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Tag: leonardo

L’ultimo tassello: Jean Claude Blanc sarà dg del PSG!

Potrebbe seriamente essere l’ultimo tassello. E certamente la notizia ha un tempismo da favola.

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L’uomo che più di tutti ha rappresentato il livello in cui è caduta (sprofondata) la Juve negli anni post Calciopoli verrà definitivamente salutato a metà ottobre.

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Per lui, che ostinatamente si è sforzato di parlare, ma mai di calcio, che ostinatamente ha ricoperto tre incarichi tre manco fosse uno e trino, si aprono le porte del PSG. Centomila euro mensili, sedia da direttore generale di un club che vorrebbe tornare al più presto ad alti livelli europei.

Certo a leggerla così, la notizia, stride parecchio: per diventare grandi chiamano Leonardo e Jean Claude Blanc. Che dire? Contenti loro…

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La Gazzetta dello Sport come Il Giornale: metodo boffo contro Leonardo

A conferma dell’indipendenza dei suoi redattori la Cazzetta dello Sporc oggi presenta un succoso articolo su Leonardo. Le sue tattiche? No, assolutamente. Una intervista? Assolutamente no. Un editoriale sul perché abbia accettato il PSG? No, fuori strada.

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Un articolo per raccontare un Leonardo ubriacone che addirittura rifiuta il testo dell’alcol e che si fa ritirare la patente. In linea, più o meno, con culi e tette della scorsa settimana il tutto per non affrontare discorsi seri quali i rifiuti a Moratti e Calciopoli. E, badate, non è un corsivo, cioè un articolo dichiaratamente ironico (per chi si intende di giornalismo), ma è proprio un pezzo giornalistico buttato lì, fra calciomercato e il solito schizzofrenico racconto di Calciopoli.

E’ il solito metodo varato da Il Giornale, il cosidetto metodo boffo. Leonardo ha tradito Moratti, quindi la Cazzetta Rosa bastona Leonardo. E’ già successo con chiunque abbia abbandonato Milano. E’ un classico.

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Appena qualche giorno fa Leonardo veniva dipinto come un tecnico emergente, uno con idee ingegnose e innovative, salvo specificare quali, salvo descrivere le sue tattiche, salvo insomma giustificare i passaggi logici. Era l’uomo giusto per far tornare a vincere l’Atalanta di Milano che non lo fa dal 1998 (Coppa UEFA conquistata da Ronaldo).

Oggi non lo è già più. Anzi, Leonardo ha sbagliato proprio tutto, non voleva fare l’allenatore e cose così. E chissà come continueranno questa agonia. Fra l’altro non possono nemmeno allungare il giornale con 80 pagine per descrivere e scrivere l’elogio degli 80 tecnici che Moratti sta contattando ricevendo secchi no uno dietro l’altro.

Che dire… chi si informa con la Cazzetta Rosa è scusato: non è colpa loro!

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Mercato allenatori: Ancelotti rifiuta l’Inter, se questo è un uomo!

Pazzo pensiero, volgare tentativo, uno squillo di telefono e un rifiuto. Si potrebbe riassumere così il secco no che Ancelotti ha spedito a Massimo Moratti. L’ennesima conferma fra chi uomo lo è veramente e uomo non lo è mai stato.

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Leonardo, che non è una delle tartarughe ninja, bensì un piccolo uomo che in molti hanno creduto portatore sano di valori umani, si è di colpo liberato dalla marcatura asfissiante di Milano. Ancelotti non ha nemmeno lontanamente pensato di accasarsi nuovamente a Milano, sponda nerazzurra. L’onore e la dignità prima di tutto. Prima ancora di soldi, perché con tutta probabilità in gioco c’erano tanti quattrini.

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E’ ancora l’ennesima conferma di una strategia che continuo a non capire. Moratti ha sputato per ben 15 anni veleno e fango su Juve e Milan, salvo poi tentare in tutti i modi di acquistare i giocatori che hanno fatto grande, grandissima la Juve (da Buffon a Thuram, da Ibra a Vieira, da Nedved a Camoranesi, da Trezeguet a Marchisio) e scippare gli allenatori al Milan. Come se i colori e la storia dei professionisti fosse un optional, qualcosa di temporaneo. E nella maggior parte dei casi, ahinoi, lo è per davvero.

