La sezione giurisdizionale del Lazio della Corte dei Conti ha condannato i due ex designatori arbitrali Bergamo e Pairetto, l’ex vicepresidente della Figc Mazzini e undici tra arbitri, guardalinee e dirigenti Aia a risarcire la Figc per un totale di quasi 4 milioni di euro.
La motivazione è il danno d’immagine che sarebbe stato provocato alla Figc a causa dei fatti di Farsopoli.

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Vediamo le sanzioni: Bergamo 1 milione, Pairetto 800mila, Mazzini 700mila, Lanese e De Santis 500mila, Pieri e Racalbuto 150mila, Dattilo, Gabriele e Bertini 50mila, Mazzei 30mila, Titomanlio 20mila, Puglisi e Babini 10mila.

Appaiono piuttosto curiose queste condanne visto che il processo di Napoli è arrivato solo al primo grado. In pratica la Corte dei Conti sembra non curarsi del fatto che queste persone potrebbero anche risultare innocenti al termine dell’iter processuale in sede penale.

Ma questa non è certo l’unica stranezza, anzi.

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Innanzitutto appare grottesco che l’arbitro Gabriele sia stato condannato a risarcire la Figc con 50mila euro. Ricordiamo infatti che Gabriele è già stato assolto in sede penale a Napoli e, come se non bastasse, persino la giustizia sportiva l’ha prosciolto! Dunque, se anche la Figc attraverso il suo tribunale sportivo l’ha ritenuto innocente, per quale motivo Gabriele dovrebbe risarcire la Figc stessa? Che danni d’immagine ha provocato Gabriele alla Figc se la stessa Figc l’ha prosciolto? Per non parlare del fatto che stiamo parlando di un innocente secondo la giustizia ordinaria!

Inoltre nel 2009 la Corte dei Conti aveva già affrontato l’argomento Calciopoli sospendendo la decisione in attesa di novità in sede penale. In quell’occasione la Corte dei Conti rese pubblico il metro di giudizio che avrebbe utilizzato per verificare i vari coinvolgimenti e valutare gli effettivi ed eventuali danni d’immagine arrecati.
Così veniva scritto nella pronuncia, ad esempio:
“Occorre che venga dimostrato il comportamento illecito dell’arbitro e/o assistente nella competizione sportiva affidata alla sua regolamentazione e cioè che risulti accertata la commissione di atti fraudolenti e/o la partecipazione ad un disegno criminoso che abbia indotto gli odierni convenuti a falsare il risultato della gara che dovevano arbitrare”.
Dunque la Corte dei Conti ci raccontava che era necessario che venisse provata in sede penale la partecipazione all’illecito di un arbitro e l’alterazione del risultato della partita.
E il processo di Napoli che cosa ha concluso? Che non solo il sorteggio arbitrale era regolare, ma anche che nessuna partita di quel campionato fu falsata.
Dunque su quale base sono state decise queste condanne se in sede penale è stato stabilito che nessuna gara fu falsata? Era stata infatti proprio la Corte dei Conti a ritenere fondamentale l’alterazione del risultato delle gare sportive per valutare l’illecito. Cosa che peraltro veniva ribadita in più punti:
“Non possono, invece, essere condivise le argomentazioni [...] secondo cui le condotte arbitrali dovrebbero esaminarsi prescindendo dall’esito della verifica delle direzioni delle singole gare, senza curarsi se sia stato o meno violato il principio del regolare svolgimento della competizione”.
Che abbia dunque cambiato idea la Corte dei Conti?

Ma ecco l’ultima stranezza, che spiega molte cose. Il giudice della Corte dei Conti che ha stabilito queste condanne è Ivan De Musso, che fa anche parte della Corte Federale della Figc. Ma come, il giudice che ha stabilito un risarcimento milionario in favore della Figc è un dipendente della Figc?! Ebbene sì, ma ormai non ci stupiamo più di nulla in questa Italia e con questa Federazione.

Tra l’altro pensare che ci siano persone condannate a risarcire la Figc per danno di immagine appare quantomeno tragicomico. Sorge infatti spontanea una domanda…ma la Figc ha un’immagine? E, se sì, che immagine è? Quanto può valere l’immagine di un sistema marcio condito di ingiustizie e pagliacciate?

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