Menu Chiudi

Tag: mourinho (pagina 1 di 3)

Orgoglio e pregiudizio: Juventus contro tutti

Senza Arturo, ma con la carica giusta. Quella che leggiamo nelle parole di molti ragazzi che vogliono chiudere l’anno in bellezza. Sapendo di una Roma che non molla, e complimenti ai giallorossi che però non devono seguire l’esempio di Mazzarri e Mancini, e sapendo di un ritorno di coppa davvero duro.

Advertisment

Senza Arturo, perché Vidal appare in difficoltà con quel maledetto ginocchio. E quanto ci servirebbe la sua classe e la sua grinta in un centrocampo che può contare comunque su un grande Marchisio e un ritrovato Pogba (ritrovato nella forma). Probabile  l’operazione di pulizia, perché il fastidio è qualcosa di più di un dolore da contusione. Meglio non rischiare. E occhio alle ingerenze del Cile.

Advertisment

Senza Arturo, ma con la solita presenza di Carlitos Tevez. Mai uomo fu più meritevole di indossare quel 10. Sta bene. Sta benissimo l’argentino che salterà i mondiali di Brasile per ragionamenti che non comprendiamo. Ed è su di lui che sono puntati fari e speranze di tifosi e dello stesso allenatore. Aggrappati ai suoi gol, forse meglio alle sue prestazioni. Ci tiene ancora in vita in Coppa, ci sta trascinando in campionato, anche se Immobile sta scappando via nella speciale classifica dei marcatori.

Rudi Garcia a parte, per il quale vale un silenzio d’oro da parte nostra, visto che ha ribaltato completamente la realtà dei fatti in quella Roma che fa la stupida tutti i giorni, il campionato è avvincente da morire. Senza pause né giornate morte. Lunedì l’impegno sarà, come al solito, nervoso. Il Sassuolo deve salvarsi, contro la Juve tutti fanno la partita della vita, e la Juve dovrà rimanere concentrata nonostante la sfida clou di giovedì notte.

A leggere la classifica vengono i brividi, per le vette mai esplorate dalle due di testa. A leggere le classifiche di Serie A degli anni precedenti è legittimo che a Roma siano letteralmente furibondi: record di punti giallorosso eppure un meno 5 con una partita in più. Servirebbe più sportività. Ma in Italia è dura. E pure all’estero dove Mourinho dà ampia prova di vittimismo. Ripenso alla Juve. Ripenso a Conte. E di colpo mi sento leggero, pulito, orgoglioso. Come pochi altri possono esserlo.

Advertisment

Il terrorismo mediatico di chi non sa perdere

Diventa dura andare sul blog per scrivere due righe. Che poi mi dispiace pure, visto che si parla di Juve, di opinioni, di idee, di sentimenti. Ma l’Italia non permette più certe libertà, in un imbastardimento dell’informazione generata da autentici terroristi mediatici.

Advertisment

Da domenica a mercoledì notte abbiamo assistito a tutto. Gli attacchi a Chiellini, reo di aver preso un po’ troppe gomitate ed essere andato al tappeto, e i soliti beceri attacchi alla Juve. Proprio quando la Roma prende tre punti sporchi, visto il fuorigioco di Mattia Destro. Proprio quando si riaccende la vena Calciopoli alla Gazzetta e a Moratti.

Che Paese siamo diventati? Uno di quelli viverci è ormai complesso, specie se conservi quella strana fantasia di commentare in modo spassionato sì, ma un minimo obiettivo.

Advertisment

La doppietta di Tevez non serve a nulla, visto che la polemica la generiamo comunque. E siamo ormai alla pratica costante non solo della bugia, ma anche della vergognosa sparizione dei fatti. Anticipi che diventano rigori, falli subiti che non valgono più, giocate da campioni che si tramutano in errori evidenti raccontati ora da Pagliuca ora da ex calciatori del passato di cui perfino la Panini ricorda nome e cognome, ma soprattutto “ma chi cazzo sei?”.

Che commentavo a fare? Che Tevez è lassù nella classifica marcatori, già a 18 reti? Che la Juve ha distrutto record su record e viaggia a un ritmo infernale? Che la macchina da guerra del catenacciaro Conte ha numeri importanti in attacco? Che i bianconeri vincono pur non giocando bene, colmando un gap del passato?