Ma per fortuna qualche uomo ancora esiste: Nedved mandò a quel paese Mourinho, Ancelotti ha fatto lo stesso con Moratti.

Il concetto resta: i soldi non fanno la felicità. Possono solo comprare qualche scudetto e qualche coppa. Il cui valore è incommensurabilmente basso rispetto a quanti hanno vinto realmente, sul campo.

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Rassegna(ta) stampa sportiva del 16 maggio 2011

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Perché il calcio è anche divertimento (forse!):

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All’estero il calcio lo vedono così! Vediamo le differenze con questa strana stampa italica

La visione dell’Italia dall’Italia è semplicemente magnifica: siamo i migliori, siamo i più invidiati, siamo i più belli, siamo i più grandi. Autoreferenzialità allo stato puro, fantasia al servizio di pochi padroncini. E’ la stampa italiana che ha perso da tempo valori quali la coscienza, la realtà, la dignità professionale. Se provate a fare un giro fra i principali tabloid internazionali (Germania, Spagna, Inghilterra rispettivamente nei paragrafetti che seguono) noterete enormi diversità nel trattare i vari argomenti. E’ curioso: in Italia lottiamo e manifestiamo per rendere liberi gli altri paesi, giustamente per carità, ma non facciamo nulla per liberare noi stessi dalla malapolitica e malainformazione. Curioso, ma è l’Italia!

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Leonardo, Benitez e le sconfitte

In Germania si sono chiesti perché in Italia Leonardo e l’Atalanta di Milano non abbiano subito un analogo massacro toccato alla Roma e al Milan. Come un grande lettore della Cazzetta-Rosa tentava di far notare, la Juve non è stata presa in considerazione perché assente dalla Champions League. Fatto ancora più grave di una eliminazione contro Tottenham o contro qualche squadra dell’est.

Benitez aveva, a suo tempo, lanciato più di una frecciata all’indirizzo di Moratti e della sua società. Ma in Italia venne bollato come un fallito, come un allenatore mediocre, uno che non poteva allenare le grandi squadre. Uno, insomma, non da Seconda Squadra di Milano. Ed in effetti è proprio così: troppo competente e signore per stare su quella panchina. Molti hanno dimenticato le sue vittorie, nemmeno lontanamente paragonabili a scudetti di cartone e trofei di fango.

Leonardo ha completamente fallito le 4 partite da non fallire, nelle quali ha subito la bellezza di 11 reti, mettendone a segno soltanto 3. Le partite in questione hanno diversi significati: contro la Juve una testata di Matri ha abbattuto la squadra campione del sistema solare, distruggendola pure sul piano della personalità e del gioco. Nel derby scudetto contro i cugini rossoneri privi di Ibra è arrivata addirittura la disfatta più clamorosa: 3-0 secco, delusione dei big e tutti a casa con la testa sotto la sabbia.

Per finire con la doppia sfida contro lo Schalke 04, decimo nel proprio campionato, costretto al cambio di panchina dopo la disastrosa stagione fino a quel punto giocata. Arrivato a Milano con una sfilza di assenze importanti ha infilato 5 gol, con la sensazione fastidiosa di poterne fare anche di più. Vittoria nel risultato e nel gioco. Ancora carenze di personalità e di idee tattiche per la banda di Leonardo. E qualificazione già persa nella gara di andata a San Siro. Roba da romanzo thriller, ma, come negli ultimi 120 anni, non ci sono complotti. Niente arbitraggio a favore, niente vittoria. Nella gara di ritorno, se possibile, la sconfitta più amara. D’accordo che la qualificazione era bella che andata, ma almeno una vittoria d’orgoglio. Niente: 2-1 secco per Raul e riserve.

Oggi Leonardo è coccolato e difeso, mentre altri suoi colleghi sono stati dati in pasto ai leoni per molto molto meno. Sarà il richiamo del padrone ad aver attutito le critiche? Se lo chiede il Bild tedesco.

