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Tag: juventus-stadium (pagina 1 di 2)

Lo stadio non traballa, il mercato sì?

E arrivò l’archiviazione. Nella farsa dello stadio-che-casca c’è un finale: archiviazione. Gli indagati e tutti i tifosi juventini si possono considerare soddisfatti. Forse.

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Forse perché la farsa è durata ben 2 anni. Prima società italiana ad avere uno stadio di proprietà, e poiché si è trattato di Juve, allora la Gazzetta e gli altri terzi opinionisti hanno ben lanciato una campagna contro lo Juventus Stadium.

Due anni di battute e battutacce, di striscioni non puniti, insomma due anni di farsa finalmente terminati. Archiviato. Quale sarà la prossima campagna-farsa della Gazzetta & Co.?

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Vucinic: dove vai?

Ciò che traballa è il mercato. Marotta è a Milano. Thohir è a Milano. Dopo quanto accaduto, la speranza è la seguente: o chiudere uno scambio alla pari con Guarin, o non vendere Vucinic ai nerazzurri. Sarebbe oltremodo ridicolo cedere il montenegrino a Mazzarri. Sarebbe anche stupido visto che uno come Vucinic ci servirebbe: Tevez e Llorente non possono giocarle tutte!

E ciò che servirebbe di più è un esterno. Magari sinistro. Se Lichtsteiner garantisce chilometri, assist e giocate importanti, a sinistra Asamoah viaggia a corrente alternata e quando manca Conte non ha alternative.

Vucinic all’estero e soldi reinvestiti su un esterno sinistro?

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Juventus Stadium: tanti auguri nostra dolce casa bianconera

Due anni. Due meravigliosi anni che hanno visto la rinascita di tutto il mondo bianconero, dopo le ceneri di Farsopoli. Nuova casa, nuovi primi successi. Successi che vanno al di là dei trofei.

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Lo Juventus Stadium compie oggi due anni di vita. Inaugurato fra mille dubbi legati alla qualità del futuro, struttura di primissimo spessore qualitativo, è stato il palcoscenico dove si è suonato lo spartito migliore (cit. Arrigo Sacchi). Merito di un direttore d’orchestra senza pari in Italia.

Quarantamila posti a sedere, museo, spazi di intrattenimento. Lo Juventus Stadium è l’unica perla che abbiamo in Italia, salutato con grande interesse e soddisfazione dall’Europa che conta e che sa cosa vuol dire avere una casa di un certo livello. E come altre volte, la Juve è arrivata per prima.

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Hanno provato in tanti a screditarne il valore, ma siamo purtroppo in Italia dove l’invidia e l’incapacità di lottare secondo le regole del gioco la fanno da padrona.

Due scudetti, strameritati, l’imbattibilità, la Supercoppa Italiana vinta in trasferta due volte. Sprazzi di bel gioco che hanno estasiato il pubblico. Anche in Champions. Non poteva esserci esordio migliore nei primi due anni per lo Juventus Stadium.

E la storia è destinata a durare a lungo.

Tanti auguri, nostra dolce casa bianconera.

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Come ti costruisco un titolo provocatorio: ancora Calciomercato.com

La scorsa settimana si sono scomodati per rispondere a un nostro articolo in cui facevamo notare che la stragrande maggioranza di tifosi juventini – almeno quelli veri, secondo la nostra arroganza – approvano e sottoscrivono la strategia della Juve di non assecondare i media e dare buca a conferenze e microfoni vari. Se ce ne fosse bisogno… noi vorremmo un atteggiamento ancora più nudo e crudo ed è la proposta che facciamo a Mister Conte: non risponda più a nessuno, vada in panca, governi il mondo Juve, ma niente contatto con giornalisti e TV, grazie!

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E allora ecco il nuovo titolone, che poi ovviamente non trova riscontro nell’articolo. Cosa si fa per non ricevere click dai tifosi più antijuventini?!

