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Tag: manchester-city

Juventus – Manchester City 1 – 0 / Qualificati e soddisfatti

Un paio di appunti al volo sulla qualificazione agli ottavi con un turno d’anticipo (non accadeva da molti anni, ormai).

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La squadra si sente più a suo agio (stimolata?) in Europa rispetto al campionato. Problemi di stimoli. Certo è che si vede tutt’altra cattiveria e concentrazione (Marchisio a parte).

La percentuale realizzativa è a dir poco imbarazzante, ma fa da contraltare al numero di occasioni create. Per la serie “prima o poi ne veniamo fuori e cominceremo a segnare a raffica” (almeno si spera). Si è sbloccato Mandzukic (quinto gol stagionale, già dietro ai ritmi da goleador di Vidal), si è inceppato Morata.

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Il centrocampo è tornato a macinare gioco ed energia. Con un Pogba finalmente autoritario (anche se spesso distratto) e uno Sturaro ritrovato. Considerando che mancavano Khedira, Pereyra e Asamoah, pare che un reparto l’abbiamo risistemato.

Buffon e la difesa tengono. Più che tengono, hanno proprio annullato centinaia di milioni di euro di investimenti. Giusto un paio di spaventi, nati peraltro da carenza di attenzione. E poi quella fortuna-sfortuna che in qualche modo si bilancia.

La migliore sorpresa è Alex Sandro. Corre come un motorino, dribbla come Tomba, scodella in area palloni che Trezeguet ha sempre sognato in carriera. Terzo assist decisivo nelle ultime partite. 26 milioni… ben spesi.

E ora dritti al campionato dove la rimonta più che possibile… è goduriosa.

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Manchester City – Juventus 1 -2 / Comincia la stagione?

Un risultato a tratti sorprendente per il cammino fin qui della Juve, dove comunque vale un dato: le partite che contavano sono state vinte: Lazio e Manchester. Quasi come a sottovalutare l’impatto dell’inizio della Serie A dove i ragazzi sono sembrati spenti, svogliati, svagati. Motivi tattici certo, come abbiamo ampiamente raccontato, ma anche una mancanza di motivazioni.

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Cosa che non è accaduta ieri, dove uno strano silenzio ha accompagnato i 90 e passa minuti della sfida d’esordio. Una Juve tonica, compatta, favorita da uno schema più consono agli interpreti (molto differenti dalla classe estrema dei famigerati tre che sono andati via in estate). Sorretta da uno straordinario Buffon, supportata da Mandzukic e Morata. Soprattutto a reggere è stato il centrocampo, quasi mai in difficoltà contro i colossi e i folletti del City.

Il risultato ribaltato è un premio, forse anche un segnale. Lo sperano i tifosi, e sembra sperarlo, fra le righe delle dichiarazioni post match, anche Massimiliano Allegri, l’unico a non perdere la calma in queste settimane.

Ma siamo ancora alle parole di Buffon che nel dopo gara ha ammonito: “Il risultato ci premia, ma non abbiamo risolto ancora nulla”. Leader in campo e fuori.

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Passiamo ai motivi tattici della gara.

Imprescindibile Cuadrado, l’unico ad avere il guizzo che gli altri non hanno, l’unico in grado di cambiare veramente marcia. Sembrava, a un certo punto, il sostituto di Tevez e Pirlo di un anno fa: quando sei in difficoltà, palla a Cuadrado che almeno una punizione la porta a casa. Il ragazzo sarà la nostra freccia avvelenata per tutta la stagione.

In recupero Pogba, apparso galvanizzato dalla serata Champions, ma ancora troppo teso nel cercare a tutti i costi i numeri che dovrebbe invece imparare a gestire. Meglio farli vicini la porta avversaria dove puoi essere pericoloso e letale, piuttosto che far correre rischi alla squadra tentandoli a centrocampo. Errori che Sturaro aveva commesso in serie nel primo tempo, salvo poi correggersi nella ripresa dove la sua prestazione è salita di tono.

