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Se Agnelli, Allegri e Marotta hanno (forse) ragione

Se Agnelli, Allegri e Marotta hanno ragione.

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Nedved vice presidente, poi tanti concetti corretti nell’ultima conferenza aziendale. Fin troppo per poter prenderli a riferimento per vuote critiche.

1) La Juve non ha giustificazione per il 14° posto. Vero. Non può averla, tanto è vero che le critiche su assetti tattici e scelta dei titolari e dei cambi sono state mosse, anche correttamente. Il problema è sistemico: rinnovamento da una parte, incapacità di superare i problemi di rinnovamento dall’altra. Il perno della discussione è la gestione del mercato: darà forse i suoi frutti fra un anno, o due, ma nel 2015/2016 sembra dura.

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2) Gestione Dybala: chi i bonus, chi le scelte. Il minutaggio è matematica, quindi poco opinabile. Dybala ha giocato più di tutti. Corretto Allegri. Molto poco la solita critica che vede in questo caso un espediente perfetto per demolire le certezze bianconere. Scelte editoriali. Molto più sereno, come in questo blog, contestare la qualità dei minuti di impiego di Dybala. La speranza è che Allegri ottenga gli stessi risultati con Morata l’anno scorso.

3) Hernanes non è un fenomeno, parola di Marotta (e non solo). Sorge quindi spontanea la domanda: perché l’hai preso, caro Beppe? L’idea non detta da Marotta e dalla Juve è che Hernanes doveva fare da chioccia (insieme a Khedira) ai numerosi giovanotti arrivati sul mercato, andando a rinforzare l’asse dei senatori. Scelta azzardata, poco azzeccata, davvero discutibile. Soldi buttati al vento.

4) Su Calciopoli non cambiamo idea, ha detto Allegri. Perculando pure Gazzoni sulla richiesta di risarcimento, e facendo intendere che si attenderà ancora per decidere la mossa. Ormai la partita è persa: o si hanno le palle per fare giustizia (fare e non richiedere), o abbiamo regalato oltre 5 anni a tutto il movimento antijuventino che ci ha calpestato più e meglio dei loro più perversi desideri.

Detto questo, oggi c’è il campo. Natale è vicino. La vetta lontana.

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Calciomercato Juventus: fra sogni impossibili e improbabili

Il calciomercato é quel sogno a occhi aperti che comincia ogni mattina alla lettura dei giornali. Tutti protagonisti: chi di calcio sa poco, chi di calcio non capisce niente, chi di calcio vive e capisce molto.

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Via Vidal, dentro tanti soldi. Il quesito é: come spenderli? Cosa manca? Chi prenderesti?

Vidal é impossibile da rimpiazzare: nessuno al mondo é capace di unire con questa classe ed efficacia sostanza e qualità, corsa e tecnica, recuperi di palla e gol. Speriamo solo che la Juve abbia azzeccato ancora una volta i tempi della rivoluzione, come fu con Zidane e Inzaghi.

Allegri adesso cerca un 10, un trequartista puro capace di giocare fra le linee e sostituire le giocate che sono state di Pirlo e Tevez in fatto di regia offensiva. Fra lanci, dribbling, assist e gol, il nuovo talento che la Juve prenderà é chiamato a grandissime giocate.

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Profili papabili? Goetze, per il dovere che impone la logica di considerare uno scambio asimmetrico di mercato fra Juve e Bayern. Poi Draxler, che rappresenterebbe una vera scommessa.

Ma non solo. Altri nomi che ad Allegri piacerebbero, fuori dall’impossibile trattativa legata a Oscar e Isco, fanno riferimento ai vari Pastore e Lamela, per esempio. Gente capace anche di giocare sulla fascia, o partire larghi per poi accentrarsi, e abili saltatori di uomini. Perfino Perotti, almeno come tipologia di giocatore, rientrerebbe in questa lista: dribblatori di professione in grado di garantire, da soli, la superiorità numerica lasciando al centrocampo il compito della quantità.