L’articolo in questione recita nel titolo:

L’ultima vergogna: solo 10 mila euro alla Juve per lo striscione Superga, ma 25 mila euro al Toro per i seggiolini

E poi dentro il corpo:

La Juventus è stata punita con una multa di soli 10 mila euro, per lo striscione su Superga esposto per circa 20 minuti dai tifosi bianconeri nel derby. Molto più pesante, invece, l’ammenda inflitta al Torino che dovrà pagare 25 mila euro per “avere suoi sostenitori, nel corso della gara, gravemente danneggiato nel proprio settore un centinaio di seggiolini, un separatore di settore nonché locali adibiti a servizi igienici”.

Non lo fa la Juve, lo facciamo noi. Ammettiamo la nostra arroganza, ma val la pena notare che questo è l’unico spazio in cui i tifosi possono liberamente esprimersi.

Cominciamo col dire che gradiremmo un atteggiamento equilibrato e costante di fronte a simili episodi. Magari lo stesso atteggiamento equilibrato sulla moviola quando si tratta di attaccare la Juve o minimizzare episodi a favore di Inter, Milan o Napoli. Quello su Pessotto è stato subito segnalato, ma certo l’enfasi è stata differente. Qui si vuole far notare come la Juve possa accedere a un trattamento di favore: la FIGC che usa la mano leggera con la Juve. Chi ha una barzelletta migliore?

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Striscione contro danni? Anche qui rispondere è facile. Abbiamo costruito uno stadio di proprietà, certamente il migliore in Italia, uno dei più belli in Europa. Vorremmo poterlo preservare per un po’ di tempo e allora i danni si pagano. Come il Napoli, anche il Torino, così come è capitato alla Juve perché gli imbecilli non hanno colore né una bandiera preferita.

Gli stessi imbecilli espongono striscioni in tutti gli stadi italiani. Chi fa entrare questi striscioni? A me di solito fanno questioni per una Coca-Cola perché la linguetta potrebbe essere usata come coltellino, invece metri quadri di telone non li controlla nessuno? Ma vediamo di andare avanti nel discorso.

Che sia stata una vergogna, lo striscione su Superga, l’ha detto pure Andrea Agnelli, però gradiremmo capire la differenza fra questo striscione e quello di una settimana fa su Pessotto. Su Pessotto ormai ce ne sono parecchi e ci risulta che pochissime volte i tifosi siano stati colpiti e puniti né che sia stato enfatizzato dalla stampa come quello su Superga. E quando puniti a questo punto – anche se veramente ci fa ribrezzo, ma appare proprio un ragionamento della stampa – andiamo a vedere quanto costano. Pessotto non vale? Così ci sembra che sui tifosi viola né la Società di Della Valle né la stampa sia intervenuta con tali parole per sottolineare lo striscione sui 39 angeli dell’Heysel. Vale più Superga di Heysel? O semplicemente si è bestia a esporre striscioni che infangano morti e persone che hanno subito drammi?

Sui 39 angeli e su Pessotto però non si intervistano 148 preti e francamente gradiremmo pure non sentirli, né in un caso né in un altro. Ci fa specie solo notare come la stampa movimenti alcuni episodi per far rumore e altri li silenzi addirittura. Sulla Gazzetta, ad esempio, il buon Bramardo è ormai giunto al secondo/terzo articolo sullo striscione di Superga: faremo una rubrica?

P.S.

Per concludere questo nostro articolo arrogante prendiamo a prestito un commento del quale riportiamo solo il finale:

10k euro sono nella media delle ammende che vengono date in queste occasiono. ah no mi sono sbagliato lo striscione è stato esposto da gente che crede di essere tifosa juventina quindi per l’occasione mandiamo la juve in serie B, togliamoli il 30esimo scudetto e prolunghiamo la squalifica di Conte, ecco così è giusto no?

Potrebbe essere corretto!

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Conferenza stampa annullata: parlare non servirebbe a nulla in questo Paese

Questo è un Paese strano. Tanta gente sta male e gran parte di questa gente ha un ruolo di primaria importanza però: giornalisti, politici, dirigenti sportivi. Pensa un po’ che una domanda sul rigore non dato alla Lazio e sul gol regolare di Mauri diventa un trampolino di lancio irresistibile per parlare di altro, come fa Bigon che dopo il Chievo riesce a far passare un favore pro-Napoli come una conferma della nuova Cupola juventina: la stampa ci casca e oggi si parla solo di Juve, non di Fiorentina o Napoli.

