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Tag: lanzafame

Juve, Marotta… ti mette le aliiiiiiiii!

Nello spregiudicato 4-2-4 di Conte, ammesso che riesca a portare questo modulo a Torino, di fondamentale importanza sono gli esterni di centrocampo. Nella sostanza si tratta di veri e propri attaccanti, con caratteristiche ben precise: grande corsa, grande resistenza, tecnica sopraffina. Durante la partita i due esterni possono essere cambiati per far spazio a forze fresche. Ciò significa che di esterni, una squadra di Conte, ne deve avere ben 4. Quattro elementi validi tali da non pregiudicare la qualità delle corsie laterali.

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Ecco perché la Juve sta muovendosi con insistenza alla ricerca di due potenti ali. In realtà in casa ce ne sarebbero già due: Krasic, che ha alternato prestazioni a dir poco allucinanti con partite scialbe (e per il quale esiste la parziale giustificazione del fatto che non ha mai riposato da 2 anni a questa parte), e Pepe, che nonostante tiri una brutta aria nei suoi confronti si è dimostrato utile ed efficace, ben tenendo a mente che non si tratta di un Cristiano Ronaldo o di un Giggs.

Servono allora due giocatori di fascia. Totale delusione Martinez, che verrà ceduto pur segnando a bilancio una minusvalenza, e praticamente mai usato Lanzafame, pupillo di Antonio Conte che lo lanciò a Bari ottenendone prestazioni sensazionali.

Serve un top player e un comodo rimpiazzo. Sulla sinistra Del Neri ha potuto contare sulla duttilità di Marchisio, che all’inizio del campionato aveva trovato i giusti equilibri tattici trovando pure la via del gol con estrema facilità. Ma Marchisio non ha le caratteristiche per soddisfare le richieste di Conte, ragion per cui la palla passa a Marotta.

In primis bisognerà, di comune accordo con Conte, stabilire se riservare gran parte dei liquidi per l’esterno sinistro o per l’attaccante. Quagliarella e Matri sono due punti fermi, Del Piero è stato riconfermato, a rischio c’è Toni. Aguero, Tevez e Benzema sono punte e non riguardano certo la corsia sinistra.

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Viceversa i nomi di Ribery e Nani sono quanto di meglio un allenatore possa desiderare, al momento. Esiste un altro fuoriclasse del dribbling che risponde al nome di Robben, ma è stato dichiarato incedibile.

 

Tuttosport continua a ripetere una storiella che non ho ancora verificato: la clausola rescissoria di Ribery è a quota 30 milioni di euro, il che mi pare un grosso errore del club bavarese. E non credo all’errore. Se così fosse non aspetterei un solo minuto per staccare un simile assegno e provare a convincere il marsigliese a trovare casa a Torino. Ribery a sinistra e Krasic a destra garantirebbero superiorità numerica costante e giocate da urlo, a tutto beneficio dell’incursore centrale (Marchisio? Inler? Aquilani?) e dei due attaccanti centrali (mi riferisco principalmente alle abilità aree di Matri e Quagliarella).

In naftalina i nomi di Bastos e Walcott. Il primo era già dato per bianconero. Si attende il passaporto comunitario, o forse Conte ha dato l’altolà alle operazioni. Il secondo stuzzica una domanda niente male: ma si integrerebbe facilmente nel campionato italiano? Il fisico non è quello dei corazzieri, mentre la velocità e la capacità nel dribbling non generano dubbi. Inoltre l’Arsenal è sempre stata una bottega cara per tutti.

Altri nomi che sono stati fatti riguardano trattative di secondo piano (Elia dell’Amburgo, già trattato da Marotta lo scorso anno, in concorrenza con Krasic, e Lennon del Tottenham) o trattative impossibili (Gareth Bale, forse il miglior tornante di fascia attualmente sulla terra).

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Lech-Juventus 1-1 Essere o non essere incazzati

Essere o non essere incazzati… questo è il problema. Da parte mia il problema è di facile risoluzione. Nella vita puoi sempre scegliere due strade di fronte a una vittoria o a una sconfitta: perché è successo o scegliere qualcuno cui dare la colpa. Io preferisco sempre optare per la prima strada. E così farò nel giorno dell’eliminazione della Juve dall’Europe League, che definirla modesta è una volgarità nei confronti di chi questa coppa l’ha vinta.

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La Juve esce perché si è dimostrata timida e per niente coinvolta dalla Coppa. L’atteggiamento tenuto il giovedì sera (anche se ieri era mercoledì) e l’atteggiamento della domenica di campionato sono due modi distinti di concepire il calcio. Il primo non è da Juve, il secondo sì. E infatti in Europa sono arrivati 5 pareggi su 5, mentre in Campionato Del Neri ha potuto sperimentare e contare su un certo tipo di gioco.

Posto che la delusione è alta, conviene pure cominciare a pensare che l’eliminazione sia benefica per il prosieguo della stagione. Allenarsa con costanza e tranquillità evitando trasferte, viaggi e stress può essere un bene. L’obiettivo primario di questa Juve è l’accesso alla prossima Champions.