Ma esiste anche un’altra possibilità di mercato. Se non un top (tipo Goetze), Paratici e Marotta potrebbero anche virare su un doppio nome: un centrocampista di qualità, ma un centrocampista, e poi un esterno d’attacco. L’idea che circola a Vinovo é che lo staff bianconero stia ragionando su un concetto semplicissimo: se é impossibile arrivare a un classico 10, tanto vale cambiare pelle e tentare la via che Lippi promosse al suo rientro a Torino nel 2002: via un genio come Zidane, e dentro muscoli e corsa (più una tonnellata di tecnica) come quella di Nedved, con contestuale cambio tattico.

Corsi e ricorsi?

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Allegri, ma poco Conte(nti)

Max è al lavoro. Non avrei mai pensato di scriverlo. Ma sono juventino nel cuore, nell’anima, nel corpo. Voglio il bene della mia società, della mia squadra. Dovrò stringere i denti, violentare la razionalità che mi suggerisce di inveire, di sbraitare, di tifare contro pur di non vederlo più.

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Ce l’ho con Conte, specie fossero vere le rivelazioni sul precontratto col Milan: la mafia del calcio con Conte in panchina? Antonio ti senti bene?

Ce l’ho con Marotta: non si arriva al 15 di luglio con un’incognita simile. E purtroppo adesso è chiaro che eravate completamente fermi su ogni aspetto gestionale in attesa di capire se Conte firmava o andava. E’ andato. E la stagione rischia seriamente di essere compromessa. Vorrei aiutare Allegri, per quanto posso, e vorrei anche cominciare a fare del male a questa Juve perché questa non è la mia Juve.

Ce l’ho con Elkan: quando la pianterete? Quando libererete la Juve dal vostro cancro che ha già prodotto diversi sconquassi?

Ce l’ho con Andrea Agnelli: serve un gesto forte Andrea, per prenderti maggiori poteri, altrimenti corri il rischio di vedere offuscato quanto di buono fatto. Tavecchio verrà eletto: quanto contiamo? Si fa o non si fa questa guerra a chi ci ha calpestato ignobilmente e continua a farlo?

Ce l’ho con me stesso: alla notizia delle dimissioni di Conte ho praticamente smesso di lavorare e pensare, tanto forte il dolore. Speravo di aver trovato un leader. Speravo si cominciasse finalmente un’era da Juve vera, decennale, ventennale.

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Poi però mi fermo, rifletto e penso: sono anni che seguo la Juve. Sempre. In ogni circostanza. In Serie B. All’inferno. Fortunatamente quasi sempre in paradiso. Ci sono sempre, non percepisco stipendi, né onori. Godo. Tanto. Magari non conosco le dinamiche di questi professionisti. Così mi viene da pensare: Antonio, puoi per favore raccontarci cosa ti è mancato? Stimoli? Uno juventino vero scevro di stimoli? Suvvia. Soldi? La Juve quindi è seconda ai soldi? E non che ne prendevi pochini. Bastano per vivere in modo decente in questo Paese, no? Potere? Più di quello che ti abbiamo assegnato? Troppo affetto? Antonio: come è andata veramente? Perché qui il fegato ci esplode. E si rischia, la rabbia è così, di passare per quello che in fondo proprio non sei: uno juventino come tanti, ma non uno juventino vero.

Ripenso al 2006, al miglior portiere del mondo sceso nell’inferno della Serie B, quando poteva scegliere fra Real, Barca, ManUTD, Marte, Giove, Saturno. Ripenso a Del Piero. Ripenso a Nedved, al suo rifiuto a Mourinho perché non poteva tradire la Juve e i tifosi bianconeri. Poi ripenso a poche sere fa, a quel link maledetto che annunciava le tue dimissioni. Penso, ripenso, rifletto e mi chiedo: Antonio, che ne è della tua juventinità?

E noi qui, poco Conte(nti), nemmeno tanto Allegri. Ma qui.

Noi restiamo qui.

Noi siamo la Juve.

