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Tag: lazio (pagina 1 di 5)

Juventus – Lazio 2 -3 / Male la prima

Clamorosa lettura errata di Allegri che manda in fumo il primo trofeo stagionale. Non che i ragazzi siano esenti da colpe, anzi. Adesso c’è da capire cosa abbia influito fra condizione fisica e condizione mentale. La prima è normale al 13 di agosto, mentre l’altro potrebbe essere un problema da fine ciclo.

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Tecnicamente la partita non è giudicabile, visto che la Juve non l’ha giocata. Gambe lente, poco voglia di sacrificio, nessuno spazio creato e centrocampo ceduto strategicamente alla Lazio. Persino la difesa perde valore di giudizio: nessun filtro, resta lo smarrimento generale evidente nel primo e nel terzo gol.

Affidata al colpo dei singoli, i singoli hanno fallito. Juve al tappeto prima ancora di cominciare. Con nessun cambio repentino di Allegri che ha tardato le contromisure. Sbagliandole. Serviva Marchisio per dare sostanza e fosforo al centrocampo, invece è stato bocciato Benatia, con Douglas Costa troppo tardi.

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Proprio quest’ultimo è la lieta novella. Rapido, creativo, troppo carico e infatti perde qualche palla per eccesso di foga, ma è una variabile importante per la stagione. Destra o sinistra, anche in alternativa o insieme a Bernardeschi entrato troppo tardi per incidere veramente.

E ora tutti a lavoro. Tanto lavoro. Da aggiustare le distanze fra i reparti, col dubbio che senza condizione fisica questo è un modulo suicida perché crea un buco a centrocampo che consegna strategicamente campo e palla agli avversari, obbligandoci in ripartenze sanguinose. Da valutare un più prudente 4-3-3, dove Pjanic necessita di avere le spalle coperte da altri due colleghi di reparto per impostare e creare, salvo la disponibilità degli attaccanti di farsi vedere e creare linee di passaggio utili.

La prima è da buttare. Sabato comincia un campionato che si prospetta fra i più difficili, dove gli stimoli da ritrovare sono essenzialmente ciò che determinerà successo o sconfitta.

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Lazio – Juventus 0 – 1 / Vittoria per inerzia, ma primi problemi

Che il caldo abbia potuto sfaldare le energie dei bianconeri appare inverosimile. Perciò nella vittoria contro la Lazio si deve registrare un passo indietro nella qualità della prestazione.

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Il motivo principale è l’aggressione tattica dei biancocelesti soprattutto nel primo tempo, dove né Lemina né Asamoah sono riusciti a rispondere col palleggio al maggiore dinamismo dei laziali. Da aggiungere il costante fuori posizionamento di Dani Alves che rappresenta un’arma e insieme un problema per gli equilibri tattici bianconeri.

Se perciò Dybala si sbatte come il miglior Tevez trasformandosi in regista a tutto campo, questo sbattersi toglie energie all’argentino sotto porta, dove per la verità non è mai arrivato con la Lazio. Allegri dovrà lavorare, e molto. Il 3-5-2 non funziona senza un regista di qualità (Marchisio rientrerà fra molte partite e dal mercato non pare arrivare la pedina tanto richiesta dal mister) e con Pjanic in panchina. Senza contare che Asamoah ha fatto registrare un’insufficienza piena per palloni persi e rallentamento del gioco.

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Mercato o non mercato, se la Juve perde la fame e la voglia di stupire, questo sarà un campionato non così vinto in partenza come tutti, frettolosamente, sembrano voler archiviare. Il pericolo maggiore è nella testa di chi scende in campo.

Resta però un’altra vittoria, quasi per inerzia, il fatto di non aver mai subito pericoli, e un Khedira sontuoso. Il tedesco è insostituibile per intelligenza tattica e per senso di inserimento. E quando la Lazio si è affacciata a ridosso della difesa, Benatia ha rimbalzato tutto e tutti, pallone compreso.

C’era caldo, ma appare inverosimile addossare al calore una prestazione non positiva della Juve. Resta il punteggio pieno.

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Lazio – Juventus 0 – 3 / Mai stati così Allegri?

Mai stati così Allegri? Di certo, momenti anche più goduriosi di questi ne abbiamo trascorso, soprattutto con Conte in panchina. Ma Allegri sta ingranando. Così sembra a guardare il campo.

