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Tag: lotito (pagina 1 di 2)

Lotito come Moggi?

E’ scoppiato il caso Lotito. Meglio: hanno creato il caso Lotito. Di più: sta succedendo quanto avevamo già immaginato. Intraprendenza che si confonde con arroganza, in un mescolarsi di torbide situazioni dove non capisci mai le buone azioni e gli eccessi.

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Lotito sempre presente. Alle conferenze stampa. In zona stadio. Dentro lo stadio. Ai bordi del campo. Appena fuori dallo spogliatoio. Agli allenamenti. Lotito c’è.

E qualcuno, sui giornali, si è pure azzardato un paragone col grande Luciano Moggi. Chiariamo subito un punto: uno ha vinto, tanto, tutto, e ne capiva di calcio e di gestione, l’altro si è solo un po’ troppo innamorato di un ruolo che nessuno gli ha riconosciuto, in un’orgia di deliri da magnate, da padrone, da uno che conta.

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Sembra voglia imitare Galliani, senza averne gli enormi e influenti contatti.

Chi è Lotito? Perché una tale entratura nella Federazione e nelle cose della Nazionale. Cosa dobbiamo aspettarci? Quali i possibili conflitti di interesse?

Tavecchio è lì, manovrato, voluto da chi non voleva cambiare. Lotito è solo colui che non ha resistito alla tentazione di mostrare la potenza, di foggiare visibilità. Tanti auguri.

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Povero calcio italiano: stiamo morendo?

Sportivamente parlando, stiamo proprio messi male. Sono poche le soddisfazioni che possiamo toglierci in campo internazionale, dove il nostro livello di credibilità è compromesso da tempo.

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Qualcuno fa coincidere l’inizio della discesa all’anno 2006, quando Farsopoli sporcò il sistema italiano. E dal 2009 il nostro Paese è mira di perculaggini di ogni genere, cioè dopo i vari scandali e scandaletti che ci hano investito, comprese le prime vere uscite su Farsopoli.

Adesso Tavecchio. Con Albertini sullo sfondo e la faida fra i diversi presidenti e dirigenti. Lotito e Galliani, poi Della Valle e De Laurentiis, quindi Cairo e Agnelli, con qualche altra figura ad alternare momenti di lucidità a momenti di imbarazzanti dichiarazioni pubbliche.

Banane, ma non solo. Non è tanto il problema di quanto detto ai microfoni, quello riferibile a Tavecchio. Chi vuol pensarla così sta miseramente cadendo nel tranello giornalistico: Tavecchio è ben peggio di uno strafalcione, o anche due. Tavecchio rappresenta l’inesorabile continuità rispetto al vecchio sistema. Chiamatelo Abete, chiamatelo come vi pare.

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Viene da sorridere a quanto la gente scrive sul Web o farnetica al bar, sul potere di Andrea Agnelli, sull’oscuro potere della Juve. Come una barzelletta che non funziona più. Come un ritornello ormai rotto, logoro, insensato. Eppure, il primo a rompere il muro del silenzio su Tavecchio e il calcio italiano è stato proprio Andrea Agnelli. Logico pensare: a che punto stiamo?

A un punto torbido. Che ne sarà allora del calcio italiano? Perché a continuare così, pure la Gazzetta si è accorta che stiamo precipitando. Giù, sempre più giù. Con istinti di ripresa soltanto sopiti. Troppo proni verso i padroni e i padroncini per sfoderare autentiche investigazioni giornalistiche, o inchieste tali da attivare un minimo di coscienza e innescare una quanto mai opportuna ripresa di vigore.

Leggi. Regole. Riforme. Le tre paroline magiche che qualcuno non vorrebbe nemmeno ascoltare, nemmeno per sbaglio. Perché a tradurle nella pratica si rischierebbe poi qualche collasso. Di qualche club importante. Di equilibri politici che stanno reggendo interi giochi, o interi business se preferite.

Ma il calcio italiano avrebbe proprio bisogne di leggi, regole, riforme. Qualcuno non vuole. Quel qualcuno vota Tavecchio. E se non Tavecchio, allora commissariamento. Stagnazione perenne di un sistema che per qualcuno funziona. Funziona bene. Per qualcuno, però. Solo per qualcuno.

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Vi meritate Tavecchio

Ricapitolando: Andrea Agnelli vuole lanciare Albertini, ma la banda guidata da De Laurentiis e Galliani, con Lotito e Moratti sullo sfondo, hanno puntato su Tavecchio.

