Una settimana a dir poco nevrotica. Almeno per me. Almeno per me che vorrei vincere sempre e che, dal divano, grinta e rabbia non mi mancano. Solo che grinta e rabbia sono rimaste sul divano. Non in campo.

Advertisment

Purtroppo non so vedere il lato positivo quando ho intravisto scarsa lotta e poca lucidità. Lotta e lucidità che sarebbe state sufficienti per portare a casa i 3 punti ieri.

I germi di Roma-Juve hanno continuato a imperversare nell’ambiente bianconero. Il pericolo di alzare il piede dall’acceleratore, come fatto martedì sera, non è tanto per la partita in sé, ma per le partite che vengono. Ed ecco la frittata.

Prima osservazione: non parliamo di grande Lazio, di eccezionale partita di Reja. Qualche cross, qualche tiro da fuori. Con due grandi occasioni, per carità: Klose di testa e miracolo di Storari, palo di Keita con un bellissimo tiro a giro. Poi il nulla.

La Juve ha deciso di fermarsi, di farsi male da sola. Manovra lenta e svogliata, pochi inserimenti dei centrocampisti, difesa molto poco concentrata. La rabbia e l’attenzione che hanno portato 12 vittorie consecutive sono svanite di colpo. E così siamo stati infilati facilmente dagli avversari. Gervinho prima, Klose ieri.

Con un Conte un po’ in confusione e su cui ho da dire qualcosa. Non si discute nemmeno il valore di conoscenze tattiche e didattiche del Mister, ma queste due ultime partite mi lasciano l’amaro in bocca. Il 3-5-2, a mio modestissimo avviso, è applicabile solo e soltanto quando ci sono gli 11 titolarissimi. Ne mancasse anche solo uno, allora bisognerà pensare a moduli alternativi. Inoltre, ieri sera ha dimostrato una volta di più come non si fida della panchina e piuttosto spreme i ragazzi in campo fino all’ultimo secondo rinunciando ai cambi. Inaccettabile in una stagione lunga e logorante e con l’Europe League alle porte.

Advertisment

Ieri sera si è vista la confusione dopo l’uscita di Asamoah. Si è passati da un 4-4-1 a un 4-3-1-1 per terminare con un 4-3-2. Senza contare che il momento migliore nella ripresa si è avuto con il 3-4-2, con Lichtsteiner sulla linea dei difensori e i centrocampisti centrali a scambiarsi spesso la posizione.

Al netto dei numeri tattici, ciò che è mancata è stata comunque l’applicazione. Da parte di Conte e da parte della squadra. In 180 minuti di una Juve abulica, Roma e Lazio non ci hanno mai messo davvero in difficoltà, se non con qualche cross e qualche tiro da fuori. Spacciandole per imprese, ciò che ne è uscito fuori è che sconfitta e pareggio sono stati determinati solo dalla Juve e dal fatto che non ha giocato le due partite.

Un periodo di appannamento ci sta, può anche pesare il fatto che la squadra abbia svolto un duro lavoro di richiamo della preparazione. Ci sta tutto, ma una grande squadra vince anche quando il fisico è giù, quando la mente cala. Non possiamo pretendere di giocare a mille, di correre sempre più degli avversari e di praticare un gioco sempre spettacolare. Dobbiamo imparare a vincere anche quando giochiamo male e quando abbiamo poca benzina.

E ora l’Inter. Non sarà accettata una prestazione come quella di martedì o come quella di ieri sera. Non sarà accettata una Juve molle. Proprio contro l’Inter, proprio dopo il caso Vucinic-Guarin, proprio dopo adesso che dobbiamo divertirci. Ritroviamo la gioia di lottare.

P.S.

Cambi, questi sconosciuti. Io me la sarei giocata in modo diverso ieri. Visto che Bonucci ha lanciato più palloni ieri che in tutto il campionato, in sofferenza per un regista puro, avrei inserito Pirlo al posto di Marchisio per sfruttare i suoi assist e lanci illuminanti. E nell’ultimo quarto d’ora, vista la rabbia nel cercare solo e soltanto il gol, avrei tolto Tevez per Quagliarella (non sia mai, come a Parma, ti tira fuori il solito tiro pazzo).

Advertisment