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Spazza via la Lazio con lo schema che aveva in mente al momento della firma del contratto. Gestisce con grande autorevolezza Vidal in panchina, il Pirlo scontento, l’alternanza fra quelli che sarebbero titolari ovunque. Profetizza calma, ma pretende ferocia, almeno nella logica di dominare il gioco. E i numeri sono molto confortanti.

Senza i due passi falsi (leggi Sassuolo e Genoa), a quest’ora la Juve sarebbe letteralmente in fuga, ma non si può voler tutta dalla vita. Ci accontentiamo.

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Pogba e Tevez sugli scudi, eccezionale rinforzo quello di Pereyra, duttilità tattica infinita dei vari Padoin della situazione. Una squadra che aveva preoccupato fra ottobre e novembre, oggi sembra davvero aver svoltato. Tolti i panni Contiani, ecco quelli Allegri.

Sul match in sé poco da dire. Quando hai fenomeni del calibro di Pogba e Tevez tutto risulta più facile, ma è la produzione di gioco a ingolosire i tifosi. E la percentuale di realizzazione tornata rassicurante. Con nuovi equilibri tattici, più consoni al gioco calma-e-fai-girare-il-pallone di Allegri, con improvvise accelerazioni verticali. E’ nata così la vittoria sulla Lazio.

E ora testa a mercoledì quando quella musichetta non deve per nulla far tremare le gambe o ridurre il carico di personalità che in Italia ha raggiunto livelli imbarazzanti. Lo si nota sulla stampa: nemmeno più la forza per farneticare chissà quale polemica.

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Lazio – Juventus / Finalmente si torna a parlare di Juve

Sicuramente sorprendente. Non può che essere definito così l’Allegri mediatico bianconero. Conferenze stampa molto pacate e concetti ben espressi. Avevamo paura che il livornesse sfoderasse le vecchie dichiarazioni milaniste, invece ci sta piacevolmente sorprendendo.

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A ridosso della Lazio, nelle file bianconere ci sono pochi dubbi. Forse uno soltanto: Arturo Vidal sarà della partita dal primo minuto? La risposta più coerente con la gestione del mister sarebbe no: dentro allora Marchisio e Pogba ai lati di Pirlo.

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Lo schema è ormai cambiato: difesa a 4 (Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini, Padoin), centrocampo a tre, e poi ci sarà un terzetto formato da Pereyra, Tevez e Llorente dove le posizioni sono mutevoli. Probabile l’uso del trequartista dietro a Tevez o Llorente, con la variante tattica di Tevez e Pereyra dietro allo spagnolo. Cambia poco, l’unica cosa che non deve cambiare è la produzione di palle-gol.

Poche ore prima giocherà la Roma, ma la testa non è molto rivolta all’indietro, ma avanti. Sfida molto complessa coi biancocelesti, e sfida decisiva mercoledì sera.

Intanto portiamoci avanti col lavoro. Da qui a dicembre tante belle sfide, fino alla Supercoppa. Con tre obiettivi: testa della classifica, passaggio del turno in Champions, ed ennesimo trofeo.

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Lazio-Juventus I migliori sono tutti in campo

Manca Chiellini, altrimenti scenderebbe in campo la formazione tipo. Antonio Conte ritrova il campionato e torna a usare tutti i suoi uomini migliori.

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Non ce ne vogliano Isla e Peluso, Giovinco e Quagliarella, ma con Asamoah e Lichtsteiner, Tevez e Llorente è altra Juve.

Stessa città, Roma, ma diverso avversario: la Lazio.

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C’è un solo dubbio, ma facilmente risolvibile a quanto pare. Pirlo sarà in campo con la maglia da titolare, mentre Marchisio si accomoderà in panchina, pronto a subentrare a partita in corso. Pogba, praticamente insostituibile, riprende il posto a centrocampo.

Gli esterni sono quelli titolari. Troppo dura rinunciare alla corsa e alla classe di Lichtsteiner, praticamente senza alternative la figura di Asamoah. E’ qui che Conte chiede di intervenire, è qui che Marotta dovrà lavorare.

Mentre in avanti coppia straniera. Quanto contano Tevez e Llorente nel gioco della Juve. Entrambi riescono a offrire soluzioni che prima la Juve non aveva. Llorente è un gigante che lavora molto bene di fisico e garantisce quel peso che, nel 3-5-2, è troppo importante. Mentre la genialità e la forza di Tevez consentono alla manovra di respirare e cambiare marcia dalla trequarti in su. Quello che è mancato, clamorosamente, nella partita di Coppa Italia. Quello a cui la Juve non può rinunciare.

