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Tag: moggi (pagina 7 di 13)

L’arringa di Prioreschi spiegata al tifoso interista: la dichiarazione spontanea di Luciano Moggi

Continuiamo la nostra analisi dell’arringa dell’avvocato Prioreschi al Processo di Napoli. In questa puntata ci concentreremo sulla dichiarazione spontanea di Luciano Moggi.

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Sono più o meno le ore 10:00 quando il Direttore prende la parola. E come spesso accade quando le sue labbra si muovono… gli altri ascoltano in silenzio, perché l’autorità e l’intelligenza con la quale esprime i concetti sono incommensurabilmente maggiori rispetto a qualunque altro essere calcistico italiano e probabilmente nel mondo.

Non sto assolutamente delirando quando dico “italiano e probabilmente nel mondo” perchè una conferma a questo concetto la dà proprio il Direttore Moggi  a metà del suo discorso. Ma andiamo con ordine.

Magistrale l’apertura della sua dichiarazione. Da qualche giorno (siamo al 27 settembre, ndr) l’Inter ha annunciato Claudio Ranieri come allenatore e la Gazzetta dello Sport aveva pubblicato un articolo dai contenuti a metà fra il ridicolo e la menzogna più totale. L’articolo in questione è stato titolato con un “C’è un filo nero che unisce Moggi a Ranieri”.

Registriamo innanzitutto una sciocca opposizione da parte del PM. Sciocca perché è chiaro pure a un bambino che qui, l’imputato – ricordiamolo: Moggi è imputato in un procedimento penale – sta cercando di chiarire la posizione di un organo informativo che ha avuto un ruolo ambiguo e decisivo ai fini della farsa. Avremo modo di tornare su questo argomento nelle prossime puntate. Ma tant’è, la Casoria respinge l’opposizione incuriosita dall’articolo.

Il pezzo in sé è falso e l’allora Presidente del Napoli ha già smentito tutto. Il punto cui giunge Moggi è il seguente: ecco il metodo, forcaiolo e assolutamente privo di ogni fondamento, con il quale la Gazzetta dello Sport conduce indagini, le stimola, le alimenta, come già ampiamente successo (e ne abbiamo documentazione) nel 2006. Indagini e accuse e fantomatiche prove già sgretolate al Processo di Napoli da Trofino e Prioreschi, più tutti gli avvocati degli altri imputati.

Comincia così il lungo duello fra la difesa di Moggi e un’accusa ormai in ginocchio, distrutta dai colpi a ripetizione di un Prioreschi che ne avrà di cotte e di crude da raccontare. Ma ora arriva il pezzo forte.

Moggi ripercorre brevemente le tappe che lo hanno portato alla guida della Juventus. Qui parafrasare o commentare le sue parole è davvero inutile e quindi lascio la parola al Direttore:

Io e la Triade siamo nati nell’interregno di Gianni, Umberto Agnelli e Chiusano, che sono morti nel giro di qualche anno tutti e tre. C’è stato l’ingresso degli eredi con i quali Giraudo aveva spesso fatto baruffa ed era chiaro che dovevamo andare via. Bisognava andare via, mandare via chi aveva vinto tutto senza chiedere un soldo alla proprietà, mentre questi di oggi hanno speso già 300 milioni. Alex Ferguson ad agosto ha detto: “Molte persone in italia sono state esempio da seguire, Sacchi, Capello e Lippi ma negli anni ’90 predicavo ai miei giocatori e a me stesso che il nostro esempio da seguire era la Juve di Lippi e di uno straordinario manager come Moggi, che erano un tutt’uno come squadra e come società”. Purtroppo non siamo stati difesi dall’avvocato della Juve, che non so per quale motivo ha patteggiato. Le altre hanno fatto bene ad indicare noi come colpevoli. Tutti conoscete Enzo Biagi che, prima di morire, in una intervista ha parlato di sentenza pazzesca, quella sportiva, perchè costruita sul nulla. La formazione della Juventus, vero mostro da combattere, era formata da campioni, era formata da tutti i capitani delle nazionali europee. Non avevamo bisogno di aiuto. Le classifiche parlavano di un netto distacco tra noi e gli altri e l’Inter non si può permettere di parlare di anomalia perché hanno cambiato Seedorf e Pirlo con Brncic e Coco!

