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Tag: narducci (pagina 1 di 3)

La storia dell’Inter, fra illeciti e illegalità: benvenuto Thohir

E’ il giorno di Thohir a San Siro. L’indonesiano riceverà il saluto dello stadio. Il nuovo proprietario dell’Inter potrà così toccare con mano i grandi risultati di questa storica società, che qui riassumiamo in breve:

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- i passaporti falsi di Recoba

- la prescrizione dell’illecito sportivo di Facchetti

- le plusvalenze false per iscriversi al campionato 2005/2006

- lo scudetto di cartone

- i pedinamenti fatti a Vieri

- le intercettazioni illegali (nascondendo le proprie)

- il falso in bilancio

- il doping di Herrera degli anni 60

- i trasferimenti irregolari di Milito e Motta

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- la retrocessione del 1921

- l’arbitro “comprato” per Lione-inter del 98

- il motorino lanciato dalla curva nel 2001

- la positività all’antidoping di Kallon

- i petardi lanciati in testa a Dida

- il doppio contratto firmato da Stankovic

- la finale scudetto contro la Pro Vercelli

- le 99 partite senza rigori contro

- i 6 giocatori in fuorigioco a Siena

- Guido Rossi, Auricchio, Narducci,la gazzetta dello sport

Benvenuto caro Thohir. Difficile essere all’altezza, ma siamo sicuri ti insegneranno la giusta via.

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Giuseppe Narducci, chi era costui?

Dal 1986 Giuseppe Narducci è magistrato ed ha sempre svolto il suo lavoro a Napoli come Pubblico Ministero occupandosi, prevalentemente, di indagini sulla criminalità organizzata camorristica, anche sul versante dei rapporti collusivi con settori della politica, delle istituzioni e della economia.

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Ma professionalmente, il più grande successo per questo PM è stato senza dubbio Calciopoli, un qualcosa per l’uomo del Triplete e del “piaccia o non piaccia” di a dir poco esaltante: un’esperienza straordinaria, di quelle che capitano una sola volta nella vita, e lui l’ha sfruttata al meglio, avendo così avuto l’opportunità di conoscere in modo compiuto il mondo del calcio. Il nostro mondo del calcio, e di farsi conoscere dal mondo del calcio e osannare dal popolo antiJuventino.

Piaccia o non piaccia agli imputati non ci sono mai telefonate tra Bergamo o Pairetto con il signor Moratti”questo lo slogan di questo strano personaggio che ha portato avanti per tutta la durata del processo farsa. Narducci, sempre nell’aula partenopea, ha poi successivamente raddrizzato il tiro, dichiarando che probabilmente “qualcosa è sfuggito”, lasciando così intendere che non tutto il materiale a disposizione è stato consultato.

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Sicuramente lo avrà inquietato sapere poi che anche il signor Moratti telefonava,insieme a tanti altri degni compari, e non solo “quelle persone”, che peraltro ora abbiamo appreso, dalle parole di Tavaroli, essere state spiate e intercettate proprio su input del signor Moratti.

Segue quindi una vera e propria fuga da Calciopoli da parte del nostro amato PM per andarsi ad accasare nella Giunta del nuovo sindaco di Napoli Luigi De Magistris come assessore alla sicurezza.Ma l’idillio dura poco,i due litigano e “Giggino” il giorno dopo le dimissioni del suo assessore dirà: ”Non ci ho dormito stanotte, sono profondamente ferito e umanamente colpito come quando nelle famiglie si viene traditi. Io probabilmente ho avuto torto, lui è stato l’unico assessore che io non ho mai criticato, anche quando ha sbagliato”.

Un grande uomo, non c’è che dire, tanto più che durante il suo nuovo incarico ecco che decide di ritornare alla ribalta con la pubblicazione di un libro sul vecchio amore che lo ha portatao alla gloria ed alla fama. Calciopoli, nel quale racconta la sua verità fatta di menzogne e illogicità con tanto di benedizione di un altro grande personaggio che ne cura addirittura la prefazione, ovvero Marco Travaglio. Ora vorrebbe tornare a fare il sostituto procuratore, se non nella sua Napoli, almeno a Salerno e Campobasso, ma ha incassato il «no» della Terza Commissione del Csm. A questo punto è probabile che Narducci passerà l’estate fuori dagli uffici giudiziari, visto che la settimana in corso è l’ultima di lavoro del Csm, che riprenderà la sua attività a settembre.

Che sia questo un segnale che l’Italia si sta svegliando? Io penso proprio di no, il cammino è ancora troppo lungo per arrivare a quel giorno in cui personaggi come questo signore li si possa leggere e vedere solo sui libri di barzellette…

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Inter, la pacchia è finita. Servirebbe giusto Guido Rossi…

Guardavo Basilea-Bayern Monaco e pensavo cosa sarebbe capace di fare Conte se avesse a sinistra Ribery e a destra Robben. Partita strana: i tedeschi rinunciavano ad affondare il colpo e paradossalmente sarebbe servito un tipo… tipo Klose. Così cambio e cominciano le risate.

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Risate dettate dalla formazione pro-esonero schierata da quel geniaccio di Ranieri. Vederlo con il cappotto nerazzurro mi fa sentire bene: è la conferma della vendetta che è un piatto che si serve freddo, che il tempo è galantuomo, che il destino poi ti restituisce il mal tolto etc etc.

