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Tag: messi

Finché la Barca va, lasciala andare

Era il 1970 quando usciva questo classico della canzone leggera italiana. Storpiata, il titolo va bene anche oggi per spiegare una doppia sfida di Champions League dalle mille emozioni.

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La Juve di Allegri contro il Barca di Luis Enrique, quello che a Roma non ci capiva nulla di calcio. Con gli strascichi della rimonta al PSG e le incognite della permanenza di Allegri. Di certo è una sfida che unisce tutti gli antijuventini d’Italia, già lì a festeggiare per una eliminazione possibile, forse anche probabile, ma certamente tutta da accertare.

Il momento della verità è arrivato. O dentro o fuori, possibilmente aumentando la dose di esperienza e di lezioni che quel palcoscenico ti dà, se tu sei disposto a crescere. Andata allo Stadium e ritorno al Camp Nou, con quel malvagio gioco dei gol in trasferta, qualora dovessero servire ai bianconeri o ai blaugrana.

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Quella che una volta si chiama BBC, ma che adesso è una linea pura a 4, contro i tre tenori Messi-Suarez-Neymar. Tiki taka a parte, le sfuriate offensive potranno essere decisive e qui si fonda un minimo di certezza bianconera: quella di Allegri è la squadra che ha subito meno in questa edizione di Champions League. E anche quella che ha terminato più volte con il clean sheet tabellonistico.

Sensibilmente una sfida diversa rispetto alla finale di pochi anni fa, con stimoli differenti e prospettive cambiate. Il ricambio necessario del Barca, dal centrocampo in giù, con la rincorsa a un sogno realizzato ormai 20 anni fa da parte della Juve.

Dybala e Higuain a inseguire un trofeo ambito, con Buffon che probabilmente è giunto all’ultima opportunità di aggiungerlo a una carriera forse irripetibile.

E la certezza giornalistica che dalla doppia sfida passa parecchio futuro bianconero.

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Il festival della vendetta e della vigliaccheria

Chissà perché capita sempre ai più buoni e ai migliori. Meglio: il perché purtroppo lo capiamo, non riusciamo a capire in realtà perché non si riescono ad arginare certe stronzate da giornalai venduti.

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Capita in Spagna, in queste ore, dove sta montando una stranissima e vigliacca e vergognosa campagna stampa contro Lionel Messi, il giocatore più forte al mondo ormai da un po’ di anni e lo sarà ancora per molti anni. Uno dei più forti della storia a cui manca un solo sigillo ufficiale (leggi Campionato del Mondo per Nazioni).

La campagna stampa in oggetto lo sta prendendo di mira per due strani motivi. Uno è l’uscita che l’argentino ha avuto nei confronti della marionetta di Mourinho. Purtroppo è la verità, non ne conosciamo le parole, ma non facciamo fatica ad ammettere che è comunque la verità. Andrebbero indagati i toni, ma non il contenuto. Ammesso che poi Messi abbia detto davvero una cosa del genere. E se l’ha detto, ripetiamo ancora, ha semplicemente sancito una verità.

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E allora mi viene naturale ragionare come segue. Perché anche oggi un paio di giornalacci (guarda caso c’è di mezzo la Gazzetta) rilanciano una foto e un articolo che meriterebbe l’espulsione dall’albo dei giornalisti (ammesso che in Italia tale albo abbia qualche tipo di valenza). “Lo sputo di Messi a Cristiano Ronaldo”. Analizziamo la foto per piacere:

Messi sputa a Ronaldo? Davvero?

Messi sputa a Ronaldo? Davvero?

Intanto non possiamo non domandarci quale sia la distanza fra i due ragazzi. Vicinissimi non lo sono e in realtà non sono nemmeno vicini. Ronaldo non guarda, mentre Messi sì. Travestiamoci da RIS. La traettoria dello sputo va verso Ronaldo? Sì. Lo sputo ha la forza di arrivare a Ronaldo? Dipende la distanza. E fin qui tutto corretto, tranne che mi viene in mente un’altra domanda: ma veramente qui Messi sputa a Ronaldo? O semplicemente un fotografo ha immortalato uno dei gesti più naturali che un calciatore compie mentre corre e suda in campo?

Torniamo seri. La vigliaccata che si sta consumando in Spagna è alquanto singolare. Viene toccato Mourinho e qualche giornalista ha risposto a tono (cioè nei toni di Mourinho, si intende). Che si stia facendo un po’ di casino per evitare a Messi il quinto pallone d’oro consecutivo? O che qualche giornalista un po’ troppo tifoso stia cercando di farsi una strana giustizia da sé?