Già da sola varrebbe più di mille arringhe. Da Fergusson a Enzo Biagi, autorevoli pensatori del calcio e della politica schierati apertamente a favore della Juve di Moggi, Giraudo e Bettega. La stessa Juve che, nella persona del Direttore, ora si trova a difendersi da accuse volgari e clamorosamente false. Fergusson e Enzo Biagi, due che con l’ambiente juventino poco c’azzeccano, due che da queste dichiarazioni non hanno tratto certo alcun beneficio.

E a cosa serve una digressione di questo tipo? Lo spiega ancora Moggi:

Noi siamo qui per dimostrare che non abbiamo fatto quello per cui veniamo accusati.

E a ben vedere il Direttore ci è riuscito. Ci è riuscito perché ha avuto le possibilità economiche di ingaggiare un fior fiore di avvocato come Prioreschi e una squadra di tecnici e periti, su tutti Nicola Penta. Questo team ha letteralmente confutato le ipotesi di illecito (peraltro inesistenti già nel 2006, anche se questo la gente non lo sa) e dimostrato anzi che a commettere eventuali illeciti sono stati ben altri personaggi, tuttora operanti nel mondo del calcio col ruolo di Presidente o di Amministratore Delegato, per esempio.

Luciano Moggi poi svela un retroscena:

[...] quando sono andato a farmi interrogare c’erano Narducci, Beatrice e Auricchio e sa come mi disse Narducci? “Lei lo sa che è finito?”

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A che pro un pubblico ministero dovrebbe spingersi così in bilico annunciando la fine? Che tipo di progetto ha un pubblico ministero il cui obiettivo è la ricerca della verità? Non viene da pensare che l’obiettivo era invece un altro? Preconfezionato e raccontato ad arte?

Ma c’è di più. Anzi, non c’è sarebbe meglio dire. Luciano Moggi rivela di aver detto davanti ai tre saggi Beatrice, Auricchio e Narducci (scambiando gli adddendi…) di aver subito spionaggio industriale di cui vi erano poche tracce. Almeno Moggi non possedeva le prove per affermare ciò e perciò aveva suggerito di tenere d’occhio la vicenda Telecom.

A posteriori il buon Luciano ci aveva preso anche questa volta, come del resto sono numerose le sue intuizioni in sede di mercato. Solo che nei verbali questo pezzo, questa discussione, questi dubbi non ci sono. Sono scomparsi e chissà chi si è preso la briga di cancellarle queste dichiarazioni.

Perché, sempre a posteriori, la coincidenza spaventosa fra intercettazioni e Telecom e Inter mette i brividi e fa pensare al peggio. O allo sporco, il lettore potrà trarre da sé le conclusioni.

Moggi rivela ai tre, i quali, ripetiamo, dovrebbero agire secondo i dettami della terzietà e della ricerca della verità, di aver subito pedinamenti e perciò si era procurato le schede svizzere. Ma anche questo sospetto sui pedinamenti nei verbali non c’è.

E allora è ancora Moggi a venirci incontro. Nella chiusura della sua dichiarazione spontanea infatti si lascia andare a un piccolo sfogo:

La mia sensazione è che Narducci abbia voluto fare un processo di sensazioni. Perché la Procura non è mai andata a Coverciano a fare una perquisizione?

Già, perché? Perché forse non avrebbe trovato uno straccio di prova? Perché avrebbe sconfessato le balle su cui si sarebbe poi impostato il processo farsa del 2006?

