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Tag: morata (pagina 1 di 6)

Mercato Juventus: l’importante è avere le idee chiare

Alla fine conta la chiarezza. Gli obiettivi sono espliciti, ora bisogna tradurre le idee in fatti, meglio in trattative. E possibilmente chiuderle.

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Per esempio: se alcuni obiettivi saranno potenziali protagonisti di EURO 2016, converrà allora non incappare in aste su cui partiamo battuti in partenza. Mentre a questo punto può tornare utile il campionato europeo per piazzare qualche pedina in uscita (leggi Zaza, solo se il ragazzo si impunterà sulla titolarità richiesta).

La chiarezza sarebbe auspicabile in Morata. Fatta la tara ai giornali che pur devono vendere, quindi devono scrivere qualcosa sulla telenovela dell’ex madridista, ad Alvaro andrebbe consigliato di prendere una decisione netta. Il Real Madrid vuole monetizzare le due buonissime stagioni in bianconero, dove però sarebbe a casa e soprattutto protagonista. Procuratore a parte, bisogna che l’attaccante scelga fra cuore e cervello, ma la Juventus non può arrivare impreparata ad agosto senza una formazione d’attacco precisa e definita. Dybala e Mandzukic intoccabili, il rebus Morata e Zaza non è banale, considerando quanto hanno pesato i due ragazzi in molte fasi della stagione appena conclusa.

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A centrocampo il dubbio più importante riguarda il recupero di Marchisio, lo schema tattico a cui Allegri si affiderà (ancora 3-5-2?) e quindi la tenuta di Khedira. Per l’assalto alla Champions, oltre al probabile Pjanjic, occorre qualità.

Qualità che in abbondanza si trova in difesa. Puntando sulla crescita di Rugani, con la solidità dei tre tenori, più l’innesto di Dani Alves, il reparto arretrato non sembra ulteriormente potenziabile, se non per una eventuale partenza di Lichtsteiner.

Preoccupa invece la perdita di Cuadrado. Il colombiano ha di fatto risolto parecchie gare da solo, e non poter contare più sul suo “spaccare i match” a gara in corso non è una bella cosa. Berardi – prossimamente ufficializzato – dovrà dimostrare di meritare una maglia juventina.

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L’infortunio di Marchisio scombina il calciomercato

L’infortunio che scombina i piani?

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Il knock-out di Marchisio è un colpo basso al morale, alla rosa, all’undici titolare… e anche al mercato che adesso va ridisegnato.

Partiamo da un concetto semplicissimo, espresso con forza e con eleganza da Allegri durante la conferenza stampa pre-Lazio: “resto con piani di rafforzamento”. Traduciamo noi.

La Juve ha perso un’occasione importante in Champions quest’anno, dove la strada era forse agevole verso un’altra sorpresa. In Italia sembra non esserci storia, perciò il focus è quello di un rafforzamento generale verso il futuro.

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Ciò significa che è necessario mantenere i campioni, ed aggiungerne di nuovi.

Probabilmente in attacco dove serve un top player, oltre allo sforzo di tenere Morata vanificando la recompra madridista o il compra delle inglesi. Cavani è una mezza assurdità per motivi squisitamente finanziari.

Sicuramente il rinforzo serve a centrocampo dove Asamoah non da certezze, Khedira va centellinato, Cuadrado è complesso da tenere… e Marchisio è infortunato. Lemina crescerà, ma intanto serve una sicurezza che non è nè sarà Hernanes. Un regista di grande carattere e classe tale da non far rimpiangere Marchisio e aggiungere qualità.

Da sciogliere il nodo trequartista: Allegri lo vuole, Marotta lo cerca. Ma proprio la necessità di un regista imporrà una riflessione sul budget da destinare a questo o quel ruolo.

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Juventus – Palermo 4 – 0 / Vittoria in bianco e nero

Giornata in bianco e nero: bianco per la goduria dell’ennesima vittoria e dell’ennesimo allungo; nero come il sentimento provato per vedere le urla di Marchisio, presagio di una bruttissima sorpresa.

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Claudio ci mancherai da matti, e chissà perché il destino ha deciso di voltarti le spalle. Saranno lunghi mesi in cui il nostro calore, speriamo, saprà portarti conforto.

Il pragmatismo impone comunque gioia. Sono 22 le vittorie nelle ultime 23 sfide di campionato. E maledetto quel pareggio col Bologna. Buffon ne le prende, mentre perfino Padoin riesce a darle. Padoin che fa rima, in spregio a ogni classifica da fantacalcio, con Higuain. Ma questo è un altro discorso.