Mou e la stampa spagnola

In Italia certi giornalisti – e mi scuso per la parola forte giornalista – sbavavano. Lecchinaggio vergognoso per un tizio che avrà pur vinto qualcosina, ma a livello umano è pari al peggior vicino di casa che ti frega il posteggio e mostra costantemente un’arroganza insopportabile. Guadagna una montagna di soldi epperò si vergognò per Calciopoli di dare da mangiare alla sua famiglia: roba da augurargli un periodo nerissimo economicamente, così almeno prova per davvero cosa significano quelle parole così gratuitamente regalate alla stampa!

Maestro nel distruggere il gioco avversario coprendosi a più non posso e sfidando le impervie avversarie col contropiede e i soliti giochetti arbitrali, non ha mai avuto il coraggio di intraprendere un discorso serio o serioso con chi gli ha regalato questo personaggio: la stampa. In Italia sbavavano, all’estero invece sfoggiano una dignità professionale e un’altezza morale che in questa penisola ce li sogniamo. E quindi, quando un giorno prima del clasico Murigno non si presenta, i giornalisti disertano e se ne sbattono altamente del suo ruolo e della sua figura.

La Cazzetta-Rosa ha raccontato l’episodio vergognoso con ironica facilità, ma così non è. I soldi che prendi implicano un determinato atteggiamento, perché è lo spettacolo che deve andare avanti. Questa invece si chiama vigliaccheria e miserabile atteggiamento. In Spagna non sono contenti, in Italia sì. Che tristezza!

La radiazione di Moggi, la Prescrizione Breve e la revisione (im)possibile

In Inghilterra non riescono a capire i meccanismi della giustizia sportiva italiana. Cerchiamo di capirci con due episodi molto chiari: Gattuso tira una testata e perde la testa in quel modo contro un dirigente del Tottenham, reo di essersi qualificato ai danni della squadra di Berlusconi. Squalifica esemplare, perché il palcoscenico della Champions diventa in quel momento un’aggravante, e in Italia subito la difesa a oltranza. Gattuso fa addirittura beneficienza dice la solita Cazzetta-Rosa: quale sia il nesso… non è dato sapersi!

L’altro episodio che la stampa inglese non riesce proprio a districare è il Processo di Napoli. O Calciopoli o Farsopoli. O, più propriamente, Processo contro Moggi e la Juve. Bene, adesso si gioca un altro round. Paradossalmente è quello più divertente. Si dovrà decidere della radiazione di Moggi. Ma per tale procedimento è necessario passare in rassegna quanto emerso a Napoli, davanti al Giudice Casoria (sulla quale pende la terza istanza di ricusazione). La stampa inglese si domanda quanto segue:

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Come si può emettere radiazione quando a Napoli non è emersa alcuna prova, anche minima, circa la colpevolezza del Direttore Moggi?

Lo chiamano addirittura Direttore, loro che affibbiano volentieri le peggiori accuse e i i peggiori nomignoli a qualunque personalità di spicco del mondo reale. Ma torniamo alla domanda: evidentemente in Inghilterra sono in possesso di informazioni che qui in Italia sono state tutte nascoste, raccontate male, non raccontate, ignorate o volgarmente trasformate in altre informazioni.

Ma torniamo pure al discorso principale: come si può decidere della radiazione di Moggi quando non esiste alcun procedimento in grado di superare lo scoglio della risata (lasciamo stare la giurisprudenza)? La radiazione è presa quando circostanze oggettive ne giustificano la sanzione. Chi riesce ora a trovare un episodio tale da giustificare la radiazione?

Esistono due pozzi da cui trarre (provare a trarre) tali episodi: il Processo GEA e il Processo di Napoli. Non valgono le multe per divieto di sosta (ancora il Sun) o ritardi nel pagamento di bollette di luce, acqua o gas.

Soprattutto la domanda che uno strano giornalista che racconta la realtà (specie in via di estinzione qui in Italia) si pone è la seguente:

Che succede se la radiazione non passa?

In pratica, visto che all’estero Calciopoli ha suscitato tanto interesse quanto l’ennesimo divorzio/matrimonio di Liz Taylor (pace all’anima sua), si chiede cosa accadrebbe in Italia nel caso in cui Moggi non venisse radiato. La risposta più coerente con la teoria darwiniana secondo cui l’uomo possiede una intelligenza superiore a quella del macaco suggerirebbe di riaprire il Processo Sportivo che ha portato la Juve in B, se non altro per capire se anche altre squadre meritavano quella sanzione. O qualcosa di più. O se la Juve avrebbe diritto a qualche tipo di risarcimento (che adesso è quantificabile in una cifra astronomica).