E’ un po’ quello che hanno pensato i molti presenti in aula a Napoli, fra giornalisti e semplici tifosi che hanno a cuore le sorti del calcio italiano. Giornalisti e tifosi che si sono lasciati andare a un applauso. Ed ecco la cosa più vergognosa.

L’avvocato dello Stato, uno che di per sé dovrebbe giocare un ruolo di terzietà proprio in favore dell’Istituzione che rappresenta, cioè me medesimo che pago le tasse, poco elegantemente ha esclamato:

Si sono portati la claque. Li caccerei tutti.

L’espressione più barbara della condizione civile cui può essere relegato un essere umano. Zero forme di espressione, perché anche solo l’applauso, praticamente una sentenza in quel contesto, dà fastidio a chi si trova a dover ancora recitare un ruolo farsesco. Sarà Nicola Penta a rispondergli, con un tono che la dice lunga su chi sono i buoni in questo Processo e chi i cattivi. Dirà Penta:

[...] fortuna che è solo un avvocato: io avrei cacciato tutti quelli che hanno detto una marea di sciocchezze in quest’aula.

E probabilmente, fra qualche settimana, ce ne sarà occasione.

Nella prossima puntata cominceremo a esaminare la lunga arringa di Maurilio Prioreschi. Mandate a letto i bambini perché certi passaggi potrebbero urtare la loro sensibilità di cittadini, ma soprattutto di essere umani liberi.

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La classe non è acqua: l’indignazione del sito ufficiale dell’Inter!!

Pensavo fosse solo uno scherzo. Mi spiego meglio: mi hanno segnalato questa pagina e mi sono fatto due grasse risate. Poi però mi hanno ripetuto un concetto: “guarda che non è uno scherzo!”.

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E non è uno scherzo, no!

Indignazione Inter

La società più onestà del mondo, almeno secondo la curiosa interpretazione del suo presidente che dovrebbe rispondere di bilanci falsi, ricettazione passaporti, scudetti truccati, federazione sotto scacco e via così, si permette sul proprio sito ufficiale, quindi attraverso un canale importante, di rendersi ridicola attraverso esternazioni molto pericolose.

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Il pericolo è anche semplice da capire: stavolta non c’è Moggi, dunque???

A meno di ricondurre il problema ancora a Torino, svolta bianconera, qui c’è da chiarire un concetto: gli arbitri sbagliano per dolo o sbagliano perché è umano sbagliare e questo calcio, con le sue regole, li mette ancor di più in difficoltà?

Occhio alla risposta, perché da Napoli sono arrivati segnali inquietanti. C’erano arbitri che addirittura non dovevano sbagliare a favore di una squadra e arbitri che si incontravano con dirigenti in orari di chiusura di locali appartenenti ad altri dirigenti… eppure quella squadra vinceva. Contro questi magheggiamenti da quattro soldi. Quella squadra vinceva perché forte, perché organizzata.

Inoltre è troppo facile indignarsi quando l’episodio gira contro, non alzare la voce quando a indignarsi sono altre società, e far finta di nulla quando gli episodi sono a favore. Troppo facile, troppo poco elegante.

Tant’è… la classe non è acqua!

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L’arringa di Prioreschi spiegata al tifoso interista: introduzione

L’arringa di Prioreschi al Processo di Napoli, il 27 settembre 2011, è un capolavoro assoluto. Certo è stato facilitato dalla mediocrità del lavoro svolto da Auricchio, Narducci & Co., spudoratamente contrario a ogni principio etico che dovrebbe regolare la loro attività.

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Di fatto l’arringa di Prioreschi è un elenco, lungo e preciso, dei risultati cui sono giunti con una contro-analisi da brividi. Una contro-analisi che ha sviscerato la farsa e che ora mostra crepe inquietanti nel panorama giudiziario italiano.