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Rosa strizzata, rosa competitiva. La gestione dei 90 minuti non è perfetta, ma le risorse sono inimmaginabili: fisiche, mentali, morali, di classe, dalla panchina. Sembra un meccanismo ben oliato in cui ogni ingranaggio riesce a produrre effetto positivo per l’insieme.

Risultato largo, ma giusto. Il Prof. Khedira dispensa saggezza, il polpo Paul alterna momenti di sublime classe a momenti di superficialità indisponente. Dybala al rientro è un mezzo Dybala: la forma crescerà. Mandzukic con la maschera è il solito lottatore. Morata ha il fuoco dentro, ma deve imparare a rimanere calmo e diventare cinico.

La sorpresa più interessante è Rugani, che a oggi, in realtà, sorpresa non lo è più.

Molti sbraitano, altri urlano a complotti a cui nemmeno i giornalisti più spintamente antijuventini credono più, altri ancora cominciano a elencare le scuse più originali. La Juve va. Vince e si avvicina a qualcosa di straordinariamente impressionante per la tipologia di cammino: da -12 a +9 non è spiegabile con chissà quale entità del Palazzo a favore (per cosa e dove) del bianconero.

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Juve decimata, Juve preparata?

Bell’esame quello contro l’Empoli. Una Juve decimata da infortuni e squalifiche si vede costretta a inventarsi una formazione in grado di tenere il passo mostruoso di questo 2016.

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Fuori Barzagli e Bonucci, tocca a Chiellini con tutta probabilità guidare la crescita di Rugani. Mentre su Morata grava il peso di un attacco che avrebbe bisogno delle marcature di Mandzukic (completamente a secco nel 2016). A centrocampo il difficile recupero di Marchisio lancia Hernanes: Profeta, se ci sei, batti un colpo!

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Il vero campione però è al suo posto. Quel sorprendente Allegri che più lo metti in difficoltà e più sembra trovare sempre nuove soluzioni. Si parlerà di contratto, forse si è troppo parlato di contratto, ma le sue risposte e le sue conferenze rappresentano un perfetto esempio di tono e di equilibrio di intelligenza. E chi se l’aspettava una piena convergenza con lo stile Juve?

Stasera è l’ottava delle finali che ci aspettano verso metà maggio. Più una finale secca per alzare una nuova coppa.

Avanti Juve. Sempre più… Allegri.

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Juventus – Verona 3 – 0 / Chi ben comincia…

Chi ben comincia, è a metà dell’opera. Così recita un proverbio che potrebbe essere perfetto per descrivere l’inizio del 2016 della Juve, vittoriosa contro il Verona.

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Un secco 3-0 che racconta di una squadra che ha ritrovato cinismo e concretezza, e una solidità dietro di cui il 3-5-2 ne è certamente la causa.

Dybala su tutti, per cattiveria, classe ed efficacia. Con un Pogba in versione Bud Spencer: a tratti sembrava che quadruplicare la marcatura potesse non bastare. Arte e fisico sono le due componenti di questa Juventus che aspetta con ansia il vero Morata.

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Nel frattempo, il falso Morata sta appannando un sorprendente Zaza. L’ex Sassuolo meriterebbe molto più spazio per voglia e mira. Secondo il minutaggio, nessuno ha il rapporto gol/presenze di Simone Zaza (alla sesta rete in bianconero), attaccante vero.

Significativo il gol di Bonucci, colui che aveva innescato il tormentone dell’Allegri furioso (cappotto incluso), laddove interpretare i segnali è sempre affascinante.

Non disperdere il patrimonio offensivo e valorizzare gli uomini che nella prima parte non ha reso il giusto è il compito di Allegri.

La vetta è lì. Il calendario è interessante. #FinoAllaFineForzaJuve

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Juventus – Torino 4 – 0 / Mi lamento, quindi tifo Toro

Fine del match, studi RAI. Marco Mazzocchi passa la parola a un certo Bruno Voglino che esclama: “Non capisco perché gli arbitri devono aiutare la Juve che non ne ha di bisogno”. Grazie. Semmai ce ne fosse bisogno, ciò vuol dire che siamo davvero tornati.

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In un match dove la possibile seconda ammonizione di Zaza si scontra con un mezzo rosso evitato al Toro e un mani in area di rigore granata non sanzionato, e dove i numeri sono impietosi, appare fin troppo comodo prendersela con l’arbitro.

