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Tag: mazzarri (pagina 1 di 6)

Alla terza di campionato ci sono già i primi verdetti?

Nell’ordine: la Juve passeggia e si sbarazza del Milan; la Roma batte Zeman coi ricambi; il Napoli crolla con l’Udinese; la Fiorentina vince a fatica, ma vince; l’Inter si salva contro il Palermo; il Verona è terzo, mentre il Torino non segna ancora. Campionato già definito?

Viene da pensarlo a guardare non già la semplice classifica, ma il modo in cui si è formata.

Tre vittorie su tre da parte di Juve e Roma che sono, praticamente, già in fuga. Dietro arrancano.

Milano piange

Le milanesi piangono. Mazzarri è contento perché è già in testa nella speciale e importante classifica dei calci d’angolo battuti. A Palermo i nerazzurri praticamente si salvano, grazie all’imprecisione sotto porta dei ragazzi di Iachini. Chi ha visto la partita avrà potuto apprezzare un secondo tempo in cui una squadra manovrava bene e l’Inter arrancava contando sulla giocata del singolo in attacco, che però non è arrivata. Con un Vidic in totale confusione. Un consiglio pratico: meno parole, più fatti.

Cambiando sponda, Berlusconi si è già lavato le mani: “Non fanno quello che dico io”, salvo che non ha ancora spiegato bene cosa dice lui. Così Pippo si ritrova di nuovo sulla terra, aggrappato agli spot “vogliamo tornare a vincere”, mentre Galliani sogna ancora la famosa cena in cui “Carlitos non tradirà” e invece Carlitos continua a segnare e a trascinare la Juve. Destino beffardo.

Napoli: jurnata ‘e sole?

Più giù, ci sono solo due ipotesi per valutare Benitez: o lo fa apposta, oppure ci sta capendo poco. Turnover azzardato, risultati deludenti. Gli azzurri sono dietro già di 6 punti, sui 9 totali disponibili. Verrebbe da dire: ciao ciao scudetto già a fine settembre. Unito al ciao ciao Champions a fine agosto, la deduzione è che il progetto De Laurentiis non aveva fatto i conti con la realtà dei fatti.

La preoccupazione più grande è la gestione dello spogliatoio: il povero Higuain non lo dirà mai, ma già rimpiange quelle panchine al Bernabeu; Callejon non sta capendo le panchine al San Paolo; Hamsik dovrà decidere se curare ancora la cresta o magari tuffarsi in duri allenamenti pro performance.

In tutto ciò, ci mancava giusto secondo De Laurentiis, il figlio di Aurelio: calma e sangue freddo. La consolazione è che si può preparare la sfida alla Juve in tutta calma e puntare così a una stagione comunque positiva: battere la Juve per salvare un’annata. Roba da Napoli.

Il Toro spreca, la Viola fatica, il Verona vola

Se a Napoli piangono, a Verona stanno godendo come matti. 7 punti 7, terzi in classifica. Mandorlini sta accumulando miracoli su miracoli, con un Saviola ancora da scoprire. Segnano pure i moldavi, in una formazione stupefacente. Ne fa le spese il Torino che sta pagando a caro prezzo il furto dell’Europa League ai danni del Parma: visto che succede ad appropriarsi di meriti non acquisiti sul campo?

Il bomber Gomez è a riposo, così Montella deve inventarsi altre mosse. A fatica, ma l’Atalanta è stata battuta, ma il calcio che conta avrebbe bisogno di altro. Vedendo però le milanesi e il Napoli, la lotta per il terzo posto è alla portata dei Della Valle. Buona sfida.

Juventus-Inter 3-1 La regola del tre

Niente da fare. Altri tre gol. Trentacinquesima partita in cui la Juve va in gol. Undici vittorie su undici in casa. Il record è di 14 ed è del Torino. 59 punti, anche meglio di Mancini nel Torneo Aziendale di qualche anno fa. 2,5 gol a partita. Ci dimentichiamo un po’ di numeri, ma limitiamo qui l’imbarazzo.

Di più. Già al ventesimo del primo tempo la Juve potrebbe lamentarsi: rigore beota non fischiato contro Rolando e rosso risparmiato a Kuzmanovic. Ma si parlerà ancora di Ronaldo-Iuliano, e già ci si dimentica dello scandaloso non-fischio su Marchisio di qualche anno fa.