Eppoi resta un’ultima domanda: quello sputo… ha lo stesso effetto che Messi riesce a imprimere ai suoi tiri?

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Il Pallone d’Oro al più forte in campo: giusto darlo a Messi

Esistono ere e questa è certamente quella di Messi. Certamente aiutato da una squadra sublime, costruita nel tempo e con una cultura tattica molto solida, ma Messi ha un talento così cristallino che anche solo obiettare al quarto pallone d’oro sembra una bestemmia.

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Il titolo di Pallone d’Oro troppe volte è stato assegnato su base politica. Un esempio: Sammer quando forse lo meritava Del Piero, Cannavaro (Capitano dell’Italia quattro volte campione del mondo) invece di Buffon (il portiere più forte, per distacco, degli ultimi 30 anni). Finalmente da un po’ di anni viene assegnato su base meritocratica.

Forse sono saltati alcuni parametri. Forse.

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In Spagna è più facile segnare? Pare, parrebbe di sì e allora come devono essere calcolati i gol segnati in Spagna? Con un fattore tipo 0.7 rispetto a quelli segnati in Italia? Bene, e allora che dire delle 56 reti in Champions League in poco più di 70 presenze? Sono le cifre di Lionel Messi. Che dire dei gol totali in un anno solare, record appena stracciato?

Il Pallone d’Oro va al miglior giocatore in assoluto, con una continuità che fa davvero paura, indipendentemente dai parametri che vogliamo valutare o modificare. Questo ragazzo ha già segnato 289 reti in maglia blaugrana. Vediamo gli ultimi anni: nel 2008/2009 mette dentro 38 reti, nel 2009/2010 segna 47 gol, nel 2010/2011 la butta dentro 53 volte, l’anno scorso ha timbrato 73 marcature e quest’anno siamo invece a quota 36. La media la lascio al lettore, ma bastano queste cifre per certificare che questo calciatore è fuori dalla media.

Un livello superiore per caratteristiche tecniche e per incisività nel gioco della squadra. D’accordo che il collettivo del Barcelona è superiore a tutte le squadre al mondo, uno dei migliori della storia, ma i numeri di Messi vanno al di là di questo collettivo. D’altronde anche Zidane ha beneficiato di due Juventus superlative e di una Francia incredibile, così come tutti gli altri. Solo Maradona forse ha saputo spostare da solo gran parte degli equilibri.

Il punto ora è: è giusto dare il premio a Messi per la quarta volta? La controdomanda in realtà dovrebbe essere: esiste un numero minimo di volte? Se Messi continua con questi numeri e magari continuando a incrementare la propria bacheca, allora pare logico che anche il prossimo anno sia uno dei pretendenti a questo premio. Tocca agli altri pareggiare i conti.

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Se Messi imita Pirlo

Fra gentiluomini ci si accorda sempre. Lionel Messi, l’uomo più forte al mondo nel gioco del calcio (e in prospettiva non si ha l’impressione che esista qualcuno che possa scavalcarlo) e ragazzo per bene, confessa di essersi ispirato ad Andrea Pirlo per battere la punizione-gol contro l’Uruguay.

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Fra geni ci si capisce e Pirlo ha subito ringraziato, domandando con curiosità se la notizia della menzione fosse reale. E’ reale e conferma ancora una volta lo spessore umano di un ragazzo di Brescia che continua a stupire.

Mi vengono in mente le nostre stesse critiche e quelle degli altri. Indubbio sottolineare come il livello medio di rendimento in questo avvio di stagione si avvicina poco al livello extraterrestre dello scorso anno. Diverse contingenze, diversi contesti, impossibile paragonare un anno con un altro. Vien da ridere a fronte dei tre gol già realizzati con la maglia bianconera e al gol su rigore con la maglia dell’Italia. Se questa è crisi…

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Mi vengono in mente pure le parole del Milan che scrisse sul sito, mostrando una foto falsa come Giuda, della violenza di Andrea Pirlo e del perché non fossero stati presi provvedimenti contro di lui. Gesto ignobile per l’idiozia del contenuto e per la scarsa eleganza del comunicato dopo i 10 anni in rossonero del regista bresciano. Lo stile, si sa, non si può acquistare.

Se Messi imita Pirlo, alla luce della candidatura al Pallone d’Oro dove figurano ben 3 juventini (Buffon e Marchisio gli altri due), allora vuol dire che la Juve è tornata la dove doveva tornare. Perché se Messi imita Pirlo vuol dire che ha visto Siena-Juve, certamente ha rivisto Siena-Juve in forma di highlights e sinceramente poco importa. Vuol dire che la visibilità è tornata massima per il popolo bianconero e allora vien da farsi una domanda: che ne pensano all’estero di questo sistema italiano?

