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Tag: milan (pagina 1 di 11)

Il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato

Fine di Juventus-Milan: il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato. I motivi sono i più disparati, ma la verità è una: bisogna fermare questa Juve.

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Così, fra giornalisti e giornalai – la differenza è ormai sottilissima – si fa in fretta a spalare fango sui bianconeri, con attacchi a 360 gradi: cori, mafia, bagarinaggio, rigori, minuti, l’Arsenal che vuole Allegri, il Barca che vuole Dybala, per finire con la pizza argentina del fratello di Higuain.

Povera Italia, ridotta al ridicolo di una critica ormai vuota anche di idee e creatività. Stretta nella morsa dei social dove alla fine emerge chi sbraita capricciosamente, e chi lucidamente fa una rilettura pratica degli episodi contestati. Fino ad arrivare ai paradossi di giornalisti in balìa di loro stessi: due settimane prima è rigore, due settimane dopo, se è a favore della Juve, non è più rigore.

L’apice del delirio è a firma De Laurentiis. Epica la frase “si sa, la Gazzetta è sempre stata delle Juve”.

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Affannosamente resiste chi ha ancora un briciolo di dignità intellettuale. Gli Sconcerti e i Bargiggia della situazione costretti a sottolineare l’infame gestione mediatica di colleghi scatenati.

Morale della favola? Tre partite regolari (contro Inter, Napoli e Milan) su cui si continua a discutere vivacemente del nulla.

Come nulla è a oggi la contrapposizione tecnica alla squadra di Allegri.

Perciò il discorso è semplicissimo: il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato!

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Milan – Juventus 1 – 0 / Qualità offensiva cercasi

Se hai Higuain, gioca Higuain. Il problema è chi gioca insieme a lui.

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Potenziale offensivo impressionante, ma inespresso, forse non sfruttato. E’ la sintesi di Milan – Juventus, dove i problemi bianconeri sono emersi tutti, specialmente a tratti. Il grandissimo gol di Locatelli premia un Montella ordinato e coraggioso, la cui didattica ha avuto la meglio su una non ben precisata manovra di Allegri.

Ci sono gli uomini, ma mal calati in un modulo che senza alcune pedine mostra lacune antipatiche. Tipo il regista, o semplicemente l’uomo d’ordine. Non lo è Hernanes, non lo è ancora Pjanic. Tipo anche il supporto a Higuain, drammaticamente lasciato senza rifornimenti, e sì che ne basterebbero pure pochi per l’argentino.

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In attesa di Dybala, occorre prendere subito una decisione: chi costruisce la manovra, chi la finalizza? De facto il jolly di Locatelli non intacca la solidità difensiva, ma da metà campo in su la Juve ha grossi problemi. Non risolti nel mercato estivo dove il mancato arrivo di Witsel nelle ultime ore adesso sembra poter pesare, almeno fino al rientro di Marchisio.

Seconda sconfitta in campionato, un po’ di respiro per le inseguitrici che sapranno ricucire la distanza, compreso un sorprendente Milan.

A Torino si attendono le mosse di Allegri dove se hai Higuain, gioca Higuain, ma il problema è chi gioca insieme a lui.

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Balle e pallone: lo strano caso del miliardo del Milan

Un miliardo. 1000 milioni. Tanto vale il Milan di Berlusconi. Questo Milan, arrivato chissà dove in classifica e completamente in rovina da almeno 3 anni, o 8 se si esclude la stagione dello scudetto di Allegri, Ibra e Thiago Silva.

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Addirittura 480 milioni di euro per il 48%. Vale a dire: un mega esborso per una quota di minoranza.

“Papà è un genio” ha sentenziato Piersilvio Berlusconi in risposta ai fatti citati da Andrea Agnelli. “O Mr.Bee è uno sprovveduto” si potrebbe ribattere facilmente.

Noi proviamo un po’ a rompere il muro di silenzio, cercando a far quadrare i conti.

Il valore di un’azienda calcio dipende da diversi fattori, inconfutabili e oggettivi: risultati sportivi conseguiti negli ultimi anni, risultati sportivi attesi, fatturato, patrimonio netto, margine operativo, marketing (notorietà del brand).