Dominio imbarazzante: cosa fa la differenza?

Non c’è stata partita. Si fa pure fatica a commentarla. La sensazione, a un certo punto, è stata quella di una partita d’allenamento. Da una parte si provavano giocate e schemi, dall’altra nemmeno il dignitoso tentativo di reazione. Atteggiamento mentale completamente differente.

Nello schema di Mazzarri si leggeva la paura di prenderle. Nello schema di Conte la consapevolezza che tutto è affidato agli 11 ragazzi bianconeri in campo. Vidal si mangia Taider, Pogba fa quello che vuole con quei piedi, Lichtsteiner e soprattutto Asamoah hanno asfaltato le fasce laterali. Il rimpianto è che Tevez e Llorente non hanno mai davvero fatto male.

Conte, a fine partita, ripete ancora una volta che vuole parlare di calcio, non di polemiche, peraltro spesso finte e artatamente create. Così Conte dice di aver preparato tutto. Dice che aveva previsto la non marcatura a Pirlo, sapeva di Alvarez e Kovacic. Dice che sta insistendo con le ali alte e che il 3-5-2 è più un 3-3-4. Dice tante cose che tanti non capiscono. Restano i numeri: mostruosi.

La domanda è perciò la seguente: indipendentemente dal fatto di essere juventino, non converrà coccolarsi questo talento della panchina?

Reparti bianconeri da paura: l’attacco difende, la difesa attacca e poi c’è Vidal

A leggere le formazioni si capisce la differenza enorme fra il valore dei singoli giocatori. Ogni duello è perso in partenza. I reparti della Juve sono troppo superiori a quello degli avversari.

La difesa è sempre molto attenta, concedendosi sbavature che, paradossalmente, rafforzano il valore complessivo della prestazione. Bonucci imposta, Barzagli e Chiellini respingono chiunque arrivi nella loro zona. E’ solo mancanza di attenzione la sofferenza sulle palle ferme, come se là dietro la Juve decidesse di concedere qualche occasione agli avversari. In più, c’è da considerare che quando Bonucci e Pirlo sono marcati, Barzagli e Chiellini salgono sino al centrocampo portando palla e portando superiorità nella metà campo avversaria.

Di converso, la squadra resta sempre molto corta grazie al lavoro generoso degli attaccanti. Tevez e Llorente si sono più occupati dell’ordine tattico che del lavoro d’attacco. Tanto a questo pensano i centrocampisti. Pogba sta ricoprendo un ruolo mai visto prima: imposta basso a sinistra, poi scambia con Vidal, poi lo trovi al limite per cercare il tiro o l’assist. Mentre Vidal rompe continuamente le scatole con incursioni da capogiro. Emblematica la scena a metà del secondo tempo: scivolata al limite della propria area per recuperare palla, avvia la ripartenza e dopo pochi secondi è già in area avversaria chiamando il pallone. Quindi rientra ancora a copertura di Lichtsteiner. A oggi è il più forte centrocampista al mondo, per distacco.

Troppo relax: dove è la cattiveria costante?

La Juve si è fermata già nel primo tempo, dopo aver trovato il gol. Poi lo svarione di Bonucci al 40′ ha scatenato l’ira di Conte. Il rientro dall’intervallo è violento. Uno-due di Chiellini e Vidal e risultato in ghiaccio. Inter annientata e partita che torna su ritmi da oratorio, con la Juve che rischia solo per superficialità.

A voler essere veramente pignoli e cattivi, si obietta proprio questa mancanza di cattiveria. La partita dura novanta minuti e la Juve non sa amministrare. Così i tifosi si aspettavano più rabbia, quindi più gol. Volevano umiliare chi ha tentato di annientarci con mezzi non leciti, evitando la sfida sul campo. Lo volevamo tutti, forse anche Conte, ma i ragazzi si sono troppo rilassati.

Il problema è che questi momenti di relax sono frequenti in questo 2014. Così non va bene perché ora comincia un periodo un po’ impegnativo, con l’impegno in Europa. La rabbia si allena applicandola costantemente. Per novanta minuti. Rilassarsi, anche semplicemente per un po’, può essere pericoloso perché innesca nella mente strani microbi. La Juve non può permetterselo.