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Si dice, che la banda abbia votato Tavecchio per una sorta di continuità rispetto al passato. Nel frattempo, alcuni quotidiani cominciano a pubblicare la lunga lista di malsane news riferite a questo personaggio che non si è fatto mancare nulla. Oltre ad aver chiesto, perfino Palombo della Gazzetta, di ritirare la candidatura dopo le volgari frasi a sfondo chiaramente razzista.

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Avremo quindi Tavecchio alla guida. Andrea Agnelli rimane fuori. Le riforme non si faranno. Il nostro calcio morirà.

L’importante è che Allegri conduca all’inferno alla Juve. In tal caso, Tavecchio o no, tutti saranno contenti.

Buon calcio a tutti.

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Calcio di facce, calcio di facciate

Le espressioni del viso, e in generale del corpo, spesso e volentieri dicono molto di più di tante parole o frasi. Forse riflettono maggiormente ciò che un soggetto prova in un dato istante, e difficilmente riescono a tradire il vero sentimento che una persona sente.

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Nel mondo del calcio, soprattutto oggi che abbiamo una tecnologia sviluppata all’ennesima potenza, è molto facile che i faccioni degli addetti ai lavori vengano immortalati dalle telecamere delle tv, e questo accade continuamente durante le gare. Espressioni stanche, nervose, rabbiose, sconfortate, ma anche esultanti, felici, raggianti: tutto questo lo si può ammirare in una gara di calcio, nella quale i giocatori e tutto il resto rappresentano un mix di espressioni ed esclamazioni molto variegato.

Prendiamo ad esempio l’espressione di Claudio Lotito, prima e dopo la gara di supercoppa: sorridente, accomodante prima della gara, quando stava per prendere posto in tribuna, accompagnato dal fido Tare; sconsolato, impassibile e cupo dopo aver visto il terzo gol: al quarto forse voleva scomparire dallo stadio; e il fido Tare chinava il capo. Ecco, quelle espressioni sono l’essenza di ciò che si prova, e valgono davvero più di mille parole. E’ un calcio vero quello.

Chiaro che passare dalla faccia alla facciata ci vuole un attimo: tant’è vero che parliamo sempre di qualcosa che è esteriore, che rappresenta ciò che si vede, seppure in maniera assolutamente opposta.

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Perché se la faccia riflette ciò che realmente si prova, la facciata invece è l’opposto di ciò che si prova. Questo mi fa venire alla mente la presentazione della squadra della Roma: quando hanno fatto il loro ingresso in campo sia Lamela che Borriello, era evidente la loro non felicissima espressione: non sono contenti di restare, vogliono andare via. Qui abbiamo avuto l’incontro tra il vero e il falso: facce tristi in una serata tutta di facciata.

Il calcio è anche questo: è fatto di volti e di maschere. Come diceva il mister Silvio Baldini, il calcio è pieno di maschere: si critica ingiustamente Antonio Conte che a Bologna esulta con i suoi e invece non si condannano i gesti che rappresentano la dimostrazione dell’inciviltà: ecco perché Conte non è ben visto, perché è vero e perché, al contrario di molti suoi colleghi, dice le cose come stanno. E’ un calcio vero, è un calcio di facciata. D’altronde è sempre uno spettacolo…

Per la rubrica “Bordocampo bianconero”

clintuco.wordpress.com

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Da Petkovic a Klose, passando per il sito della Juve

Bellissima serata. Ancora più bella se si ripensa al precampionato. Con diversi protagonisti che vale la pena di confrontare.

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Lichtsteiner e il passato

Il primo è Stephan Lichtsteiner. Alla Juve ha avuto modo di assaporare le vittorie, le prestazioni spumeggianti, quel livello calcistico che a Roma, ci perdoneranno, non poteva certo raggiungere. Grazie al supporto di Antonio Conte col quale condivide una spasmodica voglia di lottare e correre.

Al momento del cambio il bianconero saluta i tifosi e alza il pugno. Quattro volte, in realtà di più, ma il pugno al cielo simboleggiava un dominio assoluto “in casa loro”. Ha un passato nella Lazio, ma per quale motivo non doveva festeggiare visto che da ormai 3 anni veste bianconero con cui ha vinto già quanto la Lazio ha vinto nel corso di tutta la sua storia (almeno restando agli scudetti)?

