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Tag: moggi (pagina 1 di 13)

Juve: la strada della riconoscenza è la più pericolosa

Le difficoltà della squadra sono evidenti e devono essere ricondotte allo stato di forma della gran parte dei giocatori, alla mancanza di un gioco fluido e incisivo e alla debolezza caratteriale che sta determinando i risultati delle partite.

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La squadra alterna momenti di gioco da Juve a momenti in cui la tensione mentale viene meno e gli avversari prendono il sopravvento. Non può essere un problema tecnico, ma è solo un problema mentale a cui Allegri non sta trovando una soluzione efficace.

Sembra dimenticato il motto di fino alla fine, e la squadra sembra ripetere il secondo tempo di Cardiff rinunciando alla lotta e al gioco, uscendo dalle partite senza capacità di reazione.

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Assurdo criticare tecnicamente la rosa, più che corretto e legittimo criticare l’impegno e la dedizione dei giocatori, alcuni di questi molto ben pagati.

In rete, specialmente su Twitter, si assiste a una impietosa lite senza contenuto. Il campionato è ancora lungo, ma si vince con la cura minuziosa di ogni dettaglio. Sottolineare quali dettagli stiano venendo meno in questa Juve è ciò che l’intelligenza suggerisce senza per questo mettere a rischio l’amore verso la Juve. D’altronde, per risolvere un problema, bisogna prima individuarlo.

Massima fiducia in Allegri per cui parlano i risultati degli ultimi anni, ma antenne ben dritte per il lavoro svolto sul campo sia dal mister sia dai ragazzi. La cosa più pericolosa, vero ingrediente segreto della triade, è la strada della riconoscenza che guarda solo al passato e mai al presente e al futuro.

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Tra sana rivoluzione e paura di scommettere

Erano i classici tempi di Moggi, quando ogni anno cambiavano significative pedine, rimpiazzati opportunamente nei fatti da giocatori nuovi, con nuove motivazioni ed energie. Erano i tempi in cui si vendeva e si comprava con un ritmo elevato, pur mantenendo inalterata una certa struttura di spogliatoio.

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La sfida per Marotta e Allegri è la stessa: mantenere la colonna vertebrale quanto più solida, e mettergli accanto tutta una serie di pedine che rinvigoriscono ambiente e risultati.

Sarà cosí anche quest’anno?

Pirlo, Tevez e Vidal rappresentano molto di più di tre autentici fenomeni in campo. Rappresentano anche un simbolo di rinascita dalle ceneri di Farsopoli. Un cambio di rotta netto, forte, violento che ha determinato gli ultimi quattro anni della storia del calcio italiano. Perdite importanti, ma non bisogna cascare nell’errore di sopravvalutare chi è arrivato e chi arriverà, o rimanere inutilmente legati a un passato con cui mai si è vinto.

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La rivoluzione è necessaria. La scommessa va fatta. Ponderando ogni genere di manovra: quella economica, quella tecnica, perfino quella tattica.

Senza fretta, perchè la Juve si trova davanti la possibilità di poter gestire il campionato e provare ad aggiungere nuovi tasselli di crescita in Europa.

Il pericolo più grave che la Juve corre non è quello di sbagliare il prossimo acquisto, ma quello di perdere di vista l’unità di intenti che deve legare staff e tifoseria. Già l’anno scorso, noi tifosi siamo stati autori di una campagna durissima nei confronti di quell’Allegri cui oggi siamo aggrappati. È ancora recente l’addio di Zidane, con i successivi anni d’oro che seguirono la sua partenza. Non ripetiamo gli errori. Non emettiamo giudizi, non affidiamoci al calcio di luglio (sebbene vada commentato e interpretato).

Per la serie: gli uomini passano, la Juve resta.

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Moggi assolto. Facchetti prescritto di nuovo. Inter ancora salva

Il fatto non costituisce reato.

