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Tag: klose

Lazio-Juventus 1-1 Senza ritmo e senza voglia

Una settimana a dir poco nevrotica. Almeno per me. Almeno per me che vorrei vincere sempre e che, dal divano, grinta e rabbia non mi mancano. Solo che grinta e rabbia sono rimaste sul divano. Non in campo.

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Purtroppo non so vedere il lato positivo quando ho intravisto scarsa lotta e poca lucidità. Lotta e lucidità che sarebbe state sufficienti per portare a casa i 3 punti ieri.

I germi di Roma-Juve hanno continuato a imperversare nell’ambiente bianconero. Il pericolo di alzare il piede dall’acceleratore, come fatto martedì sera, non è tanto per la partita in sé, ma per le partite che vengono. Ed ecco la frittata.

Prima osservazione: non parliamo di grande Lazio, di eccezionale partita di Reja. Qualche cross, qualche tiro da fuori. Con due grandi occasioni, per carità: Klose di testa e miracolo di Storari, palo di Keita con un bellissimo tiro a giro. Poi il nulla.

La Juve ha deciso di fermarsi, di farsi male da sola. Manovra lenta e svogliata, pochi inserimenti dei centrocampisti, difesa molto poco concentrata. La rabbia e l’attenzione che hanno portato 12 vittorie consecutive sono svanite di colpo. E così siamo stati infilati facilmente dagli avversari. Gervinho prima, Klose ieri.

Con un Conte un po’ in confusione e su cui ho da dire qualcosa. Non si discute nemmeno il valore di conoscenze tattiche e didattiche del Mister, ma queste due ultime partite mi lasciano l’amaro in bocca. Il 3-5-2, a mio modestissimo avviso, è applicabile solo e soltanto quando ci sono gli 11 titolarissimi. Ne mancasse anche solo uno, allora bisognerà pensare a moduli alternativi. Inoltre, ieri sera ha dimostrato una volta di più come non si fida della panchina e piuttosto spreme i ragazzi in campo fino all’ultimo secondo rinunciando ai cambi. Inaccettabile in una stagione lunga e logorante e con l’Europe League alle porte.

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Ieri sera si è vista la confusione dopo l’uscita di Asamoah. Si è passati da un 4-4-1 a un 4-3-1-1 per terminare con un 4-3-2. Senza contare che il momento migliore nella ripresa si è avuto con il 3-4-2, con Lichtsteiner sulla linea dei difensori e i centrocampisti centrali a scambiarsi spesso la posizione.

Al netto dei numeri tattici, ciò che è mancata è stata comunque l’applicazione. Da parte di Conte e da parte della squadra. In 180 minuti di una Juve abulica, Roma e Lazio non ci hanno mai messo davvero in difficoltà, se non con qualche cross e qualche tiro da fuori. Spacciandole per imprese, ciò che ne è uscito fuori è che sconfitta e pareggio sono stati determinati solo dalla Juve e dal fatto che non ha giocato le due partite.

Un periodo di appannamento ci sta, può anche pesare il fatto che la squadra abbia svolto un duro lavoro di richiamo della preparazione. Ci sta tutto, ma una grande squadra vince anche quando il fisico è giù, quando la mente cala. Non possiamo pretendere di giocare a mille, di correre sempre più degli avversari e di praticare un gioco sempre spettacolare. Dobbiamo imparare a vincere anche quando giochiamo male e quando abbiamo poca benzina.

E ora l’Inter. Non sarà accettata una prestazione come quella di martedì o come quella di ieri sera. Non sarà accettata una Juve molle. Proprio contro l’Inter, proprio dopo il caso Vucinic-Guarin, proprio dopo adesso che dobbiamo divertirci. Ritroviamo la gioia di lottare.

P.S.

Cambi, questi sconosciuti. Io me la sarei giocata in modo diverso ieri. Visto che Bonucci ha lanciato più palloni ieri che in tutto il campionato, in sofferenza per un regista puro, avrei inserito Pirlo al posto di Marchisio per sfruttare i suoi assist e lanci illuminanti. E nell’ultimo quarto d’ora, vista la rabbia nel cercare solo e soltanto il gol, avrei tolto Tevez per Quagliarella (non sia mai, come a Parma, ti tira fuori il solito tiro pazzo).

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Come al Totocalcio: bisogna fare 13

La Juve torna a Roma. Dopo l’allenamento di martedì sera, la squadra allenata da Conte torna nella Capitale e stavolta è campionato. Cioè ci si aspetta un atteggiamento da partita vera da parte dei bianconeri.