Non ha insultato nessuno, ha solo esultato: la differenza in Italia è sempre nascosta o evidenziata solo quando fa comodo. Ci dispiace anche per Pino Insegno, ma godiamo più di Lichsteiner a vedere un protagonista della serata festeggiare con noi. E questo perché è giusto proprio così nel rispetto di noi tifosi bianconeri.

Lotito e l’incasso

Che si tenga l’incasso, anzi no: ci vediamo in Tribunale. Latino o non latino, la Juve le ha suonate per benino a un Presidente a cui troppa luce sta dando alla testa. Si plachi i bollenti spiriti, riassesti il bilancio di questa ultima campagna acquisti, e compri una seconda punta degna del campionato che la Lazio vorrà fare.

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Per il resto, con tutti i favori del caso, con l’appoggio allucinante della Lega, giocare all’Olimpico è servito meno di quanto pensasse: solo a rendere più amara la sconfitta e forse a caricare maggiormente la squadra juventina. A posteriori, un grazie Presidente.

Petkovic e Klose: qualcuno mente

“La Juve è stata furba, noi un po’ naif”. E chi lo capisce? Parole e musica di Petkovic, il significato è roba da tralasciare a Discovery Channel. Sappiamo solo che Petkovic è un abile stratega e un buonissimo allenatore, ma per sua sfortuna di è trovato di fronte il più bravo, il migliore e la sua idea di 4-5-1 o di 4-1-4-1 è naufragata. Che vuol dire furba? E che vuol dire naif? Nei campetti di periferia si userebbero parole come “maliziosa” e “polli”, ma lasciamo stare. Ci fidiamo della buona fede di Petkovic, perché appena un anno fa quel “furba” fu usato dai napoletani per giustificare una mazzata ancora più pesante di questa.

Ci sarebbe da prendere a esempio il gesto di Klose. Mentre Gigi Buffon alzava il trofeo, lui da lontano ha applaudito. Tanto di cappello a uno straordinario 35enne che Moggi cercò a suo tempo di prendere per sostituire Trezeguet. Tanto di cappello perché in quell’applauso c’è tutto lo strapotere della Juve e l’atteggiamento civile di chi dovrebbe sempre rispettare il verdetto del campo.

Lazio e Napoli: trova le differenze

Infine, complimenti alla Lazio per aver tenuto alto il livello di dignità dell’Italia. Appena un anno fa una certa squadra compì un gesto ignobile su cui pochi giornalisti avevano affondato come avrebbero dovuto fare. Serve rispetto per l’avversario, per il campo, per gli organizzatori.

Stavolta la medaglia del secondo posto è stata regolarmente consegnata. In fondo secondi non piace a nessuno, ma è sempre un buon piazzamento. Essere più forti, schiantare l’avversario, non è certo una colpa, solo un merito. Così chi ha visto dall’estero la partita (un buon numero) ha potuto apprezzare che in Italia qualcosa da salvare c’è ancora.

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Quattro pere pulite pulite: indovina per chi?

Il titolo poco elegante non nasconde (appunto!) un sano nervosismo che però la vittoria ha placato trasformandolo nell’ennesima goduria che tutti noi bianconeri stiamo ininterrottamente provando ormai da 3 anni.

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Antonio Conte le ha suonate per benino un po’ a tutti, compreso a chi scrive in questo momento che aveva avanzato legittimi dubbi su un precampionato molto abbottonato. Il calcio vero ha restituito le risposte che volevamo.

Ne derivano quattro schiaffoni, di quelli che fanno malissimo. Un po’ perché la critica era lì lì pronta a sciorinare polemiche e seminare dubbi nell’ambiente bianconero circa le condizioni della Juve, un po’ perché effettivamente la stagione si apre con segnali poco incoraggianti per le avversarie.

A segno Tevez, ma prima di lui una tripletta impressionante di gente che ci ha messo orgoglio, carica, fame e classe. Le componenti di chi fa la storia.

Se il destino lancia segnali, allora quello di Marchisio (tanti auguri al Principino) è forse quasi una sentenza: come si fa a tenere fuori questo Pogba? Fortuna che le partite saranno tante, altrimenti il caso sarebbe da portare a qualche tribunale speciale in grado di garantire la titolarità al francesino. Non si potrebbe giocare in 12? O togliere un uomo alla difesa per non dover rinunciare a nessuno dei 4 interni di centrocampo?

Il gol di Pogba è solo un piccolo tassello di un puzzle di enorme interesse: fisico, corsa, personalità, tecnica, senso della posizione, sagacia tattica. Solo 20 anni, costato nulla (se non un assegno di “grazie per il regalo” consegnato al ManUTD). Benvenuti nell’era Pogba, un fenomeno autentico.

