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Parma – Juventus 0 – 1 / Morata risolve il problema

E alla fine venne il gol di Morata. Come un colpo di spugna su un tavolo pieno di molliche: fastidioso. Fastidioso come un buonissimo Parma. Fastidioso come una Juve molle e per nulla concentrata.

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E’ a metà fra “l’abbiamo scampata” e “abbiamo sciupato fin troppo tempo per portarla a casa” il giudizio di una partita comunque noiosa, e per nulla spettacolare. Cosa è stata Parma – Juventus?

La nota lieta è Pepe: agonismo, corsa. Non è quello del primo anno di Conte, ma che già stia tornando a giocare con regolarità sembra quasi un miracolo. Potrà sicuramente darci una mano da qui a fine anno.

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La seconda nota lieta è certamente quella che riguarda Morata. Il talento spagnolo, finora mai compiutamente espresso, pare liberarsi da ansie quando entra a gara in corso, come a dare ragione ad Allegri quando dice “Alvaro è giovane, non ha mai giocato da titolare, quindi serve tempo”. Abbiamo tempo, abbiamo fiducia.

La cosa che invece preoccupa è Llorente: passi per l’ultimo pallone servito, fra l’altro decisivo, sul resto non ci siamo. Lento e pesante, molto poco efficace. Senza Tevez, la Juve perde tantissimo in fase offensiva e l’argentino non è eterno.

O, più semplicemente, era Coppa Italia.

Domenica pomeriggio lo scopriremo.

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Juventus – Parma 7 -0 / Comincia l’era Allegri?

A livello mentale, per quel necessario cambio di marcia rispetto all’ingombrante presenza di Conte, era necessario passare ad altro sistema di gioco. Juventus – Parma racconta principalmente questo.

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Più del 7-0, a far felici staff, società e tifosi è l’atteggiamento, la rabbia, la voglia ritrovata di giocare a calcio. Divertendosi e divertendo. Ecco quel é la causa di questa vittoria.

Doppiette per tutti gli attaccanti fin qui criticati per la scarsa cattiveria sotto porta. Gol meraviglioso di Lichtsteiner, che ieri ha marcato una prestazione meravigliosa. In mezzo, tanta corsa e disciplina tattica, con un centrocampo molto agile a beneficio di un giro palla molto veloce.

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E’ il calcio di Allegri? Se sì, beh siamo contenti. L’impronta di un allenatore su un gruppo è fondamentale per costruire un percorso di successo. E se Mister Max ha in testa questo sistema di gioco, magari anche l’uso del trequartista puro, noi attendiamo fiduciosi la totale applicazione delle sue idee.

Potendo anche contare sulla panca: Romulo sorprendente, Coman che a questo punto merita molte altre chance, anche in partite più delicate dove la sua sfacciataggine nel puntare l’uomo può risultare un’arma importantissima.

Ora c’è la pausa. Recuperiamo i cosidetti big. E ripartiamo alla grande.

Divertendoci e divertendo.

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Juventus – Parma / L’albero di Natale è servito, senza Pirlo

Chiariamo subito: Pirlo ha recuperato una botta alla coscia che lo terrà fuori per i prossimi cinque giorni. E sa che c’è: è un bene, così salta la Nazionale. Pensiero cattivo.

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Senza Pirlo, la regia sarà affidata a Marchisio, come prospettavamo ieri parlando del cambio di modulo. Centrocampo muscolare, in grado di supportare il terzetto che opererà là davanti. Con due sorprese.

La prima è l’impiego di Pereyra. Allegri non si è fidato quindi dei tre punteri e ne schiererà comunque solo due: Tevez e Llorente. Come a dire: la prudenza non è mai troppa.

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La seconda sorpresa è Romulo titolare, accanto a Marchisio e a Pogba. Ciò vuol dire che Vidal resta in panchina? Avrebbe quanto meno del clamoroso, dopo il rigore sbagliato in Champions e con nessuna news dall’infermeria sul cileno.

