Menu Chiudi

Tag: marotta (pagina 1 di 26)

Troppo caos: mettiamo ordine in casa Juve

Il sole dà alla testa. Addirittura prima dell’inizio della stagione in tanti si sono scatenati su fantasiosi bilanci sulla Juventus, in sede di calciomercato, in sede tattica. Quando non puoi attaccarla sul campo, solitamente si preferiscono altri terreni.

Advertisment

Mettiamo ordine.

Delirio dei tifosi, almeno quelli che salgono sul carro

In troppi sono saliti sul carro, negli ultimi anni. Scendendo quando gli pareva, per poi risalirci a trofeo alzato. Capita, ma il tifo vero è altra cosa. Soprattutto non si capisce, a leggere i social, su quali basi molti tifosi utilizzano formule violente e negative. 6 anni pazzeschi, cominciati con Conte e Pirlo dopo due settimi posti, poi il ciclo di Allegri. Come se tutto fosse normale, il che da un lato racconta della forza spropositata di Agnelli, Marotta e Paratici nella costruzione di un management che ha saputo unire risultati sportivi con quelli economico-finanziari.

Il dolore per le Champions smarrite per personalità e fiato è forte, ma non può annebbiare la ragione. Anche se c’è qualche paura di aver sprecato fin troppe cartucce.

La prova del tempo

Per esempio la paura del tempo che è passato. La cara vecchia BBC ha compiuto 6 anni. Stessi anni che Buffon ha aggiunto al suo curriculum e alla sua carta d’identità. Proprio per questo la Juve sta cercando di lavorare per una migrazione rapida verso generazioni nuove di fenomeni, ma è molto complesso. A questo servono gli investimenti su Rugani e Caldara, poi Spinazzola e Mandragora, quindi Schick l’ultimo arrivato.

Advertisment

Ama dire Lippi del suo ciclo bianconero che “cambiavamo tanto, ma lo zoccolo duro restava sempre e questo la gente lo dimentica”. Ecco, sembra il leit-motiv di questa Juve e di queste sessioni di mercato.

Supermercato: argenteria e ferro

E anche questa è una sessione particolare. La memoria del tifoso è selettiva, anche corta, alle volte finge proprio di dimenticare. Marotta e Paratici sono gli artefici delle più grosse plusvalenze bianconere. Così come sono gli artefici di alcuni colpi che hanno permesso questi 6 anni pazzeschi. Lavorano, lo hanno dimostrato, con grande serietà, e con altrettanta attenzione agli indici di bilancio. Siamo in Italia dove gli stipendi pesano il doppio rispetto agli altri Paesi, e dove i fatturati si fa più fatica a raggiungerli. La Juve è l’unica squadra italiana proiettata, da anni, verso il futuro dove già abitano i top club mondiali. Stadio, marketing, programmi di espansione, ritocco al brand, Museo. Senza dimenticare il campo.

L’anno scorso fu il colpo Higuain a incendiare l’amore dei tifosi, e le speranze. Quest’anno?

Probabile si riesca a chiudere ciò che più serve: un paio di ali per far volare il modulo di Allegri e permettere alla rosa di non arrivare all’ultimo match con le mani sui fianchi, poi un rinforzo decisivo a centrocampo dove servono muscoli e piedi delicati, quindi ritocco in difesa e sulla fascia destra dopo l’abbandono di Dani Alves (e l’incognita di Lichtsteiner su cui grava un odio ingiustificato). A conti fatti possiamo spendere fino a 130 milioni di Euro, non contando le entrate da cessioni nessuna eccellente (per fortuna).

Sfumato Tolisso, c’è da ammettere che la Juve prima di scegliere prende tempo. Anche fin troppo tempo, ma i parametri di scelta e gli indici di valutazione sembrano essere più complessi di quelli del singolo del tifoso appiccicato su YouTube o col giornale in mano.

Pazienza. Ci hanno portato fin qui. Ci porteranno anche più lontano.

Advertisment

Se Agnelli, Allegri e Marotta hanno (forse) ragione

Se Agnelli, Allegri e Marotta hanno ragione.

Advertisment

Nedved vice presidente, poi tanti concetti corretti nell’ultima conferenza aziendale. Fin troppo per poter prenderli a riferimento per vuote critiche.

