Menu Chiudi

Tag: manchester-united

Il caso Van Gaal: anche i ricchi piangono

Un tonfo. Un altro. In 5 partite di Premier League il Manchester United di Van Gaal ha racimolato 5 punti, frutto di 2 sconfitte e 2 pareggi e 1 sola vittoria. Tutto questo con oltre 170 milioni di euro di calciomercato fra luglio e agosto.

Advertisment

Anche i ricchi piangono.

A stupire non è tanto e solo il ruolino di marcia, quanto il livello di gioco.

Advertisment

I Reds non hanno equilibrio tattico, con un pezzo da novanta come Mata ormai in panchina. Torna alla mente il corteggiamento a Vidal: quanto sarebbe servito il cileno, garante di una fase di interdizione a oggi assente.

Il Manchester trova il gol, ma ne prende altrettanti. E Falcao deve ancora inserirsi. Provvidenziale l’acquisto di Di Maria, l’unico a riuscire a cucire bene la fase di impostazione con quella di finalizzazione. Ma è poco. Troppo poco.

Sir Alex cosa penserà di questo obbrobrio?

Moyes prima, ora Van Gaal. Sembra quasi una maledizione. O più semplicemente, si tratta di calcio, di qualcosa di imponderabile. Di certo, qualcuno si è fermato esclusivamente a spostare pedine. Servirebbe invece una grossa operazione di didattica. Tocca a Van Gaal.

Advertisment

Sorteggio Champions League 2013/2014 [LIVE]

Come ogni anno seguiremo i sorteggi di Champions League. Chi saranno le avversarie della Juventus?

Advertisment

I bianconeri sono in seconda fascia dopo l’eliminazione del Lione. Non faremo ragionamenti sulla carta: la Juve deve giocarsela con tutti. Che poi, l’importante alla fine è arrivare in condizioni buone ai match.

Ecco il sorteggio, aggiornato in tempo reale. Aggiorna la pagina.

Girone A: Manchester United, Shakhtar, Bayer Leverkusen, Real Sociedad.

Girone B: Real Madrid, JUVENTUS, Galatasaray, Copenaghen.

Girone C: Benfica, PSG, Olympiacos, Anderlecht.

Advertisment

Girone D: Bayern Monaco, CSKA Mosca, Manchester City, Viktoria Plzen.

Girone E: Chelsea, Schalke 04, Basilea, Steaua Bucarest.

Girone F: Arsenal, Marsiglia, Borussia Dortmund, Napoli.

Girone G: Porto, Atletico Madrid, Zenit, Austria Vienna.

Girone H: Barcelona, Milan, Ajax, Celtic Glasgow.

Commenti? Sulla carta ovviamente sembrerebbe tutto semplice da analizzare, ma poi il campo è tutt’altra roba.

Advertisment

Identikit di mercato: Nani

Nato il 17 novembre 1986, all’anagrafe Luís Carlos Almeida da Cunha, Nani è inseguito da Conte da circa due anni. Il tecnico leccese, amante degli esterni eclettici e offensivi già dall’applicazione del 4-2-4, lo avevo messo nella lista dei desideri quando parlò con Marotta all’arrivo a Torino. Budget e una appeal tutto da ricostruire ne hanno reso impossibile l’acquisto. Ora la storia sembra più possibile.

Advertisment

La carriera di Nani

Nani comincia seriamente a giocare a calcio nella cittadina di Queluz, in Portogallo. Lì viene notato dagli osservatori dello Sporting Lisbona che lo ingaggiano nel 2003. Nelle giovanili dei biancoverdi vince pure un campionato che gli vale la promozione in prima squadra nel 2005. Due anni fra i professionisti con circa 60 presenze e 9 gol. Si dimostra un esterno particolarmente offensivo con grandi doti tecniche in fase di dribbling. Fantasia che rapisce Ferguson.

Il Manchester United nel 2007 pagherà una cifra consistente (fra i 10 e i 15 milioni di sterline) ai portoghesi per assicurarsi Nani. Debutta nella vittoria contro il Chelsea nel Community Shield il 5 agosto dello stesso anno. I primi 12 mesi di Nani sono storici: arrivano la Premier League e la Champions. Nella finale del 2009 contro il Barca il portoghese non scenderà in campo per alcuni screzi con l’allenatore. In totale saranno più di 130 le presenze coi Red Devils condite da 26 reti e la vittoria pure della Coppa del mondo per club nel 2008.

In Nazionale Nani ha giocato sia nell’Under 21 (con uno score di 10 presenze e 1 rete) sia nella Nazionale Maggiore (con 65 presenze e 13 reti). Ha saltato però per infortunio l’ultimo mondiale in Sudafrica.

