Menu Chiudi

Tag: oriali

Polemica Juve Nazionale: riparte la sfida

Capita costantemente di commentare qualche rottura di qualche giocatore bianconero in Nazionale. Molta poca fortuna, purtroppo. L’ultimo in ordine di tempo è Chiellini. Con annessa polemica.

Advertisment

Screzi. Giornalistici, sui giornali, ma screzi. E fa strano perché fino a qualche settimana fa Antonio Conte sedeva proprio sulla panca Juve. Ora, per favore, Antonio continua in questo silenzio e lascia parlare Oriali.

La Juve paga Chiellini. Alla Juve interessa la salute di Chiellini. Stop.

Advertisment

E invece no. Dopo la conferenza di Castellacci che ha spiegato l’infortunio di Giorgio, la Juve si è mossa chiedendo il rientro del ragazzo a Torino. Capirai: è un settembre pesante quello che ci aspetta, vorremmo poter usare un giocatore che stipendiamo. La Nazionale avrebbe gradito che Chiellini restasse in ritiro “per spiegare le teorie di Conte”.

Ok, no. Grazie. Basta così. Il ragazzo rientra a Torino così cerchiamo di capire qual é il danno e come curarlo.

La cosa più naturale è stata vedere Gazzetta e Oriali, in testa, a farfugliare segnali di vendetta, dispetti. Pensa un po’: la Juve che si fa il culo per salvare costantemente la Nazionale fa i dispetti.

Mancava giusto uno specchio riflesso di Oriali, un gné-gné di Tavecchio, ed eravamo al completo.

Advertisment

Oriali e Abete: repliche e tempi tecnici

Strana la vita dell’ex-dirigente. Praticamente licenziato dalla Seconda Squadra di Milano, Lele Oriali, che un po’ tutti ricordano per la meravigliosa canzone di Ligabue in cui compare il centrocampista nerazzurro, torna a parlare. Non una parola sulla sua cacciata (che, vagamente, assomiglia a quella di Fini), piuttosto tanti sproloqui su Mourinho, la sua avventura da dirigente e Calciopoli.

Advertisment

Sì perché Lele, e non è quello di Un Medico in Famiglia, crede ancora che quella bufala possa reggere il confronto con la dura realtà. Proprio a pochi giorni da un massacro ironico di Casoria nei confronti di chi aveva condotto le indagini sulla Juve e Moggi. Sì perché Lele crede davvero di aver scritto pagine di storia con la sua società, non rammentando che quella storia è una delle più brutte mai vissute dal nostro calcio. Lo pensano all’estero, lo credono tutti in Italia, ma per uno strano gioco di volersi male si fa finta del contrario. Va bene, così. I sogni passano, la realtà resta. Ed è dura, palese, incontrovertibile: la farsa sta per essere smascherata pure giuridicamente. Tra SIM svizzere che erano intercettabili (le stesse possedute in quantità industriale da Branca e compagnia cantante, tanto per intenderci) e intercettazioni fasulle o quanto meno originali, Calciopoli ci consegna un quinquennio fatto di soprusi e vergogne, tra manette mostrate e passaporti di cui ancora oggi si fa fatica a parlare. Compresi debiti e falsi in bilancio. E, badate bene, tutte queste vicende non hanno (avrebbero) nulla a che vedere con la Juve e i colori bianconeri e Moggi e i suoi parenti. Ma va così.

Lele dice che adesso la sua società deve replicare. Per adesso forse intende le continue figure di cacca dei Pubblici Menestrelli al servizio di Moratti. O forse intende il fatto che il 90% degli intervistati da Casoria ha sempre ribadito la buona fede di tutti. Di tutti, tranne qualcuno che, badate bene, con la Juve e con Moggi e i suoi parenti non ha nulla a che vedere! E come può replicare la società nerazzurra senza mettersi nei casini? In ogni caso valgono i miei auguri: per gli anni compiuti da Lele che non è quello di Un Medico in Famiglia, ma è quello della canzone di Ligabue. Meglio non elencare le malefatte da dirigente. Auguri!

Advertisment

Non si scappa: servono i tempi tecnici. Sono le parole di Abete, quello dalla vocina che pare uscita da Topolinia o giù di lì. Quello, per intenderci, che conferma Donadoni nello stesso istante in cui lo caccia. Quello, per capirci, che scarica su Lippi il fallimento di una gestione politica e tecnica del calcio italiano. Lui però la poltrona non la molla. Cinque anni fa furono battuti record e messi in ginocchio decenni di principi giuridici per buttare la Juve nel fango (qualcuno userebbe altra parola, di uguale colore). Oggi servono i tempi tecnici per riconsegnare alla storia un minimo di dignità. Già, solo un minimo, perché la Juve non cerca vendetta. La Juve, semplicemente, cerca se stessa. E non può trovarla fino a quando non si sarà fatta luce sulla vicenda che molti conoscono col nome di Calciopoli.