La Juve esce perché, oltre che timida, si è rivelata incapace di sostituire due uomini fin qui chiave come Aquilani e Quagliarella. E pensare di vendere Sissoko non è più una pazza idea come poteva apparire qualche mese fa. Momo in mezzo al campo rallenta la manovra e non offre qualità. Marchisio ha retto bene, ma non poteva bastare. Senza Aquilani e Melo la Juve perde il 50% della sua pericolosità. Non sa più amministrare palla e non ruggisce a dovere. Servono due piedi deliziosi là in mezzo e sono quelli di Aquilani e Melo. Marotta farà bene a cercare un centrocampista che possa dare fiato a uno dei due senza perdere troppa qualità e competitività.

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La Juve esce perché la presenza in campo di Quagliarella è determinante per il movimento collettivo della Juve. Del Piero sta tirando il fiato e vorrei vedere se qualcuno possa azzardare a criticarlo. Per 19-partite-19 ha tenuto una media voto superiore al 7, adesso ci sta un po’ di stanchezza. E non c’è il sostituto. Iaquinta è troppo isolato senza Quagliarella e comunque non gli si può rimproverare nulla.

La Juve esce perché gli esterni hanno praticamente fallito. Traoré sta cominciando adesso ad assaporare corsa e pallone. Sembra avere potenzialità dalla metà campo in su, ma in fase difensiva pecca. Considerando che ieri non aveva contro un fenomeno, si è difeso bene, ma in Serie A potrebbe non bastare. Comunque non possiamo fare altro che aspettarlo ancora un po’. Giusto un po’! Tanto c’è Grosso che a questo punto diventa fondamentale. Pepe è tornato a buoni livelli, Krasic è semplicemente bestiale, ma oltre loro non c’è più nessuno. Timido, troppo timido, poco incisivo Lanzafame. Mi aspettavo moltissimo, anche più minuti in campo. Viene da un infortunio, ma il suo apporto non può risolversi nel precampionato.

La Juve esce perché a -12 gradi io non mi alzo nemmeno dal letto per fare pipì. Io non so come funzionano le regole, ma con la tuta termica, il caffé all’intervallo e il nevischio… non credo siano le condizioni ideali per giocare una partita di pallone. E non perché rischi di perdere o pareggiare o pure vincere, ma proprio per lo spettacolo. La Juve ci ha provato, ma l’UEFA si è divertita. Contenti loro. Rispettiamo la scelta e se la fortuna ci avesse dato una mano oggi staremmo qui a parlare di impresa nell’impresa nella neve.

Ora sotto col mercato, che paradossalmente può attendere. Sì perché a destra ieri ha giocato una partita mostruosa Camilleri. Appare un ragazzotto smaliziato, pronto alla battaglia, che non tira indietro il piedino e che tecnicamente si è dimostrato molto coraggioso impostando e talvolta rischiando il dribbling. Lui e Sorensen andrebbero tenuti d’occhio perché non necessariamente occorre spendere milioni di euro in giro per l’Europa per trovare un campioncino.

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Shamrock-Juventus 0-2 Chi ben comincia

Chi ben comincia è a metà dell’opera. Nel caso della Juve si tratta solo di ristabilire le distanze dalle vergogna e da una realtà che Juve non era. Al di là di un risultato che sulla carta appare scontato e nella storia appare dovuto, sono le idee e la convinzione a stupire positivamente il tifoso. E’ l’andare oltre a nomi e situazioni, preparazione e mentalità, passato e presente. E’ l’aiutarsi fra reparti finalmente compatti, è il maledire la precedente stagione e la voglia di riscatto che portano il sorriso in casa Juve. Merito certo di questi stessi protagonisti e dei nuovi volti, ma ampio applauso va fatto a Marotta, Del Neri e Andrea Agnelli. Badiamo bene, siamo solo all’inizio e gli ostacoli fin qui incontrati sono praticamente nulli. Ma l’atteggiamento è quello giusto, lo spirito di gruppo è ritrovato e pure la testa sembra più libera di comandare gambe e piedi che non certo non sono da buttare.

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A illuminare la serata, vuoi perché ha tanto da farsi perdonare, è Amauri. Mai visto così da quando è alla Juve, fatte salve le sei giornate iniziali della sua avventura bianconera. Grintoso e cattivo, mobile e volenteroso, col dribbling ad alta percentuale di riuscita, col suo fisico ad aprire varchi per l’esterno e a dialogare FINALMENTE col collega di reparto (prima Diego, poi Del Piero). Fantastica la progressione che va a sbattere contro il palo, strepitoso il secondo gol (il primo di una lunga serie se gli esterni spingeranno con questa regolarità). Ma la cosa più bella è l’intervista a fine partita: sprizza gioia, ma gli occhi sono quelli pieni di sangue di chi sa che dovrà battagliare tanto e a lungo questa stagione. Speriamo solo che il tempo lo conservi in questa forma. La prima doppietta ufficiale è messa in cantina, ora sotto a chi tocca.

