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Juventus-Milan 3-2 Vera Juve a tratti

Conte contro Allegri. Juve contro Milan. Una per avvicinare la vetta, una per evitare di dire addio ufficialmente ai sogni di gloria. Due formazioni che non stanno benissimo, mentalmente e fisicamente. Fuori Pogba. Padoin preferito a Isla a confermare che il mercato bianconero ha avuto delle mancanze clamorose, visto l’apporto degli uomini di fascia, Lichtsteiner a parte.

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Leggerete due partite differenti. Una giocata nel primo tempo e una giocata nel secondo tempo. C’è tutta la Juve 2013/2014: errori e vera Juve.

Primo Tempo: chi ben comincia

Pronti via e la Juve vuol mettere in chiaro che quest’anno ha poca voglia di lottare. Troppo belli i successi recenti, già sazi di qualche coppetta messa in archivio. Così qualcuno e molti pensano che bastano quei colori, quella maglia, la storia recente per vincere le partite.

Muntari sigla il suo gol contro la Juve. La difesa gentilmente concede la vendetta del ghanese. Sono passati 22 secondi e il tabellino deve essere già aggiornato. Basta questo per evitare qualunque commento.

A poco vale la reazione di forza che produce una serie di palle gol che si infrangono col destino o con la manona di Abbiati che ci fa pure bella figura. Quagliarella e Tevez si sbattono, Chiellini ci prova dalla distanza, ma è davvero poca roba questa Juve che va avanti più per nervi che per altro.

Pareggia Pirlo, con una punizione dallo schema semplicissimo: sfrutta la saponetta-Abbiati, tira forte centrale e vai a esultare. Poteva farlo chiunque. Anche questo Pirlo qui che è imbarazzante per l’inutilità di apporto alla manovra. E insieme a lui un Vidal appannato. Troppi 5 milioni di euro da dare al cileno. Devi meritarli giorno dopo giorno. L’ho detto, l’ho scritto, lo ripeto: gli aumenti si danno a fine anno, quando si tirano le somme dei 12 mesi precedenti. Certe cifre fanno girare la testa, distolgono l’attenzione. Magari ti tolgono le voglie.

Voglie che la Juve poi non dimostra più. A sostenere le ragioni di Conte, con Padoin a destra e Asamoah a sinistra, si va molto poco lontano. Specialmente il ghanese è costantemente in ritardo sul pressing e molto timido in fase di attacco tanto da meritarsi un po’ di parolacce dei vari Tevez e Quagliarella che lo cercano senza trovarlo. E così facciamo resuscitare i morti, con lacune difensive da mettere i brividi. Ci fanno un figurone Montolivo e De Jong, manco avessi detto Falcao.

Ci sarebbe un rigore su Tevez, piuttosto netto. C’è un bel tuffo di Robinho che simula un destro poderoso di Ivan Drago.

Dovrebbe esserci la Juve, con Pogba in panchina perché dopo 8 partite il francese deve turnare.

Secondo Tempo: un po’ di vera Juve

E come nei migliori film di Hollywood, ecco che il protagonista si sveglia e comincia a seguire il copione del regista. Conte si sveglia, pure lui, e mette Pogba. Un consiglio al tecnico bianconero: mai più senza questo francesone che insieme a Tevez è la nostra arma in più rispetto agli avversari.

Vidal dimentica il rinnovo e comincia a fare il Vidal. Pirlo capisce che è l’ora di abbandonare un po’ di sana indisponenza e regalare un po’ di calcio. E poi entra Giovinco al posto di un Quagliarella che dimostra che due partite di fila da 7 proprio non le sa giocare.

Le soluzioni ai problemi del primo tempo sono una maggiore cattiveria. La Juve aumenta la tensione, le gambe girano più veloci di quelle degli avversari e il gioco torna a splendere allo Juventus Stadium.

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Al Milan non resta che un inutile giro-palla, sterile e lento. La Juve aggredisce, morde, annulla Robinho e Matri e innesta maggiore potenza nel motore. I due incursori cominciano a far male al centrocampo rossonero che perde costantemente i riferimenti. Tevez scappa via sempre, Pogba mostra a Padoin come si gioca a calcio e chisse-ne-frega se non è un esterno puro e Abbiati comincia a raccogliere i palloni da dentro la porta.