L’indagine di Auricchio, così come gli interventi in aula di un Pubblico Ministero quale è Narducci, ha mostrato come essi abbiano agito a senso unico. Il problema non è tanto aver scoperto e confutato i loro imbarazzanti risultati – cioè il lavoro per cui Prioreschi è pagato da Luciano Moggi – quanto aver scoperto un vero e proprio piano per eliminare Moggi e la Juve costruendo quello che è un castello senza fondamenta, senza motivo di esistere. Un castello che non può essere abitato in quanto manca tutto: mancano le porte (metaforicamente le ipotesi iniziali per le quali si è iniziato a indagare), mancano le stanze (metaforicamente i target dell’indagine, quindi da Moggi a Giraudo, da De Santis a Bergamo), mancano i condomini… manca tutto.

Alla fine, quindi, il lettore non si stupirà di certo se certi toni e certi termini usati da Prioreschi sono stati molto forti, ai limiti dell’insulto personale poi giustificato dall’uso del dizionario italiano che ne rivendica il contenuto, intendo il contenuto dei termini usati.

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Trovate su Internet i file audio dell’intervento di Prioreschi e quindi potete ascoltare da voi le sue parole.

Qui, in questa serie di articoli, mi limito semplicemente a spiegare, al tifoso bianconero più distratto, come pure al tifoso antibianconero più accanito e accecato dal mero odio sportivo, il terribile imbroglio perpetrato ai danni di Juventus, Moggi e del calcio italiano. Imbroglio che, giova ricordarlo ai più distratti, bianconeri e non, ha portato il nostro Paese, almeno a livello calcistico, a fare passi indietro imbarazzanti.

Prima di cominciare ad analizzare l’intervento di Prioreschi mi piace sottolineare come la stampa, le riviste specializzate, le radio e le TV si siano distratti dall’argomento che pure aveva contribuito a un innalzamento dello share nel 2006. Nessun tipo di commento, pochissime righe sui giornali e appena un paio di frasette di circostanza e prudenti sui TG. A conferma di quanto l’Italia stia soffrendo un periodo veramente vergognoso sotto il profilo dell’etica, ma soprattutto di quanto stia mancando quel minimo di civiltà che rende felice un cittadino.

Il nostro viaggio comincerà, nel prossimo articolo, con un veloce commento sulla dichiarazione spontanea di Luciano Moggi di cui ho pubblicato un piccolo stralcio qualche giorno fa.

Stay tuned…

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Calciopoli: l’indagine amputata!

Inutile nasconderlo, e su Internet troverete molto materiale in merito, i toni usati da Prioreschi sono stati duri e crudi. Al contrario di molte altre situazioni, però, i toni sono anche giusti e per certi versi anche pacati.

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Da un lato Prioreschi deve difendere il suo cliente da un’accusa infamante: reato di illecito penale. Dall’altro Prioreschi deve difendere l’onore e l’onorabilità del suo mestiere.

Soprattutto vi è da difendere un sistema, quello della giustizia italiana, che non sprigiona nulla di positivo.

Così Calciopoli può seriamente diventare un’autentica breccia nella testa degli italiani: un modo per tentare di consegnare a questo Paese un minimo di serietà, di credibilità.

La sensazione ulteriore è che Prioreschi sia solo un’apripista a chi, finora, si era un po’ intimidito verso la Casoria. Apripista di una serie di denunce e richieste che clamorose non lo sono per nulla.

Cosa c’è, infatti, di clamoroso di un imputato che ha scoperto tutto un imbroglio contro di sé? Imbroglio mal gestito e perfino mal nascosto?

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Cosa c’è di clamoroso di un imputato e del suo avvocato che hanno in lungo e in largo dimostrato quanto questa indagine, quella di Auricchio e Narducci, sia stata lacunosa, amputata, azzoppata e perfino manipolata per favorire qualcuno e distruggere uno solo?