Pazienza se per Capitan Del Piero ci sono soltanto 8 minuti, omaggiato da un pubblico rispettoso, ma caldo. In campo ci va il brasiliano Diego che dal mercato è praticamente uscito per meriti personali. Se la Juve aveva bisogno di un regista a tutto campo, beh Diego ne ha assunto le sembianze. Quando finalmente troverà il tempo di dedicarsi alla fase offensiva allora potremo dirlo di averlo completamente recuperato. Intanto però il suo lavoro è prezioso. Prende un sacco di botte, catalizza tutte le manovre bianconere, mai nascosto è sempre pronto a offrire l’appoggio e sfornare assist. Ieri un altro decisivo per Amauri e poi la solita dose di aperture, dribbling e passaggi. Con quei due in mediana, anche recuperando Melo, è fondamentale. Gli esterni devono imparare a inserirsi di più, proprio negli spazi che lui lascia davanti accanto alla prima punta.

Già le fasce. Lanzafame è stato massacrato, sia a destra che a sinistra, manco si chiamasse Marco Travaglio (concedetemela!). Lavora bene, dispensa la solita quantità di tacchi e prova il cross. Per poco non manda in rete prima Amauri e poi Pepe. Sostituito per far posto a Martinez che inizia a scrollarsi di dosso paure e timidezze. In fretta perché alla Juve non si attende nessuno. Pepe è sicuramente uno dei più brillanti. Veloce e tenace, duro e incisivo. Spinge e difende, attacca e prova l’assist. Non sarà Nedved, né Camoranesi, ma la Juve ha pescato bene a Udine.

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Sempre da Udine è arrivato l’uomo che più mi piace. Marco Motta è uno di quelli in squadra lo vorresti sempre. Diligente e intelligente. Dosa con la giusta cautela le discese, ma quando parte palla al piede è micidiale. Suo l’assist per il raddoppio di Amauri, sue tantissime chiusure. L’equilibrio che garantisce insieme al collega di reparto è una manna per questa Juve. Dall’altra parte De Ceglie appare ancora troppo timido. Spinge poco, ma quando lo fa sfonda sempre. Ha ancora bisogno di acquisire sicurezza e può farlo solo giocando. Del Neri lo incoraggia e lo sprona. Ha i mezzi, ma non se ne é accorto. Sveglia!

Chi aveva messo (e mi riferisco solo ai giornali) Sissoko e Marchisio tra i possibili partenti o non capisce di calcio o deve avere il cervello bruciato. Coppia solidissima e affiatatissima, si scambiano talvolta il ruolo di chi deve offendere mantenendo una linea compatta. Coprono benissimo il campo e manovrano decentemente. Il maliano sta sfruttando tutto il lavoro fatto mentre era in vacanza, mentre su Claudio si sprecano gli elogi. Crescerà la forma, ma l’autorevolezza è di quelle dei piccoli campioni. Se solo Melo riuscisse a ritrovar se stesso, beh la Juve sarebbe a quel punto veramente fortissima in zona mediana.

E un discorso simile vale per la difesa. Bonucci e Chiellini erano reduci da vacanze (il secondo) e acciacco (il primo). Poco fiato, ma distribuito bene. Sui palloni alti Giorgione è praticamente imbattibile, l’altro comincia a prendere le misure con la regia bassa. Ha buoni piedi e ogni tanto osa giocate ai limiti dell’infarto per chi sta comodamente seduto sul divano. Ma anche questi segni sono importanti per capire che la testa è stata caricata con le giuste motivazioni. Devono registrare certi movimenti, ma ci siamo: su età, su forza, su compattezza, su valori. Ci siamo.

Che voto dare a Storari? Praticamente inutilizzato (sperando di replicare questo voto il numero di volte più alto possibile), non ha dovuto mai operare parata. Ma ringrazia il cielo per quel pallone in avvio di secondo tempo che ha scheggiato il palo. Forse anche questo è un segno.

Infine Marotta. Questo uomo lo adoro. Imbecca il CSKA che non convoca Krasic, ma gioca al ribasso: ora per il serbo sono pronti solo 13 milioni di euro. Gioca al dico-e-non-dico per Dzeko: ci piace, ma non lo vendono, però l’offerta l’abbiamo fatta. Come a dire: i soldi sono lì, se vogliono si può fare. Dice di non conoscere Burdisso, salvo poi rettificare l’intervistatore sul discorso di un contratto che scade appena nel 2011: come a dire che magari un’offertina si può fare, ma non certo a doppia cifra. E fa capire che sulla sinistra una sorpresa di qui al 31 agosto potrà scapparci. A proposito: Poulsen fuori è una scelta tecnica, ma Grosso-Salihamidzic-Giovinco-Camoranesi a Torino è una scelta della società. Capito?