1) La Juve non ha giustificazione per il 14° posto. Vero. Non può averla, tanto è vero che le critiche su assetti tattici e scelta dei titolari e dei cambi sono state mosse, anche correttamente. Il problema è sistemico: rinnovamento da una parte, incapacità di superare i problemi di rinnovamento dall’altra. Il perno della discussione è la gestione del mercato: darà forse i suoi frutti fra un anno, o due, ma nel 2015/2016 sembra dura.

Advertisment

2) Gestione Dybala: chi i bonus, chi le scelte. Il minutaggio è matematica, quindi poco opinabile. Dybala ha giocato più di tutti. Corretto Allegri. Molto poco la solita critica che vede in questo caso un espediente perfetto per demolire le certezze bianconere. Scelte editoriali. Molto più sereno, come in questo blog, contestare la qualità dei minuti di impiego di Dybala. La speranza è che Allegri ottenga gli stessi risultati con Morata l’anno scorso.

3) Hernanes non è un fenomeno, parola di Marotta (e non solo). Sorge quindi spontanea la domanda: perché l’hai preso, caro Beppe? L’idea non detta da Marotta e dalla Juve è che Hernanes doveva fare da chioccia (insieme a Khedira) ai numerosi giovanotti arrivati sul mercato, andando a rinforzare l’asse dei senatori. Scelta azzardata, poco azzeccata, davvero discutibile. Soldi buttati al vento.

4) Su Calciopoli non cambiamo idea, ha detto Allegri. Perculando pure Gazzoni sulla richiesta di risarcimento, e facendo intendere che si attenderà ancora per decidere la mossa. Ormai la partita è persa: o si hanno le palle per fare giustizia (fare e non richiedere), o abbiamo regalato oltre 5 anni a tutto il movimento antijuventino che ci ha calpestato più e meglio dei loro più perversi desideri.

Detto questo, oggi c’è il campo. Natale è vicino. La vetta lontana.

Advertisment

Juventus: +1 sul Frosinone

Ci sono diversi modi per leggere il momento bianconero: con ironia, con lucidità, o senza il senno del tifoso medio.

Advertisment

Cominciamo dall’ironia: siamo a +1 dal Frosinone, quindi non più fanalini di coda di una Serie A in cerca di un temporaneo nuovo padrone. Il “salutate la capolista” gridato dai tifosi del Chievo è un bel messaggio al calcio italiano, ma sporadico.

Continuiamo con “senza il senno del tifoso medio”: Bonucci ha espresso il corretto pensiero. Venite allo stadio e aiutateci col vostro tifo. Ci aveva provato pure Buffon nel corso della gara, chiedendo cori e non fischi. Questa strana voglia di affossare chi appare già affossato non aiuta l’ambiente juventino e anzi favorisce chi vuole alimentare questo momento di difficoltà (leggi antijuventini e media).

Proviamo a ragionare con lucidità.

E’ ormai evidente una spaccatura fra le richieste iniziali di Allegri e il mercato scellerato di agosto di Marotta. L’AD non può certo nascondere le difficoltà di impostare una strategia vincente in sede di calciomercato, dove tutti i primi obiettivi sono evaporati, lasciando spazio per incredibili operazioni quali Hernanes. E adesso Allegri dovrà trovare una quadra in mezzo a tanti, troppi dubbi. Unica certezza: il bilancio. Ma con questo purtroppo non si scende in campo.

Advertisment

Chi cambia tanto, come la Juve, dovrebbe almeno mantenere una colonna vertebrale di personalità e tasso tecnico inalterato e costante, ma questo Allegri non lo sta facendo. Un po’ perchè Marchisio si è rotto di nuovo, un po’ perchè Khedira doveva servire proprio a non abbassare il tasso di personalità del centrocampo, un po’ perchè alcuni uomini stanno mancando: Morata e Pogba su tutti.

Resta una rosa sufficiente in Italia, a patto che l’allenatore sappia trovare il modulo corretto per esaltare le doti di chi scende in campo. Cuadrado e Alex Sandro rappresentano per esempio pedine importanti e nuove, capaci di spostare sull’esterno il fulcro del gioco e garantendo strappi interessanti nell’uno-contro-uno. E allora diventa fondamentale un attaccante puro in mezzo all’area: Mandzukic o l’ignorato Zaza (su cui società e allenatore devono prendere una decisione ultima: o dentro il progetto, o conveniva liberarsene).

