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Tag: meani

Milan penalizzato: il pesce d’aprile di Galliani e Allegri

Per un momento ci avevano creduto, poi vista la data, 1 aprile 2012, hanno concluso che si trattasse di un bellissimo pesce d’aprile.

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Sì, insomma, Galliani e Allegri che si lamentano, soprattutto il tecnico che ai microfoni dice “i più penalizzati siamo noi”. E poi l’amministratore che rincara la dose con “ci mancano 5/6 punti”. Per finire al clamoroso fotomontaggio, peraltro mal riuscito, del gol-non-gol di Catania.

Assumiamo si tratti di un pesce d’aprile perché la logica lo impone: se fossero frasi dette volontariamente dovrebbe scattare un qualche tipo di provvedimento: procurato allarme o falsa testimonianza. Perché un Milan defraudato esiste solo nel momento in cui Andrea Pirlo passa alla Juve A COSTO ZERO. O quando il Milan che ha inseguito Tevez si ritrova in casa il fantasma di Pato. O quando in difesa deve schierare Nesta (36 anni) e Yepes (35 anni) perché Allegri ha di fatto rotto Thiago Silva.

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Un Milan defraudato esiste solo nella mente bacata del suo Presidente che controlla già un impero mediatico come Mediaset e può avvalersi della complicità degli altri editori, su tutti la RAI sempre molto disponibile e quando si tratta di infangare la Juve e minimizzare sui favori ricevuti dai rossoneri. Ma quando è troppo è troppo, ed è troppo per tutti, pure per lo studio di MediasetPremium o per la Gazzetta.

Curiosa, poi, la frase di Galliani: è da 30 anni in questo mondo e non ha mai alzato un dito nei mesi precedenti. Solo quando il suo Milan viene intaccato di due episodi (uno, quello di Muntari, non può esistere visto che il calcio d’angolo è irregolare; l’altro non è gol come spiegato in lungo e in largo nelle TV regionali) richiama l’attenzione di Star Trek in attesa di chissà quale tecnologia.

La verità è che a Galliani pesa il non poter più ospitare persone nel ristorante di Meani all’ora di chiusura, e pesa proprio l’assenza di Meani che ogni fine settimana faceva il solito giro di telefonate ad arbitri e designatori distribuendo magliette agli assistenti di gara.

Galliani dice che al Milan mancano 5/6 punti. Noi, semplicemente, gli facciamo notare come i fatti e le immagini dimostrano come una decina di punti gli sono stati regalati: concilia? O finalmente confessa che era tutto un pesce d’aprile?

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Richiesta di radiazione di Palazzi: famose a capì!

La radiazione di Moggi è stata richiesta con queste parole, molto carine a essere lette, tanto quanto incomprensibili nel significato:

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La particolare gravità dei comportamenti di Moggi è stata evidenziata da due gradi di giudizio e resta attuale ancora oggi, giustificando così la scissione del vincolo associativo, e rendendo attuale l’interesse della federazione nel ribadire la richiesta di radiazione. Quei comportamenti non devono più capitare, e questa sentenza deve servire a dare memoria storica di quei fatti.

Come dicono a Roma… famose a capì! Partiamo dall’ultima frase: perché non proporla pure per costringere l’Inter ad andare a Processo? Non è ridicolo che una squadra ritenuta colpevole dell’articolo 6 (ILLECITO SPORTIVO) la faccia franca e addirittura si fregi di titoli mai vinti? Esiste peggiore esempio di questo? Esiste peggior memoria storica di questa? I comportamenti di cui parla Palazzi… sono solo quelli riferiti al bianconero?

Dell’arzigogolare di Palazzi sfugge ai più un dettaglio, non proprio rilevante: Palazzi reputa inamissibili le prove emerse dal Processo di Napoli. La chiave è in queste parole:

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[...] resta attuale ancora oggi, giustificando così la scissione del vincolo associativo [...]

