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Tag: padoin (pagina 1 di 7)

Juventus – Palermo 4 – 0 / Vittoria in bianco e nero

Giornata in bianco e nero: bianco per la goduria dell’ennesima vittoria e dell’ennesimo allungo; nero come il sentimento provato per vedere le urla di Marchisio, presagio di una bruttissima sorpresa.

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Claudio ci mancherai da matti, e chissà perché il destino ha deciso di voltarti le spalle. Saranno lunghi mesi in cui il nostro calore, speriamo, saprà portarti conforto.

Il pragmatismo impone comunque gioia. Sono 22 le vittorie nelle ultime 23 sfide di campionato. E maledetto quel pareggio col Bologna. Buffon ne le prende, mentre perfino Padoin riesce a darle. Padoin che fa rima, in spregio a ogni classifica da fantacalcio, con Higuain. Ma questo è un altro discorso.

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Rosa strizzata, rosa competitiva. La gestione dei 90 minuti non è perfetta, ma le risorse sono inimmaginabili: fisiche, mentali, morali, di classe, dalla panchina. Sembra un meccanismo ben oliato in cui ogni ingranaggio riesce a produrre effetto positivo per l’insieme.

Risultato largo, ma giusto. Il Prof. Khedira dispensa saggezza, il polpo Paul alterna momenti di sublime classe a momenti di superficialità indisponente. Dybala al rientro è un mezzo Dybala: la forma crescerà. Mandzukic con la maschera è il solito lottatore. Morata ha il fuoco dentro, ma deve imparare a rimanere calmo e diventare cinico.

La sorpresa più interessante è Rugani, che a oggi, in realtà, sorpresa non lo è più.

Molti sbraitano, altri urlano a complotti a cui nemmeno i giornalisti più spintamente antijuventini credono più, altri ancora cominciano a elencare le scuse più originali. La Juve va. Vince e si avvicina a qualcosa di straordinariamente impressionante per la tipologia di cammino: da -12 a +9 non è spiegabile con chissà quale entità del Palazzo a favore (per cosa e dove) del bianconero.

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Juventus: ecco da dove ripartire

Alla luce dei precedenti campionati, queste due sconfitte potrebbero non aver generato chissà quali danni. Al contrario, non prendere provvedimenti potrebbe generare ingenti danni.

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La perdite di tre pedine chiave come Pirlo, Vidal e Tevez si sta rivelando più pesante del previsto. In termini certamente tecnici sul campo, ma soprattutto dal punto di vista della personalità. Ciò che ha più sorpreso delle prime uscite della Juve è proprio l’assenza di una identità e l’incapacità di dare una scossa agli 11 in campo, quasi sempre appannaggio della grande esperienza di Pirlo, della carica agonistica di Vidal e Tevez.

Il rinnovamento deve perciò passare da nuove idee di gioco. Vale a dire, nuove idee tattiche.

Il 3-5-2 appare vecchio e inadatto per le caratteristiche degli uomini che Allegri ha a disposizione. Non c’è più un regista puro, piuttosto ci sono uomini muscolari e uomini a cui piace portare palla (leggi Pereyra e Pogba). Questo vuol dire che la manovra deve svilupparsi in maniera differente, per esempio cercando subito la superiorità sulle fasce dove Alex Sandro e Cuadrado rappresentano soluzioni che la Juve prima non aveva.

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Con un Dybala in grado poi di garantire superiorità e che deve crescere sulla regia d’attacco (certo l’inconsistenza dei compagni non lo aiuta), ad Allegri non rimane che provare un 4-3-3 di grande spinta e muscolarità. Spiace dirlo, ma Padoin non può certo fare il titolare, ma solo dare fiato in certi finali di partita. Insistere sarebbe diabolico, in questo senso.

E se il mercato porterà nuove pedine, la sosta restituirà gente come Marchisio e Morata. Proprio lo spagnolo, con Pereyra, ha rappesentato l’unica scossa che per poco non portava a una clamorosa rimonta contro la Roma.