Da una delle tante sfuriate centrali, Giovinco riceve palla, finta il tiro, si beve un difensore stirato a terra a calendario e beffa Abbiati. E’ la mossa vincente di Conte che di lì a poco tornerà a festeggiare. Punizione sonora di Pirlo che si stampa sulla traversa, irrompe Chiellini e gara chiusa (almeno così sembra).

La Juve non si ferma. Aumenta i giri del motore e il Milan vacilla. Benissimo Pogba e statuario Tevez. Ogni volta che l’argentino perde palla è uno spettacolo di generosità. I gol arriveranno, ma uno così lo si applaude punto e basta.

Mexes intanto conferma lo stile Milan. Un gran bel pugno su un angolo dove comunque c’era un altro rigore. Chiellini a terra, l’arbitro non vede. Non c’è il giallo. Ci sarà la prova televisiva. Poi ci saranno due gialli sacrosanti e Mexes uscirà finalmente dal campo.

C’è tempo per dimostrare che la Juve rischia grosso quando allenta la tensione. Pogba perde ingenuamente palla, Muntari si invola, tira e Bonucci firma l’ennesimo obbrobrio.

Come dice Chiellini a fine match: “Bisogna cambiare registro”. E il registro è proprio quello del primo tempo, con la cattiveria dei primi 15 minuti.

Analisi Tattica

Questo 3-5-2 non convince più. Almeno fintantoché gli esterni non cominciano a fare gli esterni. Non sono i nemici a fare rumore, è il campo e Conte deve prenderne atto. C’è bisogno di un’idea fresca che si adatti agli uomini. La scarsa attenzione in fase difensiva produce mostruosità inenarrabili. E recuperare non è semplice. Né sempre possibile.

Le fasce laterali sono imbarazzanti. Asamoah ha di fatto perso tutte le caratteristiche che lo avevano fatto giocare una prima parte di stagione da urlo, lo scorso campionato. Mentre Padoin è Padoin, buono per dare il cambio a gara in corsa, ma non certo da titolare in una squadra che doveva macinare tutto e tutti. Se a ciò aggiungiamo la scarsa lucidità di Pirlo, allora ecco la frittata.

Juve svagata, sfilacciata, poco attenta sulle palle morte o sporche, quando appena un anno fa questa stessa retroguardia risultava quasi imbattibile.

Davanti la buona vena di Tevez è scarsamente supportata. Isolate le due punte, ricevono troppe palle spalle alla porta e nessun centrocampista a rimorchio. Frutto di una squadra molto lunga, troppo lunga.

Nel secondo tempo alcuni di questi concetti vengono ribaltati. L’ingresso di Pogba dà forza e coraggio, soprattutto qualità. Si gioca spesso l’uno contro uno e il suo dinamismo giova anche a Vidal che è molto più libero di impostare e giocare. Con Padoin appariva troppo contratto, isolato laddove di solito scorazza un indomito Lichtsteiner. A Conte servono esterni di professione.

L’ingresso di Giovinco fornisce ulteriore soluzioni in avanti. Soprattutto per il modo di attaccare gli spazi e muoversi. Finalmente può ricevere palla sui piedi, ma col corpo pronto a partire verso la porta avversaria. Così e largo, Giovinco serve. E’ lui a provocare l’espulsione di Mexes.

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Gli strani numeri di Galliani

Non capirò mai perché Galliani può girare libero e Moggi deve ancora difendersi in aula. Meglio: lo capisco, ma fatico ad accettarlo.

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Ma andando al di là di Farsopoli, co-organizzato da Galliani pur di conservare il proprio posto al Milan, questo amministratore delegato che non dorme mai comincia a dare numeri strani.

Milan e Berlusconi vivono di luce propria, almeno dei riflettori che possiedono a livello aziendale e dei servi mediatici proni al potere dei soldi. Questa luce ogni tanto produce una serie di boiate tremende. Tipo le classifiche di Galliani.

Costantemente, pur di fare autopromozione, per la serie “tutte le strade portano al Milan”, c’è un riferimento a una strana classifica che vede sempre e solo in vantaggio il Milan. Centellinando giornate e minuti, il Milan risulta in vantaggio sui numeri di goal segnati, sui punti in classifica, sui parziali di campionato. Vincono loro, comunque la metta… Galliani. E Allegri risulta non già il terzo allenatore del campionato, ma il primo.