Resta attuale ancora oggi: perché attuale ancora oggi? Perché Palazzi non sa dare giustificazione alla domanda: che ne è di quanto emerso da Napoli? Cioè, da Napoli oggi sappiamo che Moggi non ha compiuto alcun illecito e, visto che tutti telefonavano e altri chiedevano favori palesi di alleggerire certe partite, ma la radiazione deve andare a compimento. E’ come se l’avvocato del ladro-imputato dimostra con un video che quel ladro non è il suo assistito, ma l’accusa ne chiede comunque la condanna. E’ come se uno viene condannato per violenza sessuale e stupro- e scusate la volgarità, ma così il discorso dovrebbe essere chiaro e limpido a tutti – ma la vittima è VERGINE!

E cosa significa giustificando così la scissione del vincolo associativo? Come ha fatto Moggi a truccare partite senza l’aiuto di arbitri, notai, dirigenti federali, Bergamo e Pairetto, guardalinee (che erano al servizio di Meani) e giocatori avversari? E se nessuna partita del campionato è truccato… come fa il campionato a essere truccato?

Ma soprattutto e infine: quali sono le gravità dei comportamenti di Moggi? Perché se sono gravi… allora quelle di Meani e Facchetti sono pure peggio.

Viva l’Italia!

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Le richieste dei PM per Calciopoli: ma è uno scherzo? E questi 2 anni di Processo dove li mettiamo?

Comincio subito dalla conclusione: o questi PM decidono di dimettersi o questo Paese non cambierà mai.

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Perché delle due l’una: o mostrano gravi lacune professionali, e questo è male, o dimostrano malafede, e questo è peggio!

Un disco rotto. Una sorta di lettura asettica di un ritornello che non fa più ridere, figuriamoci se fa effetto. Una cantilena disgustosa e che sa di una volgare presa per i fondelli per tutti i cittadini italiani.

Ma chissà cosa avranno combinato negli altri processi in cui sono stati impiegati Capuano e Narducci, e lo dico da cittadino italiano che ha ancora qualche speranza che quella frase, “La legge è uguale per tutti”, risulta alla fine vera, quanto meno verosimile. Ma niente, è solo un mio sogno infranto.

I PM sono alla conclusione del loro lavoro. Ma in queste ultime uscite sembrano aver dimenticato quanto accaduto a Napoli davanti al Giudice Casoria. Sembra, cioè, che gli oltre 100 testimoni e le numerose prove portate dalla difesa, nonché delle presunte prove d’attacco portate dai PM rivelatesi poi vane e addirittura di segno contrario all’accusa medesima… beh sembra che tutto ciò sia stato cancellato.

Soprattutto oggi Capuano è parso visibilmente in difficoltà, preso come era a leggere un copione che non funziona più.

Capuano porta in aula ben 30 frodi sportive a carico degli imputati.

Riparla di telefonate trite e ritrite, salvo dimenticarsi che Prioreschi ha portato a conoscenza del pubblico e della corte ben altre telefonate, molto gravi e alcune anche di gravità superiore a quelle imputate a Moggi.

Capuano torna a parlare di partite che sono state ridicolarizzate in aula e dimentica le numerose testimonianze che hanno SEMPRE scagionato gli imputati.

Capuano dimentica la posizione ambigua di Nucini, portato ancora una volta come teste chiave, come se la figuraccia, poi ripetuta, è stata solo una scenetta comica per divertire il pubblico.

Capuano parla ancora di Lecce-Parma e poi tira in ballo altre partite. A metà discorso perfino Narducci abbandona l’aula: forse è troppo anche per lui! Troppo ridicolo!

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Capuano mostra un’illogica ricostruzione della figura di De Santis che sarebbe membro della Cupola: prima è partecipe, poi è contro, poi reintegrato. Entra ed esce come se niente fosse, come un gioco di magia mal riuscito.

