Un due a zero senza storia. Partita assolutamente dominata e basta andare a guardare ancora una volta i numeri. Numeri che raccontano di una squadra capace di avere il controllo territoriale pressoché completo, di costruire facilmente occasioni da gol poi sciupate o non concretizzate (che ai fini del risultato è la stessa cosa, ma a livello di qualità cambia molto: magari ci torneremo!), di comandare costantemente il gioco con una intensità paurosa.

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E allora diamo i numeri ai bianconeri.

Buffon, 8: è tornato SanGigi. Già contro la Roma aveva dato ancora segno di onnipotenza. Ok che il gol di De Rossi non è colpa sua, stavolta la porta rimane immacolata. Chiamato in causa pochissime volte risponde presente. Miracolo assoluto su una capocciata di un puntero del Novara: si allunga, tira fuori la zampa destra e morbidamente toglie il pallone da dentro la rete. Quanti punti porterà in dote il numero 1 al mondo? Saracinesca.

Lichtsteiner, 7: il tagliando dei 10.000 Km è ormai vicino. Forse li ha pure superati. Impossibile tenere il conto dei 100 metri che lo svizzero asfalta in ogni sua discesa. Comprato nel ruolo di terzino, in realtà agisce come un fluidificante o un’ala vecchio stampo. Passo pauroso, muove le gambe a una frequenza inaudita. Uno dei migliori acquisti dell’era Marotta. Trenino.

Barzagli, 7: arrivato fra fischi e disappunti generali, Barzagli è oggi il centrale più affidabile in Italia. Per distacco. Prestazioni da capogiro, pressing e fisicità, senso dell’anticipo incredibile. Coi piedi, poi, è delizioso nell’avviare la manovra. Conte ci ha creduto e adesso chi lo toglie più dal campo? Costato, udite udite, solo 300.000 MILA euro. E adesso una preghierina di ringraziamento a Marotta. Muro.

Chiellini, 6,5: torna nel ruolo che preferisce. Il problema è che ci torna solo per necessità, vista la squalifica di Bonucci. Alcuni interventi da duro, a metter paura agli avversari. La sensazione è che non ha i tempi da centrale, ogni tanto si distrae e per fortuna che rimedia l’immenso Barzagli. Mercoledì tornerà a sinistra dove dà il meglio di sé. Forza bruta.

De Ceglie, 6,5: più propositivo. Pronti via, è suo l’assist per il gol di Pepe. Più autoritario, anche se davanti ha poco o nulla. Spinge e convince, migliora sensibilmente il cross, dialoga bene ora con Giaccherini ora con Estigarribia. In netta crescita, ma attendiamo prove più delicate, contro avversari più duri per dare un giudizio più reale. Prove di pendolino.

Marchisio, 6: fa il compitino, forse sta tirando il fiato e fisiologicamente la cosa è giustificabile. Si piazza al centro, quasi a fianco a Pirlo e prova a gestire il pallone. Un paio di guizzi interessanti, solita manovra attenta, ottima qualità nel calcio a trovare il compagno o il fraseggio. Poco incisivo là davanti, ma l’impressione è che sia stato un ordine di Conte nel tentativo di non disperdere l’equilibrio tattico. E’ umano anche lui, ma aspettiamo il miglior Marchisio per la chiusura d’anno. Appannato.

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Pirlo, 6,5: solito faro. Palla in banca, recita una famosa frase milanista. Proprio i milanisti oggi non si capacitano del fatto che Andrea veste il bianconero. E lo veste con una classa innata, con una serenità che è propria solo dei fenomeni. La Juve con Pirlo ha acquisito una maturità nel giro palla entusiasmante. Chiedere allo Juventus Stadium: quando la palla finisce nei piedi del numero 21… un sospiro di sollievo abbraccia tutti i supporters bianconeri. Provvidenza.