Poi ci sarà da capire che fra Pereyra, Pogba, Hernanes e Sturaro non ve ne è uno capace di far correre il pallone: è tutta gente che ama correre CON il pallone, rallentando la manovra o addirittura vanificando ogni tattica di costruzione. È palese, ma Allegri deve rimediare in fretta. L’unico in grado di far girare la squadra sembra essere Dybala, praticamente il miglior folletto in grado di prendersi la responsabilità di palloni e dribbling scottanti sulla trequarti. L’argentino è l’unica gioia bianconera, ma va protetto e soprattutto lasciato libero di inventare. A parte che è l’unico che in gare ufficiali sta vedendo la porta.

Nessun problema invece in difesa, dove perfino il vecchietto Buffon risulta ancora decisivo. Ma la mancanza di filtro a centrocampo e l’inesistenza di una trama pianificata potrebbe gravare sulle prestazioni della retroguardia, vera arma segreta degli ultimi 4 anni.

Per finire, mercato e uomini alla mano, questa rosa sembra proprio ciò che Conte desiderava appena un anno fa. Altro dilemma da consegnare agli appassionati di enigmistica: per solutori più che abili!

Advertisment

Juventus: si riparte da 3 certezze

Nella settimana che riporta dentro al campionato di Serie A, Massimiliano Allegri è chiamato ad allontanare fantasmi e voglie di chi vorrebbe una Juve fuori dai giochi. E non può che ripartire da tre certezze.

Advertisment

La più importante riguarda la difesa. Gol a parte (su cui il discorso da fare sarebbe troppo ampio), la linea difensiva è ciò che preoccupa meno. Da Bonucci a Chiellini, passando per Barzagli e Buffon, Allegri può contare su questi senatori che ora devono trascinare il gruppo e garantire il muro bianconero che è stato una delle chiavi dei successi degli ultimi anni. Piuttosto Allegri dovrà studiare nuovi equilibri tattici. Marchisio risolve nel breve termine il filtro a centrocampo, ma non può bastare.

Advertisment

La seconda certezza è data dalla voglia e dalla concretezza che i vecchi possono infondere in questo nuovo gruppo. Ci riferiamo alla carica di Morata, alla solidità dei senatori in difesa, al ritrovato (sul campo) Marchisio. Sono loro a dover inculcare la mentalità Juve negli ultimi arrivati. E insieme, aiutare Pogba a crescere da leader, magari facendo capire che la parola nasconde molto di più che una superiorità tecnica mai messa in discussione. Il francese deve imparare a comunicare di più con gli atteggiamenti, dentro e fuori il campo.

L’ultima certezza è la possibilità di variare più moduli. Probabilmente chi è arrivato non rappresentava il primo nome sulla lista di Allegri e Marotta, ma il mercato è finalmente chiuso e la rosa completa. Ad Allegri il compito di trovare la formula corretta per far correre la Juve. Ci sono le ali (Alex Sandro e Cuadrado), ci sono talenti da coccolare e far sbocciare (Rugani e Dybala) e scommesse da vincere (Sturaro, Pereyra, Mandzukic, Zaza). L’importante, d’ora in avanti, è non giocare troppo con l’oggettività di scelte perse in partenza (leggi Padoin titolare, o l’imposizione testarda del 3-5-2).

Alla fine conta una frase che avevamo scritto in estate e che poi Marotta ha ripetuto: partivamo dai 17 punti di vantaggio sulla seconda negli ultimi due campionati. Significa che dobbiamo gestirne ancora 11.

Advertisment

Mai visto un Marotta così

Duro, sicuro, concreto: mai visto un Marotta così in conferenza stampa. Che sia un buon segno?

Advertisment

Alla luce di critiche a pioggia cadute sull’operato della Juve in ambito di calciomercato, Beppe Marotta ha voluto chiarire ogni punto della situazione bianconera in una conferenza stampa dal forte sapore di contro-critica e difesa del proprio operato.

Un paio di frasi sembrano raddrizzare la linea di pensiero verso cui orientarsi (specialmente tutti noi tifosi):

  • “spedisco al mittente la formula <anno di transizione>”: a voler ribadire che la Juve anche quest’anno deve vincere, punto e basta;
  • “tanti nomi avete fatto e su cui avete scritto in maniera infondata, ma tanti altri nomi non sono usciti”: a voler ribadire che anche quest’anno ci toccherà filtrare quanto emerge dalla stampa e dai media, unico asset della concorrenza per tentare di destabilizzare l’ambiente bianconero.