Mettiamo ordine.

Risultati sportivi

Nell’anno appena concluso, il Milan di Inzaghi si è piazzato decimo, con 52 punti all’attivo, a -35 dalla vetta della classifica, fuori dalle Coppe. Ottavo lo scorso anno, con 57 punti, a -45 dalla Juve capoclassifica. Due anni senza coppe e risultati magrissimi in campionato hanno minato il fattore brand awareness in modo clamoroso.

I risultati attesi non sono certo dei migliori. Da sciogliere tanti dubbi sul campo e soprattutto su un mercato che Galliani non smuove ormai da anni, con il terzo anno senza alcuna Coppa da giocare, con evidenti ricadute sul fatturato e sulle sponsorship.

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Fatturato, Patrimonio e MArgine

È di 224 milioni di Euro l’ultimo fatturato rossonero, contro i 210, 254, e i 275 degli anni precedenti. Cifre a parte, la voce debiti e soprattutto il margine operativo dovrebbe mettere in guardia chiunque operi un’acquisizione.

Nel consolidato del 2014, il Milan ha chiuso con una perdita netta di 91,28 milioni di Euro: record nella storia del club. Il patrimonio netto è stato di -94,2 milioni di Euro, per una cifra di 246,8 milioni di Euro di debiti finanziari. A leggere i bilanci, negli ultimi 10 anni le perdite ammontano a 361 milioni di Euro. Solo le plusvalenze e i diritti TV hanno limitato le lacrime. Mentre Fininvest ha versato, in conto capitale, poco più di 53 milioni di Euro per coprire i risultati finanziari disastrosi del 2014. Nel 2014 il margine operativo è di 69 milioni di Euro.

Debiti complessivi per 334,5 milioni di Euro, praticamente il triplo dei crediti attestati a 115 milioni di Euro.

Alcune curiosità legate al marchio: Casa Milan, la locazione della nuova sede, è di Proprietà di Vittoria Assicurazioni. Lo stadio è diviso con i cugini interisti, e non è di proprietà.

Marketing

Con Barbara Berlusconi a guidare le operazioni di marketing rossonere, e a litigare con Galliani su chi conti di più in in casa Milan, il valore del marchio rossonero ha visto lacerazioni importanti a causa dei risultati sportivi ottenuti. Per gli studiosi di BrandFinance, il brand Milan è cresciuto come Stoccarda, Benfica e Valencia, con 244 milioni di Dollari di valore complessivo del brand (1,2 miliardi è il valore del ManUTD capoclassifica).

Poco meno di 1 milione le maglie vendute dal Milan in tutto il mondo, a fronte di 99 milioni di tifosi nel mondo.

Per far risollevare il marchio Milan occorrerebbero due cose: vittorie sul campo e sessioni di calciomercato d’altri tempi. Per entrambi i risultati occorre però ancora tempo, nel primo caso, e una barca enorme di soldi, nel secondo caso. Ma: leggendo le classifiche degli ultimi anni, scalare la Serie A diventa complesso per il Milan: perchè c’è una Juve che appare inavvicinabile, e un set di avversarie (leggi Napoli, Roma, Lazio, Fiorentina) che sembrano più attrezzate di Galliani & Soci. Quanto al mercato, l’appeal del Milan è stato decisamente messo in crisi dai risultati sportivi di cui sopra.

Restano le grancasse di giornali e TV.

Come calcolare il valore?

