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Tag: lichtsteiner (pagina 1 di 15)

Juventus – Sassuolo 3 – 1 / L’unico avversario è la Juve

I primi 27 minuti di Juventus – Sassuolo sono stati impressionanti, per qualità tecniche e capacità di coprire tatticamente ogni fazzoletto del campo.

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Il risultato poteva essere ben più pesante, e qui si inserisce, paradossalmente, il rammarico di Allegri, che è anche l’unica paura in questo avvio di stagione: l’incapacità di tenere altissima la tensione, e specchiarsi troppo.

Da un Dybala stranamente poco egoista, alla ricerca spasmodica della giocata a tutti i costi, anziché chiudere la partita, ammazzare l’avversario e riposarsi per un tempo. Certo con quella specie di cecchino chiamato Higuain, diventa pure facile prendersi alcune pause durante i match, con la sensazione che la puoi mettere dentro quando vuoi.

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Eccezionale la gestione del gruppo, dove Lichtsteiner rientra nel progetto dopo l’esclusione dalla lista UEFA, e Pjanic comincia a inserirsi con l’eleganza che gli riconoscevamo, e il gol all’esordio che sa di buon auspicio. Alla crescita di Lemina dobbiamo anteporre un Benatia sontuoso: non è una semplice alternativa, così rischia di mettere nei guai la vecchia BBC perché uno così non lo puoi togliere dal campo.

L’ha detto Di Francesco: “Juve troppo forte, inutile cercare alibi e giustificazioni”. Risponde Allegri: “Dobbiamo crescere e non cascare nel tranello di pensare di aver già vinto, perché fino all’ultimo abbiamo rischiato di riaprire il match”.

Pragmatismo e obiettivi chiari. L’unica strada possibile. Restano quei primi 27 minuti di Juventus – Sassuolo: impressionanti!

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Mercato Juventus: l’importante è avere le idee chiare

Alla fine conta la chiarezza. Gli obiettivi sono espliciti, ora bisogna tradurre le idee in fatti, meglio in trattative. E possibilmente chiuderle.

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Per esempio: se alcuni obiettivi saranno potenziali protagonisti di EURO 2016, converrà allora non incappare in aste su cui partiamo battuti in partenza. Mentre a questo punto può tornare utile il campionato europeo per piazzare qualche pedina in uscita (leggi Zaza, solo se il ragazzo si impunterà sulla titolarità richiesta).

La chiarezza sarebbe auspicabile in Morata. Fatta la tara ai giornali che pur devono vendere, quindi devono scrivere qualcosa sulla telenovela dell’ex madridista, ad Alvaro andrebbe consigliato di prendere una decisione netta. Il Real Madrid vuole monetizzare le due buonissime stagioni in bianconero, dove però sarebbe a casa e soprattutto protagonista. Procuratore a parte, bisogna che l’attaccante scelga fra cuore e cervello, ma la Juventus non può arrivare impreparata ad agosto senza una formazione d’attacco precisa e definita. Dybala e Mandzukic intoccabili, il rebus Morata e Zaza non è banale, considerando quanto hanno pesato i due ragazzi in molte fasi della stagione appena conclusa.

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A centrocampo il dubbio più importante riguarda il recupero di Marchisio, lo schema tattico a cui Allegri si affiderà (ancora 3-5-2?) e quindi la tenuta di Khedira. Per l’assalto alla Champions, oltre al probabile Pjanjic, occorre qualità.

Qualità che in abbondanza si trova in difesa. Puntando sulla crescita di Rugani, con la solidità dei tre tenori, più l’innesto di Dani Alves, il reparto arretrato non sembra ulteriormente potenziabile, se non per una eventuale partenza di Lichtsteiner.

Preoccupa invece la perdita di Cuadrado. Il colombiano ha di fatto risolto parecchie gare da solo, e non poter contare più sul suo “spaccare i match” a gara in corso non è una bella cosa. Berardi – prossimamente ufficializzato – dovrà dimostrare di meritare una maglia juventina.

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Napoli – Juventus / Il momento della verità

Qualcuno dice ci sia più gusto. Il gusto della sfida. Il gusto di affrontare le difficoltà. Napoli – Juventus è sempre stata così.