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Juventus-Lione 2-1 Siamo sulla buona strada

Erano anni che non vedevo una Juve così: cazzuta (pure troppa), ben messa in campo, equilibrata e finalmente con un gioco arioso. La mano di Del Neri si vede già perché le fasce funzionano (non ancora benissimo), i centrali di centrocampo fanno un lavoro impressionante, la difesa è pienamente registrata (in attesa della forma di Chiellini e di Bonucci) e l’attacco sta ingranando. Come al solito, il risultato finale non conta. Per di più la Juve è stata in vantaggio numerico per circa un’ora a causa dell’espulsione dell’ex-giocatore (praticamente) del Milan. Ma anche in 11 contro 11 la Juve era padrona del gioco e del campo.

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A stupire piacevolmente è le scarsissime occasioni (per quantità e per qualità) concesse agli avversari, stavolta di ben altro livello rispetto ai precedenti e in piena forma visto che la prossima settimana giocheranno la prima giornata della Ligue 1. La squadra bianconera appare molto attenta e protetta, concede poca profondità e riesce ad attaccare con molti uomini. Cominciamo ad analizzare i singoli.

L’uomo in più, quello che mancava e che rischia di sbancare. E’ Marco Motta che, nel momento in cui avrà un partner ideale tipo Pepe, riuscirà ad aessere anche più incisivo di quanto non lo sia già. Spinge tantissimo con intelligenza e la sua attenzione in zona difensiva è preziosa. Era proprio il terzino che mancava, peccato che non si possa sdoppiare: il titolare è lui, ma in panchina?

A mio parere il migliore in campo è stato Sissoko. Sfiancante per gli avversari, prezioso per il compagno di reparto. Imposta e difende, sradica palloni su palloni e rilancia l’azione come i migliori trequartisti, spinge e ripiega sulle zone scoperte (tipo la fascia di Martinez). Non è mai stato sul mercato, figuriamoci dopo queste uscite. Con lui si muove alla grandissima Marchisio: enrambi promuovono un pressing eccezionale che consente alla seconda punta di ripiegare meno. In attesa del miglior Felipe Melo, il centrocampo Juve appare decisamente in buonissimo stato. Occhio pure a Ekdal che andrà in prestito: scommetto che il prossimo anno sarà in pianta stabile nella rosa bianconera.

De Ceglie ha spinto poco, dosando le discese, ma applicandosi in zona difensiva. Lo richiedeva la situazione e probabilmente è stata una richiesta di Del Neri.

Chiellini è apparso in ritardo di condizione. Manca la brillantezza e la lucidità e per questo è autore di sbavature che non generalmente non fanno parte della sua partita. Rischia il gol nel secondo tempo su uno schema che vedremo spesso. Vai Giorgio, lavora!

Legrottaglie pare ringiovanire con il passar del tempo. Probabilmente  sta riprendendosi gli anni buttati via fra distrazioni e periodi neri. Sarà preziosissimo durante tutta la stagione, anche perché gode della piena fiducia della rosa e di Del Neri.

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La coppia Del Piero e Amauri appare un attimo contratta. Non credo si integrino benissimo perché sono abbastanza statici entrambi e le fasce non carburano. Del Piero c’è ma gli manca da morire Trezeguet e si vede. Quando finalmente decide di dialogare con Amauri sono dolori per la difesa avversaria. Il problema è che questi episodi sono rari e per due attaccanti la cosa non è piacevole. Per Alex arriva il gol su rigore. E’ comunque palese che Del Neri abbia puntato su due coppie precise e che questi due partono non con i favori del campo per due maglie da titolare.

Lanzafame non va messo troppo sotto pressione. Sta facendo bene, ma deve lavorare molto sul cross e azzardare qualche dribbling in più quando si trova a ridosso dell’area avversaria. Per il resto è scarsamente lanciato da Del Piero e poco assistito da Amauri.

L’ingresso di Pepe ha dato la svolta al match. La sua spinta e i suoi dribbling, il suo sapersi accentrare palla al piede e i suoi inserimenti potrebbero dare alla Juve quelle soluzioni che lo scorso anno Ferrara non ha mai avuto. Del Neri lo sa e il lunghissimo colloquio nell’intervallo dimostra come il tecnico friulano stia pian piano plasmando la Juve alla sua idea. Nel secondo tempo, con Diego in regia e Pepe sulla fascia è tutt’altra musica. Molto piacevole e destinata ad aumentare l’audio con la condizione e col passare del tempo.

Chiusura dedicata a Storari e Diego. Il portiere continua a confermarsi. Il valore di un portiere aumenta in senso inversamente proporzionale rispetto al numero degli interventi. Per Storari soltanto un’uscita e una parata d’istinto su un calcio di punizione dal limite. Siamo in buone mani e chiedo ancora scusa a Marotta. Il rigore quasi lo prende, ma non gli si può certo chiedere il miracolo.