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Pogba apre, Lichsteiner chiude. Due assist (Pogba e Chiellini) e gloria personale. La sua corsa è impressionante, così come la sua esultanza al gol: nessuno è sazio alla Juve, sembra aver chiarito con quegli occhi spiritati. Le liti con Conte sono uno spettacolo: il tecnico non è mai contento dello svizzero ed è il ragazzo a spiegare che “mi serve un allenatore così, lui mi grida sempre: mi fa migliorare“. Bene, continui a migliorare allora.

E Conte sembra non aver azzeccato nemmeno una sentenza su Giorgio Chiellini. Al minuto 47 gli urla “Giorgio dove cazzo vai, non andare troppo avanti”, solo che Giorgio avanti ci va: respinge un pallone dentro la sua area e lancia il contropiede che chiude con un piatto degno di un bomber di razza. E’ il 2-0, con cento metri di campo percorsi come una furia. Con Conte che chissà che avrà pensato: se i suoi ragazzi si prendono la briga di fare di proprio pensiero riuscendo a concretizzare in questo modo, allora vuol dire che il meccanismo generale funziona. Funziona alla grande.

Anche perché il gol di Tevez sembra proprio una specie di regalo. La maglia numero 10 bianconera torna a timbrare il cartellino, il neo acquisto (unica novità di formazione rispetto all’anno precedente) ha funzionato.

Come diceva un tizio: chi ben comincia…

Così chiudiamo il titolo di questo articolo.

Quattro pere, pulite pulite “in casa loro” (parafrasando Lichtsteiner). Quattro pere che dedichiamo a:

  • Lotito: il Presidente biancoceleste, scuro in volto in tribuna, ha dovuto ingoiare una lezione molto forte. A parole siamo bravi tutti, poi il campo emette un verdetto. Sempre lo stesso da 3 anni. Se ne faccia una ragione: il livello è ancora molto diverso, soprattutto in termini di classe dentro e fuori dal campo;
  • Lega: il prossimo anno pensi a una soluzione estrema. Non è bastato giocare in casa della Lazio (non si poteva, secondo regolamento). Non è bastato fare innervosire la Juve con la storia della diversa ripartizione di guadagno (il regolamento imporrebbe altro). Non è bastato non intercedere per fornire alla Juve un campetto d’allenamento decente. Ci facciano giocare in 10 la prossima volta: ci sarà più gusto;
  • Digos: magari riusciranno a provare che a fischiare Pogba, Ogbonna e Asamoah erano juventini. Già stamani la Gazzetta ha tirato fuori la magia: i tifosi laziali fischiavano… i tifosi laziali razzisti. Come avranno fatto a distinguere le due tipologie di fischio resta un mistero;
  • antijuventini: mettetevi il cuore in pace, salvate il fegato. Magari non vinceremo null’altro in questo anno, ma quanto ci divertiremo. I conti li dovete fare con noi.
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Calcioscommesse: in dubbio pro reo, tranne se c’è la Juve

E siamo ai saluti finali. Buona estate a Stefano Palazzi che ha scoperto il suo bluff: senza la Juve di mezzo, con paletta e secchiello, con minuziosità, le prove scompaiono e i verdetti si ammorbidiscono a seconda della direttiva che arriva dal Palazzo.

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Buona estate pure a Di Martino, il finto procuratore che fa finta di arrabbiarsi, facendo finta di aver veramente lavorato muovendosi nella direzione “La Giustizia è Uguale per Tutti”.

Buona estate alla FIGC e alla Lega Calcio. In quest’ultima, auguriamo una serena estate al VicePresidente Galliani, ai Consiglieri Cellino, De Laurentiis, Lotito e Pulvirenti. Bel lavoro ragazzi, grazie al supporto di RCS e di certi media.

Buona estate a Stefano Mauri: sei mesi di vacanza, Lazio salvata e poi potrà rientrare con la fascia di capitano biancoceleste. Ricordo Del Piero, oggi guardo Buffon e Marchisio: ognuno ha il capitano che si merita.

E buona estate a tutti quelli che hanno scritto e sciorinato opinioni e giudizi su questo secondo filone del Calcioscommesse. Anche oggi Gazzetta e Corriere hanno tentato di infilar dentro a un discorso vuoto e vergognoso il solito nome roboante: quello di Antonio Conte. Speriamo che il Mister abbia letto tutto, così la dose di incazzatura e fame aumenta e ne vedremo delle belle in questo 2013/2014.

