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Tag: juventus (pagina 1 di 3)

Sorteggio Champions League 2013/2014 [LIVE]

Come ogni anno seguiremo i sorteggi di Champions League. Chi saranno le avversarie della Juventus?

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I bianconeri sono in seconda fascia dopo l’eliminazione del Lione. Non faremo ragionamenti sulla carta: la Juve deve giocarsela con tutti. Che poi, l’importante alla fine è arrivare in condizioni buone ai match.

Ecco il sorteggio, aggiornato in tempo reale. Aggiorna la pagina.

Girone A: Manchester United, Shakhtar, Bayer Leverkusen, Real Sociedad.

Girone B: Real Madrid, JUVENTUS, Galatasaray, Copenaghen.

Girone C: Benfica, PSG, Olympiacos, Anderlecht.

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Girone D: Bayern Monaco, CSKA Mosca, Manchester City, Viktoria Plzen.

Girone E: Chelsea, Schalke 04, Basilea, Steaua Bucarest.

Girone F: Arsenal, Marsiglia, Borussia Dortmund, Napoli.

Girone G: Porto, Atletico Madrid, Zenit, Austria Vienna.

Girone H: Barcelona, Milan, Ajax, Celtic Glasgow.

Commenti? Sulla carta ovviamente sembrerebbe tutto semplice da analizzare, ma poi il campo è tutt’altra roba.

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Conte torna a parlare e punzecchia tutti: la Figc, i media, Zeman e Stramaccioni

È tornato il condottiero, è tornato il capitano di mille battaglie. È tornato Conte, ladies and gentlemen. Ed è più famelico che mai. “Senza di te non andremo lontano” gli cantavano i tifosi quando era ancora un giocatore bianconero. È vero, verissimo, forse mai un coro fu più profetico ripensando a tutto quello che è successo dal 2006 in poi. Le ingiustizie, la B, una società inerme, i settimi posti. E poi, improvvisamente, la luce. Uno scudetto meraviglioso. Un progetto di respiro europeo proiettato ben al di là dell’attuale situazione stagnante del calcio italiano. Un progetto che neanche l’ennesima farsa della (in)giustizia sportiva ha saputo scalfire. Ora possiamo dirlo, dopo quattro mesi di inferno, e sicuramente qualcuno che si aspettava un crollo verticale di una squadra privata del suo leader sarà rimasto deluso. Ma ce ne freghiamo, francamente, e guardiamo tutti dall’alto. Come è sempre stato e come è giusto che sia.

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È tornato a parlare Conte dopo la vittoria di Palermo e come sempre non è stato banale. Tra le sue parole emerge la rabbia di un uomo leale che sa di aver subito un’ingiustizia, la voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e la consapevolezza di aver plasmato un grande gruppo che in soli 14 mesi ha saputo assimilare tutti dettami del suo tecnico, diventati ormai degli automatismi.
C’è anche il tempo per una frecciatina tra le righe probabilmente indirizzata a Zeman e a Stramaccioni, oltre che a gran parte dei media italiani.
Ma soprattutto Conte ribadisce il suo pensiero sulla Figc e l’attuale giustizia sportiva, oltre a ringraziare il presidente Agnelli per quello che ha fatto in questi mesi.

Ecco le dichiarazioni del Mister rilasciate a Tuttosport:

La vittoria di Palermo significa che possiamo far bene sia in campionato che in Champions. Ricordo quello che dicevano certe persone lo scorso anno, cioè che la Juve vinceva perché non partecipava alla Champions e poteva preparare bene solo il campionato. E io a dire che la Coppa più bella l’avrei voluta disputare. E allora, come la mettiamo? La Juve è in testa al campionato e ha chiuso un girone difficilissimo al primo posto. E poi dicevano che ero un allenatore tifoso: ecco, mi sembra di aver dimostrato a questa gente che ho tante altre caratteristiche.

Ho una squadra speciale, fatta di uomini veri, che ringrazio. Stare per quattro mesi senza l’allenatore in campo è come una Formula 1 che in pista si trova con le gomme bucate. Un dramma, no? Eppure i giocatori e lo staff tecnico hanno mantenuto il ritmo. Non dimenticate che lavoriamo assieme da 14 mesi e se questa situazione si fosse verificata la scorsa stagione sarebbero stati guai. Adesso, invece, certi meccanismi vanno da soli e durante la settimana li miglioriamo.
Questi quattro mesi sono stati un periodo in cui abbiamo fatto cose eccezionali che non sono state messe in rilievo. Si è preferito esaltare altre realtà: ritorni di fiamma e tecnici emergenti facendo passare in secondo piano le nostre imprese. Una più bella dell’altra. E questo, in tutta sincerità, mi è dispiaciuto.
Mi è mancato tanto il profumo dell’erba in questi mesi.