L’arringa di Prioreschi è un maestoso elenco di confutazioni pressoché perfette di tutti i teoremi mal posti e mal formulati dai vari Palazzi, Auricchio, Narducci e chi più ne ha più ne metta. Senza considerare una Gazzetta dello Sport che ormai di sportivo non ha proprio nulla. Perché qui ci si dimentica spesso che quel che si dice poi va provato. E le uniche prove emerse a Napoli non riguardano la colpevolezza di Moggi, piuttosto la chiara manipolazione di tutta l’indagine con elementi a carico di chi incautamente ha sbandierato una onestà inesistente e non pertinente.

L’arringa di Prioreschi è un lungo elenco di domande, riconducibili essenzialmente a due soli quesiti. Il lettore più attento, quello che ha deciso di dare priorità alla coscienza morale, troverà tali quesiti di elementare risoluzione:

  1. chi ha occultato le telefonate che hanno in questi anni disegnato tutto un altro scenario rispetto a quello prospettato nell’estate del 2006?
  2. soprattutto, perché certe telefonate sono state occultate?

A tali risposte dovranno, un giorno, rispondere i vari Auricchio, Narducci, Palazzi, Guido Rossi e compagnia cantante.

Non è tutto, ovviamente, e, anzi, quella che segue è la parte che mi inorgoglisce di più come italiano, prima ancora come tifoso di calcio e abitante di questo stivale:

L’avvocato Prioreschi chiede che SIANO TRASMESSI GLI ATTI DEGLI INTERROGATORI DI NUCINI, BALDINI E AURICCHIO ALLA PROCURA DI NAPOLI PER IL REATO DI FALSA TESTIMONANZA, E ALLA PROCURA DI ROMA PERCHE’ VERIFICHI IL REATO DI ABUSO IN ATTI DI UFFICIO, FALSO IDEOLODIGO E CALUNNIA IN DANNO DI LUCIANO MOGGI

Forse, perché le vie di Moratti sono infinite e in gioco ci sono grossi affari, abbiamo imboccata la strada di uscita da un tunnel lungo 5 anni faticosi anni!

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Arringa di Prioreschi in Calciopoli: rassegna web del 28 settembre 2011

Troppo da leggere, poco tempo a disposizione. Così, mente la stampante sputa fuori i fogli di una giornata infernale in quel di Napoli, e in attesa di sistemare le idee in modo organico, ecco per voi le migliori fonti odierne su quanto accaduto il 27 settembre 2011 in un’aula di Tribunale a Napoli.

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Credo di fare cosa gradita vista la pochezza di informazione radio-televisiva, per non parlare del lavoraccio di certi quotidiani.

Buona lettura e, se volete, lasciate un commento con le vostre sensazioni e magari qualche argomento particolare da sviluppare.

  1. Moggi: «Buone sensazioni. Abbiamo ragione noi»
  2. Moggi al contrattacco, il processo arriva al clou
  3. D’Onofrio (legale Moggi): “E’ emersa la verità, non è stato commesso alcun illecito. Si può riaprire il processo sportivo.”
  4. IL GRANDE IMBROGLIO E’ PARTITO DA TORINO
  5. Abete, e adesso come la mettiamo?
  6. LE VERITA’ NON PIU’ NASCOSTE…..
  7. Udienza del 27 settembre 2011 – La difesa attacca. Prioreschi: Indagateli!
  8. Baldini: l’uomo del ribaltone
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Uno stralcio straordinario della dichiarazione spontanea di Luciano Moggi

Un groppo in gola, non posso nascondervelo:

