L’Italia è un paese magnifico. E nalla sua magnificenza  trovano posto concetti e termini in completa antitesi fra loro. Siamo italiani e per noi è normale. L’esaltazione a volte porta a costruire dvd e stampare magliette fasulle o a inscenare sui giornali processi distruttivi, come nel calcio come nel ciclismo come in qualsiasi altro settore della vita professionale. La voglia di scandalo produce, purtroppo, le stesse soluzioni.

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Quattro anni a sorprendere più di tutti, a far imbestialire gente che alla passione crede davvero, è stato l’allora Ministro Melandri, una delle figure più ambigue del calcio del 2006. Estate del 2006, per la precisione. A spada tratta se la prese col Capitano Cannavaro, poi con Gigi Buffon e quindi con l’allenatore Lippi. Aveva dato retta a chi vigliaccamente e in modo imbecille aveva detto che “mandare in Germania gente come Lippi e Cannavaro può essere deleterio e vergognoso per il nostro Paese”. Salvo poi, a manifestazione conclusa, salire tutti sul carro dei vincitori. Fotografie con i protagonisti, su tutti gli eroi di Berlino Buffon e Cannavaro e Lippi, rispettivamente il portiere più forte che per un pelo non ha vinto il Pallone d’Oro andato a casa Cannavaro. Vergogna ex-Ministro, una scena pietosa. Oggi però qualcosa è cambiato. Prima De Rossi ha messo, gratuitamente, il carico da novanta prendendosela con i poliziotti e la tessera del tifoso. Quindi, per difendere il centrocampista della Roma, un gaudio giovanotto a casa sua scriveva di un Marchisio ignobile: caso cavalcato per pochi giorni perché la trasparenza del giovane Claudio è talmente evidente e fuori dai canoni di demenza italiana che a metterci la faccia, in difesa del centrocampista bianconero, sono stati addirittura Lippi, Buffon, Cannavaro e Abete. Persino Abete! Quindi La Russa, un fenomeno del garantismo tranne quando si tratta di Juve che ha attaccato Cannavaro prima, evidentemente essendosi sentito coinvolto in quella sua frase “siamo un paese ridicolo”, e poi Lippi reo di non aver portato nessuno della sua squadra del cuore, i nerazzurri.

Lippi così ha sbottato, finalmente. In Sudafrica la Nazionale è stata investita da un tale senso di allegria e gioia e di serenità che per loro, comunque vada, sarà una grande, immensa festa. In Brasile i balli e i cori e i canti sono cominciati e tutti con il sorriso sulle labbra, tranne un insufficiente 18% di tifosi cauti sulle convocazioni. In Argentina attendono le conferme di Messi, Mascherano, Otamendi, Higuain e inneggiano a Maradona. In Italia montano le critiche, le polemiche. Il commissario tecnico ha però detto che “stavolta, se risuccede, non faccio salire nessuno sul carro dei vincitori”. Caro Marcello, non accadrà, peccato perché sarei stato curioso della reazione di molti.

Capitolo calciomercato. L’affare Krasic si complica, come si disse in un suo caso il Commissario Lo Gatto. Inevitabile fosse così: 13 milioni di euro sono stati ritenuti insoddisfacenti, visto che sul giocatore si sono mosse il ManCity, il ManUTD e qualche altro club europeo. La Juve comunque può vantare un accordo col giocatore e la volontà, sembra, di Krasic di giocarsi la carriera alla Juve dove troverebbe più terreno per sfondare. Detto in altro modo, anche poco elegante: al ManUTD Krasic troverebbe la Champions, ma molto meno spazio rispetto a una Juve priva di esterni con Del Neri in panchina che li valorizza come pochi. Non poco per uno che arriva dalla Russia. Se il prezzo è 15 io non aspetterei molto per chiudere. Non esistono altrettanto valide alternative in giro a questo biondone capace di giocare a destra e a sinistra.

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E’ scontro totale fra Genoa e Bari. La Juve coi pugliesi può vantare un dialogo morbido: da Almiron a Lanzafame, da De Ceglie a Giovinco. Non mancano le carte che a Ventura interessano per rilevare la metà di Bonucci. A quel punto sarà battaglia, ma saranno anche cazzi-amari, se mi concedete la licenza poetica. Sull’asse Genova-Torino ci saranno da definire tre casi spinosi: Palladino (occhio pure al giovanotto di casa Juve, perché se dovessero saltare tutte le altre alternative, beh non escludo che Del Neri ripiegherebbe sul 25enne napoletano), Criscito (il suo rientro è legato al mercato e alla difficoltà di reperire un terzino sinistro di qualità) e Bonucci. Uno dei tre arriverà di sicuro e viste le necessità della Juve non si fa fatica a puntare forte su uno fra Bonucci e Criscito. La logico impone poi che l’obiettivo principale è Bonucci: la Juve in mezzo ha assoluto bisogno di rinforzarsi.

Su Candreva e Motta c’è lo spazio per trattare. Evidentemente Marotta non vuol giocarsi subito alcune pedine di scambio importanti. Ekdal e Immobile sembrano diretti a Udine, in attesa di capire chi dei due giovanotti già della Juve ed ex-Roma arriverà a Torino.

L’affare Dzeko, a questo punto, si cataloga fra gli obiettivi impossibili: se non si chiude con Krasic per 1,5 milioni di euro, figuriamoci trattare sulla base di 30 milioni di euro.

Ultimo appunto su Sissoko: privarsi del maliano significa dire addio a un giocatore prezioso per gli equilibri della Juve. Prego andarsi a rivedere tutte le partite giocate dai bianconeri dall’arrivo della colonna-nera. Un insulto all’amore che i tifosi hanno regalato a questo gigante buono. Se dovessero venderlo, beh mi incazzerei come un matto. Marotta è avvertito.

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