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Durante la squalifica ho provato amarezza, tanta amarezza. Però mi sono rafforzato. E ho capito tante cose. Il mio pensiero non è cambiato. È sempre quello di prima, quello che mi è costato 25000 € di multa e una diffida. E poi mi sono fatto un quadro preciso sul nostro mondo. C’è chi mi ha sorpreso in modo positivo e chi in maniera negativa. Ma questa è la vita. La squalifica in confronto a una grave malattia è una sciocchezza, ma vi assicuro che non è stato piacevole andare a seguire le partite da un box. Per fortuna durante la settimana ho potuto lavorare sul campo con i miei ragazzi.

Anche stavolta abbiamo sbagliato molti gol, dobbiamo essere più concreti, questo è fuori discussione. Se alla fine il Palermo avesse pareggiato avrei rinchiuso la squadra negli spogliatoi del Barbera per due giorni. Scherzi a parte, questa è una situazione che miglioreremo. In allenamento curiamo molto la fase conclusiva e continueremo a farlo con ancora più attenzione.

La partita che ricorderò sempre di questi quattro mesi è quella di mercoledì scorso. Tutti parlavano di biscotto e invece abbiamo affrontato una squadra che voleva batterci per buttarci fuori dalla Champions. Siamo stati grandi, grandissimi, prendendoci i tre punti e vincendo il girone. Non era facile. Grandi, grandissimi. Novanta minuti che non cancellerò mai dalla mia mente.
Abbiamo fatto 38 punti e siamo arrivati primi in un girone europeo difficilissimo. Sarebbe stato difficile fare di più anche se ci fossi stato io in panchina, credetemi. E come ho detto prima, non dimenticate che stiamo assieme solo da 14 mesi, mica da una vita.

Da questa situazione sono uscito più forte di prima, ma non solo io. Anche la società. Ringrazio il presidente Andrea Agnelli che non mi ha lasciato solo neppure un istante. E anche il direttore Marotta che spesso ha parlato bene di me. Come del resto era giusto che fosse.

La Juve non l’ho mai persa. E ne ho avuto conferma proprio a Palermo, dove abbiamo vinto una partita su un campo a noi storicamente ostico. I siciliani hanno un ottimo allenatore e non meritano la posizione in classifica che occupano. Vincere come abbiamo fatto noi è sinonimo di grande squadra. Non avevo dubbi, gli impegni di Coppa non hanno frenato la nostra corsa.
Adesso bisogna continuare in questo modo, senza allentare la presa. È stato fondamentale conquistare i tre punti. Abbiamo dato dimostrazione di forza. Dopo la Champions questa è un’altra battaglia vinta, altro che stress o stanchezza da Coppa. Sono convinto che andremo molto lontano in tutte le manifestazioni.

Senza di te non andremo lontano, Antonio. Grazie di tutto e andiamo a prenderci tutti insieme quei sogni che ci meritiamo. Fino alla fine.

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Insulti a Pessotto, è il momento di finirla!

Anche ieri abbiamo dovuto assistere a uno spettacolo vergognoso messo in scena da gente che non ha di meglio da fare che mettere in mostra la propria ignoranza più becera, gente che neanche meriterebbe di avere qualcosa di buono dalla vita se trova piacere a ironizzare sulla vita o sulla morte altrui.

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E invece ecco comparire a San Siro uno striscione di una ventina di metri (e vorremmo anche sapere come abbia fatto ad entrare nello stadio una simile vergogna) che recita: “Felix 36 km di volo e muro del suono rotto…mai spettacolare come il lancio di Pessotto”.
Tutto questo dopo il più ridotto, come dimensioni ma non come infamia, “Pessotto Airlines” esposto dai tifosi interisti a Torino. Ultimi due orribili episodi di una lunga serie che riguarda il dramma privato vissuto dall’attuale Responsabile organizzativo del Settore Giovanile bianconero.

