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Tag: mancini

Avversari tutti: stiamo arrivando

Stiamo arrivando. È quello che dicono in ogni parte d’Italia i tifosi bianconeri, alla luce del recupero poderoso in classifica. Vetta ancora lontana, ma non troppo lontana.

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La chiave è la continuità. Se Allegri riuscisse a eliminare i cali di tensione e riportare la ferocia che ha contraddistinto gli ultimi cinque campionati bianconeri, allora nulla sarebbe precluso.

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I giovani crescono, i vecchi tengono. In un mix esplosivo di energia ed esperienza che al gruppo fa bene. E fa bene alla classifica. Mentre gli avversari sembrano accusare questo rientro. Si spiega anche così il nervosismo di MaSarri al Napoli, e il richiamo a un qualche tipo di complotto di Mancini.

Tutto sembra tornare alla normalità.

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Juventus – Inter / Terzi e scudetto: nulla è impossibile

Ha perfettamente ragione Mancini: nulla è impossibile per chi ha truffato il calcio italiano, è arrivato terzo, e si è visto anche assegnato uno scudetto.

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E’ su questa base che si riparte questa sera, quando il tedesco neo-acquisto nerazzurro prenderà la scena più di ogni altro fenomeno in campo. Segreti, misteri e potenza della stampa tutta italiota.

Dopo l’incazzatura post Supercoppa, Allegri deve subito ripartire a grandissima velocità, prendendo l’abbrivo per arrivare in perfetta forma agli ottavi di Champions, senza aver rinunciato a un allungo in campionato.

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Sfida particolarmente complessa, non già per il livello dell’avversario, ma per le condizioni col punto interrogativo della Juve: Tevez a parte, sembra che tutti gli altri siano sotto la casella da valutare. Da Llorente a cui si chiede gol, a Vidal a cui si chiede almeno di provare a giocare da 6 in pagella, da Pogba a cui si chiede di essere più incisivo e decisivo, a Morata a cui si chiede di fare l’atttaccante-se-possibile-bomber.

E mentre Allegri chiede il trequartista, gli occhi sono puntati in difesa dove siamo ancora contati, tranne per il rientro di Caceres che comunque non risolve i problemi a sinistra, dove Padoin è solo l’ultima delle soluzioni possibili (almeno finché si vuole pensare in grande).

A Napoli Gabbiadini pare già felice. La Juve intasca 6,5 milioni di euro e sta decidendo come risistemare la rosa da qui a fine stagione.

Intanto, stasera si torna finalmente a giocare.

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Giù le mani da Conte: la Nazionale può aspettare

Da Sky Sport rimbalza una notizia clamorosa: la Nazionale starebbe pensando a Conte per il dopo Prandelli. Paradossale se pensiamo alla lista di papabili. Con il tecnico campione del mondo ci sono infatti Allegri e Mancini. Cosa avrà Conte in comune con gli altri due è mistero da Carlo Lucarelli.

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Conte non si tocca. Guai a rinunciare a qualcosa di più di un tecnico, l’unico in grado di difendere mediaticamente la Juve come dovrebbero fare i dirigenti e il principale artefice della rinascita bianconera.

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Conte in Nazionale sì, ma fra molti e molti anni ancora. Sarebbe un’operazione anche abbastanza antipatica da parte di chi lo ha oltremodo offeso e boicottato, nonché pesantemente ostacolato (leggi FIGC).

Conte resta alla Juve: per molti e molti anni ancora. Fossi Marotta o Andrea Agnelli emetterei un comunicato ufficiale.

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Le Italiane e l’Europa: si tratta veramente di sfortuna?

Si chiude un altro turno europeo e le sorprese non sono mancate. Più che altro tante conferme e solo qualche sorpresa.

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La conferma è che il nostro calcio è sensibilmente inferiore a quello degli altri campionati. Ma noi siamo fatti così: siamo grandi solo a parole, poi però in campo, in campo europeo, dove cioè i magheggi risultano difficili pure ai boss di casa nostra, le parole lasciano spazio alle giocate e sono dolori.

A mio avviso l’unica che esce davvero a testa alta è stata l’Udinese. Che banda quella di Guidolin: organizzata, rabbiosa, ben messa in campo. Con qualche piccolo grande giocatore l’allenatore amante del ciclismo potrebbe davvero raggiungere risultati ragguardevoli. Il gol dell’AZ ha un po’ tagliato le gambe, ma la spinta e la voglia pure al minuto 93 sono state eccezionali ed entusiasmanti. Chi tifa Udinese può essere orgoglioso di quanto fatto finora dai Pozzo.