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E’ il Tribunale di Milano a certificare, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la farsa Calciopoli, assolvendo l’ex dg bianconero dall’accusa di diffamazione contro Facchetti, all’epoca presidente dell’Inter.

Moggi, in una trasmissione TV, semplicemente rivelò e rivendicò alcuni fatti: le telefonate con gli arbitri, le “grigliate” (che però trovavano seguito, al contrario di quelle di Moggi) e anche una telefonata in particolare in cui Facchetti chiedeva di indirizzare una partita ancora da giocare (Inter contro il Cagliari, Coppa Italia).

Il fatto non costituisce reato. Vale a dire: quanto ha detto Moggi è semplicemente un fatto accertato da processi precedenti, già riscontrato come vero.

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Il punto qual é: è che questa battaglia assurda di Gianfelice Facchetti per tenere in vita un onore che il padre in realtà ha abbondantemente perso nel processo Calciopoli, ha di fatto gettato benzina sul fuoco di chi rivendica la farsa Calciopoli. Perché sarebbe stato tutto più semplice se avessero condannato Moggi, attribuendo così valore alle bugie che continuano a essere recitate da giornali e fonti nerazzurre.

La verità, purtroppo abbondantemente commentata dalla libera circolazione di notizie sul Web, e clamorosamente oscurata, occultata e addirittura falsificata dagli organi di cosidetta informazione, è che i prescritti nerazzurri hanno usufruito di uno strano, gratuito e non sano salvataggio da un processo che li avrebbe, più della Juve, mandati in B. Prova ne sia che in quel lungo e complesso processo che ha di fatto coinvolto solo la Juve, mentre ai bianconeri vennero inflitti tre articoli 1, all’Inter venne inflitto un articolo 6 (illecito sportivo) poi prescritto.

Il fatto non costituisce reato.

Il reato è solo uno. Ma sul campo la Juve sta riprendendosi con gli interessi il maltolto! E questo fa ancora più male a chi sperava di averla definitivamente affossata.

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Lotito come Moggi?

E’ scoppiato il caso Lotito. Meglio: hanno creato il caso Lotito. Di più: sta succedendo quanto avevamo già immaginato. Intraprendenza che si confonde con arroganza, in un mescolarsi di torbide situazioni dove non capisci mai le buone azioni e gli eccessi.

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Lotito sempre presente. Alle conferenze stampa. In zona stadio. Dentro lo stadio. Ai bordi del campo. Appena fuori dallo spogliatoio. Agli allenamenti. Lotito c’è.

E qualcuno, sui giornali, si è pure azzardato un paragone col grande Luciano Moggi. Chiariamo subito un punto: uno ha vinto, tanto, tutto, e ne capiva di calcio e di gestione, l’altro si è solo un po’ troppo innamorato di un ruolo che nessuno gli ha riconosciuto, in un’orgia di deliri da magnate, da padrone, da uno che conta.

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Sembra voglia imitare Galliani, senza averne gli enormi e influenti contatti.

Chi è Lotito? Perché una tale entratura nella Federazione e nelle cose della Nazionale. Cosa dobbiamo aspettarci? Quali i possibili conflitti di interesse?

Tavecchio è lì, manovrato, voluto da chi non voleva cambiare. Lotito è solo colui che non ha resistito alla tentazione di mostrare la potenza, di foggiare visibilità. Tanti auguri.

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Calciopoli: la Gazzetta a capo di tutto

E’ ripartita alla grande la campagna pro Calciopoli. A capo di tutto, come al solito, l’house organ di chi l’antijuventinismo l’ha eletto a propria prima filosofia di vita. Di fatti nemmeno l’ombra.

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Escono le motivazioni del secondo grado del Processo Calciopoli e i mitici copy della redazione scelgono con oculatezza le parole da mostrare sulla prima pagina del giornale. Questo accadeva ieri. Oggi, invece, spazio a Moratti che grida al mondo “smascherati i colpevoli”. Onestamente ci arrendiamo: troppo bravi, bravissimi. Tanto quanto la disonestà che praticano ogni giorno.