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Reja ha caricato i biancocelesti per cercare solo e soltanto la vittoria, senza nessuna paura. Mentre l’esperienza di Klose ha suggerito al tedesco di rilasciare frasi di falsa arresa del tipo “un miracolo pareggiarla”. Frasi di circostanza in entrambi i casi, frasi che non devono tranquillizzare la Juve.

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Sfida tosta, gara insidiosa. Conte cerca di allungare la striscia positiva di vittorie. In realtà si cerca di dare ancora uno strappo al campionato. Fra un mese comincerà il duro impegno di Europa League, competizione che, a questo punto, diventa focale per la crescita internazionale della Juve.

Non è e non sarà mai la Champions, né siamo in grado di calpestare la nostra dignità intellettuale considerandola come vera Champions (ricordate le frasi dei tifosi nerazzurri?), ma certamente un cammino importante di giovedì sera permetterà di crescere in autostima e valore internazionale. Senza contare che è un trofeo è un trofeo.

Conte ha evitato la conferenza pregara. La stampa continua a cercare occasioni per scombussolare l’ambiente juventino. Da Buffon e la D’Amico a un Conte lontano da Torino, dall’irrispettoso Marotta a “bisogna cedere uno fra Pogba e Vidal”. Trasformiamo queste bufale in rabbia. Rabbia agonistica. E riversiamola sulla Lazio. Stasera.

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Juventus-Lazio 4-1 Nel segno di una bellezza tecnica superiore

Petkovic sceglie una formazione che ha una funzione importante: non prenderle. Tutti dietro, coperti. L’hanno chiamata “tattica attendista”, in realtà il nome corretto è catenaccione. Uno dei pochi antidoti alla strapotenza bianconera. Conte non tocca nulla del suo 3-5-2 e si affida ancora alla coppia Vucinic-Tevez.

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Primo Tempo

La prima frazione di gioco esprime un canovaccio semplicissimo: la Juve costruisce e fa il gioco, la Lazio difende tutta nella propria metà campo per sfogarsi soltanto in contropiede. Pirlo e Pogba impostano l’azione a proprio piacimento, mentre Lichsteiner ara la fascia destra con la consueta efficacia. E’ Tevez il più in palla: la condizione cresce e il talento argentino si mette in mostra. Accelerazioni e dribbling, più assist e idee.

Una Juve molto paziente attacca la Lazio frontalmente e passa grazie a un’invenzione di Pogba. Il francesino riceve a ridosso dell’area di rigore e libera con un tocco delicato Vidal che scappa alle spalle dei difensori. Stop immediato del cileno e delizioso tocco d’esterno che mette fuori causa Marchetti. Prima marcatura in campionato per il Guerriero che si ripete al minuto 26. Stavolta il lancio illuminante è di Bonucci che, complice una difesa inerme dei biancocelesti, imbecca il cileno che offre il bis stavolta di sinistro. Juve in grande spolvero, con un gioco molto più veloce dalla trequarti in su, soprattutto per la presenza di un Tevez sempre più agile.

Arturo Vidal: fra i più forti centrocampisti al mondo

Quasi come un attaccante: gli inserimenti di Vidal spaccano il match

La Lazio prova a dare un senso alla presenza in campo. I tiri da fuori sembrano l’unica strategia per chi fatica ad arrivare vicino all’area di rigore e quasi risultano una strategia interessante. Un bolide di Hernanes inganna Buffon che respinge corto e Klose finalmente firma una rete contro il portiere bianconero. La Lazio, capito il giochetto, ci proverà ancora da fuori con Hernanes e Candreva sempre respinti, poi il solito sinistro di Radu. Qualche angolo pericoloso, ma poco più.

Da segnalare un placaggio di Cana su Tevez: è rigore solare, ma a Tagliavento non va giù e tutto passa in cavalleria. L’arbitro si ripete su una evidentissima spinta su Tevez al limite dell’area, ma fischia punizione contro l’argentino. Se la cava pure Hernanes che solo al terzo fallo duro viene ammonito, ma solo perché i bianconeri accennano una protesta di gruppo.

Secondo Tempo

Al fischio di Tagliavento la Lazio tenta un’operazione di emulazione mal riuscita. Prova una sfuriata, ma sfortuna vuole che Vucinic si sia messo le scarpette di calcio lasciando le ciabatte nello spogliatoio. E in 5 minuti la partita muore.