Come calcolare allora il valore del Milan e dell’affare di Mr. B o Mr. Bee? Alcune ipotesi:

  1. Berlusconi ha già di fatto ceduto l’intera azienda, con tempi di ingresso da rispettare per non creare un altro caso Thohir. La cordata asiatica avrebbe già comprato quote di maggioranza da ufficializzare nei prossimi 18 mesi;
  2. Berlusconi avrebbe de facto inventato un altro marchingegno finanziario per far rientrare capitali dall’estero;
  3. Berlusconi avrebbe ceduto qualche altro asset, fra lo stuolo di aziende e controllate e partecipate del suo impero;
  4. ai 99 milioni di tifosi in tutto il mondo verrebbe chiesto di partecipare alla causa sociale rossonera versando nelle casse di Berlusconi 10 euro a testa. Questo sí che sarebbe amore. E non sarebbe comunque il miliardo di valutazione.
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Milan – Juventus 0 – 1 / Trova le differenze

Da una parte chi si vuol sentire grande. Dall’altra chi grande lo è. Da tre anni, senza alcun ostacolo insormontabile. Il buon Max viene, prende e va. La cura bianconera ha placato il suo istinto livornese e lo fa apparire molto saggio, cauto. Il godimento – caro Massimiliano – è nel risultato, non nelle parole.

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Lo sa bene la Juve. Al catenaccione rossonero, la banda di Tevez oppone una fitta trama di passaggi. Tanto movimento orizzontale che è a metà fra un atteggiamento di non-violenza (dopo i cinque gol già subiti da Inzaghi) e di lancinante attesa. Tanto si sapeva che sarebbe bastato poco per i tre punti.

Proviamo a cogliere le differenze.

La Juve fa del possesso palla la sua arma migliore. Il Milan oppone un tutti-dietro-la-linea-del-pallone e che il cielo ci riservi un po’ di contropiede. La Juve ha sempre trovato la soluzione in 90 minuti. Al Milan invece è andata malissimo, perché la difesa bianconera non è quella del Parma.

A centrocampo De Jong è praticamente un difensore aggiunto, mentre le due mezzali non riescono mai ad alzarsi per aggredire l’avversario. Marchisio invece gioca da leader una quantità industriale di palloni, con Pereyra indiavolato (a tratti, il migliore del match) e Pogba troppo superiore per classe e personalità. Basta guardare i dati del baricentro delle due squadre per rendersi conto che il big match era solo nei titoli dei giornali.

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Tevez svaria, ma contro 7 o anche 8 uomini rinchiusi a riccio è dura per tutti, mentre Llorente è in serata no. Dall’altra parte, Menez rimbalza sempre contro il difensore di turno, mentre il Faraone non riesce nemmeno a superarlo. Praticamente mai al tiro, a esclusione di un tentativo da fuori di quello con la cresta. Resta giusto l’erroraccio di Chiellini su Honda che Buffon neutralizza regalando anche una posa per i fotografi a bordo campo.

Abate e De Sciglio raramente nella metà campo avversaria, mentre Asamoah e Lichtsteiner hanno arato la corsia di propria competenza, sbagliando puntualmente l’ultimo passaggio o il momento del cross. Anche questa, differenza non banale.

E poi Inzaghi e Allegri. Uno è stato investito da un tam tam mediatico che è cominciato a maggio: televisioni e giornali hanno massacrato la capoccia di telespettatori e lettori co la storia “Il Milan torna grande” o “Torniamo allo stadio” e via così. Così Pippo deve comunque recitare il ruolo di quello elettrico, quasi a imitare il Conte bianconero. L’altro ha invece capito che bisogna pensare, riflettere, scegliere la prossima mossa, che le parole sono solo fiato a dispetto delle azioni in campo. Non che stia buono buonino seduto, il buon Max. Ma comincia a piacerci.

Qualche nota su Rizzoli. Comincia benissimo nei primi minuti, poi qualche fischio sembra ricordargli che quello è San Siro, che in tribuna ci sono Berlusconi e Galliani e comincia a non capirci più nulla. Non fischia alcuni falli, sorvola su alcuni fallacci dimenticandosi dei cartellini. Salvo poi ammonire Marchisio che non aveva nemmeno commesso fallo. E i milanisti continueranno così per buona parte della gara. A farne le spese pure Asamoah che, tuttora, ignora i motivi dell’ammonizione, mentre Chiellini si domanda che una manata in faccia equivale a un fallo contro. Stupenda la protesta di Inzaghi su “mi dicono di qualche episodio dubbio”. Assolutamente Pippo: ma ce ne freghiamo altamente e continuiamo a vincere sul campo. E per fortuna, nessun fallo di schiena

Ora a mercoledì, prima del duo Atletico Madrid-Roma. Ci piacerebbe che Allegri mettesse mano alla panchina: Morata, Coman, il rientrante Vidal, un test per Barzagli, lo stesso Romulo, che fine-ha-fatto-Pepe. Abbiamo, mai come quest’anno, la possibilità di gestirci. E francamente, non vediamo ancora pericoli temibili.

