Continuiamo il nostro viaggio in quel mondo favoloso che è l’operato di Maurilio Prioreschi, avvocato di Luciano Moggi in quel di Napoli.

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Se ti sei perso le precedenti due puntate, ora è il momento di aggiornarsi velocemente:

L’avvocato Prioreschi comincia una lunga cavalcata che demolirà, in sole 2 ore, tutto il castello di accuse che dal 2006 ormai vengono cantate a mo’ di ritornello. Un ritornello evidentemente stonato, che non funziona.

I toni di Prioreschi sono confacenti alla farsa andata in scena fino a questo momento, quando cioè Moggi ha deciso di prendersi la scena e di vuotare il sacco. La controindagine – che in realtà è l’unica indagine fin qui svolta in merito a Calciopoli, Moggiopoli, Morattopoli o Criminopoli come volete chiamarla – ha prodotto le uniche prove utilizzabili in un Tribunale che si chiami tale davvero. Le cavolate da bar, i gossip non possono decidere un reato penale. Né dovrebbero decidere un giudizio sportivo come accaduto nel 2006.

L’esordio di Prioreschi, per quanti presenti in aula, è molto forte:

Non utilizzerò le 3 sentenze della giustizia sportiva. Non le utilizzerò perché quella è giustizia d’avanspettacolo, sperando che chi fa avanspettacolo non si offenda. Non parlerò nemmeno della sentenza GEA (qui un dettaglio, n.d.a.) che ha distrutto l’ipotesi di associazione a delinquere e che ha quindi smentito tutto l’impianto accusatorio. Mi farebbe comodo, ma non lo faccio.

E’ un atto coraggioso quello di Prioreschi perché io avrei giocato mille euro sul fatto che un punto saliente della difesa potesse essere proprio la sentenza GEA. I presenti in aula hanno storto il naso: e che dirà ora? I più perspicaci hanno invece intuito che le seguenti due ore sarebbero state memorabili.

L’attacco alle 3 sentenze della giustizia sportiva è dettato dalle assurde conclusioni cui questa è arrivata. Basterebbe rileggersi quelle carte per capire che:

  1. un campionato dove nessuna partita è stata alterata… risulta alterato;
  2. un campionato dove chi truffa con gli arbitri viene poi penalizzato dagli stessi arbitri… è stato alterato;
  3. i capi di accusa vengono decisi facendo strani confronti fra tabellini della Gazzetta (peraltro alcuni furono palesemente errati) e curiose ricostruzioni delle partite però… prive di immagini, cioè senza che gli imputati potessero portare in aula alcuna prova a confutare le accuse medesime;
  4. un campionato perfettamente regolare… viene sottratto a chi lo aveva regolarmente vinto e consegnato, per una decisione di UN SOLO SAGGIO, alla squadra arrivata terza in classifica;
  5. e potremo continuare ancora, ma la smettiamo qui.

La sentenza GEA non viene dunque utilizzata da Prioreschi eppure quella sentenza è una prima picconata a tutto l’impianto accusatorio che ha buttato all’inferno la Juve. E nessuno si faccia prendere in giro sul caso Giraudo. L’ex amministratore delegato bianconero aveva capito e previsto tutto e ha deciso, contrariamente a Moggi, di mollare ogni cosa in Italia trasferendosi a Londra. Si attendono novità in merito.

La sentenza GEA farebbe comodo, ma Prioreschi ha in mano tantissime carte che comincia a sfogliare da subito permettendosi di anticipare la soluzione di questo processo:

(rivolgendosi alla Presidente Casoria, n.d.a.) Lei disse che vale quello che si dice qui, che quello che si dice qui vale di più di quello che si è detto fuori. E allora questo processo non può che avere una soluzione: i fatti non sussistono.

D’ora in avanti sarà un elenco di malefatte commesse – clamorosamente, e ci sarebbe da indignarsi forte come cittadini ligi alle leggi – da PM, da carabinieri e personaggi del mondo del calcio che, piaccia o non piaccia, non sono Moggi e Giraudo. Identificarli, al lettore, non sarà difficile.

