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Tag: lucescu

La Juve in Champions: come il campionato scorso

Solo sei partite, ma un parallelo è comunque possibile. Stessi dubbi di un anno fa quando Conte cominciò la sua avventura in bianconero in un campionato dove la Juve doveva semplicemente fare meglio dei due anni precedenti. Migliorare il settimo posto, ecco la missione che si chiedeva a Conte. Ma dalla prima giornata, tranne qualche piccola parentesi rossonera, il dominio bianconero è stato tanto sorprendente quanto netto.

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In un girone complicato, col solo Nordsjaelland a fare da materasso, la Juve doveva convincere un po’ tutti, forse per prima se stessa. Società e Conte erano curiosi di capire che tipo di forza poteva avere una creatura nata appena 12 mesi fa e già al cospetto con squadre rodate e anche parecchio più forti nella storia recente. I campioni d’Europa e gli ucraini sconfitti solo dal Barca in Europa e con un ruolino da brividi in campionato.

Tre pareggi, molto diversi fra loro. Grande esordio con il Chelsea con una traversa finale che ha lasciato l’amaro in bocca. Un secondo tempo spumeggiante di fronte ai detentori del titolo, con una rimonta spettacolare. Una Juve che ha subito probabilmente l’emozione di tornare a sentire la musichetta. Poi un altro pareggio, con una Juve stavolta sorpresa da Lucescu e ingabbiata dalla propria condizione fisica provata da ritmi a cui non era più abituata. Poi ancora un pareggio, il più deludente, contro i danesi. Tre punti in tre partite, roba da Del Neri, roba da una Juve non ancora pronta per un simile palcoscenico. Almeno così diceva la critica. E forse qualcuno di noi la pensava veramente così.

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Ma Conte e la Juve di Conte sanno esaltarsi nelle difficoltà. Senza rigori, senza praticamente aiuti arbitrali, la Juve distrusse ogni tipo di avversario lo scorso anno e già a ottobre si trovava a dover vincerle tutte in Europa per passare il turno. Sfida affascinante.

Tre schiaffi al Chelsea, con i bianconeri in condizione maestosa. Un atto di forza che molti hanno subito capito: la Juve c’è, c’è anche in Europa, c’è perché la Juve ha trovato la propria dimensione e consapevolezza indipendentemente dalla manifestazione a cui partecipa o dall’avversario che deve battere. E la Juve gioca per battere tutti. Il Nordsjaelland è stata cosa facile, ma contro lo Shakhtar facile non lo era di certo.

Eppure è arrivata un’altra prestazione molto convincente, molto di più dei 3 punti intascati e del girone vinto. Con gli ucraini si è completato un piccolo percorso di ulteriore crescita, fatto di esperienza, fatto di presenze, fatto di sfide interessanti e pregnanti. Con numeri esaltanti. Seconda miglior difesa europea, alle spalle del PSG che però ha giocato contro ben altri avversari; terzo miglior attacco per tentativi in porta (anche meglio del Barca).

Ora gli ottavi dove la Juve prenderà una delle 6 secondo disponibili. Chiunque arriverà troverà una squadra pronta, come dimostra il sondaggio spagnolo secondo cui i tifosi madrileni eviterebbero volentieri proprio la Juve. Casa dolce casa…

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Shakhtar-Juventus 0-1: Benitez e Lucescu tié!

Parlare prima, parlare a vanvera, è sempre molto pericoloso, soprattutto se l’obiettivo è tentare di destabilizzare un ambiente che è molto solido, compatto e maturo. Così alla fine Benitez e Lucescu ci restano male, malissimo. I due ex interisti – e purtroppo questa è un’aggravante – subiscono l’ondata di forza della Juve e uno va fuori dalla Champions e l’altro andrà al sorteggio pescando una delle altre più forti 7 d’Europa. In più Lucescu conosce la sconfitta: l’ultima squadra a riuscirci fu il Barcelona.

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Fermiamoci al match di ieri sera e rimandiamo a un altro articolo l’analisi di questa prima fase di Champions.

La Juve doveva essere ben organizzata per uscire indenne da Donetsk e così è stato. Conte dimostra di essere davvero un grande tecnico perché la partita di andata aveva lasciato molti dubbi su modulo, personalità e preparazione tattica della squadra. Ieri sera invece è stata un’autentica lezione a quel Lucescu parlante. Attaccanti bloccati, centrocampo molto solido e sempre equilibrato, difesa di ferro.