Arriva a Torino un Parma rinfrancato dalla sfida con i nerazzurri. E poi daremo un occhio ai cugini granata impegnati contro la Roma.

Secondo Allegri, per il discorso scudetto, non è ancora finita per Napoli, Lazio e via così. Poteri della dialettica.

[box type="note" style="rounded"]E i tifosi sempre più attenti nello studio e nell’analisi di Allegri: secondo voi la formazione è corretta? Che cambi avreste fatto rispetto a martedì sera?[/box]

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Serie A: la seconda giornata regala emozioni e verdetti

Una seconda giornata di Serie A con tante emozioni. Risultati a sorpresa, risultati sorprendenti. Gol a raffica, fatti e presi, protagonisti sugli scudi, qualche fischio di troppo partito dalle tribune a segnalare insoddisfazione.

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Tre squadre al comando, con modalità molto differenti. Con alcuni ritardi già clamorosi, o sintomatici delle distanze di forza.

Juve, Roma e Milan si contendono il primato. Bianconeri e giallorossi confermano lo strapotere, anche se in maniera diversa. I milanisti gongolano con Inzaghi in panchina, ma le riflessioni da fare sarebbero tante.

Perdono terreno Napoli e Fiorentina. I partenopei addirittura stanno vivendo più di una crisi: di gioco, di rapporti fra squadra e tifoseria, di equilibri fra presidente e allenatore. Non semplice, ma pompare troppo un ambiente senza prima averne verificato la reale forza implica anche questo tipo di rischio. La vittoria va al Chievo, la stessa formazione battuta dalla Juve 14 giorni fa. Lo shock Pepito Rossi sembra invece aver travolto Montella e la sua banda.

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Tutto facile, troppo facile, per le milanesi. I regali del Parma risultano decisivi, con un rigore in più e un rosso generoso (quello a Felipe). Ne va dell’umore comunque: Berlusconi è tornato e se ne vedono i frutti, a ogni livello, mediatico e non. Mentre Mazzarri può continuare a sfoggiare frasi che ricorderemo per sempre, scolpite nella pietra, nella categoria “ma davvero ha detto una tale stronzata?”. Chissà quanto durerà quest’effetto positivo. Certo, non sarà sempre Sassuolo. A proposito, provando a giocare con la perversione degli antijuventini: quante probabilità c’erano di ripetere lo stesso risultato di un anno fa, cioè 7-0?

Cade il Torino. Andare in Europa senza averne meritato il diritto sul campo sta costando caro ai granata. Involuzione di gioco, minore peso offensivo dopo la partenza di Immobile e Cerci, una nuova identità da costruire. Ventura avrà da lavorare, anche se la rosa pare ottima, a quel livello, e con quegli obiettivi.

Roma e Juve, dicevamo. Chiudiamo con le prime della classe. La Juve continua la striscia di ferocia chiusa a 102 punti lo scorso campionato. Identità tattica notevole, tasso tecnico migliorato, panchina lunga, gioco addirittura più bello a vedersi. Resta la favorita per un numero enorme di fattori. Il dubbio era: quanto perderà in sicurezza e voglia dopo l’avvio di Conte. Sembra averne guadagnato.

Mentre la Roma si avvicina sempre di più. Più sicura, più compatta. E’ venuta fuori da due partite complesse, il cui risultato ha forse raccontato meno di quello visto in campo. Se l’Empoli e la Fiorentina avessero avuto anche un solo attaccante in campo, probabilmente staremmo a raccontare dello sbocciare di un nuovo epico duello Juve-Milan.

Sarà un campionato eccezionale. Meno male. Sai che noia averlo chiuso già alla seconda?