Resta la polemica. Dei vari De Paola & Co. pronti a dire la qualsiasi, in barba a nemmeno un residuo di dignità professionale e non solo. Polemica vuota e falsa. Polemica anche assurda. E quale miglior “prostituta” di Mourinho al quale affidare l’ultimo pensiero: “se la Juve vince la Europe League non avrà fatto nulla”. Che dirti Josè. Se il periodo storico si misura dai suoi protagonisti sulla stampa e in TV, allora è proprio un periodo di merda.

Advertisment

Bale e Mourinho: la forza dei soldi e della moviola

E’ il miglior esterno sinistro al mondo: alto o basso, fate voi, tanto i 100 metri li copre più veloce di chiunque altro senza mai perdere di qualità.

Advertisment

L’altro è il personaggio più discusso e controverso: non sai mai fino dove comincia il personaggio e finisce l’allenatore o viceversa. Perfetto per i tempi mediatici che corrono allo stato attuale del mondo del calcio.

Di entrambi qualcosa da dire c’è. Con un punto in comune: il povero Carletto Ancelotti (povero si da per dire!).

Mister 109 milioni di euro

Ripetiamo, a scanso di equivoci: è il miglior esterno sinistro al mondo.

Nel recente campionato di Premier League ha perfino giocato in posizione più centrale, quasi da trequartista mettendo assieme 26 gol in poco più di 40 partite. Un fenomeno. Impossibile da lasciare fuori.

Doti aerobiche da paura, per uno che già a 14 anni poteva competere coi campioni centometristi. Si narra infatti che coprisse la distanza regina dell’atletica in poco più di 11 secondi.

Advertisment

Dove lo metti sta, con un unico difetto: il piede destro è più che un accessorio. Ma il sinistro vale per due, quindi niente paura. Chi lo allena ha una fortuna immensa: può sfruttarlo in molte vesti. L’unico anno l’ha passato a perfezionare la parte relativa alla costruzione del gioco, proprio per via della nuova posizione. Per quanto mi riguarda andrebbe schierato sulla trequarti, rigorosamente a sinistra. Ad Ancelotti il compito di costruire un 11 blancos degno degli investimenti operati sul mercato.

A tal proposito la domanda è: ma vale 109 milioni di euro? O qui ci siamo impazziti tutti e qualcuno dovrebbe prima o poi mettere un freno a certe pazzie?

L’uomo dalla moviola Friend(ly)

L’arbitro di Chelsea-Aston Villa era Friend. Un vero amico. Sembra più di Mourinho che degli avversari per quanto combinato durante la gara. Ivanovic in gol nonostante doveva essere espulso minuti prima: graziato in modo generoso. Gol decisivo in fuorigioco. Rigore al minuto 92 non concesso all’Aston Villa.

Ho seguito praticamente tutte le aperture dei campionati, avevo delle curiosità enormi su alcune big europee. Fra queste, la delusione più cocente, è arrivata proprio dal Chelsea. Gioco assente, tutto demandato alle illuminazioni dei singoli. Difesa ballerina, con un ottimo Cech a salvare i Blues. Così come è enorme il potenziale di tecnica individuale degli uomini di Mourinho. La domanda è dunque la solita: questo qui è un grande personaggio o è pure un grande allenatore. Perché di novità, di impatto didattico io non vedo proprio nulla. Chiedere a Madrid per delucidazioni in merito.

Ha la fortuna di arrivare in club che possono spendere come credono e per questo molti suoi capricci vengono soddisfatti. Ma il gioco espresso vale l’investimento?

Inoltre questo continuo avere accesso al credito di moviola, nonostante siano suoi i maggiori lamenti, e pochissimi (se non nessuno) motivati, come dovremmo intenderlo?

Quest’anno il titolo se lo contenderanno Chelsea (che opererà ancora sul mercato) e Manchester City. Con lo United vera incognita per via del dopo Ferguson. Se Pellegrini saprà mantenere un certo equilibrio in campo e nello spogliatoio, dalle prime uscite stagionali, sembra che i Citizens siano avanti. Ma gli “amici” potrebbero rappresentare un fattore più che abilitante alla vittoria.

