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Tag: paro

Una squadra senza contratto

Fabio Grosso: da eroe mondiale...

Fabio Grosso: da eroe mondiale...

Il mercato dei giocatori senza contratto offre sicuramente parecchie soluzioni low cost per molte squadre di bassa classifica o serie B, sono cosi tanti che si può addirittura costruire una formazione con riserve.

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Proviamo a tirar su questa nazionale degli svincolati:

In porta la scelta è tra quattro esperti e anziani, il più giovane è Artur Boruc ex Fiorentina 32 anni, passiamo al più vecchio Francesco Antonioli ex Cesena, Bologna, Roma e molte altre squadre, chiudiamo con l’usato sicuro cioè il nostro “Geppetto” Alexander Manninger e Matteo Sereni.

In difesa partiamo con un ex Campione del Mondo ed ex Juventino Gianluca Zambrotta, parlando sempre di esterni troviamo un altro ex bianconero che ci ha fatto esultare a Berlino nel 2006 Fabio Grosso, al centro schieriamo il 24enne Vanden Borre affiancato da Per Kroldroup lasciando in panchina l’esperto Lorenzo Stovini senza dimenticare Aimo Diana e Pietro Accardi.

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A centrocampo partiamo subito con un altro ex nazionale 2006 Simone Barone e al centro insieme a lui schieriamo Cristiano Zanetti, esterni  altri due ex bianconeri Matteo Paro e Marco Marchionni , in panchina facciamo accomodare Obodo, Dalla Bona e Omar Milanetto.

Concludiamo con l’attacco dove abbiamo la coppia Makiwa Suazo e lasciamo in panchina Antonio Langella.

Ci sarebbe un altro giocatore da schierare in attacco a cui andrebbe il numero 10 di diritto ma la sua firma su un contratto sembra questione di ore ormai, non serve nemmeno che ve lo nomino ovviamente.

Un 4-4-2 immaginario dove troviamo molti giocatori passati da Torino.

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Il play maker? Ragione di vittorie

La Juventus smantellata da Farsopoli si schierava con un centrocampo a 4, nel quale i due centrali erano Vieira ed Emerson: insieme si completavano, con il francese fortissimo fisicamente e abile nel gioco aereo e negli inserimenti, e il brasiliano a fare da play davanti alla difesa, ma non come Pirlo. Caratteristiche diverse, con Emerson molto più bravo a dirigere che a impostare: il classico filtro davanti alla difesa, un po’ alla Deschamps. E infatti il vero regista di quella squadra era Camoranesi.

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Da quando la Juventus è scesa in serie B, sono iniziati i problemi: centrocampo sempre a 4 nella serie cadetta, con Marchisio e Paro, ossia un interno e un incontrista. Ma la serie B non ha richiesto molti sforzi e la Juventus, forte dei magnifici 5, non ha mai avuto problemi. I capricci sono sorti con Ranieri in serie A: di fronte alla scelta tra Xabi Alonso e Poulsen, il tecnico optò per il danese, ritenendo lo spagnolo molto lento. In realtà lo spagnolo è un regista puro, mentre Poulsen un incontrista. In quel tempo mi chiesi cosa avesse potuto spingere Ranieri a fare queste scelta, visto che da che mondo è mondo nel 4-4-2 i due centrocampisti centrali sono sempre un regista e un incontrista. Si disse che Ranieri amava il gioco sulle fasce, ma questo non giustificava l’esclusione di un play, anzi, chi meglio di un giocatore dai piedi buoni poteva aprire sulle fasce e dettare i tempi? Oppure si giustificò la scelta col fatto che con Poulsen si poteva optare anche per il 4-3-3, facendo presumere che lo spagnolo non era adatto al centrocampo a tre (cosa non vera).

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Non è un caso che i problemi si siano risolti con Pirlo in mezzo al campo: chiaro che la squadra è stata rivoluzionata e la mano di Conte è stata una manna dal cielo, ma non si può negare l’importanza di Andrea in mezzo al campo. Ed è stato forte il mio rammarico quando, a gennaio, la Juventus si è fatta scappare un certo David Pizarro, sostituto ideale di Pirlo: per me un grandissimo nel suo ruolo. Ma alla fine siamo stati fortunati, Pirlo ha tenuto botta per tutta la stagione. Non è un caso che senza Pirlo il Milan abbia fallito un bel po’.

Proprio per questo ritengo, in chiave futura, l’affare Verratti fondamentale per la Juventus: giocatore forte potenzialmente, bisognava prenderlo prima. Certo non è l’unico regista rimasto nel suo ruolo, ma è sicuramente un giovane promettente. Il play, o regista (come preferisco), è l’olio che fa girare il motore: se manca, allora nascono i problemi, e di conseguenza la squadra non gira a dovere. Soprattutto in 4-4-2, non si può condividere il pensiero di Ranieri di giocare con due incontristi, convogliando tutto il peso del gioco sui laterali: abbiamo avuto Camoranesi, che spesso si accentrava, ma molte volte non bastava. Il regista è il ruolo fondamentale in una squadra, e nei ruoli chiave, se vuoi vincere, non devi mai fallire.

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