La scheda tecnica

Destro di nascita, in realtà Nani è molto eclettico e ha giocato con profitto su entrambe le fasce mostrando buona tecnica pure col sinistro. Molto tecnico e amante del dribbling, il portoghese ama sfogare corsa e finte per giocarsi l’uno contro uno con gli avversari per arrivare sul fondo e crossare o rientrare nel tentativo di battere a rete. Basta infatti guardare le statistiche di Premier League per notare che i gol di destro e di sinistro sono praticamente equivalenti (9 e 12 rispettivamente).

Advertisment

Non è uno specialista di rigori e punizioni, né fa la differenza con gli inserimenti aerei.

Buona la capacità di adattarsi a un lavoro da classico centrocampista (tipo un laterale di un centrocampo a 4), ma dà il meglio di sé quando viene utilizzato come ala offensiva (quindi in un probabile 4-3-3). Dialoga facilmente con le punte amando giocare a ridosso dell’area per tentare il tiro da fuori.

Ipotesi di mercato

La voce che rimbalza dall’Inghilterra non ha trovato ufficialità in Italia, anche se la necessità di reperire un esterno offensivo è nella lista dei compiti che Marotta dovrebbe portare a termine entro la fine del mercato.

In scadenza il 30 giugno del 2014, il cartellino di Nani è fissato a circa 20 milioni di euro, ma in virtù del contratto prossimo alla scadenza, potrebbero bastarne poco più della metà per convincere il Manchester United. Dopo l’addio di Ferguson, Moyes non sembra puntare sul portoghese a cui viene preferito soprattutto Valencia.

Con un bonifico da 12/13 milioni di euro si può portare via da Manchester.

Advertisment

Sportività o paraculismo? Meglio la seconda

Pizza, pepsi e che sia un grande spettacolo. Almeno così avevo preventivato ieri sera quando mi sono messo a guardare Manchester United contro Real Madrid. Spettacolo sì, ma davvero poco gradevole.

Advertisment

Il pubblico di Manchester è solitamente sportivo. Solitamente! Tranne quando vede qualcosa che proprio non torna. E il gesto dell’arbitro ieri sera non è tornato a molti, compreso uno scatenato Ferguson che ha dovuto imbavagliarsi a fine match per non scaricare la rabbia contro i microfoni.

Mentre nell’altra stanza si consumava l’ennesimo gesto da paraculo di Mourinho, uno che ancora, a parer mio, deve dimostrare di saperne anche di tattica oltre che di motivazione e di media.

Advertisment

Un organizzatissimo Manchester contro un Real Madrid in piena di crisi di nervi risolta soltanto da un rosso abbastanza fantasioso mostrato a Nani.

Certo pure Sir Alex dovrebbe spiegare il motivo della rinuncia al giapponese e a Rooney, ma quell’espulsione ha completamente rovesciato la partita.

Fra un Kaka imbarazzante e uno Xabi Alonso sempre graziato nonostante i suoi comportamenti antisportivi, il Real ha espugnato De Gea con un tiro dalla distanza dell’oltre 30-milioni-di-euro (leggi Modric) e con un gol trovato da Cristiano Ronaldo (per me ancora di un gradino sotto a Messi). Poi le parate di Diego Lopez: paurosi alcuni salvataggi.

Sfortuna, ma non solo. Il gesto dei “soldi” mostrato a Mourinho la dice lunga su un pensiero comune: questo portoghese ha risorse inimmaginabili. Con queste stesse parole Indro Montanelli descriveva un certo Silvio Berlusconi. Salvateci!

Advertisment

Dal Delle Alpi allo Juventus Stadium: ricordi e speranze da Champions

È tempo di Champions anche per lo Juventus Stadium finalmente, quasi 13 mesi dopo la sua indimenticabile inaugurazione.
Torino aveva salutato la Champions mestamente contro il Bayern Monaco ma da allora possiamo dire con certezza che tutto è cambiato: presidente, dirigenza, allenatore e molti giocatori. Soprattutto è cambiata la mentalità, o meglio, è tornata quella mentalità vincente che da sempre ha contraddistinto la Juve. Il merito va a tutte le componenti societarie perché la mentalità non puoi certo comprarla al mercato, o ce l’hai o non ce l’hai, e non è neanche facile inculcarla nella testa di giocatori ovviamente sfiduciati dopo due annate da dimenticare.

Advertisment

Per fortuna ce l’abbiamo fatta e gran parte del merito va ad Antonio Conte, il capitano di mille battaglie che ha saputo trasmettere qualcosa di speciale ai suoi ragazzi, quel qualcosa in più che ti regala il vestire la maglia bianconera, un’aura di magia che ti fa andare a mille in campo e ti fa sentire sicuro di te stesso. Gli occhi da tigre, che intimoriscono gli avversari prima ancora di scendere in campo, come ai bei tempi.
È cambiato anche lo stadio da allora. Adesso ci sentiamo davvero a casa allo Stadium, è quella la sensazione che ti pervade quando arrivi in tribuna. Lo Stadium è senz’altro un’arma in più da sfruttare, un aiuto fondamentale per i nostri giocatori in grado di caricarli nei momenti di difficoltà e spingerli a gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Quando sei dentro lo Stadium e respiri quell’atmosfera ti capita di pensare a come fosse possibile che fino a qualche anno prima saresti stato all’interno del Delle Alpi. Non c’è paragone con il cattedralico Delle Alpi, capace di infiammarsi solo per le grandissime partite e con le tribune così lontane dal campo dal rendere il tutto più ovattato, emotivamente distante.