Advertisment

La scorrettezza di Galliani e il paraculismo di Mourinho

Troppo grosse per restare in silenzio. Così in questa mattina di domenica affrontiamo due semplici argomenti.

Advertisment

Il primo riguarda il tweet del VicePresidente della Fiorentina. Un attacco chiaro e tondo ad Adriano Galliani. In questo caso vorremmo sottolineare due diversi tipi di atteggiamento da parte dello staff viola.

L’affare che ha fatto imbestialire il VicePresidente della Fiorentina riguarda il rinnovo di Ljajic. Il talento di Montella è frastornato dalle voci di mercato, soprattutto dalle promesse rossonere che sono arrivate direttamente in casa sua da un procuratore che a quanto pare non lo è ufficialmente. E’ Ramadani che sta conducendo le danze, mentre Galliani – furbo per qualcuno, scorretto per altri – ha agganciato il vecchio procuratore. La cosa principale che sottolinea la Fiorentina è che nessuno dei Viola ha dato l’autorizzazione a Galliani a trattare Ljajic. Scorrettezza smorzata da Della Valle.

Chissà perché i Della Valle abbassano i toni quando non si tratta di Juve.

Advertisment

Il secondo caso riguarda Mourinho. Due sono le frasi ai limiti dell’idiozia:

Io ho allenato Ronaldo, quello vero e cioè il brasiliano.

A me Perez non ha voluto prendere Bale.

I soliti attacchi da chi di calcio non parla mai. L’attacco a Ronaldo, cioè il portoghese che ha tenuto a galla l’intero Real Madrid in questi anni, è veramente beota. Che abbiano o no avuto frizioni sono affari loro, ma almeno spieghi i motivi il caro Mourinho di una simile dichiarazione. Anche perché, riferendosi al suo periodo blaugrana quando portava le borse degli allenatori in prima, il buon Mourinho dovrebbe pure accennare ai dubbi di doping che hanno massacrato il Ronaldo vero, quello brasiliano (leggere Paura del buio, di Enzo Palladini; sentire Bernardino Santi).

Inoltre Mourinho sembra giustificare il flop al Madrid col mancato acquisto di Gareth Bale. Suvvia caro Mourinho, che figuraccia, l’ennesima. Il Real, sotto la sua gestione, ha speso vagonate di milioni di euro e ha portato a casa un campionato, una Coppa di Spagna e una Supercoppa di Spagna, quando l’obiettivo vero era l’Europa. Ci risiamo, insomma: mentre il popolo lo accusa di aver sporcato lo stile blancos e inficiato la storia del Real con atteggiamenti poco sportivi ed edificanti, con parecchie giustificazioni legate alla qualità del gioco espresso, lui si giustifica col mancato acquisto plurimilionario di un esterno sinistro. Cerchi di fare la persona seria.

Advertisment

Da Falcao a Mourinho: comanda il denaro

Quante bugie sono state dette? Che i colori delle maglie valessero ormai poco, nella stragrande maggioranza dei casi, è cosa risaputa e vecchia. Ma certe dichiarazioni lasciano l’amaro in bocca.

Advertisment

Da Falcao a Mourinho, due che i soldi li conoscono e dai quali sono affascinati. Due storie diverse.

Il colombiano è uno degli attaccanti più prolifici degli ultimi anni, con potenzialità incredibili. Completo tecnicamente e molto dotato fisicamente, nelle sue caratteristiche di killer dell’area di rigore e attaccante di movimento (piccolo, agile, scattante e potente). Dal River al Porto. In due anni in Portogallo Falcao ha messo a segno 41 gol in 51 match, poi altre 31 reti in Europa. Ceduto Aguero a suon di milioni l’Atletico Madrid se lo è assicurato per ben 40 milioni di euro (+ bonus). In Spagna ha continuato a segnare: 70 reti in 91 gare, fra campionato e coppe.

Advertisment

Due volte cannoniere della Europe League e diversi trofei alzati. Uno degli attaccanti più corteggiati che però finirà al Monaco. La cifra spesa dai francesi è mostruosa, mentre per il ragazzo invieranno un bonifico mensile di circa 14 milioni di euro. Per favore, caro Radamel: non parlarci di sogni né di ambizioni. Giustamente… hai sposato il bonifico, mica il progetto!