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Nessun riferimento all’ascella di Isla, nemmeno alla tirata ultima di Ambrosini. Piuttosto Galliani si arrabbierà citando il gol di Muntari, evitando però di menzionare il gol regolare annullato a Matri nella stessa partita famosa del 25 febbraio. Nessun riferimento a Bergonzi, né a Rizzoli. Anche perché per quelli troverà altre classifiche che danno il Milan penalizzato pesantemente, tanto da far gridare al complotto.

Il bello è che questo piano di comunicazione funziona. Vuoi per la totale inefficacia del popolo italiano in piena zona retrocessione in quanto a dignità di giudizio, vuoi pure per l’elevato tasso di corruzione che permea il nostro sistema Italia.

Il problema, dopo il bello, è la qualità del nostro sistema, del nostro calcio, viene pesantemente demoralizzata, demonizzata, pestata, umiliata. Oggi conviene a tutti rimarcare il genio di Allegri, la remuntada rossonera ai danni di Udinese e Fiorentina (avessi detto Real e Barcelona) e perfino elevare Balotelli a trascinatore (quando a essere trascinato per terra… ci pensa da sé). Nel frattempo la Cazzetta Rosa fa in tempo a sottolineare altri “buuu” terroristi e razzisti da Roma e dalla sponda nerazzurra. Così, giusto per rincarare la dose. E peccato per quell’inizio di campionato, altrimenti lo scudetto sarebbe stato il giusto coronamento di una stagione fantastica.

Sempre e solo secondo le classifiche di Galliani.

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Quando arrivavamo settimi c’era tanto silenzio intorno a noi

Soltanto da febbraio 2012 la stampa è tornata ferocemente a straparlare di Juve. Curioso, no?!? Quando si arrivava settimi certi scoop non uscivano, certe sparate non si facevano. Tutto molto calmo e tranquillo. Da febbraio 2012, cioè da quando si è capito che la Juve di Conte era qualcosa di più che una lieta sorpresa, la musica è cambiata.

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E più che musica oggi si può parlare di frastuono pazzesco, vigliacco e assurdo. Un turbinio di false notizie, di campagne stampa assassine. Ci chiediamo il motivo di tutto ciò. Perché è naturale, logico quasi, pensare che dietro a queste campagne di stampa ci sia una mano, una mano fraudolenta che pianifichi tutto con grande attenzione.

Da Bravo a Pellé, passando per alcuni presidenti. Emblematico il caso Carobbio: il nome di Conte, mai fatto nei mesi precedenti, improvvisamente diventa un’ossessione per il caro Pippo. E solo il 25 febbraio 2012, cioè da quella data in poi. La coincidenza del gol di Muntari è purtroppo matematica.

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E tutto sembra troppo simile a ben altre campagne stampa contro altri personaggi. In un altro settore, quale la politica, che in realtà è assolutamente identico all’attuale sistema calcio italiano. Sono perfino identici i protagonisti. E questo fa paura, oltre a far aumentare il tasso di verificabilità della precedente ipotesi.

Juve che vince deve essere massacrata, se non altro per aumentare la tiratura dei giornali e far parlare al bar i pazzoidi italici. Juve che vince deve essere massacrata, altrimenti certi concorrenti come potrebbero giustificare gli errori commessi?

Resta una brutta notizia da dare: la Juve settima, quest’anno, non ci arriverà. Quindi… continuate a starnazzare nei vostri giornali. Fino a che Calciopoli non ci separi! 

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Galliani fa l’ironico. Perchè non sa perdere

Il Milan, applicando la tattica spiegata da Mourinho al mondo intero e ripetuta da Di Matteo, ridicolizza il Barcellona. In undici a difendere nella propria metà campo, se non nella propria area, e contropiedi velocissimi. Il Barcellona ha sempre la palla ma non tira mai in porta. Il Milan segna due volte e rischia di farne anche di più.

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I milanisti hanno mille motivi per sorridere. E ride pure Galliani, che però ha un macigno sullo stomaco che proprio non riesce a digerire, per cui s’inventa un capolavoro di ironia:

Quando Muntari ha segnato, ho subito guardato se il guardalinee tornava verso il centrocampo. Mi sono ricordato da un altro gol del 2-0 segnato da Muntari che invece non ci era stato convalidato. Stavolta la palla era entrata un po’ di più… ma non così tanto.