Fuori Milito e Pazzini, dentro le due intuizioni di mercato: Zarate e Forlan. Magari segneranno contro la Juve in campionato, in quell’ultimo colpo di coda, inutile, che è proprio di Ranieri, ma il grazie a Marotta è sincero e quanto mai doveroso. Vedere Nagatomo e Obi rinforzare (si fa per dire) una squadra allo sbando messa sotto da un men che discreto Marsiglia… beh fa effetto. Alla luce del fatto che Giaccherini è costato 3 milioni di euro, mentre per Zarate hanno speso qualcosa di più per il solo prestito, pensare pure che Vidal, pagato 11 milioni e rotti, cioè meno che Alvarez… mi fa sentire proprio bene.

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Superscoppola rimediata e pazienza se non l’avete vista e vi raconteranno stamattina al bar che l’Atalanta di Milano ha dominato, che Ranieri ha visto una grande squadra con personalità e tanta sfortuna: sono tornati. E tutto appare così normale.

Da italiano un po’ mi arrabbio: zero italiani su 11 uomini mandati in campo (la Juve contro il Catania di italiani ne aveva invece 11, esattamente 11), la squadra più vecchia del torneo, record in Champions. E quarta sconfitta puntuale contro quattro autentiche corazzate.

In realtà ora mi metto paura. Benché sia complicato pensare a Marotta come capo-cupola, benché sia davvero difficile immaginare Paratici al capo di una pericolosa organizzazione criminale che gli ha permesso di acquistare in serie i vari Bouy, Appelt, Chibsah, Guano, Branescu etc etc etc, ho paura che Moratti per rinforzare la sua società stia ancora pensando a Narducci e Auricchio: bomber assoluti contro cui non si può fare nulla.

Intanto ordino un caffé e mi diverto ad ascoltare tanta gente che a fianco a me, che scrivo dal tavolo isolato di un bar, sta immaginandosi chissà quale complotto ai danni dei nerassurri. Troppo complicato giungere alla verità: l’incapacità di un Presidente di fare calcio e la farsa raccontata in questi anni da TV e giornali. Mescolo, zucchero e… sì, il tempo è proprio un galantuomo.

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Maggi a Della Valle: “e Voi pensate a salva’ la Fiorentina”

E’ stato uno dei tormentoni più clamorosi di Calciopoli.

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Una telefonata, una paio di righe di testo su cui è stata montata l’accusa di associazione a delinquere. Attenzione al verbo: “montata”.

Potremmo ripercorrere la storia del rapporto Moggi-Della Valle, potremmo disquisire sull’andamento di quel campionato, ma ho avuto modo di verificare tramite questo piccolo blog che si rischia, pur nel giusto, pur se le regole ci sono, ma non vengono fatte rispettare, anzi vengono ribaltate, è forse meglio tornare al silenzio. Il silenzio di chi viene sconfitto nell’anima, di chi si sente tradito dalle Istituzioni che dovrebbero proteggere i deboli e i giusti, gli innocenti e i prevaricati. Purtroppo è il contrario. In Italia accade regolarmente il contrario, per una strana inerzia che non accenna a indebolirsi, anzi accelera un processo di sfacelo che ci sta portando alla rovina più assurda.

In sintesi: l’alta opera meritoria di Auricchio riesce nell’impresa di falsificare le prove. Anzi, costruirle: perché le prove erano tutte di segno contrario all’accusa contro Moggi e la Juve, ma un protagonista delle Forze dell’Ordine Italiane decide di violentare le più banali regole civili. E in ragione di qualche strana affiliazione – questa sì, perché dimostrata – con certi personaggi decide di mandare al macello un tizio di nome Moggi, una squadra di calcio di nome Juventus, una società per azioni di nome Juventus F.C. e un sogno di milioni di tifosi nel mondo chiamato Juve!

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Taglio e cucito, un fine esercizio di manipolazione degno del miglior prestigiatore, quelli che applaudiresti volentieri la domenica in TV. Il problema è che questo non è un gioco, ma è una realtà che ha rischiato di rovinare la vita a tantissime persone. E praticamente sono riusciti a rovinare diverse vite. Vite umane.

Bene, questi autentici professionisti della farsa oggi sono più che mai piantati nelle Istituzioni Italiane: chi fa l’assessore, chi diventerà Generale, chi fa il Presidente, chi viene addirittura portato a esempio di signorilità e correttezza e onestà.

Povera, povera Italia. Ora ci attendiamo, già oggi, un segno tangibile e forte, profondo e di grande senso di civiltà da Napoli.

Piove, mi dicono, ma stavolta nessun rinvio: il terreno della moralità è agibile e ci aspettiamo una risposta seria. Questo Paese, questa Italia, così come è messa, ha un futuro… o è meglio chiudere i battenti e scegliere una delle tante nazioni del Nord Europa, simbolo di civiltà e di crescita?

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Calciopoli: l’imputato vuole il processo, il presunto onesto no. La verità nascosta!

Ci deve essere un caspita di motivo.

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Soprattutto ci deve essere una ragione per la quale TV e giornali continuano nella loro opera di insabbiamento (mal riuscito) e di mistificazione della realtà.

In ogni caso ci deve pur essere una maledetta giustificazione a uno dei paradossi più crudi di questa strana Italia: perché l’imputato vuole il Processo, mentre chi ha sbandierato la propria onestà scappa e addirittura rifiuta ogni tipo di confronto?

I conti evidentemente non tornano.

Solitamente chi ha qualcosa da nascondere vuole rifuggiarsi in qualche luogo sicuro, lontano da indagini, lontano da verifiche, lontano da processi e sentenze.

Chi ha la coscienza pulita, invece, tenta con tutte le proprie forze di andare a spulciare la verità, vorrebbe fosse gridata a tutti: “vedete, sono innocente, sono stato vittima”. Ma in Calciopoli questo che è un meccanismo lapalissiano viene completamente rovesciato.