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Ghirardi contro gli urlatori e i violenti: il caso Parma

Per un attimo ho avuto i brividi. Ho solo pensato: e se fosse stato il mio Presidente a dire queste cose, nel lontano 2006? E i brividi sono aumentati, un po’ perché non capisco torto e ragione di questa vicenda, un po’ perché sempre più convinto che prima o poi qualcuno debba intervenire per abbattere il sistema attuale, che non è quello fantasticato da De Sanctis e compagni.

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Il Parma è fuori dall’Europa. Per un cavillo. Forse per un errore. E c’è un passaggio che descrive bene lo stato di salute dell’attuale calcio italiano: “Due son le strade: o sono incapaci o sono in malafede”. La nostra paura è che le due condizioni siano non esclusive, anzi ben presenti.

Avanza così il Toro in Europe League. Il campo? Ma chi se ne frega delle questioni del campo. Curioso poi come cartone e tribunale uniscano le due tifoserie più avverse ai colori bianconeri, e cioè i granata e i nerazzurri di Milano. Ma loro son contenti: il campo è solo un dettaglio.

Resta il fatto che perderemo un personaggio interessante, uno dei pochi a non aver mai dimostrato furbizia oltre misura (quella cioè che si trasforma in una sorta di delinquenza d’azione, così diffusa in questa Lega). Resta il fatto che rimediamo l’ennesima figuraccia in zona europea, non bastasse quanto combinato sul campo.

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Ah già, il campo, questo arbitro sconosciuto che emette verdetti subito ribaltabili da un tribunale, da un pugno di controllori non controllanti.

C’è un unico appiglio: il TAR. E Leonardi sembra persona abbastanza tenace da violare accordi taciti, così da far saltare il banco una volta per tutte. E speriamo ne abbia finalmente le palle, dopo i vari Zaccone, Elkan e Cobolli Gigli.

Ecco il video del suo intervento in conferenza stampa.

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Juventus-Parma La trappola del parmigiano

E’ la seconda miglior squadra per rendimento nel 2014. Addirittura, fra le migliori strisce in Europa. Il Parma di Donadoni è un ostacolo molto più grosso di quanto il nome non direbbe. E stasera tocca alla Juve.

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Dalla sconfitta coi bianconeri, all’andata, il Parma non si è più fermato. 17 partite utili consecutive, con un ritmo infernale degno delle prime della classe. Stasera non sarà facile.

La Juve arriva incerottata. A contare chi sta fuori o chi non è al meglio, ne vien fuori una formazione interessante. Ma non c’è spazio per le lamentele. C’è solo spazio per scrivere la storia.

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Tevez e Llorente per attaccare il Parma, nonostante la diffida che pesa sulle loro maglie. Caceres, Bonucci e Chiellini per gli straordinari in difesa, visto che sono alla quarta partita consecutiva. A centrocampo riprende la maglia da titolare Pogba, il francese inseguito dalle big d’Europa. Vidal e Pirlo regolarmente in campo, in attesa del ritorno di Marchisio che può già avvenire domenica sera contro il Napoli.

Occhio alla moviola: dopo il gol in fuorigioco di Destro, tutti i riflettori saranno puntati anche sui falli laterali invertiti a favore della Juve. Segno di un’Italia perversa, prima nei consumi del Maalox.

Juventus-Parma Tevez e Llorente per attaccare Donadoni

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Parma-Juventus Tocca a Giovinco mentre riposa Pirlo

Conte non si smuove dal 3-5-2. E’ lo schema che la Juve adotta in Italia. Lo varierà martedì sera quando dovrà affrontare il Real Madrid. Proprio la sfida europea suggerisce a Conte di operare un paio di modifiche allo schieramento.

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Bonucci è a Torino: si sta allenando per martedì sera. Al suo posto c’è Ogbonna, prelevato quest’estate dal Torino per 13 milioni di euro. Il ragazzo deve velocemente ambientarsi e proporsi come una più che valida alternativa ai titolarissimi. Alla sua sinistra un Chiellini mostruoso contro il Genoa, mentre Barzagli non riposerà. Caceres finisce dunque in panchina ed è il più papabile per una maglia da titolare sulla corsia destra, martedì sera.