Strappo decisivo di Bonucci che decide di firmare il secondo assist: Tevez viene incontro, la difesa laziale si apre e Vucinic si infila. Il tocco morbissimo col quale manda all’aria Marchetti da posizione defilata è dolcissimo come solo il suo piede sa essere. Mirko: ma perché non giochi sempre così? Già perché il montenegrino rischia subito la doppietta 60 secondi dopo. Prende palla sulla trequarti, si gira, Tevez gli porta via un uomo lanciandosi alla sua destra, ma Vucinic si infila in area e con la punta spara sul corpo di Marchetti. Lazio salva, ma è l’azione che ammazza la partita. La Lazio non riuscirà più a svegliarsi da questo cazzotto.

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La mano di Hernanes è un verdetto: il brasiliano, visibilmente nervoso, tenta di andare di testa, ma schiaccia come la famosa giocatrice di un cartone animato. Il motivo per cui il giallo non deve essere estratto risiede in quella perversa senza di antijuventinismo di cui è preda mezza Italia. Compreso il buon Sebino Nela che ha dovuto commentare delle sublimi giocate tecniche.

Tevez conferma il motivo per cui Conte lo insegue da tre anni. Un piccolo concentrato di potenza e fantasia, perfettamente integrato in un orologio di squisito valore quale è la manovra bianconera. Esaltata da un Vidal in formato mondiale e un Pogba che colleziona colpi di estrema classe sfoderati con la proprietà di un mago della PlayStation. Di colpo quel “ci siamo indeboliti” sembra travestirsi nell’ennesimo bluff che Conte ha voluto giocare a chi “ci gufa contro”.

La maglia numero 10 di Tevez

La numero 10 è sulle spalle giuste. Inserimento di Tevez prepotente nella Juve di Conte

E poiché l’unico obiettivo del match è cercare una sola firma ancora nel tabellino, ecco le due sfuriate. Vidal si avvicina lentamente in area di rigore, scambia con Tevez che arretra, poi di colpo si gira e serve ancora Vidal che chiude il triangolo. Il tiro a giro di Tevez sbatte contro la traversa mentre lo stadio urla di dolore. Ma l’attesa sarà breve. Palla a Tevez a limite servito ancora da Vidal, l’argentino si gira in un fazzoletto con una sterzata poderosa, palla sul destro e piattone morbidissimo sull’angolo più lontano. Marchetti tenta, ma è inutile. Terzo gol in tre partite. Se la Juve aveva bisogno di una seconda punta più efficace, beh… benvenuto Carlitos!

Chiave Tattica

L’organizzazione di gioco della Juve è imbarazzante se rapportata all’unico schema laziale e cioè accelerazione del centrocampista di turno e botta da 40 metri. Buffon a metà del secondo tempo, rinunciando all’ennesimo rimprovero per i propri compagni, ha guardato verso i telecameristi mostrando uno sguardo perplesso: ma siamo su Scherzi a Parte?

La difesa a 4 di Petkovic non riesce a respingere gli attacchi di Conte. Asamoah è bassissimo quando la Juve si difende, quasi a formare una linea a 4. Lì Candreva non troverà mai spazio, mentre Cavanda gira a vuoto rimbalzato più volte verso un giro palla sterile. Di contro la Juve mostra una voglia di costruire azioni anche belle. Merito dell’innesto di Tevez che ha alzato clamorosamente l’asticella della qualità.

Con l’argentino e Mirko Vucinic prima punta, la Juve acquista un’altra pedina con cui può imbastire azioni molto complesse. Se Vucinic va verso il centrocampista, Tevez si allarga e i due interni si infilano. Più Vidal di Pogba e da qui sono nate due reti. Lichsteiner spinge e tiene a bada Lulic, mentre Asamoah è molto più timido. Lì scorazza ora Tevez e ora Vucinic e la Lazio non ci capisce nulla.

Il gol di Vucinic per il momentaneo 3-1 della Juve sulla Lazio

Le verticalizzazioni hanno nuovamente messo in crisi la difesa laziale: frutto di schemi provati. Qui il gol di Vucinic

Rispetto a un anno fa, con Tevez a galleggiare alle spalle della prima punta, la Juve riesce meglio a sfrondare la selva di gambe in mezzo al campo e a trovare lo spazio giusto per entrare in area. Inoltre è sempre Tevez a garantire un’opzione importante: il tiro dal limite. Una parata, una traversa e un gol. A Conte l’obiettivo di trovare le giuste idee per valorizzare Llorente per adesso in panchina.