Francamente non se ne può più e la Figc deve darsi una mossa. Non basta più dare quelle multine simboliche utili solo a rimpolpare le casse della stessa Federazione. Ci vogliono pene esemplari in certi casi e questo è uno di quei casi. Dato che ovviamente non succederà nulla, ci piacerebbe almeno che il Milan si dissociasse ufficialmente e condannasse pesantemente certa gente che non deve più entrare in uno stadio. Gente che merita di soffrire quello che ha dovuto patire Pessotto per arrivare a quel gesto estremo, un gesto motivato da un buco che se uno di noi porta dentro di sé nessuno si dovrebbe permettere di giudicare.
C’è una bella linea di demarcazione tra lo sfottò e l’insulto che ci possono stare in una partita di calcio e quello che riguarda la vita, la morte e l’interiorità delle persone. È inaccettabile quello che succede, è scandaloso che non ci siano mai provvedimenti seri contro certe vergogne.

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Ma poi, cosa ha fatto di male Pessotto? Un ragazzo esemplare, un avversario leale per chi giocava contro la Juve, un punto di riferimento per i compagni, una persona con una cultura e una sensibilità fuori dal comune per un mondo come quello del calcio. Mai una parola fuori posto, in grado di ricoprire più ruoli su entrambe le fasce, una fortuna per gli allenatori della Juve e della Nazionale.
Gianluca è un uomo che ha dovuto soffrire, ha pensato di mollare tutto ma poi ha reagito. E per questo merita rispetto.
Solo chi come lui ha sofferto davvero può capirlo, gli altri devono rispettarlo. Perché è vero, “da te non scappi neanche se sei Eddy Merckx”.

Ma poi, che soddisfazione si prova una volta srotolato per l’ennesima volta una striscione che deride il dramma personale vissuto da Pessotto? Che cosa prova certe gente quando intona certi cori orribili sulle povere persone morte senza motivo all’Heysel? Che cosa si prova a insultare una persona d’oro e leale come Scirea o un giovane stroncato da un destino assurdo come Andrea Fortunato?
Che piacere può dare fare certe cose? Se uno prova divertimento o piacere per simili assurdità deve avere proprio una vita vuota e povera di soddisfazioni. Ma non merita certo rispetto, dato che dimostra per prima di non rispettare le sofferenze altrui.

Chiudiamo con delle belle parole di Pessotto che dimostrano la sua sensibilità e il suo cuore, un cuore buono che non merita di essere scalfito dall’ignoranza e dall’odio:

Inseguire un pallone è come inseguire gli obiettivi della vita, ogni tanto lo puoi raggiungere, ogni tanto ti può sfuggire. Affrontare un avversario è come affrontare le difficoltà quotidiane, a volte ti supera, a volte riesci a bloccarlo, sapendo che non devi smettere di correre. Vedere il pallone gonfiare la rete, è come sentire il proprio cuore riempirsi di gioia. Grazie calcio, per avermi insegnato a vivere giocando.

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L’occasione della vita sprecata da Matri

Ha avuto l’occasione della vita per Matri, la possibilità di dare una svolta alla stagione europea della Juve e alla sua carriera, scacciando via le voci che lo vogliono sul mercato dalla scorsa estate.
Matri deve tornare a fare quello che sa, cioè segnare, e mettere da parte i cattivi pensieri e la tensione che sembra accompagnarlo da qualche mese quando scende in campo.
Ma non ce l’ha fatta neanche l’altra sera in Champions nonostante Conte gli avesse dato fiducia un po’ a sorpresa contro il Nordsjaelland. Sfortunatissimo nel colpire la traversa di testa nel primo tempo, imperdonabile nella ripresa a tu per tu con il portiere avversario in campo aperto e recuperato da un difensore. In mezzo un altro paio di buone occasioni sciupate e gli occhi sempre più pieni di tristezza, che neanche l’assist a Quagliarella può riempire davvero di gioia.