Noi.

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C’è un caso Nedved? Uhm, vediamo come stanno le cose

Pavel Nedved è forse una delle bandiere più apprezzate dai tifosi. Sicuramente più protetto e più amato, perché il campo ha sentenziato: Nedved fra i migliori giocatori della storia, nel suo specifico ruolo uno dei migliori in assoluto. Lippi lo definì “il prototipo del giocatore moderno” per la sua efficacia e la sua professionalità. Atleta come pochi, lui che tornava a casa correndo alla Mandria “quando non mi sentivo allenato a sufficienza”. Il povero magazziniere era costretto a guidare la panda (altro elemento che conferma una umiltà senza precedenti) fino a casa sua mentre il caschetto biondo correva e si sfogava. Lui che si allenava anche nei giorni più impensati, lui che curava come pochi il fisico e la mente per la vittoria. Lui che non mollava mai, lui che mi ha rattristato come poche volte nella vita per una finale scippatagli da un arbitro più permaloso di altri.

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Ma tutto questo non basta. Per un ruolo in società tutto questo può non bastare. La domanda più opportuna non è “dove è finito Nedved?”, ma è la seguente: può un campione in campo diventare un campione pure dietro una scrivania?

Certo che no. Paratici vale molto molto molto di più rispetto a Nedved, perché le competenze e le conoscenze acquisite non possono essere sostituite da sgroppate micidiali sulla fascia e da numerose vittorie. Non ci si improvvisa dirigente, ma si studia da dirigente, ci si applica e quindi ci si prova. E non è detto che i risultati arrivino da sé. Occhio a non percorrere la strada maledetta di Moratti o altri Presidenti la cui eccessiva riconoscenza ha rovinato una società. Occhio a non cadere nel tranello di confondere l’amore per un giocatore per una sorta di bolla papale che ne attesti un qualche ruolo in società.

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Per me Nedved doveva insegnare calcio ai bambini, ai ragazzini, o svolgere qualche ruolo di campo, tipo assistente o team manager. Carisma e grinta, intelligenza e capacità di trascinare non gli mancano di certo. Ma direttore sportivo o dirigente di alto livello, anche semplice direttore dell’area tecnica o il ruolo che fu di Bettega non sono semplici mansioni da curare il sabato davanti al caffé e a un buon libro.

Sto perciò tutta la vita con Andrea Agnelli che di gestione e direzione ne capisce più di tutti quanti. Parlano i fatti, parlano le scelte. Troppo comodo da un divano emettere sentenze e prendere decisioni sulla base di gusti e convinzioni personali. Come il campo di calcio, anche il campo dirigenziale non permette amatori o debutti rapidi. La preparazione è fondamentale. Se Nedved ha, avrà e ha avuto un ruolo marginale, allora state sicuri che AA l’avrà fatto con coscienza, reputando non pronto il mitico Pavel per un simile compito. E Pavel non dovrebbe disdegnare un ruolo da ambasciatore dei colori bianconeri, in attesa di rivelare mansioni più interessanti, ma solo dopo averle meritate sul campo. Così come la sua carriera insegna.

Aggiornamento: in fase di checkin c’era pure Nedved a Torino. E’ volato a Londra con la squadra, con Mazzia e Marotta al suo fianco.

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La settimana calda di Beppe Marotta: che Juve sarà?

Sarà una settimana densa di appuntamenti per Beppe Marotta. Per la Juve non può che essere un bene.

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La Juve è molto attiva sul mercato, a conferma di come la Società di Andrea Agnelli vuole in fretta recuperare il gap dalle big europee. Regina in campo, regina pure sul mercato come ai bei tempi.

Questa settimana si dovrebbe definire il trasferimento di Isla e Asamoah dall’Udinese. I due ragazzi sono attesi a Torino per le visite mediche e quindi la firma. I dettagli li potete leggere in questo articolo.