In ripresa Hernanes, che non è Pirlo, e purtroppo non è nemmeno Marchisio. Qui il mercato torna a bussare negli incubi dei tifosi bianconeri, in quelli di Allegri: la Juve non ha più un uomo d’ordine capace di far fluire il gioco in maniera ragionata. Troppi portatori di palla e spesso sbilanciamento offensivo che lascia scoperta la difesa (leggi minuto 2, e raddoppio sfiorato nella ripresa dal City). Allegri dovrà inventarsi qualcosa, in attesa di recuperare Khedira e Marchisio.

Godiamoci i tre punti in Champions, in attesa di replicare in campionato. La sensazione è che la stagione possa finalmente cominciare.

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Champions League: bisogna affrontare i campioni

Se vuoi diventare campione, devi battere il campione. È una formula usata spesso nel Wrestling, ma vale sempre, nello sport e nella vita. Vale a maggior ragione in Champions League, dove appellarsi alla sorte o al sorteggio appare a tratti ridicolo.

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Il business ha imposto, quest’anno più degli altri, regole molto particolari che hanno generato gironi che, come ogni anno, possono essere divisi per livello di difficoltà. Alla Juve toccherà un girone duro, ma sembra quasi una chiamata del destino.

La finalista di Champions affronterà Manchester City (corazzata di Pellegrini che in Europa ha quasi mai lasciato un segno positivo), il Siviglia (fresco di un Llorente a zero euro) e il Borussia Moenchengladback (bel campionato tedesco l’anno scorso). A guardare il Girone H poteva chiaramente andare meglio, ma se si vuole crescere e crearsi una posizione dominante in Europa, il timore o il pessimismo che si leggono sui social sembrano in antitesi.

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L’anno scorso la Juve buttò fuori Monaco e Real Madrid per conquistarsi una finale che, con un Pirlo e un Tevez in ottima forma mentale, avrebbe pure portato a casa. Quest’anno tocca combattere ferocemente già a partire dai gironi.

Rispetto, ma non timore. Bello il tweet di commento di Allegri (sempre molto posato nella nuova comunicazione pubblica) e corretta l’intervista di Marotta (almeno per quanto concerne il sorteggio Champions).

Avanti Juve.

(certo poi si riuscirà a scoprire come fa Mourinho a ottenere un primo girone sempre molto favorevole)

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Champions: seconda fascia o meglio terza fascia?

Sono quelle strane riflessioni sulla carta: sembra di sapere tutto prima, di poter calcolare ogni cosa basandosi su esperienza e numeri passati. Quando in realtà i fattori più importanti non sono predicibili.

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Questioni di Champions e di un sorteggio che comunque dovremo valutare a freddo. Fra pochi giorni conosceremo le avversarie del nostro girone e conosceremo che tipo di cammino sarà. Di certo, sarà complesso, complicato, perché è la Champions, perché anche solo inconsciamente le aspettative nostre (di cuore e di testa) sono elevate.

La Juve parte dalla terza fascia, ma una debacle di qualche squadra più su nel ranking UEFA permetterebbe ai bianconeri di andare subito alla seconda fascia. Bene, bene così si direbbe. Tranne che occorre un po’ più di attenzione e guardare chi c’è nell’una e nell’altra fascia.

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In terza fascia attualmente gravitano Zenit, Manchester City, Ajax, Borussia Dortmund e Galatasaray, fra le altre. Alcune sono rognose, proprio rognose e ritrovarsi un Dortmund o un City o i turchi insieme a un top club di prima fascia potrebbe risultare proprio fastidioso. Specialmente il City, ora che non è più allenato da Mancini.

Mentre in seconda fascia attualmente ci sono Atletico Madrid, Schalke, Marsiglia, Cska Mosca, probabilmente la Real Sociedad. Sulla carta, e ribadiamo sulla carta, converrebbe rimanere in terza fascia. Con l’incognita PSV.

Ma la Juve è la Juve e qualunque sia il sorteggio l’obiettivo è sempre quello di dare e fare il massimo.

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Bale e Mourinho: la forza dei soldi e della moviola

E’ il miglior esterno sinistro al mondo: alto o basso, fate voi, tanto i 100 metri li copre più veloce di chiunque altro senza mai perdere di qualità.