Ma il giornalista sta ponendo una domanda sbagliata, nel modo sbagliato. L’unica risposta possibile in Italia è: NO! Anche se Moggi venisse radiato non accadrebbe nulla. Perché siamo in Italia! Il Paese dei Moratti e dei Berlusconi! Che strana gente questi giornalisti esteri!

Il fair play finanziario di Galliani

UEFA e fair play finanziario: i due tasselli per tentare di porre in essere un minimo di equilibrio economico/sportivo fra le migliaia di società operanti nel calcio ad alto livello. Il concetto è alto e sublime, ecco perché Galliani non è riuscito minimamente ad afferrarlo. Galliani capisce solo di vagonate di milioni messi a disposizione dal suo padroncino per il calciomercato e tanti giovani da pagare profumatamente in giro per il mondo. Stop, questo è il suo livello.

Dico questo perché Galliani non perde occasione per ribadire il suo concetto di calcio: il Milan detta le leggi, gli altri le devono rispettare. Il problema del fair play finanziario è semplicissimo: se passa la variabile di successo di una società diventa la competenza e la perspicacia dei propri dirigenti. Ecco la paura, come peraltro dimostra la recente storia rossonera di Galliani e quell’invito pubblico di Berlusconi rivolto a Moggi e Giraudo per fare grande il Milan senza fare esclusivo affidamento al suo portafogli (e qualcuno vede in questo episodio la genesi di Calciopoli, compreso me).

Gary Neville sceglie la Juve

Gary Neville lascia il calcio. A maggio giocherà le ultime partite. L’addio ufficiale è fissato in un match che il Manchester United giocherà con un grande club europeo. E’ stata una ufficiosa dichiarazione di Gary Neville e tutti si sono affrettati a capire quale fosse questa squadra. Dal Real al Barca, dall’Arsenal al Milan. Invece no. Fergusson ha avuto nella sua carriera pochissime squadre di riferimento e fra queste la Juve di Lippi. C’è una intervista rilasciata a un giornale italiano che non si riesce più a trovare (http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Calcio/30687/Ferguson:+%C2%ABJuve+anni+’90+squadra+ideale%C2%BB, http://www.tuttosport.com/calcio/serie_a/juventus/2009/12/02-47339/Storiche+citazioni+di+juventini+veri+-+COMMENTA, http://it.wikiquote.org/wiki/Alex_Ferguson). In poche parole Fergusson raccontò come il Manchester di fine anni ’90 guardava regolarmente la Juve di Lippi (battuta poi nel 1999 in semifinale di Champions), soprattutto quella di metà anni ’90 e faceva studiare ai propri giocatori movimenti e soprattutto mentalità dei vari Conte e Davids, Zidane e Del Piero, Montero e Ferrara. Gary Neville è un allievo di Fergusson e ha pensato benissimo di scegliere proprio la Juve come club col quale chiudere la carriera. La data non è ancora fissata, così come si attende conferma ufficiale dell’evento, in ogni caso resta l’onore di un simile pensiero. In Italia non è stata scritta nemmeno una riga. Che strani questi paesi dell’estero!

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Leonardo: dal 4-2-fantasia a un fantastico-2-5

Una figura di questo tipo è nelle corde di una formazione che corazzata non lo è stata mai, se non in qualche riga di qualche giornale. Il peace & love di un trasformista come Leonardo (non capisco tuttora come si può passare dal rossonero al nerazzurro con cotanta semplicità) è semplicemente l’idea più macabra per nascondere pecche e mancanze di un tecnico che in appena 2 partite, quelle decisive, quelle che valgono una stagione, torna in una dimensione più reale e certamente consona alla sua storia.