Auguroni a tutti i tifosi che ancora oggi scrivono anatemi contro la Juve, contro Conte e perfino contro Leonardo Bonucci. Ciechi o, peggio, sordi o, più semplicemente, corrotti nella coscienza e nell’intelligenza, più di chi finora ha agito con i poteri conferitogli da uno Stato che sta interrogandosi se un pregiudicato, peraltro proprietario di una squadra di Serie A, può indire nuove elezioni come se nulla fosse o minacciare l’intera democrazia. Forse deve funzionare proprio così in Italia.

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E se siete arrivati a leggere fin qui, sperando di vedervi uniti in questi auguri, permetteteci di scrivere due righe sull’annosa vicenda Scommessopoli.

Dal giustizialismo antibianconero al garantismo: cosa è cambiato?

Cosa è cambiato dall’anno scorso quando l’ondata giustizialista aveva quasi demolito Antonio Conte, sottovalutandone la forza interiore e la classe immensa di quello che prima di essere il miglior allenatore italiano è uno dei pochi uomini rimasti in questo schifo di Paese?

Cosa è cambiato, quest’anno, con questo strano senso di garantismo? Vien quasi da pensare che qui stavolta le prove c’erano, c’erano tutte e pure pesanti. E siccome a essere tirati in ballo sono società che hanno un certo peso nelle istituzioni, allora val la pena di metterci l’ennesimo mattone sopra e si guarda avanti. Con Inter, Milan, Genoa e Roma tirate via dalle indagini nonostante gli agganci negli interrogatori e qualche tassello molto chiaro che tirava tutte le squadre in ballo.

Parola d’ordine: derubricare. Dal carcere al campo di gioco, come se nulla fosse, con una naturalezza talmente surreale che nessuno ha mai alzato la voce per chiedere un chiarimento. Forse perché di chiaro qui non c’è nulla.

Chi conosce il reale numero di sentenze confermate dal TNAS nei recenti e soli 12 mesi? Il numero è 5. 5 su 63. Percentuale a parte, questo è il lavoro trasparente di Stefano Palazzi che ha visto demolire e che ha demolito il suo stesso lavoro. Il pane è pane e anche lui tiene famiglia, quindi va capita la sua condotta.

Abete in silenzio, lui che probabilmente avrà promosso se non già avviato molti di quei procedimenti che Palazzi ha brillantemente indirizzato per compiacere gli amici, e i padroni. Tutto il calcio che conta in silenzio, ammesso che conti davvero quel calcio.

E allora, a tutti voi, ripetiamo: buona estate. Fra un po’ di settimane si riparte ufficialmente: noi contro tutti voi. Che la Storia ci sia amica e permetta l’attuazione di una regola fondamentale di natura: i forti vincono. E gli altri emettono sentenze fasulle, almeno in Italia.

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Tanti auguri Mister Conte e grazie di difenderci

Quarantaquattro anni. Tanti auguri Mister. Dove saremmo oggi senza di te?

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Questa è la domanda che ha diverse risposte. Dopo quel 2006 nessuno aveva saputo riallineare la Juve. Grazie anche all’opera ricostituente di Andrea Agnelli e Marotta, ma la mano di Antonio Conte è lampante, netta, chiarissima.

Oggi fa 44 anni e in una intervista ne ha per tutti. Difende la Juve come nessuno, chiarendo alcuni punti che dovrebbero essere chiari, se solo ci fosse in Italia una certa professionalità a esercitare il mestiere del giornalista sportivo.

Alcuni passaggi di questa statua vivente:

Stanno cambiando i valori dei club, come avevo detto in precedenza. Le squadre sono in evoluzione. Il numero di pretendenti al titolo è aumentato.

Oggettivamente è vero, così come partiamo comunque da zero punti come gli altri. Il fatto è che sono gli altri a piangere, a mettere le mani avanti, come spiega benissimo Conte:

Mazzarri mette le mani avanti per coprire i fallimenti.

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Quello che non ti aspetti è una risposta a Guardiola:

E non bado a certe fesserie di chi dice che sono stati spesi tanti soldi! Da quando sono alla Juve, il gap tra entrate e uscite è stato contenuto. A partire dal mio primo anno, quando abbiamo vinto lo scudetto inserendo pochi giocatori, tra cui Pirlo a parametro zero. E in quel campionato c’era il Milan di Ibrahimovic, c’era il Napoli dei tre tenori. Nella mia gestione non sono mai stati spesi tanti soldi. Altri dicono che la Juve è solida, che può investire… Persino Guardiola che sta al Bayern lo dice, ma si vede che è rimasto ai tempi del Brescia.