A Londra, in una manifestazione ufficiale UEFA, campeggiava il numero 30 quando si è trattato di ricordare gli scudetti bianconeri. E quando Andrea Agnelli ha ricordato le sentenze dei tribunali in merito a Farsopoli è stato forte il sospetto che la platea non è rimasta affatto sorpresa: e chi glielo dice ora a quelli della Gazzetta che sputtanare così la propria dignità professionale e umana è stato inutile?

Perché se Messi imita Pirlo in Siena-Juve… è certo che pochi hanno trovato un episodio a cui ispirarsi in Milan-Inter.

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Pallone d’Oro, Miglior allenatore, Gol dell’anno: i miei verdetti. E i tuoi?

Si avvicina Natale e tutti gli sportivi solitamente pensano a due cose: i titoli parziali (il campione d’inverno) e il Pallone d’Oro.

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Quest’anno ci sono altri due titoli da assegnare e cioè Il Miglior Allenatore e il Gol dell’Anno.

In lizza per tutti e tre i premi ci sono, rispettivamente Messi, Xavi e Cristiano Ronaldo, Guardiola, Mourinho e Fergusson, Messi, Neymar e Rooney.

Inutile dire che per me la classifica e le nomination hanno poco senso.

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Il Pallone d’Oro è già assegnato: lo vincerà Messi perché non esiste al mondo un motivo valido per non assegnarlo all’argentino. D’accordo che la Nazionale tutta ha steccato, ma i numeri di questo 24enne sono talmente incredibili da risultare quasi normali. Come se fosse normale segnare 53 gol nell’anno solare in corso e addirittura mancano ancora partite per eventuale migliorare il record. Come se fosse normale la media gol-partite-giocate. Come se fosse normale che già a 24 anni un calciatore abbia raggiunto quota 200 (e passa) gol. Come se fosse normale vincere la classifica cannonieri della Champions, sebbene questo torneo è indiscutibilmente più semplice rispetto a molti anni fa. Come se fosse normale giocare da 7 ogni santa partita e fare quei numeri da capogiro e non importa il nome dell’avversario e quanti avversari lo stanno marcando.

La panchina, diretta conseguenza del delizioso lavoro svolto, non può che essere assegnata a Guardiola. Se non altro per il rispetto che si deve alla cultura civile. Per lo spagnolo non esistono casi di dito nell’occhio, di offese a Unicef, di piagnistei, di conferenze stampa ai limiti del ridicolo. Il lavoro di Guardiola è nettamente superiore a ogni altro allenatore su questa Terra. Poco da fare, poco, sinceramente, da controbattere. Anche perché se proprio non lo si vuole dare a Guardiola, il premio lo merita un tizio che da 25 anni regna a Manchester. Sir Alex, uno che cambiano le ere, cambiano i giocatori, cambia la tipologia di mercato, ma il suo Manchester vola comunque.

E secondo me andrà a Manchester il premio miglior gol dell’anno. Se vi siete persi la rovesciata di Wayne Rooney e non sapete di cosa sto parlando… ecco a voi il video. Semplicemente un capolavoro di precisione, coraggio e forza.

Queste le mie nomination… e le tue?

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Il calcio del Barcelona vince sui calci del Real Madrid

La conferenza stampa di Mourinho a fine match l’hanno chiamata show. In realtà è una penosa e vergognosa scenata di un piccolo uomo. Di allenatore lì non c’è nulla, proprio nulla. C’è solo un bambino molto ben pagato che scatena solo violenza. Per adesso si tratta di violenza verbale e speriamo si fermi a quello.

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L’influenza negativa la si è vista in campo dove una squadra ha cercato seriamente di giocare a calcio e perciò ha vinto. Stravinto e badiamo bene che all’estero la figuraccia rimediata dal Real è piuttosto clamorosa.

La figuraccia riguarda la rinuncia al calcio-giocato. Con 10 uomini dietro la linea della palla, col più vecchio catenaccio, con la caccia all’uomo (che sia Pedro, Villa o Messi), col gioco sporco di Diarra, di Pepe, di Arbeloa e di Sergio Ramos. Troppo poco per tenere testa a una squadra di calcio ben organizzata e molto disciplinata come quella blaugrana.

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Da una parte Xavi che dirige il gioco, dall’altra Pepe che picchia a più non posso. Il cartellino rosso, per quanto mi riguarda, è una summa degli atteggiamenti dei giocatori di Mourinho che, fin qui, non ho mai sentito sull’argomento calcio. Pepe è andato dritto sulla gamba, probabilmente ha solo sfiorato l’avversario, ma la smorfia e i precedenti calcioni fanno pensare a tutta la cattiveria possibile. Lo trovo un cartellino sublime.