Perciò si riparte (o si parte, visto la rinuncia alle prime due partite di Serie A).

Advertisment

Si riparte dal rifiuto di 85 milioni di Euro più un giocatore a scelta pervenuta dal Chelsea di Mourinho per arrivare a Pogba.

Si riparte dal recupero di pedine preziose, Marchisio su tutti, ma anche Asamoah (che tornasse ai livelli che sappiamo sarebbe come un nuovo grande acquisto).

Si riparte dal disegno di nuovi equilibri tattici da parte di Allegri, ora che la rosa è in qualche modo completata (se non altro per via che il mercato è chiuso).

Si riparte da quel “mix di giovani e meno giovani che sapranno trascinare la Juve a un nuovo ciclo di successi, a partire da quest’anno”. Marotta e la Società hanno fissato gli obiettivi. Ora parola al campo.

Advertisment

Mercato Juve: promosso o rimandato?

A pochi giorni dalla conclusione, e ancora in attesa per gli ultimi colpi in entrata e in uscita (ma tutta l’ansia è rivolta agli ultimi acquisti), viene da chiedersi se il lavoro di Paratici e Marotta è da completa promozione o qualcosa è mancato.

Advertisment

Erano i primi giorni di giugno quando Allegri, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, annunciava il cambio di modulo e salutava l’arrivo di un trequartista puro. Una sorta di nuovo Zidane capace di fare da raccordo fra centrocampo e attacco, lontano dal trequartista muscolare che Lippi si inventò con Nedved. Ma a pochi giorni dal mercato, questa figura viene ancora a mancare. Con la difficoltà improvvisa dettata dagli infortuni a Marchisio e Khedira.

Padoin in campo in veste di regista e Sturaro in panchina hanno fatto storcere il naso perfino al più ottimista dei tifosi. Urge un rinforzo a centrocampo, pregando il Cielo che il danno a Khedira sia solo episodico e non un cattivo presagio. Che accadrebbe in Italia o peggio in Europa se un infortunio e una squalifica mettessero fuori gioco due pedine fra Marchisio, Pogba, Pereyra e Khedira?

Advertisment

E resta ancora da definire la casella trequartista. Il gioco spostato sulle fasce con l’arrivo di Cuadrado non è sufficiente. Serve fantasia e serve sopperire all’assenza pesante di gente come Pirlo e Tevez in grado di trovare la formula magica in ogni giocata. Pena, avere un gioco lento e prevedibile come accaduto contro l’Udinese tutta a protezione della propria area.

Se le fasce servono per innescare un Mandzukic fin qui servito malissimo (l’idea è che il croato possa davvero stupire se solo fosse servito come veniva servito Trezeguet), il fantasista serve per far girare l’intera squadra aggiungendo imprevedibilità e la giocata singola di cui il solo Pogba sembra fornito.

Il punto però è l’essere arrivati in ritardo a questa chiusura di mercato, non avendo accontentato Allegri con la pedina che più di tutti serviva. Ok Dybala (anche se tenere in panchina 40 milioni di euro sembra un sacrilegio), bene Alex Sandro (che ora dovrà guadagnarsi i 26 milioni di euro spesi per un terzino) e Cuadrado (operazione in pieno stile Marotta), ma il trequartista meritava più attenzione e determinazione, senza troppi pensieri al portafogli.

Advertisment

Tra sana rivoluzione e paura di scommettere

Erano i classici tempi di Moggi, quando ogni anno cambiavano significative pedine, rimpiazzati opportunamente nei fatti da giocatori nuovi, con nuove motivazioni ed energie. Erano i tempi in cui si vendeva e si comprava con un ritmo elevato, pur mantenendo inalterata una certa struttura di spogliatoio.

Advertisment

La sfida per Marotta e Allegri è la stessa: mantenere la colonna vertebrale quanto più solida, e mettergli accanto tutta una serie di pedine che rinvigoriscono ambiente e risultati.

Sarà cosí anche quest’anno?

Pirlo, Tevez e Vidal rappresentano molto di più di tre autentici fenomeni in campo. Rappresentano anche un simbolo di rinascita dalle ceneri di Farsopoli. Un cambio di rotta netto, forte, violento che ha determinato gli ultimi quattro anni della storia del calcio italiano. Perdite importanti, ma non bisogna cascare nell’errore di sopravvalutare chi è arrivato e chi arriverà, o rimanere inutilmente legati a un passato con cui mai si è vinto.