Il goal di Muntari in Milan-Juventus dell’anno scorso non ce l’ha solo sul telefonino, ce l’ha fisso in mente e si aggrappa a quello per convincersi che non è stata la Juventus a vincere il campionato e che lo scudetto gli è stato scippato.

Pover’uomo, come s’è ridotto, penserà qualcuno.

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E invece non si è ridotto così, lui da sempre non sa perdere.

È inutile ricordare che in quella partita è stato annullato un altro goal regolare a Matri; è inutile far notare che, dopo quella partita, il Milan si è portato a +4 sulla Juventus e che quindi il campionato il Milan l’ha perso dopo e non in quella partita; è inutile sottolineare che la Juventus ha dominato il campionato concludendolo da imbattuta e vincendo dieci delle ultime undici partite.

È inutile perché Galliani non sa perdere. E non da l’anno scorso.

Era il 20 marzo del 1991, 22 anni fa, il giorno del “fattaccio”. Il giorno della vergogna per il calcio italiano. Marsiglia-Milan di Champions. Marsiglia-Milan 1-0 con eliminazione del Milan. Al 90’ si spegne un riflettore della tribuna: ci si vede comunque benissimo ma Galliani irrompe in campo e, davanti agli occhi increduli di Sacchi, costringe i suoi giocatori ad abbandonare la partita. Chiederà lo 0-3 a tavolino.

Il Milan viene squalificato per un anno dalle competizioni europee.

Galliani, un tipo che sa perdere.

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Un anno stupendo, peccato per Pulvirenti

Il titolo è semplicemente una risposta all’intervista di Pulvirenti. Anche alla fine dell’anno non ci facciamo mancare le polemiche. Ci piacciono perché ci consentono di mettere in mostra tutto il peggio di questo paese e quindi di far vedere quanta disparità di trattamento ci sia nei confronti della Juve. Più nemici, più onore? Senza dubbio, ma in Italia con la Juve si tende sempre a esagerare.

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A Pulvirenti dedichiamo perciò questo piccolo articolo.

E’ stato un anno semplicemente eccezionale. Proprio da gennaio 2012 la Juve comincia una rincorsa alla gloria che ancora oggi non conosce battute d’arresto. Con Conte in panchina la Juve non ha ancora perso in campionato e questa è la statistica più importante perchè da qui ricaviamo la deduzione che Conte è certamente l’allenatore italiano più capace. Ha preso una squadra da due settimi posti e l’ha trasformata in un’armata paurosa.

Da Vidal a Pirlo, due uomini arrivati a Torino con due storie ben diverse, ma con lo stesso scetticismo. Il genio da Brescia veniva descritto come logoro e finito, salvo poi scoprire che è il terzo uomo per chilometri percorsi in Champions e praticamente Pallone d’Oro in pectore per gran parte dei giurati e degli sportivi internazionali. Il cagnaccio dal Cile si è dimostrato invece un vero artista. Grinta e qualità che ben si sposano in un fisico mica da ridere. Recupera palloni e poi li gioca con una classe infinita. Corsa e grinta? Non ditelo a Conte perché vi risponderà che “qui si dimentica che questi ragazzi giocano il miglior calcio in Italia e con pochi pari in Europa, si vuole sminuire il grande lavoro fatto finora”.

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Con un Marchisio scelto nel Top11 europeo, con prestazioni che hanno rasentato perfino la perfezione che un allenatore possa desiderare. Agile, veloce, cattivo agonisticamente, equilibrato, con tanta qualità in fase di possesso e di attacco, con tempi di inserimenti da vero bomber. E accanto a lui si sono contraddistinti gente come Pepe e Vucinic, come Lichtsteiner e Chiellini.

Una menzione particolare forse per Barzagli (300.000 euro il costo del cartellino) e Bonucci, scudieri di una difesa impenetrabile, con Buffon che è tornato a fare il Buffon. Serviva giusto una scintilla e Conte ha in realtà prodotto un incendio di proporzioni bibliche. Incendio per gli altri, perché noi respiriamo molto bene una juventinità finalmente ritrovata pure sul campo. Con un Andrea Agnelli che sta cercando di difendere i colori e l’onore facendo quel che può con una Famiglia che non dà più appoggi politici ed economici: non dimentichiamo questo piccolo particolare.