Sarà l’esordio per lo Stadium dunque, ma sarà un po’ come tornare a giocare la Champions negli anni del Delle Alpi, sia per la stessa collocazione geografica che per la stessa sensazione di essere una grande squadra che provavamo quegli anni.
Dimentichiamo gli anni grigi dell’Olimpico, dimentichiamo il Bayern e pensiamo alle esaltanti notti europee che ha saputo regalarci il Delle Alpi. Quelle tre vittorie sul Real che abbiamo sempre eliminato per esempio. La punizione di Del Piero e il gol di Padovano che ci portano in semifinale nel ’96 facendo capire a tutti che il sogno di vedere Vialli alzare al cielo di Roma la coppa potesse diventare realtà. La partita perfetta nel 2003 in semifinale, una delle partite più esaltanti della storia bianconera rovinata purtroppo da un eccesso di protagonismo dell’arbitro a una manciata di minuti dalla fine che getta nello sconforto il giocatore che più di ogni altro avrebbe meritato di giocare quella finale. E quegli ottavi con Capello che inserisce Trezeguet e Zalayeta che ci portano dritti ai quarti, con il Panterone che fa letteralmente venire giù lo stadio nel secondo tempo supplementare. Emozioni forti, come le tante sfide col Manchester United. Come dimenticare quel gol di Inzaghi quando ormai avevamo un piede e mezzo fuori dalla prima fase della Champions 1997/98? Come dimenticare il primo gol alla Del Piero a Torino di Alex contro la Steaua? O l’urlo di Conte contro l’Olimpiakos, che fortunatamente avrebbe ripetuto anche ad Atene durante il ritorno di quei quarti di finale. O anche quella partita contro il Bayer Leverkusen che la nebbia sembrava non voler far giocare a tutti i costi. Dopo 2 rinvii consecutivi alla fine si giocò nel primo pomeriggio, sembrava una partita domenicale di campionato.

Advertisment

Esiste anche un rovescio della medaglia ovviamente. Quella doppia eliminazione ai quarti negli anni capelliani ad esempio, due scialbi 0-0 con Liverpool e Arsenal nonostante avessimo uno squadrone. Quella sconfitta con l’Amburgo negli anni di Ancelotti con Zidane e Davids che perdono la testa e lasciano la squadra in 9 nel primo tempo, gettando le basi per il naufragio europeo. C’è soprattutto quell’incredibile semifinale con lo United con la Juve avanti di due reti dopo dieci minuti grazie alla doppietta di Inzaghi ma incapace di contenere la reazione dei Red Devils guidati da Yorke e Cole.

Portiamo dentro di noi anche queste sconfitte perché siano un monito a non abbassare mai la guardia, ma concentriamoci sui momenti belli, quelli che ti caricano. Un gol inaspettato come quello di Tudor contro il Deportivo, un gol capace di farti schizzare in paradiso quando ormai solo pochi secondi ti separavano dall’inferno dell’eliminazione, ad esempio.
I nostri giocatori devono caricarsi con questi ricordi, aiutati in questo anche dalla “galleria dei capitani”, il corridoio che porta allo spogliatoio della Juve nel quale sono appese le immagini dei grandi capitani della storia della Juventus. La Storia è importante perché la Storia siamo noi, i giocatori lo sanno e trasmettono con le loro prestazioni la stessa sensazione ai tifosi.
Scendiamo in campo, lo spettacolo dello Juventus Stadium aspetta solo la Champions.

P.S. Indovinate di chi è la fotografia dell’ultimo capitano che i giocatori vedono prima di entrare nello spogliatoio?
Facile, di Antonio Conte, solo con la sua immagine inizia a caricarli a dovere e a mantenere alta la concentrazione!

Advertisment

Fiorentina-Juve: l’esempio di Ferguson, i cori sull’Heysel e un vergognoso gemellaggio

Siamo ormai giunti al momento di Fiorentina-Juventus, una sfida che i dirigenti e tifosi viola stanno caricando da settimane di significati extrasportivi contribuendo a creare un brutto clima intorno a una partita che non avrebbe certo bisogno di questo.Abbiamo letto che per motivi di ordine pubblico sarebbe addirittura pericoloso per Conte assistere dalla tribuna del Franchi alla partita. E leggiamo che in tutta risposta l’ad viola Mencucci lo invita a starsene in albergo. Non possiamo fare a meno di pensare che meno di una settimana fa il nostro allenatore sia potuto stare tranquillamente in tribuna a Londra ed esultare senza problemi ai gol bianconeri, in un clima di assoluta civiltà.