Sempre in questa settimana è atteso a Torino Pogba, ormai un giocatore bianconero a meno di colpi di scena finali. In Inghilterra escludono un clamoroso dietrofront del ragazzo. Arriva a parametro zero dal Manchester United.

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Sempre a proposito di giovani Marotta incontrerà la dirigenza del Pescara, ma prima dovrà risolvere le questioni legate a El Kaddouri (affare praticamente già chiuso) e Gabbiadini (fonti bergamasche considerano la trattativa già chiusa). Uno dei due verrà girato a Pescara quale parziale pagamento del cartellino di Verratti.

Non trova conferme invece il viaggio di Pavel Nedved in Polonia nel tentativo di convincere Van Persie a scegliere la Juve.

In mezzo ci mettiamo pure le eventuali cessioni di Felipe Melo e Pazienza che non rientrano nei piani di Antonio Conte.

E’ tornata la vera Juve, e IoJuventino vi racconterà giorno per giorno il mercato bianconero!

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L’uomo che non ti aspetti e il gol che può valere una stagione

Ci sono momenti in un campionato dove la situazione può cambiare da un minuto all’altro. E così ti ritrovi a meta del secondo tempo contro l’ultima squadra virtualmente retrocessa ancora sul risultato di 0-0.

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Sono attimi in cui ti giochi tutto, la tensione aumenta e la paura cresce di conseguenza. Ma Conte non si arrende, cambia la squadra e inserisce 3 giocatori offensivi: Giaccherini, Del Piero e Borriello.

Nella testa di milioni di tifosi cresce lo sconforto nel vedere entrare l’ex romanista, ma Conte ci crede gli da fiducia. L’ha voluto a gennaio e vuole proseguire su questa strada e nonostante i fischi ripetuti che riceve ogni volta che entra in campo (vedi domenica sera con la Roma) difende la sua scelta e va avanti.

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Allora succede quello che speri, ma a cui mai avresti creduto. Il giocatore più discusso fa gol, ti risolve una partita che stava prendendo una brutta piega e ti fa continuare il sogno. Sono questi gli episodi che possono cambiare le sorti di una stagione. Ricorda molto il gol di Nedved a 5 dalla fine in un Piacenza Juve del 2002 e poi sappiamo bene come sia finita!

Nell’abbraccio di Borriello a Conte e tutta la squadra sta la forza di questo gruppo!

A questo punto per il futuro si aprono scenari nemmeno ipotizzabili qualche giorni fa. Conte crede in Borriello, lo ha sempre difeso e il suo riscatto può essere più si che no, al contrario di Matri che avendo molto mercato rischia di essere il sacrificato della prossima stagione. Ma non è periodo di mercato e allora concentriamoci su questo finale di stagione continuando a sognare e sostendo fino alla fine la Juve!

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Parma-Juventus 0-0 L’analisi a mente fredda

Difficile rimanere calmi e sereni perché a tutto ci deve essere un limite. Il calcio, in fondo, è bello pure per questo genere di emozioni: ne faresti a meno, ma sono il sale della vita. Così a mente fredda cerchiamo di ragionare sullo 0-0 di Parma-Juventus.

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Poiché vogliamo tentare di ragionare, togliamoci subito un paio di sfizi:

  1. i rigori netti per la Juve sono 2 e non 1. Se quello di Giaccherini è piuttosto lampante ed evidente pure a velocità normale, quello di Pirlo è alquanto curioso. A 2 metri dalla porta, solo contro il portiere, Pirlo viene abbattuto e si cerca di capire quanta potenza in Watt è stata sprigionata da Santacroce. Tutto ok se non fosse che qualche minuto prima in telecronaca stavano discutendo sul fatto che Barzagli ha comunque ostacolato Giovinco (ostacolato e non abbattuto) e quindi il danno c’è. Basta questo già per rovinarsi il fegato;
  2. in una partita dove attacchi per quasi 75 minuti e subisci una caterva di falli, vedere poi che gli unici ammoniti sono Bonucci (da rivedere il fallo, prego!) e Vidal (ci sta, irruenza, ma il giocatore viene solo sfiorato) è tanto curioso quanto la statistica dei gialli presi in questo campionato;
  3. ci deve essere poi una strana sorte avversa per quanto riguarda le punizioni pericolose: ieri solo una, con Pirlo che calcia di qualche millimetro fuori, poi la squadra che attacca per 75 minuti non prende più un fallo nei primi 25 metri vicini la porta. Complicato, troppo complicato.