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Il mostro, tale Luciano Moggi, addirittura si è dovuto difendere da tentativi di far cessare anticipatamente il Processo. Narducci ha tentato più volte (ben 3) di ricusare un Presidente che è veramente al di sopra delle parti. Moratti non ha mai rischiato, nemmeno per errore, di rispondere a qualche semplice domandina.

Il dubbio, atroce, è perciò il seguente: se sei pulito, onesto e non hai nulla da nascondere… perché scappi dalla Giustizia? Perché non prenderti una ulteriore rivincita andando a Processo? Cioè rispondendo alle domande, dimostrando la propria innocenza, quindi onestà, e portando a casa la più bella, la più grande, la più giusta vittoria?!

Niente di tutto ciò. La Russa, il Ministro intertrista che viaggia a spese mie e con tutto quello che c’è da fare va a seguire la sua squadra del cuore, quasi fosse un pizzicarolo qualunque e non già un Ministro della Repubblica Italiana, tenta di far chiudere il Processo, Narducci scappa e va a fare addirittura l’assessore, Moratti non risponde e si rifuggia dietro una prescrizione preconfenzionata. La FIGC… beh lasciamo perdere.

Allora, chi risponde a questa domanda? Perché Moggi vuol fare il Processo e chi si sente onesto scappa? E’ lecito, oppure no, pensare che le difese abbiano smascherato la farsa? E’ lecito, oppure no, pensare che in realtà onesti e innocenti si siano appiccicati addosso aggettivi assolutamente errati?

E perché mai il gruppo RCS e i vari organi – cosidetti – di informazione tacciono su una realtà palesatasi in modo così eloquente?

Cui prodest non emettere sentenza?

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Il curioso caso del rapimento di Paparesta e della condanna perché il fatto è stato inventato!

Per gentile concessione di un amico.

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Il punto più alto dell’esistenza della Cupola comandata da Moggi – e i cui componenti restano avvolti nel mistero, per numero e per nomi – è avvenuto a Reggio Calabria. Il famoso rapimento di Paparesta, lo conoscete?

Il lettore non potrà dimenticare gli editoriali della Cazzetta Rosa. Il lettore non potrà aver già dimenticato le trasmissioni in TV che descrivevano gli attimi terribili e il delitto cui era stato costretto, suo malgrado, Gianluca Paparesta.

Se ieri avete visto Controcampo… beh avete fegato… comunque se ieri avete visto la trasmissione satirica condotta da Cruciani e da Alberto Brandi (che reputo uno dei più seri giornalisti sportivi italiani) avete notato la presenza di Paparesta. Che lui lì si senta a proprio agio è un mio chiodo fisso: come fa? Come fa un uomo cui è stata rovinata la vita? O meglio, la farsa di cui è stato reso – qui sì suo malgrado – protagonista ne ha forse aumentato la credibilità. Ma che Mediaset si sia rivolta a lui per governare il moviolone domenicale mi sembra un tale paradosso…

Comunque, torniamo alla vicenda madre.

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Paparesta venne chiuso negli spogliatoi di Reggio Calabria dopo aver condotto una strana partita: Reggina-Juventus. Vittoria degli amaranto per 2-1, vittoria curiosa. Un gol assurdo a firma di Fabio Cannavaro (il suo rinvio colpì la schiena di un avversario e la palla si insaccò alle spalle di Buffon), un autogol e in mezzo il gol di Ibra. Poi nel finale Olivier Kapo – uno dei rari acquisti sbagliati da Moggi – mise dentro il 2-2, ma l’arbitro annullò. Sinceramente non ricordo più il motivo, tanto quella sconfitta fu ininfluente perché le grandi squadre sanno sopperire pure agli errori ricevuti contro. Moggi scese negli spogliatoi e urlò contro i guardalinee e Paparesta.

La storia ricamata da quel giornalaccio rosa e seguita poi dal PM amico di Moratti è talmente assurda e talmente confutata dalle stesse telefonate di Moggi – opportunamente occultate – che non la racconterò in questo articolo.

La morale è che Moggi è stato condotto in tribunale per questa stronzata. E anche condannato, perché oggi i giornali ignorano che Calciopoli basa parte delle ipotesi d’accusa proprio su questo sequestro di persona.

Ora, sbugiardare e ridicolizzare Narducci & Co. sarebbe fin troppo divertente, ma come ripeto ormai da un po’ di tempo la nostra prima volontà non è la vendetta, ma sete di giustizia.

La cosa curiosa è che questa faccenda, giacché ampiamente chiusa perfino dalla Procura di Reggio Calabria (che anziché occuparsi di mafia e di cose più serie ha speso energie e soldi su questa cavolata), è ancora al vaglio dei tribunali. Tipo quello che dovrà decidere della radiazione di Luciano Moggi. Radiazione legata anche, e non solo, a questo capo d’imputazione: il sequestro mai esistito di Paparesta a opera di Luciano Moggi.

E’ come se prendessero Moratti e lo buttassero in tribunale costringendolo a rispondere su falso in bilancio, passaporti taroccati e scudetti rubati… ops, in realtà questo è esistito davvero!

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L’arringa di Prioreschi spiegata al tifoso interista: le schede svizzere

Continuiamo il nostro viaggio in quel mondo favoloso che è l’operato di Maurilio Prioreschi, avvocato di Luciano Moggi in quel di Napoli.

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Se ti sei perso le precedenti due puntate, ora è il momento di aggiornarsi velocemente:

L’avvocato Prioreschi comincia una lunga cavalcata che demolirà, in sole 2 ore, tutto il castello di accuse che dal 2006 ormai vengono cantate a mo’ di ritornello. Un ritornello evidentemente stonato, che non funziona.

