? Javi Moreno? Memoria corta, eh?!? Almeno quando si tratta di accuse di doping a Milan e Inter.

Sul primo personaggio potete leggere tranquillamente una storia reale, realmente accaduta. Sul secondo personaggio vi lascio una piccola anticipazione:

La Serie A non è pulita come si pensa. Quando ero al Milan, giravano strane pillole in refettorio, e ho visto con questi occhi più di un giocatore sottoposto a flebo nell’intervallo delle partite.

A gennaio, quando incontrammo l’udinese, doveva giocare Roque Junior. Questi, però si rifiutò di sottoporsi ad una flebo il venerdì e venne mandato in tribuna, con la minaccia di essere ceduto ad una squadra minore.

Parole su cui è stato posto un veto. Talmente forte questo veto che sono scomparsi i link da Wikipedia (che in questo blog viene fatta passare come Verità Assoluta, non conoscendo come viene aggiornata) e non si trovano i riferimenti ad alcuni archivi storici dei quotidiani liberi nazionali.

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