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Calcioscommesse: ecco le partite e le prove

Seguendo le carte e lo strano ragionamento, ecco alcune partite finite sotto la lente di ingrandimento del Gip. Con calma, mettetevi a sedere e ragioniamo insieme.

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Prendiamo a riferimento il Milan. Delle 90 partite sospette, ben 4 riguardano i rossoneri. Semplicemente, vediamo quali sono le prove registrate dagli Sherlock Holmes.

Il Milan, con Gattuso e Milanello

Milan-Lazio 0-0

1 febbraio 2011. Brocchi alla Lazio, Gattuso al Milan. Bazzani li contatta il 25 gennaio e il giorno del match.

 

Chievo-Milan 1-2

20 febbraio 2011. Bazzani contatta Gattuso e D’Anna la mattina del 20 febbraio.

 

Milan-Bari 1-1

13 marzo 2011. Bazzani contatta Gattuso il 6 marzo.

 

Milan-Cagliari 4-1

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14 maggio 2011. Qui ci sarebbe la new entry Sebastiano Rossi, allenatore della Squadra Primavera. Per tre giorni prima del match, contatti sulle SIM fra Pipieri, Rossi e Gattuso.

Segnaliamo infine come è curiosa la coincidenza della presenza di Bazzani a Milanello nel febbraio 2011 e nel maggio 2011. Curiosamente, le partite sospette riguardano proprio i periodi in cui Mister X fa visita ai campi d’allenamento rossoneri.

E la Juventus? Qual é il collegamento?

Della Juve si registra un solo episodio. Eccolo.

Lazio-Juventus 0-1

2 maggio 2011. L’unico contatto è con Brocchi. La registrazione sulla SIM segna la data stessa dell’incontro. Sarebbe interessante capire il contatto con la Juve.

Nel registro questa partita è segnalata per il contatto fra Bazzani e Brocchi. Che pur, in quella partita, si impegna per sbagliare due clamorose occasioni da gol.

La domanda è: quel é il collegamento penale con la Juve? Ricordiamo che questa era la stagione di Del Neri che far passare per cupolaro insieme a Marotta appare oltremodo ridicolo.

E l’Inter?

La partita che riguarda l’Inter è Palermo-Inter. Non si ha traccia del motivo per cui è stata sottolineata come sospetta. Ma, ipotizzando che si scommette sui fattori più pesanti, vien solo da segnalare il risultato finale: 1-0, gol di Ilicic.

Riportiamo inoltre il commento di Eurosport:

Il migliore è Ilicic con lo sloveno che segna e mette in serie diffcoltà tutta l’Inter. Nei nerazzurri si salva solo Handanovic, l’ultimo a mollare.

E riportiamo la frase finale della cronaca testuale del match:

L’arbitro si porta il fischietto alla bocca ed i giocatori smettono di giocare. Rettifica il direttore di gara: “Non ho fischiato, continuate!”

Ci chiediamo allora come ragionerebbe la critica se al posto dell’Inter ci fosse stata la Juve.

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Juventus-Lazio 4-1 Nel segno di una bellezza tecnica superiore

Petkovic sceglie una formazione che ha una funzione importante: non prenderle. Tutti dietro, coperti. L’hanno chiamata “tattica attendista”, in realtà il nome corretto è catenaccione. Uno dei pochi antidoti alla strapotenza bianconera. Conte non tocca nulla del suo 3-5-2 e si affida ancora alla coppia Vucinic-Tevez.

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Primo Tempo

La prima frazione di gioco esprime un canovaccio semplicissimo: la Juve costruisce e fa il gioco, la Lazio difende tutta nella propria metà campo per sfogarsi soltanto in contropiede. Pirlo e Pogba impostano l’azione a proprio piacimento, mentre Lichsteiner ara la fascia destra con la consueta efficacia. E’ Tevez il più in palla: la condizione cresce e il talento argentino si mette in mostra. Accelerazioni e dribbling, più assist e idee.

Una Juve molto paziente attacca la Lazio frontalmente e passa grazie a un’invenzione di Pogba. Il francesino riceve a ridosso dell’area di rigore e libera con un tocco delicato Vidal che scappa alle spalle dei difensori. Stop immediato del cileno e delizioso tocco d’esterno che mette fuori causa Marchetti. Prima marcatura in campionato per il Guerriero che si ripete al minuto 26. Stavolta il lancio illuminante è di Bonucci che, complice una difesa inerme dei biancocelesti, imbecca il cileno che offre il bis stavolta di sinistro. Juve in grande spolvero, con un gioco molto più veloce dalla trequarti in su, soprattutto per la presenza di un Tevez sempre più agile.