I toni di Prioreschi sono confacenti alla farsa andata in scena fino a questo momento, quando cioè Moggi ha deciso di prendersi la scena e di vuotare il sacco. La controindagine – che in realtà è l’unica indagine fin qui svolta in merito a Calciopoli, Moggiopoli, Morattopoli o Criminopoli come volete chiamarla – ha prodotto le uniche prove utilizzabili in un Tribunale che si chiami tale davvero. Le cavolate da bar, i gossip non possono decidere un reato penale. Né dovrebbero decidere un giudizio sportivo come accaduto nel 2006.

L’esordio di Prioreschi, per quanti presenti in aula, è molto forte:

Non utilizzerò le 3 sentenze della giustizia sportiva. Non le utilizzerò perché quella è giustizia d’avanspettacolo, sperando che chi fa avanspettacolo non si offenda. Non parlerò nemmeno della sentenza GEA (qui un dettaglio, n.d.a.) che ha distrutto l’ipotesi di associazione a delinquere e che ha quindi smentito tutto l’impianto accusatorio. Mi farebbe comodo, ma non lo faccio.

E’ un atto coraggioso quello di Prioreschi perché io avrei giocato mille euro sul fatto che un punto saliente della difesa potesse essere proprio la sentenza GEA. I presenti in aula hanno storto il naso: e che dirà ora? I più perspicaci hanno invece intuito che le seguenti due ore sarebbero state memorabili.

L’attacco alle 3 sentenze della giustizia sportiva è dettato dalle assurde conclusioni cui questa è arrivata. Basterebbe rileggersi quelle carte per capire che:

  1. un campionato dove nessuna partita è stata alterata… risulta alterato;
  2. un campionato dove chi truffa con gli arbitri viene poi penalizzato dagli stessi arbitri… è stato alterato;
  3. i capi di accusa vengono decisi facendo strani confronti fra tabellini della Gazzetta (peraltro alcuni furono palesemente errati) e curiose ricostruzioni delle partite però… prive di immagini, cioè senza che gli imputati potessero portare in aula alcuna prova a confutare le accuse medesime;
  4. un campionato perfettamente regolare… viene sottratto a chi lo aveva regolarmente vinto e consegnato, per una decisione di UN SOLO SAGGIO, alla squadra arrivata terza in classifica;
  5. e potremo continuare ancora, ma la smettiamo qui.

La sentenza GEA non viene dunque utilizzata da Prioreschi eppure quella sentenza è una prima picconata a tutto l’impianto accusatorio che ha buttato all’inferno la Juve. E nessuno si faccia prendere in giro sul caso Giraudo. L’ex amministratore delegato bianconero aveva capito e previsto tutto e ha deciso, contrariamente a Moggi, di mollare ogni cosa in Italia trasferendosi a Londra. Si attendono novità in merito.

La sentenza GEA farebbe comodo, ma Prioreschi ha in mano tantissime carte che comincia a sfogliare da subito permettendosi di anticipare la soluzione di questo processo:

(rivolgendosi alla Presidente Casoria, n.d.a.) Lei disse che vale quello che si dice qui, che quello che si dice qui vale di più di quello che si è detto fuori. E allora questo processo non può che avere una soluzione: i fatti non sussistono.

D’ora in avanti sarà un elenco di malefatte commesse – clamorosamente, e ci sarebbe da indignarsi forte come cittadini ligi alle leggi – da PM, da carabinieri e personaggi del mondo del calcio che, piaccia o non piaccia, non sono Moggi e Giraudo. Identificarli, al lettore, non sarà difficile.

Le schede svizzere

E’ stato il cavallo di battaglia di Narducci. Le schede svizzere, le schede svizzere. Una sorta di mantra che già all’epoca suscitò non poche perplessità. Inutile ripercorrere le tappe di questa vicenda, basti dire che Moggi possedeva schede svizzere e gli scopi non sono chiari. O meglio, Moggi ha sempre dichiarato che sono servite per il mercato, ma poi la verità è uscita fuori: doveva proteggersi da un tentativo di spionaggio contro la sua persona. Almeno era questa l’ipotesi del Direttore. Come i fatti hanno dimostrato… Moggi aveva ragione. E forse non sapeva nemmeno QUANTO avesse ragione. L’attività di spionaggio effettivamente c’è stata ed è stata condotta da un team della Telecom. Facciamo due conti? Telecom = Tronchetti Provera. Tronchetti Provera = Inter. Inter = Moratti. L’equazione torna.

Ma stiamo ai fatti narrati da Prioreschi.

L’avvocato si riferisce a un’eccezione di utilizzabilità delle schede per svolgimento di attività di indagine in territorio straniero senza rogatoria internazionale. In burocratese e col linguaggio della giurisprudenza italiana… il codice penale marca queste prove (già di per sé fantomatiche) come inutilizzabili.

Ora, piaccia o non piaccia, se le prove sono inutilizzabili la fase del processo che le vede protagoniste è da ritenersi nulla. Praticamente… casca tutto il processo.

Ma perché queste schede sono inutilizzabili?

Lo spiega benissimo Prioreschi:

Abbiamo notato discrepanze fra Di Laroni e Auricchio circa l’accertazione dell’intestazione delle schede.

In pratica Prioreschi riporta alla luce che Di Laroni e Auricchio andarono in confusione quando gli era stato chiesto di speigare come riuscirono a capire l’intestazione delle schede. A chi apparteneva una scheda? A chi l’altra?

In aula Di Laroni rispose in modo perentorio: “Abbiamo accertato il tutto attraverso il centro doganale di Chiasso”.