Mazzarri nel dopo gara non ha visto il dominio e uno striscione è stato vietato

La curva aveva pronto il seguente striscione: un pagliaccio vestito con la maglia nerazzurra e la scritta “Fate ridere dal 1908″. E’ stato vietato e quindi non è stato esposto. Ci piacerebbe capire allora i parametri di autorizzazione, perché molti striscioni passano, questo, onestamente goliardico nonché veritiero, no. Ma sarà sempre colpa de #ersistema.

Nelle interviste postgara Mazzarri ha infine osservato che “non ho visto in realtà questo dominio. Alla fine potevamo giocarcela se fosse entrato il tiro di Palacio“. Manca un rigore e manca un rosso nei primi 20 minuti della gara, la Juve ha smesso di giocare, le occasioni dell’Inter nascono da errori gravi della difesa bianconera e Mazzarri non vede il dominio e quasi recrimina. A voi i commenti!

Analisi di un mercato invernale in cui la regina è…

E’ stata una sessione di calciomercato molto interessante. Con un paio di telenovele e un paio di colpi a effetto. Di soldi ne girano pochi, quindi largo alle idee e alle occasioni.

Le capoliste… anche del mercato

Idee e occasioni che non sono di certo mancate a Marotta e Sabatini. Cominciamo dalla Roma che doveva provare a colmare il gap dei 6 punti dalla capolista. Bastos e Nainggolan sono da leggere come validissimi rimpiazzi, anche migliori, di Marquinho e Bradley. In più i giallorossi si sono assicurati alcuni giovani di prospettiva. La sfida in campionato continua.

E continua perché la Juve si è mossa. Via De Ceglie e Motta e dentro Osvaldo e diversi giovani (Fiorillo e Kastanos su tutti). La punta era ciò che Conte voleva e cercava e Osvaldo era una delle opzioni suggerite. Come già detto in uno scorso articolo, prevalgono molto le doti fisiche e la capacità di garantire un certo peso in attacco. Se in più Osvaldo si ricordasse di segnare gol a raffica, allora sarebbe proprio perfetto. Già perché il suo arrivo a Torino è valido fino al 31 maggio in prestito, poi si potrà trattare sul costo del cartellino fissato adesso a 18 milioni di euro circa.

L’arrivo di Osvaldo coincide però con le non partenze di Quagliarella e Vucinic. I due ragazzi hanno rifiutato l’impossibile in questi giorni e, a mio parere, la società è stata brava a imporre le proprie scelte. Estere per Vucinic, nessuna delle milanesi per Quagliarella. Nessun ricatto, piuttosto restano in panca attendendo il loro turno silenziosamente. A giugno via per un ricambio generale dell’attacco dove gli unici sicuri sono Tevez e Llorente. Dovrà essere bravo Conte a tenere in pugno lo spogliatoio.

Che hanno combinato le altre?

Aria tiratissima a Milano. Thohir è stato costretto a svenarsi per Hernanes, praticamente all’ultimo anno di contratto con la Lazio epperò pagato a peso d’oro. Decisivo il pianto del ragazzo all’uscita di Formello: a Mazzarri serve proprio uno con… queste caratteristiche! Arriva il brasiliano che pesterà un po’ i piedi a Guarin che, ricattando la sua stessa società, è riuscito a strappare un rinnovo di contratto. Il paradosso è che a Mazzarri serviva un attaccante che non è arrivato. Voleva Vucinic, poi aveva scelto Osvaldo, ma si accontenterà di Milito e Palacio, con Belfodil sbattuto a Livorno. Non è arrivato nemmeno il rinforzo in difesa, anzi è stato ceduto in prestito Ranocchia (l’unico nazionale).

Il Milan invece si è mosso discretamente bene. Non ci sono più soldi, il bilancio è da ripianare senza le astute mosse del passato, e perciò via coi prestiti o parametri zero. Honda è da scoprire, Taarabt è potenzialmente un bravissimo giocatore, ma da vedere in Italia. Gli altri sono solo tappabuchi di una rosa non all’altezza delle grandi stagioni. Con un Seedorf che avrà moltissimo da lavorare.

