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Tag: neymar

Finché la Barca va, lasciala andare

Era il 1970 quando usciva questo classico della canzone leggera italiana. Storpiata, il titolo va bene anche oggi per spiegare una doppia sfida di Champions League dalle mille emozioni.

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La Juve di Allegri contro il Barca di Luis Enrique, quello che a Roma non ci capiva nulla di calcio. Con gli strascichi della rimonta al PSG e le incognite della permanenza di Allegri. Di certo è una sfida che unisce tutti gli antijuventini d’Italia, già lì a festeggiare per una eliminazione possibile, forse anche probabile, ma certamente tutta da accertare.

Il momento della verità è arrivato. O dentro o fuori, possibilmente aumentando la dose di esperienza e di lezioni che quel palcoscenico ti dà, se tu sei disposto a crescere. Andata allo Stadium e ritorno al Camp Nou, con quel malvagio gioco dei gol in trasferta, qualora dovessero servire ai bianconeri o ai blaugrana.

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Quella che una volta si chiama BBC, ma che adesso è una linea pura a 4, contro i tre tenori Messi-Suarez-Neymar. Tiki taka a parte, le sfuriate offensive potranno essere decisive e qui si fonda un minimo di certezza bianconera: quella di Allegri è la squadra che ha subito meno in questa edizione di Champions League. E anche quella che ha terminato più volte con il clean sheet tabellonistico.

Sensibilmente una sfida diversa rispetto alla finale di pochi anni fa, con stimoli differenti e prospettive cambiate. Il ricambio necessario del Barca, dal centrocampo in giù, con la rincorsa a un sogno realizzato ormai 20 anni fa da parte della Juve.

Dybala e Higuain a inseguire un trofeo ambito, con Buffon che probabilmente è giunto all’ultima opportunità di aggiungerlo a una carriera forse irripetibile.

E la certezza giornalistica che dalla doppia sfida passa parecchio futuro bianconero.

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Che Mondiali saranno?

Ma che Mondiali saranno? Neymar inaugura oggi l’apertura della Coppa del Mondo per Nazioni, fra qualche giorno toccherà all’Italia, intanto attenderemo gli esordi di Argentina, Spagna, Portogallo, Cile.

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64 partite in cui spettatori interessati saranno anche i direttori sportivi dei principali club europei, pronti a darsi battaglia per assicurarsi i big.

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Tante le stelle in vetrina, così come sono tante le stelle rimaste a casa. Ibra, certo, ma anche infortunati, acciaccati, i clamorosamente esclusi (tipo quei due che hanno guidato la Juve alla storica soglia dei 102 punti).

L’Italia dovrà difendersi. Troppo forte lo spirito di dignità dei ragazzi di Prandelli, ma tantissimi i dubbi. Fra formazione ed esperienza, fra uomini da scegliere e avversari da affrontare.

Ma è pur sempre un Mondiale. Ci aspettiamo spettacolo e attendiamo la sorpresa. In un nome, in una Nazione.

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Rivelazione shock su Neymar e la Juve: chi valuta cosa?

Una rivelazione che, in questo preciso periodo storico, farà arrabbiare parecchie persone. E magari qualcuno tornerà a rimpiangere gente che fu, direttori che furono.

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Franco Zavaglia, potente agente di calciatori, sulle pagine di Tuttosport spara una clamorosa rivelazione:

Sono andato a Torino per prendere l’incarico e stabilire una strategia di massima con i dirigenti della Juventus, poi sono subito partito per San Paolo con il mandato nella borsa. Non ricordo se la Juventus aveva già scelto l’allenatore, che poi diventò Conte, ma avevano le idee chiarissime su Neymar.

Talmente chiare che Neymar ha firmato per il Barca qualche giorno fa. La domanda è la seguente, muovendoci nell’ipotesi che Zavaglia dica la verità: chi scelse di non prendere Neymar? Quale fantomatico espertone di calcio disse di no a Neymar, ragazzo per cui si parla di un futuro radioso ormai da diversi anni?