Capuano torna a parlare delle ammonizioni preventive, salvo dimenticare l’effettiva utilità di TUTTE le ammonizioni che non hanno certo favorito la Juve. Basterebbe leggere i dati, ma dimentica di farlo. Dimentica inoltre di formulare la prova di quanto sta dicendo. Ma tant’é, il canovaccio è questo!

Capuano parla dei presunti regali di Moggi sui quali esistono molti dubbi circa l’esistenza degli stessi. Mentre Capuano dimentica di citare altri regali della cui esistenza invece abbiamo più di una prova.

Capuano parla di griglia, ma dimentica le telefonate di Facchetti e Moratti.

Capuano parla di designazioni, ma dimentica le testimonianze in studio di avvocati, notai, giornalisti e dirigenti.

Capuano dimentica Galliani e Meani.

Capuano dimentica le figuracce di Gianfelice Facchetti e Nucini in aula.

Capuano dimentica un sacco di cose insomma.

Alla fine ecco la sorpresona. Sì perché dopo ore e ore di parlare si dovrebbero formulare richieste in stile Bin Laden e Al Qaeda. Invece… per Moggi sono stati richiesti 5 anni e 8 mesi. Il Processo GEA sembra non contare.

Capuano ha dimenticato però la richiesta più importante, era su un post it della sua cartellina: Juventus in Serie B con 17 punti di penalizzazione. E lo scudetto del 1985 da cucire sulla maglia di Moratti!

Amen

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Giudice Casoria fuori da Calciopoli: cui prodest? La vera storia della ricusazione e del tentativo di mettere a tacere lo scandalo Calciopoli

In Italia si parla sempre di giustizia, di lealtà, di equità. Tutte parole che difficilmente trovano riscontro nei fatti che raccontano tutta un’altra storia.

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In uno dei Paesi più corrotti d’Europa il calcio non fa certo eccezione. Proviamo solo per un momento a evitare paroloni e parolacce figlie di rabbia e di tanto disgusto e cerchiamo di ragionare.

A Napoli si sta svolgendo un Processo delicato: quello contro Moggi e tante altre persone, fra cui ex Digirenti di alto profilo e arbitri e guardalinee. Nel 2006 andò in scena quello che per la maggior parte della gente fu un processo farsa: regole cambiate e sovvertite e giudizio scontato che in realtà era un volere popolare. Insomma: il bar che diventa tribunale, la finzione che si sostituisce alla realtà.

Epperò condanne e punizioni furono reali. In realtà dovremmo parlare di condanna e punizione, tutto al singolare perché ciò ha riguardato una sola squadra. Fatto che di per sé la dice lunga su come è stato gestito il caso.

Finalmente però si è arrivati a intavolare un vero processo, in una terra delicata, dove in quei tribunali si combattono i peggiori reati, con un coraggio e una serietà che si sono subito scontrati con le ridicole premesse di Calciopoli. Questo fatto è stato sottolineato da una delle primissime frasi del Giudice Teresa Casoria: “sbrighiamoci, qui abbiamo altri processi seri da affrontare”. La cosa destò scalpore all’epoca, perché molte persone avevano riposto la loro fiducia in quel processo al fine di capire cosa accadde veramente in quell’estate del 2006. Dopo le prime udienze si capì che Napoli avrebbe rivelato, forse in parte, a questo punto tutto, la vera storia di Calciopoli. E cominciarono le paure, le ansie e i soliti lavoretti all’italiana.

Il Giudice Casoria è un giudice vero. Ha studiato e ha lottato. Non tifa, almeno non c’è traccia, tanto per essere chiari, di una simpatia bianconera o di un’amicizia con Luciano Moggi più volte redarguito e messo al silenzio. Non c’è traccia di alcun comportamento pregiudiziale nei confronti degli avvocati difensori né nei confronti dei PM. Tranne che, un fatto strano è accaduto.