E’ stato un anno stupendo, ma anche complicato. Se Borriello ha segnato quando doveva segnare, Palazzi & Co. hanno rotto quando dovevano rompere. Imperdonabile, secondo Galliani, quella verità rivelata a tutti nel tunnel del 25 febbraio, durante la sosta di metà tempo di quel Milan-Juve 1-1 con gol annullato a Matri e il gol di Muntari. Da lì sono cominciati i guai di Conte, con Palazzi molto attento a rispettare gli ordini di scuderia.

A Trieste l’apoteosi, a Donestk il sigillo su un percorso di crescita devastante. Quanti sono i fegati che non hanno più retto? Primi in campionato, primi in campionato senza Conte, imbattuti con Conte in panchina, miglior attacco, miglior difesa e persino il primato nel girone di Champions quando tutti festeggiavano la vittoria del Chelsea o l’eliminazione bianconera (vero Bramardo?!).

Da primi a primi, con un 2013 che, Palazzi permettendo, dovrebbe filare liscio. Almeno si spera. Almeno così ha programmato Antonio Conte da Lecce, un profeta bianconero venuto tra noi a mostrare il gioco del calcio.

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Tutti i risvolti dell’affare Matri

Il Milan piomba su Matri: notizia di ieri, ci sarebbe stata una telefonata di Galliani all’amico Marotta, il tutto condito anche dalla presenza del procuratore Tinti nella sede di via Turati. I rossoneri, dopo aver sparato nomi ben più importanti per prezzo e visibilità, ora hanno deciso di puntare tutto su Matri, in questo spinti fortemente da Allegri che lo ha allenato a Cagliari (grande stima tra i due, ricordate lo schiaffo affettuoso nel dopo gara a Milano?), ma che perché Matri è un prodotto del vivaio milanista. La trattativa dovrebbe partire da una base di 15 milioni, anche se forse si potrebbe chiudere a una cifra inferiore: Matri così avrebbe un posto da sicuro titolare, cosa che non è più garantita alla Juventus, e infatti Conte ha subito provato la coppia Vucinic-Quagliarella alla prima uscita. Il tutto confermato anche da un certo nervosismo che Matri avrebbe manifestato negli ultimi giorni.

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Sono due gli aspetti sui quali mi vorrei soffermare. Il primo è quello strettamente tecnico. Conte ha già espresso la sua volontà di voler prendere un altro attaccante, dicendo che l’anno scorso erano 5, ora sono 4 (Matri compreso): un’eventuale cessione di Matri porterebbe l’obbligo di comprare 2 punte, magari ipotizzando un Jovetic più Pazzini. Inoltre, dare via Matri significherebbe anche rinunciare al centravanti, sebbene non tipico, e sposare una filosofia di gioco che si ispira molto a quella del Barca, con la palla a terra e gli scambi nello stretto. È stato fatto alla prima uscita, con Quagliarella e Mirko che spesso si cercavano, ma anche nel campionato scorso. In terzo luogo, Matri forse non ha più quella fiducia che ha avuto nella prima parte di stagione, e ora sembrerebbe essere stato superato da Quagliarella (Conte ha sempre visto il napoletano come prima punta).

L’altro aspetto riguarda i rapporti tra le società. Ho sempre pensato che, una volta terminato l’effetto farsopoli, sia il Milan che la Juventus sarebbero tornate a vincere. E così è stato. Ma ho anche pensato che quella Santa alleanza formatasi negli anni ’90 e che ha portato Juve e Milan a spartirsi scudetti per un decennio, sarebbe stata di nuovo forte. L’imprevisto è stato il gol di Muntari: una settimana di polemiche, accuse reciproche, una vera e propria guerra. Fino a quando Agnelli ha deciso di telefonare a Galliani. Forse li hanno un po’ placato i toni, e infatti ultimamente Agnelli, proprio mentre saliva in ascensore insieme a Galliani, alla domanda “chi lo prende Acerbi?”, ha risposto con un mezzo sorriso, e dicendo “lui” (Galliani). Forse l’affare Matri potrebbe cancellare definitivamente l’episodio Muntari: il Milan si ritrova in grande difficoltà economica, e nonostante le clamorose cessioni, non ha la forza per prendere un Tevez o un Dzeko. Matri è una soluzione di compromesso per i rossoneri, che attraverso quest’operazione stanno in un certo senso chiedendo aiuto alla Juventus. Certo che i tifosi non dimenticano tutte le punzecchiature di Allegri dopo il fattaccio Muntari, e molti si chiedono se sia giusto vendere Matri proprio al Milan, al di la di ogni questione tecnica. Personalmente ritengo che un’offerta adeguata (sui 15 milioni) possa essere accettata, ma penso anche che un rifiuto alla proposta rossonera possa essere il colpo di grazia per una società che si ritrova veramente in difficoltà. Ma sappiamo che il calcio è fatto di accordi, amicizie, di dinamiche anche difficili da comprendere, e quindi oggi può succedere veramente tutto.