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Da Petkovic a Klose, passando per il sito della Juve

Bellissima serata. Ancora più bella se si ripensa al precampionato. Con diversi protagonisti che vale la pena di confrontare.

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Lichtsteiner e il passato

Il primo è Stephan Lichtsteiner. Alla Juve ha avuto modo di assaporare le vittorie, le prestazioni spumeggianti, quel livello calcistico che a Roma, ci perdoneranno, non poteva certo raggiungere. Grazie al supporto di Antonio Conte col quale condivide una spasmodica voglia di lottare e correre.

Al momento del cambio il bianconero saluta i tifosi e alza il pugno. Quattro volte, in realtà di più, ma il pugno al cielo simboleggiava un dominio assoluto “in casa loro”. Ha un passato nella Lazio, ma per quale motivo non doveva festeggiare visto che da ormai 3 anni veste bianconero con cui ha vinto già quanto la Lazio ha vinto nel corso di tutta la sua storia (almeno restando agli scudetti)?

Non ha insultato nessuno, ha solo esultato: la differenza in Italia è sempre nascosta o evidenziata solo quando fa comodo. Ci dispiace anche per Pino Insegno, ma godiamo più di Lichsteiner a vedere un protagonista della serata festeggiare con noi. E questo perché è giusto proprio così nel rispetto di noi tifosi bianconeri.

Lotito e l’incasso

Che si tenga l’incasso, anzi no: ci vediamo in Tribunale. Latino o non latino, la Juve le ha suonate per benino a un Presidente a cui troppa luce sta dando alla testa. Si plachi i bollenti spiriti, riassesti il bilancio di questa ultima campagna acquisti, e compri una seconda punta degna del campionato che la Lazio vorrà fare.

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Per il resto, con tutti i favori del caso, con l’appoggio allucinante della Lega, giocare all’Olimpico è servito meno di quanto pensasse: solo a rendere più amara la sconfitta e forse a caricare maggiormente la squadra juventina. A posteriori, un grazie Presidente.

Petkovic e Klose: qualcuno mente

“La Juve è stata furba, noi un po’ naif”. E chi lo capisce? Parole e musica di Petkovic, il significato è roba da tralasciare a Discovery Channel. Sappiamo solo che Petkovic è un abile stratega e un buonissimo allenatore, ma per sua sfortuna di è trovato di fronte il più bravo, il migliore e la sua idea di 4-5-1 o di 4-1-4-1 è naufragata. Che vuol dire furba? E che vuol dire naif? Nei campetti di periferia si userebbero parole come “maliziosa” e “polli”, ma lasciamo stare. Ci fidiamo della buona fede di Petkovic, perché appena un anno fa quel “furba” fu usato dai napoletani per giustificare una mazzata ancora più pesante di questa.

Ci sarebbe da prendere a esempio il gesto di Klose. Mentre Gigi Buffon alzava il trofeo, lui da lontano ha applaudito. Tanto di cappello a uno straordinario 35enne che Moggi cercò a suo tempo di prendere per sostituire Trezeguet. Tanto di cappello perché in quell’applauso c’è tutto lo strapotere della Juve e l’atteggiamento civile di chi dovrebbe sempre rispettare il verdetto del campo.

Lazio e Napoli: trova le differenze

Infine, complimenti alla Lazio per aver tenuto alto il livello di dignità dell’Italia. Appena un anno fa una certa squadra compì un gesto ignobile su cui pochi giornalisti avevano affondato come avrebbero dovuto fare. Serve rispetto per l’avversario, per il campo, per gli organizzatori.

Stavolta la medaglia del secondo posto è stata regolarmente consegnata. In fondo secondi non piace a nessuno, ma è sempre un buon piazzamento. Essere più forti, schiantare l’avversario, non è certo una colpa, solo un merito. Così chi ha visto dall’estero la partita (un buon numero) ha potuto apprezzare che in Italia qualcosa da salvare c’è ancora.

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Ciclo di ferro: si parte con la Lazio

Che partite! Intense e particolari, decisive come qualunque altra partita da giocare, certo una un po’ più decisiva delle altre. Due fortissime squadre da affrontare, una che deve venire via dalla retrocessione. Tutto in 8 giorni.