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L’altro è il personaggio più discusso e controverso: non sai mai fino dove comincia il personaggio e finisce l’allenatore o viceversa. Perfetto per i tempi mediatici che corrono allo stato attuale del mondo del calcio.

Di entrambi qualcosa da dire c’è. Con un punto in comune: il povero Carletto Ancelotti (povero si da per dire!).

Mister 109 milioni di euro

Ripetiamo, a scanso di equivoci: è il miglior esterno sinistro al mondo.

Nel recente campionato di Premier League ha perfino giocato in posizione più centrale, quasi da trequartista mettendo assieme 26 gol in poco più di 40 partite. Un fenomeno. Impossibile da lasciare fuori.

Doti aerobiche da paura, per uno che già a 14 anni poteva competere coi campioni centometristi. Si narra infatti che coprisse la distanza regina dell’atletica in poco più di 11 secondi.

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Dove lo metti sta, con un unico difetto: il piede destro è più che un accessorio. Ma il sinistro vale per due, quindi niente paura. Chi lo allena ha una fortuna immensa: può sfruttarlo in molte vesti. L’unico anno l’ha passato a perfezionare la parte relativa alla costruzione del gioco, proprio per via della nuova posizione. Per quanto mi riguarda andrebbe schierato sulla trequarti, rigorosamente a sinistra. Ad Ancelotti il compito di costruire un 11 blancos degno degli investimenti operati sul mercato.

A tal proposito la domanda è: ma vale 109 milioni di euro? O qui ci siamo impazziti tutti e qualcuno dovrebbe prima o poi mettere un freno a certe pazzie?

L’uomo dalla moviola Friend(ly)

L’arbitro di Chelsea-Aston Villa era Friend. Un vero amico. Sembra più di Mourinho che degli avversari per quanto combinato durante la gara. Ivanovic in gol nonostante doveva essere espulso minuti prima: graziato in modo generoso. Gol decisivo in fuorigioco. Rigore al minuto 92 non concesso all’Aston Villa.

Ho seguito praticamente tutte le aperture dei campionati, avevo delle curiosità enormi su alcune big europee. Fra queste, la delusione più cocente, è arrivata proprio dal Chelsea. Gioco assente, tutto demandato alle illuminazioni dei singoli. Difesa ballerina, con un ottimo Cech a salvare i Blues. Così come è enorme il potenziale di tecnica individuale degli uomini di Mourinho. La domanda è dunque la solita: questo qui è un grande personaggio o è pure un grande allenatore. Perché di novità, di impatto didattico io non vedo proprio nulla. Chiedere a Madrid per delucidazioni in merito.

Ha la fortuna di arrivare in club che possono spendere come credono e per questo molti suoi capricci vengono soddisfatti. Ma il gioco espresso vale l’investimento?

Inoltre questo continuo avere accesso al credito di moviola, nonostante siano suoi i maggiori lamenti, e pochissimi (se non nessuno) motivati, come dovremmo intenderlo?

Quest’anno il titolo se lo contenderanno Chelsea (che opererà ancora sul mercato) e Manchester City. Con lo United vera incognita per via del dopo Ferguson. Se Pellegrini saprà mantenere un certo equilibrio in campo e nello spogliatoio, dalle prime uscite stagionali, sembra che i Citizens siano avanti. Ma gli “amici” potrebbero rappresentare un fattore più che abilitante alla vittoria.

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Juve-Tevez: tutto fatto?

La trattativa che porta Tevez alla Juve sembra definita. Al rientro di Conte dal viaggio di nozze, Marotta ha dato una scossa al mercato bianconero. Una telefonata con Manchester, datata 24 giugno, ha sbloccato tutto.

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Bruciata la concorrenza del Milan, forti del sì del giocatore, Paratici e Marotta hanno concordato col ManCity un pagamento su più anni di 12 milioni di euro.

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La cifra sembra ottima: vista la qualità del ragazzo e vista la scadenza del contratto che lo lega al City (2014).

Attendiamo l’ufficialità dell’accordo, ma intanto cominciamo a ipotizzare il suo migliore utilizzo. Via ai commenti.