Tranne che Auricchio, successivamente, disse (in merito all’Informativa del 19 aprile 2005, in aula il 23 marzo 2010) che i controlli erano avvenuti attraverso sue telefonate con un ufficiale svizzero. Di queste telefonate, di questi controlli, di questa attività di indagine non c’è però traccia e né Auricchio né Di Laroni riescono a produrre un qualche tipo di prova.

Tutto a voce! Noi dobbiamo impostare un processo dove gli atti più rilevanti sono “a voce”!

Basterebbe questo a far nascere dei dubbi. Ma ci penserà poi il Maresciallo Nardone a scardinare tutte le perplessità e dare la soluzione all’enigma sugli accertamenti delel schede svizzere. Nardone darà contezza del fatto che la documentazione è stata presa direttamente in Svizzera dove lui si è recato con De Cillis (personaggio assolutamente singolare, che conosceremo poco sotto). Ecco la prova provata di come è stata acquisita la documentazione sulle schede svizzere. Primo importante punto a favore della difesa.

Un primo risultato della contro-indagine è quindi il seguente: le schede svizzere non potevano essere utilizzate in questo processo. Posto il fatto che gran parte del processo è basato anche solo sulle ipotesi sul modo di usare queste schede da parte di Moggi… beh, il lettore può tranquillamente tirare le somme.

Ma sarebbe anche brutto vincere in questo modo. Anche a me queste regole su rogatorie e autorizzazioni non piacciono, perciò approfondiamo ugualmente il discorso sulle schede svizzere. E lo facciamo sulla base di un piccolo racconto che il De Cillis ha regalato ai posteri al Processo di Napoli.

De Cillis, Moggi, le schede svizzere e Marco Branca

Intanto c’è da chiedersi: chissà che raggiri e cosa si sarà inventato Moggi per procurarsi queste schede svizzere. Avrà fatto tutto in segreto, perché si rischiava troppo a operare sotto la luce del sole, col rischio appunto di essere scoperto. Vi sorprenderà quindi scoprire che:

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Ricordo che Narducci in preliminare disse che Moggi era dotato di capacità criminale maniacale. E come mette in piedi questa associazione? Va dalla signora Castaldo, segretaria della Juventus e le chiede i soldi per le schede. La Castaldo gli risponde: li devi dare a Bertolini che le va a comprare. La Castaldo lo dice a Capobianco, altro dipendente Juventus. E Bertolini va a comprare le schede e a De Cillis racconta tutta la storia.

Incredibile eh?! Al primo step Moggi riesce a coinvolgere almeno 4 persone potenzialmente testimoni a suo sfavore: la segretaria, Bertolini, il dipendente e il proprietario del negozio in Svizzera. Proprietario del negozio in Svizzera che Moggi incontrerà di lì a breve proprio perché sarà lui ad andare a prendere le schede.

Come vedete una modalità segreta: con tanto di invito alle partite della Juventus, e fotografie al passaggio della frontiera a Chiasso. Ma vi rendete conto? Se era segreta e serviva a parlare con gli arbitri, le modalità di acquisto sarebbero state segrete. Ci sono già una decina di persone che sanno della cosa.

Qui dare contro a Prioreschi appare assurdo, anche un po’ da dementi: che razza di associazione è quella di Moggi dove di segreto c’è solo la sua capacità di acquistare giocatori a 7 miliardi e rivenderli a 150 miliardi, salvo prima vincere tutto quello che c’era da vincere?

Ma è il De Cillis che in aula fornirà un dettaglio mica male. E’ il 30 giugno 2009 quando il titolare del negozio di Chiasso, in Svizzera, racconta:

Avv.Messeri: «Conosce o ha conosciuto dal 2004 dirigenti di altre società sportive di serie A?»

De Cillis: «Che importanza ha dire che dirigenti conosco?»

Messeri:«Io le ho fatto una domanda, se il presidente la ammette»

Teresa Casoria: «Non importa effettivamente, ma risponda»

De Cillis: «Non so… non so nemmeno se Marco Branca è un dirigente. Lo conosco, viene a cambiare telefonino da me, ma non so che importanza…»

Interviene il Presidente Casoria: «Abbiamo acclarato che il suo negozio era frequentato dall’ambiente del calcio» Messeri: «A me interessava sapere se dal 2004 ad oggi ha conosciuto dirigenti di squadre di serie A e chi»

Teresa Casoria: «Collega persone che frequentano il suo negozio con la dirigenza di squadre?»

De Cillis: «Molto prima che succedesse questa storia era venuto da me anche il fratello di Moratti. Però non conosco dirigenti con cui ho rapporti di lavoro»

Ci risiamo! Di nuovo una commistione di interessi, strani personaggi che incrociano la loro vicenda di testimoni scomodi per la difesa… con conoscenze con persone legate alla sponda opposta a quella di Moggi. La reticenza a rispondere alla prima domanda di Messeri è poi un curioso caso di “beccato sul fatto!”. A confermarlo è il contro-interrogatorio dell’Avv. Morescanti:

Morescanti:«Lei prima parlava di un certo Marco Branca. Chi è il signor Marco Branca?»

De Cillis: «Senta una cosa, io non voglio tirare in ballo altre persone…»

Morescanti: «Senta io le ho fatto una domanda su una risposta che lei ha già dato al tribunale!»

De Cillis: «Io abito a Como e conosco un sacco di persone. Quindi, l’inter è lì, è ad Appiano. Vicino casa mia abitano tantissimi calciatori dell’inter»

Morescanti: «Non ho capito che c’entra l’inter?»