E veniamo alla nota più positiva di questa nuova stagione. La rabona vale il prezzo non già del biglietto della partita, ma di un intero abbonamento allo stadio. Parto proprio da qui, da un gesto che vuol dire tanto. Serve faccia tosta, molta qualità perché è andato a segno, e serve tanta concentrazione per pensarlo in una partita ad alto tasso di verità. Tanto movimento per il brasiliano che con Del Neri è più vicino alla porta. Suo un tiro di poco alto, una punizione che ha sfiorato l’incrocio, una mezza ciabattata sul portiere, un paio di assist mal sfruttati, moltissime aperture (che valorizzano proprio il suo gioco), un sacco di contrasti vinti e un possesso palla finalmente non-fine-a-se-stesso. Diciamo che è il Diego che avevo apprezzato in Germania. Adesso serve continuità e ascoltare gli spalti. Il coro “Diego Diego” supera addirittura quello per Alex il Capitano. Gli applausi e l’incoraggiamento la dicono lunga su questo ragazzo. Pure Del Neri lo punzecchia e pare pesare le parole proprio per tenerlo sempre sulle spine. E’ lui che ha le chiavi necessarie per aprire e svoltare la stagione. Di questo Diego la Juve non dovrebbe privarsi. Serve, è vero, una prima punta tipo Dzeko, ma serve pure non disperdere il talento del brasiliano.

P.S.

Siamo alla terza uscita e Martinez continua a non convincere. Stavolta mancano proprio le idee e le gambe non rispondono. E’ nervoso e inconcludente. Soltanto a sprazzi accelera, ma non è mai incisivo. Che succede? Krasic è avvertito!

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Su Diego, Giovinco e il fantasista e un mercato misterioso

La Juve di Del Neri è fortemente centrata su un 4-4-2 cui il tecnico friulano ha dedicato gran parte della sua carriera. Gli schemi sono praticamente conosciuti, almeno da chi il calcio lo guarda e non si ostina a volerlo capire leggendo certi editoriali dal color suino.

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Del Neri applica una regola fondamentale: si attacca con almeno 5 uomini e si difende con i restanti 5 uomini. Potere alla fasce dove vivono incursori e gente eclettica, capace di lanciarsi negli spazi vuoti creati dall’attaccante di turno che viene all’incontro del portatore, e ugualmente capaci di portare palla accentrandosi e tentando l’uno-due per puntare la porta avversaria. Sugli esterni Del Neri ha costruito le proprie fortune, privilegiando per la zona centrale del centrocampo gente tosta, adatta più a far legna e che qualità. Epperò fra i due centrali ve n’è stato sempre uno dotato di due piedi e di una testa veloce: il Corini del Chievo, il Palombo recente di Genova. La parentesi bergamasca si avvicina, forse, di più a quella che sarà la Juve. Con Marchisio, Felipe Melo e Sissoko a giocarsi due maglie da titolare e molto adatti alla fase di interdizione. Fra i tre, Felipe Melo e Marchisio sono gli unici ad avere i tempi (non completamente, sia chiaro) del regista. Lì la Juve non agirà sul mercato e questo è chiaro.

Le prima uscite hanno dimostrato che Moggi di calcio qualcosa capiva. Lanzafame sta dimostrando tutto il suo valore, con una faccia tosta incredibile nel tentare la giocata (molto spesso riuscita) e il colpo ad effetto, unendo alla cocciutaggine pure la qualità di chi col pallone ci sa fare veramente. Ha corsa e fiato a sufficienza per domare la fascia, destra o sinistra non importa. Del Neri lo ha usato di più e più volentieri di Martinez, arrivato dal Catania e apparso un po’ (è un eufemismo) dalla preparazione di De Bellis. Chi ha stupito di più è stato senza dubbio Pasquato, ma le sue chances di rimanere in bianconero sono ridotte all’osso, visto i rientri di Camoranesi (andrà via?) e di Pepe (ecco, lui lo voglio vedere in azione). Andrà a farsi le ossa, ma avrà i fari puntati addosso. Da seguire e riportare a casa, al pari di Ekdal destinato al Bologna, ma solo dopo aver giocato i preliminari. Stesso discorso per Marrone e Ferrero (apparso già svezzato contro l’Amburgo).

Il problema è evidentemente in attacco. Si è fermato Iaquinta, prima ancora di mettersi gli scarpini da ginnastica. Un mese fuori, il che vuol dire anche due mesi fuori, o almeno due mesi prima del rientro effettivo in campo. E colui che appariva quello più sicuro del posto si fa da parte. Amauri è letteralmente vergognoso sin qui: sarei il primo ad applaudirlo se solo dimostrasse di meritarsi i complimenti. Del Piero e Diego si contendono il ruolo di seconda punta, rimane quindi il solo Trezeguet capace di garantire un certo rendimento.

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Va da sé che questa Juve ha bisogno di una prima punta vera, giovane e forte, capace di segnare 20 gol. Esiste e si chiama Dzeko. Vale 40 milioni di euro, ma a 35 si chiude. E’ il sogno di Andrea Agnelli (soltanto il suo?) ma di assegni non se ne parla. L’unica reale pedina in grado di far scendere quella cifra a un valore più abbordabile (diciamo intorno ai 15 milioni di euro) è Diego. Ma il brasiliano ha chiaramente fatto intendere di aver parlato con Marotta e Del Neri e di voler rimanere a Torino. Le prime uscite stagionali hanno pure dimostrato che il brasiliano è l’unico in grado di far girare questa Juve. Anche più di Del Piero, viste le caratteristiche di regista avanzato e una mobilità non indifferente. Che si fa allora?