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Sembra essersi perso dentro sé stesso e all’interno dei meccanismi di gioco di Conte, il Mitra. Lui che aveva saputo subito prendere per mano la Juve scalcinata di Del Neri nella metà stagione giocata a Torino quell’anno, diventando un punto fermo dell’attacco. E da lui era ripartito Conte, rendendone un perno della prima parte di stagione della Juve caratterizzata dal tridente con Matri centrale affiancato da Vucinic e Pepe, dopo la breve parentesi del 4-2-4. E Matri non delude, con 9 gol nel solo girone d’andata, non male per chi non tira rigori e punizioni.
Ma il gioco della Juve (fortunatamente) è molto diverso da quello in cui si era imposto Matri nella metà stagione precedente. Con Conte la Juve fa la partita, gioca sempre nella metà campo avversaria con fraseggi rapidi che coinvolgono tutti fino a schiacciare l’avversario nella propria trequarti. E così il centravanti si ritrova spesso a giocare spalle alla porta, a fare da sponda x gli inserimenti dei centrocampisti e ad allargare il gioco sugli esterni. E qui Matri inizia a faticare e a palesare alcuni limiti tecnici soprattutto nello stoppare il pallone per rigiocarlo, lui che dà il meglio di sé quando si trova a puntare direttamente la porta avendola davanti, con maggiori spazi a disposizione grazie ad esempio ai contropiedi. Ma la Juve, come dicevamo, non aspetta più solo che sia l’avversario a sbagliare per giocare di rimessa, ragion per cui anche Krasic si perde ben presto all’interno del nuovo e meraviglioso progetto tattico. Conte chiede molta corsa, pressing e sacrifici anche alle punte, inoltre. E Matri fatica da questo punto di vista, perdendo spesso lucidità sotto porta perché non abituato a questi ritmi.
Eppure nella prima parte di stagione i numeri sono ampiamente dalla sua parte, con 9 gol pesanti e con il tridente che riesce comunque a metterne in evidenza i pregi. E soprattutto Matri sente forte la fiducia di Conte e della piazza, si sente un giocatore importante al centro del progetto e questo gli dà forza e gli consente di andare oltre i propri limiti.

Ma tutto cambia radicalmente al termine del mercato di gennaio. Aumenta decisamente la concorrenza in attacco con l’arrivo di Borriello, la crescita fisica e psicologica di Quagliarella dopo il grave infortunio, il miglioramento delle condizioni di forma di Del Piero e lo status di intoccabile che ormai si è guadagnato Vucinic. Nel frattempo Conte inizia a giocare sempre più spesso col 3-5-2 e Matri inizia a conoscere la panchina in nome di una concorrenza spietata. Psicologicamente il Mitra bianconero ne risente e fatica a reagire. Segna un solo gol, ma pesante come un macigno, nel girone di ritorno contro il Milan raddrizzando nel finale una partita che sembrava persa. Quella sera Matri era in panchina ma quando è entrato ha cambiato quasi da solo la partita con un gol magnifico e un altro ingiustamente annullato. Da lì in poi le cose sono molto cambiate, nonostante resti lui il miglior marcatore stagionale della Juve Campione d’Italia.

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In estate le continui voci di mercato che lo vogliono partente, insieme a quelle sulla disperata ricerca da parte della Juve del famoso Top Player, non lo aiutano dal punto di vista psicologico, perché sembra proprio essere mentale il blocco che ha colpito Matri al di là dei limiti tecnici o tattici che può avere. Quest’anno tra campionato e Champions Conte sta facendo ruotare tutte le punte, compreso Vucinic che sulla carta è il punto di riferimento offensivo, senza ottenere buoni risultati dal punto di vista realizzativo. E Matri anche e soprattutto in questa stagione dimostra di subire la concorrenza. Quando gioca appare contratto, teso, quasi con la paura di sbagliare. Contro la Roma riesce a tornare al gol fortunatamente, sette mesi dopo la prodezza di San Siro. Ma oltre un mese dopo è ancora a secco, mentre iniziano a rincorrersi le voci di mercato in attacco per gennaio dati i numeri non esaltanti neanche delle altre punte.

Ha avuto un’occasione enorme Matri e l’ha fallita, un’occasione per sé stesso e soprattutto per la Juve. Deve solo mettere da parte le paure e pensare a buttarla dentro quando ne ha l’occasione, deve dimostrare di essere davvero da grande squadra perché ne ha le qualità, I limiti possono essere migliorati col tempo se alcuni errori vengono compensati dai gol. A lui si chiede soprattutto di segnare, qualunque tipo di calcio si pratichi e con ogni sistema offensivo. Può darsi che lui preferisca giocare in contropiede oppure col tridente, ma deve smetterla di pensarci, deve scacciare i suoi fantasmi e permettere alla Juve e ai suoi tifosi di continuare a sognare.

Se sei alla Juve devi tirare fuori gli attributi soprattutto nei momenti di difficoltà e quando sembra che tutto ti sia contro. Matri deve prendere esempio da Bonucci da questo punto di vista. Il campo infatti, se dimostri carattere, può cambiare qualsiasi cosa. Ma se non ci metti del tuo, allora diventa dura.