Teresa Casoria: «Branca sarà un dirigente dell’inter»

Chissà cosa penserà la gente comune, ma a me questo freno a parlare quando salta fuori un nome nerazzurro mi puzza. Mi puzza… e non poco. Anche perché di personaggi come il De Cillis, in questo processo, ce ne sono parecchi e tutte con storie parecchio interessanti. Perché può sparlare tranquillamente di Moggi e avere remore a parlare di Branca? E in un paese di media intelligenza come l’Italia è possibile che debba essere una donna come la Casoria, prima ancora che Giudice e Professionista della Legge, a dover appurare che il De Cillis sta seriamente rischiando di dire scemenze in un’aula di tribunale?

A fornire la soluzione dell’enigma delle schede svizzere, un’altra soluzione ancora, sarà ancora la Casoria con un passaggio molto interessante:

(rivolgendosi alla Morescanti, n.d.a.) Avvocato abbiamo acclarato già, non le consento più queste domande! Nessuno dirà mai che usare schede svizzere sia reato.

Non sarà reato, ma qui una squadra di calcio è stata distrutta e gettata nel buio più profondo. Di questo qualcuno ne dovrà rendere conto. Magari con una lettera da spedire… guarda un po’… in Svizzera.

P.S.

In un altro passaggio, ma qui indagini non ce ne sono, si saprà poi che anche Branca comperava abitualmente schede svizzere. E non mi risulta che Branca abbia mai realizzato i colpi di mercato di Moggi. Quindi… o le schede non funzionavano… o quelle schede servivano… stavolta… davvero per altri affari.

Alla prossima puntata dove approfondiremo “la frode sportiva”.

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L’arringa di Prioreschi spiegata al tifoso interista: la dichiarazione spontanea di Luciano Moggi

Continuiamo la nostra analisi dell’arringa dell’avvocato Prioreschi al Processo di Napoli. In questa puntata ci concentreremo sulla dichiarazione spontanea di Luciano Moggi.

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Sono più o meno le ore 10:00 quando il Direttore prende la parola. E come spesso accade quando le sue labbra si muovono… gli altri ascoltano in silenzio, perché l’autorità e l’intelligenza con la quale esprime i concetti sono incommensurabilmente maggiori rispetto a qualunque altro essere calcistico italiano e probabilmente nel mondo.

Non sto assolutamente delirando quando dico “italiano e probabilmente nel mondo” perchè una conferma a questo concetto la dà proprio il Direttore Moggi  a metà del suo discorso. Ma andiamo con ordine.

Magistrale l’apertura della sua dichiarazione. Da qualche giorno (siamo al 27 settembre, ndr) l’Inter ha annunciato Claudio Ranieri come allenatore e la Gazzetta dello Sport aveva pubblicato un articolo dai contenuti a metà fra il ridicolo e la menzogna più totale. L’articolo in questione è stato titolato con un “C’è un filo nero che unisce Moggi a Ranieri”.

Registriamo innanzitutto una sciocca opposizione da parte del PM. Sciocca perché è chiaro pure a un bambino che qui, l’imputato – ricordiamolo: Moggi è imputato in un procedimento penale – sta cercando di chiarire la posizione di un organo informativo che ha avuto un ruolo ambiguo e decisivo ai fini della farsa. Avremo modo di tornare su questo argomento nelle prossime puntate. Ma tant’è, la Casoria respinge l’opposizione incuriosita dall’articolo.

Il pezzo in sé è falso e l’allora Presidente del Napoli ha già smentito tutto. Il punto cui giunge Moggi è il seguente: ecco il metodo, forcaiolo e assolutamente privo di ogni fondamento, con il quale la Gazzetta dello Sport conduce indagini, le stimola, le alimenta, come già ampiamente successo (e ne abbiamo documentazione) nel 2006. Indagini e accuse e fantomatiche prove già sgretolate al Processo di Napoli da Trofino e Prioreschi, più tutti gli avvocati degli altri imputati.

Comincia così il lungo duello fra la difesa di Moggi e un’accusa ormai in ginocchio, distrutta dai colpi a ripetizione di un Prioreschi che ne avrà di cotte e di crude da raccontare. Ma ora arriva il pezzo forte.

Moggi ripercorre brevemente le tappe che lo hanno portato alla guida della Juventus. Qui parafrasare o commentare le sue parole è davvero inutile e quindi lascio la parola al Direttore:

Io e la Triade siamo nati nell’interregno di Gianni, Umberto Agnelli e Chiusano, che sono morti nel giro di qualche anno tutti e tre. C’è stato l’ingresso degli eredi con i quali Giraudo aveva spesso fatto baruffa ed era chiaro che dovevamo andare via. Bisognava andare via, mandare via chi aveva vinto tutto senza chiedere un soldo alla proprietà, mentre questi di oggi hanno speso già 300 milioni. Alex Ferguson ad agosto ha detto: “Molte persone in italia sono state esempio da seguire, Sacchi, Capello e Lippi ma negli anni ’90 predicavo ai miei giocatori e a me stesso che il nostro esempio da seguire era la Juve di Lippi e di uno straordinario manager come Moggi, che erano un tutt’uno come squadra e come società”. Purtroppo non siamo stati difesi dall’avvocato della Juve, che non so per quale motivo ha patteggiato. Le altre hanno fatto bene ad indicare noi come colpevoli. Tutti conoscete Enzo Biagi che, prima di morire, in una intervista ha parlato di sentenza pazzesca, quella sportiva, perchè costruita sul nulla. La formazione della Juventus, vero mostro da combattere, era formata da campioni, era formata da tutti i capitani delle nazionali europee. Non avevamo bisogno di aiuto. Le classifiche parlavano di un netto distacco tra noi e gli altri e l’Inter non si può permettere di parlare di anomalia perché hanno cambiato Seedorf e Pirlo con Brncic e Coco!