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In un Paese del genere conviene perciò la via del silenzio, conviene non parlare perché sarebbe fiato sprecato in un luogo che il fiato lo usa male e solo per un unico scopo: straparlare. E allora noi facciamo parlare il campo dove evidentemente a Catania siamo stati premiati oltre modo. Sparisce pure il pugno che Spolli ha rifilato a Pogba, ma non ci interessa affatto. Ci interessa piuttosto limitare i toni visto che sabato nel tempio del calcio italiano, tale Juventus Stadium, andrà in scena la sfida fra chi il calcio lo inquina, l’Inter di Moratti, e chi il calcio lo pratica, la Juve di Andrea Agnelli e Antonio Conte.

Finisce in secondo piano la candidatura di due juventini al Pallone d’Oro 2012: Buffon e Pirlo. E nessuno che spiega a Buffon e Pirlo come sono andati a finire fra i 23 più forti d’Europa se tutte le fortune di Conte dipendono da Braschi e da tutti gli arbitri non coinvolti in Calciopoli visto che erano al soldo di qualcun altro, a quanto pare. O semplicemente non erano al soldo di nessuno.

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Il rigore negato al Catania contro l’Inter genera perciò il pauroso silenzio di omertà che pervade tutta l’italia antijuventina, mentre finalmente la stessa parte di Italia può sfogarsi nei modi che più rispecchiano questo triste paese.

Angelo Alessio potrà concentrarsi sugli uomini da mandare in campo contro il Bologna, mercoledì sera. Servono altri punti, servono altri 3 punti sperando che l’attacco torni a segnare. Servono altri 3 punti e serve pure non prestare più giocatori alla Nazionale. Ogni volta che siamo tornati dai tour azzurri la Juve ha subito un crollo fisico e di prestazioni: inaccettabile visto quello che combinano giornalisti e italiani. Che cerchino altrove i giocatori per andare al Mondiale, noi i nostri ce li siamo coltivati a forza di idee e investimenti.

Tira una brutta aria in Italia… per fortuna che allo Juventus Stadium si respira un buon odore. Un’aria pulita, forse perché là in alto, a fianco a noi, non c’è nessuno. Come da più di 110 anni.

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Dal Delle Alpi allo Juventus Stadium: ricordi e speranze da Champions

È tempo di Champions anche per lo Juventus Stadium finalmente, quasi 13 mesi dopo la sua indimenticabile inaugurazione.
Torino aveva salutato la Champions mestamente contro il Bayern Monaco ma da allora possiamo dire con certezza che tutto è cambiato: presidente, dirigenza, allenatore e molti giocatori. Soprattutto è cambiata la mentalità, o meglio, è tornata quella mentalità vincente che da sempre ha contraddistinto la Juve. Il merito va a tutte le componenti societarie perché la mentalità non puoi certo comprarla al mercato, o ce l’hai o non ce l’hai, e non è neanche facile inculcarla nella testa di giocatori ovviamente sfiduciati dopo due annate da dimenticare.

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Per fortuna ce l’abbiamo fatta e gran parte del merito va ad Antonio Conte, il capitano di mille battaglie che ha saputo trasmettere qualcosa di speciale ai suoi ragazzi, quel qualcosa in più che ti regala il vestire la maglia bianconera, un’aura di magia che ti fa andare a mille in campo e ti fa sentire sicuro di te stesso. Gli occhi da tigre, che intimoriscono gli avversari prima ancora di scendere in campo, come ai bei tempi.
È cambiato anche lo stadio da allora. Adesso ci sentiamo davvero a casa allo Stadium, è quella la sensazione che ti pervade quando arrivi in tribuna. Lo Stadium è senz’altro un’arma in più da sfruttare, un aiuto fondamentale per i nostri giocatori in grado di caricarli nei momenti di difficoltà e spingerli a gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Quando sei dentro lo Stadium e respiri quell’atmosfera ti capita di pensare a come fosse possibile che fino a qualche anno prima saresti stato all’interno del Delle Alpi. Non c’è paragone con il cattedralico Delle Alpi, capace di infiammarsi solo per le grandissime partite e con le tribune così lontane dal campo dal rendere il tutto più ovattato, emotivamente distante.