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Lontani i tempi in cui un ragazzo coi capelli lunghi e ricci venne individuato come possibile campione e portato da Padova a Torino senza alcuna esitazione, con tanto di mandato di fargli rilevare la pesante numero 10 della Juve. Lontani i tempi in cui la Juve, reduce da due clamorosi e devastanti secondi posti targati Ancelotti, decideva di investire forte per tornare subito a dominare, e così fu. Senza investimenti forti non sarebbe mai accaduto. Perché in fondo la storia è segnata dai Platini e Del Piero, dai Trezeguet e Nedved, con tutto il rispetto di chi ha permesso a questi signori di esprimersi a quei mostruosi livelli.

Dicono che questo è il periodo dell’equilibrio. Della serenità finanziaria, delle scelte oculate, del temporeggiare per capire quale sia la soluzione migliore, e poi la soluzione migliore sparisce. Dicono, ma in fondo non ci credono nemmeno loro.

Dopo gli ultimi due anni firmati Antonio Conte, questo sarebbe il miglior momento per puntare forte. Per scegliere giocatori pesanti da innestare in uno zoccolo durissimo e garantire l’aumento del famoso gap con le avversarie. In Italia certamente, mentre in Europa si tratterebbe di accorciarlo il – stavolta – famigerato gap con le big europee.

Ma – dicono, anche se non ci credono – questi sono tempi duri. Eppure Ogbonna arriverà per circa 15 milioni di euro (fra cash e contropartita). Speriamo almeno che sul ragazzo azzurro quelle stesse persone abbiano le idee chiarissime.

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Juve: approfittare della tragedia sportiva di Aguero si può!

Se col gol iniziale il prezzo era lievitato di un paio di milioni di euro, ora con la clamorosa eliminazione dell’Argentina chi intende avanzare un’offerta può farsi forte della delusione che ha investito ogni uomo con quella casacca gloriosa. Sto parlando di Sergio Aguero, il sogno proibito di molti tifosi bianconeri.

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Su questa vicenda sono state raccontate parecchie falsità. Diciamo prima di tutto che una Juve che si muove in grande (anche se grande è chi poi riesce a concretizzare simili movimenti) ha dato fastidio a larga parte dell’opinione pubblica, anche alla luce della rinnovata posizione dirigenziale nei confronti di Farsopoli e degli intoccabili Moratti e Facchetti.

E allora un pensiero mi balena nella mente: sarà il caso di riprovarci con forza? Sarà il caso di accelerare e provare a far valere un accordo che era stato raggiunto fra agenti del calciatore e Marotta?

E perché no?! Perché non provarci ancora più seriamente? Nella prima uscita stagionale si è potuto vedere che all’interno del diamante di Conte (cioè i due centrali di centrocampo, le due ali e la prima punta Matri) serve un regista d’attacco completo, capace di alternare il ruolo di assist-man e di seconda punta. L’ha fatto bene Quagliarella, ma quel ruolo è tagliato a misura per Aguero.

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Un piccolo sforzo e portiamo a casa un campioncino che potrebbe ancora maturare alla luce di una indiscutibile posizione di vantaggio nei confronti dei colleghi di reparto. E non solo.

Aguero per la Juve potrebbe significare un rinnovato prestigio internazionale. Potrebbe significare una scossa magica per tutto il gruppo in ottica di una stagione che non può essere giocata anonimamente.

Certo, questo era e rimane ancora oggi un sogno. Sogno di mercato e tentativo non andato a buon fine. Sia chiaro, la colpa, ammesso che di colpa si possa parlare, è dell’Atletico Madrid. Dal loro punto di vista la posizione è condivisibile: cercano di monetizzare al massimo. Ma le big d’europa sono interessate ad altro e nessuno ha intenzione di pagare la clausola. Tevez è lungi dall’essere fuori dal gruppo del ManCity, Mourinho dovrà risolvere la grana Neymar. L’unica offerta concreta è stata quella della Juve.