In virtù dei vari dossier pubblicati dalle altre squadre, aggiungiamo all’album di famiglia queste due foto (una è presa da una redazione mooooolto juventina). Gradiremmo inoltre lo stesso tipo di atteggiamento di Leonardi e Ghirardi al prossimo torto subito.

Tolti gli sfizi, passiamo al ragionamento.

Antonio Conte non è esente da colpe, ma faccio fatica a capire chi ha più colpa: lui che sbaglia completamente il centrocampo, i titolari che rimediano una bruttissima figura se confrontati ai cosidetti panchinari che mercoledì hanno distrutto il Milan, o un attacco talmente sterile da produrre, in 5, 4 gol in meno di Di Natale?

Ho visto un paio di insulti a Conte su Facebook e ripeto un concetto espresso l’anno scorso: se la maggioranza dei tifosi oggi ce l’ha con Conte… allora ci meritiamo di andare in B stavolta senza Guido Rossi e Moratti di mezzo. Auguro a questi tifosi la morte sportiva, le più terrificanti delusioni. Se non fosse che tifo Juve quanto Antonio Conte che, rispetto a questi pseudo tifosi, ci sta mettendo l’anima, la classe, la preparazione, la dedizione.

Inoltre proprio non capisco perché dovremmo rimanere in silenzio e sottolineare i demeriti quando là davanti in classifica c’è una formazione che è lì grazie a innumerevoli regali gentilmente concessi dalla terna.

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La Juve di ieri ha peccato solo nel non trovare il gol. E questo punto non si può eludere. Sempre aggrappati allo spunto del centrocampista. Se è Giaccherini l’uomo più pericoloso, con quel tiro ribattuto nel finale, allora vuol dire che ci sono problemi grossi in attacco. E certo la colpa non può essere tutta di Matri che comunque nove reti le ha infilate.

Dove sono i gol di Quagliarella? E dove quelli di Del Piero che ha la scusante dello scarso minutaggio? E dove quelli di Vucinic la cui classe fa a botte con i numeri impietosi del tabellino marcatori. Attendiamo a questo punto lo sblocco di Borriello, ma tornano come un monito alla società le parole di Antonio Conte: “Non ho mica Tevez e Nani”. A significare che almeno due campioni, di quelli pesanti, in stile Trezeguet e Nedved, ci vogliono se vuoi puntare a traguardi ambiziosi. Perché certe partite le vincono loro.

Dove sono quindi i gol di Quagliarella e Vucinic? Voglio ricordare che perfino Zalayeta, giocando pochissimi minuti, riusciva a risolvere gare complicate a Lippi e Capello, e allora occhio al prossimo mercato: qualcosa in avanti non va, e in valore assoluto non si può ragionare.

Marchisio e Vidal sono per me i due centrocampisti più importanti dell’intero campionato, con Pirlo e Boateng. Ma in questo 2012 si sono fermati, seduti. Il problema non è fisico, ma mentale: troppi complimenti? Bene, allora cominciamo: cari ragazzi, cortesemente è arrivato il tempo della panchina. Di quella che fa riflettere, l’esclusione per scelta tecnica. Ho ancora negli occhi l’atteggiamento di Padoin e Giaccherini contro il Milan: vogliosi, rabbiosi, molto propositivi. E infatti la gara è stata vinta così: con le invenzioni dell’ex-Cesena e le incursioni e il dinamismo di Padoin. E invece ieri il centrocampo, tutto intero, è venuto meno. Molto meno: Estigarribia timido, Lichtsteiner poco innescato, Vidal e Marchisio in ombra rispetto a Mariga. Che succede ragazzi?