Sul campo ha vinto e stravinto un Barca tranquillo e sereno, paziente. Perché la classe viene sempre fuori e non sempre i giochetti e i trucchetti possono avere la meglio sulla tattica e sulla tecnica. Così, è normale che Messi si sia finalmente sfogato. E’ normale che il possesso palla clamoroso abbia sfiancato e innervosito Cristiano Ronaldo, ben pettinato, ma poco attrezzato per mettere paura seriamente a Victor Valdes.

Non è stata una bella partita. E non per colpa di Guardiola, distintosi ancora una volta per l’educazione e la competenza. Attesa da molto tempo, ha deluso. Per fortuna che il giocatore più forte ha sfoderato quella giocata sul finale di partita. Serpentina e accelerazione da brividi e colpo di biliardo. 2-0 tondo, netto, contro una banda di cialtroni intenti a fischiare non si sa bene cosa, certo non la rinuncia a Kaka, Higuain, Benzema. Certo non hanno fischiato la rinuncia a giocare a calcio dei propri beniamini. Questo è un peccato: è una mancanza di rispetto alla storia del Real Madrid. Davvero un peccato!

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Meritocrazia? E’ dura farla capire a Milano!

I pianti della Cazzetta-Rosa sono direttamente proporzionali alle lamentele del Padrone Petroliere.

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E’ bastato un po’ di contraddittorio da parte di due mediocri formazioni (onestamente non si può parlare di corazzate né di squadroni) come Milan e Juventus che la supremazia fasulla della Seconda Squadra di Milano si è sciolta come neve al sole. Non venitemi a dire che la colpa è degli infortuni!? Perché l’anno scorso e due anni fa la Juve è stata massacrata indipendentemente dei 20 uomini costantemente assenti dal campo di gioco. Domenica dopo domenica. E non venitemi a dire che la colpa è quella di essere sazi: i trofei fasulli non ingrassano, anzi innervosiscono di più quando quelle che tu pensi essere vittorie sono in realtà degli acquisti e così all’estero li giudicano. Vittoriucole, perché frutto di inganni e di manovre losche.

In questo contesto diventa allora impossibile capire la scelta di oltre 200 tecnici e capitani di affidare ai tre meravigliosi interpreti del Barca la lotta per il Pallone d’Oro. Trofeo che negli anni ha toccato cifre anche ridicole, come quando fu scippato a Del Piero nel ’96 per consegnarlo a Sammer. O come quando diventò il premio al miglior giovane e cioè Owen, o il premio all’acquisto più costoso e cioè Figo. O il premio a uno che ce l’aveva fatta e cioè Cannavaro davanti al più meritevole Buffon (tra l’altro, entrambi della Juve, proprio alla vigilia di Calciopoli, un’anomalia che nemmeno in Matrix…).

Come spiegare quindi a quelli dell’Atalanta di Milano che il terzetto che si giocherà il Pallone d’Oro non è stato mai così giusto? Da qualunque parti la si guardi appare complicato trovare una pecca in tale scelta. L’ho ribadito più o meno coscientemente in questo blog e in questi due anni.

Purtroppo il Pallone d’Oro può essere assegnato soltanto ad un giocatore e soltanto una volta all’anno. Non l’hanno ricevuto MaldiniZoff, né tanti altri talenti del calcio mondiale. Va così. Ma negli ultimi due anni appare chiara una inversione di tendenza. Cristiano Ronaldo ebbe a firmare una stagione irripetibile, dove non si riesce più a distinguere il numero di gol dal numero delle giocate e delle presenze e delle vittorie. Autentiche, autentiche vittorie. Poi venne il turno di Messi, che attendeva lì la consegna. E Messi quest’anno se la gioca, ma non lo vincerà.

Qualcuno dice che è vergognoso che in lizza ci siano tre del Barca. Questo qualcuno avrà sicuramente bevuto, che è male, o è in malafede, che è peggio. Che significa questa frase? Che senso ha pronunciarla? Se i tre migliori al mondo giocano lì… quale assurda e stupida regola vieterebbe di farli concorrere al premio?

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Giù la maschera e cerchiamo di essere obiettivi. Si arriva al Pallone d’Oro non per collezione di vittorie, ma per collezione di prestazioni. Per presenza in campo e poi c’è quello strano fattore della disciplina. In passato tante volte si è detto che qualche calciatore ha stracciato la sua posizione davanti alla giuria per via di qualche fattaccio arbitrale. Una volta fu una testata, un’altra una rissa, un’altra ancora qualche esagerazione di troppo nella vita privata. Non è questo il caso, ci mancherebbe, ma l’esclusione di Snejder è facilmente spiegabile.