In questo che è sembrato un vero processo i PM hanno collezionato una figuraccia dietro l’altra. I capi d’accusa sono caduti uno dopo l’altro lasciando spazio alla faziosità e, concedetemelo, a un atteggiamento piuttosto fastidioso: niente regole, solo sensazioni, zero prove, anzi prove di segno contrario, e una rabbia per il fatto di essere stati scoperti tale da giustificare tutte le mosse per far morire il processo senza portarlo a termine.

Ecco, in tal senso questo ha scatenato l’atteggiamento pregiudiziale del Giudice Teresa Casoria che più volte ha apostrofato l’azione dei PM richiamandoli all’ordine, alla serietà e alla compostezza: tutti suggerimenti rimasti inascoltati.

In questo processo gli avvocati difensori sono rimasti pressocché inoperosi, in quanto, e su Internet trovate ogni genere di materiale a suffragio di quanto sto per dire, hanno fatto tutto i PM, cioè gli accusatori, cioè coloro i quali dovevano mostrare prove e contenuti tali da confermare quanto accaduto nel 2006. Ma i testimoni non hanno saputo raccontare neanche un solo episodio che inducesse a pensare alla colpevolezza di Moggi e della Juve. E i testimoni chiave si sono sciolti come in uno scherzo, come in una gag tragicomica: mi riferisco in particolare a Nucini che ha addirittura raccontato episodi per i quali, semmai giustizia ci fosse in questo strano Paese, una squadra adesso dovrebbe essere tirata in ballo per evidenti e gravi responsabilità. Sempre per essere chiari, Nucini era quello che doveva sostenere Calciopoli, invece l’ha del tutto smontata e ha rivelato come era l’Inter a intrattenere rapporti con un arbitro in attività. Con partite arbitrate direttamente sul campo o seguito da quarto uomo. Solo per questo scatterebbero almeno due articoli del Codice di Giustizia Sportiva e quindi dure punizioni. Ma tranquilli, non avverrà. Perché?

Perché nel frattempo, una volta capito che questo Processo potrebbe chiudersi con una clamorosa svolta, che di fatto già c’è stata ma che deve essere ufficializzata dal Giudice, i PM hanno cercato in tutti i modi di delegittimare un Giudice che ha mostrato all’Italia intera come si conduce un vero Processo: in modo equo, in modo duro sia per la difesa sia per l’accusa, in modo da rispettare, controvoglia e giocoforza, quelle che sono le regole della giurisprudenza. Se nelle regole non si può vincere, allora i PM pensano di sovvertirle. Ancora una volta. Un po’ di mesi fa venne avanzata una richiesta di ricusazione, fortemente respinta perché priva di ogni fondamento. Un commento poi scomparso dai giornali (non ne trovo traccia sull’archivio del Corriere della Sera e del Corriere dello Sport) ha intimato ai PM di svolgere bene il loro lavoro e di non cercare scappatoie. Nel Processo e non dal Processo: strana frase, mi ricorda qualcun altro che a Calciopoli sfuggì in modo ridicolo.

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Perché nel frattempo i PM hanno cercato di allungare i tempi e dopo 5 anni si chiedono ancora indagini, controlli, indagini ancora e nuovi controlli.

Perché nel frattempo i PM hanno ricusato una seconda volta la Casoria e sì che una volta qualcuno che dia loro ragione, come si fa con i bambini capricciosi, ci sarà, lo troveranno.

E supponiamo che sia questa la volta buona, dopo una più che giusta censura per il linguaggio usato dalla Casoria in aula, la domanda ora è questa: a chi giova l’allontamento della Casoria dal Processo di Calciopoli? Cui prodest?

L’effetto di allontanare la Casoria da Calciopoli sarà certamente quello di buttare nel cestino l’intero Processo. E quindi la domanda rimane la stessa, identica: cui prodest?