E nemmeno il Milan è uscito bene. Se non fosse per quanto già detto da Wegner… a quest’ora tanti saluti e baci. Il problema è che il passaggio ha una duplice valenza: ha mostrato le evidenti lacune di personalità di chi contro i grandi si fa piccolo piccolo e a livello di sicurezza il 3-0 netto dell’Arsenal peserà nei prossimi match. Insomma: si è trattato solo di un caso. Galliani dovrà impegnarsi a fondo per pescare dall’urna una delle 4 squadre abbordabili e cioè Chelsea, Benfica, Apoel e Marsiglia. Cosa ci facciano nei quarti di Champions è un mistero di difficile risoluzione. Ricordo la Coppa dei Campioni e rimpiango quei tempi. Quando c’era la Coppa in TV si faceva fatica pure a cenare, qualunque era la squadra in campo, italiana o straniera. Era certo infatti lo spettacolo perché si affrontavano davvero le squadre più forti. Con la formula del “anche i ricchi devono giocare” non si capisce più nulla. Piccolo sfogo personale.

Inter e Napoli hanno regalato forti emozioni. E hanno soprattutto confuso la fortuna con l’abilità, la competenza e la superiorità: al netto dei risultati di andata e ritorno sono passate le squadre che lo hanno meritato. Non basta essere simpatici (i napoletani) o avere i soldi (i nerassurri) per passare il turno. Bisogna giocare, giocare sul campo.

La banda Ranieri è una conferma: di fronte all’ostacolo ecco lo stop. Contro una formazione modestissima, tanto che nemmeno in Francia pensavano di trovare un così semplice avversario. Ora il Marsiglia farà felice chi se lo troverà di fronte perché le lacune e i limiti dei ragazzi di Deschamps sono fin troppo evidenti. Zero gioco e scarsissima efficacia sottoporta. Peggio ha fatto Ranieri che è rimasto comunque soddisfatto: se noi juventini siamo indietro di un paio di anni sul piano di rinascita è merito suo (merito?) e degli imbecilli (dirigenti mi sembra un termine troppo forte!) che lo hanno voluto. Il che spiega il motivo per cui oggi allena alla Pinetina.

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Mazzarri ha invece pagato l’arroganza insita nel suo preparare i match. Abituato ai flash italiani che accompagnano De Laurentiis, disabituato alle guerre europee, il suo Napoli scivola nel tranello più maledetto: pensare di avercela già fatta. Purtroppo Drogba e Terry hanno sul groppone diversa esperienza e con quella malizia propria dei campioni hanno ribaltato sonoramente il risultato dell’andata. Mazzarri ha ricevuto una lezione importante: dovrà farne tesoro perché comunque il suo Napoli merita applausi.

Quanto al resto delle riflessioni, la supponenza delle TV italiane che hanno seguito la spedizione è vergognosa per chi segue il calcio. Ripeto: per chi segue il calcio. Abbiamo regalato sorrisi in Europa, agli inviati stranieri. La società più onesta d’Italia ha battuto il record di squadra più anziana e L’Equipe si è chiesta come sia possibile una così forte presenza di stranieri in rosa. In Inghilterra si sono chiesti perché i tifosi azzurri festeggiassero prima di giocare. In Olanda sono felicissimi visto che il progetto di giovani talenti sta venendo su bene (l’AZ ha schierato una squadra con 22,8 anni di media e veniva da 8 vittorie), infine la Spagna se la sta godendo.

Ci sono persone in Italia che dicono che la Liga è di molto inferiore al nostro campionato. Sono ovviamente gli stessi che credono alla favoletta di Calciopoli e che scommettono sull’onestà di Moratti e alla correttezza di Galliani. Ben ci sta. La Nazionale delle Furie Rosse fa paura (nonostante l’infortunio di Villa), le sue squadre stracciano la qualificazione in Europe League e in Champions e sono lanciatissime, mentre noi torniamo a testa bassa nella nostra finta e supponente superiorità… solo teorica.

Supponenza che Manchester ha pagato a carissimo prezzo. Fergusson ha forse voluto perdere la qualificazione per concentrarsi sul campionato (davanti ai cugini in blu), mentre per Mancini è l’ulteriore conferma della pochezza del tecnico: con quella rosa riesce a farsi umiliare dallo Sporting Lisbona e lo spogliatoio è di nuovo in subbuglio. Bah… itaGliani!