Bisogna inoltre prendere atto di come Pogba sia ancora troppo acerbo per caricarsi di responsabilità francamente troppo superiori a ciò che il ragazzo in questo momento può permettersi. L’equilibrio mentale non è il suo forte e deve essere lasciato libero di poter scorazzare per il campo, senza particolari compiti: è così che si è sempre espresso per il meglio, e affidargli il ruolo di leader potrebbe non giovargli. Deve crescere ancora tanto, ma può farlo in questa società e in questa squadra.

Capitolo attacco. Mandzukic sarà utile solo quando oltre al lavoro sporco riceverà palloni in area giocabili. Ma deve pure imparare a essere cattivo e letale come lo era Trezeguet al quale bastava un solo pallone (anche sporco) in partita, altrimenti il suo acquisto potrebbe rivelarsi complesso visto che Dybala e Morata sembrano essersi mossi con maggiore sintonia in pochi minuti di gioco. Il croato è uomo d’area, e come tale l’uso delle fasce diventa imprescindibile. Mentre sarebbe da provare un eclettico come Zaza, capace anche di giocate singole che in simili momenti servono come il pane.

Infine, bisogna ripartire dagli ultimi minuti d’orgoglio che hanno spinto la Juve al gol e ad almeno due potenziali occasioni. Ritrovata un minimo di cattiveria, pur con scarsissima qualità di manovra, la Juve ha ritrovato almeno lo stare in campo dignitosamente ripartendo pur con una insufficiente efficacia. Come abbiamo sempre ripetuto: perdere ci può stare, ma almeno giocando.

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Mercato Juve: promosso o rimandato?

A pochi giorni dalla conclusione, e ancora in attesa per gli ultimi colpi in entrata e in uscita (ma tutta l’ansia è rivolta agli ultimi acquisti), viene da chiedersi se il lavoro di Paratici e Marotta è da completa promozione o qualcosa è mancato.

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Erano i primi giorni di giugno quando Allegri, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, annunciava il cambio di modulo e salutava l’arrivo di un trequartista puro. Una sorta di nuovo Zidane capace di fare da raccordo fra centrocampo e attacco, lontano dal trequartista muscolare che Lippi si inventò con Nedved. Ma a pochi giorni dal mercato, questa figura viene ancora a mancare. Con la difficoltà improvvisa dettata dagli infortuni a Marchisio e Khedira.

Padoin in campo in veste di regista e Sturaro in panchina hanno fatto storcere il naso perfino al più ottimista dei tifosi. Urge un rinforzo a centrocampo, pregando il Cielo che il danno a Khedira sia solo episodico e non un cattivo presagio. Che accadrebbe in Italia o peggio in Europa se un infortunio e una squalifica mettessero fuori gioco due pedine fra Marchisio, Pogba, Pereyra e Khedira?

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E resta ancora da definire la casella trequartista. Il gioco spostato sulle fasce con l’arrivo di Cuadrado non è sufficiente. Serve fantasia e serve sopperire all’assenza pesante di gente come Pirlo e Tevez in grado di trovare la formula magica in ogni giocata. Pena, avere un gioco lento e prevedibile come accaduto contro l’Udinese tutta a protezione della propria area.

Se le fasce servono per innescare un Mandzukic fin qui servito malissimo (l’idea è che il croato possa davvero stupire se solo fosse servito come veniva servito Trezeguet), il fantasista serve per far girare l’intera squadra aggiungendo imprevedibilità e la giocata singola di cui il solo Pogba sembra fornito.

Il punto però è l’essere arrivati in ritardo a questa chiusura di mercato, non avendo accontentato Allegri con la pedina che più di tutti serviva. Ok Dybala (anche se tenere in panchina 40 milioni di euro sembra un sacrilegio), bene Alex Sandro (che ora dovrà guadagnarsi i 26 milioni di euro spesi per un terzino) e Cuadrado (operazione in pieno stile Marotta), ma il trequartista meritava più attenzione e determinazione, senza troppi pensieri al portafogli.