Buffon ha sbattuto contro il palo e poi amministrato la propria area con molta tranquillità. Bonucci, Barzagli e soprattutto Chiellini hanno annullato i loro rispettivi avversari, mentre Vidal ha giganteggiato in un centrocampo molto fisico e organizzato.

La Juve ha giocato molto bene una sfida equilibrata soffrendo solo nei primi minuti dei due tempi. Scrollata di dosso una giusta tensione, la Juve ha cominciato a manovrare palla in modo intelligente e ragionato. Asamoah ha spinto, ma non troppo, mentre Lichtsteiner è stato autore di una prova caparbia. Rat limitato e asfaltato, assist decisivo per il gol-autogol, fascia perfettamente controllata. Era da un po’ che lo svizzero non offriva una prestazione così convincente. Che sia una ripartenza dopo qualche match sofferto?

Più di tutti mi è piaciuto Giovinco. Ho un debole per questo ragazzo che ho seguito fin dai tempi delle giovanili culminato con quell’esordio regalatogli da Deschamps nel campionato cadetto. Personalità elevata, anche più di Vucinic si è preso la briga di prendere palla e poi cercare di avviare l’azione ed è stato l’uomo più incisivo (causando l’autorete) e più pericoloso. Con una intuizione mal applicata e cioè quel tiro dalla distanza che voleva essere un forte pallonetto. Conte ci crede, io mi fido ciecamente di Conte, quindi credo ancora di più su un ragazzo che fin qui ha giocato 21 partite, messo a segno 7 reti, servito un paio di assist, causato il primato del girone europeo… e può e deve crescere ancora. Perché criticarlo visto che può essere una delle chiavi di successo di questa stagione?

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Buon esordio da titolare di Pogba che ha retto l’urto del palcoscenico più importante. Grande carattere per un ragazzo che ha pure tentato qualche giocata complicata, sintomo di sicurezza e di consapevolezza. Ce lo aspettavamo al tiro, ma Conte ha costruito un centrocampo col baricentro accorto, per non dire più arretrato del solito. Pochi angoli da sfruttare, ma certo la forza di Pogba convince sempre di più in ottica futura, ma anche nel presente. Fuori Vidal e fuori Marchisio abbiamo un valido sostituto dei 2 moschettieri di Conte.

Partenza soft e accorta dei bianconeri, forse nel ricordo del match di andata quando il 3-5-2 spinto andò in netta difficoltà coi palleggiatori di Lucescu. Poi l’uscita lenta dai blocchi con un Pirlo che ha toccato stranamente meno palloni del solito affidando la palla a Vidal, Pogba, Lichtsteiner e Giovinco. Belli i fraseggi fra centrocampo e difesa, frutto di una maturità tattica nel segno di rilassare i ritmi in campo e poi affondare il colpo. Oltre che un attaccante a questa Juve sembra terribilmente mancare Simone Pepe (a cui Chiellini ha dedicato la vittoria: che gruppo!) e le sue serpentine e sfuriate sulla fascia. Ieri è bastato Lichtsteiner, con un Asamoah timido. La sensazione è che con 2 forti ali questa squadra, con Vucinic e Giovinco, potrebbe davvero volare.

Ci sarebbe un rigore, grosso grosso, per la Juve, ma la recriminazione la lasciamo alle milanesi. La Juve non si scompone e anzi da quel’episodio ne esce più rabbiosa. Avvolgente la manovra con la linea difensiva che già a fine primo tempo era salita sino alla linea di metà campo. Con assalto furioso proprio dal minuto 40 al fischio di fine primo tempo.

La ripresa è stata invece molto più concreta. Un cuore enorme da parte di tutti e un punto interrogativo: perché Conte non ha cambiato uomini fino a oltre il minuto 80? La risposta più pratica sarebbe quella di un Conte-che-non-si-fida-dei-ricambi, mentre la risposta più acuta potrebbe essere quella di una squadra comunque in buona salute (io però ho visto boccheggiare Vucinic, Lichtsteiner, Chiellini, Vidal) e di cambi per spezzare il ritmo nel finale.