“C’è solo un capitano” che è finito in panca e ora al Sassuolo. Si tratta di Paolo Cannavaro che dopo 8 stagioni è stato gentilmente accompagnato alla porta da Benitez. Sono arrivati i soliti nomi stranieri del tecnico spagnolo, molti di questi giovani promettenti. Il punto è capire quanto sono pronti per sopportare sin da subito il peso del calcio italiano. Con una Fiorentina che avanza imperterrita nonostante le defezioni da infortunio. Anderson, i suoi tre figli, e il belloccio Matri possono dare più di una mano a Montella che sta dimostrandosi, dopo Conte e Garcia, uno dei migliori tecnici in giro per l’Italia.

Delle altre val la pena di sottolineare la rivoluzione totale del Sassuolo. Undici o dodici acquisti, più il cambio dell’allenatore.

Il futuro è dei giovani? Da Berardi a Gabbiadini, passando per Kastanos e Fiorillo

In casa Juve ci si è mossi anche per il futuro. Il talento Kastanos è stato portato a casa: si dice un gran bene di questo ragazzino. Mentre Fiorillo, nel mirino di Paratici da un almeno due anni, è stato acquisito con la solita formula “metà a me, metà a te” (l’altra metà scambiata è quella di Beltrame, su cui dobbiamo continuare ad avere il controllo). Buffon non è immortale, e il portiere blucerchiato potrebbe rivelarsi una preziosa risorsa quando si tratterà di cercare il sostituto del numero uno al mondo.

Nei mesi che seguono, fari puntati su Gabbiadini e Berardi. Anche su Immobile, ma l’attaccante di Sorrento sembra destinato a un clamoroso scambio o a fare cassa.

Il caso Cellino: cosa stiamo esportando?

Intanto all’estero continuano a mantenere alta l’ironia nei confronti del nostro Paese. Cellino, non contento degli affaracci sparsi in tutto il mondo, ha messo gli occhi sul Leeds. Prima mossa? Ordinare l’esonero dell’allenatore. I tifosi si sono imbestialiti e il chitarrista Cellino è stato salvato dalla polizia.

Brivido Inter: Farsopoli 2 in arrivo?

Le dichiarazioni sono purtroppo simili a quelle che hanno accompagnato i primi 10 anni di vita dell’era Moratti. Quando non sai che succede, allora la colpa è di qualcun altro. Deve essere di qualcun altro.

Nell’ordine, i tifosi nerazzurri stanno cercando di collegare le figuracce di Stramaccioni e Mazzarri con qualche nemico. FIGC? Lega? Juve? Qualche strana confederazione del male che ha preso di mira la terribile corazzata di Mazzarri? La difficoltà è associare il nome di Marotta a qualche oscuro presagio di dolosa operatività illegale. Tradotto: come avrebbe fatto Marotta a costruire la nuova Cupola?

In estate i giornali hanno esaltato il nuovo corso, guidato da Icardi e Belfodil: i nuovi Batistuta e Ibrahimovic, rispettivamente. 9 partite e 2 reti per il primo, 10 presenze e 1 rete per il secondo. Con l’argentino lanciatissimo verso una probabile carriera nel mondo hard.

In difesa Rolando ricorda più il personaggio di Aldo, di Aldo Giovanni e Giacomo, piuttosto che un vero difensore. Mentre i 18 milioni di euro valutati per Ranocchia non trovano riscontro sul campo. Tanto per capire perché la squadra subisce così gli avversari, qualunque avversario, perfino il Trapani.

Il ritardo di 23 punti dalla vetta, già alla prima di ritorno, fa il paio con l’eliminazione dalla Coppa Italia. Gli arbitraggi sono la perfetta giustificazione all’assenza di controllo e di progetto. Comandano sempre gli argentini nello spogliatoio, mentre a livello societario bisogna capire solo se le decisioni vengono prese a dadi o a carte.

L’unico aspetto positivo è la cessione delle quote all’indonesiano che, a questo punto, si starà facendo parecchie domande su cosa abbia effettivamente acquistato, a parte i debiti e problemi in quantità industriale.

Alcuni anni fa, la pratica “delusione” venne risolta inscenando Calciopoli. Adesso che si inventeranno?

C’era un indonesiano, un italiano e Mazzarri

Dal “sistema” di De Sanctis alle piangerie di Mazzarri. Da Mancini a Mazzarri il passo è davvero breve. Ci terrorizza solo il fatto che a Mancini fu concesso di vincere dopo il grande bluff di Farsopoli montato ad arte. Non dovrebbe accadere perché l’indonesiano ci pare lontano da certe logiche perverse che sono il cuore di Moratti & Soci.