Già da sola varrebbe più di mille arringhe. Da Fergusson a Enzo Biagi, autorevoli pensatori del calcio e della politica schierati apertamente a favore della Juve di Moggi, Giraudo e Bettega. La stessa Juve che, nella persona del Direttore, ora si trova a difendersi da accuse volgari e clamorosamente false. Fergusson e Enzo Biagi, due che con l’ambiente juventino poco c’azzeccano, due che da queste dichiarazioni non hanno tratto certo alcun beneficio.

E a cosa serve una digressione di questo tipo? Lo spiega ancora Moggi:

Noi siamo qui per dimostrare che non abbiamo fatto quello per cui veniamo accusati.

E a ben vedere il Direttore ci è riuscito. Ci è riuscito perché ha avuto le possibilità economiche di ingaggiare un fior fiore di avvocato come Prioreschi e una squadra di tecnici e periti, su tutti Nicola Penta. Questo team ha letteralmente confutato le ipotesi di illecito (peraltro inesistenti già nel 2006, anche se questo la gente non lo sa) e dimostrato anzi che a commettere eventuali illeciti sono stati ben altri personaggi, tuttora operanti nel mondo del calcio col ruolo di Presidente o di Amministratore Delegato, per esempio.

Luciano Moggi poi svela un retroscena:

[...] quando sono andato a farmi interrogare c’erano Narducci, Beatrice e Auricchio e sa come mi disse Narducci? “Lei lo sa che è finito?”

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A che pro un pubblico ministero dovrebbe spingersi così in bilico annunciando la fine? Che tipo di progetto ha un pubblico ministero il cui obiettivo è la ricerca della verità? Non viene da pensare che l’obiettivo era invece un altro? Preconfezionato e raccontato ad arte?

Ma c’è di più. Anzi, non c’è sarebbe meglio dire. Luciano Moggi rivela di aver detto davanti ai tre saggi Beatrice, Auricchio e Narducci (scambiando gli adddendi…) di aver subito spionaggio industriale di cui vi erano poche tracce. Almeno Moggi non possedeva le prove per affermare ciò e perciò aveva suggerito di tenere d’occhio la vicenda Telecom.

A posteriori il buon Luciano ci aveva preso anche questa volta, come del resto sono numerose le sue intuizioni in sede di mercato. Solo che nei verbali questo pezzo, questa discussione, questi dubbi non ci sono. Sono scomparsi e chissà chi si è preso la briga di cancellarle queste dichiarazioni.

Perché, sempre a posteriori, la coincidenza spaventosa fra intercettazioni e Telecom e Inter mette i brividi e fa pensare al peggio. O allo sporco, il lettore potrà trarre da sé le conclusioni.

Moggi rivela ai tre, i quali, ripetiamo, dovrebbero agire secondo i dettami della terzietà e della ricerca della verità, di aver subito pedinamenti e perciò si era procurato le schede svizzere. Ma anche questo sospetto sui pedinamenti nei verbali non c’è.

E allora è ancora Moggi a venirci incontro. Nella chiusura della sua dichiarazione spontanea infatti si lascia andare a un piccolo sfogo:

La mia sensazione è che Narducci abbia voluto fare un processo di sensazioni. Perché la Procura non è mai andata a Coverciano a fare una perquisizione?

Già, perché? Perché forse non avrebbe trovato uno straccio di prova? Perché avrebbe sconfessato le balle su cui si sarebbe poi impostato il processo farsa del 2006?

E’ un po’ quello che hanno pensato i molti presenti in aula a Napoli, fra giornalisti e semplici tifosi che hanno a cuore le sorti del calcio italiano. Giornalisti e tifosi che si sono lasciati andare a un applauso. Ed ecco la cosa più vergognosa.

L’avvocato dello Stato, uno che di per sé dovrebbe giocare un ruolo di terzietà proprio in favore dell’Istituzione che rappresenta, cioè me medesimo che pago le tasse, poco elegantemente ha esclamato:

Si sono portati la claque. Li caccerei tutti.

L’espressione più barbara della condizione civile cui può essere relegato un essere umano. Zero forme di espressione, perché anche solo l’applauso, praticamente una sentenza in quel contesto, dà fastidio a chi si trova a dover ancora recitare un ruolo farsesco. Sarà Nicola Penta a rispondergli, con un tono che la dice lunga su chi sono i buoni in questo Processo e chi i cattivi. Dirà Penta:

[...] fortuna che è solo un avvocato: io avrei cacciato tutti quelli che hanno detto una marea di sciocchezze in quest’aula.

E probabilmente, fra qualche settimana, ce ne sarà occasione.

Nella prossima puntata cominceremo a esaminare la lunga arringa di Maurilio Prioreschi. Mandate a letto i bambini perché certi passaggi potrebbero urtare la loro sensibilità di cittadini, ma soprattutto di essere umani liberi.

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L’arringa di Prioreschi spiegata al tifoso interista: introduzione

L’arringa di Prioreschi al Processo di Napoli, il 27 settembre 2011, è un capolavoro assoluto. Certo è stato facilitato dalla mediocrità del lavoro svolto da Auricchio, Narducci & Co., spudoratamente contrario a ogni principio etico che dovrebbe regolare la loro attività.

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Di fatto l’arringa di Prioreschi è un elenco, lungo e preciso, dei risultati cui sono giunti con una contro-analisi da brividi. Una contro-analisi che ha sviscerato la farsa e che ora mostra crepe inquietanti nel panorama giudiziario italiano.