Advertisment

Il weekend ci ha mostrato un altro bell’esempio dall’Inghilterra che ci piacerebbe in futuro venisse seguito anche dalla Fiorentina, pur non nutrendo alcuna speranza che ciò possa accadere. Il Manchester United ha infatti deciso di consegnare in occasione di Liverpool-United all’ingresso del settore ospiti una lettera ad ogni tifoso firmata da Sir Alex Ferguson, in cui si raccomanda il rispetto della memoria dei 96 tifosi reds morti a Sheffield nell’89 per evitare che si ripetano spiacevoli cori che si sono scambiati in passato le due tifoserie. I tifosi del Liverpool insultavano quelli dello United per la tragedia aerea di Monaco del ’58 e i sostenitori dei Red Devils rispondevano citando Hillsborough. Ora Ferguson ha detto basta, giustamente, e si è rivolto così ai suoi tifosi:

Caro tifoso,

il grande supporto che avete dato qui (ad Anfield, ndr) alla squadra la passata stagione ci ha visto ad un alto livello di comportamento. Voglio che continuiate quei progressi.

Ma oggi occorre fare di più. Dobbiamo concentrarci su ciò che ha reso lo United il miglior club del mondo.

La nostra rivalità col Liverpool si basa sulla volontà di arrivare in testa alla classifica – con il desiderio di vederci incoronati quali i migliori contro una squadra che ha avuto questo onore per così tanto tempo.

Questa rivalità non può e non deve basarsi sull’odio personale. Dieci giorni fa abbiamo conosciuto la terribile verità sulla morte di 96 persone che andarono a vedere la propria squadra nella semifinale di FA Cup e che non tornarono più.

Quello che è successo dovrebbe risvegliare la coscienza di tutti.

Il nostro grande club oggi è vicino al Liverpool nel ricordare quella perdita e nel tributare la loro campagna in favore della giustizia. So che posso contare su di voi.

Sinceramente vostro,

Advertisment

Alex Ferguson

Una presa di posizione del genere ci piacerebbe vederla un giorno sul sito della Fiorentina o all’ingresso del Franchi vista l’abitudine di alcuni tifosi viola di insultare sistematicamente le vittime dell’Heysel. Siamo stanchi di sentire quei cori vergognosi, vedere striscioni o persino magliette con la scritta -39 e constatare che neanche la Federazione prende mai provvedimenti. I viola non sono gli unici a divertirsi sull’argomento ma sono senz’altro quelli che lo fanno più spesso e non solo in occasione della partite con la Juve. Tra le altre tifoserie che si sono “distinte” ricordiamo anche di recente l’Inter, il Napoli nella finale di Coppa Italia (con una vergognosa invasione di campo a fine partita di un tifoso con una bandiera con la scritta -39 di cui i media hanno preferito non curarsi), ma anche il Torino, la Roma e il Verona. Certamente la Fiorentina detiene il primato, tanto che la prima domenica dopo la tragedia dell’Heysel avevano già pronto uno striscione che metteva in bella mostra tutta la loro più becera ignoranza. Le cose con gli anni non sono cambiate, anzi. Fa male che tutto quello che succede non venga minimamente amplificato dai media, che la Federazione non prenda mai provvedimenti e che la società viola non si sia mai mossa in maniera decisa sul tema.

Cecchi Gori aveva tanti difetti ma apprezziamo il suo sdegno dopo una partita del ’91 in cui si scusò pubblicamente per i cori dei suoi tifosi e privatamente con i dirigenti della Juve, oltre a scrivere una lettera direttamente alla signora Scirea, dato che qualcuno si era divertito a insultare anche un uomo vero e leale come il povero Gaetano. Una vicenda che lasciò basito anche l’allora capitano Dunga che dichiarò che se fosse capitata di nuovo una cosa simile e lui se ne fosse accorto avrebbe fatto sospendere la partita per dire ai suoi tifosi di smetterla.

Le cose non cambiarono ma almeno non si cercava di insabbiare le cose come accade con l’attuale gestione Della Valle. Nel dicembre 2010 il problema si ripropone in modo continuativo tanto che persino i media non possono far finta di niente. Il capitano Montolivo condanna i cori dei suoi tifosi ma dice che è una cosa a cui va data “poca importanza” perché portata avanti da “poca gente”. Ci auguriamo che sia poca gente, peccato che continua ad agire impunita e a farsi sentire però. Prandelli, ex allenatore viola e in quel periodo da poco CT della Nazionale condanna l’episodio ma si dice convinto che “è stato subito capito l’errore”. Il peggio ce lo regala Mencucci che prima condanna i cori dei suoi tifosi ma poi devia subito il discorso sul lancio di tre petardi nel settore ospiti da parte dei tifosi bianconeri avvenuto durante Juve-Fiorentina. Gesto da condannare senz’altro, tanto che la Figc punisce la Juve con 40mila € di ammenda e la diffida del campo. Mentre i cori e le magliette della Fiorentina la passano liscia come sempre, neanche una multa simbolica. Nonostante questo, Mencucci ha anche il coraggio di lamentarsi dicendo che “sono state sanzioni leggere” e che “quando si condanna la violenza non bisogna fare distinzioni di maglie ma agire tutti in modo deciso”. Ricordiamo che tutto era partito dalla richiesta di un suo parere sui cori anti Heysel dei suoi tifosi. Ma Mencucci non si ferma qui e ci regala una perla: “Dall’arrivo della famiglia Della Valle siamo riusciti a incanalare il pubblico di Firenze, che fino a pochi anni fa era abbastanza caldo per non dire violento, nel tifo che vogliamo noi, quello sano, quello dell’incitamento della squadra e degli sfottò”.