E allora ripeto: perché non provarci seriamente? In fondo se dobbiamo spendere 30 milioni per Pepito Rossi (forse addirittura 32 considerando premi e bonus) perché non aggiungerne qualcuno in più e portare a casa Aguero?

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Viste Argentina e Brasile? Servono davvero i super top player?

Il titolo, immagino, farà storcere il naso a molti. Di fatto, però, è una constatazione piuttosto oggettiva.

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E’ partita la Copa America 2011 che vede, gerarchicamente, tre formazioni al comando: Argentina, Brasile e Uruguay. Subito dopo tutte le altre. Almeno questo era quello che si pensava-che-fosse, sulla carta. Da Messi-Tevez-Aguero a Pato-Neymar-Robinho, passando per Forlan-Cavani. Otto uomini d’oro, otto super top player, come va di moda oggi. Risultato? Beh, è sotto gli occhi di tutti.

Batista, capo argentina, è ormai quasi del tutto compromesso: una carriera in fumo per colpa dell’overflow di tecnica e di talento. L’Argentina rischia seriamente di non superare il gironcino e non oso immaginare cosa potrebbe accadere. L’Argentina ha pareggiato due volte su due, segnando un solo gol, peraltro con Sergio Aguero cui la Juve è da tempo interessata.

L’Argentina ha deluso profondamente, nei suoi uomini migliori. Né Lavezzi, il cui spessore internazionale è purtroppo ben altra cosa rispetto al livello mostrato nella casa del San Paolo. Né Tevez, troppo distratto dalla vicenda ManCity: me ne voglio andare, me ne andrò, non so dove, ma me ne andrò. Né Higuain, né soprattutto il fantagenio Messi sul quale ho una mia precisa idea: quel 10 è pesantissimo, quel modo di essere usato dai suoi compagni… ma è un altro discorso.

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L’Argentina delude, il Brasile delude nella delusione. Vorrei sottolineare che in appena qualche settimana Neymar si è reso protagonista di due vergognosi episodi di violenza: e questo ragazzino coi capelli dritti sarebbe un esempio? Sarebbe quello da pagare 5, 6 o 8 milioni di euro l’anno. Scusate, ho una idea del calcio umana.

Ma rimaniamo sul campo: Neymar, Pato, Robinho e chi più ne ha… Tutti a secco, tutti deludenti. Zero gioco e spazio a chi in campo corre e suda per davvero, tutti nomi poco conosciuti ai più, ma che rendono di più di chi effettivamente possiede doti tecniche fuori dal normale.

E allora mi scappa un pensiero: siamo sicuri, visto con quanto accaduto con Diego, che a questa Juve serve un super top player?

Chiarisco subito: io vorrei Aguero, vorrei, ma non posso. Costa troppo, purtroppo, posta la pazzia del calciomercato, costa il giusto, e per questo Marotta non potrà mai staccare un assegno di quella portata. Però vorrei Aguero. Se non lui, Giuseppe Rossi, ma il punto è questo: serve gente che abbia voglia di Juve, realmente voglia di Juve. Voglia di correre e soffrire, voglia di lavorare per quella maglia. L’ha dimostrato Quagliarella l’anno scorso e il pubblico l’ha capito. L’ha dimostrato a forza di sudore Matri e questo la gente l’ha percepito.

Chi è a Bardonecchia vi potrebbe raccontare di sguardi feroci, attenti e dediti al lavoro di Conte. Da Melo a Del Piero, da Buffon ai nuovi arrivati. Marotta farebbe bene a valutare attentamente il desiderio di Juve degli obiettivi di mercato.

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Juventus e il fantamercato di aprile

Ci sarebbe mille seri argomenti su cui discutere, ma prende piede (almeno limitatamente sui giornali) la nuova Juve. Cioè quella che Marotta dovrà allestire per il prossimo anno muovendosi in anticipo già da adesso.