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Juve-Tevez: trattativa sbloccata. Si vola a Manchester!

Tentiamo di ricostruire la vicenda che probabilmente si chiuderà già oggi. Tevez e la Juve stanno convolando a nozze, fra scoop, bluff e intermediari.

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Nella giornata di ieri si era diffusa una notizia: la Juve e il Manchester torneranno a parlare solo la prossima settimana. Il Milan sempre in agguato, un club, quello dello sceicco, che tentava di scatenare un’asta. Intanto però la Juve aveva lavorato sotto traccia con l’agente del calciatore ottenendo un sì. Ingaggio spalmato su 3/4 anni, con base di 5,5 milioni di euro.

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In realtà – notizia di oggi, ndr –  la Juve aveva realmente trovato l’accordo col ManCity per il cartellino dell’argentino. Pagamento rateale, con cifra che dovrebbe aggirarsi fra i 12 e i 13 milioni di euro.

Il checkin sull’aereo per Manchester verrà fatto fra poche ore. A più tardi per gli aggiornamenti.

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Dal Bernabeu allo Stanford Bridge

Gran bella città Madrid. E’ una settimana che sono qui e ne sono davvero entusiasta. Martedì poi si respirava un’atmosfera molto particolare. Per le strade si sentivano canti cori e si vedevano maglie azzurre del City dappertutto. La stupenda Plaza Mayor era tutta colorata di azzurro e gli inglesi seppur coloriti come sempre erano uno spettacolo da vedersi.

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Passeggio un po’ per le vie del centro in attesa di recarmi la sera al Bernabeu quando davanti a me mi accorgo che in giacca e cravatta c’era un viso troppo noto per non poter essere lui. “El buitre” gli dico e lui subito si gira verso me. Stupisce la disponibilità e la semplicità con la quale Emilio Butragueno si ferma con me, scambia due chiacchiere e si fa una foto. Beh,non poteva iniziare meglio la due giorni di Cahampions.

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Il Santiago Bernabeu mette i brividi, il Real balbetta, ma alla fine supera in rimonta un City eterno incompiuto che ha fior di campioni in campo ma non in panchina, nelle vesti di chi li allena. Bella partita comunque, emozionante, ma mai come lo sarà quella che mi aspetta il giorno dopo. E finalmente ci siamo, devo cercarmi un pub dove poterla vedere, chissà quanti inglesi ci saranno. Eccolo, l’ho trovato, me lo aspettavo del resto, ma non mi aspettavo in quel pub di trovare una colonia bianconera a Madrid. Non sono solo allora, uno juventino non potrà mai essere solo perché la vecchia signora è dovunque.

Inizia la musica della Champions, iniziano i brividi, io e i miei nuovi amici bianconeri siamo pronti! Dalla magia del Bernabeu la sera prima alla suggestione dello Stamford Bridge poi, anche se solo in un Pub. Partiti, la telecronaca in inglese, e te ne accorgi subito. No, non siamo sulla Rai né su SKY soprattutto non siamo su Mediaset !Il telecronista parla di Pirlo definendolo”Genius”, di Buffon come migliore al mondo nel suo ruolo, parla di una Juventus fortissima che ha vinto il suo campionato in maniera incredibile senza perdere un match. Eh sì, non siamo in Italia e si vede. La partita è dura, la Juve gioca bene, ma alcuni uomini sono un po’ sottotono. Il Chelsea sfrutta le occasioni, un uno due micidiale che avrebbe steso chiunque! Chiunque, ma non la Juve! Arturo Vidal riapre, Fabio Quagliarella trasforma quel pub in uno stadio bianconero! Mi abbraccio con il mio compagno bianconero di turno, non lo conosco, ma che importa, siamo tutti uniti da un’unica maglia: il sogno è iniziato ,ora dovrà proseguire!

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Juve: sarà rivoluzione in attacco?

Trascorso un anno, con una rivoluzione già iniziata appena 12 mesi fa, se non 24 mesi quando Andrea Agnelli e Marotta si insediarono alla Juve. Una rivoluzione che ha praticamente cambiato volto a tutta la società, dove perfino cuochi e magazzinieri sono stati messi in discussione da un Presidente… lui sì in linea con la storia della Juve.