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Serie A: la seconda giornata regala emozioni e verdetti

Una seconda giornata di Serie A con tante emozioni. Risultati a sorpresa, risultati sorprendenti. Gol a raffica, fatti e presi, protagonisti sugli scudi, qualche fischio di troppo partito dalle tribune a segnalare insoddisfazione.

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Tre squadre al comando, con modalità molto differenti. Con alcuni ritardi già clamorosi, o sintomatici delle distanze di forza.

Juve, Roma e Milan si contendono il primato. Bianconeri e giallorossi confermano lo strapotere, anche se in maniera diversa. I milanisti gongolano con Inzaghi in panchina, ma le riflessioni da fare sarebbero tante.

Perdono terreno Napoli e Fiorentina. I partenopei addirittura stanno vivendo più di una crisi: di gioco, di rapporti fra squadra e tifoseria, di equilibri fra presidente e allenatore. Non semplice, ma pompare troppo un ambiente senza prima averne verificato la reale forza implica anche questo tipo di rischio. La vittoria va al Chievo, la stessa formazione battuta dalla Juve 14 giorni fa. Lo shock Pepito Rossi sembra invece aver travolto Montella e la sua banda.

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Tutto facile, troppo facile, per le milanesi. I regali del Parma risultano decisivi, con un rigore in più e un rosso generoso (quello a Felipe). Ne va dell’umore comunque: Berlusconi è tornato e se ne vedono i frutti, a ogni livello, mediatico e non. Mentre Mazzarri può continuare a sfoggiare frasi che ricorderemo per sempre, scolpite nella pietra, nella categoria “ma davvero ha detto una tale stronzata?”. Chissà quanto durerà quest’effetto positivo. Certo, non sarà sempre Sassuolo. A proposito, provando a giocare con la perversione degli antijuventini: quante probabilità c’erano di ripetere lo stesso risultato di un anno fa, cioè 7-0?

Cade il Torino. Andare in Europa senza averne meritato il diritto sul campo sta costando caro ai granata. Involuzione di gioco, minore peso offensivo dopo la partenza di Immobile e Cerci, una nuova identità da costruire. Ventura avrà da lavorare, anche se la rosa pare ottima, a quel livello, e con quegli obiettivi.

Roma e Juve, dicevamo. Chiudiamo con le prime della classe. La Juve continua la striscia di ferocia chiusa a 102 punti lo scorso campionato. Identità tattica notevole, tasso tecnico migliorato, panchina lunga, gioco addirittura più bello a vedersi. Resta la favorita per un numero enorme di fattori. Il dubbio era: quanto perderà in sicurezza e voglia dopo l’avvio di Conte. Sembra averne guadagnato.

Mentre la Roma si avvicina sempre di più. Più sicura, più compatta. E’ venuta fuori da due partite complesse, il cui risultato ha forse raccontato meno di quello visto in campo. Se l’Empoli e la Fiorentina avessero avuto anche un solo attaccante in campo, probabilmente staremmo a raccontare dello sbocciare di un nuovo epico duello Juve-Milan.

Sarà un campionato eccezionale. Meno male. Sai che noia averlo chiuso già alla seconda?

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Milan-Juventus 0-2 La crudeltà di 50 secondi

E’ durata 50 secondi la partita della Juve. E sono bastati per massacrare il Milan e dimostrare una crudeltà inaudita. Una specie di uragano che arriva, spazza tutto e lascia tanta tristezza e malinconia.

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La Juve non c’è. Tanta la fatica di coppa, nonostante la passeggiata contro i turchi. Ma resta lo stress del viaggio e la bestialità del calendario. E poi chiamalo #ersistema.