Discorso diverso nella storia, seppure simile nelle cifre, quello che riguarda Mourinho. Peggior stagione della sua carriera, a detta sua, soprattutto una bruttissima stagione del Real Madrid. Umiliato in campionato dalla distanza abissale dal Barca e poi distrutto dai tedeschi del Borussia in Champions. Senza contare lo schiaffo del derby in Coppa del Re.

Fischiato, praticamente buttato via da Perez, Mourinho si è accasato in uno dei pochi club in grado di pagare qualcosa come 10 milioni di euro. In un club che ha bisogno di riprendersi dall’ennesimo fasullo progetto di Abramovich. In tempi in cui né l’Italia né altri paesi potevano garantirgli la supersquadra di cui questo allenatore ha bisogno.

Mi piacerebbe vederlo all’opera con una squadra costruita senza spendere milioni e milioni, una squadra cioè in grado di esaltare le sue qualità tattiche. “Amo l’Inter” ha detto: bene, era il momento di tornare e provare a ricostruire. Questo sì che sarebbe stato un progetto!

Advertisment

Sportività o paraculismo? Meglio la seconda

Pizza, pepsi e che sia un grande spettacolo. Almeno così avevo preventivato ieri sera quando mi sono messo a guardare Manchester United contro Real Madrid. Spettacolo sì, ma davvero poco gradevole.

Advertisment

Il pubblico di Manchester è solitamente sportivo. Solitamente! Tranne quando vede qualcosa che proprio non torna. E il gesto dell’arbitro ieri sera non è tornato a molti, compreso uno scatenato Ferguson che ha dovuto imbavagliarsi a fine match per non scaricare la rabbia contro i microfoni.

Mentre nell’altra stanza si consumava l’ennesimo gesto da paraculo di Mourinho, uno che ancora, a parer mio, deve dimostrare di saperne anche di tattica oltre che di motivazione e di media.

Advertisment

Un organizzatissimo Manchester contro un Real Madrid in piena di crisi di nervi risolta soltanto da un rosso abbastanza fantasioso mostrato a Nani.

Certo pure Sir Alex dovrebbe spiegare il motivo della rinuncia al giapponese e a Rooney, ma quell’espulsione ha completamente rovesciato la partita.

Fra un Kaka imbarazzante e uno Xabi Alonso sempre graziato nonostante i suoi comportamenti antisportivi, il Real ha espugnato De Gea con un tiro dalla distanza dell’oltre 30-milioni-di-euro (leggi Modric) e con un gol trovato da Cristiano Ronaldo (per me ancora di un gradino sotto a Messi). Poi le parate di Diego Lopez: paurosi alcuni salvataggi.

Sfortuna, ma non solo. Il gesto dei “soldi” mostrato a Mourinho la dice lunga su un pensiero comune: questo portoghese ha risorse inimmaginabili. Con queste stesse parole Indro Montanelli descriveva un certo Silvio Berlusconi. Salvateci!

Advertisment

Galliani fa l’ironico. Perchè non sa perdere

Il Milan, applicando la tattica spiegata da Mourinho al mondo intero e ripetuta da Di Matteo, ridicolizza il Barcellona. In undici a difendere nella propria metà campo, se non nella propria area, e contropiedi velocissimi. Il Barcellona ha sempre la palla ma non tira mai in porta. Il Milan segna due volte e rischia di farne anche di più.

Advertisment

I milanisti hanno mille motivi per sorridere. E ride pure Galliani, che però ha un macigno sullo stomaco che proprio non riesce a digerire, per cui s’inventa un capolavoro di ironia:

Quando Muntari ha segnato, ho subito guardato se il guardalinee tornava verso il centrocampo. Mi sono ricordato da un altro gol del 2-0 segnato da Muntari che invece non ci era stato convalidato. Stavolta la palla era entrata un po’ di più… ma non così tanto.

Il goal di Muntari in Milan-Juventus dell’anno scorso non ce l’ha solo sul telefonino, ce l’ha fisso in mente e si aggrappa a quello per convincersi che non è stata la Juventus a vincere il campionato e che lo scudetto gli è stato scippato.

Pover’uomo, come s’è ridotto, penserà qualcuno.