Sarà l’esordio per lo Stadium dunque, ma sarà un po’ come tornare a giocare la Champions negli anni del Delle Alpi, sia per la stessa collocazione geografica che per la stessa sensazione di essere una grande squadra che provavamo quegli anni.
Dimentichiamo gli anni grigi dell’Olimpico, dimentichiamo il Bayern e pensiamo alle esaltanti notti europee che ha saputo regalarci il Delle Alpi. Quelle tre vittorie sul Real che abbiamo sempre eliminato per esempio. La punizione di Del Piero e il gol di Padovano che ci portano in semifinale nel ’96 facendo capire a tutti che il sogno di vedere Vialli alzare al cielo di Roma la coppa potesse diventare realtà. La partita perfetta nel 2003 in semifinale, una delle partite più esaltanti della storia bianconera rovinata purtroppo da un eccesso di protagonismo dell’arbitro a una manciata di minuti dalla fine che getta nello sconforto il giocatore che più di ogni altro avrebbe meritato di giocare quella finale. E quegli ottavi con Capello che inserisce Trezeguet e Zalayeta che ci portano dritti ai quarti, con il Panterone che fa letteralmente venire giù lo stadio nel secondo tempo supplementare. Emozioni forti, come le tante sfide col Manchester United. Come dimenticare quel gol di Inzaghi quando ormai avevamo un piede e mezzo fuori dalla prima fase della Champions 1997/98? Come dimenticare il primo gol alla Del Piero a Torino di Alex contro la Steaua? O l’urlo di Conte contro l’Olimpiakos, che fortunatamente avrebbe ripetuto anche ad Atene durante il ritorno di quei quarti di finale. O anche quella partita contro il Bayer Leverkusen che la nebbia sembrava non voler far giocare a tutti i costi. Dopo 2 rinvii consecutivi alla fine si giocò nel primo pomeriggio, sembrava una partita domenicale di campionato.

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Esiste anche un rovescio della medaglia ovviamente. Quella doppia eliminazione ai quarti negli anni capelliani ad esempio, due scialbi 0-0 con Liverpool e Arsenal nonostante avessimo uno squadrone. Quella sconfitta con l’Amburgo negli anni di Ancelotti con Zidane e Davids che perdono la testa e lasciano la squadra in 9 nel primo tempo, gettando le basi per il naufragio europeo. C’è soprattutto quell’incredibile semifinale con lo United con la Juve avanti di due reti dopo dieci minuti grazie alla doppietta di Inzaghi ma incapace di contenere la reazione dei Red Devils guidati da Yorke e Cole.

Portiamo dentro di noi anche queste sconfitte perché siano un monito a non abbassare mai la guardia, ma concentriamoci sui momenti belli, quelli che ti caricano. Un gol inaspettato come quello di Tudor contro il Deportivo, un gol capace di farti schizzare in paradiso quando ormai solo pochi secondi ti separavano dall’inferno dell’eliminazione, ad esempio.
I nostri giocatori devono caricarsi con questi ricordi, aiutati in questo anche dalla “galleria dei capitani”, il corridoio che porta allo spogliatoio della Juve nel quale sono appese le immagini dei grandi capitani della storia della Juventus. La Storia è importante perché la Storia siamo noi, i giocatori lo sanno e trasmettono con le loro prestazioni la stessa sensazione ai tifosi.
Scendiamo in campo, lo spettacolo dello Juventus Stadium aspetta solo la Champions.

P.S. Indovinate di chi è la fotografia dell’ultimo capitano che i giocatori vedono prima di entrare nello spogliatoio?
Facile, di Antonio Conte, solo con la sua immagine inizia a caricarli a dovere e a mantenere alta la concentrazione!