P.S.

C’è un’ultima cosa che non capisco. Come juventino sento le peggiori frasi qualunque sia la trasferta o la squadra ospitata in casa, pure il giovedì pomeriggio quando Conte fa sostenere la classica partitella contro un club locale di giovanotti non professionisti. Dopo il 2006 mi si chiede di tifare… per un’italiana? Sì: ho scelto la Juve e soffro per non giocare le Coppe. MA IO TIFO SOLO LA JUVE, delle altre non mi importa nulla. Tranne quando escono in questo modo: allora godo! Lo avete voluto voi questo calcio italiano… godetevelo!

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Un uomo chiamato coniglio: risposta a Paolo Ziliani

Questo è un contro-articolo al meraviglioso pezzo di Paolo Ziliani, quello obiettivo e che tutto dice pur di piacere a chi gli piace a lui! Mi è stato fatto notare da un’interista che ha allegato al link il commento “se pure Ziliani fa marcia indietro, siamo fottuti!”.

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Vediamo innanzitutto di schiarirci le idee. Ziliani non l’hanno preso a Zelig perché erano pieni e perché le sue storie non fanno ridere. Sono come quelle battute amare che non possono nemmeno essere definite satira. La satira attinge dalla realtà, lui si intinge di fantasia e di un rosicamento lungo 15 anni. E’ però un giornalista, ma della deontologia se ne fa poco. Lui scrive, parla, straparla e qualcuno addirittura lo paga. Il suo riferimento, in questo articolo al limite della ilarità più totale, è alla deposizione di Mancini Roberto, professione Piagnone.

Sotto giuramento e sotto le domande del suo difensore, pardon PM, uno dei testimoni chiave dell’accusa si scioglie come neve al sole. Si scioglie? O semplicemente è costretto a dire la verità? Perché, caro Mancini Roberto e Ziliani Paolo, se dici cagate che sono dimostrate tali, poi rischi seriamente. A parte la faccia subito, o il culo visto che le parti anatomiche nel nostro caso sono interscambiabili liberamente, rischi poi nella tua professione. Forse non in Italia dove peggio fai e più vieni premiato.

Era successo che Mancini Roberto aveva ritirato tutto: pianti, lamenti, accuse, prove provate, sensazioni. E ne è venuto fuori uno di quei pianti come del traditore che a un certo punto si confessa. Come uno dei malfattori che aveva pianificato l’imbroglio e non regge più al peso della farsa. Una serie di “ma, ero arrabbiato” o di “dopo un match si possono dire tante cose” o “avevo pensato a Torino, quindi a Moggi”. Collegamenti che se c’è in aula uno psicologo chiede, seduta stante, l’interdizione ai pubblici uffici e pensione a vita per incapacità di intendere e di volere. E parla di questo Ziliani? No, Ziliani se la prende con Mancini Roberto, reo di esser coniglio di fronte al giudice. A parte che non è una novità, quella del coniglio, ma sinceramente nessuno a casa mia riesce a capire quele sia l’errore di Mancini Roberto o quali le sue colpe.

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Invece Lei, signor Ziliani Paolo, un esamino di coscienza se l’è mai fatto? Ha mai provato realmente a far incontrare due neuroni e scrivere di conseguenza di quello che la logica dei fatti impone? Guardi che lei ha un ruolo importante in TV, per quelli almeno che hanno un fegato integro e sano da starla a sentire. Guardi che fare il giornalista non è un lavoretto da tre minuti, in sitle Asimov. Guardi che le sue parole possono pure fare danni enormi e forse li stiamo già vedendo negli stadi e nei bar proprio in questi anni. Soprattutto, caro Ziliani Paolo, guardi che lei ha un dovere morale altissimo di fronte al mondo che la circonda. Se ha deciso per il giornalismo, Lei deve semplicemente raccontare i fatti. Guardare la realtà e commentarla. Anche faziosamente, per carità. Ma la realtà non la può nascondere o deformare, perché poi non se ne riesce più a venire a galla. Se oggi siamo un po’ tutti contro tutti non è certo per colpa di Moggi o della Juve? Se non si capisce più chi vince, chi perde, chi deve ricostruire, chi deve parlare, chi è meglio stia zitto, chi è onesto e chi onesto lo finge, chi imbroglia, chi accusa e chi deve difendersi non è certo per colpa della Juve.