La verità é un’altra: troppa Juve per tutti, in questo momento. Tornata solida in difesa, e con una percentuale realizzativa interessante in attacco. Immagine simbolo é il gol di Dybala: sembra facile, sembra inevitabile quando carica quel delicato e potente sinistro.

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Gran serata per Zaza, ulteriore mossa azzeccata da Allegri. Continua a mancare Morata che però ieri ha recuperato in fatto di prestazione. Il gol arriverà. Magari quando conterà davvero. Mentre un sontuoso Pogba deve solo capire che facile, nel calcio, spesso si coniuga con efficace. La punizione ispirata da Pirlo é qualcosa di straordinario.

Difficile giudicare Rugani: praticamente inoperoso nell’uno contro uno, mentre é risultato molto elegante e pratico in fase di disimpegno.

Ora il Carpi (Che ha eliminato la viola) per chiudere 45 giorni di rimonta spettacolare.

Altrove, stanno cercando di pesare la forza del Spezia-Barca.

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Juve: da innaMORATA a smeMORATA?

Domani c’è il Palermo. Occhi puntati su Dybala, per questioni affettive. Occhi puntati pure su Mandzukic, per capire se la partita col Manchester è un inizio o un episodio.

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Significa che i riflettori su Morata si sono spenti. O quasi. Dalla quotidiana domanda “ma il Real eserciterà la clausola di recompra?” al dubbio insinuato “ma Morata tornerebbe volentieri al Real?”. L’unico dato certo è che, modulo o non modulo, il ragazzo è in un periodo no.

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Lontano dalla porta, poco campo, scarsa efficacia di realizzazione. Che è successo al ragazzo d’oro che nella prima parte del 2015 aveva letteralmente scalato le gerarchie dell’attacco bianconero?

Recuperare Mandzukic sarebbe perfetto, ma recuperare Morata sarebbe l’ideale, anche solo per ragioni di prospettiva.

La sensazione è che però si sia incrinato il rapporto fra l’attaccante spagnolo e il tecnico livornese. Anche l’ultima dichiarazione del tecnico appare come un messaggio, per nulla velato, a certi atteggiamenti del ragazzo che francamente non conosciamo. E francamente tutto andrebbe risolto per il meglio, alla svelta.

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Juventus – Bologna 3 – 1 / Buonasera Signorina Buonasera

Più che Signora, proprio per nulla saggia e quindi Vecchia, questa Juve è una Signorina. Con vizi e virtù delle signorine: si piace un po’ troppo, si specchia di più, troppe volte poco efficace.

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Trucco e parrucco uguali alla serata contro il Siviglia, e non era mai capitato in questa stagione che andassero in campo gli stessi 11 della partita precedente. Un piccolo indizio che qualcosa di solido sia stato raggiunto?

Eppure la domanda è: perché Hernanes in campo e Lemina fuori? Il francesino è tagliato per quel ruolo davanti la difesa, dimostrando pure una certa disinvoltura nell’amministrazione di certi palloni. La logica imporrebbe il suo nome sempre in campo, almeno fino al rientro di Marchisio.

Ma non è colpa di Hernanes se la difesa si fa tagliare in quella maniera al minuto numero 4. Mentre è colpa del brasiliano se ogni tanto perde la bussola e la Juve si scopre vulnerabile e scoperta, in preda a contropiedi che gli anni precedenti non facevano nemmeno in tempo a partire. Su questo bisogna lavorare, perché là davanti la produzione di palle gol assume un profilo imabarazzante se rapportato al numero di realizzazioni.

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Morata che sbaglia in quella maniera fa sospettare che lo spagnolo stia peccando di poca umiltà nei confronti della Serie A. Al contrario, Dybala si è caricato il peso della costruzione delle azioni insieme a un fondamentale Cuadrado. L’ex Palermo dimostra carattere a quintali, anche quando con freddezza sigla il rigore del 2-1.

Che Khedira chiuda i giochi assomiglia infine a una specie di segnale, compreso il ritorno in campo di Asamoah. I tasselli cominciano a essere inseriti nel verso giusto, nel posto giusto.

Avvertenza: la scalata potrebbe provocare godurie mai provate in passato.

Contro-avvertenza: senza continuità, la delusione potrebbe invece rilevarsi più amara del previsto, alla luce delle potenzialità di questa rosa (e del peso delle avversarie).

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Juventus: continuità cercasi

Bologna vuol dire continuità. Deve voler significare continuità, altrimenti questa sarà la stagione più incomprensibile della storia bianconera.