Ma cosa sono questi tempi tecnici? Probabilmente sono i tempi per mandare in prescrizione ogni tipo di reato possibile e immaginabile compiuto dai dirigenti nerazzurri e qualche altro. Così da non poter essere puniti, tanto per essere chiari. Probabilmente sono i tempi necessari per avviare una rifondazione indolore della Seconda Squadra di Milano, cosa che peraltro molti sospettano sia già avvenuta con l’avvento di Benitez e il ritorno alla vera grande immensa Inter che conosciamo. Fatta di timidezze (chi ricorda l’ultima risposta o provocazione ai danni della società bianconera?) e paure (tecniche e dirigenziali), incompetenze e gesti da cancellare (vero Samuel, che pure fai ricorso?).

Abete comunque dimentica che già nel 2007 fu approvata una riforma dello Statuto alquanto ambigua, che sa di “paramose ‘er culo” da un’eventuale riapertura della faccenda. Ecco, ora voglio vedere come ve lo parate!

Advertisment

Oriali: ti spiego io perché l’Inter ti caccia

Gabriele Oriali dovrebbe esservi noto dalla canzone di Ligabue Una vita da mediano. I puristi del calcio non sanno che Gabriele Oriali è un dirigente dell’Inter. Un dirigente che sta per essere scaricato come il peggior dipendente di una società qualsiasi, nonostante l’house organ (leggere qui, prego) dal colore rosa abbia millantato chissà quali vittorie.

Advertisment

Oriali, dirigente nerazzurro tuttofare perché-nulla-sa-fare, è una sorta di rappresentante della società nel mondo, almeno queste sono le sue parole. Di fatto il ruolo sotto il quale si può indicare la figura di Oriali è quello di Responsabile Settore Sportivo. L’Inter che ha vinto tutto, pure il Giro d’Italia quest’anno, lo licenzierà a breve, senza tanti saluti di cordoglio o complimenti per il lavoro svolto. In un pianto ai microfoni di Sky che fa quasi tenerezza, Oriali domanda perché. Non si capacita, non riesce a trovare un motivo plausibile perché la sua società dovrebbe scaricarlo in tale maniera. Caro Oriali, te lo spiego io allora!

Gabriele Oriali è colui che ha partecipato in maniera attiva alla falsificazione dei documenti di Alvaro Recoba, uno dei trecentomila pupilli di Massimo Moratti. Per l’appunto era quella persona coi dentoni che guadagnava miliardi su miliardi per timbrare il cartellino in campo appena una decina di volte l’anno. Portava la maglia numero 20, così raramente vista in campo. La vicenda di Oriali-Recoba si inserisce in un più clamoroso scandalo che porta il nome di Passaportopoli. Inter, Roma e Milan fra le grandi squadre coinvolte. Lo scandalo rimase nel silenzio più totale, con TV e giornali che hanno insabbiato tutto consentendo l’assoluzione, di fatto, dei colpevoli. Oriali e Recoba patteggiarono ottenendo una multa di 20mila euro contro 6 mesi di reclusione. La giustizia sportiva produsse invece un aborto, contro regole molto chiare e precise violate recentemente nella vicenda Moratti-Preziosi.

Advertisment

E chissà quante ne aveva fatte e ne avrà ancora fatte Oriali, dopo il colpo Recoba. Negli anni post-Calciopoli Oriali si è reso protagonista di diverse squalifiche. Avreste dovuto vederlo in campo a sbraitare contro arbitri e guardalinee, contro quei torti arbitrali subiti dai nerazzurri. Lui, vero combattente e primo difensore di Mancini prima e Murigno poi.

Di altro nessuno si ricorda. E allora perché mai l’Inter scarica Oriali?

Probabilmente Moratti inizia a sbarazzarsi di tutti i collegamenti con Farsopoli. O, ancora più probabilmente, le vicende di Napoli hanno forse scatenato un senso di alta coscienza nel patron nerazzurro. A questo punto inizia a capire che lo scandalo da lui voluto e fomentato ha forse reso la sua vita peggiore di quella che era. Vincere o perdere, l’importante è vincere o perdere da uomini. E certo non uomini di merda (se il lettore fa collegamenti allusivi, la colpa non è certo mia, ma dei diretti protagonisti). Strano infatti il dismettere un uomo, consulente di mercato peraltro, che ha contribuito alle centinaia di vittorie in appena quattro anni. Strano che Murigno prima e Benitez adesso si siano affidati a uomini extra-Inter. E ancora viene alla mente la lite furibonda Mancini-Branca. Siamo sicuri che i problemi dell’Inter erano legati alla Juve, a Moggi, a Giraudo, Bettega, Furino, Platini, Borel II e Ferrari?

Resta un dubbio. Enorme: ma Ligabue si sarà pentito di aver dedicato quelle strofe a Oriali?

Advertisment