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Ma iojuventino quella terza stella la voglio

Luca Rinaldi, classe 1986, è un giornalista che il 9 maggio ha pubblicato un articolo sul sito LINKIESTA dove ha civilmente espresso il suo punto di vista sulle tre stelle. Che civilmente non condivido nemmeno su una virgola. Ma tant’è.

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Riporto di seguito l’articolo e poi spiego perché dopo 5 mesi ne ho voglia di parlare.

Riporto l’articolo anche se lo avrete già letto e ci avrete già discusso a suo tempo.

Ma io (juventino) quella terza stella non la voglio

Luca Rinaldi – 9 maggio 2012

Sono juventino da quando sono in fasce. Sono cresciuto col poster di Roberto Baggio in camera, e se mai andrò  a vivere con la mia donzella, si rassegni, quel poster starà anche in camera nostra.

Ne ho viste di ogni, dalla Champions League, emozionandomi tutte le volte che sentivo partirne l’inno, alla Serie B, passando per gli scudetti. Anni di gloria e di sfottò. Insomma, alle elementari ero uno juventino, alle medie ‘un gobbo’, alle scuole superiori ‘un gobbo ladro’.

Alla Juventus sono stati revocati due scudetti di epoca moggiana. Il ragazzo, Luciano, andava cercando favori di arbitri con una squadra che era uno schiacciasassi. Ma tant’è, che così faceva. Probabilmente, anzi, sicuramente non era il solo, ma l’hanno beccato. Sul campo i bianconeri quei titoli, anche senza Moggi li avrebbero probabilmente conquistati, ma la vena criminal-sportiva di un uomo glieli ha tolti. Uno shock, perchè quei giocatori sul campo ce l’avevano messa tutta con stagioni massacranti.

Meno due scudetti, li avete avuti con favore, dicono i tribunali. Sacrosanto. Io, tifoso, ne prendo atto, seguo la squadra in B, e faccio una tirata tra mezzi nomi e squadracce fino alla scorsa domenica.

Campioni d’Italia! Sono 28! nemmeno mi viene in mente lì per lì che dovrebbe essere quello della terza stella. Poi vedo gente che comincia a tirar fuori sto numerno “30″ e lo sventola. Mi viene in mente tutto.

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“Per me sono 28″, dico subito ai miei soci. Poi l’uscita di Andrea Agnelli e la sua convinzione che siano giusti quei trenta titoli. Evidentemente per il rampollo, che nel frattempo ha fatto e minacciato ricorsi per quei due titoli, uno scudetto guadagnato nel recinto delle regole vale quanto uno conquistato fuori. Un capitano coraggioso, direbbero alcuni. E oggi, non bastasse, pure quel “30″ che campeggia allo Juventus Stadium.

Tralascio i commenti  inviati, che sono praticamente tutti contrari all’articolo, ma che molto civilmente sono stati tutti pubblicati.

Ma perché dopo 5 mesi tiro fuori quest’articolo?

Scrivo su “io juventino” da due mesi.

E sono due mesi, che sulla pagina di Google mi compare in quarta posizione dopo 3 “iojuventino” nostri questo magnifico titolo: “Ma io (juventino) quella terza stella non la voglio”.

Va bene che noi non possiamo pretendere di oscurare nessuno. E ci mancherebbe altro. E va bene che c’è la parentesi. Ma nel leggere sembra che sia proprio io juventino a parlare.

A me viene il mal di pancia a leggere “Ma io (juventino) quella terza stella non la voglio”.

Anzi mi girano proprio i coglioni a pensare che qualcuno possa scambiare io (juventino) con iojuventino.

In conclusione il mio articolo si intitola “Ma iojuventino quella terza stella la voglio” in maniera che sulla pagina di Google possa comparire vicino all’articolo incriminato e nessuno possa scambiare lo juventino con la parentesi con quello senza.

A proposito di parentesi.  Luca Rinaldi è sicuramente un giornalista onesto, probabilmente non è un giornalista sportivo, sicuramente non è bene informato, sicuramente non è un vero juventino.

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Alla Juventus hanno vietato di vincere o meglio… di stravincere!