Dal mio punto di vista la Juve di Del Neri ha bisogno di un fantasista, capace di aprire lo spazio per gli inserimenti del centrale di centrocampo (lo ha fatto benissimo Sissoko) e capace di innescare le fasce (Diego e Lanzafame si sono intesi a meraviglia sino a qui). Giocare con due prime punte significherebbe correre il rischio di non produrre gioco e non avere l’assist-man. Allora?

E’ pure vero, d’altro canto, che inserire Diego come contropartita potrebbe portare a Torino o Dzeko, o addirittura la coppia Aogo-Elia. Questa seconda ipotesi appare molto allettante, perché d’un colpo Marotta sistemerebbe tutti i problemi della fascia sinistra, dirottando Lanzafame e Martinez a destra. A quel punto la Juve sarebbe al completo. Ma il fantasista? Ecco, e qui lancio la mia solita provocazione. Perché non tenere Giovinco da alternare a Del Piero?

Pensiamoci bene. Il talentino ha già giocato in una posizione simile, in un paio di uscite con Gentile nell’Under 21. Talvolta ha pure giocato da seconda punta nell’Empoli di Cagni e proprio in quell’anno e in quella posizione aveva sorpreso un po’ tutti. Tranne poi essere violentato sulla fascia da Ferrara (eppure aveva fatto bene) e prima ancora da Ranieri. Delle due l’una: o ti tieni Diego e buonanotte ai colpi (in realtà resta la carta Krasic, se è impossibile arrivare a Dzeko), oppure compi il sacrificio e però ti tieni Giovinco preparandolo (come già successo con Baggio) all’eredità del Capitano quando lascerà il bianconero (con tutta probabilità, fra un anno).

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Amburgo-Juventus 0-0 Passo indietro o conferme?

Il risultato non conta quando si vince né quando si perde o si pareggia. La Juve sta cercando benzina per le proprie gambe e quest’anno è stato azzeccato il piano pre-campionato. Squadre rodate, squadre avanti di preparazione. Serve questo per far girare ancora meglio le gambe e prepararsi per una stagione massacrante. I segnali che giungono dalla Germania sono incoraggianti.

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La Juve non è stata splendida, e quando mai del resto lo è stata? La Juve è sempre stata solida, rocciosa, con un carattere incredibilmente combattivo, quadrata e tenace. Tutte caratteristiche che Del Neri sta inseguendo e in parte raggiungendo. Una Juve priva delle sue migliori armi (fra condizione e giocatori che mancano all’appello) ma che mostra idee che tranquillizzano il tifoso. C’è un buon filtro del centrocampo, un ottima serie di movimenti della difesa (che al di là dei gol subiti, zero, si mostra molto attenta e ben legata agli altri reparti, cosa che l’anno scorso era mancata clamorosamente) e buoni schemi d’attacco. Manca la brillantezza, ma questa verrà acquisita nei prossimi dieci giorni. Il carico di lavoro è troppo pesante per poter mostrare rapidità e lucidità.

A ben impressionare, con una costanza piacevole, sono i soliti. Diego in cabina di regia può davvero riprendersi tutto: la Juve e il palcoscenico. E’ costantemente uno dei migliori, col suo gioco a tutto campo, fatto di dribbling e di palloni giocati con la sua solita e indiscutibile intelligenza. Ben aiutato da movimenti corali, specie queli delle fasce dove Lanzafame sta confermandosi un uomo importantissimo per l’attacco bianconero. Non è un caso che tutte la azioni vedono Diego e Lanzafame protagonisti e dai loro piedi parte sempre l’assist importante. Non è un caso che la loro uscita si traduce in una involuzione dal punto di vista del gioco della squadra tutta.  A beneficiare dei movimenti di Diego è soprattutto Sissoko che può staccarsi dal centrocampo con grande tempismo e diventare un ulteriore uomo d’attacco. Ruolo che Felipe Melo saprebbe interpretare meglio e sono proprio curioso di vederlo in azione. Al pari di Marchisio, oggi al rientro in gruppo come tutti i Nazionali.

Già, i Nazionali. Fin qui non abbiamo infatti ricordato che alla Juve di Del Neri mancavano preziose pedine come Bonucci e Chiellini, Pepe e Camoranesi (a proprosito, notizie dal futuro?), Iaquinta e Marchisio. Tutta gente destinata a giocarsi parecchie chance per una maglia da titolare. Di sicuro i centrocampisti cui si aggregherà, con un po’ di giorni di ritardo causa permesso, Felipe Melo. Da lì Del Neri farà sul serio convinto del fatto che se questa Juve mostra idee e compattezza con i giovanotti…

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Al di là dello 0-0 che poco senso ha in questo periodo di calcio, è l’atteggiamento della Juve a stupire in positivo. Almeno, a stupire rispetto allo spettacolo offerto lo scorso anno. Buona coesione di reparti e fasce molto mobili dove De Ceglie pare scrollarsi di dosso alcune paure e una timidezza non consentita se vesti il bianconero, e Motta sta prendendo confidenza con un partner di fascia che manca ancora. Troppo bloccato Martinez (sperando sia solo un problema di carico di lavoro) e assenti le alternative. Ancora, non è un caso se quando entra Pasquato la fascia destra si ravviva e cominciano a piovere palloni. Occhio al ragazzino perché promette bene e varrebbe la pena cercare un club di A disposto a scommettere su di lui. A nulla vale la Serie B, per quanto mi riguarda.