Il Milan corre di più, magari ha più voglia, certamente ha più paura. Avesse di fronte la vera Juve, la partita sarebbe già finita al fischio d’inizio. La Juve lascia sfogare i rossoneri, abbassando il baricentro come mai visto in questa stagione. Le gambe non girano e così Kaka e compagni provano a stuzzicare Buffon.

Gigi respinge tutto, e quando non c’è Gigi ci pensa Bonucci sulla linea di porta. Poi accade quello che un po’ tutti stanno dicendo da qualche minuto: “vuoi vedere che ora la Juve si sveglia”. E la Juve si è svegliata davvero.

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Marchisio, Tevez, Lichtsteiner e Llorente la spinge in rete. Un’azione da incorniciare per la bellezza e per i gesti tecnici di tutti e quattro i bianconeri. Escluso Marchisio, si tratta dei migliori in campo, ad eccezione di Gigi Buffon. Questo per dire che tipo di Juve è scesa in campo.

Ti aspetti un Milan arrembante, ma la Juve si scrolla di dosso un po’ di stanchezza e nel secondo tempo fa la sorniona e decide di non correre troppi rischi, rispondendo con contropiede e solita manovra. Asamoah non c’è, e allora si passa sempre da Lichtsteiner. Oppure palla a Tevez che è in una forma smagliante e da solo corre per tre. Spallata a Rami da brividi, recuperi, chilometri macinati con una voglia di chi deve dimostrare tutto. Fino al bolide.

Palla a Pirlo che la tocca a Tevez sui 30 metri. L’argentino alza la testa, vede spazio, avanza, uno, due tocchi e poi lascia partire un destro di una violenza inaudita. Magari l’Avvocato Taormina troverà modo di denunciare anche questa giocata…

La verità è che la Juve, oggi, può permettersi di giocare anche solo 50 secondi e vincere la partita. Rischiando, salvandosi talvolta per fortuna (la traversa di Robinho), e maledicendo la sfortuna (il palo di Pogba). E’ la nuova Juve. Quella che può contare sull’attacco, il migliore della Serie A, quando appena un anno fa dicevamo “ah se avessimo pure degli attaccanti forti”. Il merito è di Marotta. I complimenti vanno invece a Conte (seconda panchina d’oro consecutiva).

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Milan-Juventus Il Diavolo e l’Acquasanta [FORMAZIONI]

E’ un film di Bruno Corbucci, con pratagonista Tomas Milian. Sarà invece la partita di stasera fra Milan e Juventus, una sfida dal sapore particolare, in una situazione di classifica imbarazzante.

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Sono 31 i punti di distanza fra la Juventus, che sta dominando incessantemente da tre anni, e il Milan, caduto nel baratro più assoluto nel dopo Calciopoli, se non per lo scudetto di Allegri. Ma mentre la Juventus, distrutta, si è rialzata e ha riscritto la propria storia con pagine che resteranno per sempre nel cuore dei tifosi, la società rossonera è rimasta intatta fino all’arrivo di Barbara Berlusconi.

Stasera ci saranno tante sfide da osservare. Prima fra tutte quella fra Conte e Seedorf. Sembra davvero paradossale che è l’olandese ad aver descritto le potenzialità di Conte. Uno allena da anni, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti; l’altro ha cominciato qualche giorno fa. Poteri dei media.

Ma come dicono bene molti juventini, bisogna stare attenti alla serenità del Milan. Serenità che è in realtà una sorta rassegnazione: se va bene è un miracolo, altrimenti va bene così.

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Chi spaventa la Juve è Taarabt, il marocchino che fu in orbita Juve un paio di anni fa. Doti tecniche eccellenti, personalità ancora da costruire. Dribbling maledetto, quindi massima attenzione sulle fasce e in difesa. Più il redivivo Kaka. Ma la Juve può contrapporre un buon sistema di gioco ed equilibri che, se applicati con ferocia, rasentano la perfezione.