L’indagine di Auricchio, così come gli interventi in aula di un Pubblico Ministero quale è Narducci, ha mostrato come essi abbiano agito a senso unico. Il problema non è tanto aver scoperto e confutato i loro imbarazzanti risultati – cioè il lavoro per cui Prioreschi è pagato da Luciano Moggi – quanto aver scoperto un vero e proprio piano per eliminare Moggi e la Juve costruendo quello che è un castello senza fondamenta, senza motivo di esistere. Un castello che non può essere abitato in quanto manca tutto: mancano le porte (metaforicamente le ipotesi iniziali per le quali si è iniziato a indagare), mancano le stanze (metaforicamente i target dell’indagine, quindi da Moggi a Giraudo, da De Santis a Bergamo), mancano i condomini… manca tutto.

Alla fine, quindi, il lettore non si stupirà di certo se certi toni e certi termini usati da Prioreschi sono stati molto forti, ai limiti dell’insulto personale poi giustificato dall’uso del dizionario italiano che ne rivendica il contenuto, intendo il contenuto dei termini usati.

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Trovate su Internet i file audio dell’intervento di Prioreschi e quindi potete ascoltare da voi le sue parole.

Qui, in questa serie di articoli, mi limito semplicemente a spiegare, al tifoso bianconero più distratto, come pure al tifoso antibianconero più accanito e accecato dal mero odio sportivo, il terribile imbroglio perpetrato ai danni di Juventus, Moggi e del calcio italiano. Imbroglio che, giova ricordarlo ai più distratti, bianconeri e non, ha portato il nostro Paese, almeno a livello calcistico, a fare passi indietro imbarazzanti.

Prima di cominciare ad analizzare l’intervento di Prioreschi mi piace sottolineare come la stampa, le riviste specializzate, le radio e le TV si siano distratti dall’argomento che pure aveva contribuito a un innalzamento dello share nel 2006. Nessun tipo di commento, pochissime righe sui giornali e appena un paio di frasette di circostanza e prudenti sui TG. A conferma di quanto l’Italia stia soffrendo un periodo veramente vergognoso sotto il profilo dell’etica, ma soprattutto di quanto stia mancando quel minimo di civiltà che rende felice un cittadino.

Il nostro viaggio comincerà, nel prossimo articolo, con un veloce commento sulla dichiarazione spontanea di Luciano Moggi di cui ho pubblicato un piccolo stralcio qualche giorno fa.

Stay tuned…

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Calciopoli: l’indagine amputata!

Inutile nasconderlo, e su Internet troverete molto materiale in merito, i toni usati da Prioreschi sono stati duri e crudi. Al contrario di molte altre situazioni, però, i toni sono anche giusti e per certi versi anche pacati.

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Da un lato Prioreschi deve difendere il suo cliente da un’accusa infamante: reato di illecito penale. Dall’altro Prioreschi deve difendere l’onore e l’onorabilità del suo mestiere.

Soprattutto vi è da difendere un sistema, quello della giustizia italiana, che non sprigiona nulla di positivo.

Così Calciopoli può seriamente diventare un’autentica breccia nella testa degli italiani: un modo per tentare di consegnare a questo Paese un minimo di serietà, di credibilità.

La sensazione ulteriore è che Prioreschi sia solo un’apripista a chi, finora, si era un po’ intimidito verso la Casoria. Apripista di una serie di denunce e richieste che clamorose non lo sono per nulla.

Cosa c’è, infatti, di clamoroso di un imputato che ha scoperto tutto un imbroglio contro di sé? Imbroglio mal gestito e perfino mal nascosto?

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Cosa c’è di clamoroso di un imputato e del suo avvocato che hanno in lungo e in largo dimostrato quanto questa indagine, quella di Auricchio e Narducci, sia stata lacunosa, amputata, azzoppata e perfino manipolata per favorire qualcuno e distruggere uno solo?

L’arringa di Prioreschi è un maestoso elenco di confutazioni pressoché perfette di tutti i teoremi mal posti e mal formulati dai vari Palazzi, Auricchio, Narducci e chi più ne ha più ne metta. Senza considerare una Gazzetta dello Sport che ormai di sportivo non ha proprio nulla. Perché qui ci si dimentica spesso che quel che si dice poi va provato. E le uniche prove emerse a Napoli non riguardano la colpevolezza di Moggi, piuttosto la chiara manipolazione di tutta l’indagine con elementi a carico di chi incautamente ha sbandierato una onestà inesistente e non pertinente.

L’arringa di Prioreschi è un lungo elenco di domande, riconducibili essenzialmente a due soli quesiti. Il lettore più attento, quello che ha deciso di dare priorità alla coscienza morale, troverà tali quesiti di elementare risoluzione:

  1. chi ha occultato le telefonate che hanno in questi anni disegnato tutto un altro scenario rispetto a quello prospettato nell’estate del 2006?
  2. soprattutto, perché certe telefonate sono state occultate?

A tali risposte dovranno, un giorno, rispondere i vari Auricchio, Narducci, Palazzi, Guido Rossi e compagnia cantante.

Non è tutto, ovviamente, e, anzi, quella che segue è la parte che mi inorgoglisce di più come italiano, prima ancora come tifoso di calcio e abitante di questo stivale:

L’avvocato Prioreschi chiede che SIANO TRASMESSI GLI ATTI DEGLI INTERROGATORI DI NUCINI, BALDINI E AURICCHIO ALLA PROCURA DI NAPOLI PER IL REATO DI FALSA TESTIMONANZA, E ALLA PROCURA DI ROMA PERCHE’ VERIFICHI IL REATO DI ABUSO IN ATTI DI UFFICIO, FALSO IDEOLODIGO E CALUNNIA IN DANNO DI LUCIANO MOGGI

Forse, perché le vie di Moratti sono infinite e in gioco ci sono grossi affari, abbiamo imboccata la strada di uscita da un tunnel lungo 5 anni faticosi anni!

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