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E rivoluzione potrebbe ancora essere. Confinata soltanto in attacco stavolta.

Conte ha fiducia in Matri e Quagliarella, ma giustamente pensa che per una Juve che deve raggiungere il tetto d’Europa e del Mondo servono ben altri calibri. Quagliarella ha forse patito più del previsto il terribile infortunio, mentre Matri patisce la concorrenza. E alla Juve queste due situazioni non sono ammesse.

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Conte ha bisogno di pezzi da novanta, come un nuovo Del Piero o un nuovo Trezeguet. In Champions, specialmente, al tecnico serve gente di grande talento e magari con un minimo di esperienza. Ecco la rincorsa a Van Persie, ecco la rincorsa a Jovetic (giudicato da Marotta e Conte come un talento presente e un campione del futuro).

Forse è azzardato, ma vi è un pizzico di verità quando si dice che la Juve potrebbe aver in mente di cedere Matri e Quagliarella e fare un ulteriore grande sforzo economico per prendere un esperto (RVP) e un talento (Jovetic). Due nomi o due investimenti differenti solo a patto di avere un forte ritorno economico dalle cessioni (Melo, Krasic, Ziegler, Padoin, Pazienza, Iaquinta, Quagliarella, Matri). Ipotizzando questo scenario, più da sogno che reale, Conte si ritroverebbe in mano un parco attaccanti con Vucinic, Giovinco, Van Persie e Jovetic.

Possono perfino cambiare i nomi e le coppie, tipo Jovetic-Dzeko (il bosniaco potrebbe essere scaricato dal City qualora Mancini prendesse un grande bomber) o Suarez-Dzeko, ma resta lo spirito delle operazioni: via i dubbi, dentro le certezze.

E voi che fareste?

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Inghilterra-Italia, quanti incroci

Ci siamo, ce l’abbiamo fatta. Italia ai quarti di finale, incontreremo l’Inghilterra. Sfida affascinante, anche se nelle competizioni ufficiali ci sono stati pochi precedenti.

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Da Euro ’80, quando Tardelli punì gli inglesi, passando per Italia ’90, nella finale per il terzo e quarto posto. Poi Zola che imita Capello, espugnando Wembley nel 1997 con un grande gol, ricordando il gol di Gattuso nell’amichevole del 2000. Domenica un’altra grande sfida, l’ennesima di questa stagione tra calcio inglese e calcio italiano.

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In champions il Milan che negli ottavi ha sconfitto l’Arsenal col brivido, il Napoli che ha fatto l’impresa a Manchester col City, e li ha addirittura annientati al San Paolo. Poi Chelsea-Napoli, e la corsa si è fermata li. Ma Italia-Inghilterra è anche Balotelli contro i suoi compagni di squadra e cioè Lescott e Hart: chissà quale sarà il trattamento riservato a Mario, si conoscono benissimo, e forse qualche provocazione ce la possiamo aspettare.

È anche, o meglio, potrebbe diventare la sfida di Diamanti, lui che nel West Ham si è fatto le ossa. È la gara di Roy Hodgson, ex tecnico dell’ Inter, famoso per aver mandato via un certo Roberto Carlos. O ancora, il nostro Borini cresciuto in Inghliterra, nel Chelsea. Tanti quindi gli incroci, e non possiamo dimenticare che gli inglesi si sono sempre innamorati dei nostri giocatori: da Vialli e Di Matteo che hanno fatto grande il Chelsea, a Zola che è stato nominato Sir, uno dei titoli nobiliari più importanti.

L’Inghilterra che ha inventato il calcio ci deve molto, a partire dalla Champions di quest’anno, capolavoro del calcio all’italiana perfettamente attuato da Di Matteo. E non è un caso che attualmente, in questo Europeo, l’Inghilterra giochi molto prudente, per poi ripartire. Loro hanno inventato, ma noi abbiamo insegnato. E speriamo di poter insegnare ancora, possibilmente con una vittoria domenica.

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