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io e la Triade siamo nati nell’interregno di Gianni, Umberto Agnelli e Chiusano, che sono morti nel giro di qualche anno tutti e tre. C’è stato l’ingresso degli eredi con i quali Giraudo aveva spesso fatto baruffa ed era chiaro che dovevamo andare via. Bisognava andare via, mandare via chi aveva vinto tutto senza chiedere un soldo alla proprietà, mentre questi di oggi hanno speso già 300 milioni. Alex Ferguson ad agosto ha detto: “Molte persone in italia sono state esempio da seguire, Sacchi, Capello e Lippi ma negli anni ’90 predicavo ai miei giocatori e a me stesso che il nostro esempio da seguire era la Juve di Lippi e di uno straordinario manager come Moggi, che erano un tutt’uno come squadra e come società”. Purtroppo non siamo stati difesi dall’avvocato della Juve, che non so per quale motivo ha patteggiato. Le altre hanno fatto bene ad indicare noi come colpevoli. Tutti conoscete Enzo Biagi che, prima di morire, in una intervista ha parlato di sentenza pazzesca, quella sportiva, perchè costruita sul nulla. La formazione della Juventus, vero mostro da combattere, era formata da campioni, era formata da tutti i capitani delle nazionali europee. Non avevamo bisogno di aiuto. Le classifiche parlavano di un netto distacco tra noi e gli altri e l’Inter non si può permettere di parlare di anomalia perché hanno cambiato Seedorf e Pirlo con Brncic e Coco!

– Luciano Moggi in aula, 27 settembre 2011

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Luciano Moggi colpevole d’innocenza?

Pensa che sarebbe bello. Luciano Moggi arrestato. Oggi, stamattina stesso, prima di pranzo.

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“Edizione Straordinaria: Luciano Moggi colpevole di innocenza”.

Nello strano paese in cui vivo e vegeto succede anche questo. Per carità, tutto normale se paragonato ai metri di raffronto con la politica e quanto accade negli ambiti più disparati della vita italiana. Certo, normale non può essere.

Per anni ci hanno propinato che il calcio italiano era malato. E che il colpevole, praticamente la malattia stessa, aveva un nome e un cognome: Luciano Moggi.

Così i dottori di turno, Guido Rossi, Stefano Palazzi e Massimo Moratti, hanno pensato bene di debellare quel male incurabile abbattendolo.

Negli anni seguenti la cura, strana cura, dei dottori Guido Rossi, Stefano Palazzi e Massimo Moratti, ma soprattutto durante la terapia, altri specializzandi ci avevano assicurato che sarebbe migliorato tutto. Erano gli specializzandi del quotidiano rosa, e gli specializzandi del mondo dell’informazione.

Un mondo migliore, un mondo più pulito.

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La storia ha subito sistemato i conti: l’Italia ha fatto passi da gigante… all’indietro però. Le nostre istituzioni sono lo zimbello di tutta l’Europa, e la testimonianza diretta sono le numerose manifestazioni dove il nostro Paese è stato superato da potenze mondiali tipo la Polonia, l’Ucraina, la Francia. Per non parlare delle figuracce in Europa (a partire proprio dalle ceneri della Juve in Champions o in Europe League) e dello schifo dei nostri campionati, superati in appeal pure dalla Ligue 1.

Ora il problema è, dopo il Processo di Napoli, convincere la gente che la malattia è scomparsa, che questo è realmente un paese pulito. Il problema grosso è spiegare di che pasta era fatta quella malattia, quali erano i sintomi, che tipo di cura è stata applicata. Perché la malattia, cioè Luciano Moggi, si è rivelato poco più che un raffreddore di primavera, di quelli che in realtà non ti danno fastidio, anzi ti permettono di goderti qualche giorno casalingo, lontano dal lavoro e dallo stress quotidiano.

Sì perché quella malattia in realtà non aveva virus. Tipo gli arbitri o i designatori o perfino il Carraro della situazione (“che non aiuti la Juve, mi raccomando!”). Anzi, la malattia era forse l’unico anticorpo esistente al vero male, quello sì ancora in corso, tuttora vegeto a corrodere le nostre coscienze. Per esempio, una recente radiografia del medico curante di Moggi (alias Nicola Penta, in arte perito) ha dimostrato che il male-Moggi non aveva alcun effetto collaterale, anzi:

Bergamo: Oltretutto, c’è una differenza di 15 punti tra le due squadre, capito? Quindi anche psicologicamente preparatici bene. Ti dico la mia: SE HAI UN DUBBIO, PENSA A CHI E’ PIU’ DIETRO PIUTTOSTO CHE CHI E’ DAVANTI, DAMMI RETTA!