Xavi e Iniesta sono oggi il prototipo di quelli-che-vorresti-sempre-avere-in-squadra. Il regista più forte al mondo, autore di una carriera fantastica e non già finita, e un dei centrocampisti più strepitosi, di quelli che ti fanno vincere sul serio perché incidono sulla prestazione della squadra in modo determinante. Così in Champions, così in Campionato (dove la Liga supera di molto la Serie A) e così al Mondiale. Senza dimenticare la vittoria dell’Europeo. E senza dimenticare quell’essere signore in campo che è ormai è una dote di pochi. Xavi e Iniesta, rispettivamente i protagonisti assoluti degli ultimi due anni di calcio mondiale. Basta guardare i dati, le cifre e leggere le partite.

Su Messi nemmeno parlo. Quello che credo sia un falso sono i 58 gol in 60 partite nell’anno solare 2010. In rete molti confermano questo dato, ma non ci credo. Scherzi a parte alzi la mano chi ha qualcosa in contrario alla nomination di Leo Messi.

Tutti gli altri, esclusi questi tre, vengono incontrovertibilmente dopo. Anche dopo aver vinto un Campionato che Campionato non era, e cioè la Serie A o Torneo Aziendale come la chiamano all’estero. Anche dopo aver vinto una Champions a quel modo, col Vulcano di mezzo e tanti strani episodi. Soprattutto all’estero valgono le uscite di testa di un ragazzo, tale Snejder, che ha collezionato gialli su gialli e pure qualcosa in più, risse e prestazioni sopra la media, ma certo non da fenomeno. E’ l’ennesima conferma di come a Milano hanno un modo tutto loro di interpretare le cose.

Io non vedo nulla di scandaloso a decidere fra Xavi, Iniesta e Messi. Non vedo nulla di scandaloso nel valutare che da agosto a dicembre tale Snejder ha inciso ancora meno di Amauri nella Juve o del Presidente del Bologna. Non vedo nulla di scandaloso se la sua esclusione dai tre posti è dettata dalla visione delle partite di questa seconda parte dell’anno. A meno che, anche lì, un Guido Rossi vada a stravolgere le regole. Ma il calcio è una cosa seria e, a differenza dell’Italia, all’Estero lo sanno benissimo.

P.S.

Il mio preferito è Iniesta, fermo restando che quel Messi lì è ad un passo dai più grandi della Storia del Calcio.

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Barcelona-Real Madrid 5-0 Il bandito e il Campione

Il cervello umano è una spugna e tende ad assorbire tutti i segnali che riceve dall’esterno. Un gruppo di cervelli, quale per esempio quello di una squadra di calcio, deve obbedire e obbedisce agli input del proprio allenatore. Se questo allenatore è José Mourinho il risultato è imbarazzante.

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Ho visto El Clasico di Spagna, una delle partite più affascinanti del mondo, molto più dei derby italiani e inglesi. Ho visto un massacro: tecnico, tattico, psicologico, di gruppo e individuale, di carisma e di signorilità. A tutto vantaggio dei blaugrana.

Si può perdere o vincere, l’importante è farlo da uomini veri.

Mourinho e i blancos escono distrutti e probabilmente nella storia resterà per sempre questa partita. Il risultato è pure bugiardo perché in campo si è vista una tale differenza di classe che oggi parlare di superiorità assoluta del Barca sul Real è banale e anche inutile.

Le uscite di capoccia dei vari Cristiano Ronaldo e Arbeloa e Sergio Ramos e Ricardo Carvalho sono la diretta conseguenza di quello che il portoghese insegna e regala durante le conferenze stampa. Ciò che veniva vergognosamente definito un genio della comunicazione in questo strano paese che è l’Italia, viene adesso definito un atteggiamento da anticalcio in Spagna. Basta farsi un giro per i siti spagnoli. O, più semplicemente, basta ascoltare il tifo del Camp Nou dove a un certo punto hanno gridato ad alta voce “Mourinho dove sei?”. E dov’era Mourinho? Era in panca, nascosto come il miglior coniglio, come il bambino più capriccioso del mondo che alla prima difficoltà si chiude a riccio e scompare dalla scena, pur restando presente in versione negativa.

Questa sfida era stata presentata come una sfida stellare. Quale migliore assist, a posteriori, per Guardiola e il suo modo di stare a bordo campo? Quale migliore spot per chi oggi è fiero di tifare Barca perché lì si fa calcio per davvero, con tutti i significati che questo sport mette a disposizione? Niente di tutto ciò. E’ stato uno scontro fra un bandito e un campione.