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Posto che non ci sono moltissimi soldi e che le eventuali entrate non permettono di sorridere più di tanto (pensa agli 8 milioni necessari per acquistare Sissoko, altrettanti o poco meno per Amauri, circa 5 milioni per Iaquinta e via così), Marotta ha comunque sguinzagliato in giro per l’Europa una schiera incredibile di osservatori. Già questo la dice lunga su come sono cambiate le cose in casa bianconera: prima si leggevano i giornali, ora si prova a toccare con mano. Certo che se per ogni osservatore avvistato si imbastisce una trattativa (almeno limitatamente sui giornali) più che chiarirci le idee… le confondiamo a più non posso.

Ma tant’è, è il fantamercato di aprile. Che segue quello di marzo e anticipa quello di maggio che è poi in scia alle vere trattative dell’estate. Estate che comincerà nel migliore dei modi per la Juve. La prima occasione per sorridere è il rientro di Quagliarella che è previsto per le ultime tre giornate di campionato. Praticamente (forse) inutile per qualsivoglia obiettivo, fondamentale invece per rompere il ghiaccio col rientro in campo e prepararsi con un altro spirito alla prossima stagione. Che sarà alla Juve, perché il riscatto di Fabio è assicurato dai primi 4 mesi in cui, quasi da solo, tenne viva una Juve tremendamente aggrappata alle sue giocate (che hanno influenzato pure i gol dei centrocampisti, leggi Marchisio, Aquilani e Krasic). La seconda occasione per sorridere sarà poter vedere in coppia Matri e Quagliarella, che, a meno di colpi di scena sul mercato, per me sarà la coppia del prossimo futuro. Giovani e aitanti, italiani e ben integrati fra loro. La terza occasione per sorridere è proprio la non necessità di spendere oltre un mese a capirci qualcosa di Juve e della situazione disastrosa trovata in Corso Galileo Ferraris. Cioè quanto accaduto un anno fa, a fine maggio, quando si insediarono Marotta-Paratici e Andrea Agnelli.

E partiamo col fantamercato.

Alla Juve servono almeno due terzini affidabili. Di spinta e in grado di garantire un certo numero di presenze. Paolo De Ceglie sarà l’ennesima scommessa, visto che il ragazzo aveva cominciato molto bene la stagione per chiuderla praticamente con quel maledetto infortunio. Sono trascorsi 5 mesi di De Ceglie non si ha più notizia. Grosso e Traoré verranno gentilmente salutati, e sì che il campione del mondo è sembrato rinato contro la Roma. Fuoco di paglia?

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A sinistra e a destra i nomi sono tanti. L’impressione è che si punterà su De Ceglie affiancandogli Michel Bastos, capace quest’ultimo di ricoprire tutti i ruoli di fascia: terzino e soprattutto ala, garantendo così a Del Neri ampio ventaglio di scelta. Un bel paio di milioni di euro saranno spesi per Beck, dai capelli biondi e buona personalità. Fa il capitano in una modesta formazione tedesca, ma ha alle spalle ottime prestazioni in Nazionale. Niente da fare per Motta e Grygera soppiantati da Sorensen la cui riconferma non può essere messa in dubbio, pena una chiamata alla più vicina neuro.