Sono parole che lasciano a bocca aperta, soprattutto considerando quello che era successo appena un anno prima, nell’autunno 2009. Un fatto di cui i media hanno deciso di parlare come se fosse una bella favola facendo finta di non sapere la verità e nascondendola una volta emersa. Ci riferiamo al vergognoso tentativo dei tifosi viola di gemellarsi con quelli del Liverpool esclusivamente in virtù dei fatti dell’Heysel.

Riepiloghiamo i fatti. A settembre si svolge al Franchi la partita di Champions Fiorentina-Liverpool. Quella sera alcuni tifosi viola vengono fatti entrare in campo con uno striscione dedicato agli inglesi che recita “Welcome Reds, your story is for us a legend” proponendo un gemellaggio con la squadra ospite da celebrare nella gara di ritorno. Gli inglesi apprezzano molto il gesto non capendone il significato nascosto, perché non immaginavano certo quello che erano soliti fare i tifosi viola in Italia relativamente all’Heysel. I media italiani esaltano il gesto nel nome dei più sani e nobili principi sportivi e considerano di fatto solo paranoie dei tifosi juventini ogni riferimento alla tragedia di Bruxelles. I tifosi bianconeri non vengono creduti, eppure anche un bambino sarebbe in grado di capire il doppio fine del gesto. A Liverpool, come si è detto, accettano il gemellaggio e in occasione del ritorno ad Anfield che si sarebbe svolto a dicembre la società prepara una coreografia bianca e viola da esporre nella Kop con la scritta “Thank you”. Nel frattempo si gioca una partita di campionato tra la Fiorentina e la Juve dove i tifosi viola regalano il solito repertorio e alcuni si presentano anche con le maglie del Liverpool griffate -39. Ovviamente la Figc non prende provvedimenti. Intanto il gemellaggio si avvicina esaltato dalla stampa italiana ma molti tifosi juventini vogliono che almeno in Inghilterra possa emergere la verità. Così alcuni bianconeri attraverso il forum ufficiale del sito del Liverpool riescono a chiarire la vicenda con alcuni tifosi inglesi ed esponenti della società che vengono così a conoscenza di quello che succedeva abitualmente in Italia compresa l’ultima chicca della maglie dei Reds dedicate ai caduti di Bruxelles. Il Liverpool annulla la coreografia e il gemellaggio il giorno prima della partita ma nessuno ne parla. Ciò che prima era stato esaltato ora viene insabbiato.

E questo sarebbe un tifo sano per Mencucci e Della Valle.

Noi tifosi della Juve non possiamo certo definirci migliori di altri, sappiamo benissimo che alcuni dei nostri a volte cantano vergognosamente contro Superga e che c’è stato anche uno striscione su Hillsborough. Episodi da condannare, come sarebbero da condannare e punire quelli relativi all’Heysel che vengono sempre taciuti. Aveva provocato più sdegno il rifiuto da parte di alcuni tifosi bianconeri delle scuse fatte da quelli del Liverpool prima dei quarti di Champions nel 2005 ad Anfield girandosi di spalle. Può essere un gesto giusto o sbagliato, ma certamente perdonare non è un obbligo per chi ha subito una tragedia. Non sappiamo cosa ne pensi di quella coreografia con scritto “Amicizia” chi ha perso qualcuno quel giorno maledetto, se non vuole accettare le scuse è liberissimo di farlo senza che nessuno debba sentirsi in dovere di fare la morale.

A chiudere lo stadio alla Juve la Figc ha fatto in fretta proprio durante la stagione 2009/2010 facendo passare come un coro razzista quello che era “solo” un coro offensivo e di cattivo gusto verso Balotelli. Un coro da stigmatizzare ma non diverso da quelli che si sentono a decine durante ogni partita e che usava solo la stessa rima utilizzata da una vita per fare cori offensivi verso Lucarelli senza che nessuno se ne preoccupasse. Ma in quel momento si voleva colpire la Juve e farla passare per razzista, fa niente se intanto un’altra squadra si divertiva a organizzare oltraggiosi gemellaggi e a stampare magliette ignobili.