Troppo presto, ma forse giustamente, la Juve si è liberata (in comproprietà?) di Ekdal. A Bologna a farsi le ossa, è il proclama di Marotta. Ma Del Neri lo seguirà con attenzione. E’ il centrocampista che ci serve: piedi veloci e buona tecnica, buon fisico e grande tranquillità in una zona del campo dove a fare la differenza è l’intelligenza con la quale ti muovi e fai muovere il pallone. Auguri Ekdal.

Reparto d’attacco. Fa meglio chi gioca con Trezeguet, perché il francese offre tutta una serie di soluzioni interessanti per le fasce e per la seconda punta. Discorso diametralmente opposto con Amauri, ancora troppo indietro di condizione. Sarò pure testardo nel volerlo criticare, ma alzi la mano chi ha visto un dribbling di Amauri, una sponda di successo, una difesa della palla ottima, e, soprattutto, un tiro in porta del brasiliano. Questo fa la prima punta e fatica a trovare spazio per calciare contro il portiere avversario. Beppe, rifletti! Beppe, rifletti! In attesa del rientro di Iaquinta, con Trezeguet al momento inamovibile e Diego e Del Piero a giocarsi l’altra maglia da titolare, a rischiare il posto è proprio Amauri. E intendo proprio il posto nella rosa bianconera. Se Diego può realmente riscattarsi, Amauri potrebbe rappresentare una buona pedina di scambio per un giocatore.

Il mercato parla chiaro: arrivare a Dzeko è quasi impossibile. La necessità della Juve è pure chiara: serve un terzino destro, serve vendere Camoranesi e rimpiazzarlo con qualche eccezionale giocatore di fascia, serve un terzino sinistro indipendentemente dalla fine che farà Grosso (anche ieri insufficiente e indisponente nel tentare il tiro dai trenta metri: completamente fuori da ogni logica). A centrocampo mi pare invece che Sissoko abbia guadagnato seri punti di titolarità rispetto a chi ancora deve cominciare a lavorare. Indispensabile.

Sabato, altro test, altra sgambata. Contro i campioni del Lione, altra squadra rognosa e, con un tocco di umiltà, di un gradino sopra la Juventus. E’ il viatico necessario per capire, in parte, il valore di questa Juve e l’espressione delneriana dei bianconeri in campo.

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Juventus-Rappresentativa del Trentino 6-0

L’acquazzone finale, che ha sospeso la partita a una decina di minuti dal termine, potrebbe essere interpretato come un segnale di pulizia, di lavaggio di tutti quei difetti che hanno portato la NewVentus al 7° posto in campionato. La mano di Del Neri si vede già e considerando che mancano i pezzi pregiati questa Juventus sembra partita col piede giusto. O forse con la testa giusta.

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C’è Diego e ci sono cori e solo cori per lui. E’ osannato e la gente vuole concedergli fortemente una seconda chance. Una Juve col 4-4-2 e le ali che spingono alla maniera di Del Neri ha bisogno di un regista avanzato, di una seconda punta atipica capace di cucire gioco e andare al tiro. Ecco, questo tipo di giocatore è proprio Diego. Lo ha capito Del Neri che lo ha schierato per ben due volte dietro una unica punta (Trezeguet prima, Amauri dopo) e il brasiliano ha fatto bene. Anzi benissimo. Aiutato (quante volte lo abbiamo detto?) dal movimento costante degli esterni. Per la cronaca si trattava degli ottimi Pasquato e Lanzafame: tecnici, rapidi, già in forma, creativi, con un grande cuore. Occhio a questi ragazzi perché potrebbero rappresentare utilissime soluzioni.

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Il centrocampo, completamente under 23, ha impressionato per qualità e compattezza. Sembravano giocare da una vita assieme ed erano ben amalgamati. Fatta la tara col tasso tecnico nettamente inferiore degli attaccanti, i movimenti e le idee sono quelli giusti. Ottima la regia di Marrone (su questo ragazzo punterei tanti soldi, ha la fisicità e i piedi adatti a ricoprire il ruolo di costruttore/interdittore e ha una personalità incredibile) e di Ekdal (rappresenta ad oggi il quarto centrocampista capace di dare fiato a Marchisio e Sissoko e Melo (se il brasiliano rimarrà). Detto di Pasquato e Lanzafame va assolutamente sottolineata la prestazione di Marco Motta, che a me piace molto, anzi moltissimo. Sempre propositivo, con buona tecnica. Si è sempre proposto con regolarità e intelligenza, un po’ impallato sulla velocità (fisiologico e vale per tutti), l’ex-giallorosso potrà recitare la parte di protagonista il prossimo anno. Dall’altra parte De Ceglie è partito male, salvo poi far vedere di cosa è capace nei dieci minuti finali. Se riuscirà a sbloccarsi di testa e a proporsi con regolarità potrà fare la differenza su quella fascia. Ad oggi però la necessità è evidente: serve un terzino sinistro.