Advertisment

La rivoluzione è necessaria. La scommessa va fatta. Ponderando ogni genere di manovra: quella economica, quella tecnica, perfino quella tattica.

Senza fretta, perchè la Juve si trova davanti la possibilità di poter gestire il campionato e provare ad aggiungere nuovi tasselli di crescita in Europa.

Il pericolo più grave che la Juve corre non è quello di sbagliare il prossimo acquisto, ma quello di perdere di vista l’unità di intenti che deve legare staff e tifoseria. Già l’anno scorso, noi tifosi siamo stati autori di una campagna durissima nei confronti di quell’Allegri cui oggi siamo aggrappati. È ancora recente l’addio di Zidane, con i successivi anni d’oro che seguirono la sua partenza. Non ripetiamo gli errori. Non emettiamo giudizi, non affidiamoci al calcio di luglio (sebbene vada commentato e interpretato).

Per la serie: gli uomini passano, la Juve resta.

Advertisment

Calciomercato Juventus: fra sogni impossibili e improbabili

Il calciomercato é quel sogno a occhi aperti che comincia ogni mattina alla lettura dei giornali. Tutti protagonisti: chi di calcio sa poco, chi di calcio non capisce niente, chi di calcio vive e capisce molto.

Advertisment

Via Vidal, dentro tanti soldi. Il quesito é: come spenderli? Cosa manca? Chi prenderesti?

Vidal é impossibile da rimpiazzare: nessuno al mondo é capace di unire con questa classe ed efficacia sostanza e qualità, corsa e tecnica, recuperi di palla e gol. Speriamo solo che la Juve abbia azzeccato ancora una volta i tempi della rivoluzione, come fu con Zidane e Inzaghi.

Allegri adesso cerca un 10, un trequartista puro capace di giocare fra le linee e sostituire le giocate che sono state di Pirlo e Tevez in fatto di regia offensiva. Fra lanci, dribbling, assist e gol, il nuovo talento che la Juve prenderà é chiamato a grandissime giocate.

Advertisment

Profili papabili? Goetze, per il dovere che impone la logica di considerare uno scambio asimmetrico di mercato fra Juve e Bayern. Poi Draxler, che rappresenterebbe una vera scommessa.

Ma non solo. Altri nomi che ad Allegri piacerebbero, fuori dall’impossibile trattativa legata a Oscar e Isco, fanno riferimento ai vari Pastore e Lamela, per esempio. Gente capace anche di giocare sulla fascia, o partire larghi per poi accentrarsi, e abili saltatori di uomini. Perfino Perotti, almeno come tipologia di giocatore, rientrerebbe in questa lista: dribblatori di professione in grado di garantire, da soli, la superiorità numerica lasciando al centrocampo il compito della quantità.

Ma esiste anche un’altra possibilità di mercato. Se non un top (tipo Goetze), Paratici e Marotta potrebbero anche virare su un doppio nome: un centrocampista di qualità, ma un centrocampista, e poi un esterno d’attacco. L’idea che circola a Vinovo é che lo staff bianconero stia ragionando su un concetto semplicissimo: se é impossibile arrivare a un classico 10, tanto vale cambiare pelle e tentare la via che Lippi promosse al suo rientro a Torino nel 2002: via un genio come Zidane, e dentro muscoli e corsa (più una tonnellata di tecnica) come quella di Nedved, con contestuale cambio tattico.

Corsi e ricorsi?

Advertisment

In un ristorante da 100 euro ci possiamo almeno sedere

Frecciate e frecciatine. Giornalisti che citano Conte. Allegri che difende il proprio lavoro. Marotta che restituisce orgoglio all’essere bianconero. E’ un misto di tutto ciò la Juve dell’ultimo periodo, con un vizio di fondo: stiamo accettando il livello della polemica, quando è d’obbligo rimanere concentrati, vigili e lavorare duro.

Advertisment

In ogni caso, qualche parole la spendiamo pure noi.

All’epoca Conte era sicuro che senza investimenti faraonici la Juve non avrebbe potuto competere. Logica deduzione di un calcio che dipende moltissimo dai soldi. Moltissimo, ma non di più. Quando in quel luglio malefico lo juventino Conte mollava la baracca nel peggiore dei modi e dei tempi, avevamo espresso grandissima preoccupazione: un po’ per il sostituto, un po’ perché la stagione già cominciata rischiava di tramutarsi in una specie di Waterloo sportiva.