Buffon quasi mai impegnato, difesa quasi mai scoperta salvo in solo due occasioni puntualmente sventate, un palo di Giovinco nel primo tempo (solo scheggiato) e un palo più netto di Pirlo nella ripresa (con una finta da pallone d’oro in fase di preparazione al tiro).

In conclusione una grande squadra che ha aggiunto esperienza e grande entusiasmo alla propria storia iniziata appena 15 mesi fa. E ora torna Conte, e ora torna il vero top player di questo club. Torna Conte e non vediamo l’ora di leggerne gli occhi durante le prossime partite. Torna Conte e non vediamo l’ora di commentare i suoi cambi tattici durante le gare, le sue scelte, le sue intuizioni. Torna Conte e non vediamo l’ora di farci trascinare dalla sua grinta, dal suo carisma. Torna Conte, il miglior allenatore d’Italia, uno dei migliori 8 tecnici d’Europa. Forse qualcosa di più…

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La Juve giocherà per vincere o per pareggiare?

Lucescu può dire quello che vuole. Anche che senza il fallo di Glik non avremmo mai battuto il Torino. Perché siamo prevedibili nell’attaccare. Non ce ne frega niente del suo giudizio.

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Ci interessa molto di più come ordinerà alla sua squadra di giocare mercoledì sera. Giocherà per vincere? Si accontenterà di un pareggio?

Ha già detto che giocherà per vincere. Ma Lucescu è una vecchia volpe, per cui è meglio attendere il campo.

Certo che per lui ogni tattica va bene. Ha ormai passato il turno. Male che vada rischia di perdere il primo posto. Che però gli darebbe molto fastidio.

Mettiamoci ora invece nella testa di Conte. È ormai un anno e mezzo che sta martellando i suoi giocatori sul fatto che bisogna giocare sempre in attacco, per vincere. E seguitare ad attaccare quando si vince.

Farà la stessa cosa mercoledì sera?

Solo il Brasile di Pelè poteva giocare senza curarsi di chi avesse contro.

Tutte le altre grandissime squadre della storia del calcio, quando hanno peccato di presunzione, hanno rischiato o addirittura hanno pagato.

Per andare al recente, l’ultimo campionato del mondo è stato meritatamente vinto dalla Spagna. Ma quanta fatica per partorire il goal di Iniesta. E che errori ha commesso Robben, lasciato libero nelle praterie della difesa spagnola! L’Olanda, decisamente meno forte, difendendosi ha avuto occasioni molto più clamorose che non gli spagnoli.

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Il Chelsea, inferiore a Barcellona e Bayern, li ha battuti l’anno scorso difendendosi. Se li avesse attaccati ne sarebbe uscito fuori massacrato.

Tornando a Conte, farà giocare la sua solita Juve oppure, per l’occasione, utilizzerà una tattica diversa?

Battaglia senza esclusione di colpi, oppure atteggiamento cauto per non stuzzicare gli avversari?

Meglio due feriti che un morto, per dirla alla Buffon?

E se pareggio dovesse uscire, senza rischi per nessuno, chi salverebbe Conte dai media che tirerebbero certamente fuori la manfrina degli accordi, del Siena e di Carobbio?

E noi juventini preferiremmo uscire dalla Coppa dopo una onorevole sconfitta  o rimanerci dopo un pareggio sospetto?

Sì, lo so, preferiremmo rimanerci dopo un’epica vittoria. A posteriori.

Ma prima della partita che pensieri agitano le nostre menti? E quelle dei giocatori? E quella di Conte?

Il futuro in Champions è legato a questi pensieri.

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Verso il derby con qualche dubbio di formazione

Antonio Conte conta i giorni verso il rientro in campo, ma intanto c’è da pensare a un derby molto delicato. Il Toro di Ventura (un allenatore preparatissimo da cui Conte si è lasciato ispirare per il suo vecchio 4-2-4) è affamato di colpaccio, ma sVenturatamente troverà una Juve altrettanto famelica. Parola di Bonucci, parola di Conte.

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Chiellini vorrebbe esserci e forse ci sarà visto l’uscita di Lucio che ha già salutato tutti. Una scemenza all’anno sul mercato a quanto pare va fatta: Elia lo scorso anno, Lucio quest’anno. Impariamo dagli errori, caro Beppe.