Arturo Vidal: fra i più forti centrocampisti al mondo

Quasi come un attaccante: gli inserimenti di Vidal spaccano il match

La Lazio prova a dare un senso alla presenza in campo. I tiri da fuori sembrano l’unica strategia per chi fatica ad arrivare vicino all’area di rigore e quasi risultano una strategia interessante. Un bolide di Hernanes inganna Buffon che respinge corto e Klose finalmente firma una rete contro il portiere bianconero. La Lazio, capito il giochetto, ci proverà ancora da fuori con Hernanes e Candreva sempre respinti, poi il solito sinistro di Radu. Qualche angolo pericoloso, ma poco più.

Da segnalare un placaggio di Cana su Tevez: è rigore solare, ma a Tagliavento non va giù e tutto passa in cavalleria. L’arbitro si ripete su una evidentissima spinta su Tevez al limite dell’area, ma fischia punizione contro l’argentino. Se la cava pure Hernanes che solo al terzo fallo duro viene ammonito, ma solo perché i bianconeri accennano una protesta di gruppo.

Secondo Tempo

Al fischio di Tagliavento la Lazio tenta un’operazione di emulazione mal riuscita. Prova una sfuriata, ma sfortuna vuole che Vucinic si sia messo le scarpette di calcio lasciando le ciabatte nello spogliatoio. E in 5 minuti la partita muore.

Strappo decisivo di Bonucci che decide di firmare il secondo assist: Tevez viene incontro, la difesa laziale si apre e Vucinic si infila. Il tocco morbissimo col quale manda all’aria Marchetti da posizione defilata è dolcissimo come solo il suo piede sa essere. Mirko: ma perché non giochi sempre così? Già perché il montenegrino rischia subito la doppietta 60 secondi dopo. Prende palla sulla trequarti, si gira, Tevez gli porta via un uomo lanciandosi alla sua destra, ma Vucinic si infila in area e con la punta spara sul corpo di Marchetti. Lazio salva, ma è l’azione che ammazza la partita. La Lazio non riuscirà più a svegliarsi da questo cazzotto.

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La mano di Hernanes è un verdetto: il brasiliano, visibilmente nervoso, tenta di andare di testa, ma schiaccia come la famosa giocatrice di un cartone animato. Il motivo per cui il giallo non deve essere estratto risiede in quella perversa senza di antijuventinismo di cui è preda mezza Italia. Compreso il buon Sebino Nela che ha dovuto commentare delle sublimi giocate tecniche.

Tevez conferma il motivo per cui Conte lo insegue da tre anni. Un piccolo concentrato di potenza e fantasia, perfettamente integrato in un orologio di squisito valore quale è la manovra bianconera. Esaltata da un Vidal in formato mondiale e un Pogba che colleziona colpi di estrema classe sfoderati con la proprietà di un mago della PlayStation. Di colpo quel “ci siamo indeboliti” sembra travestirsi nell’ennesimo bluff che Conte ha voluto giocare a chi “ci gufa contro”.

La maglia numero 10 di Tevez

La numero 10 è sulle spalle giuste. Inserimento di Tevez prepotente nella Juve di Conte

E poiché l’unico obiettivo del match è cercare una sola firma ancora nel tabellino, ecco le due sfuriate. Vidal si avvicina lentamente in area di rigore, scambia con Tevez che arretra, poi di colpo si gira e serve ancora Vidal che chiude il triangolo. Il tiro a giro di Tevez sbatte contro la traversa mentre lo stadio urla di dolore. Ma l’attesa sarà breve. Palla a Tevez a limite servito ancora da Vidal, l’argentino si gira in un fazzoletto con una sterzata poderosa, palla sul destro e piattone morbidissimo sull’angolo più lontano. Marchetti tenta, ma è inutile. Terzo gol in tre partite. Se la Juve aveva bisogno di una seconda punta più efficace, beh… benvenuto Carlitos!

Chiave Tattica

L’organizzazione di gioco della Juve è imbarazzante se rapportata all’unico schema laziale e cioè accelerazione del centrocampista di turno e botta da 40 metri. Buffon a metà del secondo tempo, rinunciando all’ennesimo rimprovero per i propri compagni, ha guardato verso i telecameristi mostrando uno sguardo perplesso: ma siamo su Scherzi a Parte?