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Solo tre semplici domande per Allegri

Solo tre semplici domande per Mister Allegri, posto che la falsa partenza potrebbe aumentare la goduria fra qualche settimana:

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  1. d’accordo sugli infortuni che hanno limitato le scelte, ma Padoin regista sulla carta (sul campo i compiti sono stati fraintesi, o strategicamente diversi) e l’insistenza su Coman titolare (o l’ignorare Dybala) appaiono scelte troppo discutibili. Come scegliamo gli 11 titolari? E che senso ha Isla in campo in quel finale?
  2. la rinuncia al sistema che sembra meglio vestire la Juve di Allegri non ha senso, quasi a un volersi aggrappare a una qualche forma di talismano chiamato 3-5-2 pur con interpreti non funzionali. È un segnale alla società per intervenire sul mercato o semplice confusione di inizio stagione?
  3. adesso che arriva Cuadrado e con le difficoltà a reperire un vero trequartista, cambia ancora il sistema di gioco?

Adesso la sfida si più dolce: cambiare, senza rinunciare a vincere, partendo da quell’abisso creato negli ultimi due anni. Ma occorre metterci più fantasia e coraggio a partire dalle scelte tecnico-tattiche.

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Juventus – Inter / Terzi e scudetto: nulla è impossibile

Ha perfettamente ragione Mancini: nulla è impossibile per chi ha truffato il calcio italiano, è arrivato terzo, e si è visto anche assegnato uno scudetto.

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E’ su questa base che si riparte questa sera, quando il tedesco neo-acquisto nerazzurro prenderà la scena più di ogni altro fenomeno in campo. Segreti, misteri e potenza della stampa tutta italiota.

Dopo l’incazzatura post Supercoppa, Allegri deve subito ripartire a grandissima velocità, prendendo l’abbrivo per arrivare in perfetta forma agli ottavi di Champions, senza aver rinunciato a un allungo in campionato.

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Sfida particolarmente complessa, non già per il livello dell’avversario, ma per le condizioni col punto interrogativo della Juve: Tevez a parte, sembra che tutti gli altri siano sotto la casella da valutare. Da Llorente a cui si chiede gol, a Vidal a cui si chiede almeno di provare a giocare da 6 in pagella, da Pogba a cui si chiede di essere più incisivo e decisivo, a Morata a cui si chiede di fare l’atttaccante-se-possibile-bomber.

E mentre Allegri chiede il trequartista, gli occhi sono puntati in difesa dove siamo ancora contati, tranne per il rientro di Caceres che comunque non risolve i problemi a sinistra, dove Padoin è solo l’ultima delle soluzioni possibili (almeno finché si vuole pensare in grande).

A Napoli Gabbiadini pare già felice. La Juve intasca 6,5 milioni di euro e sta decidendo come risistemare la rosa da qui a fine stagione.

Intanto, stasera si torna finalmente a giocare.

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Supercoppa Italiana: di tutto per perdere… e quasi non bastava

Se volevamo regalarla, tanto valeva chiuderla, a loro favore, prima. Molto prima dei rigori.

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Il vizio più perverso si è impadronito della Juve: l’incapacità di chiudere i match, di conservare i vantaggi. Di sciupare fino al terzo rigore consecutivo. Con Allegri che ha letto malissimo la partita, facendo cambi più con la logica dei dadi che con l’intelligenza tattica.

Qualcuno ha detto: pazienza!

Beh, questo qualcuno ha poco di bianconero.

Dispiace soprattutto per Buffon, autore di una prova mostruosa. Dispiace anche per Pirlo il cui nervosismo – stai sereno Andrea – è assolutamente il nostro. Dispiace anche per Tevez, l’unico a metterci un po’ di cuore, oltre che immenso talento e… il rigore può sempre capitare.

Gradirei adesso parlare di rinnovi con riduzione di ingaggio, perché i vari Pogba e Vidal stanno più facendo danni che altro. Soprattutto il cileno è al terzo errore grave, anzi gravissimo visto che ci è costato una coppa. E’ dal suo sciagurato pallone perso che Higuain ha pareggiato il primo gol di Tevez.

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Ah, ci fosse stato Moggi…

Così Allegri stecca la prima, mentre la Juve ora deve fare i conti con un gruppo spremuto (visibile, palpabile) e scarse alternative: davvero con Padoin volevamo vincere la gara? Asamoah, Caceres, Barzagli e Romulo rientreranno o bisognerà intervenire sul mercato?

Inoltre, sarebbe carino conoscere i motivi supremi che hanno spinto più in alto in gerarchia dei rigoristi Chiellini, Pereyra e Padoin rispetto, per esempio, a Evra che qualche finalina l’ha giocata nella sua carriera (e sembra avere piedi più morbidi dei tre ragazzi mandati sul dischetto).