La verità, l’unica verità, la conosciamo bene. Non ci sono prove, anzi ve ne sono di segno contrario rispetto alle accuse infamanti di quel 2006. Non solo: non esiste la Cupola, come già archiviato nel Processo GEA e già nel primo grado di Calciopoli. Di più: per Moggi e per pochi altri ancora in gioco, le pene si sono sempre più ridotte a causa della demolizione del castello accusatorio.

Non basta.

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Le prove sui sorteggi sono piuttosto chiare, ci dispiace ripeterlo: tutto regolare, non è stata avvistata né riconosciuta né provata alcuna irregolarità. Così come le griglie: Moggi ci prova, non le azzecca, mentre altri personaggi e dirigenti riuscivano effettivamente a manovrarle.

Capitolo intercettazioni: in oltre 181 mila files, nemmeno una telefonata che incastra Moggi con un arbitro. Ve ne sono, invece, di un tale Facchetti che chiede, fra le tante telefonate poi ritrovate, di aggiustare una certa statistica con un arbitro (cosa poi effettivamente verificatasi).

Sempre dai dispositivi e dalle sentenze leggiamo di un campionato regolare, quello 2004/2005, e un campionato nemmeno lontanamente sfiorato dalle indagini, quello 2005/2006. Scopriamo invece che i famosi 3 saggi non avevano benedetto per nulla le mosse dell’ex membro del CdA dell’Inter tale Guido Rossi, anzi avevano espresso parere contrario all’assegnazione dello scudetto a una squadra su cui pendevano grossi dubbi.

Ma la cosa più assurda è che in questa faccenda la Juve ne esce sconfitta due volte: per la violenza subita nel corso di Farsopoli, mediatica e a livello di giudizio, e per il fatto di essere stata riconosciuta non colpevole nonostante il sentimento popolare.

L’unico attore a capo di tutto resta la Gazzetta. Ma non pagherà mai le proprie colpe. Esiste proprio per questo, e altri scopi.

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Juventus-Sampdoria e le fesserie di chi non vince

Conte regala sempre titoli di grande impatto. Stavolta tocca a chi non vince, reo di inanellare una serie infinita di fesserie. In realtà il tecnico allude ai lamenti, alle false giustificazioni della mamma per nascondere lo strapotere della sua squadra.

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Si prende i meriti, Conte, e fa bene. E vuol prendersi tutto ciò che resta in campionato. Stasera nessun turonver in vista della sfida delicata di martedì in Coppa Italia. Scendono in campo i migliori, e chi sta più in forma. Con un occhio al mercato.

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Ammonisce chi pensa che il campionato è finito, anche se sa benissimo che può perderlo solo la Juve. Ammonisce nel ritenere arrese Roma e Napoli che “sul mercato si sono ancora di più rinforzate, nonostante stiano viaggiando a ritmi impressionanti”. Sembra, quindi, chiedere qualcosa a Marotta. E non a torto.

Per attaccare il doppio impegno campionato-Europa serve qualche rinforzo. Specie sulla fascia, specie sulla sinistra, se a destra Pepe è ormai quasi completamente recuperato. Non i Nani e nemmeno forse i Menez, anche se servirebbero proprio questi nomi.

E nella settimana in cui si sono consumate pagine e pagine di elogi per la Juve, l’assoluzione di Luciano Moggi per gli affari della Gea è passata in sordina, nascosta a pagina 34 o nemmeno letta al telegiornale, anche velocemente, anche sottovoce. Un peccato, perché un altro puzzle della stronzata chiamata Calciopoli è tornato al suo posto.

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Il “sistema” De Sanctis e il divieto di dire la verità di Moggi

Curioso, eh?! De Sanctis può elargire falsità e accuse pesantissime senza alcuna sanzione, mentre Moggi, che ha detto la verità sul conto di Facchetti e dell’Inter, andrà sotto processo (oggi, ndr).