Advertisment

E invece non si è ridotto così, lui da sempre non sa perdere.

È inutile ricordare che in quella partita è stato annullato un altro goal regolare a Matri; è inutile far notare che, dopo quella partita, il Milan si è portato a +4 sulla Juventus e che quindi il campionato il Milan l’ha perso dopo e non in quella partita; è inutile sottolineare che la Juventus ha dominato il campionato concludendolo da imbattuta e vincendo dieci delle ultime undici partite.

È inutile perché Galliani non sa perdere. E non da l’anno scorso.

Era il 20 marzo del 1991, 22 anni fa, il giorno del “fattaccio”. Il giorno della vergogna per il calcio italiano. Marsiglia-Milan di Champions. Marsiglia-Milan 1-0 con eliminazione del Milan. Al 90’ si spegne un riflettore della tribuna: ci si vede comunque benissimo ma Galliani irrompe in campo e, davanti agli occhi increduli di Sacchi, costringe i suoi giocatori ad abbandonare la partita. Chiederà lo 0-3 a tavolino.

Il Milan viene squalificato per un anno dalle competizioni europee.

Galliani, un tipo che sa perdere.

Advertisment

Il festival della vendetta e della vigliaccheria

Chissà perché capita sempre ai più buoni e ai migliori. Meglio: il perché purtroppo lo capiamo, non riusciamo a capire in realtà perché non si riescono ad arginare certe stronzate da giornalai venduti.

Advertisment

Capita in Spagna, in queste ore, dove sta montando una stranissima e vigliacca e vergognosa campagna stampa contro Lionel Messi, il giocatore più forte al mondo ormai da un po’ di anni e lo sarà ancora per molti anni. Uno dei più forti della storia a cui manca un solo sigillo ufficiale (leggi Campionato del Mondo per Nazioni).

La campagna stampa in oggetto lo sta prendendo di mira per due strani motivi. Uno è l’uscita che l’argentino ha avuto nei confronti della marionetta di Mourinho. Purtroppo è la verità, non ne conosciamo le parole, ma non facciamo fatica ad ammettere che è comunque la verità. Andrebbero indagati i toni, ma non il contenuto. Ammesso che poi Messi abbia detto davvero una cosa del genere. E se l’ha detto, ripetiamo ancora, ha semplicemente sancito una verità.

Advertisment

E allora mi viene naturale ragionare come segue. Perché anche oggi un paio di giornalacci (guarda caso c’è di mezzo la Gazzetta) rilanciano una foto e un articolo che meriterebbe l’espulsione dall’albo dei giornalisti (ammesso che in Italia tale albo abbia qualche tipo di valenza). “Lo sputo di Messi a Cristiano Ronaldo”. Analizziamo la foto per piacere:

Messi sputa a Ronaldo? Davvero?

Messi sputa a Ronaldo? Davvero?

Intanto non possiamo non domandarci quale sia la distanza fra i due ragazzi. Vicinissimi non lo sono e in realtà non sono nemmeno vicini. Ronaldo non guarda, mentre Messi sì. Travestiamoci da RIS. La traettoria dello sputo va verso Ronaldo? Sì. Lo sputo ha la forza di arrivare a Ronaldo? Dipende la distanza. E fin qui tutto corretto, tranne che mi viene in mente un’altra domanda: ma veramente qui Messi sputa a Ronaldo? O semplicemente un fotografo ha immortalato uno dei gesti più naturali che un calciatore compie mentre corre e suda in campo?

Torniamo seri. La vigliaccata che si sta consumando in Spagna è alquanto singolare. Viene toccato Mourinho e qualche giornalista ha risposto a tono (cioè nei toni di Mourinho, si intende). Che si stia facendo un po’ di casino per evitare a Messi il quinto pallone d’oro consecutivo? O che qualche giornalista un po’ troppo tifoso stia cercando di farsi una strana giustizia da sé?

Eppoi resta un’ultima domanda: quello sputo… ha lo stesso effetto che Messi riesce a imprimere ai suoi tiri?

Advertisment

Fuorigioco di Pato, i soldi di Cuper, lo strapotere del Barca

Grande giornata ieri. Tante informazioni, anche con l’avanzare delle trattative di calciomercato destinate inevitabilmente a chiudersi entro fine mese. Alcune di queste notizie sono anche clamorose.