La difesa a 4 di Petkovic non riesce a respingere gli attacchi di Conte. Asamoah è bassissimo quando la Juve si difende, quasi a formare una linea a 4. Lì Candreva non troverà mai spazio, mentre Cavanda gira a vuoto rimbalzato più volte verso un giro palla sterile. Di contro la Juve mostra una voglia di costruire azioni anche belle. Merito dell’innesto di Tevez che ha alzato clamorosamente l’asticella della qualità.

Con l’argentino e Mirko Vucinic prima punta, la Juve acquista un’altra pedina con cui può imbastire azioni molto complesse. Se Vucinic va verso il centrocampista, Tevez si allarga e i due interni si infilano. Più Vidal di Pogba e da qui sono nate due reti. Lichsteiner spinge e tiene a bada Lulic, mentre Asamoah è molto più timido. Lì scorazza ora Tevez e ora Vucinic e la Lazio non ci capisce nulla.

Il gol di Vucinic per il momentaneo 3-1 della Juve sulla Lazio

Le verticalizzazioni hanno nuovamente messo in crisi la difesa laziale: frutto di schemi provati. Qui il gol di Vucinic

Rispetto a un anno fa, con Tevez a galleggiare alle spalle della prima punta, la Juve riesce meglio a sfrondare la selva di gambe in mezzo al campo e a trovare lo spazio giusto per entrare in area. Inoltre è sempre Tevez a garantire un’opzione importante: il tiro dal limite. Una parata, una traversa e un gol. A Conte l’obiettivo di trovare le giuste idee per valorizzare Llorente per adesso in panchina.

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Juventus-Lazio: squadra che vince non si cambia? [FORMAZIONI]

Il famoso detto “squadra che vince non si cambia” suggerisce la formazione di questa sera contro la Lazio. La rivincita per i biancocelesti è l’ostacolo più pericoloso. Troppa voglia di riscattare la figuraccia di una settimana fa.

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Conte dovrà essere bravo a trovare l’equilibrio buono per fare muro contro i contropiedi laziali e caricare i suoi uomini. Non bisogna mollare di un metro, aggredirli e martellare coi gol.

A guidare l’attacco ci saranno Vucinic e Tevez. Niente da fare per Llorente nonostante il ragazzo sia affamato di minuti in campo. Ci sarà spazio forse nella ripresa.

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Difficilmente la Lazio concederà gli spazi che erroneamente all’Olimpico ha lasciato alla velocità dei bianconeri. Quindi la pazienza nella manovra e i tentativi da fuori potrebbero essere la chiave per avere la meglio su Petkovic.

Di seguito ecco la formazione col solito 3-5-2. Nel dopo partita saranno caldissimi i microfoni alla ricerca del tecnico leccese.

Juventus-Lazio: squadra che vince non si cambia?

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Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

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Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

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Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.

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In scia alla Sampdoria

Sabato si comincia. Si è già cominciato per la verità, ma sabato si comincia a fare sul serio anche in campionato. Prima tappa di un lunghissimo percorso. Non promettiamo nulla, perché non si promette nulla tranne una cosa: il massimo impegno. Vinca il più forte. Come diceva l’Avvocato: “sono fortunato perché spesso la più forte è la Juve”.

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Affronteremo un avversario ostico, rognoso. Organizzato come lo sono le squadre di Delio Rossi, rognoso come lo sono le squadre di Delio Rossi. Con un Gabbiadini in più.

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Manolo, attaccante molto più vicino a una seconda punta molto tecnica, è in rampa di lancio per una grande stagione che potrebbe consacrarlo nel calcio che conta. Un precampionato bollente, condito da gol e prestazioni molto positive. E’ nostro, lo controlliamo noi, ma ce lo ritroveremo di fronte. Con calma, con attenzione, disinnescheremo tutto.

Tornando all’impegno, sarebbe ottimo ritrovare lo spirito della Supercoppa e siamo certi che gli occhi saranno gli stessi: aggressivi, con la voglia di confermarsi e anzi di stupire ancora. Cattivi agonisticamente, ancora più in palla, tecnici, propositivi. Con questi ingredienti, visto gli ultimi due anni, nessun avversario potrà resistere a lungo.

Sampdoria, poi Lazio. La formazione, in entrambi i casi, sembra fatta. Un po’ perché le gambe devono girare a mille, un po’ perché Conte manda in campo sempre la formazione più competitiva. Piuttosto c’è da aspettarsi un primo impiego di Llorente: a mio parere può tornare molto utile.

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