A centrocampo saluteranno Sissoko e Martinez, oltre a Salihamidzic. Svecchiamento e soprattutto incremento di qualità. Gli incontristi ci sono e per me sono intoccabili: Felipe Melo e Marchisio (il quale pare aver soffiato la fascia di capitano a Chiellini, se non altro per un rendimento superiore). Aquilani verrà riscattato a meno di clamorosi colpi di scena e quindi serve una pedina. L’ipotesi di poter prendere Pirlo a parametro zero non è da scartare a mio avviso. Qualunque sia il modulo su cui si punterà la prossima stagione, le qualità del Nazionale Italiano sono indiscutibili e da anni ormai la Juve cerca un regista di quel tipo. Non capisco però perché il Milan dovrebbe privarsene. Anzi sì: 6,5 milioni di euro sono tantini e certo non può prenderli alla Juve. Staremo a vedere confidando che a Torino faranno comunque la scelta giusta. Se non Pirlo, allora il sogno resta Mascherano per costruire un centrocampo solidissimo: il preferito di Maradona è in grado di garantire equilibrio, forza, dinamismo e un po’ di ordine. Anche qui non capisco perché il Barca dovrebbe privarsi del suo recente acquisto: anzi sì, non gioca mai e Guardiola ha in rampa di lancio un giovanotto mica male. Il terzo nome, uscito di recente, è quello di Montolivo e credo che qui il discorso Nazionale di Prandelli si faccia sempre più interessante. La mediana composta da Montolivo-Aquilani-Marchisio è praticamente il terzetto azzurro con cui Prandelli ha disegnato il suo 11. Tre centrocampisti dai piedi buoni capaci di garantire la giusta giocata in ogni parte del campo e in ogni minuto della partita. Tre centrocampisti in grado di garantire copertura totale dei sistemi di gioco con cui la Juve potrà presentarsi la prossima stagione: 4-4-2 delneriano (con Montolivo-Aquilani in mezzo e Marchisio sulla fascia sinistra, Krasic a destra) 4-3-3 (con appunto i tre tenori e Krasic avanzato in attacco, Quagliarella a sinistra e Matri in mezzo) e difficilmente il 3-4-3 (con tre centrali puri, tipo Bonucci-Barzagli-Chiellini, a coprire la mediana composta da Montolivo-FelipeMelo-Aquilani-Marchisio). Fantasia tattica epperò all’estero questi schemi funzionano, mentre in Italia vengono banditi come pazzia o chissà cosa. Il più avvicinabile dei tre è Montolivo per il quale la Juve potrà giocarsi alcune contropartite: Sissoko, Amauri e lo stesso Iaquinta, più un piccolo conguaglio!

Su Simone Pepe tendo a ragionare in questo modo: quali competizioni giocherà il prossimo anno la Juve? Io preferirei nessuna internazionale, solo campionato e Coppa Italia e ho già espresso le mie ragioni. Tutt’altro che faziose se solo si mettesse da parte la delusione cocente delle ultime due annate. Verrà riscattato se e solo se l’anno prossimo la Juve giocherà la Europe League. Perché c’è bisogno di un vice-in-fascia. Destra o sinistra per Pepe non fa differenza. E, nonostante le critiche vuote, si è dimostrato uno dei più positivi per corsa, impegno e fatti dimostrati sul campo. Accolto con indifferenza ormai la storiella del brocco non regge più ed è pure antipatica nei confronti di un minimo di dignità intellettuale.

Nodo attacco. Alessandro Del Piero inaugurerà il nuovo stadio e sarà pronto per salutare (già piango) una maglia onorata come nessuno mai aveva fatto nella storia bianconera. Saranno 19 gli anni di permanenza, con numeri che non riesco più a commentare. Ancora lui con quel 10 stampato sulla pelle, più che sulla maglia.

Matri e Quagliarella rappresentano, come detto, presente e futuro. Hanno dimostrato, sino a qui, coi numeri di poter diventare protagonisti con questa maglia meritandosela a forza di gol e prestazioni. Citando un grande… solo un cieco può non vedere quello che hanno combinato questi due ragazzotti qua.