Ci limitiamo perciò a riproporre un estratto di un editoriale di Calciomercato.com in cui si sottolinea l’atteggiamento dell’allenatore dei nerazzurri:

Per uno che vive di solo calcio in maniera maniacale e che ha qualche problema con il proprio ego come Mazzarri ritrovarsi nel mirino della critica lo porta a vedere spettri e nemici ovunque ingigantendo ogni minimo appunto. Prima le critiche per il gioco di rimessa adesso i risultati che mancano: Mazzarri è crollato. E’ accaduto ieri sera ad Udine quando per giustificare l’eliminazione ha tirato in ballo addirittura Stramaccioni reo di aver “portato” l’Inter in trasferta in Coppa Italia al Friuli in virtù del nono piazzamento dell’anno scorso (dietro cioè i bianconeri). Certe accuse confermano purtroppo una evidente carenza di lucidità sopratutto perchè danno l’impressione di essere sparate a casaccio essenzialmente per salvare se stesso. Perfino una non ben chiara crisi societaria viene tirata in ballo per giustificare il flop di Udine. E naturalmente la barzelletta dei rigori.

[Via Calciomercato.com]

Noi evidenziamo soltanto un fatto: ci fu una squadra che non ebbe rigori per oltre 100 giorni. Vinse lo stesso lo scudetto. In panchina c’era Conte.

La supermoviola? No, “parliamo di calcio”

Parliamo di calcio. Ora che non conviene a nessuno. Ora che conviene a tanti. Parliamo di calcio.

Dai microfoni della radio a quelli della TV, passando per l’inchiostro sciupato nei giornali di ogni mattina. Polveroni, episodi nascosti, trafiletti, sommarietti opportunamente scritti. Da Varriale a Porrà, dai moviolisti Sky a quelli Mediaset. Parliamo di calcio?

Ci sta provando Conte. Da almeno tre anni, fin quando non sbotta come l’altro giorno contro la D’Amico. Fin quando non se ne può più. Il limite della pazienza e dell’educazione lo stiamo spostando sempre più in là, sempre più distante, fissando record mondiali inimmaginabili.

Il giochetto di istigare solo quando fa comodo a certi personaggi regge sempre in Italia. Solo in Italia.

Parliamo di calcio? Ok.

I centimetri di Asamoah contro il Genoa sono ancora in fase di analisi. Intanto è passato il concetto che la Juve rubba, continua a rubbare. Solo che in quella domenica ci furono i due aiutoni al Napoli. Chiamiamoli aiutoni. Nessun motorino ha permesso però a De Laurentiis di scappare. Con Benitez che urlava ai microfoni “Napoli aiutato? Non scherziamo!”. E chi scherza, caro Rafa?

Già ieri sera non scherzavamo quando chiedevamo lumi sul rigore non dato a Cuadrado. Per dirla come i nostri amici tifosi antijuventini hanno fatto, e fanno, da anni: due piccioni con una fava, cioè favore al Napoli che ha portato a casa i tre punti e favore al Milan che Cuadrado non se lo ritroverà contro. Il Milan che si lamenta per la gestione arbitrale dei match: l’assenza di Meani pesa, a quanto pare. Perciò la colpa è di Parolo che anziché tirare da 40 metri ha fatto il furbo tirando da 38, mentre Montolivo continua a picchiare imperterrito senza possibilità di vedere sventolato il cartellino color rosso.

Eppure stamattina la Gazzetta non ha titolato “Napoli non così!”, né i tifosi hanno esclamato parole quale “scandalo”, “vergogna” e via così. Senza Juve, questa parole fanno poco effetto. Fanno vendere pochi giornali. Fanno meno numeri in tv e fanno fare meno caffè ai bar.

E mentre Rolando dà UNA MANO all’Inter di Mazzarri che continua a lamentarsi degli arbitri, episodio passato in sordina, qualcuno fa notare come la Fiorentina sia massacrata dagli arbitri (ma guai a far notare che il rigore contro la Juve non c’era, secondo il regolamento; e guai a far notare che Aquilani andava espulso). Campionato già deciso, dice qualcuno. Da chi e per chi è questione ancora ignota, almeno fino a quando Conte non prenderà la vetta del campionato. A quel punto sarà chiaro il “chi”.