Alla Juventus vincere non è importante, è l’ unica cosa che conta“ diceva il grande Giampiero Boniperti, quest’anno fatto stampare nel colletto delle maglie da gioco oppure, se preferite, parafrasandola al giorno d’oggi, diremmo che vincere è l’unica cosa che Conte.

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Ebbene signori miei, l’ultima volta che la Juventus vinse il campionato, prima della cavalcata trionfale dell’anno scorso, fu nel 2006. Come tutti saprete, quell’anno alla Juventus, il 26 Luglio 2006, furono tolti ben due scudetti (2004-2005 e 2005-2006) vinti sul campo da una squadra straordinaria, ma questa ormai è storia passata e non fa più notizia.

La notizia vera è che a distanza esattamente di sei anni la Juventus si ritrova nuovamente danneggiata seppur indirettamente da una giustizia, quella sportiva, che sulle base della credibilità di un pentito, a mio avviso tutta da verificare, il procuratore federale Palazzi deferisce parte del suo staff tecnico e due suoi giocatori per atti e fatti, sempre da verificare e provare in sede dibattimentale.

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Tutto questo fa riflettere, e molto, visto le dinamiche e le accuse mosse ai tesserati della Juventus che, ricordiamolo, all’epoca dei fatti erano sotto contratto per altre società: Conte, Alessio, Stellini tesserati per il Siena, Bonucci per il Bari e Pepe per l’Udinese. Qui non si stratta solo di professioniti del mondo del calcio, ma prima di tutto di uomini che devono fare l’impossibile per difendersi da una giustizia che per paradosso non può essere considerata tale se facciamo rifermento a un codice di giustizia sportiva  dell’era arcaica. Ci sono carriere, sacrfici di una vita che possono essere, a quanto pare, screditate da mere confessioni di qualche loro collega che li accusa per avere uno sconto di pena, che vengono prese per buone e attendibili senza avere, nel caso dei tesserati della Juventus, prove davvero concrete oltre ogni ragionevole dubbio e non perché ci sia un vero motivo e senza un filo di logicità, a mio modo di vedere.

Tutto questo fa pensare che la Juventus non può essere superiore per meriti sportivi alle altre, non può mai essere più  all’avanguardia di altre società per quando riguarda progetti tecnici, aziendali e infrastrutturali, leggasi Juventus Stadium e non solo, no. Alla Juventus in un modo o nell’altro hanno vietato di stravincere, perchè l’invidia è parecchia oggi ed era parecchia già nel 2006 quando scoppiò Farsopoli, ma in Italia è così. In Italia si deve calpestare chi sta cercando di portare una nuova e futuristica idea di calcio, di vivibilità di questo sport e per tutto il movimento calcistico italiano. In Italia si deve affondare o infangare chi vince e chi porta in trionfo una squadra solo se si chiama Juventus, in Italia la gente certe istituzioni si dichiarano incompetenti nel giudicare e possono passare scandali o ingiustizie sportive, ma gli alti funzionari loro non passano mai! Cari presidenti, non vi lamentate se poi il livello del calcio italiano sta scendendo sempre più in basso, perchè se non si rinnova la mentalità italiana, non si cambierà mai e poi mai.

La Juventus e il suo presidente Andrea Agnelli sono gli unici che stanno provando a cambiare il calcio in Italia, e l’unica società che ha i mezzi per farlo è proprio la Vecchia Signora, ma ogni volta la storia si ripete e si cerca di buttarla giù, di distruggerla. Questa volta però è diverso, come ho detto prima sono esattamente passati sei anni, ma ora quello che conta è che non ci sono esattamente le stesse persone, anzi tutto il contrario.
Adesso c’è un popolo bianconero pronto a difendere fino all’ ultimo, fino allo stremo delle proprie forze la propria squadra e società e quest’ ultima non è la stessa del 2006;  questa ora è la gente della Juventus.

Se altri vogliono vietarci di vincere, noi torneremo a stravincere, ancora e sempre con Antonio Conte.

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Lo Juventus Stadium non merita questo

Abbiamo un impianto invidiato da tutti, unico in Italia, fra i migliori in Europa. Piaccia o non piaccia.