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Prima la Lazio, poi il Chelsea e poi il Milan. Con un dato che verificheremo già questo pomeriggio: la Juve è in crescita sotto il profilo fisico.

Test importante contro Petkovic, uno dei più preparati allenatori della Serie A. Test importante anche alla luce dell’assenza di Pirlo che a questo punto potrà riposare per martedì sera. Al suo posto Paul Pogba del quale si è sottolineato il comunicato bianconero – mai veramente analizzato a fondo – e non la risposta di Pogba che fa ben sperare per il futuro. Questo ragazzo oltre al fisico e alla tecnica ha pure cervello. Guardando in casa nostra, a Bari Vecchia, sembra già un mezzo miracolo.

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Complicato che Conte, proprio con i dati registrati su corsa e reattività, ricorra al pesante turnover. Probabile che faccia riposare qualcuno fra Barzagli e Chiellini, uno fra Vidal e Marchisio nel secondo tempo, Asamoah nella ripresa. In realtà sarà squadra tipo, con Isla che sulla destra scavalca Lichtsteiner almeno sul piano della disciplina. La girandola riguarda più l’attacco: Quagliarella si è guadagnato coi fatti una maglia da titolare, e in questo momento Giovinco appare intoccabile. Vucinic, Matri e Bendtner si giocheranno il primo ingresso a partita in corsa. Da verificare le condizioni di Vucinic, il genio su cui stiamo leggendo una serie infinita di amenità sulla stampa. Sì, con Giovinco, Quagliarella e Vucinic la Juve fa paura.

Paradossale pensare invece che in attacco servirebbe uno come Klose, stasera avverario. Il tedesco 34enne è una forza della natura, un killer, un uomo d’area che la Juve cerca sin da quando Trezeguet ha abbandonato Torino (rettifico: è stato costretto ad abbandonare Torino). Dietro di lui agirà sicuramente Hernanes, in un centrocampo interessante quanto quello bianconero per qualità e numeri. Occhio all’ex Candreva che con Petkovic sta scoprendo una dimensione importante.

Il destino gioca brutti tiri. Stasera non ci sarà Stefano Mauri, uno dei giocatori più coinvolti nel vero scandalo del Calcioscommesse e più protetti. Regolarmente in campo nonostante i documenti che sembrano inchiodarlo. Conte in tribuna, stasera lui direttamente a casa. Un po’ ci fa piacere.

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Quinta giornata di campionato: fra miracoli e scivoloni

Eh già, quando al bar senti parlare di miracoli riferendosi alla doppia vittoria delle milanesi, allora e solo allora capisci che la vita è davvero bella e giusta. Di fatto si tratta di miracolo: una vince dentro, una vince fuori. La seconda, quella che ha vinto fuori, conferma la regola di essere più provinciale di quanto il tecnico non sa (o non capisce, evidentemente); la prima che vince in casa… vince ed è già una grossa sorpresa in questo avvio di stagione.

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Chissà, il destino gioca sporco alle volte. Con Allegri lontano dal campo il Milan ritrova un minimo di gioco e la vittoria. Tre punti importanti per scuotere una classifica che è comunque pesante dopo cinque giornate. Il Faraone riporta un po’ di allegria, ma Allegri non può dirsi soddisfatto. Galliani pensa al cambio di modulo, Tassotti si propone come sostituto… e Allegri pare sempre più lontano da un ruolo di autorità. Dove può arrivare questo Milan lo sapremo solo a fine campionato, perché gli acquisti sembrano buttati lì, tanto per fare numero, e certo non si deve dimenticare che il Cagliari era il miglior avversario che potesse capitare in questo momento.

Anche Stramaccioni dovrà riflettere. Fuori Snejder… dentro l’Inter? Anche qui c’è da capire se Strama è un prestanome di qualcuno in società, perché il cambio di modulo pare una forzatura più che una scelta oculata. E se fuori casa inanelli cinque vittorie e dentro casa inanelli una serie di brutte figure, allora bisognerà rivalutare la frase di Mondonico. Provinciali lo sono i campioni che sposano l’umiltà per rimanere campioni. Vien da pensare che è un bene che Stramaccioni non l’abbia capito. Attendiamo però un minimo di moviola sul gol in fuorigioco di Alvaro.