Chi vorrebbe esserci è in realtà chiunque non sia sceso in campo contro il Milan. Ipotizzo, spero e sono convinto che un Giaccherini troverà spazio: concordiamo sempre, nei commenti a questo blog, come il ragazzo abbia tutte le qualità per trovare un posto in campo. Duttile e molto versatile, con buone capacità aerobiche e una più che buona tecnica. Conte lo stima, lo ha fortemente voluto, ma ultimamente l’ha pure ignorato per scaldare i motori di un centrocampo che contro i rossoneri è sembrato in realtà in riserva.

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Giaccherini al posto di…? Molto probabilmente al posto di Asamoah che non ha un suo simile. De Ceglie è stato sonoramente bocciato e allora la Juve si ritrova scarica di alternative a sinistra. Abbondano a destra dove Isla resterà a riposo forse per qualche partita. Disastroso contro il Milan, con Pepe e Lichtsteiner a guardare. Toccherà sicuramente allo svizzero sabato sera, mentre si spera di recuperare Simone Pepe per martedì.

Vidal verrà risparmiato: troppo importante il cileno al 100% in Champions dove invece mancherà Marchisio squalificato. Pogba pronto per sostituire entrambi: domani sera sarà al posto di Vidal, martedì sera al posto di Marchisio.

In ogni caso, chiunque scenderà in campo, avrà un compito semplice: placare la delusione dei tifosi con una grande prestazione. Servono i 3 punti, di quelli pesanti, conquistati senza se e senza ma. E poi tutti contro Lucescu.

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Juve: di che pasta sei fatta in Europa?

Emozione, aspettativa, la pesantissima assenza di Antonio Conte che è qualcosa di più di un semplice allenatore. E quindi un pizzico di tensione, di quella che ti taglia le gambe, di quella che non ti fa giocare tranquillo. Per amministrare mentalmente questi momenti e queste partite occorre necessariamente esperienza. Questa Juve, molto diversa anche da quella che tornò in Champions con i vari Camoranesi, Nedved, Del Piero e Trezeguet, non era attrezzata dal punto di vista dell’esperienza e forse l’ha pagata a caro prezzo nelle prime partite europee.

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A un’analisi attenta non manca però un segnale importante: questa squadra non si è mai persa, né ha subito eccessivamente l’avversario, anzi ha sempre reagito. La reazione contro i Blues all’andata portò un pareggio che poteva diventare vittoria senza la traversa clamorosa nel finale. Contro Lucescu la Juve subì tanto l’avversario pareggiando subito lo svantaggio e poi concedendo principalmente preoccupanti ripartenze. Deludente il pareggio con i danesi e poi la grande vittoria al ritorno. Ora è un momento da dentro o fuori, come ha ricordato Alessio in conferenza stampa.

Di che pasta sei fatta, Juve?

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Risponderemmo male dicendo che non lo sappiamo. Lo sappiamo, eccome se lo sappiamo. Solo che in Europa occorrerebbe la grande sapienza tattica di Conte, uno dei pochi a leggere perfettamente le partite cambiando in corsa uomini e modulo. Cosa che Alessio, con un SMS, non può fare.

La Juve soffre l’inesperienza e ha pagato una condizione mai eccelsa se non nelle prime partite della stagione. Ora la Juve pare aver trovato brillantezza e così arriva in ottime condizioni a questa sfida, nonostante gli sforzi contro le Aquile di sabato.

Contro il Chelsea vogliamo vedere una squadra convinta, rabbiosa, capace di imporsi come in Serie A. Vogliamo vedere un gioco arioso, con inserimenti e attaccanti mobili e creativi. Torna Pirlo ed è un grande acquisto in campo per la Juve, abbiamo un Vidal in forma smagliante, con un Pepe in più. In Champions saltare l’uomo è fondamentale e in queste prime partite è mancata proprio la superiorità.

Non credo sia un problema di modulo in sé, quanto l’interpretazione della gara. La Juve ci ha messo cuore, ma non quella qualità che ci aspettavamo, cioè la stessa mostrata in campionato. Domani vogliamo vedere proprio la qualità perché è così che si cresce: non passando il turno, ma meritando di passare il turno. Sono due concetti molto differenti e con Conte accade spesso la seconda condizione.

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Fuori le prime due italiane dalle Champions

E sono due, in attesa della terza, così da poterci concentrare meglio sul campionato più bello del mondo. Almeno a detta degli house organ delle società più potenti d’Italia. Fuori con disonore (nel caso della Roma, bacchettata da un eccellente persona come Lucescu) e con un po’ di vergogna (nel caso del Milan giunto a Londra da prima della classe in Italia e col solito pippone di Galliani a rivendicare un passato che, ahinoi, è appunto passato).