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Il Barcelona ha giocato un calcio meraviglioso, praticamente senza alcuna pecca. Tocchi di prima e aperture ariose, possesso palla magistrale, schemi d’attacco in cui il mix fra individualità stupende (Messi e Villa e Pedro) e ragionieri deliziosi (Iniesta e Xavi) è semplicemente esplosivo. Il Barca è arrivato in area bianca un numero imprecisato di volte, con tale facilità che oggi raccontarlo può essere difficile. Il Barca poteva segnare anche molti più gol di quanti non ne abbia segnato. Il Barca ha amministrato come ha voluto tutta la partita, non soffrendo mai le ripartenze o i tentativi di uscita dell’avversario. Il Barca ha mostrato tecnica individuale ben superiore rispetto a qualche giocoliere che tentava inutilmente di risolvere il match senza l’apporto dei compagni (ogni riferimento a Cristiano Ronaldo è puramente casuale). Il Barca ha dato infine prova di grande saggezza morale perché il massacro poteva anche sfiorare lo sfottò e invece non è successo. Manovra, tocchi, preziosismi, ma mai fini a se stessi. Sempre utili al giro-palla o a tentare l’ennesimo attacco.

D’altra sponda si è assistito a una serie di calci e calcioni da squadra dei sobborghi più malfamati del mondo, dove l’unica regola è dare botte e chissenefrega del risultato. Si è assistito a pazzie assolute quale la spinta di Cristiano Ronaldo a Guardiola o al calcione maledetto di Ramos a Messi che poi, non contento, se la prende pure col suo Capitano in Nazionale Puyol e poi ancora se la prende con Xavi e Iniesta. Si è assistito a 8 cartellini gialli e 1 rosso, come la squadra di terza categoria afflitta dalla stanchezza di una settimana di duro lavoro in cantiere. Con la netta sensazione che l’arbitro ha limitato i danni.

E’ mancata solo una cosa ieri sera: il gol di Leo Messi, una specie di marziano che con la palla può fare veramente quello che vuole. Per il resto sono arrivati i gol di Xavi (oggi il regista più forte al mondo) e i due gol di Villa (ecco perché il Barca lo cercava da anni) più i gol del ragazzino Suarez e di Rodriguez.

Al di là dei facili premi il giocatore che ieri ha più entusiasmato, almeno per chi capisce di calcio questo sarà vero, è certamente Andrés Iniesta. Questo ventiseienne ha un ruolo tutto suo. Non esiste nei manuali di calcio e non ha eguali al mondo. E’ un esterno di centrocampo? Non proprio! E’ un interno? Non proprio! E’ un regista? Non proprio! E’ un trequartista? Non proprio! E’ tutto questo, tutto concentrato in un solo uomo. Di piccola statura, di non grosso fisico, ma con due polmoni e due piedi difficilmente sintetizzabili con due aggettivi solamente. Salta l’uomo che ha davanti con una facilità disarmante. Smista palloni in quantità industriale scegliendo sempre la soluzione più pericolosa. Palla al piede è imprendibile. Si lancia negli spazi, difende, contrasta e poi si lascia andare a certe giocate che mettono nel ridicolo un intero reparto. Come quando di tacco realizza due uno-due consecutivi. O come quando in mezzo a tre uomini va via senza nemmeno un graffio con una eleganza senza pari.

Se il Pallone d’Oro, con quanto mostrato in questi anni, non viene ceduto allo spagnolo più decisivo negli ultimi anni… beh c’è da sospendere questa specie di istituzione del calcio. Un premio che ha visto negli anni una serie di scandali clamorosi, tipo Sammer o Cannavaro o (mia personale opinione, se vado a rileggere quegli anni) Figo e Owen. Perché se non vuoi darlo ancora una volta a Messi per evitare di ripeterti, allora non puoi non scegliere Iniesta. La sua media voto è semplicemente imbarazzante. Non ricordo una partita in cui il telecronista non abbia esaltato le sue giocate, così efficaci ed esteticamente deliziose. E non vedo francamente concorrenti dello spagnolo in giro per il mondo.

Chiudo tornando al fenomeno da baraccone che è Mourinho. Un violentatore del fair-play senza eguali. E’ bastato avere un minimo di avversario, tipo il Barca, che è crollata la sua filosofia e tutta la sua spocchiosità. Mourinho ha avuto la fortuna di non avere avuto quasi mai veri avversari. Né in Portogallo (vincendo una Champions del tutto inedita) né in Inghilterra (dove a Manchester stavano rivoluzionando la società e a Londra, sponda Arsenal, dovevano fare i conti con l’assenza di budget) né in Italia (dove oggi non si ha notizia di Arrigo Sacchi, in debito di saliva dopo aver fatto un paio di domande a Galliani: chissà cosa avrà pensato del suo progetto coerente di calcio, di programmazione e di altre cazzate di cui non conosce il significato). Dura la vita quando sei costretto a non-urlare e dover giocare sul serio. Dura. Quanto dura? 5-0!