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Conte e la Juve multati per dichiarazioni lesive

Si è conclusa la vicenda del deferimento di Conte da parte di Palazzi per le presunti frasi irriguardose nella memorabile conferenza stampa tenuta dal tecnico bianconero dopo la sentenza di secondo grado dello scorso agosto.

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I legali di Conte e della Juve si sono accordati con la Procura Federale della Figc e così la Commissione Disciplinare ha inflitto al mister bianconero 25 mila euro di multa, stessa cifra anche alla società per responsabilità oggettiva.

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Anche De Laurentis e il Napoli sono stati condannati a pagare 25 mila euro per la pagliacciata della premiazione disertata a Pechino in Supercoppa. Il presidente del Napoli dovrà anche pagare 12 mila euro per i più recenti insulti rivolti ai dei giornalisti a Milano durante una riunione in Lega Calcio.

Qualcuno temeva che la Commissione Disciplinare avrebbe potuto aggiungere una o due giornate di squalifica a Conte traendo come pretesto le “dichiarazioni lesive” ma a questo punto manca davvero un mese al meritato ritorno in panchina del mister.
Di farse ne abbiamo già viste abbastanza ultimamente, non sentivamo proprio il bisogno di aggiungerne un’altra alla lista.

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Il commento dei giornalisti che esultano al gol del Chelsea

Come ormai tutti sappiamo, ieri sera il gol del Chelsea al 94’ ha regalato una gioia immensa a due giornalisti granata come Bramardo del giornaletto rosa e Oddenino de La Stampa che hanno esultato alla grande per una soddisfazione che difficilmente la propria squadra del cuore potrà mai regalargli. E questo ovviamente ha fatto arrabbiare Conte che proprio in quel momento stava transitando nel corridoio che attraversa la sala stampa dello Juventus Stadium.

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Non ci stupisce affatto (anzi) che uno dei due, cioè Bramardo, sia un giornalaio rosa, ma ci sarebbe piaciuto vedere cosa sarebbe successo se in vita ci fosse stato ancora l’Avvocato e avesse saputo cosa ha combinato un dipendente del giornale di famiglia nei confronti della Juve, perché per quanto Oddenino possa essere di fede granata ci si aspetterebbe un minimo di professionalità. Ma del resto si sa che quando non c’è il gatto i topi ballano, tanto che già nell’estate 2006 non si ricordano affatto campagne pro Juve da parte de La Stampa, quello che un tempo era davvero l’orgoglio di famiglia.

Ma vediamo come hanno commentato stamattina l’accaduto i due protagonisti.

Comica la ricostruzione di Bramardo, che parla di “un boato dei presenti al gol di Moses” senza specificare che il “boato” era opera sua e del suo compare granata, per poi mostrare un ridicolo e falso dispiacere con un “peccato per il gol di Victor Moses a tempo scaduto, Chelsea guastafeste” da far accapponare la pelle.
Ecco l’estratto dell’articolo citato:

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“Sarebbe stata la serata perfetta, prima vittoria dopo tre pareggi in Europa, roboante, senza storia. Peccato per il gol di Victor Moses a tempo scaduto, Chelsea guastafeste, tutto da rifare per la Juve. Una doccia fredda che non è piaciuta in primis ad Antonio Conte, la beffa appresa mentre era in transito tra il box da cui assiste alle partite e la sala stampa, percorso obbligato per raggiungere lo spogliatoio. Un boato dei presenti al gol di Moses ha bloccato il tecnico della Juventus sulla porta: rapido dietrofront di un Conte furioso nei pressi della sala stampa: «C’è qualche merda che ha esultato? Chi ha esultato?”.

Ecco invece l’articolo di Oddenino, che ci dipinge un Conte alterato, proprio un cattivone perché “se l’è presa con chi guardava Chelsea-Shakhtar”, con quei poveri angioletti innocenti:

“C’è qualche merda che ha esultato?». Nel giorno della multa da 25mila euro per quei giudizi espressi contro la giustizia sportiva nella conferenza stampa di Vinovo, Antonio Conte ritrova la parola. Anzi, la parolaccia visto lo sfogo di cui è stato protagonista, nella sala stampa dello Juventus Stadium, qualche istante dopo la rete di Moses. Lo squalificato tecnico bianconero se l’è presa con chi guardava Chelsea-Shakhtar, prima di andarsene infuriato. Colpa dell’adrenalina odi quella multa inflitta dalla Disciplinare nel pomeriggio. Stessa sanzione, per l’ammutinamento di Pechino, al Napoli e al presidente De Laurentiis”.