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Il Leonardo che conosciamo tutti è una persona come poche ne esistono nel calcio mondiale: simpatica e umile, di buoni propositi e molto molto intelligente. Il salto dalla scrivania al campo non è mai facile. Dalla sua ha avuto la fortuna di avere a disposizione alcuni fenomeni che gli hanno quasi sempre tolto le castagne dal fuoco: prima al Milan ora all’Atalanta di Milano. Ma di idee e innovazioni nemmeno l’ombra. E quel passaggio ai cugini più odiati con la spavalderia di chi i valori, professati, non li ha mai veramente capiti è raccapricciante. Quanto meno non a distanza di pochi mesi da un divorzio sulle cui motivazioni mi sono sempre espresso positivamente. In appena 3 giorni ha regalato a chi tifa il rossonero delle emozioni che nemmeno Liverpool o Van Basten hanno saputo regalare (ovviamente è un esagerazione, ma conosco gente che oggi era più soddisfatta di sabato notte!).

L’anno scorso l’autogestione rossonera portò a un clamoroso terzo posto: clamoroso perché la pochezza dello scorso campionato è risaltata da quello attuale, in cui un modesto Milan sorretto dalle gesta di Ibra è in vantaggio su un Napoli basato su Lavezzi-Cavani e una formazione che con Benitez aveva riscoperto la reale forza e qualità.

Alla SNAI avevano avuto la tentazione di non quotare la sfida di San Siro. I tedeschi sono arrivati a Milano con defezioni paurose, tanti giovanotti e nessuna possibilità di impresa. Ma di fronte alla storia nerazzurra nulla è impossibile. Anzi, il ridicolo diventa realtà. Se da terzo conquisti lo scudetto, che avevi visto da lontanissimo per 16 anni, allora ci sta pure che una delle più modeste formazioni tedesche possa distruggere 80.000 persone che ieri sera non hanno avuto nemmeno la forza per protestare. Per alzare la voce contro chi era stato candidato a Pallone d’Oro (Snejder) o a imperatore dell’Africa (Eto’o, afflitto dalla sindrome di Ibrahimovic, cioè forte contro i deboli e… il seguito lo conoscete).

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Massimo Moratti, il petroliere che organizza da 4 anni il Torneo Aziendale Italiano, aveva presentato la sfida con una spavalderia che credo abbia caricato a molla un tizio come Raul, che il buon Mourinho ha pensato bene di cancellare dalla storia dei Blancos. L’arroganza di aver scelto la formazione più scarsa per i quarti del torneo europeo per eccellenza è stata pagata amaramente. Ci sta pure che la Seconda Squadra di Milano possa vincere in terra germanica per un numero di gol anche superiore a 5, la serata resterà impressa nella mente di chi non ha mai creduto alla storiella raccontata dalla Cazzetta-Rosa o da certe trasmissioni sportive.

Impietoso, con una punta di rammarico per i tifosi dello Schalke che potevano addirittura portare a casa il game in almeno altre due chiare occasioni, cioè i pali. Perché Leonardo, frastornato, non ce l’ha fatta a tenere il conto delle occasioni create dallo Schalke, che non sono solo 5, ma molte di più, con 2 pali a salvare uno Julio Cesar che quest’anno ne sta combinando di cotte e di crude epperò continua a essere paragonato a Zoff, a Buffon o a Higuita.

La soddisfazione mia personale maggiore è vedere comunque il buon Ranocchia. Difeso e coccolato anche oggi, dopo una prestazione che nemmeno il 17enne che il giovedì sera si trova a fare da sacco-per-le-botte agli attaccanti della Prima Squadra che preparano la prossima sfida di campionato. I casi sono due: o Bonucci e Ranocchia hanno la stessa età e quindi possono godere dello stesso trattamento, o siamo alle solite maledette povere abitudini italiane. Io mi tengo stretto il Leonardo bianconero, che avrà certamente qualche colpa, ma ha molte chiare attenuanti. E speriamo che questo Leonardo-allenatore perduri su quella panca perché il peace & love continua a regalarmi serate molto divertenti, che allietano in parte una stanca giornata di lavoro.

E ora… sotto con la Casoria. C’è la sensazione che il puzzle, caduto a terra nell’estate del 2006, possa veramente essere ricomposto durante la prossima estate. Buon lavoro Giudice Teresa!

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Derby di Milano: il giorno dopo

Contro un uomo che da tempo sta preparando le prossime elezioni non si può nulla. Nemmeno la squadra organizzatrice del Torneo Aziendale, nonostante i continui regali che arrivano dalla terna arbitrale e l’esclusione di Ibra,  riuscita a tamponare un dominio incontrastato. Pensa tu come siamo messi se i rossoneri oggi dominano in Italia. All’estero il derby scudetto è stato accolto, più o meno, come la sfida a distanza fra Real e Barca, che però giocavano contro due modestissime formazioni spagnole. Non capisco il perché dobbiamo nasconderci sotto deliri di grandezza e non pensiamo un attimino a far crescere il nostro calcio e un ambiente completamente malato.