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Il punto su SudAfrica 2010 #4

La notizia più sconvolgente è in realtà una conferma del tasso alcolico nel cervello di chi guida il nostro paese. Probabilmente ancora imbevuto delle malefatte di Moratti e Co., il leader della Lega Nord Bossi firma un’uscita sensazionale. A suo parere l’Italia, intesa come Federazione Calcistica, starebbe trattando la partita con la Slovacchia. Cioè, detto più palesemente, l’Italia starebbe organizzando una combine al fine di passare il turno. Ancora più sorprendente è la risposta della Federazione che non si è fatta attendere. Io non avrei risposto, anzi avrei fatto di tutto per invitare Bossi in qualche trasmissione sportiva. O avrei mandato uno speciale di 24 ore consecutive in cui si faceva rivedere a più non posso la sua intervista. Abbiamo oltrepassato il segno? No, semplice atteggiamento italiano.

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Il tutto nella serata che ci ha regalato una grande lezione di stile e di sportività. Abituati come siamo al Torneo Aziendale di cui l’Inter è organizzatrice e vincitrice diretta gli analisti del pallone italico si sono affrettati a dire che Uruguay-Messico sarebbe stata una partita-biscotto. Peccato, hanno perso un’occasione per restare zitti. Non solo le due formazioni americane si sono date battaglia, ma lo stesso Messico ha rischiato fortemente l’eliminazione. Nell’altra partita il fenomeno Domenech (una sorta di Mourinho perdente, che è peggio!) chiudeva la sua esperienza rifiutando la mano di Parreira, uno che rispetto al francese ne sa molto di mondiali e vittorie. Troppo facile prendersela adesso col commissario transalpino, più difficile invece capire e spiegare chi lo ha tenuto saldamente su quella panchina.

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L’Argentina B vince e convince, al di là di quello che qualcuno pensa. Perché giocare in quel modo, blando e supponente, se lo può permettere solo chi è in possesso di una tale sicurezza, psicologica e tecnica, imbarazzante. E l’Argentina e Maradona hanno dimostrato di avere tali caratteristiche. Nonostante le tremanti “erre” di Collovati, Maradona ha scelto di piazzare Milito nella seconda Argentina e purtroppo l’interista ha fallito. Per uno strano gioco del destino, poi, chi lo ha sostituito, il 36enne e idolo indiscusso Martin Palermo, ha siglato il gol che ha chiuso il match. Il mattatore è sempre lui però, Lionel Messi. La sua superiorità è imbarazzante, pari alla momentanea sfortuna che lo perseguita. Il fatto però di decidere quando andare al tiro e come è già di per sé segno indelebile della sua forza. Le accelerazioni sono micidiali e sta pure crescendo a livello tattico. Gioca ormai a tutto campo, venendosi a prendere palla sino nella sua metà campo per poi tagliare il terreno di gioco in ogni sua zolla. Semplicemente impressionante. Il gol arriverà, e quando arriverà saranno dolori atroci per tutti. Ieri, per la cronaca, mancava gente come Mascherano, Samuel, Tevez, Higuain. Scusate se è poco.

E l’Italia attende il processo. Lippi lo ha evitato dribblando certe inutili domande. Mentre Zambrotta ha fatto da Avvocato difensore del tecnico che più di tutti lo ha plasmato e definitivamente lanciato (Lippi, appunto). Detto questo il gruppo azzurro è monco dei campioni che ti risolvono la partita. E privo di un vero bomber. Di necessità virtù, dunque. La necessità è chiara, le virtù meno. A Lippi il compito di trovare la bacchetta magica e capire come si può usare in questo torneo mondiale.