Oddenino si è anche preso la briga di commentare in tempo reale l’accaduto, scrivendo su twitter: “Conte furioso e al limite della censura nella sala stampa dello Juventus Stadium dopo il 3-2 del Chelsea”.

Ci auguriamo che certa gente non metta più piede dentro lo Juventus Stadium, per loro c’è un bel posto che li aspetta all’Olimpico di Torino o nel cantiere del Filadelfia se e quando inizieranno mai i lavori di ricostruzione.

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Alessio e Bonucci rispondono per le rime all’Inter

Ci sono piaciute le risposte di Alessio e Bonucci indirizzate a chi non fa altro che sottolineare solo gli errori arbitrali a favore della Juve a Catania e con l’Inter, favori peraltro ininfluenti ai fini del risultato nel secondo caso.

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Tutti, da Moratti all’ultimo dei giocatori nerazzurri di oggi e di ieri, si sono sentiti in dovere in questi giorni di regalare alla stampa perle di saggezza da puritani del pallone, piangendo e piangendo per il fuorigioco di Asamoah e l’espulsione di Lichtsteiner. E appoggiati in questo dall’elite pseudo-giornalistica italica ormai ben nota e da altri virginei mestieranti pallonari da sempre esempi di purezza e candore. Come Galliani ad esempio, che parla ancora del gol di Muntari e si schiera al fianco dei cugini prescritti contro Tagliavento. Peccato che i cugini prescritti gli abbiamo sfilato da sotto il naso un derby grazie al gol annullato a Montolivo. Quel favore arbitrale per l’Inter evidentemente non è degno di nota per i media e per lo stesso Galliani. Come il mancato rigore su Gomez a San Siro, il gol in fuorigioco di Pereira a Verona e i due gol irregolari a Bologna ad esempio. Sono proprio delle vittime del sistema quelli della banda degli onesti.

E Alessio ha fatto notare alcuni di questi episodi, oltre a ricordare giustamente la vittoria della Juve a San Siro l’anno scorso contro l’Inter nonostante il mancato rigore clamorosamente negato a Marchisio con annessa espulsione di Castellazzi. Vittoria senza strascichi polemici:

Bisogna anche saper vincere. Noi l’anno scorso, a questo punto, avremmo dovuto pensare che fosse un errore voluto quello su Marchisio, steso, falciato da Castellazzi dato che non è stato concesso né il rigore né  l’espulsione. Però è facile poi parlare sempre di arbitri, che credo vadano difesi sempre, non soltanto quando viene dato qualcosa a favore. Rimanendo all’Inter, devo pensare anche ultimamente al calcio di rigore non dato al Catania, oppure al gol di Pereira in fuorigioco. Dobbiamo pensare male allora? Credo di no. Quindi lasciamo stare gli arbitri, pensiamo che non sono sereni a mio avviso perché si parla sempre durante la settimana di polemiche. Quindi lasciamoli lavorare e tutti ne trarremo sicuramente dei benefici.

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Ancora più lapidario il commento di Bonucci, un bianconero vero, l’ultimo a mollare contro l’Inter, l’ultimo a smettere di crederci e a tentare di caricarsi i compagni sulle spalle. L’unico ad andare sotto la Sud a fine partita, con gli occhi pieni di lacrime per la sconfitta. Ecco le sue parole:

Io mi rimetto alle parole che ha detto il mister. Premesso che l’arbitro è un essere umano e quindi può sbagliare, credo che quelli italiani siano i migliori a livello europeo. Purtroppo ci sono delle persone e dei tipi di carattere: la Juventus, come società, ha uno stile, e lo ha portato avanti anche quando è stata messa all’angolo negli anni passati senza vere e proprie colpe. Non ha mai detto quello che è stato detto dalla società Inter in questi due giorni, quindi credo che il calcio sia bello perché va goduto come sport e non attraverso polemiche.

C’è chi dunque, come Moratti, preferisce fare allusioni gravissime sulla Juve e sul sistema arbitrale (con il benestare di Abete per giunta, che in questi casi fa sempre orecchie da mercante) e chi preferisce riportare i fatti semplicemente.

C’è chi ha stile e chi no, in pratica.

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Il “fastidio fisico” di Mencucci

A Firenze ultimamente gli argomenti più gettonati sembrano essere quelli riguardanti le faccende torinesi.