Quest’analisi non sarebbe cambiata anche con la vittoria bianconera. Non basta ripetere “siamo imbattuti comunque”, perché 1 vittoria e 1 sconfitta valgono molto più di 2 pareggi ai fini del punteggio finale. Inoltre mi assale un dubbio: qual è l’utilità pratica di Krasic ed Elia? A che tipo di gioco stiamo giocando? Servirebbe spinta, servirebbero forze fresche, servirebbe una nuova scintilla: paradossalmente, Elia e Krasic potrebbero rivelarsi gli uomini in più. Ma Conte li ha ormai abbandonati: perché allora non venderli e cercare di rafforzare la rosa? Magari con un innesto da 90 là davanti, ampiamente pagabile con la cessione dei due e la rinuncia a Borriello.

Detto questo, che mi appare abbastanza innegabile, resta lo strano trattamento ricevuto da Mazzoleni e chi per lui. Soprattutto in virtù dell’esposizione così netta da parte di Abete:

Il massimo esponente della Figc, Giancarlo Abete, ha espresso soddisfazione per il risultato importante e prestigioso conseguito dal Milan.

Ok, abbiamo capito, grazie! Ora siamo dietro: riuscireste a non romperci più i co*****i?

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Mercato allenatori: Ancelotti rifiuta l’Inter, se questo è un uomo!

Pazzo pensiero, volgare tentativo, uno squillo di telefono e un rifiuto. Si potrebbe riassumere così il secco no che Ancelotti ha spedito a Massimo Moratti. L’ennesima conferma fra chi uomo lo è veramente e uomo non lo è mai stato.

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Leonardo, che non è una delle tartarughe ninja, bensì un piccolo uomo che in molti hanno creduto portatore sano di valori umani, si è di colpo liberato dalla marcatura asfissiante di Milano. Ancelotti non ha nemmeno lontanamente pensato di accasarsi nuovamente a Milano, sponda nerazzurra. L’onore e la dignità prima di tutto. Prima ancora di soldi, perché con tutta probabilità in gioco c’erano tanti quattrini.

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E’ ancora l’ennesima conferma di una strategia che continuo a non capire. Moratti ha sputato per ben 15 anni veleno e fango su Juve e Milan, salvo poi tentare in tutti i modi di acquistare i giocatori che hanno fatto grande, grandissima la Juve (da Buffon a Thuram, da Ibra a Vieira, da Nedved a Camoranesi, da Trezeguet a Marchisio) e scippare gli allenatori al Milan. Come se i colori e la storia dei professionisti fosse un optional, qualcosa di temporaneo. E nella maggior parte dei casi, ahinoi, lo è per davvero.

Ma per fortuna qualche uomo ancora esiste: Nedved mandò a quel paese Mourinho, Ancelotti ha fatto lo stesso con Moratti.

Il concetto resta: i soldi non fanno la felicità. Possono solo comprare qualche scudetto e qualche coppa. Il cui valore è incommensurabilmente basso rispetto a quanti hanno vinto realmente, sul campo.

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Tuttosport la spara grossa: Ibra alla Juve!

Non passa giorno che la redazione di Tuttosport non alzi il gomito. L’effetto è solitamente il titolo sul giornale del giorno dopo, quello scritto in bianco su sfondo blu. Ormai famosi, famosissimi.

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In una recente edizione ecco l’ennesima sparata, a conferma che quel documento firmato da Andrea Agnelli ha senso di esistere e molti tifosi bianconeri, quelli veri, dovrebbero cominciare a prendere le distanze da una serie di fogli che hanno il solo effetto di generare confusione e falsi obiettivi.

Veniamo al punto.