Luca Toni rischia seriamente di salutare Torino. Potrà rappresentare l’ancora di salvezza in certi momenti della stagione, momenti che a Torino in realtà sembrano essere il quotidiano: infortuni, assenze, defezioni dell’ultima ora. Buono buono in panchina e con tanti cross a disposizione può pure rendersi utile. Ma tutto dipende dall’acquisto. Perché un acquisto là davanti la Juve lo farà. Gilardino, Benzema, Giuseppe Rossi, finendo con Neymar. Tutti nomi costosi, tutti nomi che però servirebbero a questa Juve. Per diversi motivi. La potenza di fuoco di Benzema sarebbe perfetta in un 4-4-2 come aveva in mente Del Neri di applicare: Matri-Benzema o Quagliarella-Benzema. Giocatore d’area, giocatore in grado di svariare lungo tutto l’arco d’attacco, che sa giocare spalle alla porta, ma è pure capace di puntere l’uomo e tentare la giocata singola. Costa, ma con Mourinho si può fare: se l’è messo subito contro e potrebbe essere l’affarone postCalciopoli. Su Gilardino glisso: confesso che ho negli occhi la sua stagione a Parma. Che attaccante, scatenato e pazzo, come lo fu in quel magnifico europeo. Ma, appunto, tanti tanti anni fa. Nel frattempo una parentesi non proprio fortunata, nonostante i numeri avrebbero dovuto dargli ragione, col Milan e poi i soliti gol alla Fiorentina. Il dubbio è uno soltanto: reggerà l’ambiente juventino, squadra peraltro per cui tifa sin da bambino? Ecco perché io punterei, tutto sul piatto, su Giuseppe Rossi. Mi piace da pazzi. Il testone d’america potrebbe raccogliere il testimone di Alessandro Del Piero. Anche su di lui in Italia si tende a ragionare con una supponenza che è stancante e deprimente. Ha numeri da fuoriclasse assoluto, una personalità strabordante. In Spagna ne parlano di un bene infinito, soprattutto per la serietà dei discorsi e dei comportamenti, cosa che un tempo alla Juve era privilegiata rispetto al numero di gol o all’età o al tiro-a-giro! Col Villareal è entrato nella storia, a Parma salvò Ranieri praticamente da solo in appena 4 mesi, in Nazionale non ha mai deluso, insieme a Giovinco formò la coppia delle meraviglie con la maglia dell’Under 21! Ha 23 anni… ma che cosa si aspetta per portarlo a Torino??? Su Neymar nemmeno comincio il discorso: un 17enne che vanta gli occhi di Barca e Chelsea… vabbé, ci siamo capiti?

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Troppi nomi per il mercato Juve

Non c’è giorno che passa che portali e quotidiani sportivi legano il nome della Juve a 50/60 giocatori. Di per sé non sarebbe un problema, tranne che questi 50/60 nomi sono veramente differenti fra loro, soprattutto per caratteristiche e per realismo (intendo sul piano economico).

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Per esempio ieri ho visto Brasile-Scozia e ho potuto ammirare un talento immenso. Avevo già avuto diverse sensazioni su Neymar, tutte confermate dalla partita che ho visto su La7. Questo ragazzo, a 19 anni, ha incantato. Il primo dribbling è micidiale. Benché sembri gracilino è in realtà esplosivo da morire e resiste benissimo ai contrasti spalla-spalla. Gran destro e grandissima visione di gioco. Non è per niente una prima punto, non nel senso europeo almeno. E’ un giocatore che ama partire dalla sinistra e poi seguire la propria inventiva. Gioca per i compagni servendo moltissimi palloni. E conclude a meraviglia. Il primo gol contro la Scozia è un capolavoro: tocco da biliardo sul palo più lontano. Sembra un gol facile, ma non lo è. Mentre sul secondo gol lo zampino è praticamente totale: si procura il rigore e lo trasforma con molta freddezza. Solo 19 anni. Partendo da queste basi l’assalto (molto poco probabile) di Marotta è morto in partenza. Per Neymar occorrono tanti, ma proprio tanti soldi. E in prima fila ci sono i soliti club che non badano ai debiti e possono quindi spendere: Barca, Real Madrid, Chelsea, ManCity.

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Più che Neymar ho potuto apprezzare in realtà Lucas. E’ entrato a 15 minuti dalla fine del match e ha mostrato una classe pazzesca. Disegna il gioco d’attacco come pochi in giro: velocità e testa sempre alta. Il sinistro è sontuoso. Anche per lui, però, servono una montagna di soldi.

Detto ciò non si capisce perché questi ragazzi non vengono scoperti prima. Penso al fatto che al giorno d’oggi non occorre nemmeno prenotare biglietti aerei e girare mezzo mondo. Basta sintonizzarsi su SportItalia, per esempio e sto scherzando, e godersi alcune partite. O basta, semplicemente, inviare qualche osservatore nelle classiche partite domenicali (o di sabato) nelle categorie inferiori. Perché non riusciamo a costruire i nostri talenti in casa? Dove sono finiti i vecchietti che si accorgevano dieci anni prima che un giovane Alessandro Del Piero avrebbe sfondato, che un Paolo Maldini avrebbe firmato una carriera irripetibile?