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Il ritorno di Acciughino, il simpatico umorista

A volte ritornano… è il caso di Max Allegri che si è subito rimesso a stuzzicare la Juve alla prima occasione utile dopo aver parlato per mesi del gol di Muntari, la scusa buona per tutte le occasioni. Hai perso il treno? È colpa del gol di Muntari! Ti hanno rubato la macchina? È colpa di Conte e Marotta, sono stati loro! Hai perso uno scudetto nonostante mille aiuti? Dai la colpa alla Juve ladrona e togliti il pensiero! La tua compagna in dolce attesa ti lascia perché ti fai beccare in giro con una modella di Playboy? Tutto colpa di quel maledetto gol di Muntari, ovvio!

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È tornato, Acciughino, simpatico come la sabbia nel costume o come un sassolino in una scarpa, strappato dal Milan alla carovana di Zelig e al cast di Colorado che lo volevano fortemente per l’efficacia delle sue battute. Quelle battute che però fanno ridere solo lui e al massimo qualche milanista che non accetta la schiacciante superiorità di una squadra come quella bianconera a cui non venivano concessi rigori su richiesta con frequenza a dir poco sospetta, ma capace di vincere proponendo un gioco avvolgente e magnifico, cosa sconosciuta dalle parti di via Turati.

Dopo averci annoiato per mesi con il suo incubo chiamato Sulley Muntari nel tentativo di trovare un alibi per un campionato in realtà perso a causa di un gioco a dir poco deficitario, il simpatico umorista ha detto la sua sulla questione del numero di scudetti vinti in corso Galileo Ferraris: “La Juve ha vinto 30 scudetti? Per me ne ha vinti 31, conto anche quello di Serie B”. Simpatia portami via, Max.

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La replica di Andrea Agnelli è arrivata puntuale alla presentazione delle nuove maglie ed è stata quella che ci aspettavamo, la più logica, dato che Acciughino intanto che parlava non si rendeva conto che si stava tirando la zappa sui piedi: “Il Milan allora può già mettere la seconda stella, ha vinto 2 campionati di Serie B”. Bravissimo, Andrea.

Ci vengono in mente altre due possibili repliche al futuro compagno di Aldo, Giovanni e Giacomo nel caso volessero trasformare il loro trio comico in un quartetto.

Nel primo caso ci sentiremmo di ringraziare Allegri per aver di fatto ammesso anche lui che i titoli 2005 e 2006 sono nostri e non del primo che passa per la strada. Nel secondo caso bisognerebbe spiegargli che i nostri scudetti dovrebbero essere in realtà 32 considerando quelli del 1908 e del 1909 assegnati dalla Federazione alla Pro Vercelli, ma vinti sul campo anche dalla Juve. In quel biennio si giocarono infatti due campionati in ogni stagione, due vinti dai bianconeri e due dalla Pro, sebbene la Figc non abbia mai riconosciuto quelli bianconeri in modo abbastanza inspiegabile. Ma questo è un tema da affrontare con più calma in un altro momento, qui stiamo parlando solo di un allenatore-comico.

Immaginiamo che Allegri adesso, con le partenze di Thiago Silva, Ibra e Nesta, per citare i principali, avrà altro a cui pensare oltre al gol di Muntari e ai nostri scudetti se non vuole che la sua battuta si trasformi in un ennesimo boomerang nel prossimo mese di maggio in caso di conferma tricolore in casa bianconera. Questa sarebbe senz’altro la replica più bella che si meriterebbe Acciughino.