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La Roma torna a casa. Ciro Ferrara la imbriglia per benino e strappa 1 punto importante all’Olimpico. Segna Totti, ma festeggerà solo lui al fischio finale. I giallorossi ringrazia CONI e FIGC per la vittoria a tavolino perché a questo punto sarebbe interessante capire dove veramente sarebbe se avesse giocato contro il Cagliari. Prende gol, ancora una volta, e rischia più volte. Brutto, brutto spot per l’Italia la non stretta di mano fra Ciro (che in verità comprendiamo) e Zeman.

Lezione di stile al San Paolo: “Sì, l’ho toccata con la mano”. Parole e musica di Klose, un tedesco che l’Italia fortunatamente non l’ha capita ancora. Punizione pesantissima per la Lazio di Petkovic, e un Napoli con un Cavani in più. Il risultato è largo e non si può non calcolare che l’Europa ha pesato tantissimo in casa biancoceleste. Due sconfitte, un po’ diverse, ma son sempre zero punti che tengono ferma una classifica che fino a domenica scorsa era semplicemente perfetta. E’ forse il segno di un campionato scorbutico e lo sarà fino alla fine se nessuna squadra riuscirà a prendere il largo.

Di cuore, un grosso in bocca al lupo a Borriello. Solo 5 mesi in bianconero, ma quel gol al Cesena, per tutto quanto ne è seguito, resterà nella storia. Molti giocatori juventini avrebbero voluto una sua conferma, probabilmente anche Conte, ma sarebbe davvero ridicolo rimpiangere Borriello. Intanto il ragazzo conferma che allenato a dovere può ancora dire la sua. Tanti auguri allora Marco. Stessi auguri al Parma di Donadoni: prima o poi ci spiegheranno perché l’ex ala milanista venne chiamato in Nazionale dal suo amico Albertini. Conflitto di interessi ai massimi livelli.

Gasperini è ancora l’allenatore del Palermo? Attendiamo le prossime ore perché la pazzia di Zamparini può questo e tanto altro. Di allenatori che cambiano una squadra in Italia ce ne sono pochi. Attualmente forse solo due e si sono sfidati sabato sera annullandosi a vicenda. Per il resto, c’è povertà di talento in panchina.

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Non parliamo di moviola… e ti credo!

Oggi la Cazzetta Rosa e già ieri in TV è stato lanciato un invito: “parliamo di calcio giocato, basta polemiche”. Tutto corretto se non fosse che questo invito deve nascondere l’ennesima giornata a favore per le milanesi.

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Toni distesi, la Cazzetta rinuncia alla moviola per il Milan, mentre si dimentica un paio di cosette per l’Atalanta di Milano, quando per 5 giorni ci hanno massacrato i genitali con il mani di Pirlo.

Inoltre hanno ancora massacrato sul possibile rigore di Denis, che rigore non è, dimenticandosi un dettaglio: il fuorigioco di Denis nella stessa azione. Dimenticando pure il non fuorigioco di Matri, ma sono dettagli. Guarda caso tutti a favore nostro.

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E poi ci sono i dettagli dimenticati.

Il mani di Nocerino che trae enorme vantaggio (il Milan segna!), ma non è stato visto e se l’arbitro ha visto probabilmente non funzionava il fischietto; il fuorigioco di Pazzini non segnalato e il non fuorigioco di Klose segnalato; l’assenza di moviola sul gol di Robinho; il gentiluomo Lucio. Troppe coincidenze per non pensare a una regia.

Anche perché sui giornali non si dà spazio allo sfogo di Reja, né a quello di Tesser. Si sono dimenticati di stampare il tutto?

Ma tant’é: questa settimana non si parla di moviola. D’accordo, parliamo di calcio giocato. Perché allora, ancora una volta, al fogliaccio rosa preme sentenziare che la squadra più forte è il Milan? Non che mi interessi lo stupido gioco dei bambini “io sono più forte di te”, ma esiste una classifica, esiste un punteggio e una dignità. Ah ecco: ecco cosa manca in questo paese. Buon girone di ritorno a tutti i tifosi, noi ci siamo leggermente avvantaggiati, chiediamo scusa!

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Udinese in testa, il Milan frena nonostante gli aiuti

La cosa più divertente della domenica pomeriggio è la protesta di Seedorf a fine partita. Proprio lui che a fine primo tempo si è divertito a giocare a pallamano nella propria area e Rocchi… muto! Ma è la protesta a non avere senso. Protesta per cosa? Per aver negato due rigori al Bologna? Per averne concesso uno a Ibra su cui ci sarà da indagare con la lente di ingrandimento, oltre che l’azione è viziata da posizione di ultrafuorigioco di Pato?