A centrocampo la novità è il riposo di Pirlo. Si accomoderà in panchina. In cabina di regia, con tutta probabilità, ci sarà Vidal e non Pogba. Il francese è molto più utile in fase offensiva. In ogni caso il terzetto dei centrali di centrocampo si scambieranno spesso posizione. Centrocampisti totali. Una manna per Antonio Conte.

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Asamoah ritrova la fascia sinistra, anche se concedere il bis a De Ceglie sarebbe stato, umanamente, opportuno. A destra spazio a Padoin. Quindi Isla va in panchina. L’assenza di Lichtsteiner comincia a pesare.

Vucinic non recupera ancora, mentre Quagliarella è convocato. Fabio potrebbe partecipare alla gara nei minuti finali. Dal primo minuto partiranno Giovinco (che ha recuperato pienamente) e Tevez (imprescindibile). Llorente riprende fiato, ma Conte sembra averne apprezzato le ultime apparizioni.

Tre punti per mettere pressione alle avversarie e avvicinarsi con tranquillità alla gara contro i galacticos.

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Parma-Juventus Step by step

La Roma sta letteralmente volando, ma non lo dite a Zeman. Del ruolino giallorosso te ne accorgi perché al bar o su Facebook i tuoi amici romani rivendicano anni di insuccessi attribuendoli a qualche forza malefica solitamente associata ai colori bianco e nero. Ma questa è un’altra storia.

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La Juve al Tardini cerca di accorciare le distanze. Purtroppo, un occhio al Torino va dato visto che il posticipo di domenica sera è proprio Torino-Roma.

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Accorciare le distanze, ma non solo: anche un segno di ulteriore continuità rispetto alle ultime partite in cui una Juve ritrovata ha riconciliato tutti i tifosi. Conte mischierà un po’ le carte facendo riposare qualcuno e dando a spazio a chi ha scarso minutaggio. La testa, inevitabilmente, va a martedì per la sfida col Real e poi al match contro il Napoli.

Qui c’è il primo trappolone di giornata: avere la testa completamente al Real e al Napoli, quando invece c’è da superare i gialloblu. Sfatando un piccolo tabu che dura da un po’ di anni. Da Ranieri a Del Neri passando per Conte, la Juve al Tardini non ha un grandissimo ruolino. E’ arrivato il pomeriggio di vendetta.

Affronteremo il tema tattico nel consueto articolo del dopo pranzo, intanto anticipiamo che Tevez non riposerà e che a Pirlo toccherà un po’ di panchina. Lichtsteiner e Vucinic rimangono ai box, mentre Bonucci rimane a Torino.

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Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

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Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

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Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.

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Rischio neve? Le situazioni di potenziale rinvio

Ondata di gelo e di neve in tutta Italia, in particolare il Nord ovviamente. E questo potrebbe influire su alcune gare di Serie A che rischierebbero il rinvio. In Russia riescono a giocare, in Italia no.

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Paradossi climatici a parte, a Torino si rischia il rinvio e il Milan può così respirare. Resta il problema di quando recuperare le gare. Perché anche Atalanta-Parma e Siena-Catania e Bologna-Lazio non promettono nulla di buono.

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Freddo, ma clima ben più mite a Palermo dove la Juve vede il ritorno di Conte in panchina.

Situazione curiosa invece per Inter-Napoli. Fosse stata giocata al San Paolo il rischio rinvio, anche con il sole, sarebbe stato forte, ma si gioca a Milano e lì la neve scende davvero. Si gioca o non si gioca? Entrambe hanno praticamente riposato e allora decideranno Moratti e l’amico De Laurentiis.

Zeman intanto sta già assaporando una nuova vittoria a tavolino. Con questo ritmo lo Scudetto non è più utopia…

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