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Così tra una dichiarazione sulla Fiat e l’altra da parte di Della Valle, ecco che l’amministratore delegato viola Mencucci ha voluto commentare la fine dell’imbattibilità della Juve con queste parole:

Sono contento che la Juventus abbia perso e si sia finalmente fermata, la sua imbattibilità cominciava a darmi un fastidio fisico, la sua troppa presunzione non mi piaceva. È un bene che i nerazzurri, tra l’altro protagonisti di una grande partita, abbiano battuto con merito la Signora. È una cosa positiva per tutto il campionato.

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Vorremmo ricordare a Mencucci che lo scudetto si vince a maggio, e non è certo una sconfitta (peraltro la prima dopo una vita) a precludere la possibilità che a breve la Juve potrà procuragli ancora quel “fastidio fisico” di cui parla essendo comunque ancora in testa. Ce lo immaginiamo quel “fastidio fisico” dopo lo 0-5 del Franchi di qualche mese fa, giustificato dal fatto che di mezzo c’era la sua Fiorentina a differenza della partita di sabato sera.

Ma l’antijuventinità è un classico senza tempo, che va anche oltre l’amore per la propria squadra soprattutto in una piazza come quella fiorentina così povera di successi calcistici.

È sempre consigliabile avere in casa qualche medicinale utile a digerire i successi bianconeri per certe persone.

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L’illustre parere di Bonolis sulla simpatia bianconera

Riportiamo le parole con cui Paolo Bonolis ha commentato la dichiarazione di Andrea Agnelli durante l’Assemblea degli Azionisti con cui il presidente bianconero ha ricordato una verità sacrosanta, cioè come la Juve sia “la squadra con più tifosi, ma anche quella più odiata”:

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“Odiare mi sembra una parola eccessiva. Sicuramente la precedente gestione juventina (quella della Triade, ndr) non ha fatto nulla per rendere la squadra simpatica: c’è stato un periodo in cui vincevano – e sono i giudici a dirlo – non solo perché erano i più forti. Ora non sarebbe male se Agnelli avesse la grazia di tagliare i ponti con quel passato: e invece pretendere le 3 stelle e mostrarle allo stadio, oltre che un’azione nel senso contrario è un gesto di scortesia verso la legge”.

Vorremmo precisare che una squadra di calcio non ha certo l’ambizione di essere simpatica perché i tifosi (e gli azionisti che cacciano i soldi) chiedono vittorie e trofei, non certo sorrisini, smancerie varie, umorismo e pacche sulle spalle. La simpatia la lasciamo volentieri ai comici di professione o ai pagliacci del circo, dalla nostra squadra pretendiamo altro visto che in una competizione sportiva l’ambizione di tutti è quella di vincere.
Certo, ci sono squadre simpatiche. Come l’Inter, che dal 1990 al 2006 è stata una squadra simpaticissima per milioni di tifosi, un po’ meno immaginiamo per quelli nerazzurri. Ricordate quel periodo? Le disavventure sportive della squadra morattiana erano ormai terreno fertile per sketch comici o barzellette, persino un po’ inflazionate ormai dopo tutti quegli anni. Consuete spese faraoniche estive e addetti ai lavori che consegnavano lo scudetto di agosto all’Inter…salvo poi doversi ricredere durante la stagione. E non è che l’Inter arrivava sempre seconda, anzi, sarà successo un paio di volte. Come quel 5 maggio, giornata in cui l’Inter è diventata ancora più simpatica per una marea di gente o più semplicemente una barzelletta ambulante.
Noi tifosi della Juve per fortuna ci intendiamo poco di questo tipo di simpatia, che francamente neanche ci interessa conoscere.

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E tra l’altro vorremmo ricordare che la sentenza di Napoli ha stabilito che nessuna partita della stagione 2004/05 risulta alterata, quindi su quale base si può affermare “c’è stato un periodo in cui vincevano – e sono i giudici a dirlo – non solo perché erano i più forti”? Forse ce lo potrebbe spiegare solo chi è più simpatico di noi.

E se le 3 stelle sono “un gesto di scortesia verso la legge” vorremmo sapere come si possono definire certe telefonate nascoste e lasciate cadere in prescrizione, come si può definire quello che sta venendo fuori dal processo Telecom, con una squadra che spiava arbitri, designatori, dirigenti avversari e federali e giocatori, con clamorose connessioni con la nascita di quello che sarebbe diventato Calciopoli (meglio conosciuto come Farsopoli), oltre a come si può definire la pratica di falsificare passaporti e truccare i bilanci.