Bene così. La sberla alle volte aiuta. Anzi deve aiutare. Ma gli errori si stanno clamorosamente ripetendo, di gara in gara.

Come si dice in francese “caro Paul, devi essere più concreto e meno pavone”? Come si dice in cileno “Arturo, gentilmente puoi farti tre panchine di fila, magari ti viene la voglia di giocare come sai”? Prendiamo al più presto un traduttore, perché così si va poco lontano.

Unica morale del match? Abbiamo fatto di tutto per perderla… e quasi non bastava.

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Juventus – Atletico Madrid / Il momento della verità (o quasi)

Via Conte, dentro Allegri. Per una Juve diversa dal punto di vista tattico. Per una Champions diversa dal punto di vista del cammino.

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Cerchiamo di capirci. Non poteva essere il salvatore, visto che da salvare c’era veramente poco, nel senso che tantissimo era stato fatto, e per certi versi qualcosa di irripetibile (i 102 punti qualcuno li rifarà mai?).

Però un po’ vogliamo crederci all’inizio di questo articolo, non è vero?!

La difesa a 4, poi l’uso del trequartista, quindi la ricerca di una nuova dimensione europea, visto che la dimensione italica è anche quest’anno riconfermata. Bene, ci siamo.

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Juventus e Atletico Madrid si giocano il passaggio del turno, stasera. Gli spagnoli devono solo capire se passeranno primi o secondi. I bianconeri vorrebbero proprio fare en plein, anche se il sentimento comune è quello di passare punto e basta, memori di un Galatasaray rimasto sul groppone appena 12 mesi fa.

Perché la Juve passi prima nel girone occorre una vittoria con due gol di scarto: 2-0, 3-1 e via così. Impresa ardua vista la solidità difensiva di Simeone.

Pirlo in regia, Vidal dietro Llorente e Tevez, con Morata in panchina. Padoin dovrebbe il ballottaggio con Evra (e già questa è una mezza sentenza, giunti a dicembre) mentre a destra Lichtsteiner (ma preoccupa l’assenza di sostituti in difesa). Da Pogba ci si attende spessore e quell’essere decisivo che contraddistingue il campione da un buon giocatore.

Tutto proto. Per crescere, bisogna passare da questo tipo di sfide. Senza paura.

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Malmoe – Juventus 0 – 2 / Segnali di crescita europea

Lo sfogo di Allegri che ha fatto divertire pubblico a casa e Tevez durante un’intervista la dice lunga: voglia di cambiare rispetto al passato, voglia di crescere a livello europeo.

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Solitamente calmo e riflessivo, insolitamente calmo e riflessivo rispetto al passato milanista, il buon Max ha distrutto una bottiglietta e fatto una scenata rabbiosa dopo che Vidal aveva sbagliato un semplice filtrante per Lichtsteiner. Era il secondo tempo, la Juve vinceva 1-0 e Max la voleva chiudere.

La Juve europea del 2014 è in questa fotografia: bella, con più coscienza, ma con quel maledetto vizio di non chiudere le partite, se non nei minuti finali quando l’ansia ti ha già divorato muscoli e testa. E’ qui che bisogna intervenire, ma gli ingredienti ci sono tutti.

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Un Marchisio in forma stellare, un Pogba che anche camminando risulta superiore agli avversari, un Tevez con una fame mai vista e uno Llorente nel suo mese d’oro. Più tutta una batteria di difesa e centrocampo a legittimare la supremazia tecnico-tattica. Il Malmoe era poca roba, ma abbiamo nella mente Copenaghen e Olympiacos per fare gli spacconi. Posto che in Europa non bisognerebbe mai fare gli spacconi.

Nessuna buccia di banana, ma vittoria secca. In attesa della lotteria furibonda della sesta giornata quando si capirà chi è passata per prima e se si è passati agli ottavi di Champions. Le combinazioni le lasciamo ai giornali, qui vale una cosa sola: bisogna vincere pure contro l’Atletico, perché vincere aiuta a vincere.