Resta un dettaglio: “alla Juve manca un rigore: netta la spallata su Tevez” (fonte: Gazzetta dello Sport). Ma è un dettaglio: il rigore non concesso è solo per sviare le indagini. E poi… parliamo di calcio.

Quelli che “le regole non sono per tutti”

Gran bel turno di campionato. Abbiamo lasciato spazio alle principali voci di informazione, ma a quanto pare in Italia viene sempre privilegiato il colore o l’appartenenza. Così un paio di nostri commenti ci stanno.

Cominciamo dal più clamoroso. La squadra dell’ex Presidente del Consiglio e dell’attuale vice Presidente della Lega Calcio di Serie A può attingere a fondi illimitati di carezze arbitrali. Intendiamoci: si farà di tutto per evitare la sconfitta a Max Allegri, ma non si può dire. Né si è detto. La voce che riprendiamo è quella sobria di Cesari (che pur prende stipendio dal Proprietario di Mediaset):

[in riferimento alla regola numero 5] una volta che la palla è uscita, l’arbitro deve andare a verificare le condizioni del giocatore rimasto a terra. A quel punto deciderà se fare intervenire i sanitari o ammonire l’eventuale simulatore.

Continuiamo:

[in riferimento alla mancata osservazione della regola 5, di cui sopra] una volta che la palla esce, inizia un’altra azione. E il regolamento garantisce a entrambe le squadre il diritto di parteciparvi in undici.

E ancora:

[in riferimento al mancato ok alla sostituzione del Torino] le immagini mostrano che il giocatore del Torino chiamato a sostituire Larrondo è perfettamente equipaggiato e pronto ad entrare. L’arbitro invece dà l’impressione di essere nervoso.

Evitiamo ogni ulteriore aggiunta. Solo ci aspettiamo lo stesso trattamento dai media quando toccherà a noi beneficiare di qualche aiutino arbitrale, magari in proporzioni decisamente minori di questi qua.

La Fiorentina urla e sbraita. Con tutta la ragione del mondo perché il rigore su Rossi sembrava molto chiaro. Ora, a rispettare l’onestà intellettuale, se proprio qualcuno volesse cercare il complotto, questo andrebbe ricercato e assoggettato a qualche dirigenza non di colore bianconera.

Andiamo a Lichtsteiner e la strana teoria di Mazzarri-MediasetPremium. I cronisti della televisione di Berlusconi hanno giustificato che “Lichtsteiner è stato ammonito un po’ per compensare il giallo ad Alvarez”. Ora, posto che Alvarez ha meritato completamente il giallo, che significato ha la parola “compensazione”? E perché, in virtù di immagini chiare, molto chiare, secondo Mazzarri doveva poi essere espulso? Manca, a tal proposito, l’obiettivo ed equilibrato commento di Bergomi.

Passiamo da De Laurentiis. Per anni ha sputato fango e altro materiale di colore marrone contro le potenze italiane, colpevoli di dividersi il malloppo dei diritti televisivi. Ora che, per meriti di classifica, anche lui ci mette le mani e anche in abbondanza, rimprovera Spinelli che difende le ragioni che De Laurentiis difendeva quando era piccolo. La coerenza? La famosa correttezza? Ma non era sempre lui che sputava contro Platini e voleva rimpiazzare la Champions con un “torneo europeo che faremmo noi”?

Inter-Juventus 1-1: e la famosa maglia sudata?

L’importante è aver dato tutto, aver sudato la maglia con il proprio impegno. Questo non è successo ieri pomeriggio e guai a dire che avevamo di fronte un avversario tosto perché all’estero si metterebbero a ridere e per il rispetto che si deve all’onestà intellettuale.

Una bruttissima Juventus, a tratti arrogante, di certo poco capibile. Al ritorno delle Nazionali questa squadra subisce un calo tremendo di prestazione. Possibile che il relax internazionale privi di ogni forma di energia i ragazzi di Conte?

Abulica a tratti, costruttiva ma inconcludente in alcuni episodi della partita. Abbiamo dominato tristemente un match noioso. Che potevamo portare a casa con estrema facilità e guai a dire che avevamo di fronte un avversario tosto. Su, non scherziamo. E il fervore contro la Lazio, dove l’abbiamo lasciato?