Le schede svizzere

E’ stato il cavallo di battaglia di Narducci. Le schede svizzere, le schede svizzere. Una sorta di mantra che già all’epoca suscitò non poche perplessità. Inutile ripercorrere le tappe di questa vicenda, basti dire che Moggi possedeva schede svizzere e gli scopi non sono chiari. O meglio, Moggi ha sempre dichiarato che sono servite per il mercato, ma poi la verità è uscita fuori: doveva proteggersi da un tentativo di spionaggio contro la sua persona. Almeno era questa l’ipotesi del Direttore. Come i fatti hanno dimostrato… Moggi aveva ragione. E forse non sapeva nemmeno QUANTO avesse ragione. L’attività di spionaggio effettivamente c’è stata ed è stata condotta da un team della Telecom. Facciamo due conti? Telecom = Tronchetti Provera. Tronchetti Provera = Inter. Inter = Moratti. L’equazione torna.

Ma stiamo ai fatti narrati da Prioreschi.

L’avvocato si riferisce a un’eccezione di utilizzabilità delle schede per svolgimento di attività di indagine in territorio straniero senza rogatoria internazionale. In burocratese e col linguaggio della giurisprudenza italiana… il codice penale marca queste prove (già di per sé fantomatiche) come inutilizzabili.

Ora, piaccia o non piaccia, se le prove sono inutilizzabili la fase del processo che le vede protagoniste è da ritenersi nulla. Praticamente… casca tutto il processo.

Ma perché queste schede sono inutilizzabili?

Lo spiega benissimo Prioreschi:

Abbiamo notato discrepanze fra Di Laroni e Auricchio circa l’accertazione dell’intestazione delle schede.

In pratica Prioreschi riporta alla luce che Di Laroni e Auricchio andarono in confusione quando gli era stato chiesto di speigare come riuscirono a capire l’intestazione delle schede. A chi apparteneva una scheda? A chi l’altra?

In aula Di Laroni rispose in modo perentorio: “Abbiamo accertato il tutto attraverso il centro doganale di Chiasso”.

Tranne che Auricchio, successivamente, disse (in merito all’Informativa del 19 aprile 2005, in aula il 23 marzo 2010) che i controlli erano avvenuti attraverso sue telefonate con un ufficiale svizzero. Di queste telefonate, di questi controlli, di questa attività di indagine non c’è però traccia e né Auricchio né Di Laroni riescono a produrre un qualche tipo di prova.

Tutto a voce! Noi dobbiamo impostare un processo dove gli atti più rilevanti sono “a voce”!

Basterebbe questo a far nascere dei dubbi. Ma ci penserà poi il Maresciallo Nardone a scardinare tutte le perplessità e dare la soluzione all’enigma sugli accertamenti delel schede svizzere. Nardone darà contezza del fatto che la documentazione è stata presa direttamente in Svizzera dove lui si è recato con De Cillis (personaggio assolutamente singolare, che conosceremo poco sotto). Ecco la prova provata di come è stata acquisita la documentazione sulle schede svizzere. Primo importante punto a favore della difesa.

Un primo risultato della contro-indagine è quindi il seguente: le schede svizzere non potevano essere utilizzate in questo processo. Posto il fatto che gran parte del processo è basato anche solo sulle ipotesi sul modo di usare queste schede da parte di Moggi… beh, il lettore può tranquillamente tirare le somme.

Ma sarebbe anche brutto vincere in questo modo. Anche a me queste regole su rogatorie e autorizzazioni non piacciono, perciò approfondiamo ugualmente il discorso sulle schede svizzere. E lo facciamo sulla base di un piccolo racconto che il De Cillis ha regalato ai posteri al Processo di Napoli.

De Cillis, Moggi, le schede svizzere e Marco Branca

Intanto c’è da chiedersi: chissà che raggiri e cosa si sarà inventato Moggi per procurarsi queste schede svizzere. Avrà fatto tutto in segreto, perché si rischiava troppo a operare sotto la luce del sole, col rischio appunto di essere scoperto. Vi sorprenderà quindi scoprire che:

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Ricordo che Narducci in preliminare disse che Moggi era dotato di capacità criminale maniacale. E come mette in piedi questa associazione? Va dalla signora Castaldo, segretaria della Juventus e le chiede i soldi per le schede. La Castaldo gli risponde: li devi dare a Bertolini che le va a comprare. La Castaldo lo dice a Capobianco, altro dipendente Juventus. E Bertolini va a comprare le schede e a De Cillis racconta tutta la storia.

Incredibile eh?! Al primo step Moggi riesce a coinvolgere almeno 4 persone potenzialmente testimoni a suo sfavore: la segretaria, Bertolini, il dipendente e il proprietario del negozio in Svizzera. Proprietario del negozio in Svizzera che Moggi incontrerà di lì a breve proprio perché sarà lui ad andare a prendere le schede.