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Succede in Italia, il Paese dove ogni cosa può accadere. Con ordine.

Il portiere della Roma, ex Napoli, Morgan De Sanctis ha rilasciato piccanti dichiarazioni dopo la sconfitta per 3-0 contro la Juve. Obiettivo, nemmeno tanto complicato, è stato quello di diffamare la Juve e il “sistema” che la favorisce. Quale sia questo sistema non lo ha puntualizzato. Peccato: sarebbe stato carino scoprirlo. Se si tratta infatti del sistema FIGC, De Sanctis l’ha fatta fuori dal vaso. Se si tratta del sistema Lega Calcio, De Sanctis l’ha fatta fuori dal vaso. Altri sistemi non sono ammessi. Fra l’altro, De Sanctis deve davvero essere andato fuori di testa tirando in ballo pure lo stadio di proprietà.

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Ora, la Giustizia Sportiva dovrebbe quanto meno verificare queste accuse, ma dopo un paio di giorni non si hanno novità in merito. De Sanctis ha acceso i cuori giallorossi, ha rivolto pesantissime accuse alla Juve e ne uscirà pulitissimo, anzi quasi un martire. Un po’ di Maalox e passa tutto, mentre la Juve tornerà al lavoro garantita dagli aiutini di Conte, Vidal, Bonucci e Vucinic… fra gli altri.

Luciano Moggi va di nuovo davanti un tribunale. Nel 2010, in una puntata televisiva dove era ospite, ebbe un confronto acceso con Javier Zanetti. L’ex direttore generale della Juve rimproverò Zanetti della scarsa informazione circa Facchetti, Moratti e le attività illecite nerazzurre. Oggi andrà sotto Processo. Ennesima farsa.

Chiariamo: le vicende in Tribunale riguardo Calciopoli hanno già dimostrato la verità di quelle dichiarazioni. E’ tutto accertato, è tutto provato. Quindi: che razza di Processo è quello che si apre oggi? Ennesima tragedia della Giustizia Italiana che, evidentemente, creerà un’altra fantasmagorica sceneggiatura su questo giallo a puntate che non accenna a finire: quando l’Italia si sveglierà dal sonno antijuventino che permea ogni istituzione di questo strano Paese?

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Calciopoli, condanna Moggi: ma è molto di più di una condanna

Attendiamo le carte, ma si passa da 5 anni a 2 anni. Che in virtù del Paese in cui viviamo vuol dire la distruzione, seppur parziale al momento, del castello di accuse che hanno costretto il Direttore alle dimissioni e a un calvario cui sono stati sottratti i vari Galliani e Moratti.

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2 anni e 4 mesi. Furono più di 5 nello scorso grado di giudizio. Cosa sarà mai successo?

E’ successo che Trofino e Prioreschi hanno dato un’altra mazzata a tutto l’impianto accusatorio che in realtà traballava alla grande da solo.

Tanti personaggi escono di scena, di alcuni si scoprono altarini offuscati precedentemente.

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Molti casi non lo sono più. A cominciare da Racalbuto su cui non c’è l’onestà intellettuale di ammettere la terribile stronzata raccontata agli italiani. E gli organi di (dis)informazione continuano a nascondere gli ultimi risvolti delle indagini. Altre intercettazioni che il povero Prioreschi è costretto a leggere in aula, quasi fosse uno dei tanti racconti da narrare ai bambini. Ma è giustizia questa?

Ci chiediamo inoltre quale assurdo sia il procedimento che permetta paradossi da paura, come quello sottolineato da Trofino: “Si continua a vaneggiare di campionati truccati quando voi stessi avete certificato che il campionato è inalterato“. Da una parte si assolve, poi ufficialmente si tende a perdurare in una noiosa commedia, o tragedia (dipende per che squadra tifate).