Invece facciamo i complimenti a Marotta e Allegri: l’uno ha saputo gestire un mercato a quel punto compromesso (così sembrava) dal tuono di Conte; l’altro ha saputo imporsi silenziosamente riportando nuovo spirito e nuove idee. A giudicare oggi, 22 marzo 2015, va da sé che questa Juve è perfino più bella di quella di Conte, almeno dal punto di vista estetico e meno dal punto di vista agonistico. In ogni caso: siamo in corsa su tutto, aspettando il ritorno di Coppa Italia con i viola.

Advertisment

Allegri perno della stagione, dunque. Con un quarto di Champions che ci rende felici e per il quale non vorremmo mai mollare. Con un Pogba in meno, perché la sfortuna deve sempre bussare a Torino. Ma con un gruppo in più, ricaricato e ancora voglioso di stupire e lottare.

La cosa più stupida però che si può fare è quella di accostare continuamente il lavoro di Allegri con quello di Conte. Esercizio stupido, inutile e dannoso. Se Antonio avesse veramente voluto bene alla Juve sarebbe rimasto: vi erano tutte le condizioni, ambientali specialmente, a permetterlo. Ha invece preferito i Tavecchio della situazione. Ci faccia perciò un piacere: lasci stare la Juve, per non rovinare i tre anni splendidi vissuti assieme.

Le persone passano, la Juve resta.

Vale per tutti.

Advertisment

Calciomercato Juventus: si investe o no?!

Dunque nulla. Forse giusto un timido rinforzo in difesa. Il che sarebbe anche perfetto se tutti rientrassero in servizio e qualcuno decidesse di essere più incisivo e decisivo. Ma lato comunicazione verso i tifosi una posizione va presa. O chiarita.

Advertisment

Perchè il rischio è finire col dar retta ai giornali, fantasticando o disinformandosi, col risultato di dar contro a società, a Marotta, a Paratici e tutta la ciurma.

La Juve vuole crescere? Il dubbio del tifoso è questo. Andare su Sneijder considerandolo perno della svolta e non poter offrire nemmeno cifre modeste suona in senso contrario al senso di crescita. Poiché l’effetto si amplificherebbe poi in estate quando qualche campione sarà necessario e a quel punto non potremmo permettercelo.

Le scommesse sul mercato sono ormai ardue. D’accordo i conti in ordine, ma parliamo pur di azienda e impresa. Parliamo quindi di rischio. E i conti in ordine dipendono tutto dai risultati del campo. Per far risultato occorre investire, rischiare. Da un po’ ci pare invece di voler a tutti i costi cercare il mega-jolly dal mercato rimandando occasioni che ci sembrano ormai palesi e chiare. O investire e investire sui giovani che poi non trovano tuttavia la strada del ritorno a casa né spazio in campo (leggi Coman, leggi lo stesso Morata).

Advertisment

Per fare il definitivo e ultimo salto di qualità, la Juve di Allegri necessita di campioni già affermati e affamati, in grado di fare da traino a un gruppo che ci appare se non sazio, certamente mentalmente stanco o affannato. O non ancora pronto a reggere la pressione (leggi Morata).

Altrimenti bisogna ripartire dai giovani, ma occhio al contro-senso ancora una volta: un Coman in campo per 3 minuti ogni 10 partite è semplicemente non giudicabile; un Morata titolare per 5/6 partite di fila darebbe già un peso più importante a un voto semidefinitivo sulle possibilità di diventare una stella bianconera; un Rugani non riportato alla base, un Gabbiadini così facilmente ceduto, un Masi a invecchiare in B, un Berardi ancora in provincia non sono l’esatta idea di far crescere i giovani nella Juve e per la Juve. Per avere questo Marchisio è addirittura servito andare in B.

Il ManUTD di Sir Alex decideva a un certo punto di rischiare un paio di anni puntando su un ricambio totale della rosa con i giovani “costretti” a crescere con responsabilità, presenze e fatti. Questo è stato un modello importante: vogliamo perseguirlo? Altrimenti coi parametri zero o gli over 30 il rischio è quello di inceppare un meccanismo che con Conte si era rimesso con forza in moto.

Juve: che si fa? Basta chiarirsi.

Advertisment