Giaccherini, 7: fa dell’agilità una religione. E tecnicamente pare migliorare di partita in partita. In realtà sta acquisendo sempre più fiducia e comincia a ripagare quella accordatagli da Conte. Falso trequartista, molto più esterno, ha il compito di allargare le maglie avversarie e ha il merito di saltare sempre l’uomo. Peccato che l’ultimo passaggio sia affetto sempre da imprecisione. Scarsa fortuna nella ricerca del gol che, comunque, verrà presto (Coppa Italia a parte). Moto perpetuo.

Pepe, 8: non ci sono dubbi che è uno dei migliori prodotti del campionato italiano, stagione 2011/2012. La cura Conte lo ha trasformato in una sorte di killer: fisico e corsa da metter paura al miglior centometrista, qualità a profusione sulla fascia destra. Annichilisce ogni terzino gli si pari incontro, sblocca la gara, ci ritenta per almeno altre quattro volte. Fallisce l’assist a Del Piero, lo riserve senza fortuna nel secondo tempo. Pressa e attacca come nel miglior manuale dell’ala nel gioco del calcio. Senza parole. Speedy Gonzalez.

Quagliarella, 7: si sbatte, si accentra, si allarga, dialoga e prende un sacco di botte. Si rialza, stacca e segna. Finalmente torna al gol, l’unica vera medicina alla lunga astinenza. In ogni caso la prova è confortante: molto mobile, il fiato stavolta regge, anche se fa capire come si trovi a suo agio non ingabbiato in un ruolo di prima punta che poco gli si addice. Conviene provarlo nel ruolo di Vucinic o, al più, a fianco di Matri. Ritrovato.

Del Piero, 6: il cinico analista di calcio dovrebbe ammettere che per la tattica di Conte il numero 10 bianconero è lentuccio. Non può avere certo lo spunto di Vucinic e infatti perde qualche uno contro uno. Ma se riceve palla e può giocare sullo stretto è ancora uno dei migliori talenti. Cerca il gol e… “maledetto il giorno che ti ho inseguito”. La palla non ne vuole sapere di entrare e Ale ci ride su. La speranza è che tutto questo nervosismo possa presto concretizzarsi in energia positiva. Sorte avversa.

Pazienza, 6: è il suo ruolo in questa Juve. Elemento prezioso per dare fiato ai titolari. Però ad avercene di riserve così. Michele Pazienza è uno di quegli elementi che una grande squadra deve per forza avere. Lo chiami e risponde sempre presente. Coi piedi non è poi così malaccio come da Napoli volevano farci credere. Assolve perfettamente al compito per cui Conte lo manda in campo. Soldatino.

Matri, 6: non poteva fare molto altro. E’ il centravanti che per caratteristiche è il più congeniale negli schemi di Conte. Ma anche lui dovrà ogni tanto tirare il fiato. Entra al posto di Quagliarella e comincia a lavorare per la squadra. Sfiora il gol con una girata super da calcio d’angolo. Forse è orfano del miglior supporto (leggi Vucinic), forse anche Conte sta pensando di affiancargli Quagliarella. Vedremo già mercoledì quando i tifosi vorrebbero vederlo esultare di nuovo. Torpore.

Estigarribia, 6: solita corsa e dedizione. Conte lo prova terzino, ma gli restituisce la fascia alta. Il paraguaiano è sempre più una risorsa nelle idee di Conte. Contro il Novara è autore di poche sgroppate, quasi a cercare i giusti equilibri in un centrocampo a tre dove Giaccherini si è sganciato dal momento del suo ingresso in campo per curare maggiormente la fase offensiva. Jolly.

Conte, 9: mancano tre titolari, fra cui due pezzi da novanta. Ma la Juve non molla e anzi rilancia. Corsa e idee, la forza di chi vuol diventare grande. Unito a una cattiveria e una ferocia che i tifosi avevano smarrito in questi anni. Sono questi i pregi della sua Juve che, senza possibilità di replica, gioca il miglior calcio in Italia. Azzecca ancora una volta la mossa: Giaccherini incursore, Quagliarella tenuto in campo fino al momento del gol. Ha ridato forza ai vecchi, ha insegnato ai nuovi cosa significa vestire la maglia della Juve. Condottiero.

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