Tevez a parte, l’unico che si è sbattuto davvero, gli altri sono da bocciare sonoramente. Anche lo stesso Vidal che è apparso stanco e svuotato (nonostante stia viaggiando a medie-gol da capogiro). Anche lo stesso Pogba. Un po’ di arroganza in fase offensiva, un po’ troppa sufficienza in fase di costruzione. Uno schiaffone che dovrebbe servire a riprendere in fretta la piena concentrazione. Non si vince mai sulla carta, non si vince mai in partenza. E proprio questa Juve dovrebbe saperlo. Intanto abbiamo buttato via due punti.

Il regalo di Chiellini a Icardi è roba che nemmeno Babbo Natale. La reazione rabbiosa è degna di un minimo di orgoglio bianconero. Ma la mancanza di maturità, figlia forse della scarsa lucidità fisica, ci ha giocato un bruttissimo scherzo, che potevamo pagare amaramente. E’ l’obiettivo di quest’anno: essere cinici anche quando la forma non è al massimo. E ieri, paradossalmente, avevamo ampia strada libera davanti, vista la perdita di equilibrio del modulo di Mazzarri.

Mister Conte dovrebbe spiegare quel famoso “senso democratico di gestione dell’11″: aveva senso rischiare Vucinic e tenerlo in campo in condizioni pessime? Che poi ci sarebbe da capire quanto era indisponente e quanto stava male col ginocchio. Con Quagliarella (che ha dato molto pepe in attacco) e Llorente (siamo a metà settembre: la curiosità di capire cosa sia è tanta) e Giovinco (si è allenato, era stato descritto come “in forma”) in panchina e l’esordio in Champions, gradirei capire la gestione di cambi e del famoso 11 titolare. “Gioca chi sta meglio”: quando? E cerchiamo di non spompare Tevez che, a questo punto, è davvero il fenomeno che abbiamo in squadra. Questo sempre per il rispetto che si deve all’onestà intellettuale. Conte è il miglior tecnico italiano e uno dei migliori al mondo, ma a volte è incomprensibile l’immobilismo durante la partita.

La coperta corta la si è vista proprio nel secondo tempo. Pogba e Vidal stanchissimi, Pirlo svuotato dalla Nazionale, Lichtsteiner in odore di secondo giallo: Padoin unica alternativa in mezzo e Isla che ha dato segni di ripresa incoraggianti. Con Barzagli che ha accusato crampi, ma per cui va alzato un grosso applauso per la professionalità e la voglia di giocare per questa squadra.

Fortuna che martedì si va in Champions. Turno agevole. Con un po’ di giocatori già stanchi.

Inter-Juventus: diciamoci la verità [PROBABILI FORMAZIONI]

Un appuntamento che normale non lo potrà mai essere. Dalla farsa orchestrata alle mille trappole organizzate con dolo, Moratti è il principale artefice dell’avvelenamento di questo match.

A San Siro arriva la Juve di Antonio Conte. Sfiderà Mazzarri alla terza partita di Serie A: troppo presto? Forse sì, frutto di un calendario che ha riservato diverse sorprese un po’ per tutti.

Una macchina da guerra contro una rosa che arriva da anni di flop e di scelte di antico spirito morattiano (cioè inefficaci). Quasi a giocare con un destino che tutti sappiamo come essere stato viziato nel 2006.

Un’organizzazione equilibrata come un orologio quella di Conte, contro un esperimento di rinascita che sta dando i primi frutti in queste prime uscite stagionali (quello di Mazzarri). E’ qui il fattore che può cambiare la storia del match.

Barzagli e Vucinic dovrebbero farcela, in caso contrario pronti Ogbonna e uno fra Quagliarella e Llorente. De facto, i nerazzurri ritrovano Milito anche se ci vorrà un po’ per apprezzarlo come giocatore al 100% rientrato in attività. Auguri all’argentino, autentico asso delle aree avversarie.

L’ex Taider da una parte, Isla in panchina dall’altra: la fiera del “poteva essere”, visto che l’ex Bologna è stato sotto il controllo bianconero per 6 mesi, mentre il cileno era stato ad un passo dal vestire nerazzurro.

Più precisamente questo pomeriggio ci sono in ballo numeri e sensazioni, come meglio descritto da Conte. Autostima e dati statistici (gol subiti, per esempio), l’importanza della prestazione è solo uno specchietto per le allodole in caso di debacle. Oggi ci sono in ballo i tre punti. E qualcosa di più. Inevitabile.

Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.