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Morata e Dybala hanno letteralmente dichiarato amore reciproco in un’intervista, a significare che i due ragazzi stanno cercando un’intesa ancora molto lontana, e certamente ostacolata dai continui cambi di rotta e di idee dal punto di vista tattico e di formazione.

Il rientro di Khedira può rivelarsi più che prezioso, in attesa di quello di Marchisio e dell’eventuale conferma di Lemina. A quel punto la Juve avrà un centrocampo interessante, con il dubbio Hernanes e la variabile Pereyra più adatta per il terzetto d’attacco o per il ruolo di trequartista. Sturaro resterebbe alla finestra, in attesa di ritrovare identità e prestazioni di alto livello.

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Allegri è chiamato a trovare prima, garantire poi, una continuità di risultati finora mancante. Troppo importante per cominciare a scalare una classifica che soffrirà degli alti e bassi delle pretendenti al titolo, e per continuare a ingrossare il curriculum di potenza europea.

Trovare e garantire continuità significa dare una identità di gioco e di uomini a una Juve troppo orfana delle personalità di Vidal, Pirlo e Tevez. Identità di uomini, prima che di fenomeni tecnici. Ciò che Khedira ha rappresentato contro il Siviglia, tanto per intenderci.

C’è il Bologna. Poi la pausa internazionale e poi si riprende con Inter e Champions League. Il risultato atteso in queste, e in tutte le altre sfide che seguiranno, è soltanto uno. Per blasone, per potenzialità, perché alla Juve vincere è tutto ciò che conta.

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Juventus – Siviglia 2 – 0 / Motivazioni e Khedira

La Juve ci crede, si trasforma e torna a fare la Juve. La musichetta della Champions ha il forte potere di motivare i ragazzi. Quegli stessi ragazzi che hanno fin qui deluso in campionato.

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Ci crede perfino Hernanes, un pizzico migliorato rispetto a sabato sera. Continua a crederci Morata che eguaglia Del Piero per numero di gol consecutivi in Champions League. Ci credono tutti e si vede. Anche se i problemi rimangono, e si vedono.

Semplice questioni di motivazione? È questa la differenza fra le notti del campionato e quelle di coppa?

Inserimenti, senso tattico, presenza fisica, grandissima personalità. Tutti concetti che riconducono a Khedira, con il coraggio di Allegri di buttarlo in campo dopo una serie di sfortune muscolari. Il tedesco rischia di essere la nuova chioccia di un centrocampo in cerca di protagonisti e leader. In attesa del rientro di Marchisio, la Juve scopre una pedina fondamentale.

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Là davanti, con Mandzukic fermo, Morata continua a firmare reti in Champions, mentre Zaza è al secondo gol nella settimana in cui ha visto un po’ di campo. La domanda è: merita più spazio l’ex Sassuolo? Forse sí, anche se l’incongruenza Dybala va risolta in fretta: attaccante, punta centrale, o più ricamatore fra centrocampo e attacco?

L’argentino si muove benissimo e tanto, ma spesso troppo lontano dalla porta. Un tiro a giro da incorniciare bacia il palo, ricordando le prodezze di Alex Del Piero. Poi tante botte e un’intesa col partner Morata tutta da trovare. La sensazione è che l’ex Palermo abbia colpi importanti, ma non si sia ancora inserito nei meccanismi di una Juve non molto ordinata e lenta nella manovra. Come innescarlo e come meglio metterlo in campo è compito di Allegri, che deve fare in fretta. Ma il materiale umano c’è tutto.

Stupisce il fatto che in 2 partite di Champions la Juve abbia più punti che in 6 partite di campionato, ma la partenza è stata illogica. La produzione del gioco sembra migliorare, anche se a centrocampo si sente la mancanza di un direttore d’orchestra lesto di idee (Hernanes non si azzarda a giocare di prima, mentre Pogba non riesce a passarla senza averla tenuta per almeno 1 minuto). La scarsa fluidità di manovra penalizza gli attaccanti. L’unico in grado di poter fare un gioco a sé, garantendo alla Juve accelerazioni e imprevedibilità, è Cuadrado: troppo veloce per gli attaccanti, visto che molti palloni che il colombiano scaraventa al centro dell’attacco non vedono pedine bianconere in grado di impensierire la difesa avversaria.

Tutti problemi affascinanti da risolvere, con un vantaggio rispetto alla banda Del Neri o Ferrara: la rosa presenta elementi di grandissimo livello.

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