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Galliani… parlaci del gol di Muntari

Un pensiero anche per lui, in questa nottata tremenda, di emozioni indescrivibili. Rabbia, gioia, consapevolezza: tutto mischiato a una irrefrenabile contetezza, di chi ha goduto, di chi si è messo forse un po’ paura, di chi è stato a lungo inseguito.

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Un pensiero per lui che ha tentato, coi suoi soliti modi, di ostacolarci, grazie alla stampa, grazie agli amici nei posti giusti.

Ma questa Juve, questo Conte sono avversari troppo duri. Perché con questa Juve e con questo Conte vale la legge sul campo. E sul campo questa Juve e questo Conte sono stati anche più forti di certe decisioni.

E ora, caro Galliani, ci parli un po’ del gol di Muntari, o magari… quello che Abbiati ha tirato via. O del tuffo di Boateng, giusto per rimanere in tema con l’ultima partita. Pur rubando… perdono, è il nuovo stile rossonero. Il tempo è galantuomo, come disse Moggi, e ieri il destino ha bilanciato quel famoso gol di Muntari. E qui si gode.

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Allegri: ci dica se oggi si sta divertendo. Mercoledì sera ci è sembrato fin troppo contento. Gigi le ha tirato un brutto scherzo, eh?!?

Ma soprattutto, Galliani, ci parli un po’ di quella storia dei minuti regolamentari, della macchina del fango, degli sfondi del suo cellulare… magari riuscire a intercettarlo in quest’annata… sai quanta goduria in più.

La Juve batte il Milan perché è il campo ad averlo detto. La Juve batte ogni altra avversaria perché i numeri lo raccontano. Conte batte tutti perché il più preparato, quello con le idee migliori.

La Juve batte tutti perché semplicemente più forte. Col gruppo, col cuore, coi singoli.

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Conte: “Allegri mi annoia. Pronto al rinnovo”

Orario insolito, ma è il solito Conte. Si presenta già carico per gli allenamenti da sviluppare fra oggi e domani (durante la rifinitura) perché quella posizione non intende lasciarsela sfuggire. Né lui né la squadra.

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Tanti i punti interessanti che i giornalisti toccano, ma si comincia con quello più assurdo e volgare:

Che noia, che noia, che noia. Avevano detto che ci dovevamo stare zitti, ci hanno detto che dovevamo stare zitti dopo Parma e noi l’abbiamo fatto. Invece sento tutti i momenti riprendere i discorsi, Allegri lo fa ad ogni conferenza.

Risposta piccata alla solita polemica sul gol di Muntari. Mai un giornalista che chiede ad Allegri “ma scusi: tutti i rigori inventati che vi hanno dato e che sono risultati decisivi?”. Mai uno. Povera Italia.

Dubbi di formazione. Nonostante l’operazione Leonardo Bonucci vorrebbe esserci. Segno tangibile del lavoro psicologico che Conte ha fatto su questi ragazzi: nessuno vuole mollare:

Ieri s’è allenato, ma non con noi non era ancora arrivato il tutore, la maschera. Tutte le scelte saranno fatte oggi.

La sensazione è che non si rischierà Bonucci e si propenderà per una difesa a 4 con De Ceglie a sinistra e Chiellini al centro. Perché il Cesena non va sottovalutato come ricorda il Mister:

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Da qui alla fine sono tutti impegni importantissimi, da non sottovalutare nessuno. La storia ci dice che in passato spesso e volentieri si sono persi punti nel momento cruciale con squadre già retrocesse.

Parole sante, parole che tentano di tenere tutto il gruppo sulla corda, tesi al punto giusto. Occhi di tigre, di chi ancora non è riuscito a fare nulla, a portare a casa niente, di chi ancora non ha alzato alcun trofeo.

E poi c’è quella questione del rinnovo che lascia spazio a ogni tipo di interpretazione: da positiva a negativa, perché Conte è abituato a parlare a cose fatte, a risultati acquisiti, ma tranquilli… è solo pretattica:

Io penso che dopo un anno di lavoro, ci dobbiamo sedere con la società, saranno piacevoli gli argomenti. Ma dobbiamo parlare.

Si chiude col capitolo Del Piero, un capitolo che è in realtà un libro, un’enciclopedia intera. Conte sta con Alex:

Io in questo momento penso che vale quel che dice Alex: il futuro di Del Piero è Cesena. Siamo qui ad essere gli unici con due obiettivi, unici in Italia e concentriamoci su questo, no?