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Ieri a San Siro ho visto due striscioni. Uno era bellissimo, il più bello di tutti: “Dal 4-2-fantasia al 6-1-stronzo“. Dedicato all’attuale tecnico della Seconda Squadra di Milano che appena un anno fa dava battaglia sull’altra sponda però, quella rossonera. Quasi 14 anni di Milanello e poi, a tre mesi da un divorzio le cui ragioni sono state chiarissime e continuano ad esserlo, il salto con tanto entusiasmo sulla panchina dei cugini. Praticamente l’ultima cosa al mondo che Leonardo doveva fare… l’ha fatta. E qualcuno si chiede perché milioni di tifosi ieri lo hanno insultato e preso di mira. E i valori? Ah no, quelli restano: i valori scritti negli assegni firmati da presidenti. Povero calcio!

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L’altro striscione è fastidioso, anche perché ero caduto nel tranello. Ho letto “Marchino non mollare” e poi subito dopo “Marchino libero”. E ho capito tutto. Col primo striscione ero convinto si trattasse di un caso umano e stavo per applaudire uno slancio di umanità, ma poi mi sono ricordato che lì, seduti comodamente su quelle poltrone, ci stanno delle bestie e allora ho collegato: il Marchino in questione è un capo ultrà rossonero. E’ stato fermato poche ore prima e dentro la macchina aveva un arsenale degno dei poveri libici che stanno combattendo per la loro libertà. Tutto per un derby, una partita di calcio. Ciò stona con tanti amici miei che a San Siro ci sono andati, a godersi lo spettacolo. Ed erano armati, a quanto mi hanno detto, di tantissimo entusiasmo e tanta voglia di divertirsi. Fra loro c’erano pure pochi interisti. Questi ultimi stamattina sono delusi dal risultato, ma felicissimi per lo spettacolo e divertiti per la gitarella e l’esperienza. Vi prego: ditemi che anche voi avete amici così!!!

Ecco perché non scriverò nulla di pesante sul derby. Avevo in mente i soliti sfottò e le solite frasi ad effetto, quelle inutili che servono solo a far polemica. Rigori e cartellini rossi, episodi dubbi e via così. Ma no, per rispetto dei miei amici, veri amanti del calcio e dello spettacolo, devo concordare sul fatto che è stata finalmente una bella partita. Tanti errori tattici, ma tanto divertimento. Una delle poche partite divertenti delle squadre di alta classifica.

Dinamismo e tante occasioni, buone giocate e gol. Chissà se a Roma decideranno di dare seguito allo spettacolo?

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Ha ancora senso parlare di bandiere nel calcio?

Ero piccolo e tifavo Juve. Erano anni particolari, non brillantissimi per i bianconeri. Poi un lampo, di quelli accecanti, belli da vedere.

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Nel ’94 la Triade appena insediatasi diede vita a un progetto entusiasmante e subito vincente. Venne ceduto Roberto Baggio, pallone d’oro nel ’93, per fare spazio a un giovanotto capellone, riccio e dalla struttura fisica leggera. Alessandro Del Piero si chiamava. Oggi si chiama ancora Alessandro Del Piero ed è entrato nella storia del calcio a furia di giocate, gol, presenze e prestazioni. E’ la bandiera assoluta e in assoluto di questa Juve e, con molta probabilità, della Juve che sarà. Forse, visto che Maldini ha appeso le scarpette al chiodo, è l’unica vera immensa grande bandiera rimasta. Il calcio non riesce più a offrire queste figure.

L’ultimo pensiero mi è venuto spontaneo leggendo questo pezzo a firma Tuttosport:

È Leonardo il prescelto di Moratti. Ad ore la risoluzione del contratto con Benitez. Secondo quanto risulta a Tuttosport l’ex tecnico del Milan, da sempre nelle simpatie di Moratti, è l’uomo scelto per guidare i nerazzurri da gennaio.