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E’ un po’ questo il senso per Max Allegri. Periodo non roseo, ma nemmeno drammatico quando la lezione appresa è che è stata la stessa Juve a battere la Juve (anche pareggiarsi!). Problema di demerito, più che valore dell’avversario.

Ciò significa intervenire mentalmente. Il problema è tutto lì: tensione mentale, attenzione, fame, rabbia agonistica. la corsa delle gambe non è opportunamente comandata dal grado di voglia della mente. Conte in questo era un mago. Ma Conte è il passato. E i più anziani del gruppo devono guidare e trainare i più giovani, o anche i più stanchi. A partire da Napoli – Juventus.

Mercato a parte, stasera a Napoli è una di quelle sfide affascinanti e pericolose. Ma non c’è fascino se non c’è pericolo. E badiamo: il pericolo è quello di non prendere, ancora una volta, i 3 punti.

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Il violino di Garcia è pronto a suonare ancora una volta, mentre a Torino badano bene a giocare, a far parlare il campo. Più che parlare abbiamo ultimamente tossito, per cui riprendiamoci la salute.

Dubbio Lichtsteiner: leggermente acciaccato lo svizzero. Al rientro Caceres, ma siederà in panchina. Davanti Morata spera, ma pensiamo sia Llorente il destinato a una maglia da titolare.

Trasferta vietata ai tifosi bianconeri. Le cause sono da melodramma tutto italiano.

#ersistema colpisce ancora.

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Supercoppa Italiana: meno 1 alle polemiche

Comunque vada, sarà polemica. Se vinciamo sarà polemica. Se perdiamo sarà polemica perché qualcuno rivendicherà la finale di Supercoppa Italiana qualche anno fa. Solo noi siamo interessati allo spettacolo?

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Allegri si gioca il suo primo trofeo sulla panchina bianconera. Assenti gli assenti, presenti i presenti, poco spazio alla conta di chi non ci sarà: la gara secca impone il massimo dell’attenzione.

Marchisio sembra carichissimo, tanto da descrivere questa nuova Juve come più preparata per l’esperienza nelle coppe. Pirlo e Vidal prontissimi, con Pogba scalpitante. 4 fenomeni per un centrocampo da urlo, probabilmente l’ago della bilancia tattica del match di domani pomeriggio per una finale di Supercoppa Italiana che darà il via alle vacanze natalizie.

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Tevez e Llorente sembrano non avere più concorrenza, anche perché ci si attende da Morata più rabbia sotto porta e maggior peso specifico quando parte titolare.

Il rientro di Bonucci, la crescita di Evra e l’instancabile Lichtsteiner garantiscono il miglior assetto difensivo possibile.

Ha ragione Moggi: in gara secca può accadere di tutto.

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Fiorentina – Juventus / Tattica: si torna all’antico?

Arriva la sorpresa, almeno così denunciano i giornalisti: la Juve torna al 3-5-2 per la sfida con la Fiorentina, complice le numerose assenze e le squalifiche.

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La prima brutta notizia riguarda Romulo: stop di 90 giorni. Praticamente ci vedremo in primavera per un acquisto che fino ad adesso non ha mai praticamente giocato. Unito ai vari Caceres, Barzagli, Marrone e alla squalifica di Lichtsteiner, questo vuol dire che la Juve non ha più difensori.

Scontata la presenza di Ogbonna, Bonucci e Chiellini. E vista la carenza, ecco il passaggio al 3-5-2, sembrerebbe. Con Pereyra a destra a centrocampo ed Evra a sinistra.

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Spazio poi al turn-over: giungono voci su Coman in attacco al posto di Tevez, con Llorente titolare e Morata in panchina; riposo pure per Marchisio, con Pirlo regolarmente in campo, con al fianco Pogba e Vidal.

Destabilizzante o meno, io preferirei la seguente formazione.

Fiorentina - Juventus / Tattica: si torna all'antico?

Ma l’importante, come al solito… è vincere.

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Malmoe – Juventus 0 – 2 / Segnali di crescita europea

Lo sfogo di Allegri che ha fatto divertire pubblico a casa e Tevez durante un’intervista la dice lunga: voglia di cambiare rispetto al passato, voglia di crescere a livello europeo.