Milan-Juventus Manca Vidal, ma ci saranno Tevez e Llorente

Asamoah è recuperato, mentre a sinistra Chiellini dovrebbe lasciare spazio a Caceres dall’inizio. Mancherà, e tanto, Vidal, squalificato. Il cileno è qualcosa di eccezionale, con un peso specifico che difficilmente ricordo in altri giocatori, al pari dei fenomeni mondiali di livello assoluto (trovate voi i nomi, tanto son sempre quelli).

In attacco spazio alla coppia che fin qui ci sta letteralmente trascinando. Tevez e Llorente hanno riposato giovedì sera, e proprio la prestazione di Osvaldo e Giovinco sembra rassicurare sul potenziale offensivo bianconero: possiamo finalmente far male con i nostri attaccanti.

Alle 20:45 si parte. Poi c’è quel maledetto inconveniente della Nazionale.

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Analisi di un mercato invernale in cui la regina è…

E’ stata una sessione di calciomercato molto interessante. Con un paio di telenovele e un paio di colpi a effetto. Di soldi ne girano pochi, quindi largo alle idee e alle occasioni.

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Le capoliste… anche del mercato

Idee e occasioni che non sono di certo mancate a Marotta e Sabatini. Cominciamo dalla Roma che doveva provare a colmare il gap dei 6 punti dalla capolista. Bastos e Nainggolan sono da leggere come validissimi rimpiazzi, anche migliori, di Marquinho e Bradley. In più i giallorossi si sono assicurati alcuni giovani di prospettiva. La sfida in campionato continua.

E continua perché la Juve si è mossa. Via De Ceglie e Motta e dentro Osvaldo e diversi giovani (Fiorillo e Kastanos su tutti). La punta era ciò che Conte voleva e cercava e Osvaldo era una delle opzioni suggerite. Come già detto in uno scorso articolo, prevalgono molto le doti fisiche e la capacità di garantire un certo peso in attacco. Se in più Osvaldo si ricordasse di segnare gol a raffica, allora sarebbe proprio perfetto. Già perché il suo arrivo a Torino è valido fino al 31 maggio in prestito, poi si potrà trattare sul costo del cartellino fissato adesso a 18 milioni di euro circa.

L’arrivo di Osvaldo coincide però con le non partenze di Quagliarella e Vucinic. I due ragazzi hanno rifiutato l’impossibile in questi giorni e, a mio parere, la società è stata brava a imporre le proprie scelte. Estere per Vucinic, nessuna delle milanesi per Quagliarella. Nessun ricatto, piuttosto restano in panca attendendo il loro turno silenziosamente. A giugno via per un ricambio generale dell’attacco dove gli unici sicuri sono Tevez e Llorente. Dovrà essere bravo Conte a tenere in pugno lo spogliatoio.

Che hanno combinato le altre?

Aria tiratissima a Milano. Thohir è stato costretto a svenarsi per Hernanes, praticamente all’ultimo anno di contratto con la Lazio epperò pagato a peso d’oro. Decisivo il pianto del ragazzo all’uscita di Formello: a Mazzarri serve proprio uno con… queste caratteristiche! Arriva il brasiliano che pesterà un po’ i piedi a Guarin che, ricattando la sua stessa società, è riuscito a strappare un rinnovo di contratto. Il paradosso è che a Mazzarri serviva un attaccante che non è arrivato. Voleva Vucinic, poi aveva scelto Osvaldo, ma si accontenterà di Milito e Palacio, con Belfodil sbattuto a Livorno. Non è arrivato nemmeno il rinforzo in difesa, anzi è stato ceduto in prestito Ranocchia (l’unico nazionale).

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Il Milan invece si è mosso discretamente bene. Non ci sono più soldi, il bilancio è da ripianare senza le astute mosse del passato, e perciò via coi prestiti o parametri zero. Honda è da scoprire, Taarabt è potenzialmente un bravissimo giocatore, ma da vedere in Italia. Gli altri sono solo tappabuchi di una rosa non all’altezza delle grandi stagioni. Con un Seedorf che avrà moltissimo da lavorare.