Nedved è entrato nel CdA bianconero grazie alla sua storia e, soprattutto, all’amicizia che lo lega ad Andrea Agnelli, l’attuale Presidente della Juve. Nedved è stato vicino a Mino Raiola, il pizzaiolo che cura gli interessi dello svedese che Moggi prese a fine marzo dall’Ajax per 19 milioni di euro. La storia ovviamente parla di un contratto depositato soltanto il 31 agosto, ma le recenti dichiarazione dell’ex direttore sportivo della più famosa squadra olandese hanno rivelato quella che fu una trattativa per nulla semplice.

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Ed ecco la magia. Un sorta di sillogismo di difficile dimostrazione: Nedved chiama Raiola che porta Ibra alla Juve!

E giù, le tirature aumentano, i giornali si vendono e sono tutti contenti. Mentre al bar senti i soliti antijuventini che si divertono come dei pazzi, e hanno non una, ma mille ragioni per farlo. Dall’altra parte senti pure una serie di persone che dicono di tifare Juve e che se la prendono con Andrea Agnelli perché non compra Ibra. Fortunatamente esistono moltissime persone che conservano un minimo di coscienza critica. Queste persone ti direbbero le seguenti cose:

  1. lo stipendio di Ibra è pari, circa, a quello di Del Piero e Quagliarella e Marchisio e Matri, cioè i 4 pilastri da cui ripartirà la Juve il prossimo anno. Nessuno può dargli quanto lo svedese chiede. Nessuno alla Juve si intende;
  2. ammesso che qualcuno paghi lo stipendio, dove si trovano i soldi per convincere il Barcelona a mollare il suo cartellino? Si parte da una base di almeno 26/28 milioni di euro per un giocatore che va verso i 30 anni;
  3. ammesso che si trovino anche i soldi per il cartellino, perché il Milan dovrebbe privarsene?
  4. ammesso che il Milan se ne privi, perché Ibra dovrebbe accettare un campionato non da protagonista e niente Champions?
  5. ammesso che Ibra accetti, perché ci sarebbe solo la Juve sulle tracce dello svedese?

Cinque dettagli mica male in ostacolo alla trattavia. Ma tant’é, Tuttosport ha trovato la chiave di tutto. Ma c’è di più.

Ragionando con la logica di Tuttosport si potrebbe concludere che (che lassù qualcuno mi perdoni per quanto sto per dire): Boniperti ha giocato con John Charles, Boniperti è vivo, quindi John Charles è vivo. Amen.

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Juve: è tutta colpa di Del Neri?

E’ iniziato marzo e già da tempo si chiede la testa di Del Neri, oltre che le dimissioni di Marotta. Prima di Natale tutti concordi nel dire che la Juve avrebbe recitato un ruolo da protagonista nel campionato in corso, con scarsissime chance di giocarsela fino in fondo, ma con buone probabilità di ottenere un ottimo piazzamento.

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La Juve che debuttò nel Torneo Aziendale poteva vantare almeno 5 nomi di livello assoluto e capace di spostare gli equilibri di un’intera formazione: Buffon, Nedved, Camoranesi, Trezeguet e Del Piero. Trascinatori e fenomeni veri, Campioni con la C maiuscola. Senza fronzoli e senza cadere troppo nell’assurdo, non si fa fatica ad ammettere come quella Juve era basata soltanto su questi 5 giocatori che, praticamente da soli, riuscirono a conquistare un terzo e un secondo posto. Venuti meno 3 dei 5 componenti (cioè Nedved perché ha lasciato il calcio giocato, Camoranesi e Trezeguet perché fatti fuori da Ranieri e poi venduti) la Juve si ritrova senza alcun fuoriclasse. Soltanto con buoni giocatori e mediocri giocatori.

Eppure il periodo che va da settembre a dicembre ha registrato significativi passi in avanti rispetto a tutte le altre annate. Un 11 molto caparbio, a volte troppo debole nella continuità, e senza ricambi adatti a sostenere il peso di così tante partite in appena 90 giorni. Si spiega, certamente non solo così, il crollo in Europe League (qualcuno dovrà pur dire se è mai stato davvero un obiettivo, visto che il campo pare aver risposto negativamente) e il rientro disastroso nell’anno 2011.