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Abbiamo stracciato ogni tipo di record per presenze (rapportate ai posti a sedere), per tutto-esaurito. Piaccia o non piaccia.

Abbiamo un pubblico che ha ripreso  e riscoperto la voglia di tifare Juve grazie a Conte e ai suoi ragazzi. Piaccia o non piaccia.

Lo Juventus Stadium, punto nevralgico del nuovo progetto bianconero, non merita proprio questo:

Ammenda di € 25.000,00 con diffida alla Juventus per avere suoi sostenitori, nel corso del primo tempo, indirizzato a due calciatori della squadra avversaria grida e cori costituenti espressione di discriminazione razziale.

E, in coerenza col nostro pensiero, ci teniamo a chiedere ai supporters bianconeri di non commettere più ingenuità simili. Si sa, gli imbecilli in Italia stanno diventando in maggioranza rispetto alle persone per bene, ma lì dentro, dentro quello stadio, che è nostro, tutto nostro, solo nostro, bisogna comportarsi da juventini veri. C’è una squadra da incitare, un gruppo da applaudire e tanti cori da cantare. Gli altri… lasciamoli al loro triste destino.

Non volendo cadere in polemica, ci sarebbe da chiedersi perché lo stesso metro di giudizio non venga applicato anche dalle altre parti d’Italia. Quando si tratta di razzismo non ci sono (dovrebbero essere) colori a filtrare polemica e multe, perciò ci sarebbe piaciuto quando un anno fa Sissoko fu preso di mira a San Siro dagli onestissimi tifosi nerazzurri, o quando, appena qualche settimana fa, a Bologna esposero uno striscione orrendo contro un ragazzo bianco di chiare origini italiane, di nome Gianluca Pessotto. Vorremmo la stessa attenzione anche per gli altri, ecco.

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Non sono per nulla d’accordo con la seconda parte dei dispositivo:

[...] per avere altresì, prima della gara, esposto uno striscione dal tenore ingiurioso nei confronti del Presidente della squadra avversaria.

Le legge è legge, i fatti sono fatti, i tribunali hanno parlato piuttosto chiaramente e basta andarsi a rileggere il dispositivo di sentenza. Non può essere che Moggi e la Juve vengano insultati così pesantemente in ogni borgo italiano e tutto passa in cavalleria, quando non si può toccare la memoria morattiana e le sue malefatte dimostrate in Tribunale. Sotto questo punto di vista ampia solidarietà verso ogni tipo di striscione.

Striscione inserito in una coreografia mozzafiato che TV e giornali hanno abilmente nascosto. Coreografia assolutamente straordinaria, nei contenuti, nei cartelloni e così talmente limpida e perfetta nella manifestazione da far sorgere l’ennesimo dubbio: lo Juventus Stadium dà fastidio a priori, qualunque cosa si faccia lì dentro.

E’ stato ampiamente dimostrato che Facchetti era un truffatore, pace all’anima sua, ma questa macchia dimostrata in Tribunale non può essere lavata via. Stupidi e beoti i riferimenti alla sua morte: per quelli bisogna provvedere, ma deve valere pure per tutte le altre tifoserie.

La sensazione è che si voglia affondare il colpo sullo Juventus Stadium a colpi di squalifiche, quando in campo nessuno è ancora riuscito a violarlo. Amen.

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Solo la neve ferma la Juve

Come preannunciato da tempo Bologna-Juventus viene rinviata per neve (prima data disponibile per il recupero: 7 marzo alle 18:30).

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Almeno in questo caso in anticipo di un giorno e non come successe a Parma e a Napoli. Si sa in inverno nevica e può capitare che i campi siano impraticabili, ma almeno gli stadi dovrebbero essere agibili. Statisticamente in Germania nevica più che in Italia eppure le partite rinviate sono molto meno. Cosa hanno questi tedeschi di diverso da noi? Avranno mica una pozione magica? La risposta è semplice: stadi moderni e pronti per queste situazioni. Da noi esiste un solo stadio su 20 squadre e parlo della nostra casa, lo Juventus Stadium!