Marco Storari è assolto. Mai impegnato (magari fosse una costante) si è distinto per una uscita su cross e un recupero di posizione su un tentativo di pallonetto. L’unica nota degna di cronaca è la certezza che sarà lui il vice Buffon e quindi il titolare della cattedra fino al rientro del Numero Uno.

Capitolo attacco. David Trezeguet stavolta andrà via. Troppo scuro in volto, con ben due applausi che non sembravano proprio dei ringraziamenti, ma dei saluti. Grazie di tutto David, per me rimani uno degli attaccanti più forti in circolazione. E visto che il leit motiv della nuova Juve sono i cross dalle fasce non capisco perché dovremmo rinunciare al francese. Non è utile alla manovra, ma di testa ha infilato i soliti gol (2 per la precisione) e potrebbe sfruttare le verticalizzazioni di Diego. Nel secondo tempo si è visto Amauri. Anzi, qualcuno forse ha visto Amauri. Se è già in calo di forma e nervoso… siamo messi male. Fra lui e Trezeguet sceglierei David tutta la vita. Continuo a ripetere che il brasiliano va scambiato. A trent’anni mostra ancora delle lacune e limiti impressionanti. E’ una incognita troppo pesante e la Juve non può permettersi una simile zavorra. Serve Dzeko. Serve Dzeko come il pane, forse di più.

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La nuova Juve prende sempre più forma

Non solo parole, anche fatti. Forse è la settimana più prolifica dal momento in cui Andrea Agnelli ha deciso che la Juve intraprenderà un piano di recupero immagine-fuori e forza-dentro-il-campo. Per far questo ha puntato forte, fortissimo, su Beppe Marotta. Di concerto hanno messo a sedere sulla più scottante panchina italiana un tecnico come Del Neri, una scommessa con più rischi che certezze e per questo la sfida mi piace. In questa settimana è accaduto quanto segue.

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Dalla Russia con amore, ma sono solo parole. Dolci parole che confermano come la Juve, quella del nuovo corso, ha seri argomenti per convincere certa gente. In particolare si tratta di Milos Krasic, l’esterno che tanto bene ha fatto in Champions e che pare aver convinto Del Neri. Marotta ha giocato una partita a scacchi destinata però a chiudersi a breve termine. Forse giorni, al massimo un paio di settimane. La Juve ha fretta di partire con la rosa quanto più completa possibile. Così, entro il 3 luglio potrebbe giungere la definitiva notizia: o si prende o si lascia. Io Krasic lo prenderei, ma alle condizioni stabilite da Marotta. Mi sembrano le più logiche e attinenti alla tipologia, carriera e prospettive del giocatore. Soddisfacente l’offerta vicina ai 15mln di euro, oltre sarebbe una spesa eccessiva. Vedremo come si concluderà la telenovela.

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Lunedì mattina a Torino sbarcheranno Martinez e Bonucci. Il catanese è un obiettivo dichiarato di Del Neri: lo vuole nel suo 4-2-4 e vedremo cosa combinerà il sudamericano che non parte con i favori dei tifosi. A tal proposito conviene sottolineare come i tifosi non faranno più credito a nessuno: dirigenti, giocatori, allenatori, preparatori. Che sia un punto chiaro per tutti quelli che vestiranno il bianconero. Si potrà poi vincere o perdere, l’importante è non perdere la faccia e la dignità di professionisti. Il difensore, autentico colpaccio per come si è sviluppata la vicenda, è prezioso perché va a tappare una falla, quella del centrale difensivo, che rischiava seriamente di diventare una voragine paurosa. Con Chiellini formerà una coppia giovane e forte, presente e futuro di una Juve destinata a migliorare. Anche perché peggio dell’anno di grazia 2009/2010 proprio non si può fare. Bonucci è stato pagato 5 milioni di euro, cifra che fa il paio con quella incassata per Tiago (niente di ufficiale, ma la conclusione più ovvia non può che essere questa: si attenderà comunque la fine del mondiale). Più la comproprietà di Almiron e la cessione di Criscito al Genoa (che peccato!).

In attesa di capire chi per primo lascerà la Juve (Poulsen, Grygera, Zebina, Trezeguet, Camoranesi) un altro esterno prenderà casa a Torino. Si tratta di una sorpresa, per me piacevolissima. Davide Lanzafame è bianconero. E’ stata rinnovata col Palermo la comproprietà e gli verrà data la possibilità di giocarsi il posto in rosa in tutto il precampionato. Lanzafame in bianconero vuol dire però che le risorse per giungere a Krasic potrebbero essere destinate a un altro colpo. Chissà, forse in avanti, forse in Germania, forse un bosniaco.

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