Zero cambi e zero fuoriclasse. Nel calcio queste mancanze si pagano. Se poi Del Neri è stato costretto a rinunciare al genio di Quagliarella (forse più ai suoi gol, a questo punto) e a schierare Martinez come prima punta a fianco di Del Piero e a dirottare sulla sinistra Chiellini per mettere una pezza su quella fascia e a far esordire Sorensen per la mediocrità di Motta e Grygera… la domanda pare pertinente: è colpa di Del Neri? E considerando il punto di partenza della rosa bianconera non mi sento nemmeno di affossare Marotta.

Sono arrivate diverse buone partite nelle quali si sono visti sprazzi di buona Juve, con una manovra non sempre fluida, ma chi in Italia ha dimostrato di avercela?, e distanze fra i reparti corrette e atteggiamento che ha ricordato moltissimo le caratteristiche basilari bianconere. Tutto ciò è da attribuire a Del Neri.

Poi il crollo. L’infortunio di Quagliarella sta pesando come mai era capitato. I miei ricordi mi suggeriscono la sciagurata stagione del 1998 con l’infortunio di Del Piero e la pessima annata di Filippo Inzaghi. Crollo fisico e psicologico dove Del Neri si è pure inventato Pepe come seconda punta a fianco di Del Piero. Chiedere il miracolo a quella Juve lì mi sembra imbarazzante nei confronti proprio della logica umana. I contraccolpi li senti poi nelle partite che seguono, non già quelle che giochi.

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I dubbi su Del Neri sono invece legittimi quando parliamo di Lecce e Bologna. Cali mentali degni di una squadretta qualsiasi. Pochi dubbi sul fatto che a questo punto l’allenatore non c’entra più. Solo Deschamps aveva mostrato continuità durante tutta la stagione, invece Ranieri-Ferrara-Zaccheroni e ora Del Neri sembrano subire una sorta di standby del gruppo.

Paradossalmente il crollo avviene quando giunge il momento di accelerare. E in questi momenti si è sempre parlato di questioni extra-calcistiche. Quando la Juve è stata chiamata alle armi da situazioni prettamente legate al campo ha sempre risposto presente. Viceversa, quando sui giornali si è fatto un gran parlare di Calciopoli, del Processo di Napoli, di Calciomercato e di TotoAllenatore o TotoGruppo i ragazzi hanno letteralmente mollato.

Un motivo c’è, ma non lo conosco io e non sembra conoscerlo la Società. Nemmeno Andrea Agnelli che ha inanellato una serie di incazzature come mai prima negli anni della vecchia-dirigenza targata Blanc-Elkan.

E’ come se al momento topico di una stagione qualcuno staccasse il piede dall’acceleratore: e queste sono cose interne, gestione ordinaria di spogliatoio e uomini d’azienda. Da Secco a Pessotto, da Marotta a Paratici, ora perfino Nedved. Non sono questi i veri problemi sul campo, piuttosto la maniera di gestire il gruppo durante i 6 giorni prima della partita. Ci deve essere qualcosa che non funziona proprio qui, in questi 6 giorni. Perché gli occhi dei bianconeri contro l’Atalanta di Milano erano ben diversi da quelli che ho visto contro il Lecce e il Bologna. Perché la serenità in volto della sfida d’andata contro il Milan è sparita e oggi non è più visibile nemmeno durante gli allenamenti.

Motivazioni e stimoli. Si parte a razzo e poi ci si sgonfia. A questo punto tante possono essere le cause. La preparazione può incidere fino a un certo punto: sono cambiati tanti preparatori epperò i risultati sono comunque deludenti. Non conviene provare a cambiare Vinovo? Gli infortuni vanno addebitati unicamente alla sfortuna? Quest’anno già si sono registrati alcuni miglioramenti, a parte gli infortuni di natura traumatica sui quali poco si può fare.

Perciò, sebbene non ho saputo rispondere in modo completo ed esauriente, chiedo di nuovo: è davvero tutta colpa di Del Neri?

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