Caro Ziliani, mi permetta, ma il seguente passaggio del suo saggio-articolo mi sembra importante:

In un colpo solo, con i 15 minuti di deposizione (agghiacciante) resa martedì a Napoli, Mancini ha fatto passare il seguente doppio messaggio: 1) “Quando con l’Inter perdevo e accusavo la Juventus (e il Milan) di imbrogliare, dicevo il falso e lo facevo tradito dal mio temperamento”; 2) “Quando dopo Calciopoli ho vinto uno scudetto a tavolino e due sul campo, l’ho fatto senza merito: qualcuno aveva mandato in B la Juve e penalizzato il Milan, ma non era il caso, davvero, perché erano cose che facevano tutti”.

Cosa la stupisce di quanto da Lei stesso scritto? Della verità amara e cruda che sono stati quei giorni di Calciopoli? Dei punti fermi che la mente umana può fissare ad una rilettura anche superficiale di quella vicenda? Se sì, mi creda, lasci stare il calcio e si dedichi ad altro. Fa solo male ad uno sport talmente bello che rovinarlo con simili sconcerie autografe è un delitto. E mi creda, Mancini Roberto non ha fatto passare proprio nessun messaggio. Mancini Roberto, qualora conservi anche un po’ di dignità umana, forse smosso da un giuramento che per molti ha ancora un certo valore, di fronte a uno scenario in cui sono importanti parole e concetti quali Giustizia e Verità, ha solo fatto il suo dovere di Uomo. Di Uomo! Non di testimone o di accusatore o di allenatore. Di Uomo!!! E mi creda ancora, Ziliani Paolo: essere un uomo oggi, e coniugare la professione con l’essere Uomo è esercizio complicato. Mi permetta: ci riprovi col prossimo articolo. Sarò qui a controllare e ad applaudirla qualora ci riesca!

Con affetto, un suo non-lettore!

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Mancini e i nerazzurri in grossa difficoltà

Purtroppo non ci sono tante immagini dei PM, ma sarebbe utile vedere il loro colorito. I testimoni chiave Ancelotti e Mancini sono praticamente diventati le principali armi di distruzione di massa di Trofino e Prioreschi. E credo pure che la parcella verrà dimezzata in quanto gli avvocati difensori di Moggi non hanno nemmeno bisogno di un’arringa. Basterebbe far risentire, in ultima istanza, le deposizioni dell’ex tecnico rossonero e dell’ex tecnico nerazzurro. A tratti anche drammatiche.

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Roberto Mancini era uno dei principali accusatori nell’estate del 2006, eletto a PM dalla Gazzetta dello Sport e libero da ogni impegno di presentare prove. Oggi che il Tribunale è leggermente più serio di CAF e dei vari Palazzi e Guido Rossi, e quindi c’è il rischio di fare bruttissime figure, a turno e in modo preciso ogni testimone comincia praticamente a ritrattare. Oppure a fornire una versione più realistica della propria accusa. Una su tutte, così tanto per fare un po’ di chiarezza. A un certo punto del suo interrogatorio, Mancini risponde così al PM:

PM: Ha mai visto Moggi frequentare gli spogliatoi degli arbitri?

Mancini: Sì, quando giocavano contro le sue squadre sì.

PM: Era prassi anche di altre squadre?

Mancini: Sì.

E come potrebbe questo fungere da prova incontrovertibile contro Moggi? Oppure: cosa proverebbe questo in riferimento a Moggi? Moggi frequentava gli spogliatoi degli arbitri. Altre squadre addirittura avevano assunto degli assistenti che si occupavano esclusivamente degli arbitri, 7 giorni su 7, 24 ore su 24. Come si fa ora a sostenere che Moggi è colpevole e gli altri no. Inoltre, la sola presenza cosa proverebbe degli illeciti ipotizzati? Sempre per chiarezza, c’è da capire pure qual è l’illecito di Moggi se gli arbitri sono stati assolti. Insomma: se Moggi barattava le partite con qualcosa (a proposito: che cosa?) e l’arbitro è assolto, che tipo di illecito è questo? E degli altri dirigenti, extra Juve, che frequentano gli stessi spogliatoi degli arbitri? Dovremmo concludere che anche gli altri usavano produrre illeciti tanto quanto Moggi. Oppure dovremmo cambiare le regole per evitare questo tipo di contatti.