Da parte nostra, possiamo solo dirvi che manterremo altissima l’attenzione. Ci teniamo a chiudere con un ultimo tentativo di Prioreschi di richiamare tutti all’ordine. Un sogno vano:

C’è una esigenza di moralità in questo processo che supera ogni limite. Dovete sapere che cosa è successo in questo processo! Lei ci ha sempre invitato a non leggere, ma questa voi non la conoscete. Abbiamo fatto una memoria in cui la chiave di lettura era la prova logica sulla partecipazione alla associazione. Però quando si occulta una telefonata di questo genere che ha provocato la condanna di un innocente, io devo parlarvene!

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Calciomercato Juve e l’idea che stuzzica: vendere Pirlo e prendere…

Fosse vera l’indiscrezione lanciata da qualche giornale, alla Juve starebbe per arrivare un’offerta di circa 10 milioni di euro per Andrea Pirlo. Il 34enne fuoriclasse bianconero non ha rivali nel proprio ruolo e gli anni non offuscano l’immenso talento.

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Da qui a credere a una simile offerta ce ne passa. Ma muoviamoci nel campo delle ipotesi.

A Madrid Carlo Ancelotti vorrà proporre un calcio costruttivo, ben diverso da quello di Mourinho tutto nervi e fisicità. Il primo tassello è dunque il regista e qui sorge il primo dubbio: il Real ha speso una barca di milioni di euro per prendere Modric. Che senso avrebbe prendere Pirlo, molto più vecchio del croato classe ’85?

Ma continuiamo. Anche posto che Ancelotti si sia speso per chiedere Pirlo, avrebbe senso l’offerta di 10 milioni di euro per un 34enne?

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Senza contare i 39 milioni di euro spesi per Illarramendi: regista spagnolo di 23 anni appena prelevato dalla Real Sociedad.

Più che nel campo delle ipotesi dobbiamo convenire di muoverci nel campo della pazzia. Tanto vale persistere.

Mettiamo caso che i 10 milioni siano reali: che si fa?

La mia posizione sarebbe la seguente. Valuterei la possibilità di arrivare a Verratti. Cedere Pirlo per 10 milioni e aggiungerne 15 per prendere il regista del PSG sarebbe un’ottima operazione, ma solo se Conte vorrà usare un regista puro. In casa, inoltre, resterebbe in piedi l’opzione Marrone che quel ruolo lo conosce bene, più con doti da interdittore. Di certo un’operazione simile l’avrebbe fatta un certo Luciano Moggi: finanziamento con Pirlo, fondi destinati all’acquisto di un fuoriclasse. Un ragionamento troppo cinico per Marotta?

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Florentino Perez su Higuain: ecchallà!

Non credo se non vedo. Non credo se non tocco. A nemmeno 24 ore da un SMS ricevuto, ecco che Florentino Perez stravolge i piani di redazioni e agenti di mercato con una intervista secca a Marca.

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Oggetto del contendere quell’Higuain che ha già dichiarato di voler lasciare la camiseta bianca per altri lidi. Normali scaramucce? O il tentativo, legittimo, di accendere un’asta attorno a El Pipita allo scopo di incassare quanti più soldi possibili?

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Sicuramente la seconda ipotesi è la più probabile, ma mette fuori gioco la Juve che non potrebbe partecipare a nessuna asta. A meno che le dichiarazioni non siano false o falsamente riportate: “Se pensano di offrire 30 milioni di euro è meglio se non vengono: 30 milioni non bastano. A oggi nessuno però ce lo ha chiesto. Neanche la Juve.

In ogni caso la sensazione è che quando Marotta sbandiera un obiettivo, poi tale obiettivo diventa impossibile da raggiungere. Ah, i cari vecchi tempi in cui Moggi riusciva a dribblare perfino l’Avvocato.

“Una cosa prima la fai, e poi la racconti” diceva un vecchio saggio. Questo Marotta deve ancora capirlo.

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