Detto di Marchisio e Tevez e Llorente, menzione particolare per i due terzini, esterni, fluidificanti. Se Lichtsteiner lo conosciamo bene, Padoin lo stiamo ri-scoprendo adesso. Il soldatino ha fatto innamorare pure Allegri, con il sacrificio, l’attenzione, la dedizione. Non è il suo ruolo, ma nelle ultime partite si è meritato sempre il 6,5 in pagella abbondante. In attesa del rientro di Evra e Asamoah.

Domenica. Ore 18. Prossima sfida. E che sfida.

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Situazione Juve: caos calmo?

Ribadiamo una delle verità assolute: la Juve è pronta, con una rosa sulla carta migliore rispetto a quella dello scorso anno. Gli unici dubbi, che sono più sfide, riguardano l’assetto tattico.

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A cinque giorni dall’esordio in campionato, che avverrà sabato alle ore 18, la Juve di Max Allegri fa la conta dei punti ancora in sospeso e si prepara alla battaglia. Con Marotta e Paratici vigili sugli ultimi potenziali colpi da mettere a segno.

Il sogno Falcao è destinato a rimanere tale. Nelle ultime ore si è fatta avanti un’ipotesi, ma fa ancora parte della cataegoria fantascienza. A Monaco il colombiano non è felicissimo. Complice una situazione poco chiara e solida del club. La società monegasca potrebbe allora, in assenza di offerte cash dalle big europee (cioè chi potrebbe permettersi di staccare assegni da oltre 30 milioni di euro), concedere il prestito per non perdere forza commerciale il prossimo anno. Pesa, in ogni caso, il lauto ingaggio dell’attaccante.

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Più abbordabili altri nomi. Non Jovetic, certamente Hernandez su cui però pesano due domande: possibile che tutti gli allenatori del ManUTD non abbiano a cuore la sua causa? Davvero il ManUTD sarebbe così felice di trattare un prestito con la Juve dopo il non-affare Vidal?

Inutile pensare a Eto’o (età e costi), così resta da capire la priorità di Allegri per individuare il profilo last minute: più trequartista o un copia-e-incolla di Llorente?

Dubbi che non sussistono a centrocampo, dove c’è sovrabbondanza di elementi. Pensiamo a Padoin, per esempio. Mentre va capita la situazione dei giovani che andranno a rinforzare la rosa di Fabio Grosso in Primavera o verranno ceduti in prestito per continuare il percorso di crescita. Vitale e Mattiello su tutti.

Dubbi che si fanno più timidi in difesa, dove il recupero di Barzagli dall’infortunio e di Chiellini dalle squalifiche garantisce il giusto parco difensori per reggere un’intera annata. A tre o a quattro, l’unico su cui sussiste un punto interrogativo è Ogbonna. 12 milioni spesi un anno fa. Sarebbe un miracolo recuperarne poco più della metà in questa tornata di mercato.

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Roma-Juventus Per la gloria o per la vacanza?

L’interrogativo principale è: quanta fame avrà la Juve questo pomeriggio? Sarà partita vera, o la testa dei ragazzi è già in vacanza, una volta acquisito il titolo di campioni numero 3 in tre stagioni?

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Poco contano le parole di Garcia e Totti. Contano anche meno i risultati che usciranno questo pomeriggio: il campionato è finito, forse non è mai cominciato. Resta l’obiettivo per i non juventini: battere la Juve, una volta nella vita.

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Piuttosto resta vivissimo l’obiettivo dei 100 punti, da raggiungere in quattro passi ancora. Contiamo anche su questo per vedere una bella partita contro i giallorossi. Matematicamente serve ancora un pareggio e una vittoria, senza contare il “prendere tutto”. Sarebbe record assoluto di punti, sia in Italia sia all’estero.

I dubbi di formazione riguardano solo il centrocampo. Storari sarà titolare, mentre è ballottaggio fra Marchisio e Padoin per un posto vicino a Pirlo e Pogba. Gli esterni sono i solito Lichtsteiner e Asamoah, chiamati alle ultime sgroppate di questa estenuante stagione.

Mentre davanti si gioca a chi segnerà di più. Vantaggio massimo per Tevez su Llorente, con Immobile avanti di due sole reti. Con due partite ancora da disputare si fa dura per Carlitos prendersi anche il titolo di capocannoniere. Ma era dura rivincere quest’anno. Come a dire: nulla è impossibile.

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