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Il punto su SudAfrica 2010 #1

Fin qui, in attesa che l’Italia entri in campo questa sera, la migliore Nazionale vista e piaciuta è certamente la Germania. Espressione perfetta di un mondo che è cambiato, negli aspetti sociali soprattutto. Gente di colore, gente che tedesca non lo è, gente che lo è a metà. Ma è un gruppo solido, unito e pare pure molto compatto. Il capitano Lahm, 25 anni, si è detto meravigliato per le caratteristiche tecnica di una Germania da sempre affidata all’orgoglio e al carattere dei suoi interpreti. Questa Germania ha talento, ha fantasia, ha corsa e voglia di stupire. Il tecnico Low ha assemblato un undici molto dinamico, con movimenti gradevoli. Giocano di prima, sono capaci a cambiare ritmo, la dinamica è corale. Gli esterni Podolski e Muller fanno un gran lavoro e garantiscono superiorità, corsa e perfino reti. Klose fa un lavoro eccezionale aprendo gli spazi per i centrocampisti. Tempo fa un ragazzo mi disse che la Juve probabilmente aveva sbagliato ad acquistare Diego e che lui preferiva Ozil. Difficile dargli torto riguardando questo anno di calcio. Il 4-0 è tondo tondo, anche se va fatta la tara con una Australia fin troppo arrendevole e con le idee confuse, tutta un’altra cosa rispetto all’undici di Hiddink quattro anni fa.

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L’Inghilterra di Capello delude. Troppa pressione o troppe aspettative. Poca fantasia, ma molta corsa. L’idea è che la Nazionale sia bloccata dal troppo clamore creato attorno alla figura di Don Fabio. Le potenzialità ci sono, certo se poi il portiere Green ne combina una a partita allora diventa dura. Il verdetto è rimandato.

Fino ad adesso non ho capito bene se è il Mondiale di Messi o quello di Maradona. Di certo il giocatore più forte di tutti i tempi ci sta mettendo del suo, con atteggiamenti palesemente buoni per le telecamere e con quel suo prendere il calcio con leggerezza e con la giusta cattiveria. Un tecnico fuori dagli schemi canonici, perfino pure elegante. Il suo alter-ergo Messi è autore di una prestazione autorevole nonostante il bottino nullo in fase realizzativa. E’ la punta di diamante che se ingrana dà la svolta alla squadra intera. Maradona ha costruito uno schema che tenta di coprire le lacune difensive dei sudamericani. Il modulo è una sorta di 6-4: tutti in difesa, poca spinta e attacco affidato ai magnifici quattro. Da questi ultimi è escluso Milito: l’Argentina può prescindere dal pur bravo attaccante nerazzurro, così come può fare a meno di un rallentatore di gioco come Cambiasso a tutto vantaggio del vecchietto Veron che fa correre il pallone a beneficio dei folletti in attacco. Velocità, estro, Tevez, Messi e Higuain: ecco l’Argentina di Maradona che dimostra comunque di avere il gruppo in mano. Curioso di capire dove potrà arrivare.

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La Serbia di Stankovic non è stata deludente, come qualcuno ha detto. E’ stata semplicemente la solita Serbia. Lo scorso Mondiale salutò tutti con zero punti. Idee tattiche assenti, equilibrio precario, attacco nullo. Deludente il capitano giocatore nerazzurro, imbarazzante l’apporto di Krasic (non è che sta subendo il tira-e-molla tra CSKA e Juve?), piuttosto scarso il contributo di Kolarov. Per quanto mi riguarda, a meno di colpi di scena clamorosi, la Serbia è già fuori visto che il prossimo match sarà contro la Germania. Sorprendente il Ghana che oltre la forza fisica mette in mostra una buona organizzazione di gioco e una discreta tecnica.

La Francia non è un pericolo. Fino a quando su quella panchina ci sarà Domenech, beh sarà tutto facile. Spogliatoio spaccato, ruoli poco chiari. Gli assi non bastano se poi questi vanno in campo senza consegne precise. Almeno questa è l’idea che mi sono fatto.

E stasera tocca a Lippi. Sarà un 4-2-3-1 con l’esperimento di Marchisio trequartista e Montolivo in cabina di regia. Anche se credo che la tattica sarà leggermente diversa durante le fasi di gioco. In attacco Pepe, il sesto juventino in rosa in attesa di altri due colpi, e Iaquinta sosterranno Gilardino. Fuori Di Natale e per me lo stupore è assente: fuori dal campetto parrocchiale di Udine Totò ha sempre dimostrato di soffrire pressione e di non reggere il confronto coi grandi. Il che non è una colpa, ma una semplice condizione umana. Le qualità tecniche non si discutono, ma i valori assoluti vanno poi messi a confronto con i vari contesti che la vita ti impone.

In chiusura mi piace sottolineare quanto segue. L’Australia ha la sua punta di diamante in un giocatore del Sassuolo, Serie B. Ghezzal (Siena) è stato espulso in 15 minuti, l’ex-viola Kuzmanovic ha sulla coscienza i tre punti persi dalla sua Nazionale, Lukovic (Udinese) si è visto sventolare contro un giusto rosso. E poi dicono che la Serie A è il campionato più bello del mondo. Qualcosa da rivedere c’è!

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