Advertisment

Cominciamo con l’ennesimo regalo ai rossoneri: campionato o coppa non fa differenza, i preferiti della classe arbitrale sono proprio loro. Sarà pure questione di 30 centimetri, come amavano dire al Processo di Biscardi, ma è pur sempre fuorigioco. Il capoccione, la spalla e e metà petto di Pato sono al di là della linea del penultimo difensore biancorosso e quindi il gol non sarebbe valido. Il condizionale viene spazzato via dallo strapotere di Galliani: quindi rete ok, Milan ai quarti. E che prestazione…

Advertisment

In Spagna, in serata, il legale ha finalmente chiamato il giudice: a tutto c’è un limite, pure all’idiozia di associare alla suocera vagonate di centinaia di migliaia di euro. Che razza di pensione percepirà mai infatti la suocera di Cuper? Sì, proprio lui, il mago del 2000 che doveva portare lo scudetto nella maglia che meno di tutte lo merita. Ben 4 le sfide di Serie A, alla guida del Parma, sotto inchiesta. Partite sistemate grazie a un centinaio di migliaia di euro che Cuper ha giustificato come “regalo della suocera per sistemare casa”. A tutto c’è un limite, già, a tutto, ma a quelli che hanno respirato quell’aria strana si vede che il contatto con la realtà lo hanno perso da troppo tempo…

Niente da fare: riprovare prego! E’ il coretto che alcuni tifosi hanno riservato a Mourinho, l’uomo che a questo punto chiederà a Pelé e Maradona di tornare a giocare visto che dopo i monumentali acquisti si trova ancora una volta preso a pallate dal Barca di Pepe. Questione di intelligenza, questione di classe: forza bruta, a furor di milioni di euro come già a Milano, contro classe allo stato puro. Stavolta il Pep è più cattivo del solito, mandando in rete Abidal e Puyol. In Spagna lo hanno capito da tempo: è un fantoccio il povero portoghese, ad armi pari non la spunta mai, mentre in Italia per poco non gli si stendevano ai piedi. Non solo gli schemi dobbiamo imparare dagli spagnoli, anche quell’atteggiamento obiettivo nel giudicare professionisti e uomini…

Advertisment

Mourinho e Cristiano Ronaldo assenti al Pallone d’Oro

C’è da giocare la gara di ritorno della Coppa del Re. Di fronte al Real Madrid il temibilissimo Malaga che all’andata è stato sconfitto per 3-2. E’ questa la giustificazione all’assenza di Cristiano Ronaldo e Mourinho nella serata di presentazione del Pallone d’Oro. E tutte le categorie annesse.

Advertisment

Roba da matti. O semplicemente, roba di chi in questo mondo ci è finito per caso, assistito da un fato che, sì, è completamente cieco.

Il comunicato FIFA è il seguente:

L’allenatore e i giocatori in lizza nelle diverse categorie non potranno essere presenti alla cerimonia del Pallone d’oro lunedì prossimo.

Advertisment

Brutta cosa l’invidia, eh?!

Questi signori, visto che qualcosa nel mondo del calcio è ancora integro, come il giudizio oggettivo sui migliori al mondo, hanno pensato bene di tirarsi indietro, e nascondersi. Perché non posso pensare che un paio d’ore a un gala di simile importanza possa rovinare una gara di Coppa del Re.

Le assenze le repute vergognose e irrispettose, tanto quanto gli stipendi folli e assurdi e immeritati che questi due percepiscono. Il mondo del calcio, inteso ormai come show, ha le sue regole e tutti sono pregati di rispettarle. Ma le regole, si sa, non fanno parte della vita del portoghese che va in panchina.

Largo a chi merita veramente, e cioè Iniesta, Xavi e Messi per quanto riguarda il Pallone d’Oro. E voglio proprio vedere se qualcuno avrà da ridire qualcosa a proposito di queste nomination. Largo dunque a Guardiola che, oltre alla classe in panchina, mostra un’invidiabile self control e un’educazione paurosa davanti ai microfoni.

Largo a chi, in sostanza, merita veramente. Stavolta niente impicci: non c’è proprio spazio per Mourinho!

Advertisment