Un testimone deve rispondere alle domande. Il PM gioca il ruolo di quello che accusa e cerca di produrre prove alle proprie ipotesi. In Calciopoli si parla di farsa e non di ipotesi, di pure invenzioni narrative sconfinanti nel più torbido anti-ragionamento logico. Detto in altro modo: se durante l’interrogatorio del PM, in questo specifico processo fatto di menzogne e imbrogli, il tuo testimone crolla, allora il gioco della difesa è fatto. In un processo normale le allusioni e le ispirazioni personali dovrebbero essere tenute fuori dal computo delle prove. E così capita che Mancini risponda così stamattina:

PM: Ricorda un Inter-Roma, arbitro Rosetti?

Mancini: Sì.

PM: E che gli disse?

Mancini: Parlai di lui e dei suoi amici di Torino.

PM: E a chi alludeva?

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Mancini: A Moggi.

PM: Conosce Moggi?

Mancini: Sì.

PM: Da quando?

Mancini: Da sempre.

PM: E che voleva dire con quella allusione?

Mancini: Nulla, poiché l’arbitro era di Torino mi venne di dire questa cosa, pensavo che fossero amici; in quei momenti, quando uno pensa di aver subito un torto, collega l’arbitro di Torino alla Juve.

La prova provata, in questo caso, è Torino, proprio la città di Torino. Essendo Rosetti di Torino, e quindi automaticamente e automagicamente proJuve (e se fosse del Toro?), allora Moggi ce l’ha in pugno. Di più. Secondo Mancini sono amici e Rosetti ha dunque arbitrato proJuve e antiInter. Il PM porta in aula altre partite e durante una di queste, Lazio-Inter 1-1, Mancini smentisce il verbale di 4 anni fa e dice che l’arbitro effettivamente non ha arbitrato per far perdere l’Inter. Allora sorge spontanea la domanda: come si fa a danneggiare l’Inter mandando un arbitro che non arbitra contro l’Inter? Domanda che lasciamo al lettore per esercizio mentale, anche se la soluzione è di difficile comprensione qualunque essa sia.

Alle ore 11:00 Capuano, il PM di oggi, termina il suo lavoro. Tanto è forte lo stupore in aula che nessuno degli avvocati difensori esercita il contro-esame. Che chiedi ad uno che smentisce se stesso? Che tipo di domande vuoi fare a uno che praticamente ha fatto il gioco della difesa? Si rischia così di annullare il processo per chiedere l’interdizione di questi individui. Rischi di mettere in seria difficoltà tutta la farsa e di concludere lo spettacolo anticipatamente. Invece lo show deve andare avanti.

Un altro protagonista interessante di oggi è Cornieri, un ex arbitro che poi ha ricoperto ruoli dirigenziali in alcune società di calcio. Per capire, basti ricordare che fu onsulente per il regolamento e per il comportamento nel Perugia di Gaucci. Ma niente dietrologia o facili commenti. Perché è in aula Cornieri? Perché il Brescia, squadra che ha richiesto danni per circa 36 milioni di Euro (boh!) e per la quale è pronto un attacco di Nicola Penta della scuderia Moggi (altre intercettazioni?), lo ha assunto come consulente alla ricerca di filmati-prova contro la Cupola di Moggi. Premessa: ancora la Cupola viene tirata in ballo, ma l’ipotesi è stata smontata e distrutta ampiamente. Seconda premessa: se i filmati verranno portati in aula come prove ci sarà da ridere. Non ho ancora capito perché le intercettazioni inammissibili vengono prese in esame e i filmati delle frodi no?!? Cornieri in sostanza ha trovato quegli strani episodi che hanno penalizzato le dirette concorrenti di Fiorentina e Lazio. Ma fa la fine di Nucini e il suo diario personale.

Cornieri dice di aver visionato i fatti in maniera asettica. Ma dimentica nomi ed eventi, dimentica di annotare i contesti e soprattutto segna soltanto gli episodi che più gli interessano. Come se in un bilancio si analizzano solo i ricavi e da questi si ricava che la società è in perfetta salute. E i costi? Ecco cosa frega Cornieri. E il Presidente Casoria infatti è costretta a precisare:

Pres. Casoria: Ah, si è posto in quell’ottica lì?

Ecco cosa è questo processo. Una serie di prove al limite del ridicolo. Regole infrante. Equilibrio mai raggiunto. Testimoni che dichiarano proprie sensazioni, senza nessuna prova provata. PM che vanno in difficoltà sui propri testimoni e avvocati difensori che fanno meno del contro-esame. Speriamo vivamente che all’estero non guardano questo triste spettacolo. E ancora qualcuno si chiede perché abbiamo perso credibilità e fascino…

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