Ma questo è un tifo sano.

Benvenuti a Fiorentina-Juventus.

Advertisment

ESCLUSIVA IOJ: La vera storia di Berbatov e il caso Toni-Bendtner

Una sorta di salvezza per i media. Gli speciali di calciomercato in TV e i giornali di ieri e oggi hanno avuto il loro sfogo. Uno sfogo su cui costruire le solite filastrocche: “Juve scorretta”, “Juve arrogante”, “mancanza di lealtà”, bla bla bla

Advertisment

La vicenda Berbatov, già di per sé unica nella storia del calciomercato, ha fatto infuriare i dirigenti Viola. Ma occhio all’illusione: la realtà è che lo sfogo è servito a coprire le proprie manchevolezze dal punto di vista della trattativa. A firma avvenuta col Fulham, sentiti gli agenti FIFA, siamo in grado di ricostruire la storia di Berbatov. Con buona pace per chi usa questo argomento per attaccare, visto che sul campo non trovano il modo giusto per farlo, la Juventus.

Berbatov alla Fiorentina il 26 luglio?

La trattativa fra l’attaccante bulgaro e la Fiorentina nasce il 26 luglio. Più o meno un mese fa. A contattare la dirigenza del ManUTD sono i dirigenti Viola che vorrebbero piazzare un grande colpo per l’attacco e consegnarlo ai tifosi negli ultimi giorni di mercato. La solita manfrina per fare audience e spettacolo. Dovreste ricordare il caso Ibrahimovic-Juve: preso a marzo in gran segreto, Moggi fece finta di fare il miracolo negli ultimi minuti del mercato. Annunciando in un solo colpo Cannavaro (scambiato con Carini) e appunto Ibra. Con quella corsa conto il tempo finta l’ultimo giorno di mercato e il deposito del contratto a pochi minuti dalla chiusura delle porte. La scena che piace ai tifosi, la scena che piace ai giornali.

Berbatov: firmo, non firmo, vado, resto, scusi tornerò!

Berbatov: firmo, non firmo, vado, resto, scusi tornerò!

Torniamo a Berbatov. I primi contatti risalgono a fine luglio, quando si capisce che il Manchester farà almeno un grande colpo e quindi si priverà di uno degli esuberi in attacco. L’indiziato è proprio Berbatov che non gode più della stima di Ferguson: Sir Alex gli preferisce gente giovane. Arriva a ManUTD Robin Van Persie e allora basta attendere il momento buono. La Fiorentina piazza altri colpi, molto importanti e interessanti, e tiene a bagnomaria il bulgaro. Chiunque pratichi da tanti anni il calciomercato sa bene che un giocatore non lo si fa arrivare, ma lo si va a prendere. E non con un agente FIFA che potrebbe fare i propri interessi (e così accadrà anche stavolta), ma con un proprio dirigente che scorterà il ragazzo fino alla sede, fino al momento della firma. Un esempio? Il caso Figo degli anni ’90: preso dalla Juve e da Moggi, poi il buontempone riuscì a firmare un secondo contratto col Parma. Da allora Moggi non regalò più fiducia agli obiettivi di mercato e gli mise alle calcagna sempre un proprio uomo di fiducia. Negli ultimi tempi a fare da usciere e da autista fu Alessio Secco. Ma torniamo ancora alla Fiorentina.

Negli ultimi giorni di mercato ecco la telefonata. Accordo col ManUTD per una cifra intorno ai 5 milioni di euro, fax della fidejussione che parte regolarmente e arriva in Inghilterra la mattina dl 30 agosto, e telefonata con gli agenti per prenotare un volo privato. Scalo a Monaco di Baviera, atterraggio previsto a Firenze intorno alle 13:30. Siamo sicuri di questo programma perché a Firenze si smuove parte della Fiesole: è proprio questa parte della curva Fiesole a dar vita alla protesta delle 15:30 quando capiscono che nessun Berbatov arriverà a Firenze. Perché?

L’intromissione nella trattativa in realtà non è della Juve, come i giornali vogliono far credere, dimostrando la propria incompetenza (se ci arriviamo noi a queste informazioni…) e la propria malafede (a questo crediamo più di tutti), ma del Fulham. Al Fulham è arrivato infatti l’ex allenatore di Berbatov ai tempi del Tottenham e il ragazzo, avvertito a fine agosto, ha un tentennamento: meglio il Fulham col proprio mentore o alla Fiorentina? E qui inizia la pantomima. Berbatov ha un fortissimo ripensamento sull’aereo per Monaco quando gli arriva l’SMS del Fulham: contratto interessante e una maglia da assoluto protagonista. Arriva il “no” secco alla Fiorentina. Berbatov resta in aeroporto in attesa di una offerta ufficiale del Fulham che arriverà a breve. Nel frattempo un agente FIFA (di cui non faremo il nome, ma che avrete sicuramente visto in TV) avverte Marotta: “trattativa saltata coi Viola, Berbatov è libero”. Qui comincia il blitz di Marotta.