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Solitamente calmo e riflessivo, insolitamente calmo e riflessivo rispetto al passato milanista, il buon Max ha distrutto una bottiglietta e fatto una scenata rabbiosa dopo che Vidal aveva sbagliato un semplice filtrante per Lichtsteiner. Era il secondo tempo, la Juve vinceva 1-0 e Max la voleva chiudere.

La Juve europea del 2014 è in questa fotografia: bella, con più coscienza, ma con quel maledetto vizio di non chiudere le partite, se non nei minuti finali quando l’ansia ti ha già divorato muscoli e testa. E’ qui che bisogna intervenire, ma gli ingredienti ci sono tutti.

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Un Marchisio in forma stellare, un Pogba che anche camminando risulta superiore agli avversari, un Tevez con una fame mai vista e uno Llorente nel suo mese d’oro. Più tutta una batteria di difesa e centrocampo a legittimare la supremazia tecnico-tattica. Il Malmoe era poca roba, ma abbiamo nella mente Copenaghen e Olympiacos per fare gli spacconi. Posto che in Europa non bisognerebbe mai fare gli spacconi.

Nessuna buccia di banana, ma vittoria secca. In attesa della lotteria furibonda della sesta giornata quando si capirà chi è passata per prima e se si è passati agli ottavi di Champions. Le combinazioni le lasciamo ai giornali, qui vale una cosa sola: bisogna vincere pure contro l’Atletico, perché vincere aiuta a vincere.

Detto di Marchisio e Tevez e Llorente, menzione particolare per i due terzini, esterni, fluidificanti. Se Lichtsteiner lo conosciamo bene, Padoin lo stiamo ri-scoprendo adesso. Il soldatino ha fatto innamorare pure Allegri, con il sacrificio, l’attenzione, la dedizione. Non è il suo ruolo, ma nelle ultime partite si è meritato sempre il 6,5 in pagella abbondante. In attesa del rientro di Evra e Asamoah.

Domenica. Ore 18. Prossima sfida. E che sfida.

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Juventus – Parma 7 -0 / Comincia l’era Allegri?

A livello mentale, per quel necessario cambio di marcia rispetto all’ingombrante presenza di Conte, era necessario passare ad altro sistema di gioco. Juventus – Parma racconta principalmente questo.

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Più del 7-0, a far felici staff, società e tifosi è l’atteggiamento, la rabbia, la voglia ritrovata di giocare a calcio. Divertendosi e divertendo. Ecco quel é la causa di questa vittoria.

Doppiette per tutti gli attaccanti fin qui criticati per la scarsa cattiveria sotto porta. Gol meraviglioso di Lichtsteiner, che ieri ha marcato una prestazione meravigliosa. In mezzo, tanta corsa e disciplina tattica, con un centrocampo molto agile a beneficio di un giro palla molto veloce.

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E’ il calcio di Allegri? Se sì, beh siamo contenti. L’impronta di un allenatore su un gruppo è fondamentale per costruire un percorso di successo. E se Mister Max ha in testa questo sistema di gioco, magari anche l’uso del trequartista puro, noi attendiamo fiduciosi la totale applicazione delle sue idee.

Potendo anche contare sulla panca: Romulo sorprendente, Coman che a questo punto merita molte altre chance, anche in partite più delicate dove la sua sfacciataggine nel puntare l’uomo può risultare un’arma importantissima.

Ora c’è la pausa. Recuperiamo i cosidetti big. E ripartiamo alla grande.

Divertendoci e divertendo.

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Genoa – Juventus / Finché la barca va lasciala andare?

Nulla cambierà. Almeno per ora. D’altronde ci sono più modi per interpretare il momento Juve. Numeri alla mano, Allegri ha fatto anche meglio di Conte. Prestazioni alla mano, qualcosa che non torna c’è. Soprattutto l’insistenza su un modulo che, a tratti, sembra non perfetto per le idee tattiche dell’allenatore livornese.

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Ma nulla cambierà. Anche questa sera. Con un leggero turnover dettato dalla necessità di non spompare alcuni uomini chiave, o dare il tempo di recuperare pienamente lo stato di forma.