“C’è solo un capitano” che è finito in panca e ora al Sassuolo. Si tratta di Paolo Cannavaro che dopo 8 stagioni è stato gentilmente accompagnato alla porta da Benitez. Sono arrivati i soliti nomi stranieri del tecnico spagnolo, molti di questi giovani promettenti. Il punto è capire quanto sono pronti per sopportare sin da subito il peso del calcio italiano. Con una Fiorentina che avanza imperterrita nonostante le defezioni da infortunio. Anderson, i suoi tre figli, e il belloccio Matri possono dare più di una mano a Montella che sta dimostrandosi, dopo Conte e Garcia, uno dei migliori tecnici in giro per l’Italia.

Delle altre val la pena di sottolineare la rivoluzione totale del Sassuolo. Undici o dodici acquisti, più il cambio dell’allenatore.

Il futuro è dei giovani? Da Berardi a Gabbiadini, passando per Kastanos e Fiorillo

In casa Juve ci si è mossi anche per il futuro. Il talento Kastanos è stato portato a casa: si dice un gran bene di questo ragazzino. Mentre Fiorillo, nel mirino di Paratici da un almeno due anni, è stato acquisito con la solita formula “metà a me, metà a te” (l’altra metà scambiata è quella di Beltrame, su cui dobbiamo continuare ad avere il controllo). Buffon non è immortale, e il portiere blucerchiato potrebbe rivelarsi una preziosa risorsa quando si tratterà di cercare il sostituto del numero uno al mondo.

Nei mesi che seguono, fari puntati su Gabbiadini e Berardi. Anche su Immobile, ma l’attaccante di Sorrento sembra destinato a un clamoroso scambio o a fare cassa.

Il caso Cellino: cosa stiamo esportando?

Intanto all’estero continuano a mantenere alta l’ironia nei confronti del nostro Paese. Cellino, non contento degli affaracci sparsi in tutto il mondo, ha messo gli occhi sul Leeds. Prima mossa? Ordinare l’esonero dell’allenatore. I tifosi si sono imbestialiti e il chitarrista Cellino è stato salvato dalla polizia.

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Calcioscommesse: ecco le partite e le prove

Seguendo le carte e lo strano ragionamento, ecco alcune partite finite sotto la lente di ingrandimento del Gip. Con calma, mettetevi a sedere e ragioniamo insieme.

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Prendiamo a riferimento il Milan. Delle 90 partite sospette, ben 4 riguardano i rossoneri. Semplicemente, vediamo quali sono le prove registrate dagli Sherlock Holmes.

Il Milan, con Gattuso e Milanello

Milan-Lazio 0-0

1 febbraio 2011. Brocchi alla Lazio, Gattuso al Milan. Bazzani li contatta il 25 gennaio e il giorno del match.

 

Chievo-Milan 1-2

20 febbraio 2011. Bazzani contatta Gattuso e D’Anna la mattina del 20 febbraio.

 

Milan-Bari 1-1

13 marzo 2011. Bazzani contatta Gattuso il 6 marzo.

 

Milan-Cagliari 4-1

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14 maggio 2011. Qui ci sarebbe la new entry Sebastiano Rossi, allenatore della Squadra Primavera. Per tre giorni prima del match, contatti sulle SIM fra Pipieri, Rossi e Gattuso.

Segnaliamo infine come è curiosa la coincidenza della presenza di Bazzani a Milanello nel febbraio 2011 e nel maggio 2011. Curiosamente, le partite sospette riguardano proprio i periodi in cui Mister X fa visita ai campi d’allenamento rossoneri.

E la Juventus? Qual é il collegamento?

Della Juve si registra un solo episodio. Eccolo.

Lazio-Juventus 0-1

2 maggio 2011. L’unico contatto è con Brocchi. La registrazione sulla SIM segna la data stessa dell’incontro. Sarebbe interessante capire il contatto con la Juve.

Nel registro questa partita è segnalata per il contatto fra Bazzani e Brocchi. Che pur, in quella partita, si impegna per sbagliare due clamorose occasioni da gol.

La domanda è: quel é il collegamento penale con la Juve? Ricordiamo che questa era la stagione di Del Neri che far passare per cupolaro insieme a Marotta appare oltremodo ridicolo.