Come vedete una modalità segreta: con tanto di invito alle partite della Juventus, e fotografie al passaggio della frontiera a Chiasso. Ma vi rendete conto? Se era segreta e serviva a parlare con gli arbitri, le modalità di acquisto sarebbero state segrete. Ci sono già una decina di persone che sanno della cosa.

Qui dare contro a Prioreschi appare assurdo, anche un po’ da dementi: che razza di associazione è quella di Moggi dove di segreto c’è solo la sua capacità di acquistare giocatori a 7 miliardi e rivenderli a 150 miliardi, salvo prima vincere tutto quello che c’era da vincere?

Ma è il De Cillis che in aula fornirà un dettaglio mica male. E’ il 30 giugno 2009 quando il titolare del negozio di Chiasso, in Svizzera, racconta:

Avv.Messeri: «Conosce o ha conosciuto dal 2004 dirigenti di altre società sportive di serie A?»

De Cillis: «Che importanza ha dire che dirigenti conosco?»

Messeri:«Io le ho fatto una domanda, se il presidente la ammette»

Teresa Casoria: «Non importa effettivamente, ma risponda»

De Cillis: «Non so… non so nemmeno se Marco Branca è un dirigente. Lo conosco, viene a cambiare telefonino da me, ma non so che importanza…»

Interviene il Presidente Casoria: «Abbiamo acclarato che il suo negozio era frequentato dall’ambiente del calcio» Messeri: «A me interessava sapere se dal 2004 ad oggi ha conosciuto dirigenti di squadre di serie A e chi»

Teresa Casoria: «Collega persone che frequentano il suo negozio con la dirigenza di squadre?»

De Cillis: «Molto prima che succedesse questa storia era venuto da me anche il fratello di Moratti. Però non conosco dirigenti con cui ho rapporti di lavoro»

Ci risiamo! Di nuovo una commistione di interessi, strani personaggi che incrociano la loro vicenda di testimoni scomodi per la difesa… con conoscenze con persone legate alla sponda opposta a quella di Moggi. La reticenza a rispondere alla prima domanda di Messeri è poi un curioso caso di “beccato sul fatto!”. A confermarlo è il contro-interrogatorio dell’Avv. Morescanti:

Morescanti:«Lei prima parlava di un certo Marco Branca. Chi è il signor Marco Branca?»

De Cillis: «Senta una cosa, io non voglio tirare in ballo altre persone…»

Morescanti: «Senta io le ho fatto una domanda su una risposta che lei ha già dato al tribunale!»

De Cillis: «Io abito a Como e conosco un sacco di persone. Quindi, l’inter è lì, è ad Appiano. Vicino casa mia abitano tantissimi calciatori dell’inter»

Morescanti: «Non ho capito che c’entra l’inter?»

Teresa Casoria: «Branca sarà un dirigente dell’inter»

Chissà cosa penserà la gente comune, ma a me questo freno a parlare quando salta fuori un nome nerazzurro mi puzza. Mi puzza… e non poco. Anche perché di personaggi come il De Cillis, in questo processo, ce ne sono parecchi e tutte con storie parecchio interessanti. Perché può sparlare tranquillamente di Moggi e avere remore a parlare di Branca? E in un paese di media intelligenza come l’Italia è possibile che debba essere una donna come la Casoria, prima ancora che Giudice e Professionista della Legge, a dover appurare che il De Cillis sta seriamente rischiando di dire scemenze in un’aula di tribunale?

A fornire la soluzione dell’enigma delle schede svizzere, un’altra soluzione ancora, sarà ancora la Casoria con un passaggio molto interessante:

(rivolgendosi alla Morescanti, n.d.a.) Avvocato abbiamo acclarato già, non le consento più queste domande! Nessuno dirà mai che usare schede svizzere sia reato.

Non sarà reato, ma qui una squadra di calcio è stata distrutta e gettata nel buio più profondo. Di questo qualcuno ne dovrà rendere conto. Magari con una lettera da spedire… guarda un po’… in Svizzera.

P.S.

In un altro passaggio, ma qui indagini non ce ne sono, si saprà poi che anche Branca comperava abitualmente schede svizzere. E non mi risulta che Branca abbia mai realizzato i colpi di mercato di Moggi. Quindi… o le schede non funzionavano… o quelle schede servivano… stavolta… davvero per altri affari.

Alla prossima puntata dove approfondiremo “la frode sportiva”.

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