Così, come logica impone, Marchisio torna in cabina di regia, con Pirlo in panchina. Pogba e Vidal regolarmente titolari, con Lichtsteiner a destra e Asamoah a sinistra, per carenze di alternative.

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In difesa i soliti tre, visto gli infortuni. E poi in attacco ancora Tevez e Llorente, nonostante in rampa di lancio scalpitano sia Giovinco sia Morata.

Servono i tre punti.

Come sempre.

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Milan – Juventus 0 – 1 / Trova le differenze

Da una parte chi si vuol sentire grande. Dall’altra chi grande lo è. Da tre anni, senza alcun ostacolo insormontabile. Il buon Max viene, prende e va. La cura bianconera ha placato il suo istinto livornese e lo fa apparire molto saggio, cauto. Il godimento – caro Massimiliano – è nel risultato, non nelle parole.

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Lo sa bene la Juve. Al catenaccione rossonero, la banda di Tevez oppone una fitta trama di passaggi. Tanto movimento orizzontale che è a metà fra un atteggiamento di non-violenza (dopo i cinque gol già subiti da Inzaghi) e di lancinante attesa. Tanto si sapeva che sarebbe bastato poco per i tre punti.

Proviamo a cogliere le differenze.

La Juve fa del possesso palla la sua arma migliore. Il Milan oppone un tutti-dietro-la-linea-del-pallone e che il cielo ci riservi un po’ di contropiede. La Juve ha sempre trovato la soluzione in 90 minuti. Al Milan invece è andata malissimo, perché la difesa bianconera non è quella del Parma.

A centrocampo De Jong è praticamente un difensore aggiunto, mentre le due mezzali non riescono mai ad alzarsi per aggredire l’avversario. Marchisio invece gioca da leader una quantità industriale di palloni, con Pereyra indiavolato (a tratti, il migliore del match) e Pogba troppo superiore per classe e personalità. Basta guardare i dati del baricentro delle due squadre per rendersi conto che il big match era solo nei titoli dei giornali.

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Tevez svaria, ma contro 7 o anche 8 uomini rinchiusi a riccio è dura per tutti, mentre Llorente è in serata no. Dall’altra parte, Menez rimbalza sempre contro il difensore di turno, mentre il Faraone non riesce nemmeno a superarlo. Praticamente mai al tiro, a esclusione di un tentativo da fuori di quello con la cresta. Resta giusto l’erroraccio di Chiellini su Honda che Buffon neutralizza regalando anche una posa per i fotografi a bordo campo.

Abate e De Sciglio raramente nella metà campo avversaria, mentre Asamoah e Lichtsteiner hanno arato la corsia di propria competenza, sbagliando puntualmente l’ultimo passaggio o il momento del cross. Anche questa, differenza non banale.

E poi Inzaghi e Allegri. Uno è stato investito da un tam tam mediatico che è cominciato a maggio: televisioni e giornali hanno massacrato la capoccia di telespettatori e lettori co la storia “Il Milan torna grande” o “Torniamo allo stadio” e via così. Così Pippo deve comunque recitare il ruolo di quello elettrico, quasi a imitare il Conte bianconero. L’altro ha invece capito che bisogna pensare, riflettere, scegliere la prossima mossa, che le parole sono solo fiato a dispetto delle azioni in campo. Non che stia buono buonino seduto, il buon Max. Ma comincia a piacerci.

Qualche nota su Rizzoli. Comincia benissimo nei primi minuti, poi qualche fischio sembra ricordargli che quello è San Siro, che in tribuna ci sono Berlusconi e Galliani e comincia a non capirci più nulla. Non fischia alcuni falli, sorvola su alcuni fallacci dimenticandosi dei cartellini. Salvo poi ammonire Marchisio che non aveva nemmeno commesso fallo. E i milanisti continueranno così per buona parte della gara. A farne le spese pure Asamoah che, tuttora, ignora i motivi dell’ammonizione, mentre Chiellini si domanda che una manata in faccia equivale a un fallo contro. Stupenda la protesta di Inzaghi su “mi dicono di qualche episodio dubbio”. Assolutamente Pippo: ma ce ne freghiamo altamente e continuiamo a vincere sul campo. E per fortuna, nessun fallo di schiena

Ora a mercoledì, prima del duo Atletico Madrid-Roma. Ci piacerebbe che Allegri mettesse mano alla panchina: Morata, Coman, il rientrante Vidal, un test per Barzagli, lo stesso Romulo, che fine-ha-fatto-Pepe. Abbiamo, mai come quest’anno, la possibilità di gestirci. E francamente, non vediamo ancora pericoli temibili.