Il direttore generale bianconero telefona a sua volta a Andrea Agnelli per comunicare un nuovo obiettivo. Nella mattinata del 30 agosto era stato bloccato Bendtner: restava da parlare con Wegner che non avrebbe ostacolato la trattativa. L’agente di Bendtner intanto vola a Milano e il ragazzo segue a ruota. Ma Andrea Agnelli lo congela e dà il via libera per Berbatov. Questo è vero perché sarà proprio Andrea Agnelli a trovare l’accordo con Ferguson sul pagamento del bulgaro. Bulgaro che pare aver fatto il doppio gioco: sì al Fulham, sì all’offerta ufficiale della Juve di 1,8 milioni di euro.

Advertisment

Poi sapete benissimo come è andata a finire, con il ridicolo ripensamento dell’ultimo minuto quando Berbatov sa dell’interesse del Tottenham. La sua ex squadra è alla disperata ricerca di un attaccante di rilievo e sta pensando a lui. Nei minuti finali la spunta il Fulham.

Il comunicato Viola: l’incapacità di giustificare un fallimento

Dal 26 luglio al 30 agosto il tempo per chiudere la trattativa è lungo. Ma a voler tirare la corda si corre il rischio di spezzarla. Specie quando a condurre le danze sono dirigenti poco navigati ed esperti. Il comunicato di Della Valle è solo il tentativo, poi riuscito, di non rispondere ai propri tifosi. Come si fa infatti a giustificare un fallimento clamoroso?

Fallimento che troverebbe comunque una spiegazione. Molto più razionale quella di Mezzaroma, presidente del Siena, che proprio stamattina confessa:

Avevamo un accordo con Bendtner e con l’Arsenal. Ma poi è arrivata la Juve e contro il fascino dei bianconeri valgono a poco strette di mano e accordi telefonici. E’ la regola del calcio.

Per chi non lo sapesse Mezzaroma è tifoso, appunto, della Roma, quindi nessun sospetto sia di parte in questa vicenda. Solo che Mezzaroma ha deciso di usare il cervello: fra Fiorentina e Juve, fra Siena e Juve, la scelta appare davvero molto semplice. Quindi lo sfogo di Della Valle lascia il tempo che trova.

E’ solo l’ennesima conferma di come la Juve può essere usata e manipolata per raccontare una storia falsa e far cadere su questa le colpe proprie. La verità del caso Berbatov è soltanto una: l’inadeguatezza e la leggerezza della dirigenza Viola. Il ridicolo di annunciare qualcosa che ufficiale non è. La pazzia di mandare un aereo e non già un dirigente a prelevare il ragazzo. L’idiozia di considerare la Fiorentina al pari della Juve in quanto a fascino e palcoscenico. I primi sono errori di trattativa, l’ultimo è semplice un complesso di inferiorità sofferto da tutta Italia. Tutta l’Italia antijuventina. Se ne facciano una ragione.

Il caso Toni: il vero scippo

Non ripeteremo le parole di Mezzaroma: un briciolo di onestà intellettuale in un paese davvero in ginocchio sotto questo punto di vista. Più che altro c’è da chiedersi se Della Valle scriverà un altro comunicato per chiedere scusa proprio al Siena. Luca Toni, acquisto dell’ultimo minuto della Fiorentina dopo i numerosi due-di-picche ricevuti da attaccanti (Pozzi e Babel) e da squadre (Lazio per Kozac e Catania per Morimoto), stava infatti accasandosi al Siena quando la Fiorentina lo ha scippato ai bianconeri di Toscana: è l’unico furto.

Inoltre chiediamo a Della Valle un minimo di coerenza: quando i suoi tifosi canteranno a squarciagola cori contro l’Heysel e la Juve, allora Della Valle dovrebbe avere la decenza di scrivere un altro comunicato. Altrimenti abbia il coraggio di cantare anche lui: non ci stupiremmo. Ci creda, non stupiremmo!

Advertisment

Ferguson e Pogba: chi di giovane ferisce, di giovane perisce

E’ forse il detto che meglio rispecchia il caso Pogba. E’ da settimane che teniamo al caldo questo nome, informandovi quasi quotidianamente sullo sviluppo di una trattativa che in realtà era chiusa già da mesi.

Advertisment

Paul Pogba è un talento francese, un centrocampista molto forte a leggere la delusione e la rabbia di Ferguson per averlo perso. In malo modo pure, perché Pogba va alla Juve a costo zero essendo il suo contratto ormai scaduto. Il colpo porta la firma di un genio del calcio giovanile quale Fabio Paratici. Aveva individuato questo giovane 19enne nei primi giorni del 2012 e successivamente gli aveva prospettato l’idea di vestire il bianconero.