Questo mi fa a pensare che siamo avanti anni luce, che il futuro è nostro. C’è chi ha speso milioni di euro per giocatori e chi si è costruito uno stadio senza la tanto invocata legge sugli stadi che tutti vogliono.

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Il nostro condottiere Conte si trova quindi a cambiare programmi in continuazione e non penso lo giudichi come una cosa positiva. Non si può arrivare  a questo punto della stagione in un momento decisivo con 2 partite da recuperare! La Lega deve trovare rimedi per il futuro.

Il mister evita  le polemiche e pensa a mantenere alta la concentrazione! La Lazio intanto si è portata avanti vincendo una partita difficile sotto di 2 gol in dieci uomini e si tiene viva per un posto in champions. Bene così, personalmente meglio loro che l’Inter. Il Novara farà il miracolo? Da Mondonico tutto è possibile e mi sembra che i giocatori stiano giocando contro Ranieri.

Ma pensiamo a noi. Mercoledì si torna in campo: con quale modulo? Personalmente trovo più efficace il 3-5-2 e sono convinto che Vucinic più vicino alla porta può fare la differenza. In più con questo schema di gioco vedo più stabilità in fase difensiva, con un centrocampo che può aiutare la difesa con i due esterni e può aiutare la fase offensiva con le incursioni di Marchisio e Vidal, o in alternativa Ggiaccherini (ottima sorpresa e grande lottatore). Ma il Mister sa bene cosa fare perché in fondo il grande acquisto di questa stagione è lui e vale più di qualsiasi altro famigerato top player!

Avanti così per continuare il sogno… forza Juve!

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Cronaca di una giornata perfetta

E’ una sensazione stupenda svegliarsi la domenica mattina alle sei e pensare che finalmente lo vedrai…è una sensazione magnifica pensare che tuo padre, 70 anni, Juventino da 60, finalmente vedrà una partita della sua Juve nel suo stadio.

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E’ così che è iniziata ieri una di quelle giornate che resteranno impresse per sempre nella mia vita.

Certo la Juve l’ho vista, rivista, ma nella sua casa, la sua vera casa no, questa è la prima volta ed è così che ci siamo messi in viaggio. Quasi mille chilometri da fare in treno ma che non sono pesati per nulla.

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Il treno parte da Napoli, ma il nostro stupore è vedere quante persone sono tinte di bianco e nero: da Napoli, da Roma, da Firenze, sì da Firenze, da Bologna… la Juve muove l’Italia intera. Più che una freccia rossa quel treno sembrava una vera e propria freccia bianconera, non scherzo.

Finalmente arriviamo a Torino, prendiamo un taxi per la stazione, un simpatico tassista pugliese ci mostra il suo abbonamento e la sua tessera del tifoso. Ci racconta della sua passione ci dice che la Juve a Torino porta un sacco di lavoro… si dovrebbe riportare a tanta,tantissima gente questa affermazione.

Arriviamo al nostro tempio. Che emozione vederlo da lontano, che gioia vedere da vicino le foto di campioni che hanno fatto la storia della Juve e del calcio. Trovo poi la stella del capitano, li mi inginocchio, è la prima cosa che l’istinto mi ha detto di fare, Alex Del Piero, il nostro capitano!!!

Entriamo e ci sediamo ai nostri posti. Tutto perfetto, dal vivo è qualcosa di indescrivibile. Poi ecco i nostri campioni al riscaldamento. Si sprecano i flash, rientrano negli spogliatoi, poi in campo finalmente inizia il match. E’ dura oggi, il Cesena gioca a calci e si arrocca in difesa, ma no, proprio oggi non si può fallire. Poi al 70′ ecco il momento: il Principino proprio sotto di noi insacca e la giornata diventa perfetta. Urliamo di gioia, non ho più voce, mi giro e vedo mio padre, 70 anni, mille km A/R in una giornta, disteso sul sediolino con le braccia al cielo che ad un certo punto lancia il suo urlo di liberazione e piange… in quelle lacrime c’è tutto il racconto di una gionata perfetta.

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