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Le prime mosse di mercato della Juve

C’è una Juve che sta tentando disperatamente di ritrovarsi. Almeno di ritrovare quel filotto che da ottobre a novembre le aveva permesso di incamerare così tanti complimenti e diversi punti in classifica. Pur nella difficoltà di dover rimediare continuamente a infortuni e stop di varia natura.

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E c’è una Juve, guidata da Andrea Agnelli e Marotta, che sta tentando disperatamente di spazzare via 4 anni di assurda gestione targata Blanc-Elkan. Quest’ultima Juve ha operato in modo difficoltoso nel mercato invernale per far fronte all’infortunio di Quagliarella, alla perenne assenza di Iaquinta e alla macanza di ricambi adeguati per Mister Del Neri. Sono perciò arrivati due attaccanti come Matri e Toni e poi Barzagli in difesa.

In questa settimana si sono susseguite diverse voci di mercato. Il solo modo forse per riempire i giornali nei 7 giorni dove si è parlato e si parlerà del prossimo derby d’Italia e delle amichevoli internazionali, buone solo per creare polemiche e nuove critiche.

In questa settimana la Juve registra alcune novità, e forse non si tratta di novità.

Lo scoppio più forte è rappresentato dalle dichiarazioni di Javier Pastore che ha detto:

Ho molti amici all’Inter, a cominciare da capitan Za­netti, sempre prodigo di con­sigli, e da Cambiasso. Però non mi dispiacerebbe se vin­cesse la Juve, una squadra che ha acquistato fra estate e inverno tanti nuovi gioca­tori e che si sta riassestan­do. Una squadra un po’ co­me il Palermo: in grado di battere chiunque sfoderan­do una gran partita, ma poi capace di perdere anche due gare di fila.

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[Via Tuttosport]

Ha poi precisato in realtà un concetto banale: al Real o al Barca Pastore farebbe panchina, mentre nella prossima Juve è probabilissimo un posto da titolare fisso e indiscusso. Il problema è rappresentato da una fortissima concorrenza e una mancanza di denaro, tanto denaro da versare nelle casse del Palermo. La Juve sa però di potersi giocare qualche cartellino importante: Sissoko, Palladino, Giovinco e qualche giovane come Ekdal o Marrone o Pasquato o Immobile.

Il discorso è assolutamente uguale nel caso di Sanchez, ma col Chelsea non si può competere. E poi ci sono le voci che si rincorrono sui talenti sudamericani, su tutti Neymar e Piazon (che sembra preso, ma tutti nicchiano e smentiscono).

Al di là di nomi è evidente come la prossima Juve dovrebbe rinforzarsi in qualità. Cambierà l’attacco, con Quagliarella a questo punto in bilico per via della sfacciataggine di De Laurentiis di non concedere uno sconto visto l’infortunio patito. Cambierà perché su Amauri la Juve non può puntare e Iaquinta si è praticamente quasi giocato le chance di una riconferma. E perché Del Piero, che rinnoverà per un altro anno ancora, rappresenta qualcosa di più di un semplice giocatore di calcio. Toni sarà il primo ricambio, di quelli affidabili.

E quindi ci sarà posto per un centrocampista.

I ruoli che mettono più paura sono ovviamente quelli legati alle corsie esterne. Tutto dipenderà dal finale di campionato di Martinez che non può tornare a rompersi: o esplode o la vedo durissima per lui a giugno. Discorso analogo su Pepe che è da riscattare, ma non al prezzo fissato in estate. Quindi serve un’ala sinistra di primissimo livello e un terzino destro di analogo valore.

I nomi che circolano sono quelli di Beck, per il secondo ruolo, mentre mi attendo qualche sorpresa a sinistra. Ma forse siamo troppo in anticipo. E c’è da giocare ancora un girone di ritorno!

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