Certo che sì: tutti concentrati sul Cesena. Servono i 3 punti.

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La supermoviola della 31° giornata

Ancora una giornata particolare. Un po’ come dall’inizio ci sono squadre che possono beneficiare della benevolenza arbitrale e altre squadre che devono sudare. Va bene così, c’è più gusto. Enormemente più gusto.

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Juventus – Lazio

L’idiozia di Reja è tesa solamente a nascondere una superiorità straripante. Poco da segnalare:

  • c’è un rigore su Vucinic nel primo tempo: lo stop superbo mette fuori causa Scaloni che perde il tempo dell’intervento e trattiene e affossa il montenegrino che avrebbe campo libero per puntare verso la porta, seppure da posizione defilata. Damato incredibilmente fischia fallo contro all’attaccante bianconero: ci piacerebbe conoscere il motivo del fischio;
  • giusti tutti i gialli fischiati durante la gara. Diakité ha certo ecceduto nelle entratacce da dietro e il pubblico lo ha fischiato solo per questo motivo, almeno speriamo;
  • fra il minuto 46 e il minuto 54 arrivano 3 gialli per la Juve, tutti molto discutibili: l’intervento di Chiellini è duro, ma è uno scontro di gioco, non si conosce la causa del giallo a Quagliarella, mentre su Lichtsteiner sorvoliamo;
  • i falli laterali invertiti nel secondo tempo da Damato sanno di provocazione: davvero stupefacente;
  • Reja protesta per un rigore che nemmeno la Lazio ha richiesto: vergogna! Barzagli mette paura alla punta laziale che casca da sola e, ripetiamo, non protesta nemmeno;
  • Kozac sarà pure un bravo ragazzo, ma ogni volta che allarga i gomiti fa male. Stavolta è solo una capocciata a mandare in frantumi il naso di Bonucci, prima un intervento duro punito per giallo. L’espulsione è stata generata dai suoi vivaci modi di discutere. Cosa ha da protestare Reja?
  • l’espulsione di Reja, visto quanto aveva detto lui in precedenza, fa il paio con quella assurda rifilata a Conte molto settimane fa: l’età gioca brutti scherzi e il destino restituisce subito le assurde proteste degli antijuventini.

Chievo-Milan

Marchetti regala miracoli e interventi salva-risultato, mentre il granata Sorrentino regala a Muntari una grande gioia.
Ci sarebbe da discutere i cambi di Di Carlo: due difensori e un centrocampista, con rinuncia a Paloschi: probabilmente difendeva lo 0-1 milanista. E ci sarebbe da capire come si fa ad acquistare quel famoso giocatore rossonero che una sera Mughini chiamò così: “Gianmaria Kulovic”. Innumerevoli tiri del Chievo contro uno soltanto rossonero.

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Per fortuna milanista tutte le decisioni arbitrali prendono la direzione di Milano:

  • gol annullato a Paloschi: l’attaccante è forse al di là della linea (tenuta dal piede di Zambrotta) col ciuffo di capelli;
  • gol annullato ad Acerbi nel finale: giusto fischiare il fuorigioco;
  • rigore non fischiato per mani di Nesta: c’è un fuorigioco di rientro, ma è decisivo? L’intervento di Nonno Nesta è molto goffo;
  • i gialli per i vari Ambrosini e Gattuso sono come le condanne del loro Presidente: non possono essere dati.

Come dire: nel dubbio, si fischia a favore del Milan.

Inter-Siena

Toh guarda, ancora il Siena. La squadra che dovrà rispondere di un paio di cose sul calcioscommesse stavolta prova a combattere. Prova perché l’assist a Milito è di un difensore, mentre il rigore su Nagatomo è un gentile omaggio di Nicchi al buon Stramaccioni che batte un altro record: squadra più anziana della stagione 2011/2012. Alla faccia di uno che valorizza i giovani. Se il Napoli viene affossato dalle scelte di Mazzarri, la società di Moratti viene sospinta a gran voce dal Palazzo alla caccia del terzo posto.

Napoli-Atalanta

Niente, nemmeno la forza di protestare. Nemmeno il solito gusto della polemica perché quando il Napoli perde è sempre colpa degli altri. Noi sottolineiamo soltanto un dato: il costo di Edu Vargas pareggia quella di Vidal. Grazie Marotta!

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