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Il presente racconta di figuracce (i sei pareggi della Juve, per esempio) e di tanta, troppa inferiorità tecnico-tattica. Di fronte a formazioni organizzatissime e che hanno mostrato una crescita incredibile sotto diversi punti di vista. Andiamo con ordine.

La Roma di Montella, che sta comunque dimostrando la stessa personalità con la quale scendeva in campo fino a poco tempo fa, si è nuovamente sciolta di fronte a un livello di gioco leggermente più alto rispetto alle trasferte di provincia. Dando l’impressione, come già accaduto nella Juve e alla Juve, di essere un gruppo poco omogeneo e poco compatto, a differenza dei soliti gesti di Ranieri (avete presente: mani a coppa che si uniscono, come a volere una squadra corta e compatta appunto). Nervosismo e tanta improvvisazione. Ordini saltati (tipo il rigorista che viene scavalcato da chi avrà pure fatto 25000 gol, ma quello più importante non l’ha saputo segnare) e gerarchie riviste. Gomitate e una caccia all’uomo perfino giustificata di fronte ai microfoni. Come a ribadire che noi Italiani non sappiamo perdere e, purtroppo, nemmeno più vincere.

Mircea Lucescu ha dato a tutto il Paese una lezione di stile con pochi precedenti. Ha parlato di lealtà e di correttezza, ha sgridato un suo giocatore per aver esagerato nei tocchetti e nelle leziosità di fronte a un avversario che ha descritto come “nervoso, pauroso e sgarbato”. A fronte di una prestazione eccezionale, con tanti giovani in campo e buonissime individualità. Il risultato, molto rotondo, è lo specchio dei due match.

Discorso per certi versi analogo quello che riserveremo per il Milan. Sia chiaro: senza Mediaset e la Cazzetta-Rosa oggi potremmo realmente avviare un’analisi significativamente costruttiva sul calcio italiano e la maniera di approcciarsi all’Europa che conta. Purtroppo, non ho avuto modo di verificare ma mi giocherei un braccio intero, assisteremo ai soliti sermoni e articoli che nasconderanno tutte le inferiorità mostrate.

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Facciamo un esempio: che ne é della partita di Ibra rispetto a quella di Crouch? In valore assoluto sarà più forte Ibra, ma il pennellone inglese ha segnato e deciso la qualificazione, giocando molto meglio del collega avversario. Qualche tifoso bianconero ricorderà per certo cosa si diceva dello svedese nei primi anni di Juve: un leone contro i piccoli, piccolo contro i leoni. Poca roba. Inconsistente, quasi mai decisivo e mai nelle partite che contano per davvero. Un limite troppo forte ed evidente per puntare a chissà quali obiettivi personali. E il Milan ne ha risentito pesantemente.

Anche perché gli episodi non girano come in Italia. Punizioni e rigori, falli di mano e falli di gioco vengono puntualmente segnalati dai fischietti europei e tolti questi vantaggi gli uomini di Galliani fanno fatica a imporsi come dentro i confini del nostro paese.

Un modesto Tottenham, che certo non ha i 5 punti di vantaggio sulla seconda in Inghilterra, e che non ha potuto contare sull’apporto (a questo punto diremo “meno male” per il bene rossonero) di Gareth Bale (pensate a lui contro Abate o Antonini o Sokratis o Bonera!), ha fatto fuori la corazzata rossonera (almeno restando in Italia). Pensate un po’ se avessimo affrontato formazioni del calibro di Arsenal, Barcelona o ManUTD?!

Con un episodio gravissimo già dimenticato per ordini superiori: quel Gattuso che starà fuori altre quattro giornate di Champions.

E l’Italia perde così punti per il ranking, squadre in corsa e la faccia. Perché dopo Gattuso, anche De Rossi ha voluto lasciare un segnale forte e deciso: una gomitata ben assestata contro Srna, non Baresi né Nesta o il miglior Cannavaro. Peccato, ma tanto non impareremo mai dalle sconfitte. Chissà chi sarà il colpevole di queste eliminazioni. Ci sarà sicuramente un complotto della Svizzera Comunista?

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