Vi abbiamo già mostrato un video che ritrae Pogba in azione e pubblicato diverse news in merito. Si tratta di un centrocampista dal gran fisico, con una buona visione di gioco e un’ottima tecnica. Ama spingersi fino a dentro l’area avversaria per tentare la via della rete. Per tali caratteristiche sembra più un interno nello scacchiere di Conte che un vice Pirlo. Non a caso la caccia a Verratti è quanto mai serrata, col gradimento del giocatore del Pescara.

Advertisment

Ferguson non ha preso benissimo la firma di Pogba con la Juve e ha rilasciato dichiarazioni piccanti:

Pogba ha firmato per la Juventus tanto tempo fa, secondo quanto sappiamo noi. E’ deludente, penso che non abbia mostrato alcun rispetto nei nostri confronti. Se questo è il comportamento, meglio che se ne vada.

Il buon Ferguson dovrebbe però ricordare quanti calciatori ha scippato alle cantere di tutta Europa. A chi tocca nun se ‘ngrugna!

Advertisment

Juve – Pogba, ci siamo ormai

Da un lato l’ottimismo di Beppe Marotta e la convinzione di Mino Raiola, dall’altro le speranze di Sir Alex Ferguson e dei tifosi dello United: in mezzo Paul Pogba, potentissimo centrocampista di nazionalità francese.

Advertisment

A prevalere però sembrano essere i colori bianconeri, anche dopo gli ultimi tentativi di Ferguson: ormai Pogba ha deciso e ha scelto la Juventus.

Ancora nulla di ufficiale, ma non dovrebbero più esserci dubbi sul suo arrivo.

Advertisment

Nato il 15 marzo 1993, a soli 19 anni è già considerato un leader, un vero uomo squadra che si è messo in luce nelle giovanili del Le Havre e della nazionale francese. È considerato il nuovo Vieira, ha tutto: tecnica, fisico, potenza.

Arriva alla Juventus a costo zero, un affare: per lui un contratto di quattro anni, a 1.300.000 euro. Andrà a completare il reparto dei magnifici tre, e se dovesse arrivare anche Asamoah allora la Juventus potrebbe veramente considerarsi una della squadre più forti al mondo, per quanto riguarda il centrocampo.

Secondo alcune fonti, il centrocampista sarebbe stato anche a Torino per le visite mediche. È chiaro che arriva alla Juve per restarci.

Advertisment

Pallone d’Oro, Miglior allenatore, Gol dell’anno: i miei verdetti. E i tuoi?

Si avvicina Natale e tutti gli sportivi solitamente pensano a due cose: i titoli parziali (il campione d’inverno) e il Pallone d’Oro.

Advertisment

Quest’anno ci sono altri due titoli da assegnare e cioè Il Miglior Allenatore e il Gol dell’Anno.

In lizza per tutti e tre i premi ci sono, rispettivamente Messi, Xavi e Cristiano Ronaldo, Guardiola, Mourinho e Fergusson, Messi, Neymar e Rooney.

Inutile dire che per me la classifica e le nomination hanno poco senso.

Advertisment

Il Pallone d’Oro è già assegnato: lo vincerà Messi perché non esiste al mondo un motivo valido per non assegnarlo all’argentino. D’accordo che la Nazionale tutta ha steccato, ma i numeri di questo 24enne sono talmente incredibili da risultare quasi normali. Come se fosse normale segnare 53 gol nell’anno solare in corso e addirittura mancano ancora partite per eventuale migliorare il record. Come se fosse normale la media gol-partite-giocate. Come se fosse normale che già a 24 anni un calciatore abbia raggiunto quota 200 (e passa) gol. Come se fosse normale vincere la classifica cannonieri della Champions, sebbene questo torneo è indiscutibilmente più semplice rispetto a molti anni fa. Come se fosse normale giocare da 7 ogni santa partita e fare quei numeri da capogiro e non importa il nome dell’avversario e quanti avversari lo stanno marcando.

La panchina, diretta conseguenza del delizioso lavoro svolto, non può che essere assegnata a Guardiola. Se non altro per il rispetto che si deve alla cultura civile. Per lo spagnolo non esistono casi di dito nell’occhio, di offese a Unicef, di piagnistei, di conferenze stampa ai limiti del ridicolo. Il lavoro di Guardiola è nettamente superiore a ogni altro allenatore su questa Terra. Poco da fare, poco, sinceramente, da controbattere. Anche perché se proprio non lo si vuole dare a Guardiola, il premio lo merita un tizio che da 25 anni regna a Manchester. Sir Alex, uno che cambiano le ere, cambiano i giocatori, cambia la tipologia di mercato, ma il suo Manchester vola comunque.

E secondo me andrà a Manchester il premio miglior gol dell’anno. Se vi siete persi la rovesciata di Wayne Rooney e non sapete di cosa sto parlando… ecco a voi il video. Semplicemente un capolavoro di precisione, coraggio e forza.

Queste le mie nomination… e le tue?

Advertisment