Si può forse definire simpatia questa? Per qualcuno che si vanta di un certo smoking bianco simbolo di purezza e onestà evidentemente sì.

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Nordsjaelland-Juve, il personaggio: Nicklas Bendtner

Copenaghen assume sempre più i connotati del crocevia fondamentale, dello snodo decisivo, dell’esame da superare per la Juve in formato europeo.
Praticamente perfetta in Italia e altalenante in Champions fino a questo momento, la squadra di Conte deve vincere, senza se e senza ma, contro il Nordsjaelland per continuare a cullare ambizioni europee. Dopo la prova di forza nella rimonta di Londra sul campo dei campioni in carica del Chelsea e dopo la prova opaca contro il frizzante Shakthar nell’atmosfera surreale dello Stadium, ora la Juve si trova davanti la squadra danese esordiente in Champions dopo aver vinto per la prima volta nella sua storia (recente, essendo nata nel 1991 col nome di Farum Ballklub, diventando Nordsjaelland solo nel 2003 dopo un cambio proprietario) il campionato.

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Servono 6 punti nelle due sfide contro i danesi, non si può sbagliare.

Si parte da Copenaghen, dove gioca le sue partite europee il Nordsjalleand essendo lo stadio della cittadina di Farum, un sobborgo della capitale di 19mila abitanti da dove nasce la favola di questa squadra, troppo piccolo per ospitare competizioni Uefa.
Serve una svolta alla Juve europea, soprattutto in attacco. Tornerà Vucinic, chi affiancargli? Noi riteniamo che Bendtner possa essere la chiave di questa partita. Oggetto misterioso fino a questo momento e utilizzato solo in una decina di minuti contro il Chievo. Il ragazzo però si sta allenando bene e con impegno, la cura Conte sta dando i suoi frutti come dimostrano le due buone prestazioni della scorsa settimana con la nazionale danese. Un gol decisivo contro la Bulgaria e tante sportellate e sponde aeree contro l’Italia, con tanto di gol di testa annullato. Lo stesso Nicklas ha detto di sentirsi molto in forma grazie agli allenamenti a cui si è sottoposto a Vinovo, tanto che al termine della gara contro la Bulgaria ha dichiarato di non sentirsi minimante stanco nonostante i 90 minuti giocati, grazie alla mole di lavoro a cui l’ha sottoposto lo staff bianconero.

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Nicklas è pronto, la sensazione è che a questo punto abbia solo bisogno di una chance. Ci sentiamo di sbilanciarci nel dire che se Conte decidesse di schierarlo contro i suoi connazionali, segnerebbe di sicuro. Contro il Chievo aveva gli occhi giusti, che facevano trasparire quella fame che chiede Conte ai suoi uomini. In questi oltre 50 giorni passati a Torino dovrebbe aver assimilato gli schemi e i movimenti richiesti da Conte, oltre ad aver recuperato la forma fisica che non poteva essere al top avendo saltato gran parte della preparazione con l’Arsenal.

Bendtner torna a Copenaghen, la sua città natale, e vuole farlo da protagonista. L’ambiente potrebbe esaltarlo, conosce gli avversari e si sente davvero un giocatore importante in Danimarca come dimostra il suo score con la nazionale e il riconoscimento di miglior calciatore danese dell’anno vinto nel 2009.

Bendtner non ha mai giocato nella massima divisione danese essendosi trasferito appena sedicenne nell’Arsenal, ma con la nazionale biancorossa ha giocato in tutte le compagini, dall’Under 16 fino a quella maggiore, bruciando le tappe come sempre nella sua carriera. Con la nazionale maggiore vanta 21 reti in 53 presenze, tra cui 2 gol all’ultimo Europeo e 1 all’ultimo Mondiale, mentre con l’Arsenal ha totalizzato 46 gol in 155 presenze. In particolare sono 9 le marcature di Nicklas in Champions nelle 29 partite da lui giocate. Memorabile la sua tripletta ai danni del Porto nel marzo 2010 all’Emirates Stadium.
Queste statistiche per dire che a livello internazionale Bendtner c’è, ha la capacità e l’esperienza, nonostante la giovane età, per poter essere decisivo o almeno utile alla causa di questa Juve, magnifica fino a trequarti campo per poi spesso incepparsi sul più bello e dover per questo soffrire più del dovuto per portare a casa il risultato.

Diamo una chance a Bendtner in terra danese, a casa sua, e vedrete che non ci deluderà.

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