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Non credo sia vero e se lo fosse non riesco proprio a trovare un punto di equilibrio fra la notizia e la realtà.

Leonardo, ex giocatore rossonero, ex dirigente rossonero e ex allenatore rossonero, accetterebbe la Seconda Squadra di Milano senza alcun problema di crisi d’identità. O crisi di coscienza? Proprio l’Atalanta di Milano che anni fa sputò letteralmente sul Mondiale del Milan definendolo Coppa dell’Amicizia salvo poi comprare quel trofeo e piangere in modo ridicolo per l’ennesima coppetta di cartone vinta e stravinta?

P.S.

Oggi, per evitarmi querele e processi, eviterò di parlare dell’ennesima farsa di riapertura blanda di Calciopoli. Le soluzioni possibili sono due: o si chiude tutta la vicenda o si mette dietro la sbarra qualcuno. E questo qualcuno non ha avuto a che fare con la Juve.

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Ultima tappa di una maledetta stagione

Non mi era mai capitato di essere felice perché si giocava l’ultima partita del campionato. Ho troppo giramento di scatole. Troppo deluso, troppo arrabbiato. Si chiude così, con le due formazioni deluse. Leonardo andrà via, Zaccheroni non è mai seriamente stato preso in considerazione. Si chiude con Milan-Juventus, una di quelle sfide stellari sempre e comunque.

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La memoria dovrebbe far affiorare alla mente del lettore un po’ di match storici: quel 6-1 che un mesto Sacchi insaccò da Mister Lippi, o ancora quel 4-1 che Lippi rifilò con la coppia Inzaghi-Del Piero, o quel meraviglioso assist in rovesciata di Del Piero per Trezeguet. Fra tutti questi c’è un ricordo certamente amaro. La lotteria dei rigori che darà al Milan una Champions che forse la Juve meritava di più. Quel quarto di finale col Barca e quella semifinale con il Real Madrid. E quella finale giocata senza Nedved, eppure Moggi truccava pure la Serie B inglese. Ho sempre pensato che la storia poteva essere riscritta con Nedved in campo e che quell’ammonizione ridicola a partita finita con i Blancos… Ricordi, ricordi dolci. Anche questi. Dolci anche questi perché mi fanno venire in mente formazioni formidabili. Il Lippi-bis poi fu estasiante, con quel 5 Maggio 2002 che ancora mi fa sorridere.

Si chiude con due formazioni ben diverse da quelle appena ricordate. Niente Baresi o Maldini, niente Peruzzi e Ferrara. Niente Weah e Zidane. Domani, per una strana logica “aspettiamo il Mondiale” vedremo in campo De Ceglie e Antonini, Abate e Poulsen, Amauri e Borriello. Nostalgia? No, terrore per quello che potrà essere il futuro.

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Si chiude così, con un Milan-Juve che non serve a nulla. Con un match anticipato a sabato per permettere ai Disonesti di fare i propri giochetti. Al diavolo l’ordine pubblico.

Zaccheroni vorrebbe chiudere con una vittoria e però riconosce che la Juve “con me non ha certo migliorato!”. Ah sì, Mister Zac! Onesto. Ma dell’onestà non ce ne facciamo proprio nulla. Leonardo, da parte sua, è stato costretto a salti mortali e arzigogoli complicati e complessi. Ha dovuto tenersi dentro parole e parolacce rivolte al patron. Ha dovuto forse sorbirsi sberle mediatiche per scelte non sue. Ha comunque conservato una coerenza immensa. E ha mostrato una intelligenza come poche se ne vedono in giro. Un tale abisso di differenza umana e professionale col suo cuginetto, quello dei polsi mostrati e delle frasi sconcertanti che regala un giorno sì e l’altro pure.

Strano il calcio, eh? Io non lo capisco più. Alla quinta giornata Leonardo era già licenziato. Mentre Ferrara veniva osannato a Torino. Oggi Ferrara è seduto chissà dove. Mentre Leonardo, con quella roba che hanno spacciato per ottima rosa di calcio, ha fatto un mezzo miracolo. Io questo calcio proprio non lo capisco. Anche perché non mi sembra ci sia una personalità e un giornalista talmente obiettivo da segnalare tutte queste clamorose incongruenze. Strano, eh?

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