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Chievo Verona – Juventus 0 – 1 Molto Allegri

Al fischio finale Max Allegri è corso negli spogliatoi. Gran bella mossa per evitare i flash e lasciare il palcoscenico ai suoi ragazzi, evitando qualunque tipo di scelta editoriale dei giornali. Riprendiamo dove avevamo lasciato, con un gioco preciso e bello a vedersi, con la solita fame. Con Allegri, e non con Conte in panchina.

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La trasformazione tattica e la certezza del 3-5-2

La scelta del 3-5-2 è stata dettata da una serie di circostanze oggettive. Le assenze, prima di tutto, e poi una didattica ancora incompleta. Pochi ritocchi, praticamente nessuno. Solo la bella novità di Coman. Scelta intelligente di Allegri che avrà modo di mostrare le proprie idee nel corso della stagione, ma occorreva una partenza così convincente per trascorrere un po’ di giorni sereni.

Tante alternative in panchina. Il vestito del 3-5-2 lo conosciamo benissimo e Allegri ha già visto che la squadra gira a memoria. Sarà però interessante capire il 4-3-e-poi-vediamo e assistere alla trasformazione tattica.

Partita a senso unico

Il risultato è bugiardo. L’1-0 sta strettissimo ai Campioni d’Italia che potevano e dovevano chiuderla molto prima. Già nel primo tempo. Una produzione offensiva che lascia ben sperare, con i soliti cardini tattici e tecnici. Per esempio Lichtsteiner: il treno svizzero non si ferma e dai suoi piedi arrivano i pericoli più importanti. O il centrocampo delle meraviglie che sopperisce all’assenza di Pirlo in modo convincente. O ancora Tevez, molto più libero rispetto all’era Conte.

I dubbi riguardano la difesa, dove Ogbonna non appare per nulla sicuro. L’assetto a tre è qualcosa di standard, per cui siamo curiosi di capire come sarà l’evoluzione alla difesa a quattro.

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Tre traverse, gli inserimenti di Vidal, la costante spinta sulle fasce, il predominio tecnico-fisico di Pogba. Gli ingredienti da cui si riparte, con la sensazione che Llorente sia il vero perno dell’attacco, grazie a caratteristiche uniche nella rosa bianconera. Il miracolo di Buffon ha evitato il peggio che, diciamolo chiaramente, sarebbe stato diabolico dopo 90 minuti di questo spessore.

Coman la quinta punta?

Alla caccia del bomber, o della quinta punta. Ma occorre sottolineare le parole di Allegri, prima dell’esordio e dopo l’esordio. Parole al miele per Coman, il francesino strappato al PSG. Tecnica importante, fisico già pronto, idee chiare. Anche con 38,5 di febbre, il ragazzo si è difeso benissimo. Ha perso pochi palloni e ne ha giocati di delicati, creando un paio di situazioni pericolose.

Col rientro di Morata, la Juve può tranquillamente far crescere Coman. Un Hernandez non ci convince appieno, discorso diverso per Falcao su cui sussistono difficoltà economiche non banali. Dunque: non conviene fermarsi sul mercato e partecipare alla scommessa Coman?

Due settimane di studio

Le prossime due settimane serviranno per scrollarsi di dosso influenze e infortuni. Morata non sarà ancora pronto, mentre Barzagli rischia di farcela. Contando sul recupero pieno di Llorente e Giovinco, ciò vuol dire che la Juve sarà pressoché completa per la sfida all’Udinese e per l’esordio in Champions.

Sarà motivo di studio. Difesa a quattro, le varianti offensive. Con l’obiettivo di stupire ancora.

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