Juve solida, certo, ma accorta, anche troppo per alcuni tifosi.

Non è mancato un accenno alle regole, sempre infrante quando si deve dar contro alla Juve:

Altro che stadio della squadra campione d’Italia o campo neutro, noi giochiamo in casa loro!

E’ un chiaro riferimento alla porcata organizzata da chi di dovere. D’altronde su quelle poltrone siedono Galliani, Lotito, Cellino, e non Andrea Agnelli o Marotta. Ma tanto a Conte interessa sempre il campo.

Auguri, Mister. E grazie di cuore!

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Supercoppa Italiana: alla ricerca della sede perduta

Che paese il nostro. Eclettico, originale, creativo, fantasioso. Velocemente: il Community Shield si gioca a Londra, la DFL Supercup (Supercoppa di Germania) in uno stadio tedesco, la Supercoppa di Spagna in Spagna e via così. La Supercoppa Italiana… non si sa. Di certo non in Italia.

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Non allo Juventus Stadium, per esempio, anche se in un certo senso toccherebbe giocarla in casa di chi ha vinto lo scudetto. Non a Roma, città capitale della nostra Italia. Né a Milano che per capienza è maggiore di quello di Torino. La sede non è decisa.

Cina o Emirati Arabi Uniti. Pechino o Bratislava. In uno stadio congolese o chissà dove altro. Ridicoli, come tutti quelli che in Federazione ci fanno fare figure simili. Con gli sponsor, con gli investitori, con l’intero calcio europeo. Ridicoli.

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Un Paese che combina guai, un sistema calcio che non funziona. La sfida che vede di fronte la vincitrice del campionato con la vincitrice della Coppa Italia è uno spot per tutta la penisola innamorata del pallone. O almeno dovrebbe essere uno spot.

Giocarla fuori Italia è un drastico “me ne frego” al tifo organizzato e a tutti quei tifosi che vorrebbero godersi una sana partita di calcio della squadra del cuore. In Cina? E come ci arrivo in Cina? E soprattutto: perché dovrei seguire la mia Juve in Cina? Proprio in questi tempi malconci a livello finanziario.

Tutto per una serie di giochi di sponsor e di merchandising: e poi i presidenti si lamentano dello scarso apporto dei tifosi; e poi i presidenti non si capacitano dell’enorme divario che gli stadi italiani pagano rispetto a quelli di tutto il mondo.

Nemmeno un briciolo di campanilismo. La Supercoppa Italiana? Giochiamola alla Playstation. Sempre che poi Lotito non decida per la Xbox!

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Ecco tutti i furti della Juve…

Nella giornata appena chiusa tanti sono stati i furti della Juve che ci sentiamo in dovere di riunirli in una unica grande lista. Ci scuseranno i nostri lettori per la franchezza, ma non ce la sentiamo più di proteggere i bianconeri e quel cupolaro di Marotta.

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Buona lettura:

  1. gol di Mauri regolare annullato, la Fiorentina ha così potuto chiudere la propria vittoria;
  2. rigore negato alla Lazio nella stessa partita, ma Lotito è solo pazzo e quindi la sua protesta non viene raccolta dai giornali e dalle TV: intanto Pradè non protesta né chiede di ripetere la gara, mentre Della Valle balla in tribuna lui che accusava Agnelli di andare in discoteca o qualcosa del genere;
  3. domenica scorsa rigore netto negato a Gomez del Catania contro l’Inter: nessuna protesta si è levata dai gazzettari di turno. Il padrone non l’avrebbe permesso;
  4. rigore netto negato al Chievo contro il Napoli, ma anche qui la protesta di Sorrentino “perché al San Paolo non è avvenuto uno scandalo come a Catania?” non viene raccolta: c’è evidentemente un complotto contro il Napoli, dopo il rigore su Hamsik avvenuto però fuori area contro la Sampdoria (altri 3 punti scippati).

Certo è clamoroso l’annullamento del gol a Bergessio, così come ci piacerebbe conoscere l’opinione sul fallo di Legrottaglie su Giovinco e il pugno di Spolli su Pogba… ma ci accontentiamo di essere primi, imbattuti e lanciati verso un’altra stagione super.

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