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Nel primo tempo Seedorf volontariamente, su cross bolognese, allarga il braccio e devia la palla. Rocchi fa finta di nulla: ordini superiori? Il pubblico protesta ancora di più nel secondo tempo quando Yepes addirittura si infortuna: col suo piede destro tocca il sinistro di Ramirez pronto al tiro a quattro metri da Amelia: anche qui nulla. Poi un contatto da rivedere (su tre immagini di MediasetPremium sembra che il contatto sia estremamente lieve) su Ibra scatena il pubblico. La prestazione del Bologna restituisce merito alla vittoria sofferta della Juve 2 giovedì in Coppa Italia.

Intanto l’Udinese va in testa. Un punto di vantaggio sui bianconeri di Torino che però devono ancora giocare. Domani sera contro la Roma, come abbiamo avuto modo di presentare questa mattina. Un grande Di Natale che segna di testa e lancia la propria squadra.

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Sale la Lazio: un superKlose nasconde una prestazioni mediocre dei biancocelesti, ma i grandi giocatori servono proprio a questo.

Stasera il Napoli.

E chissà se quel milanista avrà ancora modo di dire che gli arbitri quest’anno favoriscono la Juve. C’è un limite a tutto. Pure all’idiozia, soprattutto se messa di fronte a immagini molto chiare.

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Su Lazio-Juventus, su Pepe e su Conte

Ci sono così tanti argomenti da sviluppare che riesce persino complicato a redigere una sorta di priorità. Parli di Pepe e rischi di dimenticare un fenomeno come Pirlo. Parli di Buffon e oscuri il talento cristallino di Marchisio. Citi Vucinic, ma non puoi certo dimenticarti di Matri. Per non parlare poi di Vidal e Lichtsteiner e la difesa tutta.

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Insomma, a questa Juve non riesci a trovare un difetto.

Che la Juve stia facendo non bene, ma benissimo lo capisci dal modo in cui la TV tratta il tema bianconero: un po’ di fortuna, certo quelle coppe… e che dire del fatto che Conte ha azzeccato tutto e chissà come mai e perché? Che Lazio-Juventus sia ancora una partita che testimonia la forza reale di questa Juve te ne accorgi da come i canali Mediaset, quelli in chiaro, hanno trattato l’argomento: sigla, le immagini e quindi il commento “ma il tutto è viziato da un rigore non visto dall’arbitro e conseguente mancanza espulsione di Barzagli. Poi palo sfortunato di Hernanes”. Tutto qui, così laconico e cinico. Molto simile al lamento vergognoso di Reja che non rende onore a questa grande Lazio, forse troppo attaccata ai singoli quali Hernanes e Klose.

Il servizio si è dimenticato di almeno mezzo quintale di informazioni, sicuramente più decisive: il rigore non c’è, la palla andava sì in porta, ma la stessa porta era coperta da Bonucci, e certo non è questo l’episodio a cambiare la storia della partita. Semmai si poteva insistere sul puro spettacolo offerto da Buffon, Pirlo, Vucinic, Matri e Pepe in questa sequenza. Sequenza racchiusa in appena 7,2 secondi dal momento in cui la palla lascia le mani sicure di SuperGigi e arriva in porta, 100 metri più in là. Una lezione di verticalizzazione come il miglior calcio europeo dell’Olanda che fu.

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Il servizio dimentica poi che un palo la Juve lo prende pure: con quell’autentico carroarmato di Alessandro Matri, in girata che ricorda tanto uno dei gesti tecnici che fu caro a David Trezeguet. Da serpente velenoso, da cobra, da uno cui non puoi mollare nemmeno un centimetro. E oltre il palo, per Matri, che sarà pure figo, ma questo è un calciatore vero, ci sono chilometri e chilometri di pressing e di azioni solitarie, di tanto supporto alla manovra, di sgomitare con i difensori, di lottare come – perdonatemi – faceva Vialli nella prima Juve di Lippi.

Accanto a lui, sempre ricordando il paragone con la prima Juve di Lippi, un certo Ravanelli cuciva il gioco dalla fascia. Come ora Vucinic: non ha segnato, ma ridurre a questa informazione la prestazione di Mirko è indecoroso per l’intelligenza che si deve a un uomo di calcio. Ancora una giocata d’effetto, ancora efficace, ancora decisivo.