E l’Inter?

La partita che riguarda l’Inter è Palermo-Inter. Non si ha traccia del motivo per cui è stata sottolineata come sospetta. Ma, ipotizzando che si scommette sui fattori più pesanti, vien solo da segnalare il risultato finale: 1-0, gol di Ilicic.

Riportiamo inoltre il commento di Eurosport:

Il migliore è Ilicic con lo sloveno che segna e mette in serie diffcoltà tutta l’Inter. Nei nerazzurri si salva solo Handanovic, l’ultimo a mollare.

E riportiamo la frase finale della cronaca testuale del match:

L’arbitro si porta il fischietto alla bocca ed i giocatori smettono di giocare. Rettifica il direttore di gara: “Non ho fischiato, continuate!”

Ci chiediamo allora come ragionerebbe la critica se al posto dell’Inter ci fosse stata la Juve.

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La supermoviola? No, “parliamo di calcio”

Parliamo di calcio. Ora che non conviene a nessuno. Ora che conviene a tanti. Parliamo di calcio.

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Dai microfoni della radio a quelli della TV, passando per l’inchiostro sciupato nei giornali di ogni mattina. Polveroni, episodi nascosti, trafiletti, sommarietti opportunamente scritti. Da Varriale a Porrà, dai moviolisti Sky a quelli Mediaset. Parliamo di calcio?

Ci sta provando Conte. Da almeno tre anni, fin quando non sbotta come l’altro giorno contro la D’Amico. Fin quando non se ne può più. Il limite della pazienza e dell’educazione lo stiamo spostando sempre più in là, sempre più distante, fissando record mondiali inimmaginabili.

Il giochetto di istigare solo quando fa comodo a certi personaggi regge sempre in Italia. Solo in Italia.

Parliamo di calcio? Ok.

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I centimetri di Asamoah contro il Genoa sono ancora in fase di analisi. Intanto è passato il concetto che la Juve rubba, continua a rubbare. Solo che in quella domenica ci furono i due aiutoni al Napoli. Chiamiamoli aiutoni. Nessun motorino ha permesso però a De Laurentiis di scappare. Con Benitez che urlava ai microfoni “Napoli aiutato? Non scherziamo!”. E chi scherza, caro Rafa?

Già ieri sera non scherzavamo quando chiedevamo lumi sul rigore non dato a Cuadrado. Per dirla come i nostri amici tifosi antijuventini hanno fatto, e fanno, da anni: due piccioni con una fava, cioè favore al Napoli che ha portato a casa i tre punti e favore al Milan che Cuadrado non se lo ritroverà contro. Il Milan che si lamenta per la gestione arbitrale dei match: l’assenza di Meani pesa, a quanto pare. Perciò la colpa è di Parolo che anziché tirare da 40 metri ha fatto il furbo tirando da 38, mentre Montolivo continua a picchiare imperterrito senza possibilità di vedere sventolato il cartellino color rosso.

Eppure stamattina la Gazzetta non ha titolato “Napoli non così!”, né i tifosi hanno esclamato parole quale “scandalo”, “vergogna” e via così. Senza Juve, questa parole fanno poco effetto. Fanno vendere pochi giornali. Fanno meno numeri in tv e fanno fare meno caffè ai bar.

E mentre Rolando dà UNA MANO all’Inter di Mazzarri che continua a lamentarsi degli arbitri, episodio passato in sordina, qualcuno fa notare come la Fiorentina sia massacrata dagli arbitri (ma guai a far notare che il rigore contro la Juve non c’era, secondo il regolamento; e guai a far notare che Aquilani andava espulso). Campionato già deciso, dice qualcuno. Da chi e per chi è questione ancora ignota, almeno fino a quando Conte non prenderà la vetta del campionato. A quel punto sarà chiaro il “chi”.

Resta un dettaglio: “alla Juve manca un rigore: netta la spallata su Tevez” (fonte: Gazzetta dello Sport). Ma è un dettaglio: il rigore non concesso è solo per sviare le indagini. E poi… parliamo di calcio.

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