E’ scoppiata nuovamente la lite e la discussione su Calciopoli, Facchetti e Bergamo. Ma chi avrà mai detto “Metti Collina!”? E che mi frega? Può averlo detto pure il paninaro che stava servendo Facchetti in Piazza Duomo, la sostanza non cambia. Vorrebbero cambiarla solo chi, in malafede, si attacca ad un dettaglio che è irrilevante ai fini della vicenda. Riassunto?

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Per anni 4 ci hanno tritato le delicate sfere dell’apparato digitale maschile sulla telefonata definita “la grigliata” fra Bergamo e Moggi. Salvo scoprire che quelle grigliate erano quasi una prassi. E Facchetti ragiona pure su arbitri della Champions (almeno fin al primo turno, perché poi solitamente l’Atalanta di Milano lasciava spazio ad altre squadre). Facchetti ragiona sugli assistenti, chiede il numero 1, il numero 3 e il numero 78. Prega Bergamo perché eviti il sorteggio e intima di aggiustare una statistica, quella famosa delle quattro V che dovevano diventare 5 (si parla di vittorie ovviamente). Ciò non ha destato scalpore, addirittura ha sollevato una serie di interviste e analisi a difesa di simili frasi e intercettazioni e concetti che se fossero stati attribuiti a Moggi avrebbero acquisito ben altro valore. Strana l’obiettività, eh?

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Poi ci si è messo di mezzo un perito. In una telefonata, la numero 4853, non si capisce chi abbia detto “Metti Collina”, ma ciò non ha senso né rilevanza. Perché, rileggendo l’intera trascrizione, si capisce bene (e chi non lo capisce è incapace, che è grave, o in malafede, che è peggio!!!) che Facchetti sta facendo pressioni per indirizzare (uso questo termine evitandone altri tipo falsare, taroccare, barare e vari altri sinonimi) il sorteggio degli arbitri. Lo si capisce ancora meglio perché c’è un’altra telefonata, quella con Mazzei del 25 novembre 2004, in cui l’atteggiamento di Facchetti è il medesimo di Moggi e di tutti gli altri non ancora rivelati o già rivelati o semplicemente non ancora scoperti.

Quindi, chi ha detto “Metti Collina!”? A me francamente non interessa. Non dovrebbe nemmeno interessare la Procura (quale? – ma questo è un altro discorso). E, a quanto pare, non interessa i giornali, se non in chiave difensiva nei confronti di Facchetti e della Società Rappresentata. Strano, no? Perché si disse che i dirigenti delle società calcistiche non potevano parlare con i dirigenti FIGC e AIA. Lo ha fatto Moggi ed è stato condannato, ora toccherebbe agli altri. Eh no!, si dice. L’atteggiamento di Moggi è differente. Cioè? Moggi confrontava le griglie? Sì. Facchetti che faceva? Controllava e intimava di scavalcare il sorteggio e elemosinava arbitri e assistenti? Sì. E allora? Due pesi e due misure? Assolutamente sì. Allora chiedo scusa per il pezzo.

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