La Juve è vera Juve perché in mezzo al campo, Barcelona a parte, non esiste altro terzetto più forte di Vidal-Pirlo-Marchisio. E’ un peccato che non siano stranieri e indossino la maglia bianconera, altrimenti oggi si parlerebbe in ben altro modo dei tre. Soprattutto del cileno ubriacone che corre forse più di Davids. Con quell’andatura che pare che primo o poi vada a terra e invece a terra non ci va mai. E quante palle recupera pur afflitto dall’alcolismo cronico? E che lucidità nell’appoggiare il gioco offensivo e rompere ogni ripartenza avversaria con un pressing asfissiante? Soprattutto: che tipo di alcol ingurgita per essere così in forma domenica dopo domenica?

Tornando seri (almeno noi!), questa Juve è vera Juve perché Conte in panchina è uno spettacolo, meglio di Fiorello e Jovanotti messi insieme. Per poco non prende a schiaffi Pepe reo di non inserirsi al meglio. E quando Pepe ascolta il tecnico da Lecce succede che va in gol. Ancora una volta, ancora lui. Non sento scuse, non leggo passi indietro di stupidi tifosi che lo volevano fuori da questa Juve sol perché si chiama Simone e non Leandro Da Silva Do Nascimento, sol perché si chiama Pepe ed è nato nei pressi di Roma e non a Rio o a Santiago de Compostela. Siamo fatti così in Italia, razzisti con i nostri ragazzi. Chi mi trova un esterno che corre più e meglio di Pepe in queste giornate di campionato? Chi mi trova un esterno, in questo periodo, più efficace di Pepe? Fortuna che in panchina c’è Conte, uno che a quanto pare di calcio ne capisce un po’. Capirà pure lui che Pepe non è al pari di Cristiano Ronaldo o Iniesta, intanto però è una pedina più che fondamentale in attesa che qualche esterno si svegli da un lungo letargo…

Difetti. Si parlava di difetti e invece uno c’è: è il giallo, affrettato, e non dico altro, recapitato a Marchisio. Domenica 6 novembre avevo detto “di sicuro qualcosa cambierà fra venti giorni”. Altro stimolo in più per rompere le ossa… sportivamente parlando.

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Niente paura, siamo la Juve!

Siamo alla quasi vigilia di una delle partite che costituiscono il ciclo di ferro della Juventus.

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La Lazio di Mister Reja aspetta a pie’ fermo la truppa bianconera, convinta ora più che mai di potersela giocare alla pari.

E’ l’ennesimo esame di maturità che la squadra di Antonio Conte da Lecce dovrà superare, consapevole però che poi l’attendono altre due partite complicate ed insidiosissime. Insomma vedremo se la Juventus avrà recuperato nel suo dna quelle caratteristiche che l’hanno sempre contraddistinta, e cioè l’indomabilità e il carattere vincente.

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Potremo vedere se questa potrà essere finalmente la stagione della definitiva rinascita o se il lavoro è ancora ben lungi dall’essere completato. Indubbiamente quello che abbiamo visto fin qui ci è piaciuto in larga parte, se si trascurano appunto certi passaggi a vuoto che hanno causato la perdita di punti in classifica davvero importanti, che potrebbero pesare e non poco alla fine delle ostilità, ma adesso è vietato pensarci, rimuginarci troppo su, molto meglio concentrarsi sulle prossime avversarie da affrontare, vivendo giorno per giorno, settimana per settimana, con la consapevolezza di dover affrontare ogni partita da qui alla chiusura del campionato, come fosse una finale di Champions.

La Lazio è avversario tosto e pericoloso, nelle sue fila sembra essere quasi certa la presenza di Klose, giocatore fin qui determinante per le sorti della compagine romana, un’avversario da tenere sotto stretto controllo,continuo e asfissiante. Ma la Lazio non è solo Klose, c’è anche Cisse che se giocherà come noi crediamo, sarà animato da una rabbia pericolosa dopo le tante critiche piovutegli addosso causa il suo inizio di stagione non proprio brillante.

Per dirla tutta una partita tutta da godere e da soffrire. Lo snodo fondamentale della stagione molto probabilmente inizia adesso, guai a farsi trovare impreparati, Conte questo lo sa benissimo, speriamo che anche i suoi giocatori se ne rendano conto.

EUGENIO SALVATORI
Fondatore e coordinatore di PersempreJuve Alta Fedelta’
Collaboratore di AnimaJuve.it
Collaboratore di IoJuventino.net

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