Questa radiografia è di Bergamo, uno dei cupolari, che intima al prossimo arbitro di Inter-Juve di pensare a chi è più dietro.

Indovinate un po’ chi era più indietro… da tutta una vita in classifica, ovviamente!!!

Ecco, ora, come si spiega al popolo italiano che la malattia era inefficace, indolore e perfino inutile?!?

Sapete che c’è… che io non mi sento molto bene… sono 5 anni che non mi sento bene… e se quella era la malattia e questa è la pulizia, l’igiene, lo star bene… ALLORA VOGLIO AMMALARMI DI NUOVOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

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Inter che ne dici: ti prendi pure Jean Claude Blanc?

Sarebbe il sogno che si avvera.

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Dopo aver scippato Ibrahimovic e aver intuito che per vincere servono i veri campioni, quelli che Moggi riesce a strappare alla concorrenza con mesi di anticipo e a prezzi minori, e dopo aver inserito Vieira in un motore malconcio, e dopo aver sedotto Nedved e Camoranesi, oltre che Buffon e Trezeguet, ecco che la società più scorretta d’Italia ingaggia Ranieri, il genio che ha praticamente rovinato il postCalciopoli bianconero.

Perchè lo ripetiamo: con Buffon, Chiellini, Camoranesi, Nedved, Del Piero e Trezeguet… secondo o terzo… in quei campionati così mediocri… ci arrivavo pure io senza diploma e con la sola licenza elementare.

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Facendo gli auguri all’Atalanta di Milano che, di questo sono abbastanza certo, ci batterà alla prossima partita di campionato (perchè con Ranieri lo scontro diretto è una sicurezza) non mi resta che un consiglio: dottor Moratti, perché non prende pure Blanc e così completa il quadretto?

P.S.

Un grosso in bocca al lupo a Gasperini. Se solo si fosse ricordato di essere stato juventino… forse sarebbe andata diversamente.

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Le telefonate scoop non riguardano Carraro

La Stampa era andata incontro a uno strafalcione bello e buono. Avevo scritto giusto due righe. E non intendo riaprire quel dibattito sul perché questo strafalcione era stato presentato come scoop.

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La realtà è chiaramente diversa da quella dipinta dai giornali. Manca ormai poco e verrà svelata.

Ai tifosi più incarogniti e ai tifosi bianconeri basterà sapere che sì, la partita in questione è proprio il derby d’Italia, ma le telefonate in questione sono altre e di altro tipo.

O meglio: dello stesso tipo. Chi dovrebbe favorire la Juve pare disporsi in senso inverso, occupare un ruolo non già di complice, ma di oppositore.

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Ambedue le telefonate dovrebbero riguardare il designatore Bergamo: nella prima è al telefono con chi dirigerà il match, nella seconda l’interlocutore esprime chiaramente i propri desideri. Tale interlocutore oggi è scomparso, pace all’anima sua. L’identità resta al momento ignota, almeno per chi ha deciso di mandare il cervello all’ammasso. Ciò non vuol dire che i fatti non siano gravi e che non si può intervenire in qualche modo.

Perché

l’onestà non può essere prescritta.

Andrea Agnelli

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Calciopoli: una bufala e una notizia clamorosa

La redazione de La Stampa pubblica una notizia un po’ strana, di quelle che sembrano riesumate da un cassetto vecchio e polveroso, magari non pubblicata molti anni fa. E la pubblica presentandola come scoop o nuova. Ecco un piccolo stralcio dell’articolo:

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Questa la ricostruzione dei fatti. Due giorni prima di Inter-Juve del 28 novembre 2004, gara finita 2 a 2, in un colloquio fra l’allora presidente della Federcalcio Franco Carraro (che sarebbe stato prosciolto da ogni addebito sia sportivo che penale) e Bergamo, il designatore spiega che sarà Rodomonti a dirigere a San Siro. «Mi raccomando, che non aiuti la Juventus per carità di Dio eh? Che è una partita delicatissima, in un momento delicatissimo, della Lega, eccetera…Per carità di Dio che non aiuti la Juventus. E faccia la partita onesta, per carità, ma che non faccia errori a favore della Juventus, per carita…», così Carraro al telefono, sottolineando a più riprese il contesto politico generale in cui si sarebbe svolta la partita.
La Stampa – 18 settembre 2011

Il dubbio forte è il seguente: che razza di lavoro giornalistico è questo. Sì perché guardate un po’ giù questo video…

Qualcuno si è perso molte puntate di questa vicenda. Ora, si dovrebbe quanto meno essere onesti e scrivere qualcosa come “chiediamo scusa ai lettori se non siamo informati, se non ci siamo informati, o se ci hanno espressamente proibito di informarci” prima di presentare un articolo su Calciopoli.

Sono state dette e scritte molte stronzate, perché il termine tecnico è esattamente questo.

Ma mettiamo pure che La Stampa ha fatto lo scoop e che Moggi porti questa intercettazione in aula. Quale sarebbe il risultato?

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Ragioniamo.

Perché mai Carraro insiste nel chiedere il non aiuto della Juve? Interessa a me, tifoso bianconero, capire allora se prima c’era un progetto per aiutare la Juve. E come mai proprio contro i nerazzurri questo progetto naufraga?

Come mai l’interlocutore di Carraro – lo conoscete? – si affretta ad affermare che Rodomonti non arbitra la Juve da tanto tempo? Qualcuno è a conoscenza del ruolino di marcia della Juve con Rodomonti?

Di più. Mi interessa capire la sottile differenza fra il non aiuto e il danneggiare. Che un arbitro non debba aiutare una squadra piuttosto che l’altra è talmente palese che rimarcarlo fa appunto sorgere il dubbio che la regola, evidentemente, è proprio l’aiutare. In tal caso è  bene capire chi ha promosso questa regola, come si è manifestata lungo TUTTO l’arco del campionato e chi ne ha beneficiato maggiormente. E poco importa chi ha vinto il campionato e chi l’ha perso, perché, come sempre abbiamo detto, se truffi e perdi… allora l’aver truffato è una sorta di aggravante e non certo un reato depenalizzato dalla sconfitta. Semmai sei scemo due volte: perché hai truffato e perché, pur truffando, hai perso.

In ultimo: questa telefonata, inserita in un equo processo, che valore avrebbe? Detto in altro modo, qui ci sono due persone che sono da sempre state considerate – e pazienza se due Processi hanno smantellato l’ipotesi, anzi dimostrando l’esatto contrario – sodali, se non proprio sudditi, di Luciano Moggi. Ma questi sudditi tramano contro il loro imperatore. Perché è evidente la richiesta di Carraro: che non aiuti la Juve, cioè che favorisca l’avversario. Il “per carità faccia una partita onesta” stride a forza col concetto precedente.

La verità è che qui non c’è mai stato un impero, né sudditi né imperatore. Sarebbe questa, per quanto mi riguarda, la notizia clamorosa e chiedo scusa se qualche lettore resterà deluso. C’è stato un ring di battaglia con regole strane, molto particolari, forse per nulla regolamentari. E in mezzo a tanti imbrogli (perché o lo facevano tutti, da intercettazioni e fatti, o non lo faceva nessuno, oppure si guarda a chi è stato contestato l’articolo 6 e a chi è stato contestato l’articolo 1, please!) una squadra riusciva pure a sconfiggere i pieni perversi avversari. Sul campo, perché il campo non mente mai.

Di imperi io non ne vedo, tranne quello sportivo costruito dal Milan a cavallo degli anni ’90 e dalla Juve fino al 2006.

Esiste piuttosto l’impero del sesso, l’impero della moda, l’impero del petrolio… ops!

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