Azzardiamo qualche ipotesi:

  • a Moggi? Certo che no: Prioreschi si è garantito altre mille cause visto l’enorme lavoro svolto, sapientemente offerto poi in aula. Luciano Moggi ha avuto la certezza, semmai ce ne fosse stato bisogno, di essere a posto con la coscienza e con le azioni: zero prove, zero fatti, solo chiacchiere che confermano il suo talento nel calcio. Luciano Moggi è proprio l’ultima persona al mondo che vorrebbe, d’un tratto, cancellare questo Processo che almeno legalmente lo ha riportato in vita, come già quello in riferimento alla GEA;
  • a Bergamo? No, non scherziamo. Paolo Bergamo in realtà potrebbe essere nuovamente imputato per non aver tirato dentro a tutto il casino l’Inter di Facchetti e Massimo Moratti: cosa erano quei regali anticipati per telefono? E quelle strane frasi sull’aggiustare i risultati di Facchetti? Perfino i suoi più acerrimi nemini in aula non hanno potuto fare altro che voltare le spalle ai PM. Paolo Bergamo è esattamente la seconda persona al mondo che vorrebbe cancellare questo Processo;
  • a De Santis o Bertini? Fatti passare per maiali, sono ritornati uomini con alcune semplici dichiarazioni spontanee e grazie al lavoro dei loro legali che hanno smontato una a una le accuse nei loro confronti. Un fatto è certo: la dignità l’hanno riacquistata;

Si potrebbe continuare con tutte le altre persone imputate finendo per confermare la solita risposta: a nessuno degli imputati conviene annullare il Processo. Allora: cui prodest?

Azzardiamo qualche altra ipotesi, allora:

  • a Galliani e Meani?
  • a Moratti? a Facchetti e Nucini?
  • a Narducci e Capuano che per quanto mi riguarda dovrebbero rispondere del loro operato di fronte a una corte, visto che fare il magistrato o il pubblico ministero non è un gioco e non ci si arriva per caso?

Guarda un po’, a me pare che a loro convenga più di tutti.

Solo che molti dimenticano un protagonista in questa faccenda: è il popolo italiano che ama il calcio. Quello vero, però. Quello che si diverte a guardare le partite in TV, pure che si tratti uno scontro di bassa classifica di due squadre di seconda categoria. Ma il popolo italiano è stato o no preso in giro da Narducci e Capuano? Ma Palazzi ha di fatto difeso le ragioni di circa 56 milioni di persone che tifano e che fanno girare il calcio italiano, per esempio pagando abbonamenti, per esempio acquistando magliette e sciarpe, per esempio andando allo stadio, e via così?

Torniamo allora alla censura della Casoria alla quale è imputato il linguaggio scurrile, non già qualche irregolarità dentro il Processo. In sostanza ha usato parolacce per apostrofare qualche collega, su cui ci sarebbe da indagare perché un saggio recitava che bisogna entrare in aula senza pregiudizi e una posizione già presa (evito di scrivere su dietrologie quali corruzione e qualche accordo con qualche protagonista della vicenda Calciopoli, anche se è la prima cosa che balza in mente), e per riportare all’ordine Narducci e Capuano. Ora, più che censura io darei un premio alla Casoria: per una volta ha fatto quello che gli italiani vorrebbero e dovrebbero fare contro la classe dei potenti che in questo Paese ha preso tutto e non vuole mollare niente. Ha dato della merda a certa gente che ne assume le sembianze. Fatemi capire: dove ha sbagliato?

Se c’era un modo per evitare di far diventare protagonista la Casoria questo era il lavoro. Il lavoro di Narducci e Capuano di dimostrare la tesi Calciopoli. Se poi i supertestimoni hanno finito per sbaragliare l’accusa mettendola in ridicolo facendo venire fuori la vera storia, fatta di corruzione e di giochi sporchi targati Galliani e Moratti, questo è un altro discorso, e non è certo una colpa del Giudice Casoria. Ma è proprio un discorso molto diverso. E’ il solito discorso all’italiana, insomma!

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